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Esperienze di scrittura: Incipit

luglio 23, 2012

Esperienze di scrittura: Incipit. Inkwell editore

di Simona Lo Iacono

Si scrive per dimenticare la morte, per superare il dolore, per dirsi addio, per sfiorare la bellezza del mondo.
O anche per vivere, perché la parola è l’atto vitale per eccellenza, un suono o un segno che – se pronunziato – ha il potere di creare.
La scrittura ci immette insomma nel mistero di noi stessi, e svela il bisogno di trascendenza che celiamo dietro altre scelte, la nostra radice spirituale.
Ecco perché un laboratorio di scrittura non è mai solo l’apprendimento di un’arte, ma uno strumento collettivo per cercarsi, in sé, nell’altro, o anche nell’oltre che noi tutti siamo.
Ne è un felice esempio quello di Francesco Russo, tenutosi presso la libreria Mondadori di Catania. Un lavorare non solo sulle parole, ma sul loro vibrante segreto- essere una chiave d’accesso all’inesplorato.
Francesco Russo (http://francescorusso.org/ ) è scrittore, giornalista, sceneggiatore. Riunisce un drappello di sognatori fedeli, un’armata di narratori, penne in mano, carta in pugno, che lezione dopo lezione scopre la necessità di parlare della vita, della felicità, del dolore, dell’amore.
Se gli si domanda in che cosa consista l’esperienza del laboratorio non ha dubbi: “Far sognare, dando la possibilità a ognuno di conoscere se stesso e di farsi conoscere agli altri. La scrittura è una forma di condivisione”.
In effetti la scrittura non approda sempre a risposte. Ma propone domande, interroga ed educa lo sguardo a tagliare l’apparenza, a cogliere le soglie tra bene e male, a sfaldare la precarietà dell’esistenza con le parole.
Gli allievi sondano quindi non solo una tecnica ma un modo di vedere le cose, e – quando scrivono il proprio racconto – hanno infine sancito la necessità di questo nuovo richiamo, di questo anelito di pienezza.
L’esperienza è adesso confluita in un libro che ne raccoglie il lavoro (“Incipit”, Inkwell editore), e che lascia traccia di un viaggio non solo tra le righe ma anche tra le pieghe dell’anima.
Tra i vari partecipanti chiedo dunque ad Alessandra Leone (laureanda in lettere ed aspirante giornalista):

– Qual è il percorso che avete seguito?
Il laboratorio di Scrittura creativa a cui abbiamo partecipato è stato molto intenso, essendosi svolto in un solo mese (dal 14 maggio al 14 giugno, presso la libreria Mondadori di Via Umberto a Catania).
Inizialmente Francesco Russo – che come hai detto tu è un giornalista e scrittore e che da poco ha pubblicato per la terza ristampa il suo “Vestito cucito addosso” – ha posto l’attenzione sulle principali tecniche di scrittura e di grammatica, riprendendo le basi dell’ortografia, fino ad arrivare ai modi più efficaci per catturare l’attenzione del lettore. Insomma… A scrivere non solo parole, ma musica per le orecchie.

– Avete associato agli esercizi di scrittura anche un corso di lettura?
Sarebbe stata una bella esperienza, ma non è stato materialmente possibile. Mi sarebbe piaciuto partecipare anche a un corso di lettura. Può essere un’idea per i prossimi laboratori! Nel gruppo, solo Giorgia D’Allura (autrice del racconto “Cuori in ombra”) ha svolto contemporaneamente un laboratorio teatrale, in cui ha potuto porre più attenzione alla dizione e alla pronuncia.

– In che modo la dinamica del gruppo agevola l’esperienza narrativa?
Credo che il gruppo aiuti molto lo scrittore e possa dare parecchia ispirazione. Certo… Si deve fare molta attenzione, essere sempre sensibili a ciò che succede intorno, ma ci si può solo arricchire. Quest’esperienza mi ha lasciato tanto e so che la medesima cosa vale per gli altri. Con i ragazzi, inoltre, è nata una splendida amicizia e un circolo della lettura. Non mi sembra un risultato da poco.

– Nel tuo racconto (Match Point) narri l’esperienza di Flavia, aspirante tennista, che scopre quanta fatica e quanto dolore costi realizzare i propri sogni. Una metafora della scrittura, anche. Non è così?
Sicuramente! Ogni cosa comporta sacrifici, fatica e sudore, nello sport così come nella vita. Nel mio racconto “Match point” Flavia, un’ adolescente che sogna di diventare una tennista professionista, cerca di migliorare in tale sport, ma affronta contemporaneamente anche i tipici problemi adolescenziali, la morte del padre, il difficile rapporto con la madre. La ragazza scopre anche l’amore per la letteratura e valori importanti (come la grinta, la correttezza e la passione che si deve mettere in ciò che si fa) che lo sport può insegnare. Insomma, “Match point” è una metafora della vita, ecco!

– Un coro di voci, questa antologia che ha raccolto il frutto della vostra esperienza. Quanta varietà di stili e di sguardi raccoglie?
Tanti quanti le penne da cui sono nati: ognuno ha un proprio stile, un genere diverso che ama, diversi scrittori a cui si ispira, un vissuto che, anche se inconsciamente, lascia una traccia indelebile.
In “Incipit” si passa da storie d’amore, a racconti fantasy, a scritti più filosofici. Ritengo la scrittura un fantastico modo di esprimersi, una necessità con una funzione quasi catartica. Spero che questo sia solo un piccolo ma significativo “incipit” da cui partire. Per fortuna esistono ancora persone che puntano su giovani talentuosi e pronti a mettersi in gioco, ma ancora sconosciuti.

© Letteratitudine

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