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Archive for dicembre 2012

BUON 2013 DA LETTERATITUDINE

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A Firenze nasce CASA DELL’AUTORE: intervista a Manuela La Ferla

A Firenze nasce CASA DELL’AUTORE: intervista a Manuela La Ferla

di Massimo Maugeri

Nasce a Firenze la CASA DELL’AUTORE di Manuela La Ferla. L’obiettivo dichiarato è quello di rimettere al centro del lavoro il testo e il suo autore, nel rispetto estremo della scrittura e fuori dalle forzature del mercato: un luogo dove le storie potranno circolare liberamente e le idee trovare terreno fertile, una modalità di lavoro che conserverà il nucleo antico del lavoro editoriale, ma guarda al futuro, alle nuove forme che con il digitale assumeranno un aspetto ancora difficile da immaginare. Uno spazio per autori italiani di eccellenza, per testi di narrativa e progetti di saggistica contemporanea.

Manuela La Ferla– Cara Manuela, da quanto tempo lavori del mondo dell’editoria? Ti andrebbe di raccontarci un po’ di te?
In breve: lavoro da venticinque anni in campo editoriale, come Editor Italiani, sia di narrativa che di saggistica contemporanea. Nasco in Sicilia cinquantanni fa, nella città da cui mi scrivi e che saluto. Vivo con mio marito e mio figlio Natnael di anni sette, a Firenze, mia città adottiva da oltre trent’anni (con tutti questi conti finirò per sentirmi vecchissima). Ho dedicato gran parte della mia vita alla letteratura e alle parole, fare l’editor è il mio modo di stare al mondo e quando penso penso da sempre sotto forma di libro. E per libro intendo un testo, originale, in lingua italiana, che poi vada in cartaceo o digitale è un’altra storia, ma non è questo il punto fondamentale, almeno per me.

– A tuo avviso, cosa è cambiato nell’attuale sistema editoriale italiano dall’inizio della tua attività a oggi? Quali i pro e i contro?
Non è cambiata la passione dei giovani che vorrebbero entrare a far parte di questo nostro piccolo mondo, molto conservatore. Non è cambiata la dedizione dei molti che si prendono cura dei testi e non è cambiato il desiderio degli autori di arrivare ai propri lettori attraverso il filtro editoriale di una casa editrice. Per il resto, sembra di stare in un mondo capovolto. Chi guarda al mondo editoriale da fuori non credo lo sappia: ma l’industria editoriale è spesso strozzata da tempi di produzione accelerati e vittima colpevole della dittatura delle tirature (tranne che per il digitale). La cornice insomma si è un po’ mangiata il quadro. E il quadro, almeno per me, era e resta l’autore e il suo testo.

– Credi che il ruolo e i compiti dell’editor, in particolare, siano cambiati in questi anni? Perché la figura dell’editor è ancora importante? Leggi tutto…

VLADIMIR NABOKOV: letteratura e musica

Parla, ricordoIn collegamento con il forum permanente di Letteratitudine dedicato al rapporto tra letteratura  e musica

PARLA, RICORDO di Vladimir Nabokov
Adelphi, 2012 – pagg. 364 – euro 23
a cura di Anna Raffetto – traduz. di G. Ragni

articolo di Claudio Morandini

Chi conosce la prosa sontuosa, musicalissima di Vladimir Nabokov non può trattenere lo stupore a un certo punto della raccolta di memorie che Adelphi ha pubblicato nel 2010 a cura di Anna Raffetto con il titolo “Parla, ricordo” (nella eccellente traduzione di Guido Ragni, a cui ricorreremo per le citazioni); perché Nabokov, con splendida nonchalance, confessa (rivendica, anzi) una totale mancanza di attitudine per la musica. E non solo riconosce di non aver mai nutrito il minimo interesse per la musica in quanto arte o pratica hobbistica di alto livello, ma asserisce di non capirci nulla, di sentirla come totalmente estranea al suo sentire.
La scoperta di questa sordità alla musica è precoce e, parrebbe, serenamente indolore. Al piccolo Vladimir, che dimostra da subito una forte sensibilità sinestetica nell’accostare suoni della lingua a colori, le note musicali sono evocano alcuna impressione ottica. “La musica, mi dispiace dirlo, mi giunge solo come una sequenza arbitraria di suoni più o meno irritanti. In determinate condizioni emotive riesco a sopportare gli spasimi di un vibrante violino, ma il pianoforte da concerto e tutti gli strumenti a fiato assunti in piccole dosi mi annoiano e in dosi maggiori mi scorticano vivo.”
Prima osservazione, forse banale: Nabokov, dall’alto della sua arte, sente di potersi permettere di confidare una sordità alla musica; sente anche di non doversi rammaricare di nulla. Di fronte a tante dimostrazioni di dilettantismo musicale, a volte anche un tantino imbarazzanti, da parte di scrittori o artisti, la sua franca confessione, che si colorerà in certe pagine di un’ilare perfidia, suona come uno schiaffo salutare, o almeno come un buffetto scherzoso. È un sano ridimensionamento dell’aura mistica riservata alla musica (ancora nel Novecento, in ambienti non musicali) una frase sui bambini prodigio come questa: “fanciulli graziosi e ricciuti che agitano bacchette o ammansiscono immensi pianoforti e che alla fine si trasformano in musicisti di seconda categoria, occhi tristi, oscuri disturbi, e qualche cosa di vagamente deforme nei posteriori eunucoidi”. Leggi tutto…

Guillermo Cabrera Infante: intervista a Gordiano Lupi

di Massimo Maugeri

Minimum fax ha pubblicato di recente LA NINFA INCOSTANTE, romanzo dello scrittore cubano Guillermo Cabrera Infante (traduzione di Gordiano Lupi, postfazione di Mario Vargas Llosa, pagg. 267, euro 15). Si tratta di un romanzo postumo incentrato sulla figura del personaggio Estela Morris, la conturbante ninfa del titolo: una ragazza di sedici anni che il protagonista – alter ego dell’autore – incontra sulla calle 23 dell’Avana. Nasce una relazione che dura solo un’estate, ma rimarrà per sempre nel ricordo del protagonista. Un brano del libro è disponibile sul sito di minimum fax. Ne parliamo con il traduttore, Gordiano Lupi.

– Gordiano, chi è Guillermo Cabrera Infante? Come lo descriveresti ai potenziali lettori che non hanno ancora avuto modo di conoscere le sue opere?
Guillermo Cabrera Infante è uno scrittore talmente grande che non avrebbe bisogno di essere descritto né presentato, ma in questa Italia credo che ce ne sia bisogno, purtroppo. Cabrera Infante ha vinto il Premio Cervantes, su indicazione di Mario Vargas Llosa, ha scritto un capolavoro come Tre tristi tigri (Il saggiatore, si trova ancora) e un romanzo stupendo come L’Avana per un infante defunto (Rizzoli, ma fuori catalogo da anni). Il suo stile ricorda Borges e soprattutto Quineau, per i giochi di parole, i nonsense creativi, con quel fare letteratura stravolgendo nomi, persone e cose. Exorcismos de estilo – inedito, in Italia – credo sia il suo libro più bello, ma anche il più difficile da tradurre. Cabrera Infante era un critico di cinema (stupendi i suoi articoli su attori e registi, tutti inediti, a parte qualche mia traduzione su internet), uno sceneggiatore sopraffino (Wonderwall, Vanishing Point, The Lost City), un romanziere sublime. Ha lasciato un altro inedito importante: Cuerpos divinos, che ho letto in spagnolo. In Italia è stato poco promosso perché è un esiliato dal regime castrista.

– A tuo avviso, quali sono gli elementi caratterizzanti della sua poetica?
Far parlare me di Cabrera Infante è come invitare un pescatore a parlare di pesce. Ho scritto un libro (inedito) su di lui, dove narro la sua vita attraverso le sue opere, ma non troverò mai un editore disposto a crederci. A parte me stesso. “La letteratura di Guillermo Cabrera Infante è un gioco costante tra fiction e realtà, un gioco soggetto al ritmo inevitabile e spontaneo che impone la musica e l’amore della notte avanera”, scrive Rosa M. Pereda. Credo che in parte sia vero. La sua poetica è fatta di nostalgia di un esule per la sua terra, ma anche di amore per la terra che l’ha accolto. Invito a leggere Il libro delle città, edito da Il Saggiatore, dove descrive Bruxelles, Madrid e Londra in termini entusiastici, tre metropoli che l’hanno visto esule dopo la fuga dall’Avana. James Joyce, Raymond Queneau e Franz Kafka sono i suoi principali punti di riferimento.

– “La ninfa incostante” che ruolo occupa nella produzione letteraria di Cabrera Infante? Quali le similitudini e gli scostamenti rispetto agli altri libri? Leggi tutto…

BUON NATALE DA LETTERATITUDINE

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ANTOLOGIA DELLA MALATA FELICE (un brano del libro)

Pubblichiamo un brano tratto dal romanzo ANTOLOGIA DELLA MALATA FELICE, di Angela Bonanno

Leggi l’intervista a Angela Bonanno.

[Il romanzo di Angela Bonanno, “Antologia della malata felice”, ed. Forme libere, sarà presentato da Simona Lo Iaconogiorno 23 dicembre 2012, h. 18:00, a Ortigia (Sr), presso la Galleria Roma, nell’ambito della rassegna di arte e letteratura curata dalla stessa Lo Iacono. Dettagli, a fine pagina]

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da “Antologia della malata felice”, di Angela Bonanno, ed. Forme libere

Perdonami, disse sua madre, e cominciò ad aprire alcuni libri ma con cautela come se temesse di sciuparli e lei con loro. Poi uscì dalla stanza con i passi piccoli, piccoli, asciugandosi la fatica delle mani sul grembiule e masticando un altro perdono appena sussurrato.

Perdono, perdono, perdono.

La parola vorticò nella mente di Mirna. Fece un giro intorno a sé. Cadde, rimbalzò. Si attaccò alla lingua, si fuse con il palato. Si sciolse, cominciò a colare dalla bocca lentamente come un liquido rappreso. Si colorò addirittura. Si fece strada, saltò da una mano all’altra, risalì fino al gomito. Riprese vigore e ridiscese, ai ginocchi si arrestò. Fu come se un vento improvviso spalancasse la finestra, i suoi occhi grandi. Fu come se tutte le cose si aprissero a metà per far uscire intrusi e lasciare spazi vuoti laddove un cumulo di rottami impediva di muoversi senza inciampare rischiando di rompersi il collo.

La preghiera nacque spontanea. Una conversione inattesa.
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Ricaricare le pile durante le vacanze? Ecco la Book Therapy

Condividiamo questo articolo sulla Book Therapy pubblicato su LIBRERIAMO

Psicologi, critici ed addetti ai lavori spiegano in che modo i libri e la lettura possono aiutare a recuperare energie mentali durante le vacanze

 MILANO – Aiuta a rilassarsi ed a viaggiare con la fantasia, tiene la mente leggera ma allo stesso tempo allenata, risveglia la fantasia e l’immaginazione, trasmette positività. Secondo 6 esperti su 10, leggere rappresenta l’attività ideale per trascorrere le prossime vacanze di Natale. Si tratta della Book Therapy, il modo migliore per rigenerarsi da un anno impegnativo e stressante, attraverso letture di qualità. Psicologi, critici e addetti ai lavori concordano nell’affermare che leggere romanzi d’avventura (33%), rosa (28%), di fantasia (20%) legate al benessere (19%) e saggi d’attualità (16%) permette di recuperare il buonumore (41%), aiuta a staccare la spina dallo stress quotidiano (31%) e a prepararsi al nuovo anno che sta per iniziare (27%).

