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Archive for aprile 2012

CONTRO I FEMMINICIDI. MAI PIÙ COMPLICI

Ho aderito, firmando la petizione (e vi invito a fare altrettanto), alla campagna promossa dal Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne.

Massimo Maugeri

* * *

da Senonoraquando

MAI PIÙ COMPLICI

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.

E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

Il Comitato Promotore SNOQ è composto da: Elisabetta Addis, Roberta Agostini, Antonella Anselmo, Cristina Biasini, Alessandra Bocchetti, Annapaola Briganti, Francesca Caferri, Patrizia Cafiero, Anna Carabetta, Rita Cavallari, Carlotta Cerquetti, Cristina Comencini, Francesca Comencini, Licia Conte, Silvia Costa, Antonella Crescenzi, Elisa Davoglio, Ilenia de Bernardis, Cecilia D’Elia, Nicoletta Dentico, Sara De Simone, Titti Di Salvo, Emma Fattorini, Valeria Fedeli, Donatella Ferrante, Alessandra Ferrando, Maddalena Fragnito, Fabrizia Giuliani, Mariella Gramaglia, Cinzia Guido, Francesca Izzo, Francesca Leone, Eva Macali, Perla Moriggi, Fabiana Pampanini, Renata Pepicelli, Flavia Perina, Marinella Perroni, Donatina Persichetti, Fabiana Pierbattista, Ilaria Ravarino, Lidia Ravera, Annamaria Riviello, Simonetta Robiony, Sofia Sabatino, Linda Laura Sabbadini, Serena Sapegno, Lunetta Savino, Giorgia Serughetti, Viviana Simonelli, Loredana Taddei, Sara Ventroni, Annalisa Rosselli.

PER ADERIRE http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N24060

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L’e-book e (è?) il futuro del libro… in ebook

L'e-Book e (è) il futuro del libroIl volume di Massimo Maugeri  “L’e-book e (è?) il futuro del libro” (Historica edizioni) è disponibile in formato ebook su Bookrepublic

L’e-book è davvero il futuro del libro? Che cos’è un libro? Un supporto cartaceo, o il suo contenuto? O entrambi? Cosa ne pensa la scrittrice Dacia Maraini? E gli operatori del settore e i giornalisti che si occupano di editoria? L’intento di Massimo Maugeri, autore del testo “L’E-book e (è?) il futuro del libro” e figura di spicco della comunicazione letteraria sul web, non è quello di proporre approfondimenti tecnici sull’e-book, ma di divulgare opinioni emotive sull’argomento.

(Il sito di Historica edizioni)
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IL MAGGIO DEI LIBRI A CATANIA

Nell’ambito dell’iniziativa “Il Maggio dei libri 2012” la Provincia Regionale di Catania ha organizzato quattro incontri coinvolgendo quattro libri con i relativi autori: Il trono vuoto” di Roberto Andò (Bompiani), “Il Principe fulvo” di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio), “Nuovi lineamenti di una psicologia dell’arte. A partire da Freud” di Stefano Ferrari (Clueb), “Voci dall’esilio” di Giuseppe Dolei (Edizioni del Prisma).
Dettagli, sulla locandina…

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NATALE TEDESCO RICORDA VINCENZO CONSOLO

