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GLI ASSASSINI DI CRISTO, di Ivo Tiberio Ginevra

marzo 12, 2012

di Massimo Maugeri

Ivo Tiberio Ginevra ha pubblicato di recente il romanzo “Gli assassini di Cristo” (Robin, 2011).

Questa, la scheda del libro…

Un grande crocefisso, capolavoro del barocco siciliano, è stato distrutto a colpi di mazza. Al commissariato di Scrafani arriva la rivendicazione di un gruppo estremista islamico. Il fatto innesca una forte tensione tra gli scrafanesi e i mussulmani che vivono in città. Il nervosismo raggiunge il culmine quando si diffonde la notizia di un nuovo atto blasfemo ai danni di un’opera sacra custodita nella chiesa di Sant’Elena. Stavolta la notizia scatena in città una vera e propria caccia all’extracomunitario. Si innesca così un processo di omicidi, atti vandalici e ritorsioni che getta Scrafani nel caos più totale. Il commissario Falzone, il vice questore Bertolazzi e il medico legale Di Pasquale, già uniti da una lunga e profonda amicizia, si trovano costretti a fare fronte comune per risolvere un caso che sembra mettere a rischio l’integrità dell’intera città.

Ne abbiamo discusso nell’ambito di questa chiacchierata…

 

– Ivo, collabori a diversi siti di letteratura e a magazine letterari. Come definiresti il tuo rapporto con i libri?

Da feticista. Io i libri li tocco, li accarezzo, li sogno, li vivo, li sottolineo fino a farli diventare un campo di battaglia, li strappo, li regalo, li colleziono, li butto, li amo e soprattutto li annuso. Li annuso spesso. Mi piace aprirli, ficcarci dentro il naso, respirarli. Alle volte scelgo un libro al posto di un altro, solo perché  all’annusata è risultato migliore. Ma, forse più che feticista devo essere un sommelier del libro.

 

– Quali sono i tre libri di cui non riusciresti a fare a meno?

Bella domanda, ma mi trovi preparato. Me la pongo spesso quando la sera sono a letto e non riesco a prendere sonno, quindi te li sparo subito e nel seguente ordine

Il primo per motivi affettivi è Il Barone rampante di Italo Calvino perché è stato il primo libro che ho letto e mi ha consacrato alla lettura e all’amore per il volo della fantasia, poi mi ricorda lo zio Ciccino che me l’ha regalato dicendomi: “Ora che sei grande e sai leggere non ti racconto più delle favole, fai da solo e vedrai che è ancora più bello”. Aveva ragione.

Il secondo è il libro che sto leggendo e questo varia sempre al momento della domanda.

Il terzo è senza dubbio Hai fatto +1 pubblicamente su questo elemento. AnnullaL’Ulisse di Joyce. Mi serve quando non riesco a prendere sonno. Generalmente da tempo immemore non supero le 15/20 pagine a volta e per giunta sono sempre costretto a rileggere le precedenti perché le scordo. Libro consigliato per tutti gli insonni.

 

– Tra le altre cose ti interessi di ornitologia… mi viene in mente il romanzo “Freedom” di Franzen. L’hai letto?

No, lo sto andando a comprare, in compenso ho letto centinaia di pubblicazioni ornitologiche e sono abbonato a tutte le riviste del settore. Un libro che associo agli uccelli fin dalla mia infanzia è Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, perché Jonathan non è un uccello comune, di una semplice razza comune. Jonothan è un uccello che ama volare e aspira ad un ideale perfetto di libertà. Per quello in cui crede è disposto a sacrificarsi  e ci riesce. Il gabbiano Jonathan Livingston mi piace perché è un uomo perfetto.

 

– Hai pubblicato il romanzo “Gli assassini di Cristo”. Come nasce? Quale, la fonte di ispirazione (ammesso che ci sia stata)?

C’è stato un periodo che ovunque volgessi lo sguardo trovavo nelle chiese sempre un Cristo insanguinato, o una Madonna addolorata con i suoi bei pugnali piantati nel petto, o qualche santo decollato, o senza occhi, o semplicemente pieno di frecce. Solo e sempre dipinti o statue in policromia di un Cristo rappresentato nella più misera umiliazione e sofferenza. Insomma una pacchiana spettacolarizzazione del dolore spesso rappresentato in forme artistiche piuttosto scadenti … e io da cristiano mi trovavo abbastanza a disagio. Allora mi domandai: “E un islamico, come vivrebbe tutto questo?”  Da quel momento in poi cominciarono le mie elucubrazioni mentali fino ad arrivare alla prima stesura del libro.

