Archivio

Archivio per la categoria ‘Articoli e varie’

“Effatà”, parole per aprirsi al mondo

La storia del piccolo sordomuto Nino si incrocia con la Shoah nel romanzo di Simona Lo Iacono
«L’ascolto non è una questione di orecchie ma di cuore, di umiltà, di condivisione con il destino dell’altro»

dal quotidiano “La Sicilia” – domenica, 19 Maggio 2013

di Ombretta Grasso

C’è un bambino da salvare. Sempre. C’è un bambino che ha bisogno d’aiuto e che chiede giustizia. Per raccontarci la sua storia un grido straziante e indignato attraversa le pagine, anche se lui non può sentirlo. Perché Nino vive in un mondo senza suoni. Un silenzio appena turbato dai tonfi del palcoscenico dove recita la madre che gli regalano «una vibrazione che gli crepita in gola come un brivido freddo».
Nino, metafora dell’innocenza, è il protagonista dell’appassionante e commovente romanzo di Simona Lo Iacono (nella foto), “Effatà”, in uscita il 23 maggio per l’editrice Cavallo di ferro. La sua storia, quella di un bambino di 8 anni che vive a Ortigia nel 1950, figlio di un’attrice e di un inglese che non l’ha sposata, si incrocia con la grande storia, con l’orrore dell’Olocausto, con la morte dell’ultimo bambino ebreo a opera dei dottori del programma Aktion T4 nel maggio del ‘45, quando Hitler era già morto e la guerra conclusa. Con Nino rivive nelle pagine di “Effatà” la purezza di tutti i bambini e il bisogno di salvarli da un mondo sordo, durissimo e doloroso.
«Il romanzo è nato dalla pietà per il bambino ebreo, dall’indignazione proprio per quella morte avvenuta senza alcuna scusa, nemmeno la più folle, a guerra ormai finita – racconta Simona Lo Iacono – i verbali che scandiscono il romanzo purtroppo sono quelli realmente redatti durante un sottoprocesso di Norimberga, modificati e rielaborati per lo svolgimento della storia. Mi sono imbattuta casualmente nella notizia di questa morte atroce dopo aver sognato due bambini, uno bruno e l’altro biondo. Uno era quel bimbo ebreo e l’altro? L’altro, Nino, si manifestò poco dopo, non appena iniziai il romanzo mi venne incontro sdentato, sporco di fango e senza voce. Lo afferrai al volo, e compresi che essendo sordomuto spettava a me dargli voce».
Nino ha orecchie sorde ma talento per trovare rimedio a tutto. Cerca disperatamente di entrare in contatto con un mondo in cui, scrive l’autrice, «siamo tutti sordi e tutti muti». «Con Nino ho pensato alla difficoltà, all’emarginazione che può portare la mancanza di parole, la fatica di dialogare con gli altri. Ma il bambino comprende che ciò che più di ogni altra cosa invidiava al mondo esterno, la parola, non era quel meraviglioso strumento che lui immaginava. Perché anche chi era nel possesso del linguaggio, era poi sordo e cieco alla compassione, alla vera comprensione della differenza, all’accoglienza dell’altro». Continua a leggere…

AIE – indagine sui blog – Salone Torino

Salone Internazionale del Libro di TorinoPubblichiamo il seguente comunicato stampa ricevuto dall’Associazione Italiana Editori

da AIE – indagine sui blog – Salone Torino: gli editori puntano sulla tv di Fazio per il lancio novità, ma scelgono anche i blog, lo rivela un’indagine AIE presentata oggi

blog monitoratiScelgono programmi tv come Che tempo che fa per un “effetto lancio” più intenso per le novità, ma cominciano a “usare” i blog per garantirsi la cosiddetta “coda lunga”. E’ la fotografia di come cambia la comunicazione per le case editrici librarie emersa dall’indagine, realizzata dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con IE-Informazioni Editoriali, La presenza di editori, autori e libri nei blog e in tv. L’impatto che hanno sulle vendite dei libri, presentata oggi al Salone internazionale del libro di Torino.
Esiste un “effetto – blog”? Pare di sì, secondo la rilevazione, che prosegue quella già presentata a Più libri più liberi a Roma nel dicembre 2012 e condotta da settembre 2012 a marzo 2013 sui 13 più noti blog letterari in Italia – selezionati dall’Ufficio studi in base a criteri di rappresentatività/notorietà – prendendo in considerazione i post in cui si parla in maniera estensiva di un singolo libro (escludendo quindi i post in cui i titoli vengono solo brevemente citati). Cosa ne è emerso? Sicuramente i blog sono una “nuova piazza” che comincia ad avere però rilevanza per gli editori: quasi il 3% dei titoli pubblicati in Italia ha una comunicazione sui blog. E non è poco: ancor più significativo se si considera che il 39,1% sono opere dei piccoli editori.
I blog spostano le vendite? Poco, per la verità. Ma qualcosa sicuramente fanno, a giudicare dalle curve su alcuni titoli considerati “campione” e analizzati da Informazioni Editoriali (Arianna+ rileva i dati di sell out di quasi 1600 librerie). E moltiplicano il loro effetto quando il titolo di cui parlano rientra nei gusti del loro pubblico di riferimento. Muovono quantità ancora piccole di vendita (nell’ordine delle decine/centinaia di copie), garantendo però un effetto – “coda lunga” (del titolo e della notizia).
E poi…esiste un “effetto – Fazio”? Continua a leggere…

