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Archive for aprile 2013

IN ATTESA DELLA PRIMAVERA – Gordiano Lupi – Yoani Sánchez

IN ATTESA DELLA PRIMAVERA
Gordiano Lupi – Yoani Sánchez
Edizioni Anordest – Prefazione di Mario Calabresi – Pag. 230 – Euro 12,90

In questo libro Gordiano Lupi racconta la lotta di Yoani Sanchez contro Fidel Castro, contro la mancanza assoluta di libertà, contro la dittatura.
Attraverso i suoi post la blogger cubana cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul fatto che Cuba non è quella delle cartoline e dei tour operator ma quella di una dittatura vergognosa che costringe i cubani a vivere al di sotto della soglia della povertà. Già due volte arrestata, la sua vita è appesa a un filo, ma le resta ancora il coraggio e la dignità di pubblicare un libro in cui cerca di farci capire che ancora oggi c’è gente che rischia la propria vita per un futuro migliore.

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La presentazione di Mario Calabresi

Due persone sono state decisive per convincermi definitivamente dell’importanza del lavoro che Yoani Sánchez porta avanti da anni: Barack Obama e il mio barbiere. Nel 2009 Yoani inviò alla Casa Bianca sette domande sul futuro di Cuba, indirizzate al presidente Obama. Una persona qualunque poteva attendersi come replica, al massimo, due righe cortesi di ringraziamento redatte da qualcuno dello staff presidenziale. Passarono invece poche settimane e a casa di Yoani arrivò una risposta scritta di Obama, che si dilungava nel dettagliare la linea della sua Amministrazione nei confronti del regime castrista. “Il suo blog – scrisse tra l’altro il presidente alla Sánchez – offre al mondo una finestra unica per scoprire la realtà della vità quotidiana a Cuba”. Il settimanale “Time” aveva già inserito poco tempo prima Yoani nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta. Ma la mossa di Obama significava qualcosa di più, perché faceva della blogger cubana un interlocutore diretto per il governo degli Stati
Uniti, un modo per l’America di raggiungere direttamente il popolo cubano. Nel nostro piccolo, noi de La Stampa da questo punto di vista avevamo preceduto il presidente americano di diversi mesi, riconoscendo l’eccezionale opportunità di capire Cuba che ci offrivano i racconti di Yoani. Il governo de L’Avana nella primavera 2009 le vietò di partecipare al Salone del Libro di Torino: l’espatrio per Yoani era solo un sogno e sarebbero passati altri quattro anni di battaglie prima che le fosse concesso di avere il passaporto e lasciare l’isola. Visto che il regime all’epoca non la lasciava andare in giro per il mondo e ostacolava in ogni modo il suo lavoro sul web, decidemmo di darle ospitalità sul nostro giornale e su LaStampa.it, diventato la casa italiana del blog “Generaciòn Y” di Yoani. Da allora, è diventata una di “famiglia” per noi della Stampa, una testimone eccezionale che ci ha aiutato a scoprire la complessa evoluzione delle vicende cubane. Attraverso Yoani, però, sono stati soprattutto i lettori italiani a vivere l’altalena di frustrazioni e piccole e grandi conquiste che caratterizzano la vita quotidiana sotto uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. Yoani ha storie da raccontare che colpiscono chiunque, dal presidente degli Stati Uniti alla gente comune. A farmelo capire è stato il mio barbiere. Un giorno sono entrato nel suo negozio, mi sono seduto per attendere il mio turno e sul tavolino in bella evidenza, dove di solito dominano le riviste di gossip, ho visto il libro “Cuba Libre” di Yoani. “Cosa ci fa qui?”, ho chiesto al barbiere. “L’ho comprato perché ero incuriosito dall’autrice – mi ha risposto – e ho scoperto che ci racconta come si vive davvero a Cuba, senza censure. Lo tengo a disposizione dei clienti nella speranza che lo sfoglino, così il tempo che passano nell’attesa serve a qualcosa. Gli ho regalato una finestra su Cuba…”. Il mio barbiere a Torino la pensava esattamente come Barack Obama a Washington. E allora buon viaggio con Yoani. (Mario Calabresi) Leggi tutto…

