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Archive for aprile 2012

CONTRO I FEMMINICIDI. MAI PIÙ COMPLICI

Ho aderito, firmando la petizione (e vi invito a fare altrettanto), alla campagna promossa dal Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne.

Massimo Maugeri

* * *

da Senonoraquando

MAI PIÙ COMPLICI

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.

E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

Il Comitato Promotore SNOQ è composto da: Elisabetta Addis, Roberta Agostini, Antonella Anselmo, Cristina Biasini, Alessandra Bocchetti, Annapaola Briganti, Francesca Caferri, Patrizia Cafiero, Anna Carabetta, Rita Cavallari, Carlotta Cerquetti, Cristina Comencini, Francesca Comencini, Licia Conte, Silvia Costa, Antonella Crescenzi, Elisa Davoglio, Ilenia de Bernardis, Cecilia D’Elia, Nicoletta Dentico, Sara De Simone, Titti Di Salvo, Emma Fattorini, Valeria Fedeli, Donatella Ferrante, Alessandra Ferrando, Maddalena Fragnito, Fabrizia Giuliani, Mariella Gramaglia, Cinzia Guido, Francesca Izzo, Francesca Leone, Eva Macali, Perla Moriggi, Fabiana Pampanini, Renata Pepicelli, Flavia Perina, Marinella Perroni, Donatina Persichetti, Fabiana Pierbattista, Ilaria Ravarino, Lidia Ravera, Annamaria Riviello, Simonetta Robiony, Sofia Sabatino, Linda Laura Sabbadini, Serena Sapegno, Lunetta Savino, Giorgia Serughetti, Viviana Simonelli, Loredana Taddei, Sara Ventroni, Annalisa Rosselli.

PER ADERIRE http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N24060

L’e-book e (è?) il futuro del libro… in ebook

L'e-Book e (è) il futuro del libroIl volume di Massimo Maugeri  “L’e-book e (è?) il futuro del libro” (Historica edizioni) è disponibile in formato ebook su Bookrepublic

L’e-book è davvero il futuro del libro? Che cos’è un libro? Un supporto cartaceo, o il suo contenuto? O entrambi? Cosa ne pensa la scrittrice Dacia Maraini? E gli operatori del settore e i giornalisti che si occupano di editoria? L’intento di Massimo Maugeri, autore del testo “L’E-book e (è?) il futuro del libro” e figura di spicco della comunicazione letteraria sul web, non è quello di proporre approfondimenti tecnici sull’e-book, ma di divulgare opinioni emotive sull’argomento.

(Il sito di Historica edizioni)
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IL MAGGIO DEI LIBRI A CATANIA

Nell’ambito dell’iniziativa “Il Maggio dei libri 2012” la Provincia Regionale di Catania ha organizzato quattro incontri coinvolgendo quattro libri con i relativi autori: Il trono vuoto” di Roberto Andò (Bompiani), “Il Principe fulvo” di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio), “Nuovi lineamenti di una psicologia dell’arte. A partire da Freud” di Stefano Ferrari (Clueb), “Voci dall’esilio” di Giuseppe Dolei (Edizioni del Prisma).
Dettagli, sulla locandina…

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NATALE TEDESCO RICORDA VINCENZO CONSOLO

NATALE TEDESCO RICORDA VINCENZO CONSOLO

Vincenzo Consolo, l’irrequietudine e il sigillo della scrittura

di Natale Tedesco

Due sono gli elementi che in generale caratterizzano e qualificano l’elaborazione inventiva, l’opera, di Vincenzo Consolo: il legame con la tradizione letteraria dei grandi siciliani che ha rappresentato la condizione umana dell’isola come mondo, ma che con una costitutiva e persistente disposizione a riscrivere la storia della Sicilia e dell’Italia, cioè portando avanti una ricognizione del suo percorso civile e politico, finisce col delineare come una controstoria nazionale. L’altro elemento è quello di una peculiare formalizzazione della scrittura isolana, la cui forte originalità è soprattutto di carattere linguistico.
L’antico è per il nostro scrittore il ritrovamento della dimora isolana, come ancestralità storica e metastorica, che, sul piano individuale, vuol dire recuperare l’infanzia dei giardini messinesi, dei carbonari dei Nebrodi. Se è vero, come affermava Salvatore Battaglia, che “Il poeta, secondo il paradigma leopardiano, è un restauratore di antiche remote impressioni, idealità, fantasmi, in cui egli si rifugia per evitare la depressione della vita presente”, sembrerebbe che Consolo viva passionalmente questa condizione.
In tutta la produzione di Vincenzo Consolo di manifestazioni vigorosamente mitopoietiche ve ne sono tantissime. Anzi si può dire che l’aspetto più precipuo della sua formalizzazione è il raccontare creativo, questo riprendere miti ricreandoli.
Alla base di questa sua ricerca mitopoietica, certo, c’è un’opzione della positività umana, del vivere sociale che merita l’impegno civile del letterato, ma la maturazione di Consolo avviene tra rifiuto della letteratura che risulta nonostante le intenzioni, sempre esornativa, e fede nella scrittura che ripostula il mondo nel suo continuo inventare. Essa si colloca nell’alveo del rapporto fra tradizione e innovazione, tra norma ed eccezione. Non è paradossale per Consolo, come per tutti i siciliani, che nella superstite fedeltà alla norma l’eversione sposi uno sperimentalismo che invece di coniugarsi con l’avanguardia, la neo avanguardia, si muove nel solco di una tradizione che pure può stare stretta.
In Sicilia, nell’arte dei siciliani, la contemporaneità si sposa con la classicità, per cui avviene quel bipolarismo tra il presente che viene mitizzato, e il mito che viene reso contemporaneo. In questo ambito lo sperimentalismo si configura ed esercita come una costante attenzione a ricercare soluzioni formali nuove, per insoddisfazione dei vecchi statuti, ma nel suo tendere al nuovo vuole costruire.
La particolarità del rapporto che Consolo istituisce tra la sua effettuale vicenda biografica e la rappresentazione letteraria che ne dà, consiste nel fatto che tale vicenda piuttosto che essere, quasi ovviamente, deterministicamente ancorata ad una situazione storica – la nostra, terribile – risulta dolorosamente uncinata da questa. In ciò è da riconoscere la condizione di sofferenza che qualifica e fa vibrare esistenzialisticamente il lavoro dello scrittore contemporaneo. Nella misura di questa sofferenza e nella modalità di esitarla, di uscirne anche, liricamente, sta il significato complesso e complessivo dell’operazione scrittoria di Consolo, cioè della sua invenzione che si costruisce sempre più in grumi di dolore e di rifiuto. L’invettiva contro il presente storico insopportabile, si coniuga, anzi ha radice in un malessere esistenziale personale, tra perdita e assenza.
Ad ogni modo in Consolo la carta della letteratura si giuoca nell’irrequietudine e questa ha il suo sigillo nella scrittura mitopoietica.

