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Archive for novembre 2012

IL GIUDIZIO DELLA SERA, di Sebastiano Addamo

IL GIUDIZIO DELLA SERAdi Sebastiano Addamo
a cura di Sarah Zappulla Muscarà
Bompiani – pagg. 159 – euro 8,60

di Renzo Montagnoli

Discesa all’inferno

Le circostanze della vita sono strane e spesso negative, ma altre poche volte positive, come in questo caso, dovuto all’acume di un eccellente scrittore siciliano, Massimo Maugeri, che sul suo seguitissimo blog Letteratitudine nel settembre del 2009 ha pubblicato un articolo su Il giudizio della sera, di Sebastiano Addamo. Benché appassionato di autori siciliani, in cui identifico un comune denominatore non solo stilistico, ma anche espressivo che rientra ampiamente nei miei gusti, quel nome, Addamo, che sembra una storpiatura, un errore di scrittura del più comune Adamo, mi risultava pressoché sconosciuto, pressoché in quanto vagamente sapevo che era stato un poeta, narratore e saggista, ma erano notizie apprese qua e là, non erano fonte di una diretta conoscenza di qualche sua opera. Ecco perché allora mi sono sentito in obbligo, previo consiglio con qualche amico più competente di me in letteratura, di leggere qualcosa di questo Addamo, senz’altro meno noto di Sciascia e di Bonaviri, che erano pressoché suoi contemporanei.

E tutti mi hanno detto di leggere Il giudizio della sera, un romanzo che i miei consiglieri mi hanno definito di grande bellezza. Così ho fatto, procedendo con lentezza, soffermandomi su più punti e impiegando parecchio tempo, nonostante la relativa brevità, perché si tratta di 159 pagine.

Addamo narra la storia di cinque adolescenti siciliani, residenti con le famiglie in provincia e costretti a trasferirsi a Catania per studiare al liceo. Corre l’anno 1940 e la guerra è appena iniziata, nella convinzione che si tratterrà di una passeggiata lunga non più di due o tre mesi, tanto la vittoria è certa, perché così ha detto Mussolini.
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Prima edizione del TropeaFestival Leggere-e-Scrivere

Premio Letterario TropeaPresentata presso la sede del Sistema Bibliotecario Vibonese la prima edizione del TropeaFestival Leggere&Scrivere, in programma a Tropea dall’11 al 16 dicembre in una ricca sequenza di eventi fra incontri, dibattiti, focus, approfondimenti, itinerari e molto altro, abbinate a scrittori di fama, intellettuali, performers ed artisti di ogni genere. Fra gli ospiti citati in conferenza spiccano i nomi di Lidia Ravera, Mario Tozzi, Bice e Carla Biagi, Carmine Abate, Gian Arturo Ferrari e altri ancora. Tutte intelligenze chiamate a un confronto fra lettura e scrittura nell’epoca dei nativi digitali, per un percorso che non è quello di un tradizionale festival di letteratura.

Per maggiori dettagli, cliccare qui…
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Categorie:Eventi

Premio Martoglio verso orizzonti internazionali

Da sinistra: Gabriele Denaro, Sina Pappalardo, Roberto Alajmo, Domenico Tempio, Angelo Sajeva, Licia Aresco Sciuto, Sarah Zappulla Muscarà, Antonio Troiano, Karl Standinger, Michael Aichmayr, Vincenzo Pirrotta

L’edizione 2012 del Premio Martoglio conclusasi a Belpasso registra un consolidamento dell’iniziativa culturale verso nuovi ambiti. Preziosa mostra sulla lettura nel secolo scorso

di Sergio Sciacca – da “La Sicilia” del 26/11/2012

«Arriva la fine del mondo (e ancora noi sai cosa mettere) » è il titolo del pamphlet satirico, di Roberto Alajmo, vincitore della sezione letteraria del premio Martoglio, il riconoscimento, giunto alla XXVI edizione assegnato nel teatro comunale di Belpasso da una prestigiosa giuria, presieduta dalla cattedratica universitaria Sarah Zappulla Muscarà e composta da Sina Pappalardo (presidente del Circolo culturale Athena, che organizza l’evento), da Domenico Tempio editorialista della nostra testata, da Vicente Gonzáles Martín dell’Università di Salamanca e da Angelo Sajeva commissario presso il comune di Belpasso,
La presidente Sina Pappalardo ha sottolineato il convincimento che proprio in periodi incerti occorre trovare nella cultura quei valori che oggi appaiono in dubbio: e ha concluso con l’adesione alla giornata contro il femminicidio. Il premio Martoglio in più di un quarto di secolo si è fatto promotore di cultura nella cittadina etnea, estendendo la propria attenzione verso l’orizzonte internazionale: quest’anno il riconoscimento per la letteratura destinata all’infanzia è andato al comune austriaco di Schwanenstadt («la città dei cigni») rappresentato dal sindaco Karl Staudinger e dal coordinatore delle iniziative culturali Michael Aichmayr: si prevede anche un gemellaggio tra la «città dei cigni» e la nostra «città del Cigno» (premio consegnato da Angelo Sajeva).
Il premio opera prima è andato a Licia Aresco Sciuto, per avere interpretato nel libro «In amore succede», la metafora della vita, tra immaginazione e realtà, tra i ricordi e l’oggi. Una nuova sezione del premio è stata creata per la musica: riconoscimento a Gabriele Denaro autore di musiche di profonda intensità il quale ne ha eseguito alcune vibranti di poesia al pianoforte con Carmelo Leonardi al violino e Mario Licciardello al violoncello (premio consegnato dal commissario provinciale Giovanni Leonardi).
Per il teatro il premio è andato a Vincenzo Pirrotta, il grande interprete dei classici antichi e della modernità, che esprime con una energia indomita (Atena d’argento consegnata da Sina Pappalardo).
Nella sezione giornalismo premiato Antonio Troiano, direttore del periodico letterario del Corriere della Sera, che porta lo stesso titolo del supplemento letterario che agli inizi del Novecento ospitò pagine di Pirandello e Gozzano. «La nuova lettura è stata una sfida in questi tempi di crisi, – ha detto – proponendosi come palestra di idee, di elaborazioni a tutto campo, ed è stata vinta segnando un imprevedibile incremento di lettori». Leggi tutto…

Svevo e Trieste a Budapest

Letteratura – Incontro: Svevo e Trieste

Istituto Italiano di Cultura_  venerdì 30 novembre  2012_ 18,00

Venerdì 30 novembre 2012, alle ore 18.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura (1088 Budapest – Bródy Sándor u. 8), avrà luogo un incontro dedicato a Italo Svevo e Trieste, con la partecipazione di Cristina Benussi, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Trieste, Ilona Fried, docente di Letteratura italiana all’Università ELTE di Budapest e Ferenc Szénási, traduttore.

L’incontro, legato al tema di fondo della stagione 2012/2013 – l’Italia dei territori – ,  vuole essere un’esplorazione dei territori letterari, intesi come spazi fisici o mentali che hanno ispirato le opere di grandi scrittori.

Protagonista di questo primo incontro è Svevo, uno scrittore intrinsecamente legato alla città di Trieste, a sua volta, legata profondamente per storie e scambi  alla città di Budapest.

Trieste è la scenografia dei romanzi di Italo Svevo. In tutti i suoi romanzi si ritrovano i posti che più amava e frequentava: Piazza Unità d’Italia, Cittavecchia, dove lo scrittore faceva le sue passeggiate giornaliere, il Palazzo Tergesteo, sede ai suoi tempi dell’Union Bank dove lavorò per quasi 20 anni e scrisse Una vita. E poi la Berlitz School di via San Nicolò, dove conobbe James Joyce, suo mentore. E ancora i caffè storici, tra cui il Caffè Stella Polare.

In lingua italiana con traduzione simultanea in ungherese.

In collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università ELTE

Ingresso libero

Per ulteriori informazioni :
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IL LIBRO AI TEMPI DELLA RETE. LETTURE E SCRITTURE DIGITALI

Su LETTERATITUDINE è  ancora “aperto” il dibattito sul Self-publishing 

self-publishing

Di seguito, un evento “in tema”…

* * *

Venerdì 30 novembre, ore 18.00

Biblioteca Parco Sempione, Via Cervantes a Milano

Biblioteca Parco Sempione e No Reply

 Presentano

 All’interno del ciclo

IL LIBRO AI TEMPI DELLA RETE.

LETTURE E SCRITTURE DIGITALI

Incontro su

Self publishing: auto pubblicarsi in digitale

 

Con Lorenzo Fabbri, Eleonora Gandini, Francesco Rigoli, Letizia Sechi

Romanzi interattivi online, ebook game e narrativa ipertestuale: cosa sono e come cambiano il modo di essere autori e lettori.

In che modo la rete cambia la lettura e l’approccio al libro?
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CUPO TEMPO GENTILE, di Umberto Piersanti

CUPO TEMPO GENTILE, di Umberto Piersanti
Marcos y Marcos, 2012 – € 18,00 – 222 p.

Tra storia e memoria

di Anna Vasta

Nell’ossimorico, evocativo, poetico titolo del quarto romanzo Cupo tempo gentile ( Marcos y Marcos Editore2012) di Umberto Piersanti, il poeta urbinate, autore di romanzi tra storia, realtà e visione- come è della sua poesia e della sua poetica- si racchiude il senso di un momento storico, il ’68’ in Italia e a Urbino, e la cifra di una narrazione che per essere legata a un luogo- i luoghi persi della poesia di Piersanti- non perde in ampiezza di sguardo e profondità di respiro. Tutt’altro: la carica visionaria di una città in verticale, Urbino dalle torri svettanti verso un cielo profondo come una cupola raffaellesca, delle sue Cesane, l’altopiano che le fa da sfondo, della campagna luminosa e scura dove sconfina lo spazio urbano, in un travaso di storia, d’arte e di natura, conferisce alle sequenze narrative un ritmo atemporale di eventi, di storie, di vissuti esistenziali, soggettivi e corali, quasi epico.
Come epico è  il flusso della poesia dell’autore. L’andamento narrativo del romanzo procede di pari passo con l’avvicendarsi degli stati d’animo, delle riflessioni, degli accadimenti esterni e gli svolgimenti interiori di un processo giovanile di maturazione, una sorta di viaggio sentimentale alla Sterne. Quello del protagonista, Andrea Benci, venticinquenne laureando, che ama la poesia, Leopardi e Montale, persino D’Annunzio; che non riesce a  restare indifferente alla bellezza di un tramonto, di quelli che esplodono da dietro le colline e accendono di rosso e viola le spalle del monte Carpegna, e, malgrado la rivoluzione e l’impegno, si lascia andare a emozioni “decadenti”, intimiste- riprovevoli  per  i compagni della Contestazione- come il metafisico sgomento dinnanzi a quell’immenso cosmo nero che si spalanca simile a un abisso dietro l’Appennino al calare delle prime tenebre. Di qualche anno più vecchio dei ragazzi del Movimento; quanto bastava a guardare da prospettive di distacco e disincanto agli animosi entusiasmi, agli astratti furori, all’acceso idealismo a rischio di derive estremiste e di   forzature ideologiche irreali e inattuali – la rivoluzione culturale di Mao, Cuba e Fidel Castro, la guerriglia permanente del Che- della “meglio gioventù”. Leggi tutto…

Premio Strega ad Atene

L’Istituto Italiano di Cultura di Atene in collaborazione
con Megaron Plus, le Edizioni Patakis e le Edizioni Kastanioti

organizza la Serata Letteraria

“Premio Strega ad Atene”

Giovedì 29 novembre 2012, ore 19.00

presso il Megaron Mousikis di Atene, Vas. Sofias & Kokkali 115 21,

Sala Skalkota

Giovedì 5 luglio 2012 lo scrittore Alessandro Piperno è stato proclamato vincitore, a Roma, della 66a edizione del Premio Strega, promosso dalla Fondazione Bellonci in collaborazione con Liquore Strega. Alla votazione della cinquina dei finalisti e del vincitore del Premio letterario più ambito d’Italia ha partecipato il Comitato di Lettura ateniese, recentemente fondato dall’Istituto Italiano di Cultura di Atene.