La prima VENDICATRICE è KSENIA

Ci siamo. Giunge in libreria uno dei progetti editoriali più interessanti dell’anno: “Le Vendicatrici” (Einaudi Stile Libero)
Un ciclo di quattro libri, dedicato a quattro donne diversissime che incarnano – a loro volta –  quattro storie di sofferenza e di violenza subita. Ma sofferenza e violenza, in alcuni casi, richiedono vendetta. Ed per questo che le quattro donne in questione si chiameranno “Le Vendicatrici”: quattro identità letterarie nate dalla penna di Massimo Carlotto e Marco Videtta (che tornano a scrivere insieme a otto anni dal successo di Nordest).
Chi sono queste quattro donne? Ecco, di seguito, una breve presentazione

Ksenia Semënova ha vent’anni ed è cresciuta in Siberia. È romantica, forse ingenua: ha accettato di lasciare la sua casa e trasferirsi a Roma all’inseguimento di un sogno, e si è ritrovata prigioniera di un incubo apparentemente senza via d’uscita.

Eva D’Angelo invece a Roma c’è nata. Mora, non molto alta, un bel viso intelligente. Fa la “bottegaia”, dice lei, in realtà è la raffinata proprietaria della profumeria Vanità. Ad affiancarla sul lavoro dovrebbe starci suo marito, che però passa le giornate al bar, e le rifila commesse platinate verso cui pare avere qualche attenzione di troppo.

Luz Hurtado è una bellissima prostituta colombiana. Una vera professionista, capace di simulare dolcezza, coinvolgimento, passione. Ma soprattutto Luz è una madre, e se qualcuno osasse minacciare anche solo da lontano l’innocenza della sua bambina, sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa.

Di Sara non si sa molto. Da dove arrivi, chi sia davvero, da dove nasca la ferocia che sembra animare ogni sua azione. È un camaleonte capace di cambiare identità, volto, personalità. È pronta a mettere in gioco tutto, vita compresa, per inseguire il suo desiderio di vendetta.

Insieme, Ksenia, Eva, Luz e Sara decidono di ribellarsi alle violenze, ai soprusi, alle ingiustizie con cui gli uomini hanno rovinato le loro vite: un gioco di squadra per ribaltare quello che sembra un destino segnato e vincere finalmente la partita.

* * *

Le VendicatriciMassimo Carlotto e Marco Videtta, Le Vendicatrici – Ksenia
(Einaudi Stile Libero, 2013 – p. 328 – euro 15)

È Ksenia la prima delle Vendicatrici ad arrivare in libreria.
Quando un fascinoso italiano incontrato in Siberia le propone di trasferirsi in Italia prospettandole un matrimonio da favola, Ksenia accetta. Perché non ha soldi né prospettive, e anche perché lei al principe azzurro ci ha creduto sempre, e sa anche che quando arriva non si può rischiare di lasciarlo andare.
Ma basta pochissimo, il tempo di raggiungere la città dall’aeroporto, perché Ksenia si accorga di essere in trappola. E forse il suo destino sarebbe davvero segnato per sempre se non incrociasse lo sguardo della ragazza bellissima che riceve decine di uomini nell’appartamento di fronte al suo.
Accanto a Luz, e con l’aiuto di Eva e di Sara, Ksenia può finalmente ribellarsi. E la sua vendetta sarà per le quattro donne solo l’inizio di un lungo e pericolosissimo percorso di riscatto e riconquista della propria libertà
.

Il secondo romanzo del ciclo, dedicato a Eva, uscirà a giugno, seguito da Sara (a settembre) e Luz (novembre).

* * *

Un brano tratto da Le Vendicatrici – Ksenia (Einaudi Stile Libero) di Massimo Carlotto e Marco Videtta,
Continua a leggere…