Natale Tedesco

© Letteratitudine

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ANTHONY GLAVIN a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Anthony Glavin nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Anthony Glavin in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Valeria Lo Forte

IL VIAGGIO di ANTHONY GLAVIN

On the Road Again: Thoughts on the Creative Journey
by Anthony Glavin

‘The end is nothing, the road is all. In fact, the road and end are literally one.’ Death Comes to the Archbishop, Willa Cather

‘Lately it occurs to me what a long, strange trip it’s been’.

‘Truckin’ by The Grateful Dead


I’m not sure  it’s possible for me to pinpoint the inception of something like a ‘creative journey’, but let’s say it begins on a Greyhound bus pulling out of its Boston depot on Tuesday, July 5, 1966.  Being a Virgo, of course, I’d even noted the time—8:45 p.m.—on the first page of a soft-cover, thread-bound, reporter-style, notebook that served as a journal on that first, storied, road trip all those years ago. Proud possessor of a $99 Dollar/99 Day Bus Pass, I’ll spend the next ten weeks both bussing and hitch-hiking some 8,500 miles around the continental USA, along with a short trip north of the border into Canada, via ferry to the lovely town of Victoria, on Vancouver Island, British Columbia.  I am nineteen, utterly clueless in most every way, but apparently adventurous, and adventures I’ll find aplenty.

The first page or two of that journal are given over to describing fellow bus passengers,  “a small cowboy in violet shirt particularly obnoxious” and “a 25-year-old African-American, off to Chicago to start a new life”, together with a notation that ‘Ohio and Indiana are all fields, barns and big cloud-filled sky”.  My first stop is a lakeside resort in Wisconsin, where I plan to spend the weekend visiting Clement, a university pal who has a summer job washing dishes there. However, I fall head over heels for Linda, a waitress at the resort, “auburn hair & fantastic laugh”, so signing on as a temporary bus boy, I clear tables for ten or twelve days, before I say goodbye to Clement and Linda both, and thumb a lift to the Greyhound bus station in Milwaukee. Pulling out my magic $99 Bus Pass, I then ride all the way to Billings Montana, where I hop off and hitch down to Yellowstone National Park, where I camp for a couple of nights, noting down a “rather large black bear passing within 12 feet of where I was unrolling my sleeping bag’.

I take note in my journal later that week of the majestic sunset—“dark purple clouds with a pink fringe” on the “golden mountains” at Lake Solitude in the Grand Tetons, whose  10,000-feet altitude makes me “feel high, 3 or 4 beers worth anyways”.  In fact, the light and colour show moves me to tears, and I recognise the next year at university some of what I was feeling that evening upon encountering what the English poet Wordsworth wrote about the sense of “the sublime” that he and the other Romantic poets experienced upon first visiting the Alps.
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CELIA DE FRÉINE a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Celia de Fréine nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Celia de Fréine in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Valeria Lo Forte

IL VIAGGIO di CELIA DE FRÉINE

The Creative Journey di Celia de Fréine

It’s thirty years now since I translated The Midnight Court, a poem of around 1,000 lines, written in Irish by Brian Merriman in or around 1780, in which the sexual mores of the day are debated. At the time I didn’t realise that this was the beginning of a creative journey; had I done so, I might have turned on my heel and fled.

Looking back on the ten years that followed, it’s as though I’d entered a quagmire where bogland dragged me down at every turn and mastiffs snarled anytime I tried to gain entry to any establishment where recognition or support might be on offer.

During this time I wrote several plays, all of which were performed in venues which, for the most part, no longer exist. Critics did not smile on my efforts, and submissions to theatrical establishments, often accompanied by notes of invective, found their way back to my letter box as surely as a homing pigeon returns to its loft.

This was thirty years ago when writing was not the industry it is today: classes and workshops were few and far between and the support of peers was unheard of. But I kept on fielding the insults and going back for more – the need to suffer most likely the result of my Catholic upbringing.

I should mention that at this time I was teaching also – working with Travellers, in the prisons and with women’s group. Myself and a friend and colleague, Phyl Herbert, put together a volume of short plays Literacy, Language and Role Play geared towards the adult learner such as those we were working with.
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NIAMH MACALISTER a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Niamh MacAlister nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Niamh MacAlister in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Barbara Gozzi e Federica Sgaggio

IL VIAGGIO di Niamh MacAlister

Reflections on a Journey –  di Niamh MacAlister

It is the kind of thing that’s hard to explain; the curve of a lover’s body, the shape of a line on the page, the route of the path the word travelled on, the shape of my own life because of it.

It is as difficult to find the moments of peace to sit down and write as it is to put the actual word on the page. And yet without that moment, or the search for it, there is no peace.

These are some of the things that made me stay at the inn for too long – a destructive relationship, an unshakeable lack of believe, rejection upon rejection upon rejection, work, laziness, the fear of never being the kind of writer I dream of being, life.

