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ELEGIA DELLE DONNE MORTE di Beatrice Monroy

aprile 21, 2012

Elegia delle donne morte” di Beatrice Monroy (Navarra Editore, 2011)

di Massimo Maugeri

elegia copertinaUn fuoco devasta le montagne attorno alla città, qualcuno ne approfitta per dare fuoco al grande Archivio, memoria di una città senza nome, una città fantasma e clone di Palermo. Chi ha dato fuoco all’Archivio? E perché? Uno sparuto gruppo di donne si ritrova davanti al portone, la perpetua apre e le fa accomodare, le anziane hanno il velo in testa, le giovani no, tutte hanno lo sguardo impaurito e una gran fretta di confessarsi. A una a una si avvicinano al confessionale dove le attende il prete, nervoso anche lui, non gli hanno dato neanche il tempo di prendere il caffè. Parlano, parlano, si alzano e vanno a pregare davanti al Cristo appeso sull’altare con le carni sanguinanti. Sono donne che non ce l’hanno fatta, donne perdenti che, trovandosi a un bivio cruciale della loro vita, si sono ritratte affogando nel silenzio. Attraverso le confessioni si dipanano le storie di donne contemporanee di varie età, appartenenti a mondi diversi, tenute insieme dal ricordo di un incendio in un’estate di scirocco e narrate in un umido inverno d’abbandono.

– Beatrice, chi sono le donne di questo tuo libro?
Sono donne che in qualche modo si sono trovate in un bivio doloroso del loro cammino e invece di andare avanti, hanno preferito tornare indietro e salvare “le apparenze”, affogando la loro vita nel silenzi.

– Come nasce l’idea del “confessionale”?
Il confessionale è un luogo dove è possibile sussurrare la verità e nello stesso tempo avere l’impressione di non averla detta. E’ un luogo segreto così come segrete sono e rimangono le loro vite.

– Che rapporto c’è, a tuo avviso, tra “silenzio” e “senso di colpa”?
Purtroppo noi donne veniamo cresciute nell’idea che se ci capitano eventi violenti, in qualche modo siamo colpevoli e quindi ci ritraiamo. Il silenzio è spesso il frutto di tutto questo

– Ritengo che l’idea dell’incendio abbia un forte valore metaforico (così come quello delle confessioni). È così? Cosa rappresenta l’incendio?
Sì, certo, l’incendio è la fine di un mondo, o meglio la fine del tentativo di salvare la memoria. Uno smacco totale perché non si salva niente.

– Secondo te, in generale… fino a che punto, nella letteratura odierna, la metafora può ancora esprimere il suo potenziale evocativo?
La metafora è molto pericolosa, io credo che sia meglio parlare con la verità, bisogna usarla con grande attenzione perché anch’essa spesso è utilizzata per non dire come stanno veramente le cose.

– Le donne di questo tuo libro sono “perdenti”. Quale potrebbe essere, a tuo avviso, l’identikit della donna “vincente” del nuovo millennio?
Colei che si prende la responsabilità delle proprie azioni e che guarda il mondo dal suo angolo di donna…

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