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NON STA AL PORCO DIRE CHE L’OVILE È SPORCO, di Florent Couao-Zotti

novembre 10, 2012

Non sta al porco dire che l'ovile è sporco di Florent Couao-ZottiIn esclusiva per Letteratitudine, un brano tratto da Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti

Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti
66thand2nd, 2012 – collana B-Polar – pagg. 184 – 15 €
traduzione: Claudia Ortenzi

Il libro
Cotonou, Benin, un’interminabile notte di pioggia. Il corpo di Saadath, bellissima squillo di lusso, viene ritrovato senza vita e orribilmente mutilato. Sulla scena del crimine accorrono il commissario Santos e l’ispettore Kakanakou, incaricati delle indagini. In cima alla lista dei sospetti c’è Smaïn, noto uomo d’affari libanese stabilitosi in Benin, che fa parte di una rete internazionale di trafficanti di droga e gode di importanti protezioni politiche. L’inchiesta conduce a una valigetta piena di cocaina purissima che Saadath aveva incautamente rubato, e che la sua amica Sylvana, detta «la Tigre», vorrebbe scambiare con un bel po’ di denaro.
La caccia all’assassino – e alla valigetta – da parte di Santos e Kakanakou è complicata dalla presenza di una terza prostituta, Rockya, e di un investigatore privato che ha più di un conto in sospeso con l’ispettore Kakanakou, sullo sfondo di una delle più grandi metropoli africane abitata da una popolazione in continuo conflitto tra la tradizione e il richiamo irresistibile di denaro e progresso.
Tra colpi di scena e inseguimenti, tra baraccopoli e strade allagate di una città corrotta e caotica, Couao-Zotti dà vita a una galleria di personaggi a tratti caricaturali – nella tradizione del noir classico come della più recente letteratura pulp –, contaminando la sua scrittura dotta con espressioni gergali beninesi, perché, come lui stesso dichiara, «lo scrittore è un produttore di emozioni che il suo ambiente gli ha comunicato». Couao-Zotti, nel solco di Manchette, Izzo e McCall Smith, rappresenta il formidabile antidoto al freddo thriller scandinavo.

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Brano estratto da Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, di Florent Couao-Zotti