Fin dal 1944, in una Roma non ancora liberata, cominciò a prendere vita intorno a Maria e Goffredo Bellonci l’alleanza culturale degli Amici della domenica, che nel 1947, grazie all’illuminata adesione del giovane industriale Guido Alberti, decisero di fondare con il Premio Strega un’istituzione capace fin da subito di riaccendere il dibattito culturale nella nuova stagione della democrazia e della libertà. Grazie all’impegno della Fondazione Bellonci, presieduta da Tullio De Mauro, il Premio continua a riunire i protagonisti della società culturale italiana che negli anni hanno raccolto il testimone dei primi Amici della domenica (nell’edizione del 1947 erano presenti, tra gli altri, Aleramo, Alvaro, Banti, Brancati, Debenedetti, Flaiano, Longhi, Maccari, Manzini, Morante, Moravia, Palazzeschi, Pannunzio, Piovene).

Alessandro Piperno, il vincitore del Premio Strega di quest’anno con il romanzo Inseparabili (Edizioni Mondadori), accompagnato da Edoardo Nesi vincitore dell’edizione 2011 con il romanzo Storia della mia gente (Edizioni Bompiani), incontra il pubblico ateniese al Megaron Plus.
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A Francesca Melandri il Premio Asti d’Appello 2012

Francesca Melandri si aggiudica il Premio Asti d’Appello 2012 con il libro “Più in alto del mare” (Rizzoli).

Questa la motivazione della Giuria: “Per aver saputo rappresentare le storie dell’umana violenza, dal famigliare quotidiano al grande, tragico contesto del furore senza rivoluzione.
Per aver saputo trasmettere la sofferenza del dentro e del fuori, le ferite del corpo e dell’anima, la salvezza della comprensione e del perdono.
Per aver saputo raccontare, con delicatezza e profondità, come anche dall’inferno del dolore possano dipanarsi e intrecciare i fili dell’affetto e dell’abbandono all’amore”.

In base all’articolo 8 del regolamento, nel caso il vincitore risultasse essersi classificato primo in un altro dei premi letterari prescelto, il riconoscimento in denaro viene diviso a metà con il secondo classificato. Avendo quindi la Melandri già vinto il Premio Rapallo,  l’assegno è stato condiviso con Nadia Scappini (“Le ciliegie sotto il tavolo”, Marietti).

Una scelta non facile, data l’alta qualità di tutti i sette finalisti, per la giuria togata composta da Mauro Barbuto, Paolo Borgna, Carlo Federico Grosso, Marcello Maddalena, Cristiana Maccagno Benessia  e Luciano Violante.

La serata, presentata da Massimo Cotto, è stata illuminata dalla presenza della poetessa Maria Luisa Spaziani, madrina di questa edizione del Premio, e del celebre violinista Uto Ughi che, accompagnato dal  pianista Marco Grisanti, ha regalato al pubblico uno straordinario concerto, durante il quale ha alternato uno Stradivari e un Guarneri per brani i come “Il Trillo del Diavolo” di Tartini e una fantasia della Carmen. Lunghi applausi e meritata standing ovation finale.

Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine in Fm con Francesca Melandri.
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INTERVISTA A MARCEL RUIJTERS

Dal nostro inviato a Lucca Comics&Games 2012

 di Furio DETTI

Marcel Ruijters (a destra, nella foto di Furio Detti) è uno degli otto giovani artisti olandesi ospiti d’onore della Performance dal vivo allestita nel Palazzo Ducale di Lucca per l’edizione 2012 di Lucca Comics&Games. «Peccato», la questa performance di pittura e illustrazione dal vivo ha presentato al pubblico italiano e internazionale presente in città i talenti di questi artisti (Barbara Stok, Sam Peeters, Bart Nijstad, Jeroen Funke, Tim Enthoven, Milan Hulsing, Marcel Ruijters e Dace Sietina) attivi da anni anche nel settore underground. Lo stesso Ruijters è direttore della fanzine  “Zone 5300” di Rotterdam. Il suo segno inconfondibile di ispirazione visceralmente medievale e la sua capacità visionaria gli hanno permesso di emergere dal mondo relativamente chiuso delle fanzine autoprodotte e pubblicare in Olanda, Belgio, Francia, esporre in mostre personali, illustrare i tarocchi, realizzare un bestiario, e portare il suo ultimo libro – Inferno – a essere pubblicato in dodici paesi e essere tradotto in dieci lingue [NdR A lucca era presente solo l’edizione in olandese]. Marcel Ruijters in questa intervista parla della sua tecnica, del suo personale viaggio dantesco tutto al femminile, e dei suoi prossimi progetti, fra cui un’ambiziosa biografia fictional del pittore Hieronymus Bosch.

FD.      È la prima volta che Marcel Ruijters viene a Lucca, nell’ambito della rassegna degli autori underground esordienti olandesi, lo intervistiamo per “Letteratitudine” di Massimo Maugeri e la rivista Kamen, rivista di poesia e filosofia perché Rujters ha avuto l’ardimento di misurarsi nientepopòdimeno che con Dante Alighieri, rimettendo in scena con le sue chine il terribile Inferno. Grazie quindi a Marcel per l’intervista.

MR      Prego.

FD       Prima di raccontarci del tuo personale viaggio dantesco, sotto la forma di una suora, vuoi raccontare a chi ci segue quale sia il tuo background artistico, visivo, d’ispirazione?
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Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Oggi, 25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Nel 2007 100 000 donne (40 000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma “Contro la violenza sulle donne”, senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.

Dal 2006 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna promuove annualmente il Festival La Violenza Illustrata, unico festival nel panorama internazionale interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.
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Premio Speciale Elsa Morante per l’Epistolario al volume “Bellezza, addio”

Bellezza, addioAd Adelia Battista è stato tributato il Premio Speciale Elsa Morante per l’Epistolario per il volume “Bellezza, addio” (Archinto Editore) che raccoglie le lettere scritte da Anna Maria Ortese all’amico poeta Dario Bellezza tra il 1972 e il 1992

L’incontro tra Anna Maria Ortese e Dario Bellezza avviene a Roma, nella casa di Graziana Pentich, moglie di Alfonso Gatto, agli inizi degli anni Settanta, durante una cena in cui sono presenti anche Alberto Moravia e Dacia Maraini. Anna Maria ha cinquan tasei anni, Dario venticinque. Per Bellezza la Ortese è subito una Voce, anzi, la Voce: divina, melodiosa, inafferrabile. Lei sta lavorando al suo romanzo più angelico e infernale, Il porto di Toledo; lui si prepara a pubblicare la raccolta di versi Invettive e licenze (1971), che sta per imporlo all’attenzione della critica. «Ecco il miglior poeta della nuova generazione» lo saluta Pier Paolo Pasolini. Nel ’76, Dario Bellezza vince il Premio Viareggio con la silloge Morte segreta. Da allora, e fino alla sua morte, avvenuta nel marzo del ’96 per Aids, i due sono inseparabili. L’intenso epistolario indirizzato a Bellezza è una testimonianza preziosa della loro relazione, totale, esclusiva, non priva di incomprensioni. Opera compiuta in se stessa e che apre spiragli di un fulgore talvolta crudele sull’esistenza di entrambi, le lettere dell’Ortese svelano il terreno da cui sono nati alcuni dei suoi racconti e romanzi e testimoniano di un periodo della sua creatività altrimenti oscuro.

Adelia Battista è stata ospite della puntata di Letteratitudine in Fm del 10 giugno 2011

Di seguito, un brano tratto dal libro e alcune foto dell’evento. Leggi tutto…

SENTIERI DI NOTTE, di Giovanni Agnoloni (un brano del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo SENTIERI DI NOTTE, di Giovanni Agnoloni (Galaad, 2012 – pagg. 230 – euro 12)

Qui, l’intervista sul romanzo…

(da Sentieri di notte, di Giovanni Agnoloni, Galaad 2012, pagg. 19-23)

“All’inizio non successe nulla. L’effetto che l’infravisore produsse su di me fu quello di un paio di occhiali molto potenti. Riuscivo a vedere i contorni delle cose e i profili delle persone con una nitidezza assoluta. Era una sensazione di grande presenza, come se mi accorgessi del mondo per la prima volta.
Mi spinsi oltre il Wawel, isolato nella sua mole, e percorsi Ulica Kanoniczna sotto la tenue luce del crepuscolo. Poi svoltai in Ulica Grodzka, dove la gente conduceva meccanicamente le sue abitudini quotidiane nel tentativo di esorcizzare l’erosione di spazio in corso, e poco dopo raggiunsi il Rynek Główny, che aveva l’aria di un salotto abbandonato. Su un lato, il Fondaco dei Tessuti, elegante tenda gitana, ormai divenuto una stazione di confine. Sull’altro, la Basilica di Santa Maria, con le due torri diseguali.
Quello era il limite oltre il quale tutto cambiava.
Non c’era quasi nessuno, come se le persone evitassero di stazionare troppo a lungo in quello che pareva un campo militare prossimo a una frontiera pericolosa. Arrivai alla statua del poeta Adam Mickiewicz e mi ci appoggiai per osservare ciò che mi circondava. Dal campanile della Basilica un trombettiere stava suonando lo hejnał, la breve melodia mozza che veniva ripetuta ogni ora per ricordare un lontano assedio dei Tartari, sventato da una sentinella poi trafitta da una freccia. Lo sentii echeggiare per quattro volte, una per punto cardinale. La consuetudine era stata mantenuta, nella speranza che quel noto richiamo potesse servire da punto di riferimento per coloro che si smarrivano nelle periferie. Speranza vana, purtroppo. La città aveva perso, fino a quel momento, almeno un terzo dei suoi abitanti.
Fui colpito da un pensiero che mi lacerò il petto come una lama arroventata. Una volta avevo aspettato Leyla proprio in quel punto, per un appuntamento davanti alla libreria Empik. Lei non arrivava, e io avevo iniziato a preoccuparmi: aveva pure il telefono staccato. Poi, dopo un’ora, quando l’angoscia stava per prendere il sopravvento, l’avevo vista sbucare dal Fondaco dei Tessuti.
Oggi, invece, niente. Leggi tutto…

SENTIERI DI NOTTE: intervista a Giovanni Agnoloni

SENTIERI DI NOTTE, di Giovanni Agnoloni
Galaad, 2012 – pagg. 230 – euro 12

di Massimo Maugeri

È un romanzo molto particolare, questo di Giovanni Agnoloni: visionario e “avveniristico”. Ambientata nell’Europa del 2025 schiacciata dal peso della Macros (multinazionale informatica che da Berlino ha preso il potere privando il continente di internet e dell’energia), la storia di Agnoloni tratteggia le vicende dell’androide Luther e del programmatore cieco Christoph Krueger.
Ne parliamo con l’autore.

