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Archive for dicembre 2012

BUON 2013 DA LETTERATITUDINE

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A Firenze nasce CASA DELL’AUTORE: intervista a Manuela La Ferla

A Firenze nasce CASA DELL’AUTORE: intervista a Manuela La Ferla

di Massimo Maugeri

Nasce a Firenze la CASA DELL’AUTORE di Manuela La Ferla. L’obiettivo dichiarato è quello di rimettere al centro del lavoro il testo e il suo autore, nel rispetto estremo della scrittura e fuori dalle forzature del mercato: un luogo dove le storie potranno circolare liberamente e le idee trovare terreno fertile, una modalità di lavoro che conserverà il nucleo antico del lavoro editoriale, ma guarda al futuro, alle nuove forme che con il digitale assumeranno un aspetto ancora difficile da immaginare. Uno spazio per autori italiani di eccellenza, per testi di narrativa e progetti di saggistica contemporanea.

Manuela La Ferla– Cara Manuela, da quanto tempo lavori del mondo dell’editoria? Ti andrebbe di raccontarci un po’ di te?
In breve: lavoro da venticinque anni in campo editoriale, come Editor Italiani, sia di narrativa che di saggistica contemporanea. Nasco in Sicilia cinquantanni fa, nella città da cui mi scrivi e che saluto. Vivo con mio marito e mio figlio Natnael di anni sette, a Firenze, mia città adottiva da oltre trent’anni (con tutti questi conti finirò per sentirmi vecchissima). Ho dedicato gran parte della mia vita alla letteratura e alle parole, fare l’editor è il mio modo di stare al mondo e quando penso penso da sempre sotto forma di libro. E per libro intendo un testo, originale, in lingua italiana, che poi vada in cartaceo o digitale è un’altra storia, ma non è questo il punto fondamentale, almeno per me.

– A tuo avviso, cosa è cambiato nell’attuale sistema editoriale italiano dall’inizio della tua attività a oggi? Quali i pro e i contro?
Non è cambiata la passione dei giovani che vorrebbero entrare a far parte di questo nostro piccolo mondo, molto conservatore. Non è cambiata la dedizione dei molti che si prendono cura dei testi e non è cambiato il desiderio degli autori di arrivare ai propri lettori attraverso il filtro editoriale di una casa editrice. Per il resto, sembra di stare in un mondo capovolto. Chi guarda al mondo editoriale da fuori non credo lo sappia: ma l’industria editoriale è spesso strozzata da tempi di produzione accelerati e vittima colpevole della dittatura delle tirature (tranne che per il digitale). La cornice insomma si è un po’ mangiata il quadro. E il quadro, almeno per me, era e resta l’autore e il suo testo.

– Credi che il ruolo e i compiti dell’editor, in particolare, siano cambiati in questi anni? Perché la figura dell’editor è ancora importante? Leggi tutto…

VLADIMIR NABOKOV: letteratura e musica

Parla, ricordoIn collegamento con il forum permanente di Letteratitudine dedicato al rapporto tra letteratura  e musica

PARLA, RICORDO di Vladimir Nabokov
Adelphi, 2012 – pagg. 364 – euro 23
a cura di Anna Raffetto – traduz. di G. Ragni

