Home > Interviste, Recensioni > CCA SUGNU, di Alfio Patti

CCA SUGNU, di Alfio Patti

aprile 18, 2012

CCA SUGNU, di Alfio Patti
Prova d’Autore, 2012 – pag. 80 – euro 10

È in libreria “Cca sugnu” (Eccomi), edito da “Prova d’Autore”: il nuovo libro di versi di Alfio Patti (nella foto), artista poliedrico, soprannominato l’aedo dell’Etna.
Un estratto della prefazione del libro, firmata da Salvatore Di Marco, è stata pubblicata su “La poesia e lo spirito

Il volume sarà presentato a Catania, sabato 21 aprile, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (h. 18)

Di seguito, un’intervista all’autore…

Massimo Maugeri

– Alfio, parlaci di questa tua nuova silloge “Cca sugnu”. Come nasce? Qual è il “filo conduttore”?

Cca sugnu (Eccomi) chiude un’ ideale trilogia che comprende Nudi e crudi e Jennuvinennu. La prima raccolta fu pubblicata nel 2006, la seconda nel 2009 e ora questa del 2012. Intervalli di tre anni, un caso? La sua presentazione avverrà il 21 aprile, un giorno senza luna, volutamente.

Il filo conduttore è la denuncia dei mali del nostro tempo, un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia: una sveglia alle coscienze assopite, monito e incitamento, forte e spavalda come solo la parola del poeta può essere. Niente che assomigli al disfattismo, però, perché il tutto è pervaso da una sottile speranza, quella in una nuova alleanza (Sunteleya), culminante nell’avvento di un uomo-guerriero, capace di rinnovare e di salvare, nato da una vergine.

Cito un verso del libro, scritto prima in sanscrito e poi in siciliano: “Voltes qoi iudai dedaied apoteron” – Chiddu ca torna a casa d’â guerra si po’ curcari ccu na vergini – (Colui che torna a casa dalla guerra può giacere con una vergine). In questo caso il richiamo alla vergine e quindi alla purezza, all’inviolato, può rappresentare un nuovo inizio; iniziare dall’incontaminato e insieme ad un guerriero; un uomo fatto di carne e sangue; perché dalla loro unione possa nascere un uomo nuovo che miri ad una nuova Sunteleya e alla pace.

Il “Cca sugnu” si richiama al desiderio che l’umanità oggi ha di un nuovo messia, di un nuovo profeta, di un nuovo “umanesimo”, perché l’uomo ritorni al centro del mondo e della vita.

“Cca sugnu” è anche la risposta “malandrina” di chi vuole resistere a una minaccia o a una prepotenza, ma anche la risposta bonaria a chi chiede “come si va”, e ancora l’affermazione decisa di chi non s’arrende alle traversie della vita.

– Ci sono connessioni con le tue precedenti opere?

Comune ai tre libri è l’impianto architettonico, il respiro che li percorre. Tutti e tre i libri hanno tre sezioni: qui troviamo Cca sugnu, Sunteleya e Menzamài.

Anche qui predominano le tematiche sociali e filosofiche, e si rintrecciano percorsi evidenti ma anche criptici. Tematiche colte già da Domenico Seminerio, da Gabriella Rossitto e da Enzo Trantino. Quest’ultimo, in un suo recente intervento su una rivista, riferendosi al libro appena uscito parla del nostro tempo: “A ben considerare – scrive – la nostra tragedia esistenziale consiste nella svendita del passato e nell’ipoteca del futuro. Il presente è il nostro nemico con cui si mischia la fatica all’odio. (…) Vivere alla giornata e sapere che sarai punito anche con la tassa sulla speranza non è giusto”.

“Curri figghiu miu…

Ora ca ti misi ô munnu

non ti fari pigghiari. Usa scarpi di ginnastica

ppi curriri megghiu e faraccìlla nt’â ll’occhi.”

/ Corri figlio mio… / Ora che ti ho messo al mondo / non farti prendere. Usa scarpe di ginnastica / per correre meglio e fargliela in barba . /

Ma correre per andare dove? Fuggire per non farsi prendere? Per conservare la propria identità rispetto ad un potere occulto che vuole fare dell’uomo un essere inutile? E come possiamo aiutare i nostri figli ai quali non abbiamo fatto sviluppare gli anticorpi per combattere le flogosi del nostro tempo? Ho risposto con altre domande, vero?

– Se dovessi scegliere alcuni versi come i più rappresentativi di “Cca sugnu”… quale sceglieresti? E perché?

E’ sempre difficile scegliere dei versi fra tanti. Io sceglierò alcuni versi del componimento di apertura “Cca sugnu” e alcuni dal componimento di chiusura “Chiavìnu, e chiudu”

Ràjas e Tàmas

ha’ statu

comu a ’sta terra e ’sta genti

e stu sonnu

ca ni fa circari

l’antica spiranza,

lu misteru arcanu:

comu supra

accussì sutta.

Cca sugnu

comu è veru

ca non c’haiu statu mai.

