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CARNE INNOCENTE, di Laura Costantini e Loredana Falcone (un brano del libro)

dicembre 3, 2012

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal romanzo CARNE INNOCENTE, di Laura Costantini e Loredana Falcone
Historica, 2012 – euro 15

Roma, ottobre 1943. Elide Manenti, prostituta che ha appena ucciso un capitano delle SS, durante il rastrellamento del ghetto viene scambiata per un’ebrea e catturata dai tedeschi. Nel viaggio per Auschwitz decide di non svelare la sua identità e di aiutare Ester Zarfati, una giovane donna ebrea. Mentre a Elide si svela l’orrore dell’arrivo ad Auschwitz, nella Roma di oggi arriva Rachel Vaganov. Americana, ebrea e di origini italiane, Rachel ha condiviso con il giornalista Nemo Rossini una notte brava a Las Vegas e decide di invitarlo a cena. Il giornalista del “Tevere” però l’attende invano in una sera di agosto. Rachel sparisce nel nulla e solo dopo qualche giorno, grazie alle insistenze di Rossini, il maresciallo luogotenente Quirino Vergassola dà il via alle ricerche. Il suo corpo viene trovato nella pineta di Fregene: Rachel è stata strangolata. Le indagini rivelano che era a Roma per parlare con Paolo Frazzi, titolare di un negozio di tessuti in centro. Qual era il vero motivo del colloquio e perché Rachel era in possesso di una vecchia foto di Ester Zarfati insieme al marito e al figlio?

* * *

da CARNE INNOCENTE di Laura Costantini e Loredana Falcone
(Tre stralci per due piani temporali)

Ottobre 1943. L’arrivo ad Auschwitz del vagone piombato proveniente dal rastrellamento del Ghetto di Roma:

Un travaglio di quattro eterni giorni, poi il ventre di legno e ferro li sputa fuori. E non ci sono coperte e braccia amorevoli ad accoglierli. Solo un inferno di grida, spintoni, botte e ghiacciata desolazione. Elide percepisce l’orrore attraverso il freddo che le penetra nelle ossa. È una delle poche a capire gli ordini latrati dai tedeschi e a mettersi subito in fila, aiutando le altre. Ester le sta attaccata come una bimba alla madre. I ruoli, adesso, sono invertiti. Elide la tiene forte per il braccio, le spiega che Samuele non potrà seguirle. Uomini e donne si avviano in file diverse, le donne con i bambini fanno un gruppo a parte. Elide si accorge che ci sono uomini dalle casacche a strisce e dai corpi smagriti che tentano di dividere le madri dai figli. Senza successo. La realtà le lancia segnali che stenta a decifrare. Ci sono medici in camice che osservano i deportati e selezionano i più anziani, i più deboli, i febbricitanti. Sente i soldati inquadrarli per dirigerli in infermeria. Si accorge dello scambio di sguardi, dei taciti addii. Samuele è ormai distante, ma continua a voltarsi in cerca di Ester. Elide le impedisce di slanciarsi verso di lui. Lo fa per istinto. Un istinto di sopravvivenza che manca alla donna davanti a loro. È un attimo. La sente gridare un nome, la vede correre lungo la banchina. Pochi passi che rimbombano nell’improvviso silenzio. Poi la raffica. Il sangue che schizza è una macchia di colore nel grigio uniforme che li ha avvolti. Ester le artiglia la carne del braccio, vorrebbe dire qualcosa ma dalla gola le esce soltanto un suono strozzato. La fila intanto avanza ed Elide è costretta a strattonarla.
“Sta’ dritta!” le sibila. “Cammina.”
Gli occhi di Ester divorano il volto, si dilatano. Non riesce a capire. Non vuole capire. Nell’alba infernale di questa nuova vita, Elide realizza che da ora in poi sarà lei a prendersene cura. Perché la carne innocente all’inferno può solo bruciare.

* * *

Agosto. Roma. Oggi. Nemo Rossini:

