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DOVE STA LA NOTIZIA. GIORNALI E GIORNALISTI NELL’ERA DI INTERNET

dicembre 4, 2012

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo alcuni stralci della premessa al volume di Giuseppe Di Fazio e Orazio Vecchio, Dove sta la notizia. Giornali e giornalisti nell’era di internet, Centro Studi Cammarata-Lussografica, 2012, pp. 146, euro 14.00

Nell’era della globalizzazione, grazie all’ausilio dei social network, le informazioni si diffondono in tempo reale e in una dimensione mai conosciuta prima. Il flusso dei messaggi che ogni giorno inonda le nostre case, però, difficilmente ci consente di stare attenti ai contenuti e di “pesare” le notizie. Nella Rete la statistica sulla disoccupazione giovanile in Italia, che a dicembre 2011 ha toccato quota 31%, ha lo stesso valore mediatico dei dati sul consumo di frutta secca nel Canada.
Viviamo il paradosso, come ha notato il sociologo Giuseppe De Rita, di percepire “un vuoto di informazione reale” proprio nella società per eccellenza dell’informazione. La nascita e lo sviluppo di figure di giornalismo amatoriale – il citizen journalism – nel momento stesso in cui hanno facilitato la diffusione delle informazioni, hanno reso, al contempo, ancora più necessario il ruolo del giornalista professionista, di colui, cioè, che sappia selezionare, valutare e raccontare le notizie.
Non basta essere spettatori di un evento per capirne la portata e comunicarlo adeguatamente. Occorre anche saper leggere dentro i fatti, coglierne gli aspetti preminenti, andare al cuore della notizia.
(…) I giornali rilanciano l’allarme sullo stato dell’editoria in Italia: Rcs decide di chiudere il freepress “City” e di trasferire la sede della “Gazzetta dello Sport” per valorizzare lo storico immobile di via Solferino; (…) “il Foglio” ha sospeso la distribuzione in Sicilia e Sardegna per limitare le perdite già considerevoli accumulate negli anni; decine di altre testate tremano di fronte all’ipotesi di mancato o ridotto rifinanziamento del fondo per l’editoria da parte del governo nazionale, mentre oltralpe “La Tribune” si è congedata dai suoi lettori distribuendo l’ultima copia cartacea dopo 27 anni di informazione economica e annunciando la prosecuzione delle pubblicazioni solo online. Nello stesso momento, le testate con le spalle più robuste provano a rispondere alla crisi attraverso varie soluzioni: alcune cercando una maggiore integrazione del lavoro su Internet con quello “tradizionale” cartaceo (“La Stampa”), altre potenziando le edizioni per tablet forti dei risultati più recenti (“Corriere della Sera”), altre ancora puntando al ritorno al territorio e all’economia reale (“Il Sole 24 Ore”).
Contestualmente, nel mondo si sono sollevate voci di protesta a seguito dell’ipotesi da parte dei gestori di Twitter di bloccare messaggi ritenuti censurabili in base alle regole e ai costumi di un singolo Paese, mentre una “coda” dello scandalo intercettazioni di “News of the World” ha visto l’arresto di quattro giornalisti ed ex giornalisti del tabloid “Sun” e di un agente di Scotland Yard per presunti pagamenti illegali finalizzati ad ottenere dritte su indagini riservate.
Come dire: la crisi dell’editoria non si è fermata, il mondo dell’informazione è in piena evoluzione e l’attualità delle notizie corre.
(…) Il mondo dei mass media sembra oggi attento soprattutto alla “confezione” della notizia, alla sua correttezza politica, alla sua appetibilità per il grande pubblico, dimenticando che la notizia ha una verità che merita di essere indagata e raccontata. Oggi, più che ieri, vale quanto Indro Montanelli scrisse il 30 aprile 1977, al nostro collega e maestro Gino Corigliano. “Pare impossibile – notava Montanelli – che il dire delle cose di semplice buon senso sia diventato un atto eroico, che altrettanto eroico sia da parte di un commentatore dire che il buon senso è buon senso. Eppure è così. Abbracciamoci dunque fra eroi (è incredibile: ma lo siamo veramente e teniamoci stretti perché ne abbiamo bisogno)”.
L’atto più rivoluzionario per un giornalista – oggi come ieri – è mantenere una semplicità di sguardo verso il reale che gli consenta di osservare e raccontare le cose così come esse sono, e non come il pubblico o il potere desiderano ascoltarle . Trentatré giorni dopo aver scritto la lettera che abbiamo citato, Montanelli fu vittima di un attentato, per fortuna non mortale, da parte delle Br. Era divenuto un giornalista scomodo: non per le sue inchieste o per i suoi scoop, semplicemente perché in un momento di accecamento ideologico collettivo egli usava la semplicità del “buon senso” che fa vedere le cose così come esse sono. Proprio come il profeta preistorico descritto da G. K. Chesterton nella prefazione al volume “Il bello del brutto” che viene lapidato “per aver detto che l’erba era verde e che gli uccelli cantavano in primavera”.

(riproduzione riservata)

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