IL POLLAIO DICE NO

il pollaio dice noIL POLLAIO DICE NO! – una favola di Salvo Zappulla, con illustrazioni di Lucia Scuderi
Il pozzo di Giacobbe – pagg. 40 € 12,90

Il volume sarà presentato a Catania, il 07/05/13, alle ore 17.30, presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia
Interverranno: Elvira Seminara, Lucia Scuderi, Salvo Zappulla

Il gallo se ne sta comodo sul ramo del fico a leggere il giornale quando una notizia lo colpisce così tanto che ruzzola giù dall’albero.
Tocca a lui dare il triste annuncio al pollaio: fine della libertà, niente aria aperta, basta razzolare.
I padroni infatti hanno scelto l’allevamento in batteria e il pollaio sarà trasformato.
Non tutto però andrà come gli uomini si aspettavano e sarà una dura lezione.
Un libro illustrato che invita a riflettere su un tema importante: il rapporto degli uomini con gli animali.

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Un brano del libro
La vita dei poveri animali subì una svolta tragica, tristi e depresse doveva¬no produrre uova senza un momento di svago.
Il gallo non riusciva a darsi pace, si sentiva inutile, un re senza esercito e senza poteri. Doveva escogitare qualcosa.
Pensò e ripensò e alla fine trovò l’idea che gli sembrava buona.
Andò a parlare con le galline.
«Dovete ribellarvi» disse loro a bassa voce per non farsi sentire «Dovete mandare in tilt la loro maledetta catena di montaggio!».
«E in che modo?» chiesero le poverette.
«Farete uova quadrate, cubiche per l’esattezza, in modo che non possano rotolare per le condotte e mandare tutto il sistema in crisi» disse il gallo svelando il suo piano. Leggi tutto…

IL MIRACOLO DI DON PUGLISI, di Roberto Mistretta (a Catania, il 2 maggio)

Il miracolo di don PuglisiIL MIRACOLO DI DON PUGLISI, di Roberto Mistretta
Anordest edizioni, 2013 – pagg. 220 – euro 11,90

“Il miracolo di Don Puglisi”, di Roberto Mistretta, sarà presentato a Catania, giovedì 2 maggio, ore 17,30, presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, 91. Interverranno: Massimo Maugeri e Don Marcello Pulvirenti
Sarà presente l’autore.

in collaborazione con: Associazione Libera di Catania

Questo libro racconta la storia di un miracolo, la conversione di Giuseppe Carini che smaniava per diventare un uomo d’onore, ma dopo avere incontrato sulla sua strada don Pino Puglisi, ha scelto di testimoniare contro la mafia, di fare nomi e cognomi, di puntare l’indice accusatorio. Una scelta di vita pagata a caro prezzo. Carini è nato e cresciuto a Brancaccio, quartiere/ghetto di Palermo dove la mafia spadroneggia. Ieri come oggi. Lo stesso quartiere dove un giorno qualunque del 1990, arrivò in punta di piedi don Pino Puglisi e la vita di Giuseppe Carini cambiò. Radicalmente. Oggi Carini è un testimone di giustizia, sottoposto dal 1995 allo speciale programma di protezione. È un testimone/fantasma che ha usufruito del cambio di identità, che ha dovuto tagliare tutti i contatti con la sua vita precedente, con la sua terra, con la sua famiglia. Un testimone che lotta per continuare ad affermare quei precetti di verità e giustizia che rendono gli uomini, tutti gli uomini, veramente liberi.
Quei precetti messi in pratica da don Puglisi nell’esercizio del suo ministero in una terra di frontiera dove lo Stato era assente, dove i bambini crescevano per strada, dove i giovani idolatravano gli uomini d’onore.
Don Puglisi ha mostrato un’alternativa, una nuova opportunità di vita, un sentiero di riscatto. Carini l’ha colta. Questo libro ripercorre capitolo dopo capitolo, quei giorni palermitani, l’incontro tra Carini e don Pino, l’inizio di una sinergia mai venuta meno, neppure dopo il martirio di don Puglisi. Si sofferma sulla catarsi di quel giovane votato all’assassinio e che invece degli assassini è diventato fiero avversario. Mostra aspetti inediti della personalità di don Puglisi che proprio a Carini, all’epoca studente di Medicina e suo collaboratore in parrocchia, si raccomandò: “Non lasciarmi solo quando l’ora verrà”. E quando quell’ora triste venne, Carini adempì a quell’impegno e rimase per tutto il tempo al suo fianco mentre il medico legale eseguiva l’autopsia sul corpo di don Puglisi. Siamo abituati a cercare miracoli impossibili e a volte non vediamo che i miracoli ci camminano accanto. Giuseppe Carini con la sua testimonianza di verità, è il miracolo vivente di don Puglisi.