NATALE TEDESCO RICORDA VINCENZO CONSOLO

Vincenzo Consolo, l’irrequietudine e il sigillo della scrittura

di Natale Tedesco

Due sono gli elementi che in generale caratterizzano e qualificano l’elaborazione inventiva, l’opera, di Vincenzo Consolo: il legame con la tradizione letteraria dei grandi siciliani che ha rappresentato la condizione umana dell’isola come mondo, ma che con una costitutiva e persistente disposizione a riscrivere la storia della Sicilia e dell’Italia, cioè portando avanti una ricognizione del suo percorso civile e politico, finisce col delineare come una controstoria nazionale. L’altro elemento è quello di una peculiare formalizzazione della scrittura isolana, la cui forte originalità è soprattutto di carattere linguistico.
L’antico è per il nostro scrittore il ritrovamento della dimora isolana, come ancestralità storica e metastorica, che, sul piano individuale, vuol dire recuperare l’infanzia dei giardini messinesi, dei carbonari dei Nebrodi. Se è vero, come affermava Salvatore Battaglia, che “Il poeta, secondo il paradigma leopardiano, è un restauratore di antiche remote impressioni, idealità, fantasmi, in cui egli si rifugia per evitare la depressione della vita presente”, sembrerebbe che Consolo viva passionalmente questa condizione.
In tutta la produzione di Vincenzo Consolo di manifestazioni vigorosamente mitopoietiche ve ne sono tantissime. Anzi si può dire che l’aspetto più precipuo della sua formalizzazione è il raccontare creativo, questo riprendere miti ricreandoli.
Alla base di questa sua ricerca mitopoietica, certo, c’è un’opzione della positività umana, del vivere sociale che merita l’impegno civile del letterato, ma la maturazione di Consolo avviene tra rifiuto della letteratura che risulta nonostante le intenzioni, sempre esornativa, e fede nella scrittura che ripostula il mondo nel suo continuo inventare. Essa si colloca nell’alveo del rapporto fra tradizione e innovazione, tra norma ed eccezione. Non è paradossale per Consolo, come per tutti i siciliani, che nella superstite fedeltà alla norma l’eversione sposi uno sperimentalismo che invece di coniugarsi con l’avanguardia, la neo avanguardia, si muove nel solco di una tradizione che pure può stare stretta.
In Sicilia, nell’arte dei siciliani, la contemporaneità si sposa con la classicità, per cui avviene quel bipolarismo tra il presente che viene mitizzato, e il mito che viene reso contemporaneo. In questo ambito lo sperimentalismo si configura ed esercita come una costante attenzione a ricercare soluzioni formali nuove, per insoddisfazione dei vecchi statuti, ma nel suo tendere al nuovo vuole costruire.
La particolarità del rapporto che Consolo istituisce tra la sua effettuale vicenda biografica e la rappresentazione letteraria che ne dà, consiste nel fatto che tale vicenda piuttosto che essere, quasi ovviamente, deterministicamente ancorata ad una situazione storica – la nostra, terribile – risulta dolorosamente uncinata da questa. In ciò è da riconoscere la condizione di sofferenza che qualifica e fa vibrare esistenzialisticamente il lavoro dello scrittore contemporaneo. Nella misura di questa sofferenza e nella modalità di esitarla, di uscirne anche, liricamente, sta il significato complesso e complessivo dell’operazione scrittoria di Consolo, cioè della sua invenzione che si costruisce sempre più in grumi di dolore e di rifiuto. L’invettiva contro il presente storico insopportabile, si coniuga, anzi ha radice in un malessere esistenziale personale, tra perdita e assenza.
Ad ogni modo in Consolo la carta della letteratura si giuoca nell’irrequietudine e questa ha il suo sigillo nella scrittura mitopoietica.

Natale Tedesco

© Letteratitudine

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ANTHONY GLAVIN a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Anthony Glavin nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Anthony Glavin in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Valeria Lo Forte

IL VIAGGIO di ANTHONY GLAVIN

On the Road Again: Thoughts on the Creative Journey
by Anthony Glavin

‘The end is nothing, the road is all. In fact, the road and end are literally one.’ Death Comes to the Archbishop, Willa Cather

‘Lately it occurs to me what a long, strange trip it’s been’.

‘Truckin’ by The Grateful Dead


I’m not sure  it’s possible for me to pinpoint the inception of something like a ‘creative journey’, but let’s say it begins on a Greyhound bus pulling out of its Boston depot on Tuesday, July 5, 1966.  Being a Virgo, of course, I’d even noted the time—8:45 p.m.—on the first page of a soft-cover, thread-bound, reporter-style, notebook that served as a journal on that first, storied, road trip all those years ago. Proud possessor of a $99 Dollar/99 Day Bus Pass, I’ll spend the next ten weeks both bussing and hitch-hiking some 8,500 miles around the continental USA, along with a short trip north of the border into Canada, via ferry to the lovely town of Victoria, on Vancouver Island, British Columbia.  I am nineteen, utterly clueless in most every way, but apparently adventurous, and adventures I’ll find aplenty.