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

di Simona Lo Iacono

Quanto volte lo ha fatto. Sollevarlo, aiutarlo a salire in macchina, a fare un gradino, a sedersi. Lo afferra sotto le ascelle, tiene salda la presa ed ecco, suo figlio ha raggiunto un piccolo obiettivo, si è spostato o lo ha fatto più velocemente, ed ora a lui non resta che prendere fiato, prima del movimento successivo.
L’handicap ha regole tutte sue, pensa Giuseppe Pontiggia, non ammette i ritmi frenetici della nostra epoca, si oppone all’approssimazione, alla fretta, al consumo. E’ il suo padrone benigno, quello che ha preteso pazienza e gli ha insegnato a tergiversare. Niente, per un disabile, è più utile dell’inutile, ed è per questo che Pontiggia si ferma, sta a guardare il cielo che scolora, le nuvole basse come falene, l’odore dei caldarrostai che si acquattano agli angoli delle strade, intorbidando l’aria di un fumo pastoso, simile a quello di un’immensa foresta agonizzante.
Lo sa, sono pensieri vaghi, di quelli che nell’epoca attuale verrebbero liquidati come antieconomici, perché non servono a nessuno se non alla sua anima, e l’anima – è noto – vien facile apostrofarla come una perditempo, un’oziosa viandante. E poi, chi può dire se esista veramente.
Nei tempi in cui lavorava in banca, ad esempio, gli era quasi sembrato di perderla, l’anima, mentre contabilizzava entrate e allineava numeri.
La scelta di impiegarsi, d’altra parte, non era stata dettata da passione, ma da necessità impellenti.
Nato nel 1934 a Erba, aveva perso il padre nel 1943 ed era stato costretto a lavorare per non pesare sulla famiglia. La sera, però, studiava febbrilmente per concludere gli studi universitari, collaborava alla rivista “Il Verri”, scriveva il suo primo romanzo. Solo nel 1961 – grazie all’incoraggiamento di Elio Vittorini – aveva lasciato la banca per dedicarsi all’insegnamento serale. E poco dopo era nato Andrea, colpito da un grave handicap. Continua a leggere…

TRA DISUGUAGLIANZA E INUTILITA’ DELLA RESISTENZA

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

di Massimo Maugeri

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuroSe qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni.
Resistere non serve a nienteDalla saggistica alla narrativa. Se c’è un romanzo particolarmente capace di sintetizzare disagi e vizi determinati dai guasti della nostra contemporaneità è “Resistere non serve a niente” di Walter Siti (Rizzoli, p. 316, € 17): uno dei romanzi selezionati per l’edizione 2013 del Premio Strega. Attraverso l’ascesa del giovane Tommaso Aricò – ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza – Siti ci mostra uno spaccato di questo mondo febbricitante e infetto che ha cavalcato l’onda della diseguaglianza (un mondo che pullula di banchieri compiacenti, di broker cinici, di politici corrotti, di malviventi provvisti di laurea ed esperti di finanza). Quella di Tommaso è un’ascesa rutilante e ipnotica, corroborata da una ricchezza senza fondo (e senza fondamenta) capace di autogenerarsi a forza di click sul mouse, e che però coincide inevitabilmente con una discesa agli inferi.
Due testi diversi, quelli segnalati, da leggere in tandem, perché più di altri ci aiutano a comprendere i paradossi e le distorsioni del nostro tempo. E perché non c’è possibilità di riscatto, senza comprensione dei mali che ci attanagliano.
Continua a leggere…

LETTERATURA E MUSICA: Conversazione attorno alle Dodici variazioni sul sangue

A proposito del rapporto tra letteratura e musica:
Claudio Morandini, Simone Sbarzella
Conversazione attorno alle Dodici variazioni sul sangue

 di Claudio Morandini

…alle volte si danno questi sangui che s’incontrano.
(Carlo Goldoni, “La Locandiera”)

sbarzellaLe Dodici variazioni sul sangue nascono nel 2010, da un suggerimento di Marta Raviglia. All’epoca, conversando al telefono, poi per lettera, ne parlavamo come del nostro Pierrot lunaire: nel senso che ci si era formata un’idea di testi di natura variamente letteraria, ruotanti attorno a un unico tema – testi che una voce o due, accompagnate da un organico strumentale ridottissimo (o dal solo pianoforte, forse), avrebbero cantato o declamato su una scena. Era un’idea eccitante, per me, per la massima libertà che mi era concessa e per la destinazione che il lavoro prometteva di avere. Alla parte più strettamente musicale avrebbe messo mano Simone Sbarzella, che avrebbe modulato momenti “composti” e momenti “improvvisati”. Conoscevo bene i lavori nati dalla collaborazione tra Marta e Simone; sapevo che a entrambi stava ormai stretta la dimensione jazzistica e che stavano, in direzioni diverse, esplorando nuove strade espressive.
Cercavo un tema a cui ricondurre i testi, un tema che avesse una certa carica provocativa: e, rimuginando attorno al Pierrot lunaire di Giraud e Schönberg, mi è venuto in mente il sangue. Va bene, il sangue non è tema o colore inedito, soprattutto in anni di vampirismi per signorine e adolescenti – ma la sfida mi attirava proprio perché non lo è mai stato, inedito, perché siam fatti di sangue, perché i televisori a volte, soprattutto verso l’ora di cena, traboccano di sangue, perché il sangue ha un’aura metaforica fortissima, e perché appunto c’è, per così dire, un sangue banale, quotidiano, ci sono i cliché linguistici a base di sangue, e rimestare tra questo sangue di tutti i giorni (quello delle sbucciature, delle rinorragie, delle detartrasi, un sangue anche un po’ sciapo) e quello letterario, di tragica solennità, tutto echi semantici, e quello ancor più tragico che vediamo sparso nei reportage televisivi, sangue-sangue, che fa male vedere, sangue sporco impolverato urlante e per nostra fortuna sempre fuori fuoco – rimestare, dicevo, tra questi sangui (plurale azzardato, ma attestato) per cercare alcuni modi nuovi per raccontare il soggetto, o modi insoliti per svecchiarlo, questo mi interessava.
L’idea, dopo lievissima esitazione al telefono, è piaciuta anche a Marta e Simone. Da lì, la stesura è venuta facile, insolitamente facile. Mi davo come unici criteri quelli della brevità e della recitabilità. I testi dovevano prestarsi a essere messi in musica, o almeno a diventare voce narrante. Continua a leggere…