RICARICARE LE PILE CON I LIBRI – Chiusi gli ultimi impegni lavorativi di questo 2012, l’inizio delle vacanze natalizie rappresenta per milioni di italiani il momento ideale per staccare la spina e rigenerarsi a cavallo tra un anno e l’altro. Con quale stato d’animo arrivano gli italiani alla fine dell’anno? Stanchezza (31%), preoccupazione per il futuro (25%), ansia (23%), depressione (19%) sono secondo gli esperti i sentimenti che accomunano milioni di italiani in questo preciso momento dell’anno. Cosa fare, quindi, per ricaricare le pile e cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno che sta per iniziare? Oltre a dedicare tempo ad amici e parenti e staccare la spina da tutto ciò che riguarda lavoro e routine quotidiana, 6 esperti su 10 (59%) consigliano di leggere, iniziando magari dal libro che si è ricevuto quest’anno come regalo, o magari da quel volume che teniamo poggiato sulla nostra scrivana e, complici stanchezza e il sonno serale, non abbiamo più riaperto.
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IL GIOSTRAIO, di Francesco Patierno (un brano del libro)

Il giostraio di Francesco Patierno, inaugura la collana NeriPubblichiamo il prologo del romanzo IL GIOSTRAIO, di Francesco Patierno
Caracò, 2012 – euro 14

Nello spazio di un freddo e piovoso trimestre autunnale, la tranquillità di un placido paesino delle Marche viene sconvolta da due eventi in apparenza non legati tra di loro. L’arrivo di un misterioso e riservatissimo siciliano, che scortato dai carabinieri prende in affitto l’appartamento di una famiglia del posto, e un orrendo delitto: l’omicidio di un anziano contadino, che lascia le forze dell’ordine a brancolare nel buio. In un alternarsi continuo di piccole e grandi rivelazioni, scopriremo il mistero che avvolge la morte di Marcello De Rosa, e conosceremo il passato di Michele Catania, enigmatico e malinconico protagonista di questa storia.

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Scheda   Il Giostraio

Prologo

«Non ti permettere mai, quando io ti dico una cosa, di dirmi se è un bravo ragazzo o meno» gli dice il signor Franco trattenendo a stento la rabbia.
Michele Catania continua a guidare l’Y10 bianca, cercando di non peggiorare la situazione con un’altra parola di troppo.
Ha paura quando lui lo guarda così, con quegli occhi piccoli e neri che non si fermano mai.
Un minuto prima, il signor Franco gli ha chiesto se conosceva Domingo Buscetta.
Catania abita nello stesso quartiere ed è impossibile che non sappia chi sia, quindi ha dovuto rispondere che sì, lo conosce.
Allora il signor Franco gli ha chiesto di indicarlo a Mangano.
Domingo Buscetta ha una piccola gioielleria in via Scobar ed è il nipote del Buscetta famoso.
Non c’è bisogno di essere un genio per capire che il signor Franco e Mangano sono interessati a tutto, tranne che a fare acquisti in quella gioielleria.
Perciò Catania si mette coraggio, e prova a dirgli che Buscetta è un bravo ragazzo e non ha mai disturbato nessuno nella zona.
È in quel momento che lui gli punta il dito contro e gli dice quella cosa.
«Non ti permettere mai di dirmi se è un bravo ragazzo o meno.»
Poi, c’è silenzio, e solo quando stanno per svoltare nella stradina che porta al fondo Patellaro, il signor Franco parla di nuovo, giusto per chiudere la questione.
«Io sono come Gesù, io do la vita e io la levo.»
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NEL PAESE DELLE FIABE. 200 anni dei fratelli Grimm

200 anni grimm
Il doodle di oggi di Google festeggia i fratelli Grimm in occasione dei 200 anni della pubblicazione delle loro “Fiabe del focolare”.

Contribuiamo alla celebrazione, pubblicando un brano tratto dal volume di Saverio Simonelli “Nel paese delle favole. La Germania magica e misteriosa dei fratelli Grimm (Giulio Perrone, 2012)

Nel cuore della Foresta Nera o in prossimità delle fredde spiagge del Mare del Nord, che ci si trovi nei pressi di Gottinga o Francoforte o nel centro di Brema o Alsfeld, esiste ancora oggi una Germania magica e misteriosa: un luogo tenebroso e incantato dove, al di là della modernità invadente, si tramanda la memoria di streghe e goblin, di famelici lupi e malvagi troll.

Qui, dove i confini tra la fantasia e la realtà tendono a perdere di senso, sono nate e continuano a vivere le fiabe popolari immortalate dei fratelli Grimm: da Biancaneve a Pollicino, da Cenerentola ad Hänsel e Gretel, da La Bella e la Bestia a Cappuccetto Rosso. Quello intrapreso da Saverio Simonelli è un lungo viaggio dedicato ai luoghi e ai personaggi al centro dell’immaginario di chiunque abbia mai sfogliato un libro di favole. Magari chiedendosi se tutto ciò che ha letto sia mai esistito davvero.

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Un brano tratto da “NEL PAESE DELLE FIABE. 200 anni dei fratelli Grimm”

Con una fiaba, il mondo non finisce mai

di Saverio Simonelli

L’importante è che ci siano fiori. Molti fiori nei vasi sul davanzale. E che la finestra sia ampia e lasci entrare il sole e il verde del paesaggio. Tra i fiori. Viole, violacciocche, caprifogli e gigli. Sono quelli che ama di più. Mai però quanto le primule che portano con sé la promessa rinnovata della primavera. Gliene regalano sempre un mazzo ad ogni compleanno , il 24 febbraio. Jacob invece riceve sempre un paio di pantofole e una montagna di uvette. Ne va matto. Piacciono anche a lui, ma la sua salute non gli concede di esagerare. Non può neanche camminare troppo a lungo senza sentire quell’oppressione al torace, il respiro che manca, la paura di morire che gli ha fatto vegliare tante notti ad aspettare l’allodola.
Wilhelm guarda fuori dalla finestra, lo sguardo si alza dal testo che ha sotto gli occhi e raggiunge il tiglio, lì di fronte, appena davanti alla staccionata che li separa dal parco. Gli scappa un sorriso. Si ricorda di quella governante che al fratello aveva raccontato la storia per cui il mondo stava appeso a una serie di assi di legno e così ogni volta che Jacob vedeva un cancello, una staccionata o qualcosa di simile pensava che al di là non ci fosse più mondo. Né sole, né fiori, né verde.
Ha sempre preso le cose alla lettera Jacob. Lui ossessionato dalle parole, dal testo, dalla sua autorità. Assoluta. Ecco perché mentre Wil sta perdendo qualche minuto a guardare fuori, Jacob insiste a grattare con la penna d’oca sul foglio. Mentre quella di Wil è perfetta la sua è sempre consumata: perfino le piume sull’asticella sono tutte arruffate. Ma questo ardore non va mai a scapito della concentrazione, della dedizione sacerdotale di Jacob che ora si alza a riporre un volume sullo scaffale. Lo solleva come il prete il lezionario domenicale, come una mamma il bambino al primo bagnetto. E’ un rispetto che sconfina nell’amorevolezza paterna. Leggi tutto…

ANTOLOGIA DELLA MALATA FELICE, di Angela Bonanno

Angela Bonanno. Essere poeti in Sicilia

[Il romanzo di Angela Bonanno, “Antologia della malata felice”, ed. Forme libere, sarà presentato da Simona Lo Iacono giorno 23 dicembre 2012, h. 18:00, a Ortigia (Sr), presso la Galleria Roma, nell’ambito della rassegna di arte e letteratura curata dalla stessa Lo Iacono. Dettagli, a fine pagina]

di Simona Lo Iacono

La letteratura ha spesso un potere trasformante, di resurrezione. Avviene perché non ha solo la capacità di affondare lo sguardo, di cogliere oltre l’apparenza. Ma perché in quell’apparenza seleziona le tracce di un misterioso percorso. Di un viaggio che – attraverso le parole – non è più degli eventi, del “fuori”. Ma di quella “storia” che non ha date ed è tutta interiore, tutta incavata, tutta dell’anima.
Angela Bonanno appartiene alla schiera di scrittori che solo in apparenza narrano le circostanze. I precipizi. Le date. Le evoluzioni o involuzioni. E’ piuttosto una segretaria di quella storia segreta che non conta al suo interno studiosi, se non i ricercatori di un senso: i poeti.
Non stupisce allora che in questo romanzo (“Antologia della malata felice”, ed. Forme libere) Angela racconti la perdita della salute come uno dei tanti salti dolorosi della vita, e al di là delle ferite del corpo che cambia e non risponde, delle mutazioni delle forme, delle debolezze e precarietà delle ossa, dica – in realtà – altro.
Non solo il cambiamento, e lo smarrimento innanzi a l’ignoto, soprattutto quando l’oscurità di un male proviene da se stessi. Ma la radice miracolosa di quel male, la sua capacità di sorprendere il malato, e quella contraddizione tanto assurda: che la vera salute non sta nell’assenza di malattia.
Solo i poeti sanno che nei contrari si cela l’opposto, che la luce è buio ribaltato e viceversa. Lo sanno non perché abbiano intuizioni razionali, o perché possano fare affidamento su codici decodificatori diversi dagli altri. Conoscono la verità perché lasciano parlare le cose. Perché si formano nel silenzio. Perché in quel silenzio intuiscono un’affinità profonda dell’essere umano con il tutto.
Come quando, in una meravigliosa poesia, Angela ammette che non è un essere spirituale, ma sotto un piede ha una spina che le fa fare penitenza …(N’a calata d’a me minna/chidda a manca/a cchiù nica/c’è n neu ca pigghia cunfirenza/nt’o me cori si sta stritti/ca di ognunu na muddica/ m’arresta dintra/non sugnu spirituali/ma sutta n peri aiu na spina/ca mi fa fari pinitenza….Nella discesa del mio seno / quello a sinistra / il più piccolo / c’è un neo che prende confidenza / nel mio cuore si sta stretti / che di ognuno una mollica / mi resta dentro / non sono spirituale / ma sotto un piede ho una spina / che mi fa fare penitenza.)
O come quando, narrando di Mirna e della figlia Mia in questo suo primo e intensissimo romanzo, racconta in realtà un’altra malattia, senza segnali o sintomi, senza ospedali né corridoi e corsie: quella della famiglia ferita, del rapporto con l’altro, dell’amore che lascia.
Pur passando infatti dalla poesia in vernacolo al romanzo Angela non abbandona gli occhi del poeta, e del poeta siciliano in particolare, perché resta fedele alla ricerca del significato, del mistero, del dilagante universo che è in noi e fuori di noi.
Chiedo quindi ad Angela:

-Cara Angela, il salto dalla poesia al romanzo. A questo tuo primo romanzo. Come è avvenuto?
Gradualmente, dalla poesie brevi, di cui non ho perso il vizio, ai versi per il teatro fino a un intero monologo per approdare infine al romanzo. Avevo la necessità di dire grazie e non volevo correre il rischio di essere patetica. Nella poesia scrivo sempre in prima persona, nell’Antologia della malata felice faccio parlare i personaggi.

