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MIA FIGLIA, racconto di Giovanni Ubezio (Il Saggiatore)

marzo 21, 2012

Pubblichiamo il racconto di Giovanni Ubezio intitolato “Mia figlia”, tratto dalla raccolta di racconti “Il cane che mi guardava. E altri racconti del taxista” (Il Saggiatore, 2012).

* * *

MIA FIGLIA
di Giovanni Ubezio

Parevano molto differenti le due signore che avevo appena preso a bordo.
Quella un po’ più giovane, a parte il saluto iniziale, era taciturna e assorta nei suoi pensieri, puntava lo sguardo assente oltre il finestrino.
L’altra ha trascorso la prima parte del viaggio attaccata al telefonino; non so di che argomento stesse parlando, ma dal suo tono acceso doveva certamente trattarsi di problemi importanti.
Erano tipiche donne di periferia, non raffinatissime, persone semplici, di estrazione popolare e un’età piuttosto difficile da stabilire, indicativamente dalla mezza età in su.
Quando staccò il telefonino la signora cominciò a parlare con me dei suoi guai: «Quello che sto passando in questi anni non lo auguro nemmeno a un cane».
«Cos’è successo di tanto brutto?»
«Guardi, lasciamo perdere… Mia figlia: sono mesi che sto tribolando avanti e indietro per lei, e sono stufa.»
«Sua figlia non sta bene?»
«Non sta bene!? Ne ha sempre una. Adesso è la terza volta che tentano di farle la colonscopia, ma non riescono, perché prima le faceva male il retto, invece oggi aveva la diarrea e quindi è saltato tutto e io sono qui che sto correndo a destra e sinistra, dagli ospedali alla clinica e poi ancora al centro diagnostico. Tutto questo fra ticket e taxi mi sta costando una tombola.»
«È bello però vedere il sacrificio e le rinunce che una madre è disposta a fare per un figlio; penso che Dio gliene renderà merito.»
«Ma quale Dio!!! Se fosse per lui sarebbe già morta. L’unica cosa che mi ha fatto avere è appunto mia figlia, che però è una piaga: è da quando è nata che mi fa tribolare…»
Mentre l’amica silenziosa continuava a vivere nel mondo dei suoi pensieri guardando distrattamente fuori dal finestrino, la signora più loquace non smetteva di sfogarsi: «E poi, come se non bastasse, dopo che è guarita da una cistite, adesso è saltato fuori che ha anche problemi di ritenzione alle vie urinarie».
«Ma non può prendere un diuretico?»
«No. Siccome ha la pressione bassa, il medico mi ha detto che non si può.»
«Insomma, ci sarà pure un farmaco alternativo!»
«Certo, infatti lo sta prendendo, ma il dottore ha detto che deve andarci molto cauta perché, siccome ha un’ulcera nell’intestino crasso, il farmaco potrebbe fare male.»
«Ma quell’ulcera non si potrebbe curare?»
«Sì, ma non risolverebbe il problema alla radice, perché mi hanno detto che l’ulcera è forse causata indirettamente da una sindrome con un certo nome straniero, che mia figlia avrebbe.»
«Certo che sua figlia è messa proprio male: non gliene va bene una. Forse un pellegrinaggio a Lourdes potrebbe aiutarla!»
«E crede che non ci abbia pensato! A parte il fatto che soffre il mal di treno, poi ho ben altri pensieri che sciupare soldi portandola a spasso per Lourdes. Mi hanno sfrattata da un anno e ora vivo in un altro quartiere. Dove stavo prima, i vicini erano brave persone, per bene, educate e ci si aiutava a vicenda, invece dove sto adesso è pieno di gente pettegola e impicciona e, quando hai bisogno di aiuto, nessuno alza un dito.»
«Beh, è davvero sfortunata, ma si spera sempre che arrivino tempi migliori. Però qualche persona che ti aiuta c’è sempre: per esempio questa sua amica qui con noi è forse un po’ taciturna, però intanto le sta accanto e la segue.»
«Non è una mia amica. È lei, è mia figlia.»

Giovanni Ubezio
Il cane che mi guardava e altri racconti del taxista
ISBN 9788842817857
pp. 192
Euro 15
copyright – Il Saggiatore
riproduzione riservata

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