And what is that intangible thing that makes you put one foot in front of the other?

The whiteness is as vast as any black hole or galaxy. It is the shapeless mould of my dreams.
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LIA MILLS a BABELIT

Questo post contiene il contributo di Lia Mills nell’ambito del dibattito in doppia lingua – inglese e italiano – organizzato nello spazio di Letteratitudine chiamato BABELIT, dedicato all’incontro con autori non italiani. Di seguito, l’articolo di Lia Mills in lingua originale e la traduzione in lingua italiana di Federica Sgaggio

IL VIAGGIO di LIA MILLS

My Life as a Parcel di Lia Mills

When I was a child, we had a kitchen drawer where we kept all the random things that my mother – who’d lived through more than one war – couldn’t bring herself to throw away: sheets of brown paper and lengths of twine; broken pencils and worn elastic bands; my father’s glasses, with the one cracked lens; my grandmother’s teeth. You never knew when these things might come in handy.

When parcels came to the house, it could take ages to unravel the knots from the strings that tied them. We never cut that string, no matter how tight the knots, or how impatient we were to discover what was hidden inside the layers of brown paper.  There might be a coat, or a good wool cardigan outgrown by a cousin; christmas presents from America; sweets from England, if we were lucky: Spangles and Mars Bars, Opal Fruits and Mints.  Sometimes we got packets of seeds. We planted these with enthusiasm, but since no one remembered to water them, they rarely made it above ground. We preserved the wrapping paper. When the time came to use it again, we’d turn it, so the writing faced inwards, fold it around whatever we were posting away in our turn, then tie it up as tight and fierce as any package that ever came to us. Those parcels smelled of scorched ink, secrets, adventure.

Because of the way things were (dead father, working mother, too many children), arrangements for looking after us were complicated. School terms were simple enough, we were dispatched to different boarding schools. But holidays were a problem.  Relatives, friends and strangers had to be roped in to look after us from one week to the next, until we were old enough to look after ourselves.

This is how it was: you never knew where you’d find yourself next, or with whom. You’d wake up one day in a room with a half-door that opened to a beach in Wicklow. Then you’d be in the west of Ireland, surrounded by people speaking a thrilling language you didn’t understand.  Black-shawled women would stop you in the road to send you for rashers and tobacco in a shop where men leaned over pints of stout at the counter all day long. In Kildare you learned how to foot turf and save hay, and in Meath you fell asleep in a barn listening to horses warm the air beneath you with their velvety breath. You went to american wakes in the west, went fishing in leaky boats around the coast, and in the midlands there were cattle marts, where you pitied the soft eyes and low voices of calves calling for their mothers.  You were sent to the well for water, made whistles out of grass, harvested stones from every beach you ever walked on. You learned to loathe jellyfish and to love the feel of dried cow-dung on the hardening soles of your feet.  You were always on the move, you met too many people, you didn’t know where you belonged.
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IL MAGGIO DEI LIBRI 2012

IL MAGGIO DEI LIBRI 2012

Leggere fa crescere

23 aprile / 23 maggio

Fuggiamo insieme.
Cresciamo insieme.
Con i libri e la lettura.

I libri sbocciano in maggio. Perché se in questo mese la natura si risveglia, lo stesso capita alla voglia di leggere. Leggere fa crescere: è questo lo spirito de Il Maggio dei libri, la grande campagna nazionale che inizia il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO, e culmina il 23 maggio con la Festa del libro.

Promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni Culturali con il sostegno dell’AIE-Associazione Italiana Editori, in collaborazione con partner istituzionali (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Unione delle Province d’Italia, Associazione Nazionale Comuni Italiani) e con i soggetti storicamente legati al mondo dei libri e della lettura (Associazione Librai Italiani, Associazione Italiana Biblioteche), l’edizione 2012 si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

Lo scopo della campagna è quello di portare il libro fra la gente, distribuirlo e farlo conoscere arricchendolo di un forte valore sociale e affettivo. E favorire così l’abitudine alla lettura: dalle grandi città ai piccoli centri, regioni, province, comuni, scuole, biblioteche, associazioni culturali, case editrici, librerie, circoli di lettori, promuovono iniziative per intercettare anche persone che di solito non leggono. Il libro come amico, compagno di viaggio, amante.

Straordinarie la varietà e la fantasia delle iniziative organizzate spontaneamente dagli enti aderenti e registrate sul sito della campagna www.ilmaggiodeilibri.it . Il Maggio dei libri si sviluppa in luoghi “dedicati” come biblioteche, librerie, scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze, nei parchi cittadini, nelle carceri, negli ospedali, sugli autobus. Quest’anno, in particolare, anche in luoghi insoliti come i supermercati e gli ipermercati dell’Unicoop Tirreno, i treni Frecciarossa e le piccole stazioni ferroviarie. Ovunque si possa aprire un libro, c’è spazio per la lettura. Chiunque ami i libri, può essere promotore e testimonial, organizzando gli eventi o partecipandovi e contribuendo così a diffondere l’idea della campagna: autori e lettori, editori e librai, istituzioni e associazioni, radio e giornali, appassionati e curiosi, tutti insieme.

