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PESSOA E LE STELLE

gennaio 10, 2013

PESSOA E LE STELLE
di Simona lo Iacono

E’ notte. Su Lisbona brilla uno sciame di stelle. Un bambino le osserva stando a cavalcioni su un muretto sberciato. Le gambe ciondolano, ma se punta il dito verso il buio, può seguire le rotte dei pianeti, gli anelli delle galassie, i gomiti montagnosi della luna. Il cielo è meno misterioso della terra – rivela all’amico immaginario che gli siede accanto – perché ti dà la possibilità di leggere il futuro, di decifrare il tempo, di predire la sorte. Così dice il bambino che si chiama Fernando Pessoa. E l’amico immaginario sorride.
Fernando non si stupisce. Gli esseri di cui ha popolato il suo mondo hanno gambe ed occhi, ridono, piangono e – soprattutto – pongono domande. Certo, ciascuno a suo modo, perché ognuno di essi ha una personalità unica. E c’è chi si occupa di cavalieri, chi di navi e pirati, o chi – come Riccardo Reis – si ostina a parlare in latino e a confondere gli interlocutori. Un popolo di amici, o, forse, di “io” disperati pronti a perdersi, se non ci fosse la mano pietosa del poeta che li raccoglie dando loro non solo una storia, ma anche un destino, un oroscopo, una profezia tratta dalle stelle.
Una delle passioni di Pessoa, oltre quella di comporre poesie e creare eteronimi, era dunque l’astrologia. O, forse, tutto – scrivere, inventare persone, interrogare il cielo – non era che un modo per decifrare la vita e il suo senso.
Fernando Pessoa. L'astrologoNato a Lisbona il 13 giugno 1888, il poeta si era subito scontrato con la ricerca accorata di un perché. Aveva infatti perso il padre quando aveva solo 5 anni. E anche il fratello Jorge, di appena dodici mesi, era morto poco dopo. Rimasti soli, Pessoa e la madre erano stati costretti a trasferirsi in una abitazione più modesta. Non è un caso che in questo periodo nasca il suo primo amico immaginario, Chevalier de Pas.
Da allora Pessoa inventa altri esseri che colmino la solitudine, scartabella le linee del cielo, interroga i moti degli astri. Ha scoperto che lì si annidano risposte, che a sapervi leggere come in un libro sterminato, è possibile capire perché Napoleone perse a Waterloo, quando l’amore fugge o se la morte è in agguato. Ha cioè intuito che la paura della fine può essere lenita dall’osservazione del cosmo.Di questo Pessoa inquieto che sonda i segreti dell’universo, ci parla adesso un sorprendente libro: “Fernando Pessoa. L’astrologo” a cura di Paulo Cardoso (Cavallo di Ferro editore).
Dalle sue pagine Pessoa balza curioso, fremente, o forse solo bisognoso di imbattersi, attraversando le vie del cielo, in Qualcuno che tutto spieghi e tutto contenga: “Mi sono moltiplicato per sentire, per sentirmi, ho dovuto sentire tutto, sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi, e in ogni angolo della mia anima c’è un altare a un dio differente”.

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