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CACCIATORI DI FRODO, di Alessandro Cinquegrani

ottobre 4, 2012

CACCIATORI DI FRODO, di Alessandro Cinquegrani
Miraggi Edizioni, 109 pp., 2012

recensione di Alessandro Frau

Non abbiamo il cuore abbastanza grande per sentire tutto il dolore di questo porco mondo”. Augusto, protagonista del romanzo d’esordio di Alessandro Cinquegrani Cacciatori di frodo (Miraggi Edizioni, 109 pp., 2012), consuma il suo tragico presente lungo i dodici chilometri di un binario morto in cui ripercorre, fitta dopo fitta, le ferite esistenziali del suo drammatico e ossessivo passato. Il monologo proferito, espresso attraverso una martellante e tormentosa stilettata di pensieri circolari, riempie ogni piccolo attimo del suo ridondante procedere attraverso rotaie impossibili da abbandonare. Giorno dopo giorno. Ricordo dopo ricordo. Agonia dopo agonia.

Tutt’intorno si odono i mormorii silenziosi del Piave, teatro di pregnanti scene allegoriche che soccorrono il lettore nei tentativi di comprensione della psiche, squarciata e compromessa, del personaggio-narratore. Il fiume ospita (celandone la vista) i cacciatori di frodo, simboli inafferrabili e incomprensibili per quelli che, come Augusto, decidono di condurre una ligia e onestissima esistenza. Il Piave diventa così testimone assoluto di una disperazione crescente che, partendo dalla sofferenza del personaggio principale, si protrae fino a rappresentare un dolore universale dell’umanità. Negli otto capitoli del testo, difatti, si intersecano violentemente le immagini belliche di un passato mai dimenticato e i ricordi angoscianti di una singola realtà. Memorie che, in misura eguale, non possono disperdersi nell’aria ma devono permanere, intatte e inviolabili, saldamente ancorate al presente.

L’autore tratteggia dei personaggi originali, tutti legati indissolubilmente al protagonista-narratore e complici della sua discesa nella voragine dell’auto-distruzione, dove il “buio più buio non ha colore”: la passiva moglie Elisa che “èmorta e respira”, traguardo infelice e muto del cammino sul binario; l’inseparabile nuvola tenuta al guinzaglio, presenza opprimente per Augusto e reminiscenza tangibile dei suoi tormenti: “una manciata di metri cubi di acerbe espiazioni”,simbolo delle sue colpe e cagione del suo incedere; il fardello chiamato famiglia che, in questo libro, si biforca in due rami destinati a seccarsi dopo essersi funestamente intrecciati.

La quête dell’uomo che ha trascorso una drammatica infanzia, s’infrange davanti a un muro di tradimenti e a una spirale di privazioni così luttuosa da travolgere il desiderio di un riscatto familiare che la vita non ha deciso di concedere, anche a un individuo sempre rispettoso e fedele nei confronti delle persone protette e amate in tutti i modi possibili. Un uomo, tuttavia, intriso di mediocrità e codardia che compie delle scelte per la compiacenza altrui, affiliato ai costumi e ai valori del “florido”Nordest come una pecora a un gregge, pronta a essere ricondotta nei giusti binari ogni qualvolta si renda interprete di una fuoriuscita dagli schemi prestabiliti dalla società. Augusto, d’altro canto, è un personaggio ambiguo che rimpiange continuamente il suo sentirsi a metà e l’incompiutezza della sua presenza nel mondo. Non sorprende, a riguardo, la capovolta e marinettiana natura del gemello Cesare, incarnazione di tutte le ribellioni sopite dall’impeccabile piccolo imprenditore, reo di aver incenerito senza pietà gli altri possibili Augusti: dal regista-cameramen al critico d’arte in doppiopetto.

Si tratta di un romanzo breve che, come un uragano, nasce con misurata lentezza, insinuando nel lettore il dubbio di ciò che sta atrocemente per accadere. Quando però quest’ultimo si ritroverà improvvisamente catapultato nell’occhio del ciclone, non potrà che abbandonarsi all’avanzare repentino della cruda e crudele narrazione. Sarà allora inevitabile attendere su quel binario l’arrivo dell’ultimo conclusivo capoverso, sdraiandosi accanto all’inerme Elisa e fumando una sigaretta in compagnia di Augusto. David Foster Wallace amava dire: “Succedono cose davvero terribili. L’esistenza e la vita spezzano continuamente le persone in tutti i cazzo di modi possibili e immaginabili”.

Cacciatori di frodo ne è ampiamente la dimostrazione cartacea.

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Cliccando di seguito è possibile leggere qualche pagina del libro…

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