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Roberto Mistretta giornalista, vive e lavora a Mussomeli (Cl) la Villabosco dei suoi romanzi. È autore della serie noir con protagonista il maresciallo dei carabinieri Saverio Bonanno, pubblicata con successo nei paesi di lingua tedesca: Germania, Austria e Svizzera. Ha vinto diversi premi letterari ed ha partecipato a festival e manifestazioni culturali a carattere nazionale. È autore del radiodramma “Onke Binnu” sulla cattura di Binnu Provenzano, mandato in onda con successo da Radio Colonia. Nel 2011 ha pubblicato “Giudici di frontiera”, raccolta di interviste a sei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia.

© Letteratitudine

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NOTTE A STROMBOLI, di Antonio Prestifilippo

Notte a StromboliNOTTE A STROMBOLI, di Antonio Prestifilippo
Armando Siciliano editore, pagg. 262, euro 18

NOTTE A STROMBOLI, di Antonio Prestifilippo, sarà presentato a Catania, venerdì 3 maggio 2013, ore 17.00, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” di Viale Africa – Piazzale Asia s.n.
L’incontro è organizzato dalla (FIDAPA) FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI
con la partecipazione di: Associazione culturale “Sebastiano Addamo”, Fidapa Acireale, Kiwanis Catania Etna, Salotto letterario di Dora Coco
A cura di: Sergio Sciacca e Sarah Zappulla Muscarà. Leggerà brani del romanzo Agostino Zumbo.

“Accese la radio, vi infilò il cd dei Pink Floyd, A Momentary Lapse of Reason, e giurò a se stesso con severità che, qualunque cosa fosse accaduta nel mondo da quella notte in poi, non avrebbe più dovuto riguardarlo, se non incidentalmente”.
Sandro Sarti è un giornalista in crisi. Chiede al suo direttore un anno sabbatico e lascia Roma, dove vive da venticinque anni, per tornare in Sicilia, un luogo della memoria disabitato dopo la morte dei genitori. Parte da qui il romanzo “Notte a Stromboli” (Armando Siciliano editore), romanzo di Antonio Prestifilippo, cronista di lunga esperienza.
Pubblichiamo, di seguito, alcuni stralci del libro.

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Alcuni stralci tratti dal romanzo NOTTE A STROMBOLI, di Antonio Prestifilippo (Armando Siciliano editore)

I brano
Per lui era una sensazione quasi nuova quella resa meravigliosa
al sonno, quell’abbandono profondo e incondizionato. Si riteneva una
rara specie di veterano delle notti bianche. Conosceva benissimo e
dolorosamente tutte le sfumature del buio fino allo squillo della luce
naturale. Fino all’altro ieri, quando cercava di addormentarsi, serrava
le palpebre e allora le pupille percorrevano orbite cocciute e inafferrabili,
in su e in giù, da una parte all’altra, trasversalmente, obliqua –
mente. Capitava ormai sempre più raramente che il sonno scivolasse
liquido, goccia dopo goccia, in quell’angolo quieto che gli consentiva
di svestirsi dalla vita. Le pupille continuavano a sgomitare, restituendogli
solo immagini riflesse, incubi, paure e inganni lunghi come
lame che sbucavano dal buio con un brillìo improvviso e accecante.
Constatava di non essere più in grado di ripararsi razionalmente da
questo girone infernale che l’inghiottiva quasi ogni notte. E si era convinto
che il rimedio farmacologico, sonniferi, tranquillanti e ansiolitici,
non gli aveva risolto un bel nulla. Continuava a prenderli regolarmente
ma l’effetto era solo un intontimento momentaneo, capace solo di stendere
un tessuto quasi impalpabile tra sé e l’istinto animale a vegliare. Leggi tutto…