– Giovanni, solita domanda sulla genesi del libro. Come nasce “Sentieri di notte”? Da quale idea, necessità, o fonte di ispirazione?

È stata una genesi complessa. La primissima idea è stata del tutto occasionale, fermo restando che non credo nella casualità delle coincidenze. Ero fuori con un amico, Francesco Gori (co-fondatore di un blog con cui collaboro, www.postpopuli.it), a bere una birra in un bar all’aperto a Firenze. Ho alzato la testa e ho guardato il cielo notturno. Da qui l’idea della scena iniziale, che descrive il risveglio dell’androide Luther in una notte stellata. Questo risale a sei anni fa, più o meno. Poi ho raccolto altri spunti, che all’inizio dovevano essere dei racconti a sé, ma gradualmente hanno iniziato a “richiamarsi” tra loro, evidenziando filamenti d’interazione. E via via la trama mi si è manifestata. Certo, la brusca accelerazione (e il grosso del lavoro) è avvenuta nell’arco degli ultimi tre anni, dopo la tragica morte della mia fidanzata a fine 2009, che mi ha costretto ad affrontare il nodo del dolore, riflesso con evidenza in uno dei filoni narrativi del romanzo – che peraltro non è strettamente autobiografico.
Al di là di questo, i quattro filoni che compongono Sentieri di notte, e che vengono convergendo in un discorso unitario, sono figli di diversi aspetti della mia ricerca interiore, che da anni conduco sia come saggista (ne è testimonianza soprattutto Tolkien e Bach. Dalla terra di mezzo all’energia dei fiori, uscito sempre con Galaad nel 2011), sia come appassionato e studioso (oltre che paziente) di medicina naturale e spiritualità: si tratta di percorsi incentrati in particolare sulla psicologia del profondo di Carl Gustav Jung e sul concetto del Sé, del centro dell’identità, dove si annida il punto di contatto dell’uomo col Divino. Tendere a questo punto, prendendo progressivamente consapevolezza dell’Ombra per come si manifesta nella Ferita della vita, e quindi accedere alla Luce di cui siamo figli, è a mio avviso il senso ultimo della nostra esistenza terrena. È in questa ricerca che si rivela il nostro percorso. Proprio come mi si è rivelata la trama di Sentieri di notte.
Una menzione speciale va all’autore cubano Amir Valle, ottimo amico, del quale sono onorato di essere il traduttore italiano. Amir, che vive a Berlino, mi ha fatto conoscere dei luoghi della capitale tedesca che poi si sono rivelati decisivi per la costruzione del mio romanzo.

– Sappiamo che Luther è un androide che, in una notte del settembre 2025, si sveglia accanto al cadavere del suo creatore? Approfondiamo la conoscenza di questo personaggio. Chi è Luther?
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Presentata la XXVI edizione del Premio Letterario Internazionale Nino Martoglio

Presentata a Palazzo Minoriti, sede della Provincia regionale di Catania, la ventiseiesima edizione del Premio Letterario Internazionale Nino Martoglio organizzato come di consueto dal Circolo Culturale Athena, con il sostegno della Provincia, della Regione siciliana e del Comune di Belpasso. Alla conferenza stampa sono intervenuti (foto in basso) il commissario straordinario della Provincia Regionale, Antonella Liotta, il Presidente del consiglio provinciale, Giovanni Leonardi, Sarah Zappulla Muscarà, docente dell’Università di Catania e presidente della giuria del Premio, Tommasa Pappalardo, presidente del Circolo Athena. Annunciati i vincitori dell’edizione 2012 del Premio Martoglio nelle sue diverse sezioni.

Letteratura: Roberto Alajmo per il volume Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere) (Editori Laterza, 2012);
Giornalismo: Antonio Troiano per “La Lettura”, supplemento letterario del “Corriere della Sera”;
Athena: Vincenzo Pirrotta;
Letteratura per ragazzi: Comune di Schwanenstadt (Austria);
Musica: Gabriele Denaro;
Opera Prima: Licia Aresco Sciuto per il volume In amore, succede… (Lombardi Editori, 2011).
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PISA BOOK FESTIVAL 2012: 23-25 novembre

Pisa Book Festival: dieci anni, sempre indipendenti

Olanda Paese Ospite con i suoi autori che raccontano di viaggi e di altri mondi dentro e fuori i propri confini, tra passato coloniale e nuova immigrazione. E poi spazio agli autori italiani, ai nuovi mestieri dell’editoria, ai bicentenari di Charles Dickens e dei fratelli Grimm.

Dal 23 al 25 novembre 2012 il Palazzo dei Congressi di Pisa ospiterà la X edizione del Pisa Book Festival, tre giorni di presentazioni e incontri con gli autori, 5.000 mq di libri, 300 eventi, 180 editori indipendenti, tutto a ingresso libero.
Questa edizione del Festival sarà sotto il segno dei tulipani; è infatti l’Olanda il Paese Ospite d’onore e sono attesi a Pisa i suoi più noti e importanti autori, tra cui: Ernest van der Kwast, olandese di origini indiane, ha trent’anni e vive a Bolzano. Al Festival presenterà Mama Tandoori, la storia di Veena, che negli anni Sessanta lascia India per l’Olanda, partendo con una valigia piena di sogni e gioielli. Una commedia esilarante su una madre che, per fortuna, non è la vostra.
Rosita Steenbeek è laureata in teologia e attrice, dopo gli studi si è trasferita a Roma. Ha tradotto Susanna Tamaro e Alberto Moravia che ritrae insieme a Federico Fellini nel suo primo romanzo del 1994. E’ una delle scrittrici più amate in Olanda, con sette romanzi all’attivo e due saggi in omaggio alla sua città d’adozione, Roma. Leggi tutto…

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‘I PIRANDELLO’ a Noto – 23/11/2012

MARIA LUISA SPAZIANI, madrina del Premio Asti d’Appello 2012

Sale l’attesa per la giornata conclusiva del Premio Asti d’Appello 2012.

Sarà la poetessa Maria Luisa Spaziani, tre volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, l’ospite d’onore cui verrà consegnato il riconoscimento di Madrina del Premio d’Appello 2012 durante la cerimonia finale al Teatro Alfieri, domenica 25 Novembre.

A lei sarà dedicato l’incontro del pomeriggio di sabato 24 Novembre alle ore 17 presso la sala conferenze di Palazzo Mazzetti (Corso Alfieri, 357) riservato ai membri della Associazione Premio Asti d’Appello: un’occasione unica per ripercorrere le tappe più significative della vita di una delle presenze più importanti della poesia e della cultura italiana.

Domenica mattina alle 11 altra celebrazione riservata alla illustre ospite a Mongardino: le verrà consegnata la cittadinanza onoraria del paese, di cui era originaria la madre, corso di una cerimonia che avrà luogo presso il Salone Consigliare del Municipio.

Maria Luisa Spaziani nasce a Torino nel 1922. Mentre la città natale compare pochissimo nella sua poesia, molto presenti sono i paesaggi tra il Piemonte e la Liguria, e le campagne dell’Astigiano, dove vive gli anni dello sfollamento. È lì che impara a conoscere «gli odori, i profumi, le scorze degli alberi, i ritmi della semina», e tutto questo la avvicina al mondo dei contadini: una delle sue poesie più antiche, inserita nella silloge d’esordio, Le acque del Sabato (1954), racconta il paese della madre, Mongardino d’Asti:

Alberi nudi dentro un tempo nudo
sul cielo del paese di mia madre.
Dove s’ingorga l’acqua nei canali
tra l’erba rinsecchita
e la vite s’attorce nella bruma
con mani disperate. […]

A diciannove anni dirige la rivista «Il dado», senza avere mai il coraggio di scrivere su quelle pagine. Tra i collaboratori figurano Vasco Pratolini, Sandro Penna, Vincenzo Ciaffi. Virginia Woolf, poco prima di morire, invia alla giovane Maria Luisa un capitolo del romanzo Le onde, con una dedica autografa: «Alla piccola direttrice». È in quegli anni che conosce anche Leonardo Sinisgalli, presenza importante nella sua formazione letteraria, ed Ezra Pound, incontrato a Rapallo.
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LETTERA DI DE GASPERI, di Giovanni Ghiselli

Alcide de Gasperi.jpgLETTERA DI DE GASPERI

di Giovanni Ghiselli

Voglio commentare la lettera che Alcide De Gasperi scrisse alla moglie Francesca il 6 agosto 1927 dalla clinica Ciancarelli di Roma.
E’ un’epistola che contiene, oltre ricordi personali con squarci lirici, il riassunto e il programma di una vita politica che non può essere disgiunta da quella morale e intellettuale. In queste poche pagine ho potuto incontrare da vicino, il politico onesto, l’uomo colto, la persona per bene di cui avevo perduto da tempo l’esperienza diretta ascoltando, con disgusto crescente, i trafficoni e traffichini contemporanei.
Parto dalla cultura di De Gasperi. La sua lettera contiene citazioni in italiano, e in latino, dalla Divina Commedia, dall’Antico e dal Nuovo Testamento.
L’uomo politico non può ignorare la tradizione del popolo che intende guidare, non può non avere una visione d’insieme delle vicende storiche avvenute nei secoli, una conoscenza almeno scolastica dell’arte e del pensiero elaborati, nel tempo, dagli spiriti più elevati della sua madre terra. Chi ha la pretesa di guidare un popolo e non ha sentito la necessità di conoscere tali spiriti, o se li ha letti ma non li ricorda e non li menziona, significa che non appartiene alla loro famiglia, che non è in sintonia con loro, che non è uno spirito elevato, ma è interessato soltanto al potere e al profitto personale.
Il demagogo becero, la demagoga arrogante, l’ignorantone astuto, prima o poi vengono sorpresi con le mani nel sacco, a rubare. Leggi tutto…

BAMBINI ALL’INFERNO: 20 novembre, giornata internazionale dell’Infanzia

MARTEDI’ 20 NOVEMBRE, ore 18, in occasione della Giornata internazionale dell’Infanzia, evento in collaborazione con la Provincia di Roma a Fandango Incontro, via dei Prefetti 22.

Cecilia Gentile presenta “Bambini all’inferno”

Intervengono
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma

Cecilia D’Elia, assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma

Moni Ovadia, regista

Chiara Segrado, Save the Children

Lucia Goracci, Tg3

Maria Rita Parsi, Fondazione Movimento Bambino

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LINK CORRELATI

Il sito del TELEFONO AZZURRO

L’articolo di Letteratitudine dedicato alla Convenzione di Lanzarote

Letteratitudine contro la pedofilia online

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia

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Categorie:Eventi

La buona battaglia. Intervista a Mino Milani.

di Furio DETTI

Lucca, 01 novembre 2012

Mino Milani (Pavia, 1928), giornalista, scrittore, sceneggiatore e fumettista è uno dei nomi della narrativa italiana per ragazzi e avventurosa. Lo abbiamo intervistato dopo la tavola rotonda “Bànghete”, dedicata al graphic journalism.

