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ADDIO, MIRIAM MAFAI

aprile 9, 2012

Ci lascia la giornalista e scrittrice Miriam Mafai

Era nata a Firenze, il 2 febbraio 1926. Muore, oggi, 9 aprile 2012, a Roma, all’età di 86 anni. Miriam Mafai è stata una giornalista, scrittrice e politica italiana, tra i fondatori de la Repubblica e per trent’anni compagna di Giancarlo Pajetta, storico esponente del PCI.

da Wikipedia Italia

Assieme alle sorelle Simona e Giulia, Miriam Mafai nasce da una coppia di noti artisti italiani del XX secolo, il pittore Mario Mafai, cattolico, e la scultrice Antonietta Raphaël, di origine ebraica, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana, che la educano all’antifascismo sin dagli anni trenta. Con l’introduzione delle leggi razziali, nel 1938, Miriam deve lasciare il ginnasio.
A seguito dell’8 settembre 1943, Miriam partecipa alla Resistenza antifascista a Roma, distribuendo volantini contro l’occupazione tedesca e lavorando, dal 1944, presso l’ufficio stampa del neo istituito ministero dell’Italia occupata, diretto da Mauro Scoccimarro, dove incontra Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, di cui diviene amica e in seguito compagna.
Nel dopoguerra si iscrive al Partito Comunista Italiano e sposa civilmente Umberto Scalia, segretario della Federazione del PCI dell’Aquila, da cui avrà due figli, Sara e Luciano.
Nei primi anni cinquanta è assessore al comune di Pescara, dove si occupa di gestire gli aiuti per sfollati ed indigenti.
Intraprende quindi la carriera giornalistica. Al termine degli anni cinquanta, Miriam Mafai è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, quindi lavora per partire da L’Unità e dalla metà degli anni sessanta al 1970 è direttore di Noi Donne e poi inviato per Paese Sera.
Contribuisce alla nascita de la Repubblica nel 1976 e ne diviene editorialista. Dal 1983 al 1986 sarà anche presidente della Federazione nazionale della stampa italiana.
Nel 1962 inizia una relazione con Giancarlo Pajetta, di vent’anni più anziano, che dura fino alla morte di quest’ultimo nel 1990. Sul loro rapporto Miriam Mafai aveva detto: «Tra un weekend con Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre, deciderò sempre, per la seconda».
A partire dagli anni ottanta, al giornalismo Miriam Mafai affianca la scrittura di opere di saggistica, da L’uomo che sognava la lotta armata (1984) a Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale (1987) a Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’Urss (1992), da Botteghe Oscure addio. Com’eravamo comunisti (Premio Cimitile nel 1996) a Dimenticare Berlinguer (1996), da Il sorpasso. Gli straordinari anni del miracolo economico 1958-1963 (1997) a Il silenzio dei comunisti (2002). In ultimo aveva pubblicato nel 2006 Diario italiano, raccolta degli editoriali pubblicati su Repubblica a partire dal 1976.
Nel 1994 aderisce al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera dei deputati, nella XII Legislatura, per la coalizione di centrosinistra dei Progressisti.
Nel 2005 ha vinto il Premio Montanelli, per la sua attività votata allo sviluppo della cultura italiana del ‘900, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel corso della sua attività di scrittrice questa attenzione non verrà mai meno: in occasione del suo ottantesimo compleanno ebbe modo di dichiarare: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti».
Tra i temi di maggior interesse e attualità, Miriam Mafai si è espressa su divorzio, aborto, referendum, laicità dello Stato, legge sulla fecondazione assistita e condizione femminile, oltre che sui temi più generali della politica e dei diritti dei lavoratori. Per questo suo impegno sociale e su tematiche care alle donne Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica ebbe modo di definirla “una donna laica e libera” ed ancora, riferendosi ai trascorsi degli anni cinquanta nel Partito Comunista Italiano una “una femminista nel partito più maschilista di tutti”. Nonostante questa sua forte tensione morale seppe sempre coniugare la forza dell’impegno con la dolcezza del carattere che le era proprio, meritando da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica al momento della scomparsa, la definizione di “fortissima e dolcissima”.
È morta a Roma il 9 aprile 2012.

Approfondimenti su: La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Repubblica (2)

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