-Sei passata dal vernacolo a una lingua tersa, lucidissima e poetica che scende nel cuore delle paure dell’uomo: la malattia e quindi la perdita delle certezze, persino della fisicità. Perché questo tema?
La poesia è la mia unica lingua possibile e anche nella prosa è stata inevitabile. La malattia è un tema che conosco bene, che ho attraversato in tutti i sensi scoprendo che si può sconfiggere con l’arma dell’ironia e con la forza delle parole, senza fuggire, affrontando la paura senza vergogna.
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PREMIO CAMPIELLO 51ª EDIZIONE: SARÀ LO PSICHIATRA PAOLO CREPET A PRESIEDERE LA GIURIA DEI LETTERATI

PREMIO CAMPIELLO 51ª EDIZIONE: SARÀ LO PSICHIATRA PAOLO CREPET A PRESIEDERE LA GIURIA DEI LETTERATI

Rinnovata la composizione della Giuria, entrano a farne parte Anna Ottani Cavina, storica dell’arte, professore emerito dell’Università di Bologna e direttore della Fondazione Federico Zeri, e Luigi Matt, docente di Storia della Lingua italiana presso l’Università di Sassari

(Venezia, 19 dicembre 2012) – «Il Presidente della Giuria dei Letterati della51ª edizione del Premio Campiello sarà Paolo Crepet – ad annunciarlo è il Presidente della Fondazione Il Campiello Andrea Tomat Abbiamo voluto affidare per il 2013 la guida della Giuria ad una personalità che unisca nelle sue competenze professionali, aspetti scientifici ed umanistici. Paolo Crepet, noto psicologo e psichiatra, saprà dare un autorevole contributo nel coordinare i lavori della Giuria dei Letterati del Premio Campiello, cui compete la scelta della cinquina finalista.
Lo sviluppo e l’affermarsi del Campiello sono il risultato dell’impegno degli imprenditori veneti che, nell’organizzazione e nella promozione del premio, hanno profuso la stessa passione e la stessa determinazione che riservano al proprio lavoro. Tutto ciò vale ancora di più oggi, in una fase così delicata della vita economica del nostro Paese. Anche per questa nuova edizione confermiamo l’impegno e la determinazione ad investire nel Campiello aggiunge Tomat –  Siamo fermamente convinti che proprio in questi momenti di profondo ripensamento sia necessario un rapporto ancora più intenso tra economia e cultura per accrescere la competitività dell’intero sistema Paese».
«Sono onorato per la nomina a presidente della 51 ª edizione del Premio Campiello –commenta il professor Paolo Crepet -. In tempi di crisi economica e sociale credo che cultura e merito rappresentino l’unica strada percorribile per una comunità che non vuole rassegnarsi».
Tra le novità di questa 51ª edizione, alcuni rinnovamenti anche tra i componenti della Giuria dei Letterati: Anna Ottani Cavina, storica dell’arte, professore emerito dell’Università di Bologna e direttore della Fondazione Federico Zeri, e Luigi Matt, docente di Storia della Lingua italiana presso l’Università di Sassari.
Riconfermata la partecipazione dello scrittore e storico Riccardo Calimani, dello storico dell’arte Philippe Daverio, della Presidente dell’Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio, dei docenti di Letteratura italiana contemporanea Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini e Silvio Ramat, e di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della omonima fondazione d’arte contemporanea di Torino. Leggi tutto…

ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) di Roberto Alajmo [un brano del libro]

Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) di Roberto Alajmo
Laterza, 2012 – pagg. 116 – euro 14

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Il libro
La funesta profezia del 21 dicembre 2012 è solo un esempio. L’ultimo, se i Maya avevano ragione. Il fatto è che periodicamente l’umanità si prepara a sloggiare dal pianeta Terra. Millenarismi di ogni tipo per secoli hanno alimentato la credulità popolare, e ogni scampato pericolo è sempre servito solo come carburante per la profezia successiva. In particolare, però, è la generazione di noi contemporanei quella che sta coltivando con maggiore convinzione l’idea di essere l’ultima della storia del mondo. Dopo di noi, il diluvio: e pazienza per i posteri, fossero anche i nostri figli. Potrà essere un collasso finanziario, oppure un drammatico stravolgimento climatico, forse un’ondata migratoria devastante, uno tsunami di spazzatura, una guerra mondiale, la fine delle risorse petrolifere. Oppure tutte queste cose assieme, senza escludere i classici del cinema: impatto con un meteorite o invasione di extraterrestri. Se pure i Maya avessero torto, un’apocalisse sembra davvero alle porte se non altro la fine dei mondo così come siamo abituati a viverlo da qualche secolo a questa parte. Ecco lo specifico contemporaneo: ci sentiamo talmente sicuri di un’imminente apocalisse (una qualsiasi apocalisse) che ci siamo convinti di non poter fare nulla per fermarla. Se ne ricava la più classica delle profezie che si auto verificano: siccome la fine del mondo ci sarà, ci sarà la fine del mondo.

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Un brano tratto da ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) 

di Roberto Alajmo

Dove sono finiti i bei terremoti di un tempo? Quelli che sulla scala giornalistica, più pratica delle antiquate Mercalli e Richter, venivano classificati con la formula “paura, ma nessun danno alla popolazione”. Da qualche anno a questa parte hai l’impressione che ogni terremoto faccia come minimo qualche migliaio di morti. Altrimenti non vale nemmeno la pena di parlarne. L’unica costante è la dislocazione: Haiti, Messico, Indonesia, Iran. Tutti posti già abbastanza disgraziati in partenza. Qualcuno a suo tempo notava che non s’è mai sentito “Terremoto a Ibiza”. E nemmeno “Terremoto a Sankt Moritz”. Insomma, per riuscire a ottenere un terremoto o una sciagura equivalente, bisogna rispondere a determinati parametri di sfiga. Funziona come per l’assegnazione delle Olimpiadi. Da qualche parte ci deve essere una commissione valutatrice: sei sufficientemente povero e oppresso? In omaggio, ecco un sisma di eccezionale potenza. Piovere sul bagnato è una delle caratteristiche principali del destino; difatti certe popolazioni vivono tacitamente nell’attesa di una nuova mazzata. Non confidano troppo nel futuro, non costruiscono case destinate a durare: sanno che comunque non durerebbero. Non si fanno mai trovare psicologicamente impreparate a ricostruire e cominciare daccapo. Per questo, quando poi il terremoto colpisce eccezionalmente un paese “progredito” come il Giappone, ti senti particolarmente commosso e coinvolto: capisci che da un momento all’altro potrebbe davvero toccare anche a te.
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CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO (la prefazione di Maurizio de Giovanni)

CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO – AA.VV. (a cura di Laura Costantini)
Historica, 2012 – € 18

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25 autori per 25 modi diversi di vivere e immaginare la fine del mondo

Il libro
Come te la immagini la fine del mondo? E’ stata questa la domanda alla base del progetto editoriale delle Cronache dalla fine del mondo. La fantasia dei 25 autori si è scatenata cercando di travalicare i confini sempre angusti del già visto e del già sentito. Se ci siano riusciti è verdetto che spetta ai lettori. Resta l’impegno e la voglia di confrontarsi con un tema che da sempre appassiona l’umanità intera. Troverete alieni in vena di bonifiche, astronavi pazze, amori disperati eppure pronti a ricostruire il mondo dopo ogni caduta, miti del passato e visioni del futuro. Ci piace pensare che leggendo questi racconti, a profezia dei Maya trascorsa e sconfessata, troverete in realtà un ritratto veritiero di quello che siamo, del mondo che viviamo, della società che abbiamo costruito e di quella che vorremmo.

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Prefazione a “Cronache dalla fine del mondo”

di Maurizio de Giovanni

Leopardi, alla fine del Canto notturno di un pastore errante per l’Asia, scrive: E’ funesto a chi nasce il dì natale.
Frase terribile: significa che il giorno in cui si nasce è quello mortale. Che alla morte, cioè alla fine, non si sfugge.
Nulla di nuovo, si potrebbe dire. L’unica cosa certa, ahimè, è quella ed è l’unico destino che non si può cambiare. Ma dirlo così, in endecasillabi, fa scattare un orribile tic tac, un conto alla rovescia che nasconde l’abisso del nulla sotto la gioia del primo vagito.
La morte, nel suo ripetersi cadenzato, nella danza che compie eternamente abbracciata alla vita, l’abbiamo accettata, alla fine. Ci fa compagnia per tutta l’esistenza, entra nei detti, nei proverbi, nei luoghi comuni; fa parte delle canzoni, delle storie, di quasi tutti i romanzi e i racconti. Sta fuori la porta che ci aspetta, non la possiamo scacciare. E, man mano che il tic tac leopardiano procede, ci rode sempre di più il fatto che ci toccherà allontanarci dal mondo prima di tutti gli altri, gettando un ultimo sguardo invidioso a chi succhierà ancora l’aria e il suo profumo mentre a noi questo immenso piacere sarà negato.
Ben diverso è il concetto della fine collettiva. Ben diverso l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della fine del mondo. Leggi tutto…

Report: Il fatturato segreto di Amazon.it

L’intera puntata di Report dedicata ad Amazon è disponibile qui.
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Nel 2013 sarà pubblicato un inedito poema di Tolkien su re Artù

Londra, 16 dic. – (Adnkronos)

Un manoscritto di JRR Tolkien (1892-1973), che è rimasto chiuso in un cassetto per 80 anni, verrà pubblicato per la prima volta nel maggio 2013. Per celebrare i 40 anni della morte, il figlio dello scrittore inglese, Christopher Tolkien, ha autorizzato la casa editrice HarperCollins a dare alle stampe circa mille versi inediti sulla fine di re Artù che fanno parte di un lavoro incompiuto dell’autore di ‘Il Signore degli Anelli’.
L’opera, che si intitola ‘The Fall of Arthur‘ (La caduta di Artù), fu iniziata da Tolkien intorno agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso ed è basata sulle leggende contenute nel ciclo bretone di re Artù, che lo scrittore amava rileggere periodicamente. Il poema inedito risulta ispirato da un quadro del pittore inglese John Mulcaster Carrick, in cui si vede il mitologico re a terra a fianco di un cavaliere che cerca di riazarlo per un braccio. Il manoscritto ”The Fall of Arthur” è stato conservato in una sezione chiusa al pubblico della Bodleian Library di Oxford, la prestigiosa biblioteca dell’Università dove Tolkien fu professore di letteratura e lingua anglosassone.
L’esistenza del lavoro incompiuto di Tolkien era nota solo grazie ad un paio di accenni in un carteggio tra lo scrittore e il suo biografo Humphrey Carpenter. Il figlio dell’autore di ‘Lo Hobbit’ si era sempre opposto alla pubblicazione del poema ma ora lo ha offerto lui stesso alla casa editrice britannica HarperCollins ritenendo che possa essere un bell’omaggio in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa del padre che ricorrerà l’anno prossimo. Christopher Tolkien ha scritto tre saggi sul mondo letterario di Artù destinati al volume di prossima pubblicazione. Leggi tutto…

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IL MALE DEGLI ARDENTI, di Andrea Ballarini (un brano del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo “Il male degli ardenti” di Andrea Ballarini
Del Vecchio editore, 2012 – pagg. 456 – euro 16

A. D. 1697. Giacomo Crivelli, quarantenne commediante del Théâtre Italien a Parigi, si ritrova improvvisamente senza lavoro quando un decreto del re ordina la sospensione degli spettacoli della compagnia. Decide dunque di scrivere la sua autobiografia e si allontana dalla capitale francese in cerca di luoghi che gli diano ispirazione. I suoi vagabondaggi lo portano al monastero di Saint-Honorat, dove il suo amico Aristotele Cereri lo raggiungerà per offrirgli un incarico di capocomico a Venezia. Durante il viaggio ai due si unisce Diana, una cantante italiana costretta ad abbandonare il paese in seguito a misteriosi e spiacevoli avvenimenti, che intreccia con Giacomo una turbolenta e romantica storia d’amore. Ma giunti a Venezia Giacomo e Aristotele trovano la città in ginocchio a causa di un’epidemia di fuoco di Sant’Antonio e di una serie di delitti irrisolti che vedono implicati nobiltà e donne di teatro. Giacomo, a suo agio nell’ambiente teatrale, verrà coinvolto nelle indagini, che illumineranno le mille sfaccettature della società veneziana.

