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UNA GIORNATA CON TABUCCHI

settembre 24, 2012

Una giornata con Tabucchi
con un’intervista di Carlos Gumpert

Di Paolo, Maraini, Petri, Riccarelli

Cavallo di Ferro, 2012 – pagg.128 – € 12,90

In collegamento con il post/dibattito su Letteratitudine intitolato “Omaggio a Antonio Tabucchi

In omaggio allo scrittore che consideravano un maestro, Dacia Maraini, Paolo Di Paolo, Romana Petri e Ugo Riccarelli raccontano Antonio Tabucchi e il legame che con lui avevano attraverso racconti inediti, lettere, testi­monianze, conversazioni che confluiscono in questo volume pubblicato dalla casa editrice “Cavallo di Ferro”.
Qui di seguito, un’intervista curata da Simona Lo Iacono.

Massimo Maugeri

* * *

24 settembre 2012: Buon compleanno, Antonio Tabucchi.

di Simona Lo Iacono

L’aveva detto, che i fantasmi appaiono a mezzanotte, che rispondono ai richiami e agli appuntamenti.
Lui stesso, più di una volta, s’era messo ad aspettare l’ora di tutte le ore, quella che chiude e quella che apre, un’ora sulla soglia, proprio come la fine.
Che parola, poi, fine. Avrebbe di certo preferito “finale” e avrebbe aggiunto che non ne esiste mai uno definitivo, semmai una somma o una molteplicità, tutti aperti e possibili, e avrebbe riso, mentre lo sguardo gli andava inquieto sul sole di Lisbona, sulle sue malinconie.
E chissà. Per una volta sarebbe stato lui a convocare, a chiedere quello che chiedono tutte le ombre, un ricordo, un saluto, un bacio malfermo e trasognato in questa vita che lascia e ci lascia, un modo – in fondo – per sentirsi vivere ancora.
Antonio Tabucchi riunisce gli amici che lo hanno amato, ai quali ha cucinato un piatto portoghese, con cui ha parlato di libri e letteratura.
Come in un “Requiem” capovolto, in cui non è più chiamato dai sogni, ma è sogno lui stesso, sembra aspettarli tra le pagine, rasentandole con la leggerezza di uno spirito che non si rassegna a congedarsi mai definitivamente.
E’ “Una giornata con Tabucchi” (Cavallo di ferro editore), una raccolta di racconti, frammenti, lettere con cui Paolo Di Paolo, Dacia Maraini, Romana Petri e Ugo Riccarelli ricordano Antonio Tabucchi nel giorno del suo compleanno, evocandolo con nostalgia e amore, riconsegnandolo al tempo dei vivi – vivo lui stesso.

-Quando e in quale occasione avete conosciuto Tabucchi?

PAOLO DI PAOLO: Il primo contatto è stato per un’intervista, nel 2006. L’avevo cercato perché stavo mettendo insieme una serie di conversazioni sul viaggio e mi sembrava che lui non potesse mancare. Non era facile stanarlo, ma con un po’ di ostinazione ci sono riuscito. Una cartolina, qualche inattesa telefonata. Un incontro a Parigi nel gennaio gelido del 2009, in un caffè di Saint-Germain. Lui sorridente, gioviale, curioso. Io intimidito e emozionato. 

ROMANA PETRI: ho conosciuto Antonio a Vecchiano, dopo un paio di anni di corrispondenza e telefonate, avevo cominciato a scrivergli parlando delle sue opere e delle Azzorre, poi ho pensato fosse più semplice partire e vedere con i miei occhi. Tante volte, poi, ci siamo rivisti a Lisbona. Anche l’ultima volta l’ho visto lì.

UGO RICCARELLI: L’ho conosciuto per caso, tramite un comune amico. A Pisa, nel 1986. Io ero da poco arrivato in quella città per motivi di lavoro ed ero un suo fedele lettore. 

– Tabucchi diceva: “Arriva sempre il momento in cui capisci che l’illusione successiva dei giorni, o la loro musica, è giunta al suo termine”. Antonio sentiva che la musica successiva dei suoi giorni era al termine?

PAOLO DI PAOLO: Non so, è difficile dirlo. L’unica cosa che, a posteriori – ma appunto perché “a posteriori” forse non del tutto attendibile – mi viene da considerare è il senso di allarme dei suoi ultimi titoli. “Si sta facendo sempre più tardi”, “Tristano muore”, “Il tempo invecchia in fretta”. Certo è che il tempo, la morte erano – come per tutti i grandi scrittori – i suoi temi fondamentali. Nelle ultime settimane mi ha detto: “Non so quanto tempo mi resta”. Ed è una frase terribile. 

ROMANA PETRI: Antonio ha sempre avuto molto forte l’idea della precarietà della vita, ma no, credo che non abbia capito in anticipo. Quando lo incontrai il novembre scorso lamentava un forte dolore sciatico, lo attribuiva alla vecchiaia.

UGO RICCARELLI: Credo che parlasse in senso generale, attorno a quel mistero che è l’esistere. Il tempo é stato comunque un suo tema ricorrente, direi quasi un’ossessione. 

-E ancora, Tabucchi scriveva:”La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare… un po’ qua un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle, dopo”. La scrittura di “Una giornata con Tabucchi” raccoglie queste briciole?

PAOLO DI PAOLO: Prova a raccoglierle. Ma è forse presto, o forse è sempre insufficiente questo raccogliere. Sicuramente nasce da un’urgenza di fermare qualcosa, e anche di ribellarsi all’assenza. 

ROMANA PETRI: beh, forse non le abbiamo raccolte tutte, ma ci abbiamo provato, abbiamo cercato di ramazzarne più che potevamo. Tutte le sue briciole poteva riconoscerle una a una solo lui.

UGO RICCARELLI: Il libro è essenzialmente la raccolta di emozioni, di momenti, di suggestioni di persone che gli sono state amiche e che, come nel mio caso, hanno avuto la fortuna e il privilegio di essere, in qualche modo, suoi ‘allievi’. 

-Qual è il vostro ricordo più bello di Antonio?

PAOLO DI PAOLO: Sono tanti. Se devo sceglierne uno, dico una sera a casa sua a Parigi quando si è avvicinato a me per leggermi un brano di Hannah Arendt su Benjamin. Da lì stava prendendo le mosse un nuovo romanzo. O forse le mattine a Vecchiano, quando ancora lui dormiva e mi faceva trovare la tavola apparecchiata per la colazione dalla notte prima, con accanto alla tazza del latte i suoi post it gialli.

ROMANA PETRI: una presentazione a Roma, nell’ambasciata francese (se non ricordo male) del suo “Sostiene Pereira”. Si era presentato da solo e si guardava attorno con un certo imbarazzo. C’era tantissima gente. Poi, dopo un quarto d’ora è arrivata sua moglie Maria José, e nei suoi occhi è tornata subito ogni sicurezza.

UGO RICCARELLI:Lui, in piedi sull’uscio di una casa non mia, vicino all’ospedale dal quale ero uscito poche ore prima dopo una tremenda malattia. Lui, in piedi sull’uscio, con una torta in mano. 

-In una sola parola, un ritratto di Antonio Tabucchi come da una vecchia istantanea in bianco e nero.

PAOLO DI PAOLO: Inquieto.

ROMANA PETRI: Un uomo gentile, delicato, sensibile, pieno di premure per gli altri, ma che da un momento all’altro poteva anche stappare la sua otre dei venti e diventare molto tempestoso.

UGO RICCARELLI: Un alito di vento che non si posa.

Grazie per le vostre risposte. E, naturalmente, buon compleanno, Antonio Tabucchi.

© Letteratitudine

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