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GLI OTTANT’ANNI E LA SCRITTURA: Philip Roth depone la penna, Wilbur Smith non demorde

marzo 6, 2013

roth-smithGli ottant’anni e la scrittura: Philip Roth depone la penna, Wilbur Smith non demorde

di Massimo Maugeri

Philip Roth è uno dei miei massimi punti di riferimento letterari. I suoi libri (in Italia li pubblica Einaudi) hanno contribuito a rendere grande la letteratura mondiale degli ultimi decenni: da «Pastorale americana» a «Il complotto contro l’America» (giusto per citarne un paio) … fino ad arrivare a «Everyman» (quest’ultimo, a mio avviso, è uno dei più importanti romanzi del nuovo millennio).
Come molti degli appassionati di Roth, sono rimasto colpito nell’apprendere (sul finire dell’anno scorso) la notizia della sua decisione di rinunciare a scrivere. Niente più romanzi firmati dall’ideatore del personaggio Nathan Zuckerman (alter ego dell’autore). Certo, tra qualche settimana (il 19 marzo) Roth compirà ottant’anni. E a una certa età, com’è normale che sia, la stanchezza prende il sopravvento.
Lo stesso Papa Ratzinger, nei giorni scorsi, ci ha sorpreso annunciando pubblicamente la volontà di lasciare il suo ministero petrino. Per portare avanti certe attività – come quella richiesta dal ruolo di Papa – bisogna avere a disposizione energia fisica, mentale e dell’anima. Quando tale energia viene meno, è meglio farsi da parte. Sebbene a malincuore. Quella di Roth, però, più che una stanchezza fisica e mentale è una stanchezza creativa.
A un certo punto, il celebre scrittore si è accorto di non aver più nulla da dire. Ma c’è altro. Qualcosa che discende dal personale rapporto dell’autore con la scrittura. “Non ho più la forza per sopportare la frustrazione”, ha dichiarato Roth. “Scrivere è una frustrazione, una frustrazione quotidiana, per non parlare dell’umiliazione. Non ce la faccio più a immaginare di passare altre giornate in cui scrivi cinque pagine e le butti via. Non ce la faccio più”. Da qui la decisione.
Diverso è l’approccio di un altro romanziere di fama planetaria come Wilbur Smith, appena riapprodato in libreria con un nuovo romanzo già divenuto bestseller: “Vendetta di Sangue” (Longanesi). Pur essendo coetaneo di Roth (entrambi appartengono alla classe 1933), Smith (che ha compiuto gli ottant’anni il 9 gennaio) ha un rapporto del tutto differente con la scrittura e con la produzione creativa. Di smettere, non se ne parla. Anzi, di recente Smith ha anche siglato un contratto con l’editore HarperCollins, sulla base del quale un team di co-autori svilupperà trame da lui ideate (alla stregua di quanto accadeva anche in passato con autori come Alexandre Dumas). L’importanza che si dà alle proprie storie, in questo caso, va oltre il limite stesso delle proprie pagine. Esiste dunque un’età superata la quale è meglio deporre la penna dentro il cassetto e rinunciare a scrivere? Probabilmente no. Dipende, oltre che dalla stanchezza e dalla vecchiaia, dal senso stesso che si attribuisce all’attività chiamata scrittura. E da come ci si relaziona a essa.

Articolo pubblicato sul quotidiano LA SICILIA del 17/02/2013

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