FD     Innanzi tutto ringraziamo a nome di Letteratitudine e di Kamen, Rivista di Poesia e Filosofia, Mino Milani per l’intervista.

MM   Grazie a voi, piuttosto.

FD     La prima domanda: te la senti di tracciare un bilancio di quello che è la letteratura adesso? Si parla tanto di “morte della letteratura”, ovviamente sappiamo che non è affatto vero, ma tu, che hai visto molte cose passare sotto i ponti, come vedi lo stato presente della letteratura, del fumetto e il loro immediato futuro?

MM   Più che “prevedere” io spero. Spero nell’arrivo di un grande, che per la verità adesso manca. È da un po’ di tempo che manca. Non parlo solo d’Italia e neanche d’Europa, parlo di un grande dell’Occidente, Russia inclusa: spero nell’arrivo di un grande romanziere dell’Occidente.

FD     Quali sono stati i “grandi” della letteratura, per dirne tre, fra italiani e esteri.

MM   Dovendone dire tre…

FD     Ma anche di più…

MM   Vediamo: Conrad, per restare in Inghilterra – Conrad era polacco ma naturalizzato inglese; il Flaubert di Madame Bovary, oppure Maupassant. E un altro, solo per me però, non pretendo lo sia per tutti: Jack London.

FD     Che è stato utopista e “politico” con La Peste Scarlatta e il Tallone di Ferro.

MM   Però queste opere sono più interessanti dal punto di vista ideologico che non da quello letterario, perché il suo capolavoro assoluto rimarrà Il Richiamo della Foresta, con buona pace dei critici italiani che lo considerano un testo per ragazzi. Quell’opera rimarrà il massimo dei massimi.

FD     A tale riguardo, secondo te è cambiato qualcosa nel modo con cui i giovanissimi si avvicinano alla letteratura?
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Bànghete: intorno al graphic journalism e più in là

Mino Milani, Alfredo Castelli, Giulio Giorello e altri parlano delle prospettive del giornalismo a fumetti in Italia a Lucca Comics & Games 2012.
Dall’esperienza del Corriere dei Ragazzi al fumetto di inchiesta e denuncia. (foto di Furio Detti)

di Furio DETTI

Lucca, 01 novembre 2012

«Che sia buono, vero e raccontato con onestà.» Per Mino Milani, grande ospite di questa tavola rotonda lucchese all’insegna del raccontare per disegni la cronaca e il reale, questo è il mandato del graphic journalist, dovere che coincide senza sbavature con il mandato del giornalismo d.o.c. Tra gli applausi di una commossa platea e cerchia di amici vecchi e nuovi, lo scrittore e sceneggiatore pavese tratteggia per primo la sua esperienza nella redazione del Corriere dei Ragazzi e con sintesi descrive intenzioni e scopi di chi all’epoca voleva portare il mestiere del giornalista fra le nuvolette. Il Corriere dei Ragazzi non poteva ovviamente essere un quotidiano, per ragioni di tempo e fattibilità, per cui la scelta si orientò sulle storie e avventure del passato, descritte però come se fossero fatti di viva cronaca. «Raccontavamo – continua Milani – le guerre perdute nel tempo, esattamente come i cronisti allora si lanciavano in Africa per mostrare come inviati i conflitti dimenticati, o di cui nessuno voleva parlare. Eravamo un po’ come degli inviati speciali nel passato.» Lo scopo? Avvicinare i ragazzi alla Storia, narrando per immagini e parole il Risorgimento, la Liberazione, le Guerre Indiane, la Guerra di Secessione americana, le rivoluzioni grandi e piccole e i personaggi come Giovanni dalle Bande Nere, per esempio. Perché queste scelte? Perché la guerra è sempre stata un’avventura “bruciante”, drammatica, ma di impatto; tuttavia fra le pagine del Corriere c’era sempre posto per la pace e qualunque vicenda che potesse essere presentata ai giovani e giovanissimi con il sapore dell’onestà e della verità storica. Milani ricorda: «Ho passato una parte importante e molto bella della mia vita a scrivere per i ragazzi in Redazione al Corriere. Questo è molto importante per me e non lo voglio dimenticare», perché a differenza degli adulti «il pubblico dei ragazzi è pronto a gioia, interesse vero, vera commozione e vera disapprovazione. Chiunque pensi di scrivere per i ragazzi dovrebbe avere questa idea del suo pubblico, a cui spetta il diritto di non essere deluso. Per rispetto. Perché i giovani di oggi sono la gente che si farà. Si possono deludere degli adulti, semmai, ma i ragazzi no, proprio per rispetto a ciò che saranno.» Quanti di noi infatti ricordano più spesso le parole lette su un libro di scuola, nel bene o nel male, piuttosto che la cronaca quotidiana della vita adulta? Milani rivendica con orgoglio la natura didattica del lavoro di chi scrive e disegna per i ragazzi: «Che venga dalla guerra, dalla pace, dall’arte, dalla scienza, non ha importanza: noi dobbiamo dare ai giovani il buono, il vero, raccontandolo con onestà. Tutto il resto sono …palle!» In questa missione niente di professorale o moralistico, ma morale piuttosto, perché non c’è – continua Milani – mai stata la pretesa di imporre al pubblico “la” verità, ma solo una storia sincera, perché «tutto quello che avete adesso, anche i beni materiali, i vestiti, le comodità, non vi è piovuto dal cielo, ma dai vostri padri, nonni, bisnonni che sono stati nella storia, su su, fino a Giovanni dalle Bande Nere e anche più in là. Noi non vi raccontiamo che delle storie, voi ragazzi fatene l’uso che vi pare, il migliore possibile.»

Alfredo Castelli invece ha tratteggiato le origini del graphic journalism, dalle prime vignette satiriche dell’Ottocento francese, contro Luigi Filippo d’Orleans, al boom del giornalismo satirico e del giornalismo illustrato statunitense negli anni dal 1840 al 1917 Leggi tutto…

LA DANZA DELLA VITA, di Roberta Borsani

La danza della vita. Comprendere il femminile attraverso le fiabeIn esclusiva per Letteratitudine, l’introduzione di LA DANZA DELLA VITA. Comprendere il femminile attraverso le fiabe, di Roberta Borsani
Lindau, 2012 – pag. 180 – euro 16

Qualche volta la nostra vita sembra un oscuro sentiero, dove procediamo a tentoni temendo trappole e pericoli ignoti. Solo quando il percorso è conosciuto il passo diventa cadenzato e sicuro, come in una danza. È possibile delineare una mappa della vita? Un modello che derivi dall’esperienza remota del genere umano? Una tale sapienza esiste, ed è quella perennemente vitale delle fiabe. Senza assumere teorie aprioristiche o dissolvere l’incanto poetico della narrazione, l’autrice esamina, attraverso questo fecondo patrimonio tradizionale, le opportunità e i rischi che si presentano all’esistenza femminile. Ci sono ragioni profonde che spingono Biancaneve a cadere nelle insidie della strega, sprofondano Rosaspina nel sonno e destinano Gretel a svelare l’inganno della casetta di marzapane. Le fiabe gettano una luce viva sulle sofferenze delle donne: disturbi alimentari e affettivi, disamore di sé, naufragio delle relazioni e, non meno che in passato, violenza. Chi la subisce senza reagire può rivelare una personalità poco consapevole del proprio valore e incapace di rinnovarsi. Gravata delle qualità dell’archetipo, la donna si vede negare la complessa realtà della sua persona e un ruolo sociale da protagonista, con ripercussioni avvilenti. Le fiabe la aiutano a ricongiungersi con la parte emozionale e sognante della sua anima, a comprendere i drammi con cui si misura ogni giorno, a trovare la strada di una più autentica e intima emancipazione.

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L’introduzione di LA DANZA DELLA VITA. Comprendere il femminile attraverso le fiabe, di Roberta Borsani

La leggenda può servire alla storia e la fiaba alla vita: ma storia e vita non sono poi l’una continuazione dell’altra?
Olga Visentini

La nostra vita a volte somiglia a un oscuro sentiero, in cui procediamo con angoscia e trepidazione temendo pericoli ignoti. Altre volte somiglia a una corsa affannosa all’inseguimento di un’occasione percepita troppo tardi, e che ormai sfuma dietro l’orizzonte. Solo quando il percorso è conosciuto e i tempi sono attesi, il passo diventa ritmico e sicuro, come in una danza.
È possibile parlare di una mappa della vita? Esiste un tracciato che possa fungere per noi da modello, permettendoci di fare tesoro dell’esperienza remota del genere umano e restituirci la familiarità con i ritmi di una natura che è la nostra?
Questo libro mostra che tale sapienza esiste, e non è quella arida e sempre bisognosa di aggiornamento dei trattati, ma quella ancestrale e perennemente vitale delle fiabe. In esse, da tempo immemorabile, l’esperienza umana ha distillato il proprio succo servendosi dei simboli che scandiscono il passaggio dal dramma alla risoluzione, dalla confusione all’ordine interiore: ciò che fa della vita non più un erramento ma un’iniziazione alla compiutezza.

La propensione a narrare nasce dal cuore stesso dell’uomo. Ha radici profonde, che precedono di molto quella che oggi chiamiamo civiltà. Ogni regione del mondo, ogni comunità, per piccola e primitiva che sia (anche quella del villaggio neolitico), ne ha accolto l’impulso dando origine a miti, saghe e fiabe: colonne portanti della cultura dei popoli.
Ma anche il singolo individuo, ancora in tenera età, appresi i primi rudimenti del linguaggio, si abbandona con immensa soddisfazione al piacere di raccontare. Più tardi incontrerà le più complesse narrazioni adulte, che seguirà rapito e che nessun parente o educatore, per quanto illetterato, gli farà mancare, potendo attingere a un modello ancestrale, indipendente, almeno in apparenza, dai prerequisiti culturali: quello della fiaba, che scaturisce dalla notte dei tempi, è universalmente diffuso e presenta un numero limitato di varianti.
La fiaba accoglie, svolge e spiega i momenti fondamentali della vita attraverso cui l’individuo deve passare per giungere ad affermare compiutamente la sua personalità. Molti studiosi del folclore vi hanno letto la memoria ancestrale di riti iniziatici che nelle società primitive ogni maschio deve superare per poter accedere al mondo degli adulti. In effetti i maltrattamenti, le aggressioni e i danni psicofisici che i protagonisti subiscono nella fiaba ricordano abbastanza da vicino le sofferenze e perfino le ferite o le piccole mutilazioni inferte all’iniziato nel corso delle cerimonie di passaggio. Leggi tutto…

IL PESO DEL CIAO, di Francesco Forlani

di Massimo Maugeri

Discutiamo di poesia con Francesco Forlani, in occasione della pubblicazione della sua silloge intitolata “Il peso del Ciao” (edita da “L’arcolaio”)