FILIVESPIRI, di Santi Terranova

FilivespiriSanti Terranova: “Filivespiri” (ed. Melino Nerella)

Il libro verrà presentato a Siracusa il 30 aprile, h. 18, presso UNA Hotel ONE, sito in Via Diodoro Siculo 4.
Relatori: Simona Lo Iacono e Sebastiano Grimaldi
.

di Simona Lo Iacono

La canicola balza feroce, svena le forze, s’abbatte – arraggiata – sulle poche teste ancora erette, non intorpidite dal sonno.
Nessuno a quest’ora, in Sicilia, e nel mezzo d’una estate rapace, s’intestardirebbe a mettere naso fuori  casa, dove le donne hanno combattuto contro l’afa appiattendo gli scuri, coprendo le aperture, creando penombra e un poco di ristoro.
E c’è chi si lascia cadere sul divano buono, su cui è stato steso un lenzuolo pulito, bianco e ricamato, per far passare quelle ore trasognate, dispettose. Chi invoca requie col ghiaccio e la strategica posizione delle correnti d’aria. Chi si lascia vincere, e preferisce un’immobilità che le vespe e le mosche scambieranno per quella d’un morto.
E’ la controra, quel passaggio ardente e infervorato che va dal dopo pranzo al tramonto, e che in Sicilia ha la consistenza degli inferi luciferini, delle maccalube fumose di un vulcano.
Nessun siciliano è ben disposto in quest’ora, né si troverebbe alcuno incline alla conversazione o al lavoro. E’ un’ora oziosa per necessità, ma anche sognosa e maliarda. D’altra parte, non potendo fare altro, il siciliano in quest’ora diventa contemplativo, e si lascia rosolare volentieri dai ricordi.
E sarà allora per questo che Santi Terranova con  ironia  dolcissima, raccoglie i suoi racconti sotto il nome di “Filivespiri”. Una parola arcana, che pare alludere a un finissimo respiro, e che invece no. Non è che un’espressione del suo paese (Lentini)  per indicare l’approssimarsi del vespro, del sollievo e della tregua dal male lancinante della calura.
Con leggerezza tutta venata di umanità, di divertitissima arte di stare al mondo, Santi Terranova narra le vicende dell’avvocato Valenti ripercorrendo le estati adolescenziali a Santhià, i casi giudiziari più curiosi, persino uno sfortunato viaggio a Istanbul con finale rivincita processuale. Una verve godibilissima, la sua, che sa però affondare nel cuore, nella pietà umana, nel dolente andare e venire del tempo. E che – soprattutto – ci restituisce una Sicilia nostalgica e saporosa, in cui la bellezza fa da contraltare al dolore, alle faide sempre latenti nelle aule di tribunale, alle imbizzite della sorte.
Chiedo quindi all’autore di parlarci di questo personaggio così riuscito, che alterna buon umore e malinconia, amore per la vita e dolentissima consapevolezza della precarietà delle cose umane.
- Carissimo Santi, chi è, in sostanza, l’avvocato Valenti? Continua a leggere…

CIELI VIOLATI, di Anna Vasta

Pubblichiamo la prefazione della silloge “Cieli violati” di Anna Vasta (edizione Ensemble), firmata da Luigi La Rosa. Di seguito, alcune poesie messe a disposizione per Letteratitudine dall’autrice.

Cieli violati. Cieli ribollenti, incalzanti, con l’ardore di nuvole in fermento avanzanti verso il suolo, grigio correre di nembi in celesti sprazzi di cielo, poi affogati nella neve dell’oblio che tutto copre, e censura, e tutto quieta delle umane tragedie, inutili, invisibili, di fronte a tanto sfacelo. Sfarzo di natura che avvolge la vita, e ne governa, quietamente, irrevocabilmente, le sorti.