Non sta al porco dire che l'ovile è sporco di Florent Couao-ZottiDèkoungbé, quartiere di Godomey, una delle banlieue di Cotonou. Da semplice borgata qual era all’inizio degli anni Ottanta era diventata nel giro di dieci anni una delle zone più affollate e tumultuose, qualcosa a metà tra un paese, una città, la brousse e un bordello. Bordello, soprattutto in tempo di piogge, la cosiddetta stagione da cani.
Del resto, grazie al temporale di due giorni prima, anche la piena del fiume aveva fatto presto ad arrivare. Era tutto uno straripare di acqua: serpeggiava per le strade, stagnava nelle case, gonfiava l’immondizia e spurgava le latrine del loro simpatico contenuto.
Acqua. Inondazione. Mucchi di immondizia. Merda. Sinonimi ricorrenti di mosche, zanzare e malattie. Il custode del cimitero di Akpakpa in una di queste case allagate ci viveva. Una costruzione circondata da un muretto in mattoni e suddivisa all’interno in tante stanze senza pavimenti, un’infilata di gabbie di piccioni affittate ai poveracci. Era lì che il custode aveva deciso di incontrare il commissario Santos e il suo vice Kakanakou. Dietro la fabbrica di concimi chimici,
a un tiro di schioppo dai binari dell’Ocbn, la compagnia ferroviaria.
Il vecchio aspettava i due poliziotti all’ingresso. Indossava i soliti stracci, camicia e pantaloni sporchi di fango, lordi di grasso e della polvere che usciva dalle tombe, del sudore versato nelle notti di canicola soffocante. Era la sua «tuta da meccanico», la sua divisa da lavoro.
«Venite, da questa parte» disse agli agenti non appena ebbero oltrepassato la soglia del portone.
C’era acqua ovunque, immondizia che galleggiava qua e là, e per accedere alle camere bisognava imboccare un sentiero di mattoni impilati l’uno sull’altro a gruppetti di due o tre a seconda del livello dell’acqua. Ma anche qui la povertà regnava sovrana. Siccome i mattoni costavano l’ira di Dio e certe camere erano impossibili da raggiungere, gli affittuari, non potendo volare, erano costretti a inzupparsi i piedi. Senza protezione, in balia dei cocci di bottiglia e dei coperchi delle scatole di conserva che potevano facilmente tagliarti un piede.
I due poliziotti, in un modo o nell’altro, riuscirono a raggiungere la camera dove il vecchio li invitava a entrare. Lì l’acqua si era appena ritirata e sui muri si vedevano delle tracce
grigio-verdi.
«Questa» cominciò il custode «è casa di mia sorella. Stesso padre, stessa madre. Qui staremo al riparo da occhi curiosi».
«Bene» convenne il commissario Santos.
I due poliziotti si sedettero, accomodandosi su un paio di vecchie poltrone con l’imbottitura mezza sventrata. Un gatto famelico si aggirava tra le loro gambe, lanciando occhiate al pezzo di kluiklui – le gallette a forma di bastoncini – che il vecchio aveva posato in un angolo della tavola. Il kluiklui fa da merenda e talvolta, per i poveracci, anche da cena. Con due o tre manciate di gari, la farina di manioca stemperata, si riesce a sfamare un uomo bello grosso.
«Devo dirvi la verità» disse il vecchio ai due visitatori. «Ho qualche sospetto per il crimine».
«Davvero?» replicò subito l’ispettore.
«Credo sia stato Edoubi».
«Edoubi?».
«È un ragazzo del quartiere Akpakpa-Dodomey. È a capo di una banda. Ammazza le donne e gli taglia il clitoride. Poi ci fa i gris-gris per diventare forte e ricco».
Il vecchio custode dimostrava poco più di sessant’anni. Aveva il viso solcato da rughe profonde, e prima di andare a vegliare sui morti, laggiù al cimitero di Akpakpa, amava annegare i
sensi nei vapori dell’alcol. Perché la notte, nella città dei sepolti, è il momento del possibile e dell’impossibile, e bisogna avere gli occhi sufficientemente consumati per sopportare i guizzi e i
balli dei fantasmi.

* * *

L’AUTORE
Giornalista, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore, Florent Couao-Zotti è nato nel 1964 nella Repubblica del Benin. Laureato in Lettere moderne, si è formato come operatore culturale a Kinshasa (Congo) e Angoulême (Francia). Ha collaborato con vari giornali satirici come «Le Canard du Golfe» e «Abito», di cui è anche il fondatore. Dal 1995, quando L’Harmattan ha pubblicato la sua prima commedia, messa in scena a Parigi e in altri paesi francofoni, Couao-Zotti ha scritto oltre venti opere tra romanzi, raccolte di racconti e testi teatrali, tra cui Un enfant dans la guerre, vincitore nel 1996 del premio Acct, e Poulet-bicyclette et Cie (Gallimard). Nel 1997 ha vinto il Premier Prix de l’Union Européenne con il racconto Ci-gît ma passion, confluito poi nella raccolta L’Homme dit fou et la mauvaise foi des hommes, uscita nel 2000 per Le Serpent à Plumes, che ha pubblicato anche Notre pain de chaque nuit (1998) e Non sta al porco dire che l’ovile è sporco, vincitore a Ginevra nel 2010 dell’importante premio Ahmadou Kourouma conferito per la prima volta a un polar.
LA COLLANA
Non sta al porco dire che l’ovile è sporco inaugura B-Polar, la nuova collana di 66thand2nd che indaga lo sfaccettato universo delle narrazioni definite polar, un genere letterario sviluppatosi in Francia dall’incontro tra il noir e il poliziesco. B-Polar sta per Bazar Polar (e della collana Bazar ne prosegue lo spirito indagatore senza frontiere) ma anche per bipolare, la feconda e imprevedibile coesistenza degli opposti

© 66thand2nd – Non sta al porco dire che l’ovile è sporco 

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