articolo di Claudio Morandini

Chi conosce la prosa sontuosa, musicalissima di Vladimir Nabokov non può trattenere lo stupore a un certo punto della raccolta di memorie che Adelphi ha pubblicato nel 2010 a cura di Anna Raffetto con il titolo “Parla, ricordo” (nella eccellente traduzione di Guido Ragni, a cui ricorreremo per le citazioni); perché Nabokov, con splendida nonchalance, confessa (rivendica, anzi) una totale mancanza di attitudine per la musica. E non solo riconosce di non aver mai nutrito il minimo interesse per la musica in quanto arte o pratica hobbistica di alto livello, ma asserisce di non capirci nulla, di sentirla come totalmente estranea al suo sentire.
La scoperta di questa sordità alla musica è precoce e, parrebbe, serenamente indolore. Al piccolo Vladimir, che dimostra da subito una forte sensibilità sinestetica nell’accostare suoni della lingua a colori, le note musicali sono evocano alcuna impressione ottica. “La musica, mi dispiace dirlo, mi giunge solo come una sequenza arbitraria di suoni più o meno irritanti. In determinate condizioni emotive riesco a sopportare gli spasimi di un vibrante violino, ma il pianoforte da concerto e tutti gli strumenti a fiato assunti in piccole dosi mi annoiano e in dosi maggiori mi scorticano vivo.”
Prima osservazione, forse banale: Nabokov, dall’alto della sua arte, sente di potersi permettere di confidare una sordità alla musica; sente anche di non doversi rammaricare di nulla. Di fronte a tante dimostrazioni di dilettantismo musicale, a volte anche un tantino imbarazzanti, da parte di scrittori o artisti, la sua franca confessione, che si colorerà in certe pagine di un’ilare perfidia, suona come uno schiaffo salutare, o almeno come un buffetto scherzoso. È un sano ridimensionamento dell’aura mistica riservata alla musica (ancora nel Novecento, in ambienti non musicali) una frase sui bambini prodigio come questa: “fanciulli graziosi e ricciuti che agitano bacchette o ammansiscono immensi pianoforti e che alla fine si trasformano in musicisti di seconda categoria, occhi tristi, oscuri disturbi, e qualche cosa di vagamente deforme nei posteriori eunucoidi”. Leggi tutto…

Guillermo Cabrera Infante: intervista a Gordiano Lupi

di Massimo Maugeri

Minimum fax ha pubblicato di recente LA NINFA INCOSTANTE, romanzo dello scrittore cubano Guillermo Cabrera Infante (traduzione di Gordiano Lupi, postfazione di Mario Vargas Llosa, pagg. 267, euro 15). Si tratta di un romanzo postumo incentrato sulla figura del personaggio Estela Morris, la conturbante ninfa del titolo: una ragazza di sedici anni che il protagonista – alter ego dell’autore – incontra sulla calle 23 dell’Avana. Nasce una relazione che dura solo un’estate, ma rimarrà per sempre nel ricordo del protagonista. Un brano del libro è disponibile sul sito di minimum fax. Ne parliamo con il traduttore, Gordiano Lupi.

– Gordiano, chi è Guillermo Cabrera Infante? Come lo descriveresti ai potenziali lettori che non hanno ancora avuto modo di conoscere le sue opere?
Guillermo Cabrera Infante è uno scrittore talmente grande che non avrebbe bisogno di essere descritto né presentato, ma in questa Italia credo che ce ne sia bisogno, purtroppo. Cabrera Infante ha vinto il Premio Cervantes, su indicazione di Mario Vargas Llosa, ha scritto un capolavoro come Tre tristi tigri (Il saggiatore, si trova ancora) e un romanzo stupendo come L’Avana per un infante defunto (Rizzoli, ma fuori catalogo da anni). Il suo stile ricorda Borges e soprattutto Quineau, per i giochi di parole, i nonsense creativi, con quel fare letteratura stravolgendo nomi, persone e cose. Exorcismos de estilo – inedito, in Italia – credo sia il suo libro più bello, ma anche il più difficile da tradurre. Cabrera Infante era un critico di cinema (stupendi i suoi articoli su attori e registi, tutti inediti, a parte qualche mia traduzione su internet), uno sceneggiatore sopraffino (Wonderwall, Vanishing Point, The Lost City), un romanziere sublime. Ha lasciato un altro inedito importante: Cuerpos divinos, che ho letto in spagnolo. In Italia è stato poco promosso perché è un esiliato dal regime castrista.

– A tuo avviso, quali sono gli elementi caratterizzanti della sua poetica?
Far parlare me di Cabrera Infante è come invitare un pescatore a parlare di pesce. Ho scritto un libro (inedito) su di lui, dove narro la sua vita attraverso le sue opere, ma non troverò mai un editore disposto a crederci. A parte me stesso. “La letteratura di Guillermo Cabrera Infante è un gioco costante tra fiction e realtà, un gioco soggetto al ritmo inevitabile e spontaneo che impone la musica e l’amore della notte avanera”, scrive Rosa M. Pereda. Credo che in parte sia vero. La sua poetica è fatta di nostalgia di un esule per la sua terra, ma anche di amore per la terra che l’ha accolto. Invito a leggere Il libro delle città, edito da Il Saggiatore, dove descrive Bruxelles, Madrid e Londra in termini entusiastici, tre metropoli che l’hanno visto esule dopo la fuga dall’Avana. James Joyce, Raymond Queneau e Franz Kafka sono i suoi principali punti di riferimento.