FILIVESPIRI, di Santi Terranova

FilivespiriSanti Terranova: “Filivespiri” (ed. Melino Nerella)

Il libro verrà presentato a Siracusa il 30 aprile, h. 18, presso UNA Hotel ONE, sito in Via Diodoro Siculo 4.
Relatori: Simona Lo Iacono e Sebastiano Grimaldi
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di Simona Lo Iacono

La canicola balza feroce, svena le forze, s’abbatte – arraggiata – sulle poche teste ancora erette, non intorpidite dal sonno.
Nessuno a quest’ora, in Sicilia, e nel mezzo d’una estate rapace, s’intestardirebbe a mettere naso fuori  casa, dove le donne hanno combattuto contro l’afa appiattendo gli scuri, coprendo le aperture, creando penombra e un poco di ristoro.
E c’è chi si lascia cadere sul divano buono, su cui è stato steso un lenzuolo pulito, bianco e ricamato, per far passare quelle ore trasognate, dispettose. Chi invoca requie col ghiaccio e la strategica posizione delle correnti d’aria. Chi si lascia vincere, e preferisce un’immobilità che le vespe e le mosche scambieranno per quella d’un morto.
E’ la controra, quel passaggio ardente e infervorato che va dal dopo pranzo al tramonto, e che in Sicilia ha la consistenza degli inferi luciferini, delle maccalube fumose di un vulcano.
Nessun siciliano è ben disposto in quest’ora, né si troverebbe alcuno incline alla conversazione o al lavoro. E’ un’ora oziosa per necessità, ma anche sognosa e maliarda. D’altra parte, non potendo fare altro, il siciliano in quest’ora diventa contemplativo, e si lascia rosolare volentieri dai ricordi.
E sarà allora per questo che Santi Terranova con  ironia  dolcissima, raccoglie i suoi racconti sotto il nome di “Filivespiri”. Una parola arcana, che pare alludere a un finissimo respiro, e che invece no. Non è che un’espressione del suo paese (Lentini)  per indicare l’approssimarsi del vespro, del sollievo e della tregua dal male lancinante della calura.
Con leggerezza tutta venata di umanità, di divertitissima arte di stare al mondo, Santi Terranova narra le vicende dell’avvocato Valenti ripercorrendo le estati adolescenziali a Santhià, i casi giudiziari più curiosi, persino uno sfortunato viaggio a Istanbul con finale rivincita processuale. Una verve godibilissima, la sua, che sa però affondare nel cuore, nella pietà umana, nel dolente andare e venire del tempo. E che – soprattutto – ci restituisce una Sicilia nostalgica e saporosa, in cui la bellezza fa da contraltare al dolore, alle faide sempre latenti nelle aule di tribunale, alle imbizzite della sorte.
Chiedo quindi all’autore di parlarci di questo personaggio così riuscito, che alterna buon umore e malinconia, amore per la vita e dolentissima consapevolezza della precarietà delle cose umane.
– Carissimo Santi, chi è, in sostanza, l’avvocato Valenti? Leggi tutto…

“RACCONTO”: LA NUOVA SEZIONE DE “LO STRANIERO”

Lo StranieroUna importante novità per Lo straniero. A partire dal prossimo numero, che sarà in libreria il 7 maggio, la rivista diretta da Goffredo Fofi ospiterà ogni mese una nuova ampia sezione dedicata al Racconto. “Lo straniero”, il mensile che si occupa di arte, cultura, scienza e società, fondata a Roma nel 1997 da Goffredo Fofi, è pubblicato da Contrasto.

