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INTERVISTA A MARCEL RUIJTERS

novembre 26, 2012

Dal nostro inviato a Lucca Comics&Games 2012

 di Furio DETTI

Marcel Ruijters (a destra, nella foto di Furio Detti) è uno degli otto giovani artisti olandesi ospiti d’onore della Performance dal vivo allestita nel Palazzo Ducale di Lucca per l’edizione 2012 di Lucca Comics&Games. «Peccato», la questa performance di pittura e illustrazione dal vivo ha presentato al pubblico italiano e internazionale presente in città i talenti di questi artisti (Barbara Stok, Sam Peeters, Bart Nijstad, Jeroen Funke, Tim Enthoven, Milan Hulsing, Marcel Ruijters e Dace Sietina) attivi da anni anche nel settore underground. Lo stesso Ruijters è direttore della fanzine  “Zone 5300” di Rotterdam. Il suo segno inconfondibile di ispirazione visceralmente medievale e la sua capacità visionaria gli hanno permesso di emergere dal mondo relativamente chiuso delle fanzine autoprodotte e pubblicare in Olanda, Belgio, Francia, esporre in mostre personali, illustrare i tarocchi, realizzare un bestiario, e portare il suo ultimo libro – Inferno – a essere pubblicato in dodici paesi e essere tradotto in dieci lingue [NdR A lucca era presente solo l’edizione in olandese]. Marcel Ruijters in questa intervista parla della sua tecnica, del suo personale viaggio dantesco tutto al femminile, e dei suoi prossimi progetti, fra cui un’ambiziosa biografia fictional del pittore Hieronymus Bosch.

FD.      È la prima volta che Marcel Ruijters viene a Lucca, nell’ambito della rassegna degli autori underground esordienti olandesi, lo intervistiamo per “Letteratitudine” di Massimo Maugeri e la rivista Kamen, rivista di poesia e filosofia perché Rujters ha avuto l’ardimento di misurarsi nientepopòdimeno che con Dante Alighieri, rimettendo in scena con le sue chine il terribile Inferno. Grazie quindi a Marcel per l’intervista.

MR      Prego.

FD       Prima di raccontarci del tuo personale viaggio dantesco, sotto la forma di una suora, vuoi raccontare a chi ci segue quale sia il tuo background artistico, visivo, d’ispirazione?

MR      Essenzialmente vengo dal fumetto. Da quando avevo tre anni i miei genitori mi leggevano a casa più e più volte i fumetti. Ho quindi iniziato a disegnarne qualcuno da quando avevo 7-8 anni, per cui fare fumetti in modo professionale è per me stato un cammino, un iter naturale. Sono cresciuto, come artista, prima ispirandomi ai fumetti più diffusi, poi ho rivolto altrove la mia attenzione. A 18 anni sono entrato all’Istituto d’Arte e all’epoca non si parlava neanche di fumetto come materia di studio, per cui ho studiato pittura e stampa, anche se ogni tanto ho sempre cercato di fare fumetti, non soddisfatto dei corsi. In effetti dipingere non era la mia strada, così, quando sono uscito dalla Scuola d’Arte sono tornato a occuparmi di fumetti full time. Ero fuori dalle accademie e mi sono rivolto al mondo delle underground fanzines, le riviste autoprodotte dei tardi anni ’80. In  quel circuito ci scambiavamo le riviste e i lavori via posta, una vera rete di artisti per corrispondenza, che operava con la stessa logica che vediamo attualizzata nel web: la condivisione delle informazioni, dei modelli, degli stili. Le informazioni circolavano: tutte quelle autoproduzioni casalinghe erano un vero compendio di tutto quello che era possibile stamparsi e realizzare da soli o con piccoli gruppi di appassionati. Così mi sono costruito una serie di contatti, e a metà degli anni ’90 gradualmente ho iniziato a essere pubblicato da editori olandesi, belgi e francesi (alla fine del decennio).

FD       La tua tecnica richiama quella della stampa xilografica, è davvero così o è, come pare, una sorta di imitazione grafica delle opere prodotte con questa tecnica?

MR      [ride]

FD       Domanda imbarazzante?