Anna Vasta e le epifanie della ferita

dalla prefazione di Luigi La Rosa

C’è una poesia raffinata, colta, sensuale, nutrita degli umori oscuri della terra, percorsa dagli spiriti alati dell’aria, poesia di spettrali visitazioni, di vibranti sussulti, di luminescenti epifanie, impregnata delle essenze ambigue del vivere e perennemente lambita dalla lingua insidiosa della morte.
E’ una poesia dolente ma non vinta, intimista ma mai sopraffatta, il cui canto si leva sicuro a fissare simbolicamente confini e coordinate cosmologiche, e la cui portata espressiva si cristallizza in suadente cifra di partitura, in perenne melodico fremito dell’essere, in sinfonica rappresentazione dell’universo.
I cieli sotto i quali questa lirica alta e insieme viscerale, eterea ma mai spogliata della matericità del corpo s’incarna sono gli stessi che fanno da cornice al canto, che misurano gli spazi dello sguardo, che delimitano le campiture accese della visione.
Anna Vasta, poeta di squisita grazia, li sfoglia tramutandoli in dense pagine d’album, registrandovi il corsivo fluido e icastico del suo sentire, scomponendo il corpo poetico della silloge nei sentimentali momenti di un accorato diario dell’anima.
Sono cieli violati, cieli-bambini, cieli toccati dalla ferita esistenziale, che riverberano ovunque il sangue caldo dei loro crepuscoli, come la luce onirica e bruciante delle loro aurore.
Raramente la scrittura ha saputo coniugare alla parola le eloquenti potenzialità cromatiche e plastiche dell’immaginazione, e mai come in queste pagine – a mio parere tra le più belle e le più mature nella genuina produzione del poeta – l’alfabeto significante ha ceduto la ricerca del senso al dominio pieno e musicale della forma.
L’apparente fissità dei quadri attraverso i quali l’epopea di questo mondo alla deriva viene scandita si anima, gradatamente, del dinamismo accidentato e provvido delle sue manifestazioni: la natura stessa si trasforma in un organismo vivo, usurato, drammatico, quella materia nuda che si offre agli assalti impietosi del reale, riflesso di una condizione d’innocenza atavica che pervade leopardianamente tutte le cose, penetrandone il segreto, esaltandone l’incanto. Continua a leggere…

Spot nazionale contro la pedofilia girato a Catania

contro-la-pedofilia-bis1CONTRO LA PEDOFILIA: leggi il dibattito su Letteratitudine con Don Fortunato di Noto

“Aiutare i bambini è un atto di fede: non ignorarli”: questo il monito contenuto nello spot contro la pedofilia presentato in anteprima nazionale a palazzo degli elefanti dal sindaco Raffaele Stancanelli e da Don Fortunato di Noto, presidente dell’associazione Meter. Sono intervenuti il regista Daniele Gangemi, la piccola Aurora Guido protagonista dello spot, la scenografa Andrea Salomon con la produzione, il dirigente della Polizia Postale di Catania Marcello La Bella, il vicequestore aggiunto Angelica Riso, il capitano dei Carabinieri Francesco Falcone.

“Mi emoziona lanciare dalla città di Catania prima ancora che dal Vaticano, – ha affermato don Di Noto – la XVII giornata dei bambini vittime della violenza, divenuta un appuntamento internazionale, e il particolare percorso di informazione che attraverso lo spot e la partecipazione di tanti giovani artisti, che hanno colto i sogni di Meter, potrà servire a prevenire, a evitare, gli abusi nei confronti dei bambini”.

Il regista Daniele Gangemi ha voluto sottolineare come in un periodo di crisi tanti “artigiani del cinema catanese” non abbiano esitato a prestare la propria opera gratuitamente a favore dei bambini e di un modello di solidarietà “da esportare anche fuori Catania”.
Lo spot è stato realizzato da artisti catanesi che si sono uniti per appoggiare Padre Fortunato di Noto nella sua campagna contro la pedofilia, in occasione della XVII giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e della indifferenza contro la pedofilia, che sarà celebrata dal 25 aprile al 5 maggio.

Il filmato è girato a Catania con la collaborazione della Film Commission del Comune. L’attrice protagonista è Fioretta Mari. Interpreta la donna amorevole che accoglie sotto il suo manto protettivo la piccola Aurora all’interno della chiesa dove la bimba, inseguita per strada da uno sconosciuto, cerca e trova rifugio.

Location d’eccezione sono piazza Carlo Alberto e la Chiesa della Madonna del Carmine. Due le versioni previste, da 30 e 90 secondi, che saranno utilizzate come spot televisivo e materiale divulgativo per le scuole.

Nel cast di giovani talenti Continua a leggere…

FRANCESCO MAINO vince il PREMIO CALVINO 2013

La Giuria decide di assegnare il Premio Calvino 2013 a Cartongesso di Francesco Maino per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.

Una menzione speciale della Giuria va al romanzo I costruttori di ponti di Simona Rondolini per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Tutto ciò è fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa.