Un rivolo di sugo bollente gli si rovesciò sulla camicia aggiungendo un tocco di colore alla pletora di patacche preesistenti. Nemo bestemmiò a denti stretti pescando il cellulare dalla tasca dei bermuda.
“Che c’è?”, abbaiò poggiando il trancio di pizza sul bancone.
L’espressione truce gli si cancellò dalla faccia nel giro di pochi istanti.
“Rachel, sei proprio tu?”
Il cellulare incastrato tra la spalla e la guancia, Nemo cercò di afferrare dei tovagliolini per rimediare al danno.
“A Roma? Quando?”
Il dispenser rovinò in terra aprendosi e spargendo ovunque il suo contenuto. Nemo si chinò per raccattarli. Ma fu costretto a rinunciare.
“Certo che ho voglia di vederti.”
Poi a bassa voce al pizzettaro: “Quant’è?”
“Offre la casa”, rispose l’egiziano esasperato, “basta che te ne vai.”
Non ascoltò altro. Recuperò il trancio di pizza e uscì su piazza Dante inondata di sole.
“Guarda, fa un caldo che neanche quella volta a Las Vegas. Porta il bikini e poco altro”, aggiunse non rinunciando a tirare un morso alla pizza. Poi a bocca piena: “Dopodomani va benissimo. Passo a prenderti io…”
Si accostò a una smart incuneata fra un T-max e il nasone dallo scarico otturato. Posò la pizza sul tettuccio e prese il taccuino dalla tasca posteriore.
“Conosco l’Es, è a due passi dalla mia redazione. Ci vediamo nella hall alle nove.”
Chiuse la comunicazione e la mano unta gli fece scivolare il cellulare. Fu costretto a un numero da giocoliere per evitare che piombasse nell’acqua stagnante intorno alla fontanella. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo che fu il trancio di pizza a prendere l’abbrivio dal tettuccio. Lo bloccò con il gomito contro il parabrezza, finendo di impiastricciare la camicia.
“Oggi non è giornata”, commentò, riponendo il taccuino e addentando ciò che restava del suo pranzo. Nel breve tratto che lo separava dalla redazione del “Tevere” cercò di richiamare alla memoria il viso di Rachel. Avevano condiviso un tavolo da black jack e una sbornia ai tempi del suo divorzio da Giorgiana, quando un week-end da 3000 euro a Las Vegas gli era sembrato il modo migliore di festeggiare la libertà. Per quanto si sforzasse, la faccia di Rachel restava nebulosa. Ricordava solo una massa di riccioli neri a frustare un gran bel culo, ma non aveva dubbi che nella hall dell’Es sarebbe riuscito a riconoscerla.

* * *

Agosto. Roma. Oggi. Quirino Vergassola:

Quando Quirino entrò in cucina in pantaloni e maglia della salute, Pamela era in piedi accanto al lavabo. Lo sguardo fisso sulla fetta biscottata che spalmava di marmellata di lamponi. Rigorosamente senza zucchero.
“Buongiorno”, la salutò sedendo.
In risposta ebbe un mugugno.
Il caffè già pronto gli diede la misura di quanto sua moglie fosse arrabbiata. Pamela conosceva la sua mania di prenderlo bollente, qualunque fosse la temperatura esterna. Evitò di rimarcarlo per non aggiungere legna al fuoco.
“Pare che oggi siano previsti 40 gradi”, riprovò abbondando di zucchero.
Pamela si sciacquò le mani poi si volse a guardarlo.
“Hai intenzione di tornare per cena o possiamo fare a meno di te anche oggi?”, chiese controllando la borsa.
“L’intenzione c’è sempre. C’era anche ieri sera. Ma all’ultimo momento…”
Lei non gli permise di finire.
“Risparmiami la solita scusa. Non ne posso più.”
“Non sono scuse, Pamela. La gente non uccide, ruba o sparisce rispettando i miei orari. Sono un carabiniere, non dimenticarlo.”
“Come potrei? È questa famiglia che deve rispettare gli orari dell’Arma, non viceversa.”
“Il tuo è un problema comune a tutte le mogli dei miei colleghi.”
“Spiacente, non ho mai creduto nel mal comune mezzo gaudio. La situazione sta diventando insostenibile. Ora non ho tempo, ma dobbiamo parlare.”
Quirino finì il caffè, consapevole che era troppo presto perché fosse la causa del rigurgito d’acido che gli saliva dallo stomaco.
“Abbiamo affrontato questo argomento un milione di volte. Ti risparmio la domanda e ti do subito la risposta: sì, potrei farmi trasferire in un ufficio al Comando Generale ma non ho indossato la divisa per fare l’impiegato dietro una scrivania. E tu questo lo sapevi, quando mi hai sposato.”
“Io ho sposato Quirino, non il luogotenente Vergassola. Ti dirò di più, a me il luogotenente Vergassola sta proprio sulle palle.”
“Non la pensavi così quando mi hai accompagnato alla corriera per Velletri e mi hai detto che non vedevi l’ora di ammirarmi con la divisa addosso.”
“Allora ignoravo che avrei vissuto una vita da sola.”
Quirino si alzò.
“Io ci sono sempre stato per te. Per voi due. Questo non puoi negarlo.”
“È tardi…”
La afferrò per un braccio.
“È tardi per l’ufficio o è tardi per il nostro matrimonio?”

© Historica edizioni

* * *

Laura Costantini e Loredana Falcone scrivono insieme da più anni di quanti piaccia loro ricordare. Un sodalizio nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali.

Laura Costantini ha intrapreso la carriera di giornalista.

Loredana Falcone quella non meno irta di difficoltà della mamma.

Laura Costantini ha spaziato dai quotidiani (Il Secolo XIX) ai settimanali (OGGI, CHI, GENTE) per approdare nel 2003 nella redazione del programma di RaiUno LA VITA IN DIRETTA. Ma trova comunque il tempo per continuare a seguire, insieme a Loredana, i sentieri della fantasia.

Madri letterariamente parlando fecondissime, Laura e Loredana hanno dato ai loro romanzi un centro di gravità permanente: le donne. Ognuno dei loro libri nasce, cresce e si sviluppa sempre intorno a figure femminili che vengono esaminate, amate, sviscerate attraverso epoche e ambientazioni le più diverse.

© Letteratitudine

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