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Da “Il male degli ardenti” di Andrea Ballarini (un brano del libro)

SCENA IV

un’accoglienza fraterna, anzi fratesca –
in cui vengo accolto nella comunità di saint–honorat

Il fratello hotêlier Jean–Jacques se fu stupito di vedermi non lo diede a vedere.
Allargò le braccia e m’abbracciò a lungo. Mi festeggiò con tutto l’entusiasmo consentito dal suo abito religioso, poi mi pregò di sedermi sulla panca di legno che con un grande tavolo, uno scaffale ingombro di carte, due lampade a olio e una sedia componeva tutto l’arredamento del suo ufficio: uno stile francescano, nonostante il monastero fosse benedettino.
Dopo il doveroso scambio di convenevoli tra due persone che non si vedevano da molti anni venimmo a parlare delle ragioni della mia inattesa apparizione a Saint–Honorat.
– Sai com’è: dopo tanti anni sul palcoscenico, in giro per l’Europa, tra una corte e una piazza, in mezzo a tutta quella confusione, sempre intento a impersonare qualcun altro, finisce che uno non sa più chi sia veramente e allora viene il momento di fermarsi e di ritrovare se stessi. Leggi tutto…

IL DESTINO ATTENDE A CANYON APACHE, di Laura Costantini e Loredana Falcone (un brano del libro)

Il destino attende a Canyon ApacheIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo “Il destino attende a Canyon Apache” di Laura Costantini e Loredana Falcone
Las Vegas edizioni, 2012 – pagg. 328 – euro 15

È il 1870 e la giovane Kerry Roderyck, abituata al lusso e ai privilegi ma a cui la Guerra di Secessione ha tolto tutto, è in viaggio per lande desolate e praterie sconfinate: un uomo che disprezza la aspetta per fare di lei sua moglie. Shenandoah, la giovane squaw dai grandi poteri, è in attesa di scorgere una visione sul futuro della sua tribù, ma anche sul passato e su ciò che la differenzia dalla sua gente. Le loro piste sono destinate a incrociarsi e allacciarsi, e con esse quelle di David “Coda che Suona”, l’amico degli indiani, e di Daniel “Occhi d’Inverno”, lo spietato assassino di pellerossa. Mentre la guerra tra bianchi e rossi incombe, le vite dei protagonisti, così diverse e lontane tra loro, finiranno per unirsi e cambiare profondamente e dolorosamente.

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da “Il destino attende a Canyon Apache” di Laura Costantini e Loredana Falcone (un brano del libro)

Al sorgere del sole avevano ripreso la marcia, girando al largo dalla cittadina di Las Vegas, verso il fiume Pecos. Sulla pista c’era un ponte, ma Shenandoah si era rifiutata di attraversarlo. Avevano risalito il corso per un paio di miglia prima di accamparsi per la loro seconda notte da fuggiasche.
«Avremmo dovuto prendere armi» disse Kerry mentre facevano colazione con una poltiglia di granturco cotto in acqua.
«Abbiamo il coltello e l’arco di Shenandoah» rispose l’indiana.
«Io intendevo una pistola, un fucile.»
«Le canne tonanti fanno rumore. E il rumore viaggia veloce sulla prateria.» Leggi tutto…

CAMPIELLO GIOVANI 2013: PER DAR VOCE AI NUOVI TALENTI

CAMPIELLO GIOVANI 2013: PER DAR VOCE AI NUOVI TALENTI

Parte la 18ª edizione: il 12 gennaio è il termine per inviare i racconti, il 19 aprile la selezione dei cinque finalisti a Verona

(Venezia, dicembre 2012) – Entra nel vivo la 18ª edizione del Campiello Giovani, concorso letterario dedicato ai ragazzi di età compresa fra i 15 e i 22 anni promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. Incentivare i giovani alla scrittura e alla lettura, sostenerli nella loro creatività, dedicare loro spazi più ampi, sono questi i presupposti della nuova edizioneche si pone come primo obiettivo quello di aiutare i giovani aspiranti scrittori a trovare un primo canale per far emergere il loro talento e la loro inventiva.
«Il prossimo 12 gennaio è il termine ultimo per partecipare alla 18ª edizione del Campiello Giovanicommenta Andrea Tomat, Presidente della Fondazione Il Campiello – che si presenta con un programma potenziato e ricco di nuovi appuntamenti. Il Concorso compie 18 anni ma direi che ha già raggiunto da tempo la maturità, regalandoci in questi ultimi anni grandi soddisfazioni. Innanzitutto dimostrandoci che sono tanti i ragazzi di talento che amano la scrittura e la lettura e che hanno il desiderio di mettersi in gioco. Un segnale importante e in controtendenza in un Paese come il nostro in cui meno di un italiano su due (il 45,3%) dichiara di aver letto per motivi non scolastici o professionali almeno un libro negli ultimi dodici mesi. I ragazzi che partecipano ci stupiscono per la loro maturità, per la profondità delle tematiche che affrontano e per i loro stili e linguaggi narrativi. Il Campiello Giovani è un premio appassionante, e anche in tempi economici così difficili abbiamo deciso se possibile di sostenerlo e promuoverlo con uno slancio maggiore, è un progetto dedicato al futuro su cui bisogna continuare ad investire».
«In diciotto anni il Campiello Giovani ha colto pienamente le nostre aspettative ponendosi ai vertici delle competizioni letterarie dedicate ai giovani ed affermandosi come un punto di riferimento nei progetti impresa-cultura per le nuove generazioni. E’ riconosciuto dal mondo della formazione e degli addetti ai lavori come un laboratorio letterario di qualità, essendo riuscito in questi anni a dar voce a molti talenti» – aggiunge Piero Luxardo, Presidente del Comitato di Gestione del Premio Campiello. A partire da questa 18ª edizione, grazie ad una collaborazione avviata con il MIUR, il vincitore del Campiello Giovani verrà inserito nella giuria delle Olimpiadi di Italiano e il vincitore delle Olimpiadi entrerà nella Giuria allargata del concorso. Anche per questa nuova edizione il Concorso è stato promosso attraverso numerosi incontri organizzati nelle scuole e nelle università di tutto il territorio nazionale. Molti di questi appuntamenti si sono già tenuti nei mesi di settembre, ottobre e novembre: Pordenone, Portogruaro (Ve), Jesolo, Mantova, Legnago (Vr), Ferrara, Taranto, Mestre, Verona (nell’ambito della manifestazione nazionale Job Orienta); gli ultimi appuntamenti sono previsti per questa settimana il 13 dicembre a Ravenna e il 14 a Montagnana (Pd). «Il calendario degli incontri è cresciuto molto in questi ultimi anniaggiunge Piero Luxardoci siamo resi conto che questi appuntamenti sono molto efficaci, rappresentano una bella opportunità di dialogo diretto con i ragazzi e un canale appropriato per coinvolgerli e sensibilizzarli verso i temi della lettura e della scrittura, grazie anche alla partecipazione dei vincitori e dei finalisti delle passate edizioni».
Anche per quest’anno l’annuncio dei nomi dei cinque finalisti sarà dato nel corso di uno spettacolo letterario che si terrà nel mese di aprile al Teatro Stabile di Verona, venerdì 19 aprile 2013. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito: www.premiocampiello.it, oppure consultare la pagina dedicata su facebook  “Campiello Giovani”.

Il Campiello Giovani si avvale del patrocinio della Regione del Veneto, della collaborazione dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto e dell’Associazione Nazionale Presidi.

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FORMULA DEL CONCORSO
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L’Europa vista da Istanbul

Segnaliamo il comunicato relativo a questa pubblicazione, disponibile online in “open access”, curata da Luciano Curreri, professore ordinario presso LLFR-LLM-LLItalienne – Université de Liège

L’Europa vista da Istanbul : “Mimesis” (1946) e la ricostruzione intellettuale di Erich Auerbach

Terminata la seconda guerra mondiale, dopo un decennio di distruzione che pare principiare con la guerra civile spagnola, l’Europa è un continente da ricostruire sul piano fisico, urbanistico e intellettuale. Così come oggi, in un certo senso.

Mimemis (1946) di Erich Auerbach è la disamina più approfondita della civiltà europea, attraverso la letteratura e la cultura di un mondo che sembra definirsi nel punto stesso in cui pare disfarsi, col conseguente assottigliamento dei suoi confini e di quei concetti di dentro e fuori che vi presiedono.
La splendida analisi comparata, foriera di grandi rivolgimenti, tra patria comune e presagi di globalizzazione, giunge nel 1946 per mano di un filologo che, negli anni precedenti, lascia il continente e si trova in un esilio vicino al disastro: ovvero a Istanbul, finestra sul caos, concretizzazione dell’oscillazione tra antico e moderno, tra Oriente e Occidente.
E non certo sullo sfondo di questa ‘crisi della coscienza europea’ restano altri grandi classici,con le ricerche e le intuizioni, fra letteratura e filosofia, di Husserl, Benjamin, Merleau-Ponty, Curtius, Bachelard, Spitzer, che vengono chiamati in causa in seno ai motivi dell’esilio e della ricostruzione, dell’assedio e del ritorno, lungo quel Novecento che li consegna a tante, feconde ricezioni, tra Europa e approdo americano.

Contributi di: Clemens Arts, Michele Barbero, Pietro Benzoni, Luciano Curreri, Elena Fabietti, Filippo Fonio, Monica Jansen, Luca Scarlini, Gianni Turchetta, Alessandro Viti.

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È possibile scaricare il testo in “open access” da questo link… Leggi tutto…

Il premio Scerbanenco va a “Il metodo del coccodrillo” di Maurizio de Giovanni

La Giuria del Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa composta da: Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Cesare Martinetti, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Lia Volpatti ha assegnato il Premio dell’edizione 2012 a Il metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni (Mondadori), con la seguente motivazione: «Per aver saputo coniugare il senso di appartenenza al romanzo nero napoletano con la creazione di personaggi complessi pur nella loro riconoscibile quotidianità. La conferma di una brillante voce letteraria».

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare una Menzione Speciale a Il male quotidiano di Massimo Gardella (edito da Guanda) con la seguente motivazione: «Per aver rappresentato con efficacia un mondo disperato e criminale in cui l’Italia si incrocia con l’Europa di oggi, attraverso lo sguardo già disilluso di un poliziotto figlio di migranti».

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Il metodo del coccodrilloIl metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni
Mondadori, 2012 – pagg. 247 – euro 17

Napoli, così, non l’avevamo vista mai. Una città borghese, inospitale e caotica, cupa e distratta, dove ognuno sembra preso dai propri affari e pronto a defilarsi. È esattamente questo che permette a un killer freddo e metodico di agire indisturbato, di mischiarsi alla folla come fosse invisibile. “Il Coccodrillo” lo chiamano i giornali: perché, come il coccodrillo quando divora i propri figli, piange. E del resto, come il coccodrillo, è una perfetta macchina di morte: si apposta, osserva, aspetta. E quando la preda è a tiro, colpisce. Tre giovani, di età e provenienza sociale diverse, vengono trovati morti in tre differenti quartieri, freddati dal colpo di un’unica pistola. L’ispettore Giuseppe Lojacono è l’unico che non si ferma alle apparenze, sorretto dal suo fiuto e dalla sua stessa storia triste. È appena stato trasferito a Napoli dalla Sicilia. Un collaboratore di giustizia lo ha accusato di passare informazioni alla mafia e lui, stimato segugio della squadra mobile di Agrigento, ha perso tutto, a cominciare dall’affetto della moglie e della figlia. È il giovane sostituto procuratore incaricato delle indagini, la bella e scontrosa Laura Piras, a decidere di dargli un’occasione, colpita dal suo spirito di osservazione. E così Lojacono, a dispetto di gerarchie e punizioni, l’aiuterà a trovare il collegamento, apparentemente inesistente, tra i delitti. A scorgere il filo rosso che conduce a un dolore bruciante, a una colpa non redimibile, a un amore assoluto e struggente. Leggi tutto…

AIE: La presentazione dei dati Nielsen a Più libri più liberi

AIE: La presentazione dei dati Nielsen a Più libri più liberi

I piccoli editori rallentano meno del resto del mercato

Rallentano meno del resto del mercato i piccoli editori. La conferma viene dai dati Nielsen presentati a Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria svoltasi dal 6 al 9 dicembre al Palazzo dei Congressi dell’EUR, che fotografano il mercato del libro sino a fine ottobre e, nello specifico, quello della piccola editoria, utilizzando come campione rappresentativo gli espositori della Fiera.

Chiude con qualche speranza in più questo 2012 (da gennaio a fine ottobre): migliora infatti nella seconda parte dell’anno l’andamento del mercato. A fine ottobre si registra una piccolissima ripresa, dopo il consistente calo dei consumi del libro, che segna un -7,5% a valore (pari a 82milioni di euro di spesa in meno) nei canali trade (librerie tradizionali, catene di librerie, grande distribuzione e internet). Un segno meno ancora importante, certo, che però indica un progressivo recupero se si considera che il mercato registrava un -11,7% a fine marzo e un -8,6% a inizio settembre. Da segnalare come maggio (periodo 22 aprile – 19 maggio) risulti il mese con il calo minore del mercato, solo -1,3%.