Rajas e Tamas / sei stato / come a questa terra e a questa gente / e questo sogno / che ci fa cercare / l’antica speranza, / il mistero arcano: / come sopra così sotto. / Eccomi / come è vero / che non ci sono stato mai.

Qui faccio riferimento a Rajas e Tamas, termini sanscriti che hanno dato origine a quelli siciliani corrispondenti: arraggiatu e ‘ntamatu. Col primo si esprime energia, passionalità, irruenza; col secondo la staticità, l’indolenza. In fondo il popolo siciliano vive da secoli in questa dicotomia: da un lato è caratterizzato da una forza vulcanica che lo porta a sentirsi al centro del mondo, mentre dall’altro è caratterizzato da un’atavica indolenza, refrattario ai cambiamenti e al progresso, come da gattopardiane memorie. E ancora la Sicilia terra di miti e di antichi misteri da ricercare nei miti e nel vangelo: “come in cielo così in terra”; come sopra così sotto. Ancora dicotomia.

Da “Chiavìnu e chiudu”:

Ci sugnu

e non ci sugnu.

Non ci haiu statu

è veru…!

comu è veru

ca non mi n’haiu jutu mai.

Priparàti l’elencu

ca l’aspettativa finìu.

Chiavino e chiudo – Ci sono / e non ci sono / Non ci sono stato / è vero…! / come è vero / che non me ne sono andato mai. / Preparate l’elenco / che l’aspettativa è finita. /

Esserci e non esserci, che è differente dall’essere in quanto tale. All’inizio dico / Eccomi / come è vero / che non ci sono stato mai; alla fine / Non ci sono stato / è vero…! / come è vero / che non me ne sono andato mai.

Di fatto tutto viene visto come un eterno (Jennu vinennu – andando venendo; secondo libro Jannuvinennu) “ritorno” (si veda la poesia Ritornu). Ricordo che la Sicilia è la terra di Empedocle,

agrigentino, che aveva affermato l’immortalità dell’anima ancor prima del cristianesimo.

Insomma, il libro andrebbe letto tutto aiutandosi magari con la traduzione a pie’ di pagina.

– Che relazione c’è (ammesso che ci sia) tra i versi delle tue poesie e i versi dei canti popolari siciliani che “porti in giro” per il mondo?

C’è differenza, anche se io vado a scegliere, tra i canti popolari, quelli meno conosciuti e meno di “cassetta”, per certi versi atipici.

Da circa 30 anni studio il patrimonio linguistico e storico letterario siciliano. Lo faccio con passione, e quindi con profitto, come le cose che si fanno per scelta e senza imposizioni.

Con la mia poesia ho cercato, dopo essermi posto tutti i problemi linguistici del caso, di dimostrare come con la lingua siciliana si possa parlare di esistenzialismo, filosofia, esoterismo, politica e problemi sociali fuori dai cliché stereotipati del carretto siciliano; della vita dei campi, del “cori e amuri” che io amo tanto, ma dai quali mi distacco per miglia. Io uso la parola come scudo e spada; come unica possibile risposta “rivoluzionaria” a questa società e a questo mondo. Se non avessi avuto la parola forse avrei usato altre armi… meglio così. Ho scelto il siciliano anche come rottura con la tradizione nazionale ufficiale.

– Volendo tracciare, oggi, un bilancio della tua attività artistica… a quali considerazioni giungeresti?

Io sono stato sempre uno fuori dal coro, ma ci sono sempre stato. Da qui il “cca sugnu”, l’eccomi.

Non ho mai avuto, e lo dico senza rammarico ma con molta serenità, partiti alle spalle (un tempo alcuni poeti furono sostenuti da partiti e di conseguenza portati avanti), né massonerie, che tanti sani principi propongono e si sostengono nella fratellanza; né faccio parte di club di servizio. Insomma, la mia strada l’ho fatta con il libro in tasca e la chitarra sulle spalle. Sono stato fortunato, però, perché lungo la strada ho incontrato donne e uomini intelligenti e sensibili che hanno apprezzato il mio operato (che mi ha anche portato in giro per il mondo) e mi hanno dato spazi e strumenti (il tuo Letteratitudine ne è altro esempio) perché io potessi continuare ed essere felice delle cose che faccio e, nonostante le difficoltà, essere grato alla vita.

– Progetti per il futuro?

Quelli ci stanno sempre. Sto preparando uno spettacolo nuovo che sarà dato al Centro ZO di Catania il 20 maggio 2012 insieme a Laura Rapicavoli e Gabriella Grasso dal titolo “Arsura d’amuri” – Omaggio a Graziosa Casella – (poetessa catanese sconosciuta ai più che io voglio rivalutare); si tratta di cunti e canti a lei ispirati anche tratti dai suoi sonetti e di altri canti in cui la donna e la sua passione ardente d’amore la fanno da protagonisti. Infine mi sto preparando per un corso (dieci lezioni) che dovrò tenere sul patrimonio linguistico e letterario siciliano, e la poesia siciliana, in una università dell’America centrale.

© Letteratitudine

Segui Letteratitudine Radio

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: