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MELISSA, LA DONNA CHE CAMBIÒ LA STORIA – intervista a Valter Binaghi

marzo 16, 2013

MELISSA, LA DONNA CHE CAMBIÒ LA STORIA – intervista a Valter Binaghi
[Newton Compton, 2012 – pagg. 315 – euro 9,90]

Leggi lo stralcio del libro su Letteratitudine

di Massimo Maugeri

Il nuovo romanzo di Valter Binaghi è ambientato a Crotone, nel 509 a. C.
Protagonista del libro è Melissa, figura femminile e letteraria potentissima. Ne discutiamo con l’autore.

Caro Valter, anche per te la mia tipica domanda di “apertura”. Come nasce questo tuo nuovo romanzo? Da quale idea o esigenza?
Ci sono sempre molte cose che concorrono a fornire i “materiali” di una storia, eppure nessuna di esse è l’essenziale, perchè ciò che dà forma ed energia al tutto è piuttosto una “visione”. Qui c’è la mia passione per la storia antica, specialmente nelle sue pieghe più ignorate (in questo caso l’Italia pre-romana), il mio interesse professionale (insegno Filosofia e Storia in un Liceo) per il pensiero classico e in particolar modo per il pitagorismo, la mia scoperta recente di una filosofia del femminile (il cosiddetto “pensiero della differenza”, a partire da Luce Irigary). Ma la “visione” è quella di una donna, Melissa, spuntata improvvisamente dalle soglie della mia fantasia, una donna di cui avrei potuto innamorarmi in un momento qualsiasi della mia vita.

Cos’è che ti ha colpito di più del personaggio di Melissa, al punto da spingerti ad occupartene in forma narrativa?
Ho “costruito” Melissa a partire da quello che, nell’elenco dei filosofi pitagorici tramandato dagli antichi frammenti, è solo un nome. Pitagora fu il primo, in una società misogina come quella greca, ad aprire il suo cenacolo filosofico alle donne. Nello stesso tempo mi sono reso conto che, ciò che mi ha sempre maggiormente attratto del pitagorismo, vale a dire la mistica dell’armonia, la musica come espressione cosmica e medicina dell’anima, sono valori che sento come profondamente femminili, al contrario di quel razionalismo legislatore e produttivista che pure emerge dal pensiero greco e stende la sua ombra lunga sulla storia dell’Occidente.

Qual è il contesto storico/sociale in cui Melissa si muove?
Scampata alla strage (il primo cenacolo pitagorico, a Crotone, fu attaccato e distrutto per motivi politici) Melissa finisce venduta come schiava ad un capo sannita. La sua saggezza e il suo talento nell’arte della guarigione la porteranno all’emancipazione, ma anche ad incontri proficui con le altre popolazioni dell’Italia antica: un chirurgo etrusco, un druido celta, sono personaggi non del tutto secondari del libro. La sua è una vita molto avventurosa: guerriera, guaritrice, moglie e madre, infine guida della sua comunità, fino agli ultimi anni spesi in una solitaria ricerca della Luce.

Quali sono i pregi e i difetti di “Melissa / personaggio letterario” che vive tra le pagine del tuo romanzo?
Ho cercato di coniugare il ritmo e le passioni di un romanzo avventuroso con la profondità di una ricerca della saggezza che naturalmente è innanzitutto la mia ricerca. Questo mio ultimo libro (l’unico che abbia una protagonista femminile) mi ha lasciato un senso di pacificazione: come se scrivendolo io fossi riuscito finalmente a riunire il maschile e il femminile che sono in me, compito che Jung riteneva essenziale per una maturità psicologica. L’idea è che il lettore faccia, percorrendo il testo, un’esperienza simile. Ma sulla riuscita, letteraria e filosofica, dell’opera, non sono certo io a dover dire l’ultima parola.

Nella sua recensione su Carmillaonline Mauro Baldrati qualifica questo tuo libro come “romanzo femminista”. Sei d’accordo?
Nel senso cui alludevo sopra, sì. Se però per femminismo s’intende quella corrente di pensiero che tende ad appiattire l’umanità nell’individuo astratto, cui il sesso si aggiunge come un’appendice, allora la risposta è no. Il femminismo storico ha molti meriti dove ha costretto il mondo a prendere atto di una intollerabile inferiorità delle donne nel mondo del lavoro, della cultura e della politica, ma ha anche il grave demerito di aver creduto che la liberazione della donna passasse per la cancellazione della differenza psicologica oltre che biologica che la contraddistingue. Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel comprendere, e questo avverrà quando il maschile e il femminile daranno luogo a una nuova sintesi intellettuale e morale, non quando saranno distrutti in una neutralità presunta. La neutralità è solo della macchina.

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