Cresce il peso del settore ragazzi e della fiction, ma il segno resta meno: il segmento bambini e ragazzi e la fiction sono quelli che registrano le migliori performance: -6,1% a valore e -5,2% a copie per l’editoria per i più piccoli, -2,7% a valore e -0,9% a copie la fiction. Perdono parecchi punti invece tutti gli altri generi: dalla non fiction pratica (-10,6%, vi rientrano libri per il tempo libero, libri di cucina, famiglia e benessere) alla non fiction specialistica (-10,7%, vi rientrano testi di management, giurisprudenza, business, economia, computer e IT) fino alla non fiction generale (-14,1%, in cui rientrano testi d’arte, religione, attualità, storia).

Dentro al fenomeno fiction: perde solo lo 0,8% quella straniera: è la fiction ovviamente il genere che risente meno della crisi. Perde il -6,1% a valore quella italiana (-4,1% a copie), ma perde solo lo 0,8% quella straniera rispetto al 2011 (+1% a copie). E sono i tascabili (il paperback) a risentire di più in questo momento: perde il 9,8% il paperback a valore mentre cresce del 2,0% l’hardcover. Un’altra curiosità: i primi dieci titoli italiani valgono oggi il 3,8% del mercato complessivo del trade (lo scorso anno rappresentavano circa la metà, il 2,3%).

I piccoli editori rallentano meno del resto del mercato: perdono rispetto al 2011 un -7,1% a valore (con esclusione della Grande distribuzione) e un –6,3% a copie, con performance migliori rispetto a quelle del mercato nel suo complesso.
Per i piccoli aumenta il peso del settore ragazzi e tiene sostanzialmente anche la fiction: cresce a valore ben del 5,6% il segmento bambini e ragazzi. Tiene sostanzialmente, perdendo il 5,6%, la fiction. Perde invece molto sia la non fiction pratica (-11,5%) che quella generale(-11,7%). Perde un po’ meno, il -9,0%, anche la non fiction specialistica.

Il commento – “Questo è un momento di grande sofferenza per il Paese – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo -. E’ naturale che anche il libro ne risenta in un momento così particolare. Confidiamo ora che il Natale porti una boccata d’ossigeno a grandi e piccoli e faccia riscoprire a tutti il valore di regalare un libro”.

Scarica la presentazione dati Nielsen Più libri 2012

Fonte: Associazione Italiana Editori
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AIE: La piccola e media editoria in cifre

Letteratitudine tra i blog più influenti secondo gli editori

fotoSul quotidiano Repubblica di venerdì 7 dicembre (pag. 53, sezione Cultura) è stato pubblicato un articolo di Simonetta Fiori dal titolo “Quei titoli in classifica grazie a twitter e ai blog” con riferimento  a un evento organizzato dall’AIE in seno a “Più libri più liberi 2012” che aveva come scopo quello di stabilire se – e fino a che punto – i blog e la rete possono contribuire all’incremento della vendita dei libri.
Così scrive Simonetta Fiori nell’articolo: “Esplora un mondo ancora sommerso l’ inedita ricerca dell’ Aie, che per la prima volta indaga l’ influenza sui lettori esercitata dai blog di libri (sarà presentata domenica a Più libri più liberi ). La metodologia è ancora sperimentale, ma l’ inchiesta ha il merito di lumeggiare anche i minimi movimenti determinati dalle piazze letterarie considerate più importanti, ed è già qui un elemento di novità. Le case editrici hanno espresso una lista dei blog più influenti, dal borgesiano Finzioni a Tazzina di caffè, e poi Minima Moralia, Booksblog, Critica letteraria, Ho un libro in testa, Letteratitudine, Bookfool, Vibrisse, Nazione Indiana, Il primo amore, Scrittevolmente, Amanti dei libri. Tredici sigle a cui si attribuisce un peso“.
È possibile leggere l’intero articolo, cliccando qui.
Ne approfitto per ringraziare le case editrici che hanno indicato Letteratitudine nel gruppo dei blog più “influenti”.

Massimo Maugeri
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ESTUDOS ITALIANOS EM PORTUGAL: IIC LISBONA

L’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona presenta il nº 7 della Rivista “Estudos Italianos em Portugal”

Estudos Italianos Em Portugal

Martedì, 11 dicembre 2012 alle ore 19 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona sarà presentato il nº 7 (nuova serie) della Rivista “Estudos Italianos em Portugal” dalla Professoressa Rita Marnoto, direttrice del dipartimento di Lingue, Letterature e Culture dell’Università di Coimbra e dal Professore Manuel Simões. Seguirà la lettura di poesie, in italiano e portoghese, da parte dello scenografo Jean Paul Bucchieri.

Il dossier monografico, intitolato “A poesia contemporânea portuguesa e italiana e a sua recepção nos dois países”, si compone di otto contributi di prestigiosi studiosi lusitanisti e italianisti, che approfondiscono la diffusione e la ricezione della poesia moderna italiana in Portogallo e della poesia portoghese in Italia. Il volume include, inoltre, approfondite rassegne critiche di alcuni testi di recente pubblicazione e un accurato aggiornamento editoriale che fa stato di alcune traduzioni di narrativa, poesia e teatro, dall’italiano al portoghese, pubblicate nel 2012.

La Rivista, fondata nel 1939 per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura e edita fino al 1990 con 53 numeri, ha occupato un ruolo di primo piano nelle relazioni italo-portoghesi del XXº secolo. Dopo una pausa di 12 anni ha ripreso la pubblicazione nel 2005 con il n. 0 della Nuova Serie, su sollecitazione del mondo culturale e accademico italo-lusitano per riflettere su argomenti di particolare interesse per i due paesi.
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LA CONCEZIONE DEL PARADISO TERRESTRE NELLA COMMEDIA DI DANTE: IIC CRACOVIA

La concezione del Paradiso Terrestre

L’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia
invita la S.V. alla conferenza

di Maria Maślanka-Soro

LA CONCEZIONE DEL PARADISO TERRESTRE NELLA COMMEDIA DI DANTE SULLO SFONDO BIBLICO E CLASSICO

Martedì 11 dicembre 2012, ore 18:00
Sala conferenze Istituto Italiano di Cultura
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99% di Gianluca Ferrara

99%. Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista. Riprendiamoci il futuro partendo dal basso99%. Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista. Riprendiamoci il futuro partendo dal basso
di Gianluca Ferrara
Dissensi, 2012 – pagg. 265 – euro 14

di Alessandro Russo

Seduti di fronte a due tazzine di caffè, il giorno dell’Immacolata del duemilaedodici, a parlar del più e del meno siamo il giornalista catanese Nicola Savoca ed io. Quando, d’improvviso, me ne esco con un’interpellanza delle mie.

“Come mai, Nicola, –gli chiedo di scatto- nell’intero pianeta terra soltanto una piccola percentuale del capitale mondiale è destinata all’economia reale di milioni e milioni di cittadini, mentre il novantanove per cento della torta va a poche decine di esperti speculatori?”

“Cosa vuoi farci, Alessandro, -replica il mio ospite stringendosi nelle spalle- per dirla con Margaret Thatcher ‘Non esiste la società ma solo gli individui’. Di contro, come ci ripetono quotidianamente gli indignados, la collettività dovrebbe dare priorità alla vita piuttosto che agli interessi economici. La verità è che da sempre nella storia dell’umanità c’è stata enorme disparità nella distribuzione globale delle ricchezze. Insomma, dai tempi di Adamo ed Eva il pesce grande divora quello più piccolo. In epoche recenti, poi, i pesci più grandi hanno creato delle vere e proprie lobby di potere e imparato che, aiutandosi rigorosamente tra loro a dispetto di qualsivoglia regola democratica,possono mangiare ancor di più.”

“Un po’ come succede nel campionato italiano di calcio, –continuo abbozzando un sorriso– dove Juventus, Inter e Milan gestiscono il monopolio di entrate da parte delle televisioni e dei diritti di Lega. Le tre consorelle vanno avanti spavalde a furia di macroscopici errori arbitrali a loro vantaggio e per giunta si lamentano del sistema…”

“Esattamente, –riattacca un Nicola tutto serioso- ma lasciamo stare il mondo del pallone nostrano. Piuttosto,per quale motivo mi hai rivolto quella domanda sulla destinazione del novantanove per cento dei capitali mondiali?”

“E’ stato appena pubblicato -prendo di nuovo parola einarco le sopracciglia- un volumetto scoppiettante dalla Dissensi Edizioni. Questo testo farà storcere il naso a molti ma pur sempre a una piccola minoranza dell’intera popolazione; si intitola “99%” e ne è autore Gianluca Ferrara. Un giovane con le idee molto chiare che ci accompagna dentro una contesa guidata da un treno neoliberista che sfreccia e causa catastrofi climatiche e crisi ecologiche. All’interno, cioè, di quell’imponente lotta tra persone e aziende, sovranità popolare e dittatura delle multinazionali. Una società imbottita di dosi massicce di distrazioni è sbranata dagli appetiti senza limiti dei potenti; e intanto le risorse della terra vengono saccheggiate, l’atmosfera sta trasformandosi in una pattumiera e singole imprese sono più ricche di interi paesi…“
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IRÈNE NÉMIROVSKY. L’ultimo grido

Irène Némirovsky. L’ultimo grido.

di Simona Lo Iacono

I gendarmi stanno per arrivare. Fiato sul collo, passi a marcarla stretta, sono lì e la staneranno – può sentirli. Ore, giorni? Irène non lo sa, ma accelera il polso e la scrittura scorre veloce, minutissima perché la carta scarseggia. Una scrittura che tra poco sarà una superstite. Come lei, un’ombra.
E’ l’estate del 1942. La scrittrice ebrea Irène Némirovsky è nel pieno della sua carriera letteraria. Figlia di un ricco banchiere ucraino, si è trasferita a Parigi, ne ha scelto la lingua, le vocali tonde, dolcissime. In francese ha infatti narrato la sua solitudine e i morsi cattivi del difficile rapporto con la madre. In francese si affretta a scrivere l’ultima storia.
La Francia, dunque, le ha dato tutto. Il successo, due figlie, un marito. Ed ora, proprio qui, le guardie la arresteranno. La preleveranno e la deporteranno ad Aushwitz.
Sudata, in attesa della fine e accovacciata nel bosco di Issy, Irène si sforza di non pensarci. Da lontano, gli sfoghi dell’allarme antiaereo ruggiscono disperati. Intinge il pennino e si concentra sulla sua storia: un esodo. Una fuga precipitosa verso la salvezza. D’altra parte, pensa, non è sempre stato questo, per lei, scrivere? Resistere.
L’ultima storia della Némirovsky si chiama “Suite francese” ed è sopravvissuta alla sua morte, avvenuta il 17 agosto 1942 nel campo di concentramento di Birkenau. La figlia Denise ha conservato il quaderno per cinquant’anni senza avere il coraggio di leggerlo, credendo che si trattasse di un diario e che rievocare la madre negli ultimi istanti fosse troppo doloroso. Solo nel 1990 lo ha dato alle stampe, quando ha scoperto che non era un’ autobiografia, ma uno dei più potenti romanzi del novecento. Tradotto in Italia da Adelphi, cui va il merito di aver portato alla luce l’opera della scrittrice, ancora in via di pubblicazione, “Suite francese” è la narrazione corale di un popolo travolto – suo malgrado – dalla Storia. Leggi tutto…

UNA COLLEZIONE DI CONTENUTI: Sabot/age a Più libri, più liberi

Domani a… Più libri, più liberi
incontro di venerdì, 8 dicembre – h. 15 – Sala Smeraldo

Una collezione di contenuti
Presentazione dei nuovi romanzi della Collana Sabot/age: Una brutta storia, Undercover, Sinistri, Non passare per il sangue
intervengono Massimo Carlotto, Piergiorgio Pulixi, Roberto Riccardi, Tersite Rossi, Eduardo Savarese
a cura di edizioni e/o

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da LA SICILIA di sabato 01/12/2012

Letteratitudine

La ricetta di Sabot/Age: storie che nessuno vuole raccontare
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LETTERATITUDINE, IL LIBRO a Più libri, più liberi

letteratitudinelibroiiDomani a… Più libri, più liberi

Letteratitudine, il libro – vol. II – 2008/2011incontro di venerdì, 7 dicembre – dalle h. 15  alle h. 18 – presso lo stand di Historica  H17

Vi aspetto domani, 7 dicembre – dalle h. 15  alle h. 18 – presso lo stand di Historica  H17, all’interno della fiera romana “Più libri, più liberi” (Palazzo dei Congressi, Roma), per discutere di Letteratitudine, il libro – vol. II – 2008/2011.