Così Goffredo Fofi sintetizza e descrive le intenzioni e i contenuti della nuova sezione:

Nel numero 155 di “Lo straniero”, mensile di “arte, cultura, scienza e società”, oltre a un ricco dossier sull’Albania che richiama l’attenzione su novità e problemi del “paese di fronte” del quale i media italiani, dice “Lo straniero”, non si occupano abbastanza, oltre a un saggio di Giorgio Agamben su un celebre frammento di Benjamin sul “capitalismo come religione”, oltre a molti interventi su quanto accade nella società (e nella politica) nel nostro paese, compare una nuova ampia sezione dedicata al Racconto. O meglio, alle narrazioni del tempo presente che, attraversando i “generi”, possono aiutarci nella sua comprensione. Nelle intenzioni dei redattori della rivista, esse dovrebbero rispondere a un crescente bisogno di ascoltare, di “sentire”, di immaginare, di capire ciò che accade e ci accade, in Italia e nel mondo: narrazioni più che riflessioni, per un allargamento della nostra visione della realtà, per un confronto diretto con ciò che cambia attorno a noi e dentro di noi.
In questa sezione troveranno posto racconti veri e  propri di autori contemporanei italiani e stranieri, racconti in versi, atti unici o sketch teatrali, storie di vita scritte in prima persona o registrate, storie a fumetti, materiali cinematografici, inchieste e reportage e altre possibili esplorazioni dell’arte e della pratica del racconto che non escludano coloro che non hanno parola e che tuttavia bisogna ascoltare.
In questo prima esplorazione compaiono dunque: un racconto di Giuseppe Montesano (sui rapporti tra generazioni nel mondo delle arti e su molto d’altro) e uno di Andrej Volos sugli scabrosi e fin paradossali rapporti tra le etnie nell’ex impero sovietico, il racconto di un esordiente, Carmelo Montagno, su uomini e animali, le “storie di vita” di un giovane nigeriano immigrato nel nostro paese , M. M. da Warry, e di una ragazza palestinese, Dalia Mouin Rabbani, la testimonianza di una concorrente del “Grande Fratello” raccolta da Matteo Garrone, un poemetto di Paolo Lanaro che narra in versi una città, Vicenza, e infine il fumetto sul mondo dell’infanzia di un disegnatore genovese, Paolo Cattaneo. Sono tutti modi che, nelle intenzioni della redazione, dovrebbero contribuire all’esplorazione e conoscenza del mondo in cui viviamo, tentando di uscire dai confini delle forme più rigide in cui ci si chiede di confrontarci con la realtà Per  allargare la nostra visione e anche, nelle intenzioni dei redattori dello “Straniero”, di reagire attivamente alla mutazione in atto, di pensare o ripensare il futuro.

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GLI STARTER DI DOPPIOZERO

Segnaliamo l’iniziativa editoriale “Starter” di Doppiozero riguardante la pubblicazione di ebook brevi che introducono criticamente il lettore attraverso ritratti puntuali e godibili. Scritti da autori già noti ai quali si affiancano studiosi e scrittori più giovani, gli ebook hanno un taglio non accademico, che privilegia scelte interpretative personali con un occhio attento alla qualità della scrittura e ad una leggibilità fluida, ma non banale, senza trascurare le informazioni indispensabili alla comprensione delle opere più importanti e delle tematiche più significative.
Gli ebook di Starter sono in vendita a 1 euro (comprensivo sia della versione pdf che epub) e sono acquistabili sia su www.doppiozero.com sia su Amazon.

In questo momento sono disponibili:
Luigi Grazioli, Emmanuel Carrère
Veronica Vituzzi, Francesca Woodman

A breve Starter offrirà testi riguardanti Walter Siti, Irène Némirovsky, Geoges Perec, Gianni Celati, David Forster Wallace, Roberto Bolaño, Vladimir Nabokov, Christopher Isherwood, Philip K. Dick.
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CUORE CAVO, di Viola Di Grado (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il 1° capitolo del romanzo CUORE CAVO, di Viola Di Grado (edizioni e/o)

La scheda del libro

In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura formidabile per originalità e poesia, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che lo segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Si rimane seriamente scossi da questa lettura, in cui Di Grado conferma appieno la sua unicità.
Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell’“anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti
e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto. Un romanzo sulla morte e sulla “vita-dopo-la-morte” innovativo e conturbante, la conferma evidente di uno dei maggiori talenti della narrativa di questi anni.

