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Archive for marzo 2013

AUGURI DI BUONA PASQUA DA LETTERATITUDINE

AUGURI DI BUONA PASQUA DA LETTERATITUDINE

paesaggio con gesu' e agnello

colombe auguriimmagini bellissime di pasqua
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LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

di Massimo Maugeri

La “letteratura epistolare”, che vanta una tradizione antica e consolidata, continua a produrre opere di narrativa di qualità. Tra i “nuovi nati”, registriamo la pubblicazione di questo delizioso volume scritto da Barbara Garlaschelli e intitolato “Lettere dall’orlo del mondo” (Ad Est dell’Equatore, 2012). Protagonisti una donna e un uomo e, ovviamente, le loro lettere… che incrociano amori e solitudini. Per una nota critica si consiglia la lettura di questo articolo di Marina Bisogno, pubblicato sul Corriere Nazionale. Ne ho discusso con l’autrice…

– Classica mia domanda di “apertura”, Barbara. Come nasce “Lettere dall’orlo del mondo”. Da quale idea o esigenza?
Nasce dal desiderio di raccontare due apparenti solitudini e un amore grande: per un’altra persona e per la vita.

– Cos’è per i protagonisti del libro “l’orlo del mondo”? E per Barbara Garlaschelli?
Per i protagonisti “l’orlo del mondo” sono loro stessi e il legame che li unisce, vissuto come ultima, salvifica possibilità di comprensione. Per me è la condivisione, la vicinanza, la linea sottile che divide il vivere dalla disperazione del sopravvivere.

– Esistono davvero amori irriducibili, capaci di durare nel tempo?
Sì, io credo di sì. Non necessariamente quello di una coppia, ma di certo quello tra alcune persone.

– C’è relazione – a tuo avviso – tra amore, dolore e egoismo?
Sì, c’è. L’amore è una forma di tirannia: chi ama e chi è amato vuole tutto, non concede tregua.

– E tra solitudine e ricordi?
Sì, esiste una relazione anche tra solitudine e ricordi: i secondi ti inchiodano al passato, e ci fanno sentire soli, in un’assenza perpetua di ciò che non ci sarà più.

– La scrittura, compresa quella epistolare, può “salvare” dal dolore?
Per quel che mi riguarda, sì. Ma forse scrivo quando sono già in salvo. Invece non ho dubbi sul fatto che leggere salvi da tutto, non solo da dolore.

– Progetti letterari per il futuro?
Il 13 marzo uscirà Carola, il mio nuovo romanzo per Frassinelli. E sono molto, molto emozionata.

© Letteratitudine

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ELSA MORANTE E “LA STORIA”

ELSA MORANTE E “LA STORIA”

di Simona Lo Iacono

A volte, li culla. Li ravvolge in fasce. Li guarda trasognata accarezzandoli sul dorso. Non sono figli. Sono libri, ma Elsa Morante non fa alcuna differenza. I figli – come i libri – maturano dolorosamente nel ventre. Costringono a misurarti con la finitezza del tuo destino e con l’eredità da lasciare. Per questo gli riserva le cantilene della notte o i dondolii delle ninne. Specie negli ultimi anni, ormai costretta a letto da una frattura al femore da cui non si è più ripresa, Elsa vi si rannicchia sopra, ci soffia, immagina che il fiato sollevi un ricciolo da una testina canuta. Quando vede invece che a vibrare sono le pagine, sospira, torna alla scrittura, lascia che a parlare di madri sia, ancora una volta, un suo romanzo. Non ha fatto altro in tutti questi anni. Rievocare quel nodo intimo e radicato tra il corpo di chi dà la vita e di chi la riceve, in uno scambio che pare il lascito di un reduce a un altro reduce, e di un moribondo a un altro moribondo. Ha dedicato tutta la vita a decifrare quel mistero, a partire dalla propria nascita, con la quale è venuta a patti solo adesso che la vecchiaia le restituisce una pietosa dolcezza verso le cose umane. Figlia di Irma Poggibonsi e di Francesco Lo Monaco, Elsa crebbe tuttavia in casa del padre anagrafico, Augusto Morante. Un’infanzia venata da irrequietezza e ambivalenza, per quella diversità che la faceva figlia di due padri anche se inserita in una famiglia in apparenza tradizionale. Di questa inquietudine resta traccia in ogni suo libro. Già nel “L’isola di Arturo” aveva narrato la solitudine dell’infanzia, le incertezze, le fragilità del cuore. Ne “La storia”, questo assillo si impasta con la coscienza della inevitabile soggezione degli uomini agli eventi, alle barbarie del destino, alle oscenità del potere. Leggi tutto…