– Partiamo da qui: cos’è la poesia per Francesco Forlani?
Quando a Paul Celan, nel 1960, fu dato il Premio Büchner. tenne un discorso dal titolo “II meridiano”, in cui il poeta si interroga sul significato della poesia. Si trova in un libro pubblicato da Einaudi e che considero un vademecum per chiunque si avvicini alla poesia, innanzitutto come lettore e poi come autore; si intitola La verità della poesia. A parte il concetto guida, quello proprio del meridiano che pur non essendo un luogo, è indispensabile per tracciare una vera e propria cartografia dell’anima, il luogo per eccellenza della poesia, il deposito dei sogni, quello che mi aveva colpito di più era il fatto che tutto il suo discorso fosse punteggiato in almeno una ventina di passaggi da espressioni come forse, può darsi, credo, ma qui vado a memoria. Quel tentennamento svelava la propria inadeguatezza ma insieme l’inadeguatezza di qualsiasi punto di vista assertivo, insomma di un pensiero che dica una volta e per tutte: ecco la poesia è questo. Se dovessi usare un’immagine certamente utilizzerei quella che un amico ancor più che poeta stimatissimo, Petr Král mi diede un giorno in un bistrot a Parigi per raccontarmi la sua esperienza dell’esilio. Profugo come Milan Kundera, Věra Linhartová, dalla Praga assediata dai russi alla fine degli anni Sessanta, mi raccontò del giorno che poté fare ritorno nel suo paese. Qualche tempo dopo la rivoluzione di velluto era tornato in città e l’aveva ricartografata rifacendo gli itinerari della passata giovinezza. “Era come se seguissi le mie stesse orme, visibili sul selciato. Però quando vi appoggiavo il piede, quasi per via della polvere accumulata in tutto quel periodo di assenza, il passo scartava leggermente di lato.” mi raccontò. Ecco, per me la poesia, è il racconto di quello scarto, di questo scivolamento leggero, a volte perfino comico che di colpo crea uno spazio supplementare a metà tra l’esperienza originaria e il ricordo, la memoria poetica che ti fa rivivere quell’esperienza.

– Vivi tra l’Italia e la Francia? Che ruolo ha la poesia nell’ambito dei due sistemi culturali nazionali? Quali, a tuo avviso, le analogie e le differenze?
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LA NINFA INCOSTANTE di Guillermo Cabrera Infante

LA NINFA INCOSTANTE di Guillermo Cabrera Infante

minimum fax, 2012 – Traduzione di Gordiano Lupi – Postfazione di Mario Vargas Llosa
pagg. 267 – euro 15

Il cubano Guillermo Cabrera Infante (1929-2005) è autore di classici della letteratura latinoamericana come Tre tristi tigri eL’Avana per un infante defunto, entrambi di prossima pubblicazione per SUR, che riproporrà anche il suo altro romanzo postumo Corpi divini. Come sceneggiatore ha adattato il capolavoro di Malcolm Lowry, Sotto il vulcano.

Per i tipi di minimum fax è appena stato pubblicato il romanzo postumo di Cabrera Infante intitolato “La ninfa incostante” (traduz. di Gordiano Lupi):

Estela Morris, la conturbante ninfa del titolo di questa storia nostalgica e spassosa, solare e rocambolesca, ha appena sedici anni quando il protagonista – alter ego dell’autore – la incontra sulla calle 23 dell’Avana, e si lascia trascinare in una relazione che dura solo un’estate ma gli resterà nel ricordo per sempre. Il romanzo è lo scanzonato ritratto di questa ragazzina capricciosa e irresistibile e una divertita rivisitazione delle più classiche storie d’amore letterarie; ma anche un omaggio alla Cuba del passato, «isola incantata» che non ha mai smesso di ispirare la vena più profonda di Cabrera Infante. Fra slanci lirici, calembour e gag comiche, il romanzo postumo di un grande narratore da riscoprire.
Con un saggio di Mario Vargas Llosa.

Un brano del libro è disponibile sul sito di minimum fax
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È LA TV, BELLEZZA!, di Mariano Sabatini

In esclusiva per Letteratitudine, l’introduzione di E’ LA TV, BELLEZZA!Se la conosci, puoi difenderti di Mariano Sabatini

Lupetti, 2012 – pp. 264 – euro 16,00

“A voi che fate, disfate e distruggete la televisione; a voi che la seguite, la subite, la discutete, raccomando questo libro per certi versi spassosissimo: come lo sono quasi sempre le idee intelligenti.” – Presigla di Elda Lanza

Chi sono i nuovi protagonisti della televisione? Quali sono gli argomenti che oggi acquisiscono rilevanza e notorietà? Quali volti catturano maggiormente l’attenzione del pubblico? Quali sono i nuovi poli televisivi?
L’autore conduce un’analisi che approfondisce i recenti mutamenti della programmazione e conduzione televisiva (un esempio per tutti, il caso Santoro e la Rai), mettendo sotto torchio un aspetto rilevante della società odierna
Inoltre, viene indagato il fenomeno della larga diffusione della tv satellitare: cosa ha comportato questa novità mediatica? E ancora, le nuove tipologie di format, gli approfondimenti politici che oggi colpiscono maggiormente il telespettatore…
Il libro non mancherà di suscitare un dibattito interessante, che a fronte di una parcellizzazione dell’audience pone al suo centro la potenza, oggi ancora più evidente, della funzione della tv nel contesto sociale, culturale e politico.

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L’introduzione di E’ LA TV, BELLEZZA!, di Mariano Sabatini

Pietà per il povero Critico
(quasi un’introduzione)

Se inseguendo chissà quale fantasia vi siete convinti che guardare la tv e scriverne sia un mestiere da privilegiati, vuol dire che non avete valutato il giusto, uno dei rovelli quotidiani con cui lo sciagurato Critico deve misurarsi. Lo chiamerei il dilemma di Conrad, Joseph Conrad. Ovvero, come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo la televisione sto lavorando? Il venerato autore di Cuore di tenebra pare, invece, avesse problemi quando si metteva alla finestra; magari cercando di catturare la fisionomia di un personaggio o la svolta di una trama. Va da sé che nell’abitazione di un videodipendente di professione è quanto meno auspicabile che l’apparecchio televisivo sia molto acceso e non solo su rappresentazioni teatrali, opere liriche, certamina di poesia, documentari scientifici, lezioni del consorzio Nettuno… Per lo più il Tristo Figuro dovrà “nutrirsi”, per dovere inalienabile, di reality show, talk rissosi, varietà trash, pessima fiction.
Se poi lo Sventurato avesse, tanto per dire, due figliole in età scolare, dovrebbe altresì sforzarsi di  far capire – senza purtroppo dare il buon esempio, ma razzolando malissimo – che il lavoro del papà consiste nel guardare discutibili trasmissioni, a loro tassativamente precluse, per poi scriverne. Con il massimo di obiettività possibile. Per la serie, è un duro lavoro: qualcuno deve pur farlo.
Finché ci sarà libertà di critica se ne gioverà anche il mezzo televisivo, poiché autori, conduttori e dirigenti televisivi – per lo più circondati da una corte adorante-benedicente- scodinzolante per via di clausole contrattuali dichiaratamente vessatorie, e soprattutto per patti di sangue (sanguinari?) non scritti – potranno contare su appunti, riflessioni, giudizi o addirittura severe stroncature non viziati dalla contiguità o dall’interesse. Ed è, perciò stesso, auspicabile che l’oscuro Critico televisivo svolga in via esclusiva la sua attività di visione e analisi dei programmi; senza intervistarne i realizzatori, autori, produttori, conduttori. Leggi tutto…

DALL’ALTOPIANO AL MAYUMBE, di Marco Crestani

Dall’Altopiano al Mayumbe, di Marco Crestani

“Decifrare la grafia mi è costato fatica, e probabilmente mai sarei riuscito a farcela se le parole scritte sulla carta non si fossero, per così dire, rivelate da sole.” (…)

Il racconto di Giuseppe è vivo, coinvolgente, profondo.

Tutto parte dalla scoperta di un taccuino-promemoria che ha più di cento anni e racconta la storia di Giuseppe che il 3 gennaio 1903 parte da contrà Tortima sull’Altopiano dei Sette Comuni e muore a Luki, in Congo Belga, il 27 agosto dell’anno successivo, dopo aver attraversato due volte l’Oceano Atlantico: la prima, dal porto di Genova fino a quello di Buenos Aires; la seconda, dall’Argentina al Sudafrica. In seguito, puntando verso nord, arriverà fin dentro il “cuore di tenebra” del continente africano dove morirà di febbre gialla.

E’ una testimonianza importante perché riguarda un continente come l’Africa, ancor oggi estraneo alla  cultura del mondo occidentale. Un uomo dell’Altopiano dei Sette Comuni (lo stesso di Mario Rigoni Stern e di Tönle Bintarn…) che porta a termine la sua vita laggiù, fuori dal mondo, è cosa rara da sentire, a parte alcune testimonianze, ma di altro tono, che sono quelle dei missionari.

“Dall’Altopiano al Mayumbe”  ha il merito di aver dato voce a un uomo ormai scomparso alla sua patria che ora, grazie a queste pagine di Marco Crestani, edite dalle edizioni Meligrana, viene recuperato.

C’è da augurarsi che questa storia venga resa largamente nota e che la scuola si faccia mediatrice della sua conoscenza.

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Marco Crestani, storico e blogger, ha scritto, sempre per Meligrana editore, Dyane 6 in viaggio, L’attualità di Sofia e Cercando dove l’acqua è più profonda. Oltre a scrivere racconta alla radio di vite letterarie e di racconti di viaggio e avventura.
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Paolo Di Stefano, ”La critica letteraria ha perso autorità” (da Libreriamo)

Accogliamo questo intervento di Paolo Di Stefano pubblicato sul portale Libreriamo.it

Il giornalista esamina i problemi di cui soffre oggi la critica letteraria e illustra quali qualità dovrebbe avere una buona recensione

MILANO – La critica letteraria soffre per la mancanza di una gerarchia tra le troppe figure che sulle testate si occupano di libri, oltre che per l’eccessiva quantità di titoli pubblicati. Ad analizzare il problema è Paolo Di Stefano, inviato speciale delle pagine culturali del Corriere della Sera, di cui è stato anche responsabile. Il giornalista commenta con noi un suo articolo pubblicato il 4 novembre su Corriere.it e illustra quali caratteristiche dovrebbe avere un buon lavoro di critica letteraria. Paolo Di Stefano, ''La critica letteraria ha perso autorità'' Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, Corriere.it, libri, lettura libreriamo.it - recensioni libri

Partiamo dall’articolo pubblicato il 4 novembre su Corriere.it, “I 10 libri impossibili da finire”: lei parla qui di dieci grandi classici in toni schietti, senza riguardi all’autorità. Perché scrivere un articolo con consigli di lettura “in negativo”?

Intendiamoci, non c’è niente di eroico o di particolarmente coraggioso nel segnalare, come ho fatto io, dieci titoli di libri difficili da portare a termine. Si tratta di una lista molto soggettiva: alcuni mi hanno subito scritto che è assurdo ritenere difficile “La montagna incantata”. Non era una critica in negativo, perché la difficoltà di un romanzo non è certo sinonimo di “bruttezza” o di cattiva letteratura, altrimenti dovremmo cancellare una miriade di capolavori, a cominciare dagli autori che ho citato per proseguire con Proust, Céline, Gadda, David Foster Wallace e tanti altri. L’idea era venuta alla redazione online del Corriere, che l’aveva vista sul quotidiano inglese The Guardian, come viene spiegato nel cappello redazionale.