Come ogni campagna che si rispetti, anche Il Maggio dei libri ha i suoi slogan, le sue suggestioni. In particolare, un’idea forte: Leggere fa crescere. Ma uno slogan non basta a esprimere il piacere e il valore della lettura, così è nata l’esigenza di suggerire varie interpretazioni nei visual collegati alla campagna. La prima propone un libro aperto che lascia cadere un nastrino rosso annodato, un segnalibro che allude a una corda con la quale “evadere” e soprattutto allude al piacere che si prova leggendo un libro che ti prende e ti porta via. L’immagine è accompagnata dal claim Fuggiamo insieme. A questa si affiancano altre tre proposte di visual ispirati ad altri tre temi conduttori, il viaggio, l’amore, il cibo: ciascuno può adottare quella più aderente alle proprie esigenze. A disposizione di chi aderisce alla campagna ci sono infatti diversi soggetti, a libera scelta: una valigia rossa accompagnata dal claim Se ami viaggiare, un cielo cosparso di cuoricini di carta con il claim Amore a primo libro, un dolce aperto su una pagina dei Promessi sposi con il claim Abbuffatevi. Un invito, insomma, a moltiplicare le modalità con le quali partecipare alla grande campagna sulla lettura. Tanti slogan, insomma, anche per sottolineare il modello aperto di una campagna che quest’anno più che mai naviga on line e si rivolge alla scuola e ai giovani, a sottolineare l’importanza formativa della lettura e la necessità di trasmetterne l’abitudine tra le nuove generazioni. Uno spazio importante è infatti riservato al Web, laboratorio sempre più vivace, innovativo e dinamico dove crescono i lettori di domani, tra ebook e social network. A questo proposito, la campagna garantisce una forte presenza online, in particolare su Facebook.

GLI EVENTI
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ELEGIA DELLE DONNE MORTE di Beatrice Monroy

Elegia delle donne morte” di Beatrice Monroy (Navarra Editore, 2011)

di Massimo Maugeri

elegia copertinaUn fuoco devasta le montagne attorno alla città, qualcuno ne approfitta per dare fuoco al grande Archivio, memoria di una città senza nome, una città fantasma e clone di Palermo. Chi ha dato fuoco all’Archivio? E perché? Uno sparuto gruppo di donne si ritrova davanti al portone, la perpetua apre e le fa accomodare, le anziane hanno il velo in testa, le giovani no, tutte hanno lo sguardo impaurito e una gran fretta di confessarsi. A una a una si avvicinano al confessionale dove le attende il prete, nervoso anche lui, non gli hanno dato neanche il tempo di prendere il caffè. Parlano, parlano, si alzano e vanno a pregare davanti al Cristo appeso sull’altare con le carni sanguinanti. Sono donne che non ce l’hanno fatta, donne perdenti che, trovandosi a un bivio cruciale della loro vita, si sono ritratte affogando nel silenzio. Attraverso le confessioni si dipanano le storie di donne contemporanee di varie età, appartenenti a mondi diversi, tenute insieme dal ricordo di un incendio in un’estate di scirocco e narrate in un umido inverno d’abbandono.

– Beatrice, chi sono le donne di questo tuo libro?
Sono donne che in qualche modo si sono trovate in un bivio doloroso del loro cammino e invece di andare avanti, hanno preferito tornare indietro e salvare “le apparenze”, affogando la loro vita nel silenzi.

– Come nasce l’idea del “confessionale”?
Il confessionale è un luogo dove è possibile sussurrare la verità e nello stesso tempo avere l’impressione di non averla detta. E’ un luogo segreto così come segrete sono e rimangono le loro vite.

– Che rapporto c’è, a tuo avviso, tra “silenzio” e “senso di colpa”?
Purtroppo noi donne veniamo cresciute nell’idea che se ci capitano eventi violenti, in qualche modo siamo colpevoli e quindi ci ritraiamo. Il silenzio è spesso il frutto di tutto questo

– Ritengo che l’idea dell’incendio abbia un forte valore metaforico (così come quello delle confessioni). È così? Cosa rappresenta l’incendio?
Sì, certo, l’incendio è la fine di un mondo, o meglio la fine del tentativo di salvare la memoria. Uno smacco totale perché non si salva niente.

– Secondo te, in generale… fino a che punto, nella letteratura odierna, la metafora può ancora esprimere il suo potenziale evocativo?
La metafora è molto pericolosa, io credo che sia meglio parlare con la verità, bisogna usarla con grande attenzione perché anch’essa spesso è utilizzata per non dire come stanno veramente le cose.

– Le donne di questo tuo libro sono “perdenti”. Quale potrebbe essere, a tuo avviso, l’identikit della donna “vincente” del nuovo millennio?
Colei che si prende la responsabilità delle proprie azioni e che guarda il mondo dal suo angolo di donna…

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I 12 dello Strega 2012

premio stregaIl Comitato direttivo del Premio Strega  ha selezionato le dodici opere che si disputeranno la LXVI edizione del Premio. Eccole:

La logica del desiderio (Giiulio Perrone editore) di Giuseppe Aloe
Il silenzio dell’onda (Rizzoli) di Gianrico Carofiglio
Così in terra (Dalai editore) di Davide Enia
Nel tempo di mezzo (Einaudi) di Marcello Fois
La colpa (Newton Compton) di Lorenza Ghinelli
Malacrianza (Nutrimenti) di Giovanni Greco
Il corridoio di legno (Voland) di Giorgio Manacorda
La rabbia (Transeuropa) di Marco Mantello
La scomparsa di Lauren Armstrong (Fandango) di Gaia Manzini
La sesta stagione (Cavallo di ferro) di Carlo Pedini
Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori) di Alessandro Piperno
Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) di Emanuele Trevi

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CCA SUGNU, di Alfio Patti

CCA SUGNU, di Alfio Patti
Prova d’Autore, 2012 – pag. 80 – euro 10

È in libreria “Cca sugnu” (Eccomi), edito da “Prova d’Autore”: il nuovo libro di versi di Alfio Patti (nella foto), artista poliedrico, soprannominato l’aedo dell’Etna.
Un estratto della prefazione del libro, firmata da Salvatore Di Marco, è stata pubblicata su “La poesia e lo spirito

Il volume sarà presentato a Catania, sabato 21 aprile, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (h. 18)

Di seguito, un’intervista all’autore…

Massimo Maugeri

– Alfio, parlaci di questa tua nuova silloge “Cca sugnu”. Come nasce? Qual è il “filo conduttore”?

