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REGINA NERA. LA GIUSTIZIA DI MILA, di Matteo Strukul (uno stralcio del libro)

marzo 19, 2013

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo REGINA NERA. LA GIUSTIZIA DI MILA, di Matteo Strukul (edizioni e/o – collezione Sabot/age – pagg. 208). In libreria dal 20 marzo.

La scheda del libro
Un bosco sperduto del Trentino Alto Adige. Una bianca distesa di neve. Una donna torturata e uccisa a cui hanno cavato gli occhi. Mila Zago, cacciatrice di taglie per la BHEG, l’agenzia segreta per la sicurezza europea, viene incaricata di catturare l’autore del massacro. Ma procedendo nell’indagine, Mila scopre che la storia della donna uccisa s’intreccia con quella di Laura Giozzet, la prima candidata premier italiana: una donna che rappresenta una novità talmente sconvolgente per il sistema politico del Paese che qualcuno ha deciso di chiuderle la bocca a colpi di pistola, riducendola in fin di vita. In questo nuovo capitolo della sua Ballata, Mila si scontrerà con sette sataniche, politici corrotti e contro le più spietate e allucinanti sopraffazioni degli uomini. Con Regina nera, Matteo Strukul mescola il pulp al noir più cupo, quello di James Ellroy e Stieg Larsson, ripercorrendo le tracce di Ernst Theodor Amadeus Hoffman in compagnia di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. Un sequel

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Dal romanzo REGINA NERA. LA GIUSTIZIA DI MILA, di Matteo Strukul

(Per gentile concessione delle Edizioni e/o)

La camera bianca, sterile, con il soffitto alto, il letto enorme in cui, sotto le coperte e le lenzuola candide, giaceva adagiata su un paio di grandi cuscini morbidi.
Aveva voluto vedere la diretta trasmessa da un’emittente locale. Il dottor Giorgi aveva acconsentito. E ora Laura si ritrovava a fissare un vecchio televisore a colori che le aveva recuperato sua sorella Carla.
Il dottor Giorgi aveva orientato l’antenna portatile. Ancora una volta era stato affabile e pieno di energia. Ancora una volta le infermiere le avevano sorriso. Ancora una volta si era svegliata nella brillante pulizia di quella camera. Eppure, giorno dopo giorno, ora dopo ora, il non sapere dove fosse Giulia la corrodeva dentro. La disperazione delle prime ore e la temporanea euforia del sapersi viva, nonostante tutto, avevano ceduto il passo ad un costante e impietoso logoramento che, temeva, l’avrebbe condotta progressivamente alla pazzia.
Cercava di combattere quell’apatia amara, quel senso di graduale ma ineluttabile sfacelo della sua volontà. Voleva opporsi alla resa per fare in modo che, ovunque fosse, Giulia potesse essere orgogliosa di lei. Ma non ci riusciva. Era come tentare di non guardare in fondo al burrone, ben sapendo che, prima o poi, gli occhi sarebbero finiti proprio lì.
Laura aveva annegato lo sguardo dentro alla scatola del televisore: il corteo sfilava per il lungo corso di quella città che conosceva così poco. Lei, bellunese, legata alle montagne, poi trasferitasi a Roma e Milano, adesso si ritrovava in una camera dell’ospedale Giustiniani a fissare un gran numero di persone che ai suoi occhi sembravano una massa ondeggiante come l’acqua del mare.
Avrebbe dovuto esserci anche lei in quel corteo, invece aveva una flebo attaccata al braccio e una debolezza che la svuotava di ogni energia vitale.
Giulia: gliel’avevano ghermita e l’avevano portata chissà dove. Nessuna notizia, nessuna rivendicazione, nessuna richiesta di denaro.
La classe politica si era stracciata le vesti, gridando tutta la propria indignazione. I giornali avevano sparato titoli a quattro colonne; la magistratura era al lavoro; le indagini di polizia erano in corso, la macchina dello Stato procedeva a pieno regime, ma i rapitori sembravano svaniti nel nulla. Tornò con gli occhi sullo schermo.
Un velo di lacrime le annebbiava la vista. Il suo petto spezzato era una cassa di dolore e rabbia, annientato dalla frustrazione per quel non sapere, per quell’essere ridotta su un letto e obbligata all’inazione. Una tortura che le stava procurando una lenta agonia. La camera bianca le girava attorno, simulacro di una tomba asettica, anticamera di un inferno beffardamente paradisiaco.
Partito dalla Stazione, il corteo di donne avanzava, percorrendo Corso del Popolo e poi il Listòn. A Laura sembrò una colonna funebre, un serpente di creature uccise che provavano a ribellarsi a un Paese già morto.
Le lacrime presero a scenderle più copiose. Si odiava per l’incapacità di reagire, per essere stata ridotta in quel modo, per non aver capito prima che quell’uomo le avrebbe colpite. Si odiava per non aver saputo difendere sua figlia. Era una fallita, una presuntuosa piccola creatura che non aveva coscienza dei propri limiti, pur così evidenti. Come aveva potuto anche solo pensare di candidarsi alla guida di un Paese?
Poi, quando sua sorella era salita sul palco, qualcosa in lei si era acceso di nuovo.
Rimase ad ascoltare quel fiume di parole, rivolte a tutte le donne rimaste a guardare l’Italia che andava a sfasciarsi contro il nulla delle proprie scelte. Quel nulla che stava inghiottendo tutto.
Ai suoi occhi le donne avevano la loro parte di colpa. Eppure, sentiva che le parole di Carla non erano pronunciate per confondere, per camuffare la realtà delle cose.
L’aveva sorpresa, sua sorella.
Quanta passione, quanta voglia di incendiare gli animi senza tradire la ragione, l’idea di mobilitarsi, di fare delle cose davvero importanti.
Più la guardava, più restava a bocca aperta. Sembrava volersi tuffare da un momento all’altro in mezzo alla folla.
Un po’ alla volta una sensazione dolce, piena di speranza e coraggio riuscì a farsi spazio dentro di lei.
Era come se il sacrificio suo e di Giulia fosse diventato una città ed era come se nella città vi fosse una casa, e in quella casa una donna, e nella donna battesse un cuore. Ed era come se Carla avesse preso quel cuore, il cuore di quella e di ogni altra donna, per portarlo con sé e gridare alla folla quanto lo amasse.

(Riproduzione riservata)

@ edizioni e/o

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Scoperto da Massimo Carlotto, Matteo Strukul ha pubblicato per le nostre edizioni La ballata di Mila (vincitore del Premio speciale Valpolicella 2011 e semifinalista al Premio Scerbanenco 2011), e ha altresì scritto la sceneggiatura del fumetto Red Dread (Lateral Publish 2012), basato sulle avventure dell’eroina del suo primo romanzo, Mila Zago, disegnato da Alessandro Vitti e vincitore del Premio Leone di Narnia 2012 come miglior fumetto seriale italiano. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, collabora con Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre e La Tribuna di Treviso. È inoltre ideatore e fondatore di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha ricevuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler, nonché direttore artistico dello Sugarpulp Festival. Dirige Revolver, nuovo marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al noir.
Vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino. Il suo sito internet è: www.matteostrukul.com. Potete scrivergli a matteo@matteostrukul.com.

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