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NON E’ UN PAESE PER DONNE. Intervista a Elvira Seminara

giugno 4, 2012

di Simona Lo Iacono

Era da giorni che desideravo avere un colloquio con Elvira Seminara, autrice, insieme ad altre (e bravissime) scrittrici dell’antologia MondadoriNon è un paese per donne”. Credo infatti che in queste schegge di narrazione (ora dolenti, ora ironiche, ora profondamente intrise di solitudine) covi molta verità. Una verità che emerge cristallina sin dalla prefazione curata da Miriam Mafai, recentemente scomparsa:

“…Chi come me ha conosciuto l’Italia di allora, quella condizione di subalternità delle donne, la loro/nostra esclusione da importanti professioni e posti di responsabilità non può non guardare con soddisfazione e orgoglio alle donne e alle ragazze di oggi, al loro successo negli studi, alla loro sempre maggiore presenza in professioni una volta considerate “maschili”…Ognuna di noi tuttavia conosce bene anche le zone d’ombra, le difficoltà, la fatica con le quali le donne hanno pagato e ancora oggi pagano questo passaggio dalla subalternità alla piena emancipazione e realizzazione di sé…”

– Chiedo allora ad Elvira…ma la Sicilia è un Paese per donne ?
“Credo che l’Italia tutta non sia un Paese per donne, per giovani e per anziani felici. L’Istat conferma che nell’Isola le donne sono più svantaggiate professionalmente, e dunque spesso più subalterne, benché statisticamente più preparate degli uomini, ma io vedo intorno a me una coscienza femminile sempre più lucida e dinamica. Le donne siciliane hanno ormai acquistato una capacità notevole di stare al mondo (e al gioco), e come le mie protagoniste di Scusate la polvere sono ricche di ironia, flessibilità, esperienza.”

– C’è un forte ruolo della quotidianità, nell’antologia…
“La nostra idea era proprio questa, raccontare le donne italiane, dal Sud al Nord, attraverso i loro gesti comuni, quotidiani, che possono diventare eroici per solitudine e disperazione. Donne normali, alle prese con problemi di emergenza ordinaria come la separazione, i figli piccoli, i genitori malati, la disoccupazione, un ambiente ostile. Donne lontane, soprattutto, dai modelli tragicamente imperanti in Tv e nei media, a base di corpi plastificati e impermeabili, omologati e mercificati. Le protagoniste dei nostri racconti hanno corpi veri segnati dalla vita, graffiati e feriti, attraversati da storie o malattie, da conflitti e pacificazioni.”

– Cos’è la normalità, oggi?
“Non lo so. Se normalità vuol dire serenità sociale, sicurezza economica, stabilità sentimentale e progettualità, penso che sia un’aspirazione dolente di tutto il Paese.”

– Quanto contribuisce lo sguardo femminile alla narrazione ?
“Non credo a una scrittura di genere, ma credo a uno sguardo di genere. Sì, le donne sono spesso capaci di travasare nella narrazione una sensibilità e una sensorialità maggiori rispetto agli uomini, ma a me pare che anche la scrittura, come tutto il resto, si stia femminilizzando. Il che non è necessariamente un bene. La letteratura rosa italiana più fortunata sul mercato è opera di uomini. Se fosse vivo Gramsci, che definiva un’autrice di best seller come Carolina Invernizio “la gallina della letteratura”, sarebbe una bella soddisfazione per noi donne !”

– Quale speranza per chi resta in Sicilia ?
“L’ideale è poter davvero scegliere, se partire o no. Il che è un lusso, un privilegio. E nel caso, scegliendo di non emigrare, meglio farlo da militanti, con spirito combattivo e non rinunciatario. Io nel tempo ho trovato la formula più giusta per me : ho casa ad Acicastello, ma vivo quasi tre mesi l’anno in giro per il mondo. Con ciò mi illudo di avere radici flessibili, sguardo cangiante e identità dinamiche – cose peraltro necessarie, per uno scrittore – ma non so se è vero, chissà ”.

Ascolta la puntata di Letteratitudine in Fm con Elvira Seminara su “Non è un paese per donne

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