Una seconda menzione va a Come fossi solo di Marco Magini, un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva.

LA GIURIA

Irene Bignardi
Maria Teresa Carbone

Matteo Di Gesù

Ernesto Ferrero

Evelina Santangelo

NOTIZIE BIOGRAFICHE DEGLI AUTORI
Continua a leggere…

Autoritratto, di Goffredo Petrassi (e Carla Vasio)

Autoritratto, di Goffredo Petrassi (e Carla Vasio)

di Claudio Morandini

Rileggo sempre con grande piacere e intensa commozione l’Autoritratto di Goffredo Petrassi, scritto in realtà da Carla Vasio, a cui si attribuisce con discutibile scelta editoriale la sola elaborazione dell’intervista (Laterza, 1991). Carla Vasio, una delle voci più musicali e pittoriche della nostra letteratura recente, già legata al Gruppo 63, autrice quindi di splendidi affreschi di parole come L’orizzonte (1964, ristampato di recente da Polimata), Laguna (Einaudi, 1998), Labirinti di mare e La più grande anamorfosi del mondo (entrambi Palomar, rispettivamente 2009 e 2008), Carla Vasio, dicevo, raccoglie con affetto e dedizione totale le confidenze del vecchio maestro ormai cieco, e le riveste di un nitore formale e di una chiarezza di pensiero che oggi sono rari – eppure, prodigiosamente, ne salvaguarda l’andamento improvvisativo, i cambi di rotta del pensiero, le divagazioni della memoria.
Petrassi, al momento dell’elaborazione del testo, è, dicevamo, vecchio e cieco; la sua condizione non ne fa un isolato, però: egli ama rimanere a contatto con allievi, amici, corrispondenti da tutto il mondo. Ha smesso, con piglio stoico, di scrivere musica – una decisione che è realistica accettazione dei limiti che la salute cagionevole gli impone –, e anche di dedicarsi alla lettura. “Posso scrivere una lettera quasi automaticamente” ammette Petrassi, “ma il controllo continuo sulla partitura non mi è più possibile e allora preferisco non scrivere. Così ho deciso.” E di seguito: “C’è voluto del coraggio… direi… che è venuto il momento della accettazione, sì, accettazione di uno stato irreversibile”. La sua mente, però, la sua facoltà immaginativa sono piene ancora e sempre di musica e di letteratura, continuano a produrre (a creare, meglio) musiche e a godere del ricordo delle parole. “Ascoltare la musica, pensare alla musica, essere imbevuto di musica: questo è il senso della vita” chiosa alla fine della prima sezione, “La passione e la vita”.
Nella “difficoltà di vivere, nella fatica del vivere, in questa grande fatica”, che è fatica di ogni età, ma della vecchiaia in particolare, Petrassi individua due correttivi vitali, uno appunto nella cultura, nel desiderio di non rinunciare mai alla curiosità intellettuale, l’altro nell’amicizia più esigente, nel pieno soccorso degli affetti (l’amicizia è “un trapasso d’amore, un’intesa affettiva non detta, per cui si desidera vedere l’altro e parlargli essendo l’unico a cui si può aprire il proprio animo e accogliere il suo”). Questa lunga, libera eppure rigorosa conversazione con l’amica Carla Vasio unisce appunto queste due componenti e dedica diverse pagine al valore salvifico dell’amicizia, al potere della sintonia profonda di mente e di cuore tra due persone.
Continua a leggere…

I 12 LIBRI DELLO STREGA 2013

premio stregaIl Comitato direttivo del Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega, ha selezionato i dodici libri che si disputeranno la sessantasettesima edizione tra i 26 presentati lo scorso 5 aprile dagli Amici della domenica:

1 - Apnea (Fandango) di Lorenzo Amurri: Presentato da Clara Sereni e Sandro Veronesi

2El especialista de Barcelona (Dalai editore) di Aldo Busi: Presentato da Alessandro Barbero e Stefano Bartezzaghi

3Romanzo irresistibile della mia vita vera (Marsilio) di Gaetano CappelliPresentato da Gian Arturo Ferrari e Marina Valensise

4 - Cate, io (Fazi) di Matteo Cellini: Presentato da Filippo La Porta e Paola Mastrocola

5 - Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) di Paolo Cognetti: Presentato da Diego De Silva e Lorenzo Pavolini

6 - Mandami tanta vita (Feltrinelli) di Paolo Di Paolo: Presentato da Gad Lerner e Rosetta Loy

7 - Il cielo è dei potenti (e/o) di Alessandra FioriPresentato da Giovanna Botteri e Paolo Sorrentino

8 - Atti mancati (Voland) di Matteo MarchesiniPresentato da Massimo Onofri e Silvia Ronchey

9 - Le colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto: Presentato da Gianluigi Beccaria e Eva Cantarella