Passate, se potete… anche per un semplice saluto.

Grazie in anticipo!

Massimo Maugeri

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Il dibattito in corso su Letteratitudine, il libro, – vol. II

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Il booktrailer del libro


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Libreriamo lancia su Facebook “Christmas in book”

Parte ''Christmas in book'', a Natale tutti in campo per promuovere la lettura e i libri Christmas in book, Christmas booklovers, campagna sociale condivisa, Natale, Facebook, lettura, libri  libreriamo.it - recensioni libri

Al via sulla pagina Facebook di Libreriamo la campagna sociale natalizia in condivisione per sensibilizzare e promuovere la lettura

MILANO – Un albero di Natale personalizzato con i libri, una libreria addobbata per l’occasione, un momento di lettura immortalato all’interno di un ambiente tipicamente natalizio. Parte su Facebook “Christmas in book”, l’iniziativa inedita rivolta agli utenti del celebre social network, chiamati a vestire i panni di “Christmas booklovers”, ovvero appassionati di libri che in questo particolare periodo dell’anno raccolgono immagini e foto in cui i libri siano protagonisti all’interno di contesti e ambienti tipicamente natalizi. Per partecipare, basterà ricercare immagini nel mare di internet o realizzare personalmente foto che accostino la lettura e i libri al Natale, e pubblicarle sulla pagina Facebook di Libreriamo.

Dettagli, sul sito di Libreriamo.
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Al via PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI, 6-9 dicembre 2012

Press

Più libri più liberi 

TUTTE LE FORME DELLA SCRITTURA

Palazzo dei Congressi (Roma), 6-9 dicembre 2012

400 espositori, 60mila titoli, 280 appuntamenti in fiera, 140 iniziative in 50 luoghi della cittàAutori internazionali, talenti italiani, esplorazioni tra fumetto, musica e arti visivePiù grande, ricca e indipendente che mai, torna la Fiera nazionale della piccola e media editoria.

Decine di autori presenti in fiera, tra cui: Eraldo Affinati, Giorgio Agamben, Alfonso Berardinelli, Diego Bianchi “Zoro”, Sarah Braunstein, Vasco Brondi, Andrea Camilleri, Rossana Campo, Luciano Canfora, Massimo Carlotto, Patrizia Cavalli, Laurence Cossè, Stefano Dal Lago, Duccio Demetrio, Fulvio Ervas, Ernesto Ferrero, Giulio Ferroni, Marcello Fois, Cristos Ichonomu, Franco La Cecla, Nicola Lagioia, Amara Lakhous, Marco Lodoli, Jean Pierre Luminet, Marco Malvaldi, Dacia Maraini, Lorenzo Mattotti, Francois Xavier Molia, Giulio Mozzi, Michela Murgia, Gina Oschner, Sandra Petrignani, Sandro Portelli, Zachar Prilepin, Elisabetta Rasy, Lidia Ravera, Yvan Sagnet, Fabio Stassi, Paul Torday, Giorgio Vasta, Marco Vichi, Wu Ming 1, Zerocalcare…

e decine di ospiti della società civile, del cinema, dello spettacolo, dei media….. Lirio Abbate, Pierdomenico Baccalario, Marco Baliani, Marco Bellocchio, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Cacciari, Steve Della Casa, Tommaso Cerno, Giulietto Chiesa, Concita De Gregorio, Piero Dorfles, Beppino Englaro, Claudio Fava, Goffredo Fofi, Fabrizio Gatti, Fabrizio Gifuni, Pietro Grasso, Tano Grasso, Margherita Hack, Ferdinando Imposimato, Maurizio Landini, Bruno Manfellotto, Valerio Mastandrea, Corradino Mineo, Vincenzo Mollica, Giuliano Montaldo, Nanni Moretti, Franco Mussida, Silvio Orlando, Valentino Parlato, Sergio Rizzo, Amanda Sandrelli, Roberto Silvestri, Greg Sung, Luca Telese, Gianmaria Testa, Riccardo Tozzi, Gianfrancesco Turano, Walter Veltroni, Daniele Vicari, Günther Wallraff…

Valorizzare la sperimentazione, scoprire in anticipo nuovi talenti internazionali, garantire la biodiversità del panorama culturale del nostro paese. Sono solo alcuni degli inestimabili pregi dell’editoria indipendente italiana. Un settore ricco e dinamico che ogni anno è responsabile di circa il 25% delle novità in libreria e a cui è dedicata Più libri più liberi, Fiera nazionale della piccola e media editoria, in programma da giovedì 6 a domenica 9 dicembre 2012 al Palazzo dei Congressi, che per la prima volta invade tutta Roma con Più libri più luoghi, un programma di 140 iniziative in 50 luoghi della città.
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LE TERZINE PERDUTE DI DANTE, di Bianca Garavelli

Le terzine perdute di DanteIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo “Le terzine perdute di Dante“, di Bianca Garavelli
Baldini Castoldi Dalai, 2012 – pagg. 334 – euro 9,90

Parigi, 1309. Dante, stanco e spaventato, sta attraversando un ponte sulla Senna. Sente dei passi minacciosi alle sue spalle, teme siano quelli di uno dei suoi molti nemici. In realtà è Marguerite Porete, mistica accusata di eresia su cui grava un peso terribile. Con lei il sommo poeta riesce a sentirsi a casa anche in esilio, ma ben presto scoprirà di essere finito al centro di una guerra spietata fra due ordini che agiscono nell’ombra. In gioco c’è un grande segreto. Una profezia di cui l’Alighieri è il depositario prescelto e che dovrà essere trasmessa alle generazioni future per salvarle dalla minaccia di chi cerca di violare il mistero della creazione. Oggi. Riccardo Donati è un cultore di filologia medievale e un insegnante frustrato, eppure in lui arde ancora la scintilla della curiosità. Studiando un antico manoscritto si imbatte in quella che ha tutta l’aria di essere la firma autografa di Dante. Da questa incredibile scoperta prende il via una caccia all’uomo in cui sarà coinvolta anche Agostina, attraente e determinata ragazza sempre presente in ogni momento difficile. I due saranno costretti a una fuga che li porterà fino a Parigi, dove li attende la soluzione di un enigma che dura da settecento anni…

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Dal capitolo 15 MEDITAZIONI E INCONTRI (pp. 89-91)
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Gli incontri organizzati dall’AIE a Più libri, più liberi

Gli incontri organizzati dall’AIE a Più libri, più liberi

Programma

Il programma professionale: dentro la tempesta perfetta, guardando al futuro

Più libri più liberi fin dalla sua prima edizione ha sviluppato, accanto al ruolo di vetrina della piccola e media editoria, quello di laboratorio professionale, animato da dibattiti e confronti sui temi legati al mondo del libro e dei contenuti editoriali. Un’occasione – che è diventato un appuntamento fisso di fine anno per tutti gli operatori – in cui discutere dei problemi che la piccola e media editoria si trova quotidianamente ad affrontare nel suo “essere impresa”: dall’esigenza di svilupparsi e crescere al doversi confrontare con le profonde trasformazioni che riguardano il mercato, i canali di vendita, il raffronto tra i vecchi e i nuovi media, la tutela del copyright, fino alle nuove sfide che pongono gli e-book, le grandi librerie on-line, ma anche i bassi indici di lettura, le iniziative di promozione del libro e di allargamento del mercato della lettura, i “tagli” alla cultura e il loro impatto sulle già lente dinamiche dei consumi culturali come premessa indispensabile alla competizione internazionale. E quest’anno si aggiunge un tema in più: la prepotente crisi che la sta investendo. Si parte quindi il 6 dicembre, sulla base dei nuovi dati del settore che saranno presentati dalla Nielsen, con un confronto sul valore del pluralismo editoriale nel contesto odierno e del ruolo della didattica universitaria per la crescita dei giovani e del futuro del Paese. Si prosegue il 7 dicembre con una tavola rotonda sulle leggi per (e sul) il mondo del libro, anche alla luce dei nuovi modi di essere libro e dei diversi tipi di lettura oggi e l’8 dicembre con un seminario sulle contaminazioni dei mondi narrativi tra libri e film. L’ultima giornata professionale, il 9 dicembre, sarà dedicata alle “nuove evidenze”: il fenomeno delle Cinquanta sfumature e su come blogger (e social) muovono, se le muovono, le vendite dei libri.

Questo sguardo sul futuro, che connota da sempre la Fiera, mai come oggi diventa la chiave di lettura per le sfide del presente. Di qui la scelta di affrontare i “futuri” del libro anche prima della fiera stessa, in un “fuori Fiera” capace di coinvolgere la città e le realtà culturali di Roma a cominciare da dove si iniziano a formare le future professionalità del libro: le università appunto, con Più libri più idee, un ciclo di Workshop di quattro seminari (di una o più giornate) organizzate con l’Università degli studi La Sapienza, l’Istituto Europeo professionale di Design, la Luiss, l’Università di Tor Vergata. Seminari che sono stati condotti da professionisti del mondo dell’editoria (lezioni, presentazioni di case history aziendali, ecc.) per illustrare agli studenti gli elementi conoscitivi del settore, le trasformazioni (nazionali e internazionali) che sta attraversando, le professionalità che si intravvedono all’orizzonte. Un momento che è stato preparatorio alla partecipazione alla frequentazione gratuita della convegnistica in Fiera, il 6 e il 7 dicembre, per un possibile orientamento di studio e di tesi o di professione.
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DOVE STA LA NOTIZIA. GIORNALI E GIORNALISTI NELL’ERA DI INTERNET

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo alcuni stralci della premessa al volume di Giuseppe Di Fazio e Orazio Vecchio, Dove sta la notizia. Giornali e giornalisti nell’era di internet, Centro Studi Cammarata-Lussografica, 2012, pp. 146, euro 14.00

Nell’era della globalizzazione, grazie all’ausilio dei social network, le informazioni si diffondono in tempo reale e in una dimensione mai conosciuta prima. Il flusso dei messaggi che ogni giorno inonda le nostre case, però, difficilmente ci consente di stare attenti ai contenuti e di “pesare” le notizie. Nella Rete la statistica sulla disoccupazione giovanile in Italia, che a dicembre 2011 ha toccato quota 31%, ha lo stesso valore mediatico dei dati sul consumo di frutta secca nel Canada.
Viviamo il paradosso, come ha notato il sociologo Giuseppe De Rita, di percepire “un vuoto di informazione reale” proprio nella società per eccellenza dell’informazione. La nascita e lo sviluppo di figure di giornalismo amatoriale – il citizen journalism – nel momento stesso in cui hanno facilitato la diffusione delle informazioni, hanno reso, al contempo, ancora più necessario il ruolo del giornalista professionista, di colui, cioè, che sappia selezionare, valutare e raccontare le notizie.
Non basta essere spettatori di un evento per capirne la portata e comunicarlo adeguatamente. Occorre anche saper leggere dentro i fatti, coglierne gli aspetti preminenti, andare al cuore della notizia.
(…) I giornali rilanciano l’allarme sullo stato dell’editoria in Italia: Rcs decide di chiudere il freepress “City” e di trasferire la sede della “Gazzetta dello Sport” per valorizzare lo storico immobile di via Solferino; (…) “il Foglio” ha sospeso la distribuzione in Sicilia e Sardegna per limitare le perdite già considerevoli accumulate negli anni; decine di altre testate tremano di fronte all’ipotesi di mancato o ridotto rifinanziamento del fondo per l’editoria da parte del governo nazionale, mentre oltralpe “La Tribune” si è congedata dai suoi lettori distribuendo l’ultima copia cartacea dopo 27 anni di informazione economica e annunciando la prosecuzione delle pubblicazioni solo online. Nello stesso momento, le testate con le spalle più robuste provano a rispondere alla crisi attraverso varie soluzioni: alcune cercando una maggiore integrazione del lavoro su Internet con quello “tradizionale” cartaceo (“La Stampa”), altre potenziando le edizioni per tablet forti dei risultati più recenti (“Corriere della Sera”), altre ancora puntando al ritorno al territorio e all’economia reale (“Il Sole 24 Ore”).
Contestualmente, nel mondo si sono sollevate voci di protesta a seguito dell’ipotesi da parte dei gestori di Twitter di bloccare messaggi ritenuti censurabili in base alle regole e ai costumi di un singolo Paese, mentre una “coda” dello scandalo intercettazioni di “News of the World” ha visto l’arresto di quattro giornalisti ed ex giornalisti del tabloid “Sun” e di un agente di Scotland Yard per presunti pagamenti illegali finalizzati ad ottenere dritte su indagini riservate.
Come dire: la crisi dell’editoria non si è fermata, il mondo dell’informazione è in piena evoluzione e l’attualità delle notizie corre. Leggi tutto…

Nuove tendenze: I books blogger muovono le vendite?