Cca sugnu (Eccomi) chiude un’ ideale trilogia che comprende Nudi e crudi e Jennuvinennu. La prima raccolta fu pubblicata nel 2006, la seconda nel 2009 e ora questa del 2012. Intervalli di tre anni, un caso? La sua presentazione avverrà il 21 aprile, un giorno senza luna, volutamente.

Il filo conduttore è la denuncia dei mali del nostro tempo, un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia: una sveglia alle coscienze assopite, monito e incitamento, forte e spavalda come solo la parola del poeta può essere. Niente che assomigli al disfattismo, però, perché il tutto è pervaso da una sottile speranza, quella in una nuova alleanza (Sunteleya), culminante nell’avvento di un uomo-guerriero, capace di rinnovare e di salvare, nato da una vergine.

Cito un verso del libro, scritto prima in sanscrito e poi in siciliano: “Voltes qoi iudai dedaied apoteron” – Chiddu ca torna a casa d’â guerra si po’ curcari ccu na vergini – (Colui che torna a casa dalla guerra può giacere con una vergine). In questo caso il richiamo alla vergine e quindi alla purezza, all’inviolato, può rappresentare un nuovo inizio; iniziare dall’incontaminato e insieme ad un guerriero; un uomo fatto di carne e sangue; perché dalla loro unione possa nascere un uomo nuovo che miri ad una nuova Sunteleya e alla pace.

Il “Cca sugnu” si richiama al desiderio che l’umanità oggi ha di un nuovo messia, di un nuovo profeta, di un nuovo “umanesimo”, perché l’uomo ritorni al centro del mondo e della vita.

“Cca sugnu” è anche la risposta “malandrina” di chi vuole resistere a una minaccia o a una prepotenza, ma anche la risposta bonaria a chi chiede “come si va”, e ancora l’affermazione decisa di chi non s’arrende alle traversie della vita. Leggi tutto…

Settimana dei libri e maggio della Cultura a Siracusa

XIV SETTIMANA DELLA CULTURA • SIRACUSA 14-21 APRILE 2012
IL MAGGIO DEI LIBRI • SIRACUSA 23 APRILE–23 MAGGIO 2012

ASSOCIAZIONE SICILIANA EDITORI

LIBRARTE AL MUSEO
“Librarte al museo” vuole essere “una esposizione” di libri d’arte, editi in Italia, nel percorso di un museo.
I libri inviati dagli editori verranno esposti, per argomento, nei seguenti luoghi:
• Galleria Regionale di Palazzo Bellomo (libri d’arte medievale e moderna).
• Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”(libri d’archeologia e storia antica).
• Galleria Civica d’Arte Contemporanea (libri e cataloghi di arte contemporanea).
• Chiesa di Santa Lucia alla Badia (libri su Caravaggio e caravaggeschi).
• Chiesa di S. Filippo alla Giudecca (libri religiosi).

IL MAGGIO DEI LIBRI
“Il maggio dei libri” è una campagna nazionale di promozione della lettura promossa dal Centro per il
Libro e la Lettura del Ministero per i Beni Culturali, a cui l’Associazione Siciliana Editori aderisce, d’intesa
con l’Assessorato per le Politiche Culturali del Comune di Siracusa. L’esposizione dei libri d’arte pertanto
sarà prolungata sino a tutto il 23 maggio.

LIBRARTE AL MUSEO
nasce nel dicembre 2010 da un’idea di Arnaldo Lombardi e di Mariella Muti e oggi se ne ripropone la
seconda edizione, in collaborazione con l’Associazione Siciliana Editori, e con l’Assessorato per le Politiche
Culturali del Comune di Siracusa, d’intesa con le Direzioni del Museo Regionale di Palazzo Bellomo e del
Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”. L’evento è stato inserito nel programma per la XIV Settimana
della Cultura del Ministero dei Beni Culturali ed è stato chiesto altresì il Patrocinio gratuito all’Assessorato
Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.
L’inaugurazione dell’evento si terrà a Siracusa Sabato 14 aprile, ore 10, nella Sala Borsellino del Palazzo del
Senato e si aprirà, dopo il saluto delle Autorità, con la conferenza Consolo, la figura e l’opera che terrà Natale
Tedesco, professore emerito della Università di Palermo. Seguirà la consegna del Premio Librarte 2012
all’editore Mario Ciancio per il libro di Liliane Dufour “Le Porte della Città in Sicilia”, dicembre 2011.
Alle 12 si procederà all’apertura della mostra di fotografie di Giuseppe Leone Siracusa per Consolo, presentata
dal giornalista Francesco Prestifilippo.

IL MAGGIO DEI LIBRI
In occasione de “Il maggio dei Libri” saranno promossi incontri con gli autori sia nella città di Siracusa che
al Salone del Libro di Torino, nella saletta conferenze prevista nell’area dello Stand della Regione Sicilia.
Il programma torinese in fieri prevederà anche un incontro con i vincitori del Premio Vittorini.

Il presidente
(Arnaldo Lombardi)

© Letteratitudine

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Categorie:Eventi

Torna UNA MARINA DI LIBRI: Palermo, 1-3 giugno 2012

Un gioco a squadre sul mondo dei libri e un concorso per booktrailer danno il via al festival del libro di Palermo.

 Ritorna dall’1 al 3 giugno allo Steri di PalermoUna Marina di Libri“, festival del libro promosso dal CCN Piazza Marina&dintorni e da Navarra Editore e patrocinato dall’Università degli Studi di Palermo. Una “Marina di Libri” prevede una formula originale che affianca una fiera della piccola e media editoria indipendente che animerà il chiostro dello Steri durante le tre giornate a un vero e proprio festival letterario che vedrà il susseguirsi ogni giorno, dalle 10 di mattina a mezzanotte, di numerosi eventi per tutte le età e linguaggi diversi – non solo libri, ma anche musica, teatro, fotografia, cinema.

