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A.A.A il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto

gennaio 6, 2013

A.A.A il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architettoA.A.A il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto
di Fabio Geda, Marco Magnone, Ilaria Urbinati
Espress Edizioni, 2012 – pagg. 157 – euro 13

di Furio Detti

Non è affatto facile parlare di architettura al di fuori degli addetti ai lavori, vuoi perché parlando a un pubblico generico si corre il rischio del tecnicismo, vuoi perché si abbassa il tiro e si finisce per tenere una scialba lezione di storiuccia dell’arte, che niente ha a che vedere con la vera e buona Storia dell’Arte con le maiuscole! Insomma si rischia di andare fuori bolla. Inoltre descrivere una realtà complessa e in-descrivibile al di fuori della fruizione reale dell’oggetto architettonico, l’edificio e il suo contesto paesaggistico e urbanistico, è arduo anche per degli architetti e dei narratori di professione. Figuratevi poi se c’è da raccontare l’architettura, o almeno la vita di un architetto, con il linguaggio dei fumetti.
Forse col peccato veniale di qualche didascalismo, Fabio Geda e Marco Magnone, per i testi, e Ilaria Urbinati per le matite, tenere e non solo nel senso della grana, ci hanno provato e “A.A.A. Il diario fantastico di Alessandro Antonelli Architetto” di lungo e difficile ha solo il titolo, e rappresenta un esperimento in buona parte riuscito. Pur nella concessione al fiabesco e al fantastico – ma quale architetto parlerebbe altrimenti se non con la realtà degli edifici? – A.A.A. ha il merito di portare alla conoscenza dei lettori la vita di un protagonista forse non così famoso presso il grande pubblico.
Alessandro Antonelli, architetto piemontese del secondo Ottocento, innamorato delle vertigini, concepì, progettò e realizzò gli edifici in muratura più alti nell’Europa della sua epoca. I suoi capolavori sono la Cupola di San Gaudenzio a Novara e la Mole torinese che porta il suo nome. L’eccezionalità della sua opera, come emerge bene dal fumetto, sta nell’aver concepito edifici arditi per elevazione, e tecnica costruttiva (muratura in mattoni e calce senza l’uso di ferro) e sicuri – la cupola di San Gaudenzio era progettata per crollare su sé stessa in caso di ipotetico collasso strutturale. Altri progetti che portano il suo nome non sono stati realizzati, come la sistemazione urbanistica di Piazza Castello a Torino, o compiuti solo in parte, come il risanamento del quartiere Vanchiglia, sempre a Torino, di cui resta la sottilissima casa detta “fetta di polenta”, con profondissime fondamenta (due piani interrati), e la caratteristica di essere una delle abitazioni più strette dell’epoca.
A.A.A. non descrive solo le opere ma soprattutto la natura di un cervello sognatore e rivoluzionario: portare sulla carta queste speranze e i suoi pensieri è stato un compito svolto con molta delicatezza, leggerezza e soprattutto senza leziosità o pedanterie. A.A.A. è un piccolo romanzo grafico gentile, tracciato nei tratti precisi e ariosi della Urbinati. Si tratta quindi di una lettura non solo fiabesca, ma da consigliare a quanti, giovanissimi e meno giovani, abbiano in testa dei sogni e in cuore il desiderio ardente di perseguirli. Per chiudere, di questi tempi specialmente, quando grette ragioni di contabilità e economicismo esercitano la loro invisibile, ma non meno infame, dittatura sulle vite, sulla politica, sulla società, A.A.A. ci racconta la storia di un maestro che non calcolava il costo degli edifici più di quanto non calcolasse il prezzo della fedeltà a una buona e generosa idea di progresso umano e civile. Sarebbe bene ricordarlo ai “Tecnici” che governano o vogliono governare questo paese.

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