10 - Figli dello stesso padre (Longanesi) di Romana PetriPresentato da Alberto Asor Rosa e Salvatore S. Nigro

11 - Resistere non serve a niente (Rizzoli) di Walter SitiPresentato da Alessandro Piperno e Domenico Starnone

12 - Nessuno sa di noi (Giunti) di Simona SparacoPresentato da Valeria Parrella e Aurelio Picca

Il Comitato direttivo del Premio Strega – composto da due esponenti della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro e Valeria Della Valle, due rappresentanti di Strega Alberti S.p.A., Giuseppe D’Avino e Alberto Foschini, dall’assessore alle Politiche culturali di Roma Capitale, Dino Gasperini, da due autori premiati nelle precedenti edizioni, Melania Mazzucco e Ugo Riccarelli, e da due personalità rappresentative dei quattrocento Amici della domenica, Giuseppe De Rita e Fabiano Fabiani ha selezionato i dodici libri in gara. “Siamo stati piacevolmente sorpresi dal gran numero e dalla qualità complessiva dei libri presentati dagli Amici della domenica, che riflettono i caratteri di una stagione letteraria ricca di proposte letterariamente mature,” dichiara Tullio De Mauro, presidente del Comitato direttivo e della Fondazione Bellonci, “le scelte del Direttivo sono state perciò il frutto di una discussione accurata e appassionante. Ora spetta alla giuria del premio, nelle sue varie articolazioni, il compito di selezionare i finalisti prima e il vincitore poi, quest’anno avvalendosi anche dell’opportunità di votare telematicamente”.
Continua a leggere…

Concorso racconto fantastico ‘Chiara Palazzolo’

Chiara PalazzoloSono molto lieto di contribuire alla divulgazione di questo concorso dedicato alla memoria della scrittrice Chiara Palazzolo, scomparsa nell’agosto del 2012.
Segnalo, a tal proposito, il post di Loredana Lipperini su Lipperatura, le informazioni per partecipare  e – di seguito – la notizia pubblicata su Adnkronos.
Massimo Maugeri

* * *

(Adnkronos) – Venerdi’ 31 maggio scade il termine per partecipare al Concorso racconto fantastico ‘Chiara Palazzolo’ indetto dall’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma per celebrare il decennale del Premio Biblioteche di Roma.
L’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma – nell’intento di sostenere, coltivare e diffondere il sapere, la lettura e la scrittura in tutte le forme – dedica alla scrittrice Chiara Palazzolo, maestra del genere fantasy, un concorso offrendo cosi’ ai concorrenti l’opportunita’ di sottoporre uno o piu’ racconti di genere fantastico. I quattro migliori testi saranno pubblicati in un’antologia e l’autore del primo classificato ricevera’ in premio un soggiorno per due persone nei luoghi evocati da ricevera’ in premio un soggiorno per due persone nei luoghi evocati dalla Trilogia Mirta-Luna. La scadenza per partecipare al concorso e’ il 31 maggio 2013. Regolamento e bando sono scaricabili sul sito di Roma Capitale. Continua a leggere…

Un Saramago inedito in Italia (nel nuovo numero della webzine di Sul Romanzo)

Webzine n. 2/2013Segnaliamo l’uscita del nuovo numero della Webzine (n. 2/2013) degli amici di Sul Romanzo

La difficoltà dell’inizio e il coraggio del primo passo sono i temi al centro di questo nuovo numero monografico che indaga non solo gli esordi letterari di alcuni dei più grandi scrittori italiani e non, da Buzzati a Pasolini, da Balzac a Virginia Woolf, ma si pone anche l’ambizioso compito di comprendere gli impervi cammini che hanno portato all’affermazione della nostra lingua, di nuovi movimenti artistici, di generi letterari e di nuove arti, come nel caso della fotografia, fino a proporre un’analisi della differenza tra l’esordio di un tempo e quello sostenuto e sorretto dagli attuali meccanismi del mondo editoriale.

Voci diverse, ma tutte accomunate dall’amore per le culture, riflettono sul tema dell’esordio e dell’inizio, proponendo modelli del passato che possono aiutare a comprendere meglio l’oggi.

In più, i lettori della Webzine troveranno un piccolo regalo a pag. 45: la traduzione dell’incipit di Terra do Pecado, romanzo d’esordio di José Saramago, ancora inedito in Italia.