Pensa che la critica letteraria indulga a un’eccessiva deferenza nei confronti di nomi e titoli entrati nella tradizione come capisaldi della letteratura?

Se lei parla dei classici, non vedo nessuna deferenza. La reinterpretazione e la rilettura dei grandi autori mi pare un esercizio utile e praticato con frutto sui giornali dagli scrittori, dai saggisti e dagli storici della letteratura più che dai critici letterari. Mi pare uno degli aspetti più interessanti del nostro giornalismo culturale in senso lato.

Secondo lei la critica letteraria è abbastanza imparziale? I libri recensiti, quelli che fanno notizia, sono davvero i migliori oppure si impongono all’attenzione dei media in base a criteri e necessità estrinseci alla loro qualità letteraria – la notorietà dell’autore, gli interessi delle case editrici e via dicendo? Leggi tutto…

LIBERA UNIVERSITÀ DELL’IMMAGINARIO

In collaborazione con l’Associazione Culturale Verba… Manent, votata a tutto campo alla formazione, è nata a Torino la Libera Università dell’Immaginario, un tavolo di scrittori e ricercatori che offre occasioni di approfondimento – presentazioni di libri, cicli d’incontri, seminari – sui temi dell’immaginario collettivo, le compenetrazioni tra cultura “alta” e “bassa” e il linguaggio di genere.

Le iniziative programmate per l’annata 2012-2013 sono le seguenti (cliccare sull’immagine per ingrandire le locandine):
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BOOOKCITY MILANO 2012: giornata inaugurale con Luis Sepúlveda e Umberto Eco

Bookcity Milano home

Letteratitudine augura i classici “in bocca al lupo” a BOOKCITY (16/18-11-2012) per la giornata inaugurale

CALENDARIO – LUOGHI – AUTORI – TEMI

Luis Sepúlveda e Umberto Eco

protagonisti della giornata inaugurale di

BOOOKCITY MILANO 2012 – Città del libro e della lettura

Giovedì 15 novembre, giornata inaugurale di BOOKCITY MILANO 2012. Città del libro e della lettura, vedrà due importanti appuntamenti con protagonisti d’eccezione.
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PER LE VIE DEL MONDO. Intervista ad Elvira Siringo

Per le vie del Mondo: intervista ad Elvira Siringo

di Simona Lo Iacono

Per le vie del mondo. Casa accade a Maria dopo la morte di Gesù?E’ l’alba. Sul lungotevere  regna una foschia lieve, che rende la scia dell’acqua simile alla coda di una cometa. Nessun rumore, da qui. Lo scafo taglia l’onda leggermente, scivola senza incaglio, senza peso, senza corpo.

La donna si lascia  trasportare. Non ha fretta. Il barcaiolo è un esperto traghettatore, in questi anni non ha fatto altro che andare da una sponda all’altra senza chiedere obolo ai turisti, assicurando una navigazione lenta e composta, quasi un pellegrinaggio. I calzari ai piedi, un drappo a cingergli i fianchi, lo sguardo fermo e limpidissimo, maneggia un  remo che spazza il fondale, solleva una polvere verde, di muschi e di alghe, trascinando l’imbarcazione a movimenti regolari. A guardarlo bene, si direbbe un uomo d’altri tempi, o di un luogo lontano – ingoiato dalla memoria. Ma anche la donna  ha un che d’antico, sebbene indossi un tailleur moderno, scarpe di pelle, borsetta in tinta.

L’appuntamento è noto ad entrambi, e nessuno dei due dubita che arriverà in tempo. Tra loro, una complicità assoluta, senza barriere né fraintendimenti, tanto che la donna non ha bisogno di dire, fermati, è qui, perché lui ha già rallentato. Si è già fermato.

E’ il 13 maggio 1981. Roma è cinta d’assedio dai fedeli, una calca vociante e festosa barrica l’ingresso delle strade. Il cielo è un nugolo di stormi neri che si disperdono a singhiozzo sulle cannonate dei fuochi, per poi ricomporsi in un attimo, formando in volo figure geometriche perfette. La donna fende la confusione, raggiunge la strada, l’incolonnamento che precede il Santo Padre. In un attimo è accanto all’uomo che prende le distanze, che inquadra la figura bianca nel mirino, sbaglia il tiro. Ecco, adesso può rientrare, la barca è lì ad attenderla sulla sponda, il barcaiolo le sorride, il viaggio sull’acqua deve continuare.

Di questa donna che si intrufola con premura materna nei destini, possiamo già intuire il nome. Ma sbaglieremmo a pensarla come l’iconografia tradizionale ce l’ha consegnata, il volto bellissimo,  un bambino in braccio, l’aureola a cingerla in capo.

Al contrario, la Maria di Nazareth che Elvira Siringo ci restituisce in “Per le vie del mondo” (ed. Morrone), è incisa da qualche ruga ai lati degli occhi, ha mani callose e addomesticate al lavoro, ha seguito un figlio che non le ha risparmiato notti insonni, inquietudini adolescenziali, scelte finali. E’ una madre, insomma, con le incertezze e le paure di tutte, una quotidianità affaccendata, tutta presa dalle brighe  di nuovi figli dispotici e senza spina dorsale, inquieti e peccatori, su cui ha però scommesso senza esitazione, con una fiducia pazza nell’uomo.

-Elvira, chiedo quindi all’autrice, parlaci della “tua” Maria, sopravvissuta a Gesù e da te colta nella storia successiva alla resurrezione.
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Categorie:Interviste, Recensioni

SCRIVERE NON È (SOLO) ROBA DA CREATIVI

SCRIVERE NON È (SOLO) ROBA DA CREATIVI

Parte il 17 novembre a Verona un nuovo itinerario nei meandri della scrittura, ideato da Scuola Aleph Scritture e dal Circolo dei Lettori. Lezioni intensive in due cicli di 5 lezioni ciascuno, guidati da critici letterari, giornalisti, docenti, scrittori e sceneggiatori, per sperimentare quanto scrivere sappia aprire gli occhi sulla realtà e sull’immaginazione.

 

5+5: è questo lo schema di altrettanti sabato mattina, a partire dal 17 novembre 2012 con cadenza quindicinale, con cui Scuola Aleph Scritture esordisce quest’anno nella nuova sede, presso Joy in piazzetta Serego 1. In collaborazione con Il Circolo dei Lettori, il percorso proposto è pensato per chi desidera sviscerare le potenzialità dello scrivere, capire come approcciare la pagina bianca, trovare una voce, un personaggio, costruire un intreccio e decidere di far lievitare l’immaginario in una struttura coerente.
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NON STA AL PORCO DIRE CHE L’OVILE È SPORCO, di Florent Couao-Zotti

Non sta al porco dire che l'ovile è sporco di Florent Couao-ZottiIn esclusiva per Letteratitudine, un brano tratto da Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti

Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti
66thand2nd, 2012 – collana B-Polar – pagg. 184 – 15 €
traduzione: Claudia Ortenzi

Il libro
Cotonou, Benin, un’interminabile notte di pioggia. Il corpo di Saadath, bellissima squillo di lusso, viene ritrovato senza vita e orribilmente mutilato. Sulla scena del crimine accorrono il commissario Santos e l’ispettore Kakanakou, incaricati delle indagini. In cima alla lista dei sospetti c’è Smaïn, noto uomo d’affari libanese stabilitosi in Benin, che fa parte di una rete internazionale di trafficanti di droga e gode di importanti protezioni politiche. L’inchiesta conduce a una valigetta piena di cocaina purissima che Saadath aveva incautamente rubato, e che la sua amica Sylvana, detta «la Tigre», vorrebbe scambiare con un bel po’ di denaro.
La caccia all’assassino – e alla valigetta – da parte di Santos e Kakanakou è complicata dalla presenza di una terza prostituta, Rockya, e di un investigatore privato che ha più di un conto in sospeso con l’ispettore Kakanakou, sullo sfondo di una delle più grandi metropoli africane abitata da una popolazione in continuo conflitto tra la tradizione e il richiamo irresistibile di denaro e progresso.
Tra colpi di scena e inseguimenti, tra baraccopoli e strade allagate di una città corrotta e caotica, Couao-Zotti dà vita a una galleria di personaggi a tratti caricaturali – nella tradizione del noir classico come della più recente letteratura pulp –, contaminando la sua scrittura dotta con espressioni gergali beninesi, perché, come lui stesso dichiara, «lo scrittore è un produttore di emozioni che il suo ambiente gli ha comunicato». Couao-Zotti, nel solco di Manchette, Izzo e McCall Smith, rappresenta il formidabile antidoto al freddo thriller scandinavo.

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Brano estratto da Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti
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PREMIO ELSA MORANTE – Edizione speciale 2012

IL PREMIO ELSA MORANTE CELEBRA IL CENTENARIO DELLA NASCITA DELLA MORANTE CON UN’EDIZIONE SPECIALE 2012
IL PREMIO “PAROLE IN MUSICA” A GIANNA NANNINI

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Tra i vincitori, Adelia Battista con Bellezza, addio” (Archinto Editore). Adelia Battista è stata ospite della puntata di Letteratitudine in Fm del 10 giugno 2011

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Dall’Impegno Civile a Tano Grasso all’epistolario di Annamaria Ortese curato da Adelia Battista, alle tante sorprese che passano attraverso i grandi nomi che costellano la cultura italiana:  il Premio Morante alla vigilia di un’edizione guizzante da offrire a tutti coloro che pensano che la cultura sia ancora un valore

L’anniversario della nascita di Elsa Morante, nel suo centenario,  sarà motivo e spunto per un’edizione speciale ed intensa del Premio letterario intitolato alla nota scrittrice romana. Il grande prestigio del Premio Elsa Morante è dato dalla storia di questa importante istituzione culturale, dai riconoscimenti che negli anni sono andati a stimate firme della letteratura e della comunicazione italiane ed internazionali, dalla composizione della giuria presieduta dalla celebre scrittrice Dacia Maraini e composta da: Francesco Cevasco, Vincenzo Colimoro, Maurizio Costanzo, Roberto Faenza, David Morante, Paolo Ruffini, Emanuele Trevi, Teresa Triscari e Tjuna Notarbartolo (direttore del Premio).  La manifestazione da sempre intreccia con energia e slancio grandi personalità di un’Italia che si dimostra sempre più indifferente alla cultura, vero motore di civiltà, crescita e cambiamento.

Nei prossimi giorni,  e fino alla data della Cerimonia di Premiazione, la giuria annuncerà i vincitori delle varie sezioni.  I primi ad essere proclamati sono i vincitori del Premio Elsa Morante per l’Impegno Civile: Tano Grasso, Nino Daniele e Antonio Di Florio con il loro “La Camorra e l’antiracket” (Felici Editore). Il testo, rivolto a chi crede che la camorra si possa combattere, dimostra che si può e si deve scegliere la legalità contro il crimine e la prepotenza. Nino Daniele e Antonio Di Florio, rispettivamente ex sindaco e comandante della tenenza dei carabinieri di Ercolano, con il loro lavoro e con l’aiuto di Tano Grasso, Presidente Nazionale della Lega Antiracket, hanno costituito una rete associativa divenuta la casa di tutti coloro che volevano combattere “o’ sistema”.