L’edizione 2011 ha visto la partecipazione di più di diecimila visitatori e quaranta case editrici indipendenti da tutta Italia, e più di cento iniziative realizzate nelle tre giornate: presentazioni, reading, incontri con gli autori, laboratori artistico-creativi per bambini, letture animate, incontri professionali, dibattiti tematici, mostre, passeggiate letterarie, giochi e concorsi.

“Per la nuova edizione – racconta Ottavio Navarra, tra i promotori della manifestazione – stiamo preparando un fitto calendario di presentazioni di autori italiani e stranieri, con numerose anteprime nazionali, incontri e dibattiti tematici. Saranno con noi le migliori realtà d’Italia: case editrici indipendenti di qualità, esperti del settore, critici e scrittori. E come sempre tantissimi eventi collaterali che hanno l’obiettivo di rendere i visitatori protagonisti attivi e non passivi della manifestazione e avvicinare il grande pubblico ai libri e al mondo della lettura e dell’editoria attraverso linguaggi non convenzionali, attraverso il gioco e la creatività”
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I 18 libri candidati allo STREGA 2012

premio stregaSono 18 le opere presentate al LXVI Premio Strega – promosso dalla
Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega – dagli Amici della domenica,  lo storico corpo votante che dal 1947 attribuisce il riconoscimento a un libro di narrativa italiana pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso.
Il Comitato direttivo del Premio, composto da due esponenti della Fondazione Bellonci, due rappresentanti di Strega Alberti S.p.A., tre autori premiati e due personalità dei 400 Amici della domenica, si riunirà martedì 17 aprile per selezionare tra le proposte degli Amici i 12 libri che si disputeranno la sessantaseiesima edizione.

Il Comitato è composto da Alessandro Barbero, Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Tullio De Mauro (presidente), Giuseppe De Rita, Fabiano Fabiani, Alberto Foschini, Dino Gasperini, Melania G. Mazzucco, Ugo Riccarelli.

Questi i libri candidati:
1. La logica del desiderio (Perrone) di Giuseppe Aloe
Presentato da Alessandro Masi e Walter Mauro

2. Il silenzio dell’onda (Rizzoli) di Gianrico Carofiglio
Presentato da Rosellina Archinto e Ferruccio De Bortoli

3. La fame delle donne (Manni) di Marosia Castaldi
Presentato da Cesare Milanese e Francesca Pansa

4. Piccolo testamento (Laurana) di Gabriele Dadati
Presentato da Gherardo Colombo e Romano Montroni

5. Così in terra (Dalai) di Davide Enia
Presentato da Roberto Alajmo e Gianni Borgna

6. Nel tempo di mezzo (Einaudi) di Marcello Fois
Presentato da Marino Sinibaldi e Domenico Starnone

7. La colpa (Newton Compton) di Lorenza Ghinelli
Presentato da Giuseppe Leonelli e Sergio Santoro

8. Malacrianza (Nutrimenti) di Giovanni Greco
Presentato da Paolo Di Stefano e Gabriele Pedullà

9. L’ultima passeggiata (Mursia) di Gabriella Guidi Gambino
Presentato da Gianni Letta e Paolo Marconi

10. Il corridoio di legno (Voland) di Giorgio Manacorda
Presentato da Enzo Golino e Claudio Strinati

11. La rabbia (Transeuropa) di Marco Mantello
Presentato da Raffaella Morselli e Lorenzo Pavolini

12. La scomparsa di Lauren Armstrong (Fandango) di Gaia Manzini
Presentato da Luca Canali e Giuseppe Patota

13. Luna di notte (Gremese) di Amos Mattio
Presentato da Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi

14. La sesta stagione (Cavallo di ferro) di Carlo Pedini
Presentato da Arnaldo Colasanti e Renato Minore

15. Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori) di Alessandro Piperno
Presentato da Giorgio Ficara e Raffaele Manica

16. Amorino (Bompiani) di Isabella Santacroce
Presentato da Enrico Ghezzi e Angelo Guglielmi

17. Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) di Emanuele Trevi
Presentato da Raffaele La Capria e Francesco Piccolo

18. Il vuoto intorno (Il foglio letterario) di Claudio Volpe
Presentato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli

Martedì 17 aprile, al termine della riunione del Comitato direttivo, verrà annunciata la rosa dei 12 libri candidati, che saranno presentati giovedì 26 aprile al Teatro San Marco di Benevento.

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ADDIO, MIRIAM MAFAI

Ci lascia la giornalista e scrittrice Miriam Mafai

Era nata a Firenze, il 2 febbraio 1926. Muore, oggi, 9 aprile 2012, a Roma, all’età di 86 anni. Miriam Mafai è stata una giornalista, scrittrice e politica italiana, tra i fondatori de la Repubblica e per trent’anni compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del PCI.