 

– Come descriveresti il commissario Falzone a un potenziale lettore del tuo libro?

Falzone è un uomo comune. Un uomo che vive nel suo tempo con tutte le necessità e contraddizioni del giorno d’oggi. È solo, è divorziato. Vive il dramma dei padri separati che non possono veder crescere i figli ogni giorno. Vive in un ambiente di lavoro realistico con colleghi normali e situazioni reali. Nessun supereroe, ma gente concreta, che magari non arriva a fine mese con il suo stipendio, che rischia la vita per 1.300 euro al mese, che non viene mai meno al suo dovere. Vive nella gioia e nel dolore. Semplicemente vive.

– La Sicilia ha una storia di grandi confluenze culturali, anche per via delle dominazioni che si sono avvicendate. Uno dei temi del tuo romanzo riguarda la convivenza delle comunità islamiche nel nostro territorio. Cosa pensi a riguardo?

La nostra società, oramai anche nelle sue realtà periferiche, deve iniziare a risolvere i problemi dovuti all’integrazione razziale e religiosa. I problemi sono oramai sotto gli occhi di tutti e ripeto, devono essere risolti, perché il malessere vissuto da entrambe le parti, porta soltanto al rifiuto del nuovo e dell’altro. E bisogna far presto per evitare che una crescente intolleranza, l’ottusa preconcettualità, l’arroganza e la miseria umana, possano tradursi  in una sola parola: Odio. Odio in tutte le forme, ma soprattutto in ciò che è diverso da noi. Non scordiamo che dall’odio, nasce solo l’odio (pertanto credo che le stesse tragiche paradossali situazioni che tratto nel mio libro, alla fine potrebbero anche avverarsi). Io credo solo che è necessario risolvere il problema al più presto favorendo l’integrazione, ma a patto che si operi con la certezza assoluta che la vita merita il dovuto rispetto e che tutti devono essere trattati con dignità indipendentemente dalla religione e dal colore della pelle.

L’anno scorso ho letto un libro di Alessandro Perissinotto dal titolo Semina il vento. Se avete a cuore questo problema, vi consiglio di leggerlo perché tratta il tema dell’integrazione religiosa fino ad elevarlo a memorabile lezione di vita.

 

– Hai altri libri nel cassetto?

Per giugno pubblicheranno un mio racconto in una antologia insieme a scrittori di razza, veri e tosti, mentre a novembre uscirà in libreria Sicily crime, il secondo episodio della serie Falzone & C. dove ho voluto prendere in giro tutti i poliziotti patinati e perfetti che sono importati dall’America con un conio dozzinale e lussuosamente confezionati per essere serviti nei supermercati della cultura. Mi è piaciuto contrapporre alla loro tecnologia all’avanguardia, quella classica e reale di un qualunque commissariato di Sicilia. Contrapporre al loro modo accademico e  perfetto di esprimersi, quello tipico da caserma farcito di parolacce ed al contempo reale, insomma, ho voluto contrapporre ai super esperti poliziotti americani, belli, tipici, colti e fighi, quattro coscienziosi sbirri pieni dei problemi reali di uomini comuni, con nevrosi dettate da trasferimento, divorzio, malattie ecc. Ero rapito dall’idea di ridicolizzare il perfetto modo d’indagine supertecnologico alla CSI fatto di  torce, pennellini, computer, polverine ecc. ecc. e al contempo volevo deridere quello arruffone e lontanamente scientifico che in realtà vige in casa nostra, cercando di non far capire che si trattava di una presa in giro per tutti, e in particolar modo per i serial killer e per gli stessi accaniti lettori americanizzati, sempre alla ricerca di truci smembramenti di cadaveri ed assassini alla Hannibal Lecter…. , ma tutto sembra serio, anzi è serio, quasi credibile. Credibilissimo. (però fa ridere) e sinceramente spero di strappare qualche sorriso con questo gialletto senza pretese.

Categorie:Interviste, Recensioni
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