HomeIn occasione di Più libri più liberi – Fiera della piccola e media editoria, domenica 9 dicembre l’Associazione italiana editori organizzerà a Roma l’incontro professionale Nuove tendenze: I books blogger muovono le vendite? durante il quale, attraverso i dati raccolti da AIE con la collaborazione di IE – Informazioni Editoriali, si analizzerà il fenomeno dei books blogger e i movimenti che questi generano (se effettivamente li generano) nelle vendite dei libri recensiti.

L’incontro, che si svolgerà alle 11.30 presso il Palazzo dei Congressi di Roma (sala Smeraldo), vuole essere un’occasione per raccontare il profilo di un’attività in evoluzione e che cambierà nei prossimi anni i modi di comunicazione del libro e attorno al libro. Parteciperanno: Noemi Cuffia (Tazzina di), Jacopo Donati (Finzioni), Adolfo Frediani (consulente editoriale) e Simonetta Pillon (IE – Informazioni editoriali).

La partecipazione all’incontro è gratuita come pure l’ingresso in fiera per i blogger che si accrediteranno nella sezione Stampa del sito di Più libri più liberi.

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Domani pubblicheremo l’intero programma degli incontri organizzati dall’AIE nell’ambito di Più libri più liberi
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RICATTO ALLO STATO, di Sebastiano Ardita

Ricatto allo Stato. Il «41 bis», le stragi mafiose, la trattativa fra Cosa Nostra e le istituzioniSebastiano Ardita, “Ricatto allo Stato”

di Marinella Fiume

“Ma in questa scivolosa materia i misteri sono tanti e le certezze davvero poche, a parte quella di avere fatto fino in fondo il proprio dovere (S. Ardita, “Ricatto allo Stato”, pag. 116).” Fare il proprio dovere: è la parola chiave di questo libro che descrive con grande umiltà l’assoluta onestà dell’autore e del magistrato, tanto alieno da ideologizzazioni, da lasciare i fatti parlare, quasi senza sovrapporsi ad essi e lasciando il giudizio al lettore. Un atteggiamento di onestà intellettuale tale da non prestare il fianco a nessuna accusa di strumentalizzazione, anche quando il magistrato dice pane al pane e vino al vino. Allo stesso modo, non c’è nessuna enfasi quando parla delle sue azioni spesso pericolosissime. Eppure, di questi fatti relativi – e non solo – al regime carcerario del carcere duro per i mafiosi, per impedire che essi lanciassero messaggi di morte all’esterno, egli è stato uno dei maggiori protagonisti, se non il protagonista. Almeno nella travagliata storia del 41 bis. E pur nel suo ruolo di primissimo piano, non credo che egli sia stato mai tentato dalla politica, così come non ha mai amato i riflettori puntati sulla sua persona. Una sola punta di orgoglio, più che mai giustificata, nella prima pagina di sapore autobiografico: “Appartengo alla specie dei giudici-ragazzi del 1991, quella di chi è entrato in magistratura a ridosso delle stragi. Idealisti per necessità e convinti che, dopo quell’inferno, sarebbe stata sempre primavera”…
Permettetemi però qualche considerazione letteraria, perché il libro in questione lo merita. C’è in questo libro una quantità di registri che rendono vivace e letteraria la scrittura: dalla autobiografia, alle numerose pagine narrative che denotano il sicuro possesso dei mezzi espressivi, alla storia giudiziaria, alla “crime story”, alla cronaca dettagliata dei fatti fino alle intercettazioni telefoniche, allo studio della psicologia dei personaggi, i potenti tra la mafia e lo Stato, e i detenuti, non tutti mafiosi, verso i quali ultimi va spesso la “pietas” del magistrato, nella consapevolezza che la situazione delle carceri è spesso così drammatica – per via del sovraffollamento – che la pena smette il suo ruolo rieducativo che essa ha a buon diritto nella nostra Carta Costituzionale.

ardita
Ma è anche un libro di preziosa testimonianza memoriale: “Vorrei che questa memoria non si perdesse, che non si perdesse la tradizione di coraggio che si formò in quell’epoca, unita a quel desiderio ardente di migliorare la vita dei detenuti”, con riferimento a una scuola di magistrati che lo hanno preceduto nell’ufficio detenuti, “tutti magistrati – è la conclusione del libro di Ardita – dell’amministrazione penitenziaria accomunati dalla stessa passione e mai separati da correnti, fazioni, ideologie. Tutti convinti del principio che noi magistrati siamo sempre dalla parte della legge. Tutti con il culto della memoria. Perché un’istituzione, un corpo, una società che non hanno memoria non possono avere nemmeno un futuro.” (pag. 169). E credo che il libro si legga anche con commozione nella memoria dei tanti magistrati vittime dello stragismo mafioso a cui va il nostro pensiero grato e commosso. Perché dal momento delle stragi mafiose di Falcone e Borsellino, anche la società civile ha fatto sentire la sua rabbia, il suo sdegno, la sua volontà di non delegare interamente allo Stato o ai professionisti dell’antimafia, la sua solidarietà con chi sta davvero in prima linea nella lotta alla mafia. “Sai, – ebbe a dire Falcone a Borsellino pochi giorni prima di essere trucidato a Capaci con la moglie e i ragazzi della scorta – sento che la gente fa il tifo per noi!” Ed ebbe a riferirlo Paolo Borsellino poco prima che le bombe mafiose lo trucidassero con gli agenti della scorta mentre faceva la consueta visita alla madre in Via D’Amelio…
È pesante dunque l’eredità che questi giovani magistrati si sentirono e si sentono addosso, per questo non bisogna lasciarli soli!
“Senza Stato la mafia sarebbe già morta”: è in sintesi il contenuto del libro che, scritto nel 2011, ha il suo prosieguo nel recente memoriale del pool di Palermo sulla trattativa Stato-mafia vista dalla Procura, la storia dei due anni che hanno cambiato il Paese all’insegna della convivenza con i poteri criminali. La memoria del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dei pm Nino Di Matteo, Lia Sava, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, è la ricostruzione del percorso investigativo che ha portato i pm a chiedere il processo per sei uomini dello Stato e sei capimafia, insieme sullo stesso banco degli imputati. Venti pagine che illustrano al gup Piergiorgio Morosini l’indagine che, tra polemiche e accuse ai magistrati, ha provocato lo scontro istituzionale con il Quirinale. È il racconto di ciò che accadde nei sotterranei del potere tra il ’92 e il ’94 quando, sotto la minaccia dello stragismo, i massimi esponenti delle istituzioni abdicarono al loro ruolo di contrasto e all’azione repressiva contro le cosche e, con un cedimento senza precedenti, scelsero la linea “morbida” per salvare la vita a un pugno di parlamentari finiti nella lista dei sicari mafiosi. La Procura di Palermo – sede naturale del processo perché le minacce a Mannino, primo segnale di violenza al governo Andreotti, sono avvenute a Palermo così come l’omicidio Lima, primo atto di esecuzione di quelle minacce – denuncia quella malintesa e mai dichiarata “ragion di Stato” che ha fornito un’apparente legittimazione alla trattativa e che coinvolge sempre più ampi e superiori livelli istituzionali.
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CARNE INNOCENTE, di Laura Costantini e Loredana Falcone (un brano del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo CARNE INNOCENTE, di Laura Costantini e Loredana Falcone
Historica, 2012 – euro 15

Roma, ottobre 1943. Elide Manenti, prostituta che ha appena ucciso un capitano delle SS, durante il rastrellamento del ghetto viene scambiata per un’ebrea e catturata dai tedeschi. Nel viaggio per Auschwitz decide di non svelare la sua identità e di aiutare Ester Zarfati, una giovane donna ebrea. Mentre a Elide si svela l’orrore dell’arrivo ad Auschwitz, nella Roma di oggi arriva Rachel Vaganov. Americana, ebrea e di origini italiane, Rachel ha condiviso con il giornalista Nemo Rossini una notte brava a Las Vegas e decide di invitarlo a cena. Il giornalista del “Tevere” però l’attende invano in una sera di agosto. Rachel sparisce nel nulla e solo dopo qualche giorno, grazie alle insistenze di Rossini, il maresciallo luogotenente Quirino Vergassola dà il via alle ricerche. Il suo corpo viene trovato nella pineta di Fregene: Rachel è stata strangolata. Le indagini rivelano che era a Roma per parlare con Paolo Frazzi, titolare di un negozio di tessuti in centro. Qual era il vero motivo del colloquio e perché Rachel era in possesso di una vecchia foto di Ester Zarfati insieme al marito e al figlio?

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da CARNE INNOCENTE di Laura Costantini e Loredana Falcone
(Tre stralci per due piani temporali)

Ottobre 1943. L’arrivo ad Auschwitz del vagone piombato proveniente dal rastrellamento del Ghetto di Roma:

Un travaglio di quattro eterni giorni, poi il ventre di legno e ferro li sputa fuori. E non ci sono coperte e braccia amorevoli ad accoglierli. Solo un inferno di grida, spintoni, botte e ghiacciata desolazione. Elide percepisce l’orrore attraverso il freddo che le penetra nelle ossa. È una delle poche a capire gli ordini latrati dai tedeschi e a mettersi subito in fila, aiutando le altre. Ester le sta attaccata come una bimba alla madre. I ruoli, adesso, sono invertiti. Elide la tiene forte per il braccio, le spiega che Samuele non potrà seguirle. Uomini e donne si avviano in file diverse, le donne con i bambini fanno un gruppo a parte. Elide si accorge che ci sono uomini dalle casacche a strisce e dai corpi smagriti che tentano di dividere le madri dai figli. Senza successo. La realtà le lancia segnali che stenta a decifrare. Ci sono medici in camice che osservano i deportati e selezionano i più anziani, i più deboli, i febbricitanti. Sente i soldati inquadrarli per dirigerli in infermeria. Si accorge dello scambio di sguardi, dei taciti addii. Samuele è ormai distante, ma continua a voltarsi in cerca di Ester. Elide le impedisce di slanciarsi verso di lui. Lo fa per istinto. Un istinto di sopravvivenza che manca alla donna davanti a loro. È un attimo. La sente gridare un nome, la vede correre lungo la banchina. Pochi passi che rimbombano nell’improvviso silenzio. Poi la raffica. Il sangue che schizza è una macchia di colore nel grigio uniforme che li ha avvolti. Ester le artiglia la carne del braccio, vorrebbe dire qualcosa ma dalla gola le esce soltanto un suono strozzato. La fila intanto avanza ed Elide è costretta a strattonarla.
“Sta’ dritta!” le sibila. “Cammina.”
Gli occhi di Ester divorano il volto, si dilatano. Non riesce a capire. Non vuole capire. Nell’alba infernale di questa nuova vita, Elide realizza che da ora in poi sarà lei a prendersene cura. Perché la carne innocente all’inferno può solo bruciare.

