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STORIE DA SUPERMERCATO

maggio 17, 2012

STORIE DA SUPERMERCATO di Gioia Grazia Galatà
A & B edizioni, 2012, 88 p., euro 10

di Nunziatina Spatafora

Storie da supermercatoNon so se Gioia Grazia Galatà scrivendo il suo piccolo testo, “Storie da supermercato“, avesse un occhio al pensiero femminista che nell’ultimo ventennio ha teorizzato come il rapporto tra donne, il riconoscimento da parte delle stesse donne dei valori e lavori femminili le renda piu’ forti. Il rapporto/relazioni tra donne, è stato scritto, costituisce una genealogia, cioè una storia e una prassi femminile fondanti per la identità di genere. In questo ventennio le storiche hanno scavato tra gli archivi portando alla luce vissuti e valori di donne e delle donne per ricostruirne un percorso tangibile.
Le femministe invece si sono ritagliate uno spazio di incontri e di riflessioni tutto al femminile, in cui non è stato escluso il rapporto con l’uomo, ma per testimoniare che le relazioni tra donne rendono le stesse donne più potenti, e non nel significato che gli uomini attribuiscono a questa parola, ma per un acquistare un potere simbolico basato appunto sulla relazione femminile, sempre esistita ma non riconosciuta dalla Cultura e Storia ufficiali.
Non so, ripeto, se la giovane Galatà abbia letto o incontrato questo pensiero femminista, ma non ha importanza perché lo ritrovo appassionatamente in tutto il suo libro.
Il testo della Galatà ha suscitato in me una enorme emozione, non per la descrizione dei supermercati strapieni di inutile cibo, che forse erano il vero oggetto di narrazione della scrittrice, ma per la narrazione dei molteplici rapporti intensi tra donne che si incontrano nel libro.
Gioia Grazia Galatà ricostruisce e riconosce un quotidiano femminile, composto agli occhi dei più di piccoli e futili accadimenti, ma come invece sia costitutivo per la sua identità di donna.
Questo piccolo mondo antico, di affetti, di legami femminile, di chiacchiere da tè con le amiche del cuore, per la scrittrice è un mondo esteriore ed interiore vero, costruito già da bambina quando la zia Santa ogni giorno le ripeteva quanto fosse “ brava , intelligente e studiosa ….sicché faceva crescere in me la convinzione di essere davvero così”. Ricorda ancora quando con lei da adolescente si recava al supermercato, “era davvero un momento unico”.
Gioia scrive di zia Aurora, trasferitasi nel Lazio, di cui le “mancava tutto: la sua presenza fisica, il suo modo di atteggiarsi e curarsi infinitamente femminile” e di nonna Amalia che vuole essere portata al cinema dalla nipote, di nonna Grazia che le ha insegnato l’amore per libri, ed infine le immancabili amiche con cui discutere degli uomini, divertendosi a classificarli in vitaminici e carboidrati. Un mondo femminile che l ‘ha resa soggettivamente forte nel confronto con il mondo e con l’altro sesso.
Gioia Galatà parla di questi rapporti genealogici femminili senza affettazione ma con semplicità e passione, come naturale che si dovessero vivere come accade da millenni ed è chiaro come questi rapporti sono stati importanti per la sua all’autostima, per diventare una professionista, una moglie e una mamma, Grazie a questi rapporti Gioia e tutte le donne hanno saputo e sanno tenere insieme il loro pubblico ed il loro privato. Questo piccolo testo conferma la convinzione del pensiero femminista che le donne obnubilate dalla grande storia, da sempre si sono sostenute dando valore alle pratiche e relazioni tra donne, e non solo per cucinare e tenere in ordine la casa ma anche per scavalcare le mura domestiche.
Anche nella vita di Gioia Galatà, fari i cunti alla fimminina non è stato un disvalore, anzi questa dimensione è stata una componente essenziale, come si coglie in ogni sua pagina, per la sua identità e per quella che è diventata da adulta.

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