Ad Adelia Battista andrà il Premio Speciale per l’Epistolario  che vince con “Bellezza, addio” (Archinto Editore) che raccoglie le lettere scritte da Anna Maria Ortese all’amico poeta Dario Bellezza tra il 1972 e il 1992. Leggi tutto…

BOOKUP! La prima storia bella

In bocca al lupo a… BOOKUP! La prima storia bella

Dieci giorni di libri, lettori, esordienti & librai indispensabili organizzati da Letti di notte

Quali sono i romanzi d’esordio più belli degli ultimi due anni?

Qual è il “primo libro” di uno scrittore che più ti è piaciuto?

Lo raccontano, dal 17 al 25 novembre 2012, lettori, librai, editori, scrittori esordienti & scrittori che hanno esordito una vita fa, musicisti, personaggi celebri di tutta Italia.

L’INIZIATIVAI LIBRI LE LIBRERIE
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Google festeggia il 165° anniversario della nascita di Bram Stoker

Google festeggia il 165° anniversario della nascita di Bram Stoker dedicandogli il doodle odierno

Abraham Stoker detto Bram (Clontarf, 8 novembre 1847 – Londra, 20 aprile 1912) è stato uno scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. In vita era conosciuto in particolare per essere l’assistente personale dell’attore Henry Irving e il direttore economico del Lyceum Theatre di Londra, di proprietà dello stesso Irving.

Nato a Clontarf, un villaggio costiero vicino a Dublino in Irlanda (allora facente parte del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda), Bram Stoker fino all’età di otto anni fu incapace di alzarsi in piedi a causa del cagionevole stato di salute. La malattia e la mancanza di forze segnarono in maniera indelebile la sua attività letteraria. Il sonno senza fine e la resurrezione dei morti, due temi centrali del suo Dracula, furono di grande importanza per Stoker, costretto a trascorrere la maggiore parte della sua infanzia in un letto.
La sua guarigione apparve miracolosa ai medici che lo avevano in cura. Da quel momento Stoker condusse una vita normale, riuscendo addirittura ad eccellere nelle specialità sportive durante gli anni trascorsi all’università di Dublino. A tal proposito gli piaceva dire di sé stesso:
« Credo di poter dire che, nella mia persona, rappresento la sintesi dell’educazione universitaria mens sana in corpore sano. »
Stoker studiò storia, letteratura, matematica e fisica al Trinity College di Dublino, dove conseguì, a pieni voti, la laurea in matematica. Lavorò come domestico ma presto accettò un incarico a titolo gratuito come giornalista e critico teatrale per il The Evening Mail. Negli stessi anni seguì per un breve periodo le orme paterne, col quale condivideva anche il nome di battesimo, lavorando nell’amministrazione pubblica.
A 29 anni strinse un’amicizia destinata a durare una vita con l’attore Henry Irving, del quale sarebbe in seguito divenuto anche segretario e confidente. Stoker sposò Florence Balcombe nel 1878 e si trasferì a Londra dove diresse il Lyceum Theatre di Irving. La collaborazione con Irving fu molto importante per lo scrittore: grazie a lui conobbe sia James Abbott McNeill Whistler che Arthur Conan Doyle e poté viaggiare per il mondo.
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CODICE INTERIORE, di Maria Teresa Santalucia Scibona

CODICE INTERIORE, di Maria Teresa Santalucia Scibona
Introduzione di Mons. Antonio Riboldi – Prefazione di Alessandro Fo – Copertina di Paola Imposimato
Edizioni Cantagalli – Poesia – Pagg. 80 – Prezzo € 10,00

La fede in versi

Recensione di Renzo Montagnoli

La poesia religiosa, tipica del cristianesimo, è un genere che ha lontane origini, tanto che si può dire con certezza che nasca con il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi (1182 – 1226) e che poi tragga nuova linfa con il Laudario di Jacopone da Todi (1233 – 1306). Altre epoche, si potrà obiettare, ma se ha un senso ben preciso nella storia della religione cristiana il fatto che sia esistito un monaco come San Francesco che, predicando la povertà,  intendeva richiamare la Chiesa ai valori fondanti della stessa, successivamente chi scrive di poesia religiosa lo fa  quasi sempre non per protesta o monito, ma per provare che la fede, quando forte e sincera, trova ampi sbocchi nell’arte, senza con questo pervenire a discussioni teologiche, ma unicamente volta alla gloria di Dio. E non è che il genere escluda gli altri, tant’è che ebbero a scrivere composizioni religiose anche poeti come Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Mario Luzi e altri contemporanei di eccellente livello che qui per brevità tralascio di elencare.

Perché questa mia introduzione, questo cappello che può anche far sorridere? La risposta è nel fatto che per i motivi più diversi anche autori assai meno noti, e includo fra questi pure il sottoscritto, hanno scritto e scrivono, sia pure occasionalmente, poesie di carattere religioso, perché il discorso con il trascendente non è e non può essere solo rigorosamente intimo, e la religione, se anche è una convinzione individuale, diventa pur sempre un fatto sociale, così che il proselitismo assume le caratteristiche di una partecipazione volta a un rafforzamento collettivo del nostro credo.

In una poetessa quanto mai versatile come Maria Teresa Santalucia Scibona, che fra l’altro nelle sue sofferenze fisiche trova motivo per rinsaldare la sua fede, non potevano quindi mancare liriche religiose e la prova si trova in questa silloge da poco uscita per i tipi dell’editore Cantagalli di Siena.
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OSCURA IMMENSITÀ – lo spettacolo teatrale tratto dal romanzo “L’oscura immensità della morte” di Massimo Carlotto

Il Teatro Stabile del Veneto,

Accademia Perduta Romagna Teatri e

le Edizioni E/O

sono lieti di annunciare la tournée dello spettacolo

OSCURA IMMENSITÀ

Tratto dal romanzo

L’oscura immensità della morte

di Massimo Carlotto

con

Giulio Scarpati e Claudio Casadio

regia di Alessandro Gassmann

autore Massimo Carlotto

scene Gianluca Amodio

costumi Lauretta Salvagnin

luci Pasquale Mari

musiche e videografia Marco Schiavoni

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La Stagione di Prosa 2012-2013 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura mercoledì 7 novembre alle ore 20.30 conOscura immensità, spettacolo in prima assoluta tratto dal romanzo “L’oscura immensità della morte” di Massimo Carlotto per la regia di Alessandro Gassmann.

Oscura Immensità è interpretato da Giulio Scarpati e Claudio Casadio ed è una produzione di Teatro Stabile del Veneto e Accademia Perduta Romagna Teatri.

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Le prime date della tournée:

Venezia Teatro Goldoni 07/11/2012 – 11/11/2012

Trieste Politeama Rossetti 13/11/2012 – 15/11/2012

Faenza Teatro Masini 16/11/2012 – 18/11/2012

Napoli Teatro Bellini 20/11/2012 – 25/11/2012

Cittadella Teatro Sociale 27/11/2012

Mestre Teatro Toniolo 28/11/2012 – 29/11/2012

Camponogara 30/11/2012 – Leggi tutto…

DIMMI CHE C’ENTRA L’UOVO, di Fabio Napoli

Dimmi che c’entra l’uovo, di Fabio Napoli
Del Vecchio editore, pp. 168, euro 14, collana L’italiana.

Romanzo finalista alla XXII edizione del PREMIO ITALO CALVINO

In esclusiva per Letteratitudine, un brano del libro

>La scheda del libro 
In quarantotto dannatissime ore, Roberto Milano, giovane laureato, campione del contratto–a–tempo–determinato (o a nero), ciclista spericolato affetto da una psoriasi ansiogena, stacanovista per necessità e senza gloria, perde tre lavori: comparsa nei film porno, insegnante privato e pizza express. Gli rimane giusto un part-time al bancone di uno squallido bar frequentato solo da pensionati. Quattro lavori con cui riusciva appena a pagare l’affitto e le bollette di una stanza a Roma.
L’ultima speranza è riposta nel colloquio per un lavoro in un fast food.
L’illusione di un posto si infrange contro il test attitudinale: quale diavolo era la risposta giusta alla domanda sull’uovo?
In preda a questo e ad altri interrogativi esistenziali, quando sembra non ci sia più scelta che quella di tornare a casa da mamma, Roberto incontra Marianna, spregiudicata, fresca, vitale, e con lei si mette a progettare una rapina in un bar.
Nasce La Banda dei Precari, e scatta la scintilla fra Roberto e Marianna. Una relazione   soffocata dall’incombenza del denaro e dalle necessità, che non riesce a fermare il destino tragico che li aspetta dentro il fast food in cui stanno per fare la grande rapina, quella definitiva, dopo cui niente sarà più lo stesso.
Segnalato fra i finalisti al Premio Calvino per «la scrittura disinvolta e disinibita con cui affronta ironicamente e autoironicamente il tema della precarietà», Fabio Napoli racconta con una commedia agrodolce la vita di ragazzi che hanno voglia di trovare una soluzione al rebus della sopravvivenza – sbagliando a volte – per immaginare un futuro che includa nei propri orizzonti la felicità.

 

>L’autore

Fabio Napoli nasce il 4 aprile del 1986 a Roma, città dove continua a vivere e a lavorare. Se non piove si sposta sempre in bicicletta e con Dimmi che c’entra l’uovo è stato tra i finalisti della XXII edizione del Premio Italo Calvino, ottenendo anche un riconoscimento della giuria.

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Brano estratto da Dimmi che c’entra l’uovo, di Fabio Napoli 
Del Vecchio editore
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BOOKCITY – Milano, 16/18 novembre

Bookcity Milano home

Letteratitudine augura i classici “in bocca al lupo” a BOOKCITY, che si svolgerà a Milano tra il 16/18 novembre

CALENDARIOLUOGHIAUTORITEMI

dal sito di Bookcity
Milano ha storicamente un ruolo fondamentale nel panorama dell’editoria italiana ed è importante comunicare e valorizzare questo primato in una fase di profonda e radicale trasformazione del sistema editoriale, mettendo in luce la capacità della città di intrecciare territorio, impresa e cultura e chiamando in causa l’intera filiera: editori grandi e piccoli, librai, bibliotecari, autori, agenti letterari, traduttori, grafici, illustratori, blogger, fino a lettori, scuole di scrittura, associazioni e gruppi di lettura, senza i quali il libro resterebbe un oggetto privo di significato.
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LETTERATURA E CANTASTORIE: Letteratitudine, il libro – vol. II

LETTERATURA E CANTASTORIE
a cura di Simona Lo Iacono
Siracusa – sabato 10 novembre ore 18,00

Uno dei blog letterari più noti d’Italia si fa libro. Per la seconda volta il suo creatore, Massimo Maugeri, dà alle stampe le discussioni più interessanti di questi anni, le interviste agli scrittori più famosi, i dibattiti, gli spunti, le idee maturate in uno dei luoghi virtuali più intelligenti e garbati dell’epoca internet.
Moderno cantastorie, Massimo porge al lettore l’idea che la letteratura è non solo comunicazione ma anche condivisione.
Per questo motivo ho il piacere di presentare “Letteratitudine, il libro” avvalendomi della collaborazione di un vero cantastorie. Alfio Patti, l’aedo dell’Etna, mi aiuterà a dare corpo ai sogni che Massimo ha creato in rete, a ricordare il percorso fatto, a rinarrare un’avventura iniziata sei anni fa e che è cresciuta fino all’internazionalizzazione, attirando su di sé la stima e il plauso dei più importanti critici letterari.
Vi aspetto quindi il 10 Novembre alle ore 18,00 presso la Galleria Roma, per un pomeriggio tra libri, poesie e cunti.
Simona Lo Iacono