LE TERZINE PERDUTE DI DANTE: intervista a Bianca Garavelli

LE TERZINE PERDUTE DI DANTE: intervista a Bianca Garavelli

di Massimo Maugeri

Bianca Garavelli, scrittrice e critica letteraria (scrive sulle pagine del quotidiano Avvenire), è un’appassionata studiosa dell’opera di Dante: ha curato diverse edizioni della Commedia, saggi e manuali di interpretazione. Di recente ha pubblicato un romanzo che si rifà, per l’appunto, alla figura di Dante. Il titolo è molto evocativo: “Le terzine perdute di Dante” (Dalai editore)

– Bianca, partiamo dall’inizio, cioè dalla genesi del libro. Come nasce “Le terzine perdute di Dante”? Da quale idea, o esigenza o fonte di ispirazione?
La prima fonte di ispirazione è il canto XXVIII del Paradiso: qui Dante ci racconta la sua prima visione di Dio, che con un’incredibile intuizione sembra anticipare alcune teorie sull’universo della cosmologia contemporanea. È un canto poco letto a scuola, poco conosciuto in generale, eppure merita una rilettura perché è di grande suggestione visiva e cosmica. Qui il pellegrino, dopo aver attraversato tutti i cieli visibili dalla Terra insieme a Beatrice, arrivato nel Primo Mobile e quindi sull’orlo dell’Empireo, si affaccia sul vero Paradiso, invisibile dal mondo terreno, e vede per la prima volta Dio. Che appare in forma di luminosissimo, minuscolo punto, da cui dipende tutto il creato, e che ne è il vero centro, ma al tempo stesso lo contiene. È un un’immagine davvero affascinante: questo “punto” che dà origine all’universo mi ha fatto pensare al Big Bang e ad altre teorie sulla formazione del cosmo. Come se Dante avesse intuito qualcosa che la scienza contemporanea sta ancora studiando … E poi, qui c’è un particolare degno di un grande romanziere: la prima visione del punto divino passa attraverso gli occhi di Beatrice, che gli fanno da specchio e lo introducono così in un “altro universo” che sembra contenere tutto il sistema planetario conosciuto. Ancora una volta, fino all’assoluto, è la sua donna che gli sta accanto, e lo introduce alla più sconvolgente e positiva esperienza della sua vita. Ce n’è abbastanza per stuzzicare l’immaginazione di una narratrice …

– Da grande studiosa di Dante e dell’opera dantesca… che tipo di esperienza è stata, per te, far “rivivere” Dante come un personaggio di un tuo romanzo? Leggi tutto…

TRINACRIA PARK a Milano – 28-3-2013

Trinacria Park a Milano

All’interno di una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park: un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di un antichissimo carteggio contenente brani di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana di inaugurazione
– caratterizzata da festeggiamenti a cui partecipano centinaia di celebrità – si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone, tra cui il Presidente della Regione Siciliana e diversi vip. Si scatena il panico. Per via del sospetto di un attentato terroristico di tipo batteriologico, l’isola viene messa in quarantena. In questo tragico scenario collettivo, si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale e le frustrazioni di una carriera che non ha mai preso il volo; un giovane e inquietante aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; un anziano attore di teatro chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico del parco nascondendo ben altri intenti. Perché nulla è come sembra a Trinacria Park

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NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio

Da oggi, in libreria, NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio (Elliot edizioni – a cura di Marilù Oliva)