Ecco il link da cui è possibile leggere il numero della Webzine in questione…
Continua a leggere…

Categorie: Annunci, Articoli e varie Etichette: ,

NESSUNA PIU’ – l’introduzione di Marilù Oliva

Pubblichiamo la prefazione di NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio (Elliot edizioni – a cura di Marilù Oliva)

Col patrocinio di Telefono Rosa

Quaranta autori hanno scritto un racconto pensando alle tante donne uccise da mariti, compagni, conviventi, ex, padri, fratelli e altri consanguinei, ma anche da estranei – come nel caso di prostitute – o da semplici conoscenti quali vicini, amici, colleghi. Si sono documentati, studiando casi avvenuti nel nostro paese – riguardanti donne italiane, ma anche straniere – differenti sia cronologicamente che geograficamente, estesi dai casi trascurati a quelli più seguiti a livello mediatico.
Il fatto di cronaca realmente accaduto è stato solo lo spunto di partenza per riportare tragedie che si volevano ricostruire affinché la storia del singolo non si chiudesse in sé, ma assurgesse a simbolo di un martirio universale, che purtroppo continua a ripetersi. Così gli scrittori hanno restituito i femminicidi, con la libertà reinterpretativa propria dell’arte. Sono stati coinvolti fin nel profondo da questa esperienza perché, oltre allo sgomento dell’evento nudo e crudo, si sono misurati con il momento dell’immedesimazione e del vissuto: in entrambi i casi, l’impatto si è rivelato di una violenza indicibile. Niente in confronto alla violenza subìta dalle vittime e perpetrata quotidianamente ai loro genitori, figli, fratelli, parenti e amici. Anche a loro, in qualche modo, è dedicata questa antologia: oltre al dramma, si cerca una speranza verso un futuro più umano.

* * *

La introduzione di NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio

Del perché

di Marilù Oliva

L’idea nasce dall’esigenza di trattare un tema drammatico e attuale come la violenza contro le donne e di tentare un progetto non solo culturale, ma anche ad effetto concreto (i proventi del libro andranno a Telefono Rosa).
Anche i più refrattari devono abbassare la testa di fronte ai numeri: 137 donne uccise nel 2011, 126 nel 2012 – stime probabilmente destinate a salire, perché la cifra non è stata registrata da un centro di monitoraggio della Polizia di Stato, ma da organizzazioni volontarie. Nella maggior parte dei casi gli artefici di questi misfatti sono coniugi, compagni, ex mariti, ex fidanzati, persone che condividevano con le vittime abitazione, prole, sogni, progetti, oppure spazi fondamentali quali quelli del lavoro o del tempo libero. Tant’è vero che le armi sono diversificate, ma quasi tutte – eccezion fatta per pistole e fucili – riconducibili a una quotidianità domestica che rispecchia la gestualità tipica dell’altra metà del cielo. O a una condivisione antica, quando a uccidere è un cuscino premuto contro il viso. Si elencano svariati oggetti d’uso consueto, alcuni compagni abituali di lavoro, soprattutto femminile: coltelli da cucina, padelle, ferri da stiro, mattarelli, bottiglie, fili elettrici, fili di ferro per le balle di fieno, calze di nylon, spilloni, cinture, picconi, il manico del filtro della macchina da caffé, una mazza, cinghie, martelli, bastoni, forbici, fuoco.
Ecchimosi e lacerazioni rivelano percosse selvagge generate da una ferocia inaudita, forse repressa a lungo, certo non ascrivibile nella deviante locuzione raptus di gelosia. Così come non è il delitto passionale il movente, la passione non può portare ad assassini truci – spesso architettati, o comunque altre volte trattenuti se, come dimostrano le statistiche, il 10% di tali delitti ha come prologo ripetuti episodi di stalking – né ad uxoricidi davanti a bambini, figli di vittima e carnefice: la passione qui è bandita e lascia il posto al desiderio di distruzione, all’annientamento sorto dal bisogno autoreferenziale di imposizione – o possesso – nei confronti di chi non corrisponde al modello prefabbricato di femmina docile, remissiva, convergente anche quando vilipesa.
I primi dati 2012 dell’Osservatorio del Telefono Rosa dimostrano che, nell’ultimo anno, “la percentuale di donne vittime di violenza psicologica ha toccato il 72%, seguita dal 44% di quante affermano di aver subito violenza fisica. A queste percentuali si devono aggiungere, inoltre, i numerosi casi di minacce, maltrattamenti economici e altri tipi di molestie, tra cui non manca lo stalking. A completare il quadro gli altri numeri sul tempo di esposizione ai maltrattamenti: nell’82% dei casi la violenza è continua, ripetuta.
Nel 2012, inoltre, i casi di donne che subiscono violenza da oltre 20 anni raggiungono il 15% (erano il 12% nel 2011). Infine un dato che rende immensi il dolore e la tristezza: aumenta il numero dei figli che assistono alla violenza e che da questa saranno terribilmente segnati: nel 2012 raggiunge l’81% (salendo dal 75% del 2011)”.
Questa è la realtà, queste le cifre: nella realizzazione dell’antologia il passaggio dalla crudezza del concreto all’astrattezza propria del narrato l’abbiamo lasciata al percorso del singolo autore. Alcune storie, in questo libro, sono liberamente inventate nella misura in cui il dato di cronaca può essere inquadrato semmai come dedica e occasione di ricordo: il resto va ceduto all’autonomia propria dell’arte. Continua a leggere…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 45 follower