The first page or two of that journal are given over to describing fellow bus passengers,  “a small cowboy in violet shirt particularly obnoxious” and “a 25-year-old African-American, off to Chicago to start a new life”, together with a notation that ‘Ohio and Indiana are all fields, barns and big cloud-filled sky”.  My first stop is a lakeside resort in Wisconsin, where I plan to spend the weekend visiting Clement, a university pal who has a summer job washing dishes there. However, I fall head over heels for Linda, a waitress at the resort, “auburn hair & fantastic laugh”, so signing on as a temporary bus boy, I clear tables for ten or twelve days, before I say goodbye to Clement and Linda both, and thumb a lift to the Greyhound bus station in Milwaukee. Pulling out my magic $99 Bus Pass, I then ride all the way to Billings Montana, where I hop off and hitch down to Yellowstone National Park, where I camp for a couple of nights, noting down a “rather large black bear passing within 12 feet of where I was unrolling my sleeping bag’.

I take note in my journal later that week of the majestic sunset—“dark purple clouds with a pink fringe” on the “golden mountains” at Lake Solitude in the Grand Tetons, whose  10,000-feet altitude makes me “feel high, 3 or 4 beers worth anyways”.  In fact, the light and colour show moves me to tears, and I recognise the next year at university some of what I was feeling that evening upon encountering what the English poet Wordsworth wrote about the sense of “the sublime” that he and the other Romantic poets experienced upon first visiting the Alps.
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CELIA DE FRÉINE a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Celia de Fréine nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Celia de Fréine in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Valeria Lo Forte

IL VIAGGIO di CELIA DE FRÉINE

The Creative Journey di Celia de Fréine

It’s thirty years now since I translated The Midnight Court, a poem of around 1,000 lines, written in Irish by Brian Merriman in or around 1780, in which the sexual mores of the day are debated. At the time I didn’t realise that this was the beginning of a creative journey; had I done so, I might have turned on my heel and fled.

Looking back on the ten years that followed, it’s as though I’d entered a quagmire where bogland dragged me down at every turn and mastiffs snarled anytime I tried to gain entry to any establishment where recognition or support might be on offer.

During this time I wrote several plays, all of which were performed in venues which, for the most part, no longer exist. Critics did not smile on my efforts, and submissions to theatrical establishments, often accompanied by notes of invective, found their way back to my letter box as surely as a homing pigeon returns to its loft.

This was thirty years ago when writing was not the industry it is today: classes and workshops were few and far between and the support of peers was unheard of. But I kept on fielding the insults and going back for more – the need to suffer most likely the result of my Catholic upbringing.

I should mention that at this time I was teaching also – working with Travellers, in the prisons and with women’s group. Myself and a friend and colleague, Phyl Herbert, put together a volume of short plays Literacy, Language and Role Play geared towards the adult learner such as those we were working with.
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NIAMH MACALISTER a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Niamh MacAlister nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Niamh MacAlister in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Barbara Gozzi e Federica Sgaggio

IL VIAGGIO di Niamh MacAlister

Reflections on a Journey –  di Niamh MacAlister

It is the kind of thing that’s hard to explain; the curve of a lover’s body, the shape of a line on the page, the route of the path the word travelled on, the shape of my own life because of it.

It is as difficult to find the moments of peace to sit down and write as it is to put the actual word on the page. And yet without that moment, or the search for it, there is no peace.

These are some of the things that made me stay at the inn for too long – a destructive relationship, an unshakeable lack of believe, rejection upon rejection upon rejection, work, laziness, the fear of never being the kind of writer I dream of being, life.

And what is that intangible thing that makes you put one foot in front of the other?

The whiteness is as vast as any black hole or galaxy. It is the shapeless mould of my dreams.
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