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UNDICESIMO COMANDAMENTO di Elena Mearini

dicembre 12, 2011

UNDICESIMO COMANDAMENTO di Elena Mearini

di Domenico Trischitta

Elena Mearini, giovane scrittrice milanese che aveva esordito nel 2009 con il folgorante “360° gradi di rabbia” (Excelsior 1881) approfondisce e affina la sua ricerca stilistica con il romanzo “Undicesimo Comandamento” (Perdisa Pop). Questa volta decide di raccontare una struggente violenza domestica, subìta dalla protagonista Serena, e lo fa ancora una volta con un’andatura narrativa lapidaria che rasenta l’incisione del verso poetico. Frasi brevi e jazzate che esplodono in continue metafore chimiche: “…Era il giorno del nostro matrimonio. Avevo venticinque anni. L’abito bianco. Uno strascico di speranze dalla vita ai piedi. E tre metri oltre. Ricordo il mio respiro. Edera rampicante alla trachea. Che buttava germogli dentro il naso. Un giardino pensile alle narici, innaffiato dal riso caduto a pioggia.” Serena è convinta di potere affrontare il suo calvario domestico come una sorta di espiazione cristiana, dove la sofferenza lascerà il posto alla beatificazione terrena. Ma la personale via crucis quotidiana è caratterizzata da continue cadute e flagellazioni, il compagno (non angelo ma diabolico carnefice) non è mai tentato dal pentimento, mira fino in fondo al suo progetto malefico di sofferenza. La giovane martire aspetta da un momento all’altro che il marito Diego si ravveda, che le continue torture siano sostituite da segnali di grazia, che invece non giungeranno mai: “…Sistemo la spallina. Aggancio alla scapola questa nuova redenzione che mi libera la fronte dalle spine, il piede dal chiodo. Porto in corridoio il mio corpo deposto. Lo invito a stare vivo, in una resurrezione attaccata al suolo. Schiaccio l’ascesa contro la terra e spingo fiato dentro le ossa. Animo i muscoli, risano la pelle. La mano perde stigmate, la piaga abbandona il costato. Saltello guarita nella mia sottoveste, entro in sala e scordo la croce. Ma subito Diego mi rimette all’asse. La sua mano contro il seno. Stringe una coppa troppo vuota. L’imbottitura poco riempita. Non ho latte montato in petto, solo ciccia condensata ai fianchi. Dove la stoffa si aggrappa e sugge. Togliti questa roba. Ci vuole un corpo diverso. La misura di Anja. Daremo a lei, la sottoveste.” Nel primo romanzo della Mearini si raccontava il doloroso travaglio di una vita anoressica, qui, in “Undicesimo Comandamento” la violenza psicologica e fisica ai danni di una giovane donna, da parte di un marito torturatore che non è in grado di bilanciare con un apparente gesto d’amore lo stesso male che compie. Non vi è pentimento, ma il solo cieco meccanicismo che la scrittura autentica dell’autrice milanese disegna con linee implacabili, con una forza espressiva singolare, rara nel panorama attuale della letteratura italiana.

“La Sicilia”, 10/12/2011

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