FD       No, sono lusingato di essere incluso nel novero dell’“imitazione”! [ride di nuovo] Beh, è chiaro che non si tratta di stampe autentiche, sarebbe impossibile. Quel che faccio ¨C considerato che ho già cambiato due volte il mio stile grafico ¨C dipende dal fatto che sono molto interessato alla grafica e all’arte medioevale. A un certo punto mi sono ritrovato a lavorare con un tipo di carta molto lucida, solitamente sgradita agli artisti per la difficoltà con cui vi si schizza a matita, in effetti normalmente il risultato è sempre orrido. Per cui vi coloravo direttamente a inchiostro, col vantaggio che il supporto non assorbiva subito il pigmento; quindi ho iniziato a grattare via con un comune tagliabalsa il colore, operando in modo simile a un serigrafista,  lavorando per positivi e negativi, sviluppando quindi una tecnica che col tempo è diventata simile alla linoleografia, ma al negativo rispetto a come si lavora su matrice, e col vantaggio che, rispetto alla linoleografia tradizionale, io potevo sempre intervenire a penna e correggere i tratti, operazione che attualmente occupa ancora il venti per cento del mio lavoro. Tutto questo produce una sensazione differente. Un disegnatore normalmente lavora su carta per “addizione”, ossia aggiunge e definisce sommando tratto su tratto, procede aumentando il segno e i dettagli. La mia tecnica tende invece a togliere, a semplificare il tratto e il segno, anche se rimane aperta la possibilità di aggiungere dettaglio, se si vuole. È un vantaggio notevole, ed è liberatorio.

FD       Se abbiamo ben capito è una tecnica derivata dal taglio della carta, dalla stesura di inchiostro su carta lucida e di correzioni a penna/pennino, è giusto?

MR      Sì.

FD       Noi pensiamo che il tuo stile sia distintivo e unico nel panorama fumettistico, anche per il character design e anche guardando allo scenario underground.

MR      È a causa del fatto che traggo ispirazione dall’arte medioevale e da materiali che non sono così familiari ad altri artisti.

FD       Come le miniature dei manoscritti?

MR      Giusto. Al momento tra l’altro sto retrocedendo temporalmente nelle mie fonti di ispirazione.  Ho iniziato col gotico e ora sto volgendo al romanico come tipo di stilizzazione. Comunque cerco sempre di riferirmi al di fuori dell’ambito dei comics. Se ti ispiri al tuo medium di riferimento o ai tuoi omologhi finisci per diventare un clone ed è assolutamente quello che non voglio essere!

FD       Hai mai esplorato il mondo della calligrafia?

MR      Mmmm, no. Non è il mio settore. Tra l’altro, essendo mancino, sarei un disastro. Comunque, tranne che in alcune collaborazioni, ho sempre realizzato da me il lettering dei miei fumetti e questo ovviamente vale ancor più per le sceneggiature. Non sono in ogni caso contrario alla collaborazione, che resta la chiave per conseguire risultati che non potrei raggiungere da solo. In questo senso sono aperto come alle origini della mia carriera: mi piace fare jamming.

FD       Parliamo del tuo Inferno e dei contenuti. Prima una buffa nota di colore: nel medioevo, specialmente tardo e nell’Inghilterra elisabettiana il termine nun (suora) e nunnery (convento) indicavano nel registro scherzoso e volgare la prostituta e il bordello. Lo sapevi?

MR      No. Questa è una novità per me.

FD       Come mai quindi le suore nella tua opera e come personaggio “tipo”, quasi un format?

MR      La mia interpretazione del medioevo è essenzialmente iconica e dipende dalle immagini che ho trovato. Fra queste immagini le donne spiccavano come depositarie e guardiane della cultura, della civilizzazione. In quest’ottica i maschi sono decisamente superflui, inutili. Nel mio mondo il maschio è l’homme sauvage delle foreste, il signore delle belve, il non-civilizzato. Anche se nel medioevo la donna poteva sembrare succube all’uomo per ruolo e importanza, specialmente rispetto ai nostri tempi, è altrettanto vero che oggi c’è la tendenza a banalizzare e sottostimare eccessivamente il peso della donna medievale. Che era un ruolo previsto e rispettato. Fino al XIV secolo nei conventi femminili le donne presiedevano alla birreria e in molte attività chiave, e detenevano importanti segreti tecnologici e produttivi. La mia non vuole essere per sé una posizione femminista, credo però che la “vulgata” attuale sminuisca, sottostimi troppo il ruolo femminile nel mondo medievale, pur con tutti i suoi limiti intrinseci e sociali. Per cui ho deciso che se volevo ritrarre la donna medievale indipendente e libera, non mi restava che mettere in campo delle suore e renderle le protagoniste di molte mie produzioni. Le donne sposate, infatti, restavano troppo succubi del marito. Per le religiose invece abbiamo numerosi esempi di indipendenza e forza, come Hildegarda di Bingen, fra i più evidenti. Con questo non voglio entrare nella guerra dei sessi: ho scelto la suora come materiale comico nel senso tradizionale, latino e medievale, di “comoedia”. Anche nella mia versione dell’Inferno dantesco.

