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“Nero come l’amore. Nero come il caffè” di Francesca G. Marone

settembre 19, 2012

di Simona Lo Iacono

“Nero come l’amore. Nero come il caffè”. Francesca G. Marone finalista al concorso letterario “Caffè letterario Moak”.

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Una storia nella Napoli  dei rioni salmastri,  dei vicoli scarmigliati dai panni e dalla polvere, dove il nero non è solo il nero, ma un bullo che odora di caffè e che nasconde sotto la necessità del piglio duro, una inaspettata tenerezza.

Un mondo di complicate gerarchie, in cui  la violenza detta leggi,  impone contegni,  si sovrappone al ritmo battente della giovinezza e del cuore.

E lei, Agata, adolescente e  vitale, nonostante il padre sia disoccupato, nonostante il “Nero” faccia tremare il quartiere con il suo piglio forcuto, nonostante i suoi  occhi calamitosi  e ardenti sembrino in apparenza ignorarla.

E’ “Nero come l’amore, Nero come il caffè”, il racconto con cui Francesca Giulia Marone  (nella foto) è giunta alla finale del concorso “Caffè Letterario Moak” tenutasi il 15 settembre a Modica, la cui  prestigiosa giuria, presieduta dallo scrittore Massimo Carlotto,  può vantare i nomi di Gianni Cascone,  Guido Conti, Santo Piazzese,  Giuseppina Torregrossa, Susanna Tartaro.

Una storia  scritta con linguaggio secco, battente, che schiocca nella mente del lettore  di una sonorità tutta interiore, sussurrata all’orecchio.  Una storia che non è breve, perché pur  nelle strettoie del racconto,  resta a dilagare con una forza struggente,   come un assolo levato  da una fenice prima di morire.

– Francesca, vuoi parlarci del tuo racconto, della sua voce narrante, del modo in cui è venuto alla luce dentro di te?

Cara Simona, innanzi tutto desidero ringraziare te e Massimo per l’attenzione. La tua recensione è più bella del mio racconto, grazie di cuore. La storia nasce dalla visione di immagini quotidiane degli angoli della mia città, immagini cariche di sorprese, odori, e volti. Troppo spesso camminiamo senza alzare lo sguardo. Distratti e sempre di corsa, pensando di conoscere già tutto ciò che ci circonda. Nell’ultimo periodo ho rallentato molto e provato a guardarmi attorno con uno sguardo da “straniera”, cogliendo ogni giorno un’emozione, qualcosa che mi portava gioia, paura, smarrimento, incomprensione. Il resto è venuto scrivendo, per fortuna.

– Parliamo  anche dei due personaggi: Agata e “Il nero”. Quale relazione li lega? In apparenza infatti sembra di assistere a un gioco di seduzioni tra coetanei, ma la forza del Nero è anche “sociale”, fa presa perché nasce da un sistema di valori capovolti e comunque attraenti, in cui Agata riconosce la supremazia di un atteggiamento che in apparenza è vincente, ma in realtà nasconde anche una disarmata fragilità innanzi al male.

Sì, senza dubbio è come dici tu. Il legame fra i due ragazzi rappresenta qualcosa di più di una semplice attrazione fra coetanei, anche se, mi permetto, quel tipo di attrazione non è mai così semplice come può sembrare agli occhi degli adulti. In quella gran confusione che alberga nel processo faticoso di formazione dell’identità di un adolescente possono trovare spazio valori in apparenza vincenti ma fortemente autodistruttivi per loro. E nessuno può sentirsi fuori pericolo. Credo che sia una possibilità che interessi tutti i ragazzi trasversalmente all’estrazione sociale. La responsabilità di quel mondo distorto è sempre però di noi adulti che glielo consegniamo senza etica e senza rispetto. Attraverso una storia che mescola suggestioni da fatti di cronaca nera ad immagini e stranezze della mia città, Napoli, ho cercato di spostare lo sguardo e la voce da un livello dei macro eventi a quello del piccolo mondo adolescenziale. Un mondo che mi attrae e mi sollecita nuove chiavi di lettura e di comunicazione anche come madre di due adolescenti.

– E poi, l’esperienza di Caffè letterario Moak, il concorso che ha selezionato questo splendido racconto. Vuoi raccontarci  di questa felice  occasione letteraria?

Essere stata scelta fra i cinque finalisti di questo bel concorso è stata per me una grande gioia, una gioia arrivata al momento giusto. Avevo un po’ messo da parte il sogno della scrittura ed ora questo riconoscimento da parte di una giuria di altissimo livello mi sarà da stimolo per riprendere. La serata di premiazione è stata emozionante e molto ben organizzata. A parte la felice competizione narrativa, un autore esordiente non ha tante occasioni per potersi confrontare con autori affermati e dialogare con loro magari strappando qualche prezioso consiglio. La location era splendida, la Sicilia calorosa e accogliente. E poi, io non vivo senza caffè.

© Letteratitudine

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