da Wikipedia Italia

Assieme alle sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all’antifascismo sin dagli anni trenta. Con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio.
A seguito dell’8 settembre 1943, Miriam partecipa alla Resistenza antifascista a Roma, distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca e lavorando, dal 1944, presso l’ufficio stampa del neo istituito ministero dell’Italia occupata, diretto da Mauro Scoccimarro, dove incontra Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, di cui diviene amica e in seguito compagna.
Nel dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e sposa civilmente Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, da cui avrà due figli, Sara e Luciano.
Nei primi anni cinquanta è assessore al comune di Pescara, dove si occupa di gestire gli aiuti per sfollati ed indigenti.
Intraprende quindi la carriera giornalistica. Al termine degli anni cinquanta, Miriam Mafai è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, quindi lavora per partire da L’Unità e dalla metà degli anni sessanta al 1970 è direttore di Noi Donne e poi inviato per Paese Sera.
Contribuisce alla nascita de la Repubblica nel 1976 e ne diviene editorialista. Dal 1983 al 1986 sarà anche presidente della Federazione nazionale della stampa italiana.
Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di vent’anni più anziano, che dura fino alla morte di quest’ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».
A partire dagli anni ottanta, al giornalismo Miriam Mafai affianca la scrittura di opere di saggistica, da L’uomo che sognava la lotta armata (1984) a Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987) a Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992), da Botteghe Oscure addio. Com’eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) a Il silenzio dei comunisti (2002). In ultimo aveva pubblicato nel 2006 Diario italiano, raccolta degli editoriali pubblicati su Repubblica a partire dal 1976.
Nel 1994 aderisce al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera dei deputati, nella XII Legislatura, per la coalizione di centrosinistra dei Progressisti.
Nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del ‘900, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel corso della sua attività di scrittrice questa attenzione non verrà mai meno: in occasione del suo ottantesimo compleanno ebbe modo di dichiarare: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti».
Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi più generali della politica e dei diritti dei lavoratori. Per questo suo impegno sociale e su tematiche care alle donne Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ebbe modo di definirla “una donna laica e libera” ed ancora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano una “una femminista nel partito più maschilista di tutti”. Nonostante questa sua forte tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell’impegno con la dolcezza del carattere che le era proprio, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al momento della scomparsa, la definizione di “fortissima e dolcissima”.
È morta a Roma il 9 aprile 2012.

Approfondimenti su: La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Repubblica (2)

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COSE DA PAZZI, di Evelina Santangelo

COSE DA PAZZI, di Evelina Santangelo

di Massimo Maugeri

Da martedì 3 aprile è disponibile in libreria il nuovo romanzo di Evelina Santangelo: “Cose da pazzi” (Einaudi, pagg. 336, euro 21). Pubblichiamo, di seguito, un’intervista che l’autrice del libro ha rilasciato in esclusiva per Letteratitudine

(dalla scheda del libro)

Rafael è un ragazzino tutto pepe, pieno di vita, di dubbi e di pensieri strani. Richi è un irresistibile sbruffoncello, segnato ma non piegato dalla malattia.
Nella casba dei vicoli di una Palermo in trasformazione, si buttano nel mondo. Sperimentano l’alfabeto mafioso e il suo contrario, incarnato nella figura di una piccola professoressa dagli occhi verdi.
Crescono a scossoni, tra cani randagi, mirabolanti imprese calcistiche ispirate al capitano rosanero Miccoli, e gli ormoni impazziti dell’adolescenza.
E la loro amicizia, insieme alle storie e alle contraddizioni che li circondano, a poco a poco illumina e complica la comprensione delle cose.

Il cuore di questo libro è la storia di una grande amicizia tra due ragazzini.
Intorno a quel cuore c’è un corpo: la Palermo di oggi, tra vecchie botteghe e lounge bar. Una città dove tutto quello che fai o non fai, anche senza volerlo, può alimentare il potere mafioso. E questo per il semplice fatto che i padroni della strada traggono profitto anche dai gesti più piccoli e quotidiani di chiunque, come comprare senza saperlo un biglietto della lotteria taroccato.
Per Rafael – figlio di un’emigrata colombiana e di un operaio quasi disoccupato – e il suo amico Richi, crescere lì, nel quartiere Spina, è un percorso accidentato, pieno di ostacoli che i loro occhi quasi non registrano. Piantati come sono dalla mattina alla sera in vicolo Grande, a parlare dei rosanero, di corse clandestine, del culo sodo di Maura la Grossa, si confrontano quotidianamente, e per così dire naturalmente, con le regole non scritte di un mondo dove ogni diritto si trasforma in favore, ricevuto o concesso, e dove la connivenza s’infiltra ovunque.
Quelle regole stridono sempre di più con le lezioni di una piccola professoressa precaria dagli occhi verdissimi, una «persona civile», troppo civile per molti degli abitanti del quartiere Spina. Una che pare piovuta da un altro pianeta. È lei a dire giorno dopo giorno, in un ciclo di lezioni sulla legalità, qualcosa d’inconcepibile e dissonante. Sul pizzo, ad esempio, che i ragazzi chiamano «recupero crediti ». Sulla moda, sulla politica, sui sogni più inauditi. Le sue parole hanno la rara forza di suscitare reazioni imprevedibili,dubbi, domande, smarrimento, e insieme un profondo rispetto.
Cose da pazzi segue il destino di Rafael, di Richi e di altri personaggi a cui ci si affeziona, creando un ponte tra un sud immerso in un tessuto mafioso che crea miti e detta modelli e un nord di sradicamento, non diversamente compromesso. La Milano a cui approda Rafael.

– Evelina, il titolo del libro, “Cose da pazzi”, ricalca un modo di dire tipicamente siciliano che può assumere significati variabili. Quale significato «incarna», questo titolo, rispetto al romanzo e alla storia in esso narrato?
Quello che racconto è un mondo alla rovescia, dove spesso il diritto è inteso come un favore, dove la cosa pubblica è concepita in modo proprietario, come garanzia di interessi particolari, dove si è perduto il senso stesso di cittadinanza, e dove chi difende la propria dignità (la dignità del proprio lavoro, la dignità delle proprie idee) spesso sperimenta una condizione radicale di estraneità rispetto al contesto in cui vive, come se parlasse una lingua straniera. È questo quel che accade, ad esempio, alla piccola professoressa dagli occhi verdi, con le sue lezioni «civili» che sembrano eresie. Il fatto però è che in questo mio romanzo non è sempre facile segnare un confine netto tra comportamenti incivili e comportamenti che invece sono piuttosto delle forme di sopravvivenza… Perché, come accade nella vita, tutto spesso si mescola in modo inestricabile. Uno dei miei personaggi, Salvo, il proprietario del locale-trattoria di vicolo Grande, ad esempio, è sicuramente un arrogante, uno che fonda il suo potere su amicizie losche, però a suo modo è anche uno che ha insospettati barlumi d’umanità… e segue un suo senso, per quanto profondamente distorto, nell’amministrazione dei «beni comuni» (la strada e il quartiere in cui si svolge la mia storia). I ragazzini di cui racconto le vicende vivono sicuramente al limite della legalità, ma non rimangono indifferenti alle lezioni della professoressa Rita, e per quanto crescano acquattati nel loro quartiere di piazza Spina, hanno tratti del tutto simili a tanti altri ragazzini della loro età, si nutrono di immaginari globali, curano il look fino al parossismo, ora credono di essere al centro del mondo e ora invece si percepiscono come i più sfigati della terra…