– “La ninfa incostante” che ruolo occupa nella produzione letteraria di Cabrera Infante? Quali le similitudini e gli scostamenti rispetto agli altri libri? Leggi tutto…

BUON NATALE DA LETTERATITUDINE

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ANTOLOGIA DELLA MALATA FELICE (un brano del libro)

Pubblichiamo un brano tratto dal romanzo ANTOLOGIA DELLA MALATA FELICE, di Angela Bonanno

Leggi l’intervista a Angela Bonanno.

[Il romanzo di Angela Bonanno, “Antologia della malata felice”, ed. Forme libere, sarà presentato da Simona Lo Iaconogiorno 23 dicembre 2012, h. 18:00, a Ortigia (Sr), presso la Galleria Roma, nell’ambito della rassegna di arte e letteratura curata dalla stessa Lo Iacono. Dettagli, a fine pagina]

* * *

da “Antologia della malata felice”, di Angela Bonanno, ed. Forme libere

Perdonami, disse sua madre, e cominciò ad aprire alcuni libri ma con cautela come se temesse di sciuparli e lei con loro. Poi uscì dalla stanza con i passi piccoli, piccoli, asciugandosi la fatica delle mani sul grembiule e masticando un altro perdono appena sussurrato.

Perdono, perdono, perdono.

La parola vorticò nella mente di Mirna. Fece un giro intorno a sé. Cadde, rimbalzò. Si attaccò alla lingua, si fuse con il palato. Si sciolse, cominciò a colare dalla bocca lentamente come un liquido rappreso. Si colorò addirittura. Si fece strada, saltò da una mano all’altra, risalì fino al gomito. Riprese vigore e ridiscese, ai ginocchi si arrestò. Fu come se un vento improvviso spalancasse la finestra, i suoi occhi grandi. Fu come se tutte le cose si aprissero a metà per far uscire intrusi e lasciare spazi vuoti laddove un cumulo di rottami impediva di muoversi senza inciampare rischiando di rompersi il collo.

La preghiera nacque spontanea. Una conversione inattesa.
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Ricaricare le pile durante le vacanze? Ecco la Book Therapy

Condividiamo questo articolo sulla Book Therapy pubblicato su LIBRERIAMO

Psicologi, critici ed addetti ai lavori spiegano in che modo i libri e la lettura possono aiutare a recuperare energie mentali durante le vacanze

 MILANO – Aiuta a rilassarsi ed a viaggiare con la fantasia, tiene la mente leggera ma allo stesso tempo allenata, risveglia la fantasia e l’immaginazione, trasmette positività. Secondo 6 esperti su 10, leggere rappresenta l’attività ideale per trascorrere le prossime vacanze di Natale. Si tratta della Book Therapy, il modo migliore per rigenerarsi da un anno impegnativo e stressante, attraverso letture di qualità. Psicologi, critici e addetti ai lavori concordano nell’affermare che leggere romanzi d’avventura (33%), rosa (28%), di fantasia (20%) legate al benessere (19%) e saggi d’attualità (16%) permette di recuperare il buonumore (41%), aiuta a staccare la spina dallo stress quotidiano (31%) e a prepararsi al nuovo anno che sta per iniziare (27%).

RICARICARE LE PILE CON I LIBRI – Chiusi gli ultimi impegni lavorativi di questo 2012, l’inizio delle vacanze natalizie rappresenta per milioni di italiani il momento ideale per staccare la spina e rigenerarsi a cavallo tra un anno e l’altro. Con quale stato d’animo arrivano gli italiani alla fine dell’anno? Stanchezza (31%), preoccupazione per il futuro (25%), ansia (23%), depressione (19%) sono secondo gli esperti i sentimenti che accomunano milioni di italiani in questo preciso momento dell’anno. Cosa fare, quindi, per ricaricare le pile e cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno che sta per iniziare? Oltre a dedicare tempo ad amici e parenti e staccare la spina da tutto ciò che riguarda lavoro e routine quotidiana, 6 esperti su 10 (59%) consigliano di leggere, iniziando magari dal libro che si è ricevuto quest’anno come regalo, o magari da quel volume che teniamo poggiato sulla nostra scrivana e, complici stanchezza e il sonno serale, non abbiamo più riaperto.
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