Col patrocinio di Telefono Rosa

Quaranta autori hanno scritto un racconto pensando alle tante donne uccise da mariti, compagni, conviventi, ex, padri, fratelli e altri consanguinei, ma anche da estranei – come nel caso di prostitute – o da semplici conoscenti quali vicini, amici, colleghi. Si sono documentati, studiando casi avvenuti nel nostro paese – riguardanti donne italiane, ma anche straniere – differenti sia cronologicamente che geograficamente, estesi dai casi trascurati a quelli più seguiti a livello mediatico.
Il fatto di cronaca realmente accaduto è stato solo lo spunto di partenza per riportare tragedie che si volevano ricostruire affinché la storia del singolo non si chiudesse in sé, ma assurgesse a simbolo di un martirio universale, che purtroppo continua a ripetersi. Così gli scrittori hanno restituito i femminicidi, con la libertà reinterpretativa propria dell’arte. Sono stati coinvolti fin nel profondo da questa esperienza perché, oltre allo sgomento dell’evento nudo e crudo, si sono misurati con il momento dell’immedesimazione e del vissuto: in entrambi i casi, l’impatto si è rivelato di una violenza indicibile. Niente in confronto alla violenza subìta dalle vittime e perpetrata quotidianamente ai loro genitori, figli, fratelli, parenti e amici. Anche a loro, in qualche modo, è dedicata questa antologia: oltre al dramma, si cerca una speranza verso un futuro più umano.

Questi i nomi dei 40 scrittori che hanno partecipato:
Vittoria A., Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Loredana Falcone, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marco Marsullo, Marina Marazza, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Giampaolo Zarini.

Per approfondimenti, cliccare qui… Leggi tutto…

RICORDO DI PAOLO DE CRESCENZO

Pubblico con piacere questo contributo messomi a disposizione dall’amico Franco Pezzini, dedicato alla memoria di Paolo De Crescenzo (che ricordo con particolare affetto anche per via della sua partecipazione al dibattito di Letteratitudine dedicato alla “letteratura dei vampiri“).
Massimo Maugeri

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RICORDO DI PAOLO DE CRESCENZO

di Franco Pezzini

Ci sono persone che hanno la capacità di conciliare il sogno – con quanto di azzardato o cocciuto ciò comporti, perché un sogno è più che un’aspirazione, un forte interesse o persino una passione – con la sana concretezza, impastata di fatica quotidiana: persone che sanno insomma armonizzare i due termini, senza rinunciare al secondo ma senza mai permettere che il primo sia avvilito. Vorrei iniziare a ricordarlo così, Paolo De Crescenzo, rispondendo all’invito dell’amico Maugeri su uno spazio a lui dedicato.
Tengo poi da subito ad aggiungere qualcosa che non riguarda un semplice dettaglio del ritratto, ma la chiave e il combustibile di quella capacità: cioè la sovrabbondanza di umanità (burbera, ironica, esigente ma rispettosissima, affettuosa) che chiunque abbia frequentato un po’ Paolo non poteva non riconoscergli. E che rappresenta – è un discorso già fatto – una merce non troppo considerata sul listino degli interessi diffusi: eppure, senza retorica da coccodrilli, è ciò che rende speciale condividere con una persona, lavorarci insieme. E continuare a ricordarla – e farcela mancare – quando gli occhi si siano chiusi.
Molti aspetti della vita di Paolo sono stati richiamati nei primi articoli a caldo, i giorni successivi alla morte: testimonianze, in particolare, sull’avventura di fondazione e conduzione di una casa editrice votata all’horror di qualità, sullo stile delle scelte autorali, sulla costruzione di una “squadra” italiana, e in ultimo sulla parabola che attraverso crisi economica generale e malattia ha condotto al suo abbandono del timone – e su ciò non tornerei. Mi sembra invece importante riprendere un aspetto particolare dell’esperienza della Camelot gotica edificata in quel breve volgere d’anni, perché permette di non guardare soltanto indietro ma avanti, a un’eredità ideale, a un futuro.
Lo stile di Paolo era di far collaborare le persone. Per carità, in un contesto di base imprenditoriale, non per generico buonismo: eppure tale mettere insieme non era semplicemente funzionale a un risultato di cassa. Il progetto editoriale si configurava come culturale ad ampio raggio: Leggi tutto…