FD       La protagonista è appunto una suora…

MR      Insieme con “Virgilia”, la versione femminile del poeta che ha accompagnato Dante negli inferi. Due protagoniste femminili che attraversano il luogo di perdizione, ai cui margini stazionano i dannati che non sono propriamente castigati, ma vagano annoiandosi parecchio… un po’ come il tipo di punizione che stai subendo adesso, mentre mi ascolti! [risate]

Così ci sono gli uomini al di fuori e le bestie selvagge, nessuno di loro è consapevole della realtà. È solo quando si entra nei gironi veri e propri che si acquista consapevolezza e coscienza di tutto: per questo il mio Inferno ospita solo le donne, o quasi! Un concetto non molto femminista, ma con cui mi balocco molto. Anche il mio Satana, al fondo del baratro, ha tratti vagamente femminini. Il mio scopo? Liberarmi dell’idea standard di donna. La cosa buffa dei fumetti e del disegno in genere è che se disegni un “personaggio” finisci quasi sempre per disegnare un uomo. Io mi sono detto: “Ok, ribaltiamo la prospettiva! Facciamo della donna la misura di tutte le cose.” In modo nuovo. Non parlo della sessualità e della sessualizzazione: le ignoro totalmente. Come sapete di donne, sesso e donne sessualizzate nei fumetti se ne trovano a iosa. Non ce l’ho con l’approccio in sé, ma con il suo abuso, la trovo una prassi noiosa, logorata dall’uso. La mia concezione dell’Inferno è più politica, come la pensava lo stesso Dante. Io ho solo voluto fare un esperimento. Spero che la cosa abbia senso.

FD       Troviamo che sia un esperimento perfettamente riuscito. Come sai non è facile, né scontato misurarsi con una pietra angolare della cultura umana. Dante è un serbatoio ineguagliabile di immagini, simbolismi, visioni e come fonte di informazione è smisurato! C’è il rischio di perdersi o restare banale. Pensiamo davvero che la tua arte al contrario possa rendere la vastità di questa terra incognita, di questo universo immaginato prima che immaginario: Hic Sunt Leones, rendendolo un luogo vivo e brulicante di vita, di esuberanza. Ti sei divertito nel farlo? Quali progetti hai per il futuro?

MR      Al momento sto preparando due libri. Uno è in via di completamento. L’altro è ancora nella fase ideativa e di ricerca. Quello quasi terminato è un libro sulle Storie dei Santi, un’opera un po’ nonsense che ritrae ogni singolo personaggio, spesso un martire. L’altro sarà una biografia fantastica di Hieronymus Bosch, il pittore olandese, celebre per le sue visioni. Si tratta di un progetto piuttosto ambizioso e forse per realizzarlo dovrò cambiare nuovamente il mio stile. Questo perché vorrei virare più sul realistico, le suore sono creature che appartengono solo al mio mondo personale, e il mio Inferno, anche quello è stato un’interpretazione del tutto libera del materiale dantesco.

FD       Saresti confortato nel sapere che il copyright non esisteva nel Medioevo, che gli autori, Dante incluso, si sentivano liberi di pescare dalla “materia” disponibile senza preoccupazioni di fonti o paternità precise?

MR      Oh, si. Ma persino io ho dei riferimenti, penso a artisti come Giovanni Di Paolo e Bartolomeo di Fruosino, miniatori e pittori venuti dopo le “immagini” dantesche. Preferisco il Tre-Quattrocento perché l’arte era più genuina e credibile, confermo di non essere affatto un amante del Rinascimento. So che verrò punito per questo, ma penso che persino un genio come Michelangelo fosse un po’ un pittore di palestrati [bodybuilders cit.], un artista per me privo di fascino e magia. Trovo la genuinità dell’arte medioevale capace di parlare all’anima, e capace anche di humour. Se consideri anche le oscenità delle sculture romaniche sulle chiese in esse c’era molto più comico e dantesco che non nell’arte venuta dopo, nel Rinascimento.

FD       Come Dante, insomma, prendi quel che ti piace, lasci il resto, e tiri innanzi “…non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”

MR      Qui sta il problema del legame tra realismo, tecnica e immagine. Il metaforico che si trova nell’arte medioevale non esiste nella resa rinascimentale. Nel Medioevo c’era più legame tra immagine e idea!

FD       Grazie mille quindi, a nome di Letteratitudine e Kamen. In bocca al lupo. Non vediamo l’ora di vedere anche i tuoi Santi e il tuo Bosch.

MR      Grazie a voi. Davvero.

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