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CI LASCIA CHIARA PALAZZOLO…

agosto 6, 2012

Chiara PalazzoloApprendo la notizia della scomparsa di Chiara solo adesso, nella serata del 6 agosto 2012.
Sono molto turbato. Scosso. Senza parole.
Ho conosciuto Chiara Palazzolo. Ci siamo scritti diverse volte e sentiti al telefono. Ho avuto modo di incontrarla e di parlarle personalmente. L’ho anche intervistata nel mio programma radiofonico, in uno speciale realizzato al Salone del libro di Torino dell’anno scorso. Abbiamo discusso del suo più recente romanzo: “Nel bosco di Aus” (Piemme).
Vorrei ricordare Chiara riportando di seguito due contributi firmati da Salvo Sequenzia e Simona Lo Iacono.
E poi vi rimando a Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini (che era molto legata a Chiara).
Ciao, Chiara, ciao.
Massimo Maugeri

* * *

ADDIO, MIRTA…
di Salvo Sequenzia

Chiara Palazzolo non c’è più.
Ieri sera si è addormentata e non si è più svegliata, come nei suoi romanzi, raggiungendo nel mondo dei “sopramorti”, coloro che non si rassegnano alla morte, come Mirta, il suo personaggio più amato e conosciuto.
A darne la notizia sono stati i blog letterari più importanti, per prima l’amica Loredana Lipperini.
La scrittrice fantasy più importante d’Italia, tradotta anche all’estero, creatrice della saga dei sopramorti con la trilogia “Non mi uccidere” e “Strappami il cuore” e “Ti porterò nel sangue”, pubblicata da Piemme, non ha vinto il cancro al seno contro cui ha coraggiosamente lottato per alcuni anni dedicandosi alla scrittura.
Floridiana, figlia del filosofo e poeta Enzo Palazzolo e della prof.ssa Liliana Trigilia, alla cui scuola di musica si sono formate generazioni di valenti musicisti, Chiara Palazzolo viveva da anni a Roma, ma non aveva mai troncato il suo legame con Floridia, dove soggiornava tutte le estati.
I suoi romanzi d‘esordio, “La casa della festa” e “I bambini sono tornati” la rivelano al mondo letterario come una scrittrice raffinata, dalla scrittura elegante e dall’invenzione coinvolgente. I suoi romanzi hanno venduto migliaia di copie ed alcuni di essi sono già stati sceneggiati per realizzare dei film.
Solare, semplice, gran conversatrice, dolcissima e sempre gentile, Chiara aveva in se una spiritualità naturale, che irradiava donando a chi la frequentava un senso di benessere e di strana serenità. La stessa serenità che si respirava nel salotto di casa Palazzolo, nell’antico quartiere del Carmine, dove vita ed arte carezzavano noi adolescenti tra spartiti e libri di filosofia, accolti amabilmente da Chiara e dalla sorella Serena nei lunghi pomeriggi estivi di una giovinezza lontana.
Ricordo le chiacchierate con lei nella piazza centrale del paese, sino a tarda notte, o a passeggiare per le vie del centro storico, che amava tanto, parlando di letteratura e rievocando ricordi di infanzia e cari amici comuni come i musicisti Corrado, Antonio e Gianna Greco, insieme al padre Enzo, legatissimi a lei; o alla professoressa Filomena Migneco.
La invitai a Floridia a presentare in anteprima la sua “trilogia”, nel luglio del 2007, nell’ambito della rassegna letteraria “Biblios cafè” nella cornice del centro culturale “Giuseppe Ierna”. Fu un evento di carattere nazionale, e Floridia fu al centro delle cronache letterarie del periodo. Questo testimonia l’amore che Chiara aveva per Floridia e per i floridiani.
Il suo ultimo romanzo, “Nel bosco di Aus” nasconde forse l’ultimo messaggio di Chiara. La protagonista, Carla, in fuga nel bosco abitato da oscure entità, presagisce la sua fine nella vita terrena, e l’inizio di una nuova vita, in una dimensione altra, dove il dolore e il peso del vivere si sciolgono.
Così immagino ora Chiara. Finalmente libera dal peso del dolore e dalla malvagerie della vita, in fuga nel bosco, verso quell’abisso – Aus, appunto – che forse è la vera liberazione.
Addio, dolce Mirta…

* * *

UN SALUTO A CHIARA PALAZZOLO
di Simona Lo Iacono

Era il 20 Luglio 2011. Un anno fa. Chiara Palazzolo era sorridente, vestita di lino, lievemente abbronzata. Tornava in Sicilia per presentare il suo ultimo romanzo.
Io ero tra le relatrici.
Fu un pomeriggio di riflessioni sul senso della vita, della morte, dell’ombra.
Chiara non scriveva fantasy, né horror. Piuttosto, abitava nella mente dei personaggi, ne scovava le ferite, ne allineava il passato. Chiamava magia ciò che è irrisolto o assopito, pronto a svegliarsi, a gridare nomi.
Era una investigatrice dell’anima, e nei suoi romanzi non c’era mai solo la narrazione del mistero, ma la convinzione, profonda e sottile, che il mistero siamo noi.
Dialogammo di questo, quel 20 luglio. Della soglia tra reale e immaginato, tra possibile e impossibile, tra verosimile e vero.
Chiara incantò con le sue risposte venate di ironia, con le impennate di lirismo, con la voce tutta impastata di ipotesi sull’enigma della felicità e del dolore.
La guardavo. Ai lobi pendevano orecchini da gitana, e scuoteva la testa corvina lasciandoli oscillare con ritmo nascosto. Le mani accompagnavano le parole e gli occhi si muovevano incessantemente, senza aria trasognata da cultrice d’altri mondi. Perché Chiara scriveva dell’oltre ma interrogandosi sul significato dell’esperienza umana. E correva sul filo della fantasia ritenendola una chiave d’accesso alla realtà.
Ci salutammo a sera fatta, col sole che declinava sulla piazza principale di Floridia e la promessa di rivederci.
Promessa mantenuta, in verità.
Perché saputa la notizia, questa sera, sono corsa a riaprire il suo libro.
E Chiara mi è venuta incontro.

© Letteratitudine

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