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Agosto. Roma. Oggi. Nemo Rossini:
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CATANIA, di Massimo Maugeri

di Massimo Maugeri

Strana città,Catania. Bella e contraddittoria, come molte città del Sud. Paradossale, a volte. Capace di affascinare e di contrariare, di sorprendere e di deludere. Dipende dalla prospettiva da cui la si guarda, dallo stato d’animo contingente del visitatore di turno. Difficilmente, però, lascia indifferenti. E questo è senz’altro un punto a suo favore: l’odio gramsciano per l’indifferenza, non passa da questa città… che però – bisogna ammetterlo – non si salva dal rischio di scivolare in un’apatia atavica, che talvolta la avvolge. Del resto, quella celebre esortazione di Giovanni Paolo II (“Catania alzati, rivestiti di luce e giustizia”), scolpita su una lapide posta sulla facciata di uno dei palazzi di Piazza del Duomo, a ricordo di quel 4 novembre 1994, giorno in cui il pontefice polacco solcò il suolo del capoluogo etneo, rimane una voce che merita ancora oggi di essere ascoltata con molta attenzione da una città che spesso rimane seduta… salvo, appunto, sgranchirsi le gambe di tanto in tanto. Questa natura dicotomica, poi, è anche segnata dalla sua posizione geografica: distesa tra la Montagna e il mare (è bene ricordarsi di chiamare l’Etna al femminile: per i catanesi non è il vulcano, ma ‘a Muntagna), ammicca tra l’oscurità della pietra lavica e la luminosità rutilante di un sole generoso. Una città capace di far disperare per le sue inefficienze, ma anche di far innamorare per il fascino dei suoi luoghi. Perché – è bene precisarlo – Catania è una città che pullula di luoghi-simbolo. Primo fa tutti, la statua dell’Elefante situata al centro di Piazza del Duomo: un luogo che possiede una tale potenza evocativa che non può non lasciare traccia nelle pagine dei narratori a cui la città ha dato i natali. Ne ho scritto più volte anch’io, già a partire dal mio primo romanzo “Identità distorte” (2005): “Al centro della piazza barocca l’elefante in pietra lavica, u liotru, svettava sulla fiumana di corpi assiepata dinanzi alla Cattedrale, nel tratto che va dall’imbocco di Via Etnea a Porta Uzeda. Con i suoi occhi bianchi u’ liotru osservava placido i volti appesantiti e caduchi degli uomini e delle donne in attesa. Dietro un sorriso abbozzato pareva percepire i suoni, le voci, i bisbigli della città. Di quella città di cui esso stesso ne era simbolo. Di quella città dove bene e male, luci e ombre, sacro e profano, si erano avvicendati in un flusso continuo di eventi che gli erano scivolati addosso; lievi, uniformi, come l’acqua a linzolu della Fontana dell’Amenano. E tutto aveva compreso, assorbito, captato; quasi che l’obelisco egizio di granito di Syene, che imperioso si stagliava dalla sua schiena per più di tre metri e mezzo d’altezza, non foss’altro che una potente, maestosa, antenna ancestrale”.
Piazza del Duomo era stata rasa al suolo dal terremoto del 1693. Fu ricostruita nel 1694 per volontà del duca di Camastra. Vaccarini, nel 1736, ispirandosi all’Elefante romano della Minerva di Bernini, decise di realizzare questo monumento proprio al centro della piazza, di fronte alla cattedrale di sant’Agata. All’interno della fontana inserì il già mitico Liotru di cui, oltretutto, dovette ricostruire le gambe. Nel 1862, nel corso di un rinnovamento edilizio, la statua corse il rischio di essere demolita. Si racconta che sia stato il popolo infuriato a salvare l’elefante. Questo, giusto per sottolineare la misura del legame dei catanesi con il loro principale luogo-simbolo. Leggi tutto…

DAVIDE ORECCHIO CON CITTÀ DISTRUTTE È IL VINCITORE DEL SUPERMONDELLO

PALERMO, 30 novembre – È Davide Orecchio con “Città distrutte. Sei biografie infedeli” (Gaffi) il vincitore del SuperMondello, il più ambito riconoscimento per l’Opera italiana del Premio Letterario Internazionale Mondello, promosso dalla Fondazione Sicilia in partnership con il Salone Internazionale del libro di Torino e in collaborazione con la Fondazione Andrea Biondo. A decretare il supervincitore della XXXVIII edizione del Mondello, sono stati i lettori di tutta Italia, direttamente indicati dai librai di un circuito di 24 librerie segnalate dalla redazione dell’inserto culturale Domenica de Il Sole 24 Ore. Nei mesi scorsi, ognuna di queste librerie ha inviato alla Segreteria del Premio un elenco di 10 lettori ‘forti’, in grado di esprimere un giudizio letterario critico e ragionato. Dei 240 lettori indicati, ben 231 di essi hanno espresso correttamente e nei tempi prestabiliti il proprio voto.
Gli altri due scrittori vincitori per l’Opera di autore italiano in lizza per il SuperMondello erano Edoardo Albinati con ‘Vita e morte di un ingegnere’ (Mondadori) e Paolo Di Paolo con ‘Dove eravate tutti’ (Feltrinelli). I tre scrittori erano stati indicati a giugno dal Comitato di Selezione, composto da Massimo Onofri, Domenico Scarpa ed Emanuele Trevi.

Questi i voti riportati da ciascun libro: 83 voti per Davide Orecchio, Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi);76 voti per Paolo Di Paolo, Dove eravate tutti (Feltrinelli); 72 voti per Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere (Mondadori).

Durante la cerimonia sono stati consegnati anche il Premio alla carriera ad Antonio Debenedetti e quello per la critica letteraria a Salvatore Silvano Nigro, per il libro “Il Principe fulvo” (Sellerio)

Città distrutte. Sei biografie infedeliSei biografie infedeli rielaborano e accrescono il genere, mescolando la finzione alle fattezze di ciascun personaggio, fino a farne sopravvivere al calco la matrice. Ma è tutto rubato. Sono echi, repliche di originali, biografie fittizie ispirate a vite effettive. Ogni ritratto muove da fonti edite o materiali d’archivio, fatti accaduti e documentati, ma va oltre la semplice ricostruzione. Sintomo di questa doppiezza sono le stesse citazioni: opere e autori menzionati a volte sono reali, più spesso di fantasia, il che legittima in un qualche modo una narrazione a metà fra verità e finzione. Le città distrutte hanno molteplici nemici: il potere, la repressione, le “interruzioni” imposte da una storia collettiva scandita da altri, il fallimento, la morte. Per questo ogni “città distrutta” si assomiglia e, fuor di metafora, ciascuna esistenza umana nel suo non compiersi, nel suo non raggiungere la felicità, è l’esito di una violenza.
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CAPACITA’ NASCOSTE. La prima antologia diversamente thriller (la prefazione di Sergio Rilletti)

capacita-nascosteCapacità Nascoste. La prima antologia diversamente thriller – AAVV
a cura di Sergio Rilletti e di Elio Marracci
No Reply (collana Velvet) – 2012 – pagg. 256 – euro 12

In esclusiva per Letteratitudine, l’introduzione di Sergio Rilletti

La diversità, e chi ha un handicap è diverso, è uno dei valori fondamentali del nostro secolo e fa parte della storia di ciascun individuo. Poiché però è molto più semplice avere a che fare con ciò che già conosciamo, la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera. Non è così. 

La prima antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili: personaggi che, nonostante i loro handicap, riescono ad affrontare e risolvere situazioni di pericolo grazie alle proprie capacità.

Andrea G. Pinketts, Claudia Salvatori, Marilù Oliva, Luca Crovi, Andrea Carlo Cappi, Patrizia Debicke Van der Noot, Giuseppe Lippi, e talenti emergenti che, con la loro sensibilità, hanno voluto mostrare la disabilità in modo diverso.
Storie ad alta tensione: tutte sempre, rigorosamente, diversamente thriller.

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Prefazione

Tutti diversamente abili, questi scrittori!

di Sergio Rilletti

Quando Elio Marracci mi ha proposto di curare questa antologia insieme a lui, ho accettato subito con grande entusiasmo, perché finalmente avrei coronato un sogno,  un’intuizione che avevo avuto nel 2003 – Anno europeo della disabilita -, quando pero ero ancora agli esordi della mia carriera di scrittore e non avevo certo l’autorevolezza di propormi come curatore. oltretutto, la proposta di Marracci scaturiva dalla sua lettura del mio thriller autobiografico Solo! – che scrissi con l’intenzione di ringraziare i due giovani che una domenica dell’aprile 2006 mi soccorsero al Parco di Monza -, scaricabile gratuitamente dal web, che lui stesso aveva recensito.
Trattandosi di una storia vera narrata in prima persona da una persona disabile – ossia io – che se l’era cavata da una situazione di pericolo grazie alle proprie capacita, non ho mai avuto alcun dubbio che Solo! avrebbe riscosso un notevole successo, facendomi acquisire una certa popolarità; come ho persino “profetizzato” nell’epilogo del racconto stesso.
Dopo la pubblicazione su M-Rivista del mistero “Lezioni di paura”, infatti, Solo! e stato pubblicato sul prestigioso blog Letteratitudine di Massimo Maugeri, propagandosi a macchia d’olio su altri siti e blog che l’hanno riproposto o commentato, e interessando anche programmi radiofonici, riviste, e quotidiani.
E quando Elio Marracci mi contatto per farmi questa proposta, la mia felicita raggiunse le stelle.
Cosi come, successivamente, in fase di assemblaggio, non riuscivo a capacitarmi del numero di racconti validi che alla fine avevamo selezionato per quest’antologia. Leggi tutto…

ALEKSANDR SKOROBOGATOV vince il Premio città di Penne – Mosca

Nella tarda serata di sabato 1 dicembre si è conclusa la XXXIV Edizione del Premio Internazionale di Narrativa “Città di Penne – Mosca”. Si è affermato nettamente lo scrittore russo Alexandr Skorobogatov con il romanzo “Vera” (Edizioni e/o), superando Emanuele Trevi, finalista con “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie) e la portoghese Dulce Maria Cardoso, finalista a sua volta con “Il compleanno” (Voland).
Lo spoglio delle numerose schede (560 votanti) ha dato come risultato 333 voti al russo Alexandr Skorobogatov. Che ha ricevuto il premio dalle mani del Sindaco di Penne Rocco D’Alfonso.
Erano presenti alla manifestazione anche i rappresentanti dei Comuni di Lanciano, L’Aquila e Nereto, tutti coinvolti quest’anno nel circuito del Premio, ciascun Comune con 100 membri di giuria popolare che si sono aggiunti a quelli di Penne. La delegazione russa è intervenuta con Evgenj Sidorov, ex Ministro della Cultura della Federazione Russa, e con lo scrittore Igor Volghin, il quale nel 2011 ha vinto la sezione russa del Premio.
Erano presenti anche una delegata del Prefetto di Pescara e Nicoletta Verì, consigliera regionale d’Abruzzo, che è presidente della Commissione Cultura in Regione dove si sta concludendo l’iter per arrivare a una “legge speciale” a favore della manifestazione italo-russa.
Nella stessa serata di ieri sono state premiate Valentina D’Urbano per la sezione “Opera Prima-N.Fonticoli-Brioni”, affermatasi con “Il rumore dei tuoi passi” (Longanesi), e Biancamaria Frabotta, vincitrice della sezione di Poesia Edita “Città di Penne-Fondazione Piazzolla”
per “Da mani mortali” (Mondadori) . Leggi tutto…