SEGUI IL DIBATTITO SU LETTERATITUDINE-BLOG

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Scheda tecnica
Oggetto: Presentazione libro
Titolo: LETTERATITUDINE (Historica) – di Massimo Maugeri
A cura di: Simona Lo Iacono
Luogo: Piazza San Giuseppe 2 – (Ortigia) – Siracusa
Data:10 novembre 2012
Ore: 18,00

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
Ingresso Libero

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Il booktrailer del libro


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LA STANZA ACCANTO – Caduto fuori dal tempo

Caduto fuori dal tempodi Massimo Maugeri

Non c’è dolore più grande e più difficilmente sostenibile di quello legato alla perdita di un figlio. Anche la letteratura se ne è occupata, perché questo terribile dolore può colpire chiunque. A titolo di esempio cito il nuovo libro di David Grossman: Caduto fuori dal tempo (Mondadori).
Una sera, in una città di un luogo immaginario, un padre si alza da tavola, prende commiato dalla moglie ed esce per andare “laggiù”. Ha perso un figlio, anni prima, e “laggiù” è dove il mondo dei vivi confina con la terra dei morti. Non sa dove sta andando, e soprattutto non sa cosa troverà. Lascia che siano le gambe a condurlo, per giorni e notti gira intorno alla sua città e a poco a poco si unisce a lui una variegata serie di personaggi che vivono lo stesso dramma e lo stesso dolore: il Duca signore di quelle terre, una riparatrice di reti da pesca, una levatrice, un ciabattino, un anziano insegnante che risolve problemi di matematica sui muri delle case. E l’uomo a cui è stato affidato l’incarico di scrivere le cronache cittadine. Ciascuno ha la propria storia, chi ha perso il figlio per una grave malattia, chi in un incidente, chi in guerra. Insieme a loro idealmente, visto che non può muoversi dalla sua stanza, c’è anche una strana figura di Centauro, con la parte inferiore del corpo che nel tempo si è trasformata in scrivania. E uno scrittore che da quindici anni vive circondato dagli oggetti del figlio che non c’è più, e il cui unico desiderio da allora è catturare quella morte con le parole. “Non riesco a capire qualcosa finché non la scrivo” dice. È lui a ispirare e a inglobare la storia che stiamo leggendo.

Questa premessa, per presentare La stanza accanto un’associazione che ha lo scopo di offrire un sostegno morale, spirituale e psicologico ai genitori che hanno prematuramente perso un proprio figlio ( “La stanza accanto” è la migliore definizione che individua dove sono i nostri figli, sempre qui, accanto a noi, solo in un’altra stanza).

Quest’anno l’Associazione La Stanza Accanto promuove con l’uscita del consueto calendario 2 bellissimi eventi: l’invito alla mostra fotografica di Andrea Ulivi presso l’Altana delle Leopoldine in Piazza Tasso dal 16 al 22 novembre (immagine in alto); l’invito al concerto lirico di Dom Guglielmo Gambina che si terrà presso la Basilica di San Miniato al Monte il 17 novembre alle ore 21 (immagine in basso). Leggi tutto…

TUTELAMI: La Carta di Treviso – La convenzione di Lanzarote e il reato di pedofilia

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Letteratitudine è da sempre contro la pedofilia.
Della Convenzione di Lanzarote, avevamo avuto modo di parlarne qui…

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LE MONETINE DEL RAPHAEL di Franz Krauspenhaar

LE MONETINE DEL RAPHAEL di Franz Krauspenhaar
Gaffi, 2012 – Pagg. 217 – euro 17

di Massimo Maugeri

Franz Krauspenhaar è nato a Milano da padre tedesco e madre italiana, nel novembre del 1960. Ha scritto e pubblicato, dal 1975 al 2011 diversi racconti e romanzi per grandi e piccole case editrici.
La sua pubblicazione più recente è il romanzo “Le monetine del Raphael“, edito da Gaffi editore.

È la fine di aprile del 1993. All’ingresso dell’Hotel Raphael, una folla aspetta che Bettino Craxi esca. Il sorriso beffardo del Capo denudato si spegne in una pioggia di spiccioli che gli vengono scagliati contro. Il punto di vista prescelto è quello di Fabio Bucchi, pittore della “sua corte”. I quadri di Bucchi che rappresentano il proprio corpo avvizzito, pur nella virilità e nello slancio della giovinezza, divennero l’autoritratto di quell’Italia frenetica e nel contempo in putrefazione.

– Caro Franz, come sai mi incuriosisce sempre conoscere la genesi di un libro. Così chiedo anche a te: come nasce “Le monetine del Raphael”? Da quale esigenza o fonte di ispirazione?
Ogni libro come sai ha vita e dunque nascita propria. Questo è venuto fuori a seguito della stesura di un breve saggio narrativo, Un viaggio con Francis Bacon, scritto nel 2007/2008 e pubblicato nel 2010 da Zona. Il saggio era davvero un viaggio assieme a questo grande personaggio, al più grande pittore figurativo (ma forse non solo) della seconda metà del 900. La dimensione del viaggio è mia, nel senso che come autore sento di viaggiare a lungo e profondamente in ogni libro che scrivo. Un romanzo è un “viaggio”, mentale fin che si vuole, ma in fondo anche un viaggio fatto spostando il proprio corpo in un altro continente non è soprattutto mentale? E quindi è stato naturale passare dal saggio al romanzo; volevo raccontare Bacon anche nella narrativa, ma non potevo prendere lui, l’avevo già parzialmente fatto. Dunque Bacon, Francis Bacon, il genio della pena, si è trasformato nel milanese Fabio Bucchi, nato nel 1943. Diverso dal’originale, di altra generazione, con una vita – soprattutto antecedente a quella di artista di successo internazionale – molto diverso. Simile è però l’approccio all’arte, il gesto del dipingere, la furia, l’assenza di speranza, una certa propensione per il vizio. Bucchi (le cui iniziali non a caso sono quelle di Francis Bacon) è un uomo pieno di contraddizioni, di ferite non rimarginate. Comunque il romanzo segue il saggio, è come se avessi voluto eliminare la mia ossessione per Francis Bacon in due atti, sviluppati in modo affatto diverso.
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LA PAZIENTE N. 9, di Alessandro Defilippi

LA PAZIENTE N. 9, di Alessandro Defilippi
Mondadori, 2012 – pagg. 316 – euro 18

Leggi l’intervista di Massimo Maugeri a Alessandro Defilippi pubblicata su La poesia e lo spirito.

La scheda del libro
La paziente n.9Genova, 1942. Un colonnello dei carabinieri tormentato da un rimorso divorante. Un giovane psichiatra tedesco dagli occhi azzurrissimi e profondi, che nasconde un indicibile segreto. Un tetro manicomio, nella pace delle colline che si affacciano sul mare. Una donna bellissima e molto amata, preda di un demone oscuro che la induce a dipingere sul muro con il suo stesso sangue. Una serie di omicidi efferati. L’ombra della guerra, che si allunga su tutti come l’ala nera di una più grande follia. E la TEC, appena diventata di moda: terapia elettroconvulsivante. Elettroshock. Occhi imploranti, occhi spietati, occhi spalancati per il terrore. C’è poco tempo per fermare la follia che cresce. Quello che avete tra le mani è un romanzo dal ritmo serrato, che mozza il fiato, e un’indagine appassionata e dolente sulle menzogne dell’animo umano e sul coraggio necessario a svelarle. È un rigoroso romanzo storico e insieme un libro più che mai contemporaneo per la forza delle sue immagini, che scava nelle profondità dell’amore e della paura, senza chiudere gli occhi davanti a nulla.

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In esclusiva per Letteratitudine, un brano tratto da “La paziente n. 9

La paziente n. 9Il corridoio è affollato di ombre. Sui lati, le porte socchiuse della lavanderia e del bagno; in fondo, spalancata, quella della corsia. Lì il corridoio fa un gomito: oltre, ci sono le stanze per l’isolamento, dove Liliana ha sempre evitato di entrare da sola. Sono vuote, in questi giorni, eccetto la cinque, sempre con la porta chiusa, sbarrato anche lo spioncino con la grata.
Lei l’ha vista, la paziente numero cinque: un paio di settimane fa, una sera, poco prima della fine del turno, ha visto arrivare una berlina nera: l’automobile è entrata dal cancello posteriore dell’ospedale e ha posteggiato nel cortile. Ne sono scesi due uomini in abito grigio, che sono spariti nello studio del medico di guardia. Quando sono riapparsi, scortavano una figura avvolta in un mantello. Un mantello da sera, ha pensato lei. E ha capito che era la numero cinque. Gli uomini l’hanno scortata lungo i corridoi, in silenzio, guidati dal medico. Lei aveva capito che era una donna soltanto perché da sotto il mantello sporgevano scarpe con i tacchi, e caviglie velate da calze di seta, calze sottili, come non ne aveva mai viste. Leggi tutto…

SCRITTORI RUSSI IN ITALIA: Tour Etneo dal 4 all’11novembre

IN SICILIA 10 SCRITTORI RUSSI PER “CONOSCERE EURASIA”

Dal 4 all’11novembre: Etna, viaggio sulla littorina storica della Circumetnea

Scoprire l’Isola e gli scrittori siciliani: incontri a Catania, Ragusa e Messina

Parte da Catania il tour di 10 scrittori russi organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia in collaborazione con Banca Intesa Russia e Pen club italiano. Un viaggio per scoprire e conoscere la Sicilia e gli scrittori siciliani. L’iniziativa si intitola Scrittori russi in Italia. Nell’Isola, dal 4 all’11 novembre, arrivano dieci tra i più apprezzati autori della letteratura russa: Dmitry Glukhovsky, suo il best-seller Metro 2033, Zakhar Prilepin, autore tradotto in 14 lingue, Vladislav Otroscenko, premio Grinzane Cavour nel 2004, Sergey Kuznecov, autore del libro di culto Net tradotto in 5 lingue, Alexey Varlamov, narratore e studioso della letteratura russa, Alla Marcenko, autrice delle biografie dedicate a Lermontov, Esenin e Achmatova, Pavel Basinskij, membro della giuria del Premio Aleksandr Solženicyn, Ljudmila Saraskina, componente dell’Unione degli scrittori russi, Mikhail Viesel, critico culturale laureato in letteratura italiana, Nina Litvinets, vice presidente dell’Unione del libro russa.

Il viaggio parte da Catania: lunedì 5 novembre, alle ore 18.00, i dieci scrittori russi incontreranno alla libreria La Feltrinelli di via Etnea, alcuni scrittori siciliani.

Ci saranno Maria Attanasio, Santo Piazzese, Domenico Seminerio, Domenico Trischitta e Marco Vespa. L’incontro, coordinato dal giornalista Nicola Savoca, sarà un confronto tra canoni letterari e scritture diverse. Leggi tutto…

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