– Come epigrafe del libro hai scelto una citazione di Estella Rodríguez: «Siccome il mondo è tondo è fatto per muoversi, girarlo». Perché questa scelta? Leggi tutto…

ADDIO, ANTONIO GHIRELLI

Il pensiero di Letteratitudine per Antonio Ghirelli

Antonio Ghirelli, giornalista, scrittore e capoufficio stampa del Quirinale ai tempi del Presidente Sandro Pertini (nato a Napoli, il 10 maggio 1922) è morto questa mattina (1° aprile 2012) a Roma. Avrebbe compiuto 90 anni il prossimo 10 maggio. Come ha scritto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio alla famiglia di Ghirelli, di cui era amico: “È stato un giornalista di razza guidato dalla sua passione di democratico e di socialista”.

* * *

La biografia di Antonio Ghirelli (da Wikipedia)
Attratto dal giornalismo sin da bambino, fu avviato all’attività scrivendo su Il 9 Maggio, il giornale della Gioventù Universitaria Fascista di Napoli. Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1942, partecipò alla Resistenza italiana e diresse Radio Bologna Libera, un’emittente radio che dipendeva dalla Quinta Armata USA.
A Milano collaborò con L’Unità e Milano Sera. Insieme alla moglie, per un breve periodo lavorò anche come traduttore per Topolino. Fu poi incaricato dal direttore di Paese Sera di curarne la parte sportiva e di collaborare anche per la terza pagina.
A seguito della rivoluzione ungherese del 1956 lasciò il PCI per aderire al Partito Socialista. Interruppe la collaborazione con Paese Sera e diventò impaginatore dell’edizione romana de La Gazzetta dello Sport. Venne quindi chiamato a dirigere Tuttosport.
Collaborò con varie testate (Sud, Nord e Sud, Il Politecnico) e divenne capo redattore di Repubblica d’Italia. Collaborò in seguito con l’Avanti!, il Corriere della Sera e Il Mondo e fu direttore de Il Globo. Dal 1966 al 1977 diresse il Corriere dello Sport.
Nel 1978, subito dopo l’elezione di Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica, divenne capo ufficio stampa del Quirinale.
Durante i due governi Craxi (1983-1986) fu capo ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei ministri. Nel 1986 fu nominato direttore del TG2. Dal 1988 al 1989 diresse l’Avanti!.
Nel 2008 ha aderito al Partito Socialista.

Approfondimenti su: Il Sole24Ore, la Repubblica, Il Corriere della Sera

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GREMBO DI VERSI, di Cetta Lentinello

La giovane poetessa Cetta Lentinello, ha vinto l’edizione 2011-2012 del concorso “Libri di-versi in diversi libri“, organizzata dalla Libreria Editrice Urso in memoria di Carmela Monteleone. Da qui, la pubblicazione del volume Grembo di versi

di Cetta Lentinello

Copertina LentinelloSono nata a Modica il 26 marzo 1986 e vivo da sempre a Portopalo di Capo Passero. Ho frequentato il liceo classico statale “Gaetano Curcio” presso la città di Ispica.
Dopo il conseguimento del diploma ho intrapreso, esclusivamente per passione e senza contare troppo sugli sbocchi lavorativi, gli studi umanistici.
Oggi studio presso la facoltà di Lettere Moderne dell’Università di Catania. Tra i miei interessi ho sempre coltivato la lettura e tra i miei sogni “adulti” la scrittura. Negata e inadatta a qualunque tipo di relazione con carta e penna, sin dalla più tenera età, ne scopro la devozione solo grazie alla mia professoressa di lettere Maria Micalef, durante gli anni della scuola media.
A lei mi lega, ancora oggi, un rapporto di grande affetto e stima reciproca. Eternamente grata ai suoi insegnamenti e ai suoi “trucchi del mestiere” inizio ad appassionarmi prima alla scrittura prettamente scolastica per poi sancire il mio più intimo legame col mistico mondo della scrittura poetica.
In verità l’iniziazione ad essa nasce dalla contaminazione dell’animo dovuta ai versi di Umberto Saba, Guido Gozzano e di Alda Merini. Scopro di amare la scrittura dei poeti che con veraci e frettolosi versi intrappolano tragedie folli di vite umane.
Così la mia penna comincia a muoversi nell’universo della scrittura per imparare ad ascoltare il ritmo della poesia. Ho iniziato partecipando, circa quattro anni fa, ad un concorso letterario indetto dalla mia facoltà: “Raccontare il monastero”.
In quell’occasione ho avuto modo di confrontarmi con il mondo del racconto fatto degli intrecci mentali più stravaganti. Ho potuto, quindi, sperimentare un tipo di scrittura narrativa intrisa, lievemente, di brezza poetica.
Ho, poi, continuato a scrivere in forma esclusivamente privata fino a che non mi è stato chiesto di elaborare la presentazione del libro-saggio “Essere Donna” dal suo stesso autore alias il dottor Davide Cammisuli.
In questo mio primo lavoro”scientifico” ho cercato, comunque, di cogliere gli aspetti più “letterari” della psicologia femminile. Infine ho da poco concluso un’interessante esperienza di scrittura a più mani per un esame universitario e il piccolo racconto vincitore che ne è venuto fuori è stato proprio il mio: “ Il profumo di lavanda”.
In attesa di nuove ispirazioni ecco, intanto, la mia prima vera raccolta poetica. Buone emozioni!

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