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Incontro con Cinzia Pierangelini

marzo 15, 2012

di Massimo Maugeri

Ho incontrato la scrittrice e musicista Cinzia Pierangelini in occasione dell’uscita dei suoi due nuovi libri, “Sangue, garofano e cannella” (Sacco, 2011) scritto a quattro mani con Giovanni Buzi e “In principio fu il mare” (Pungitopo, 2011).

– Cinzia, come è nata la collaborazione con Giovanni Buzi, poi sfociata nella scrittura a quattro mani di “Sangue, garofano e cannella”?
Io e Giovanni ci siamo conosciuti sul sito della Writers magazin ed è nata un’amicizia virtuale, ci siamo vicendevolmente letti e stimati, a volte ci siamo scannati anche… ma sempre con rispetto. E questo sul web la dice lunga. Della sua scrittura, di cui non sempre ho condiviso i temi, ho amato subito la luce, il colore, una sensibilità pittorica direi. Ho pensato che musica e pittura potessero formare un bel connubio e così mi è venuta l’idea di chiedere proprio a lui di provare a scrivere a quattro mani: ero curiosa, volevo capire come si fa. Mi chiedevo se fosse complicato, insomma. A me piace molto provare, sperimentare. Il tema scelto, poi, poteva andar bene a entrambi: c’era il sangue ma c’era anche un periodo storico, l’amore di una madre. Scrivere a quattro mani è stato semplicissimo, anche se è un’esperienza che non ripeterei.

– Cosa ricordi con particolare affetto di questa esperienza? E cosa rimane, dopo la scomparsa di Giovanni?
Ho dei ricordi belli di questa esperienza di scrittura: nessuna traccia, nessuno schema, nessun limite, nessun progetto, nessuna divisione di personaggi etc.. Così scrivo io e così, evidentemente, scriveva Giovanni. Situazione rara, pare, e idilliaca. Praticamente dove finiva uno cominciava l’altra, con assoluta semplicità. Penso a questa esperienza come a un gioco ben riuscito. Dopo la morte di Gio, morte che non mi aspettavo, che non supponevo neanche , rimane questo libro nostro che lui non ha mai visto e una grandissima tristezza per non aver avuto e dato di più, per non aver compreso la gravità della situazione.

In principio fu il mare

– Il tuo nuovo romanzo si intitola “In principio fu il mare”. Mi fa venire in mente il titolo di una celebre canzone di Lucio Dalla, “Come è profondo il mare”. Cosa simboleggia questo titolo?
Già, povero Dalla, un autore così ci mancherà molto. Ho suonato con lui una volta, a Taormina, ed era anche un uomo simpatico, alla mano oltre che un artista e un professionista. Comunque., tornando al mio ultimo romanzo, per la vita in principio fu proprio il mare: l’acqua da cui veniamo, che ci compone , e che in qualche modo ci rende tutti uguali (che è anche un po’ uno dei sensi del libro). Ma è anche il mare dei viaggi: quelli sui gommoni dei disperati ma anche viaggi interiori, di crescita: verso la vita, verso la morte, verso la coscienza , il passato e il futuro. Ancora: è il mare che ognuno di noi deve attraversare per avvicinarsi all’altro e perfino a se stesso. E poi: può un’isolana, che col mare ci respira, lasciarlo fuori da un libro?

– Cosa spinge Mohammed a lasciare la Tunisia per approdare in Sicilia? Quali sono i suoi sogni e le sue aspettative?
Il mio Mohammed è un immigrato per scelta, per capriccio intellettuale, è un ragazzo benestante, egoista e colto che lascia la sua terra e i suoi cari in cerca di novità. La sua meta è l’Europa, la cultura: i grandi musei, le mostre. Ambisce alla libertà di conoscere.. Invece rimane prigioniero della Sicilia, di una cittadina brutta e provinciale, si ritrova uguale a chi è partito per disperazione ed è in questa fase dolorosa della sua vita che cresce e comprende davvero chi è e cosa vuole.

– Un altro personaggio del romanzo è Dodo, diversamente abile. Anche lui è un “emarginato” della nostra società. Per personaggi come Dodo e Mohammed potrà mai esserci, a tuo avviso, la speranza di uscire dalla marginalità?
Dodo è un ingenuo, convinto di far parte d’una cerchia di giovani, possessori di caleidoscopi, che hanno la sua stessa visione della realtà. Crede ciecamente. Ciecamente combatte. Ti giro la domanda: può un puro così non essere emarginato? Per i vari Mohammed, invece, la situazione è diversa: io credo nelle maggioranze e prevedo che un giorno gli emarginati, per forza di cose, saremo noi. Ovviamente l’integrazione sarebbe auspicabile, in entrambe le situazioni. Ma non ho grandi speranze nell’umanità, devo ammetterlo.

– Progetti per il futuro?
Ho appena finito un nuovo libro fantasy, il seguito de Il professor Scelestus. Scrivere per ragazzi mi aiuta a svuotarmi delle brutture, e ho anche iniziato una nuova storia, ma ho messo giù appena una ventina di pagine: non vale ancora la pena di parlarne.

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