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Dal romanzo CUORE CAVO, di Viola Di Grado (edizioni e/o)

Nel 2011 è finito il mondo: mi sono uccisa.
Il 23 luglio, alle 15.29, la mia morte è partita da Catania. Epicentro il mio corpo secco disteso, i miei trecento grammi di cuore umano, i seni piccoli, gli occhi gonfi, l’encefalo tramortito, il polso destro poggiato sul bordo della vasca, l’altro immerso in un triste mojito di bagnoschiuma alla menta e sangue.
Il 23 luglio, in piena estate, giù per le scale polverose del mio palazzo, giù come vene dell’asfalto unto e bollente, insidiosa, la mia morte si è propagata da via Crispi 21 alle strade circostanti, al Duomo con i suoi piccioni e i suoi turisti in shorts, al fiume Amenano che odora di carogna e scompare sottoterra. Dal mio sistema nervoso centrale alle strade centrali, da freddo a caldo, un guasto perfetto senza ritorno. Giù nel cuore nero della pietra lavica, dall’acquedotto romano ai vialetti pieni di erbacce e birre vuote del parco Gioeni, alle scale ardenti della Santissima Trinità, alle facce grigie di San Pietro e Paolo fuori dalla chiesa di Sant’Agata al Borgo. Da lì è sfrecciata fino ai marciapiedi stret ti della Scogliera, un grido nel fondo del mare, un soffio nei polmoni dei gabbiani. In mezzo al chiasso dei lidi, al sudore, ai vapori di deodorante e crema solare. Geometrica nel getto delle docce, brutale in fondo agli scarichi, giù in mezzo alle cicche, dentro i profilattici usati, giù martire fino alle fogne, giù nel buio e nella merda, annodata ai capelli e alle code dei ratti.
Dopo quattro ore la temperatura del mio corpo è precipitata, soprattutto nei miei organi interni.
Prima il cervello.
Poi il fegato.
Poi la cute.
Poi il mar Ionio: si è indurito come un pugno.
A quel punto la mia morte ha spiccato di nuovo il volo. È salita fino all’Etna, sfrecciando tra i pini di Linguaglossa, furiosa come un innamoramento, segreta come un virus. Dai rami svuotati del mio sistema vascolare a quelli essiccati delle be tulle, dai miei lunghi capelli scuri alle chiome degli aceri disfatte dall’afa, dalle distese buie dei miei nervi collassati alle distese di campi brulli, a ovest, che tremarono per un attimo come sotto defibrillazione e poi si fermarono per sempre. Fulminea, umida, annodata alle radici di ogni leccio bluastro, nel Bosco Chiuso, dentro ogni ghianda acerba, fino in fondo alla terra assetata e poi di nuovo via. Su a mille metri di quota, nera con le querce, minuscola con le formiche. Su e ancora su, fino in cima, un fuoco al contrario dal cielo al cratere. L’incubazione è durata due giorni, poi, all’alba del 25 luglio, il cratere sud-est del vulcano ha improvvisamente eruttato. La lava è crollata dal fianco orientale, fino alle sette di sera. Una fontana di sangue selvatico senza più gli argini delle vene. Leggi tutto…

CIELI VIOLATI, di Anna Vasta

Pubblichiamo la prefazione della silloge “Cieli violati” di Anna Vasta (edizione Ensemble), firmata da Luigi La Rosa. Di seguito, alcune poesie messe a disposizione per Letteratitudine dall’autrice.

Cieli violati. Cieli ribollenti, incalzanti, con l’ardore di nuvole in fermento avanzanti verso il suolo, grigio correre di nembi in celesti sprazzi di cielo, poi affogati nella neve dell’oblio che tutto copre, e censura, e tutto quieta delle umane tragedie, inutili, invisibili, di fronte a tanto sfacelo. Sfarzo di natura che avvolge la vita, e ne governa, quietamente, irrevocabilmente, le sorti.

Anna Vasta e le epifanie della ferita

dalla prefazione di Luigi La Rosa

C’è una poesia raffinata, colta, sensuale, nutrita degli umori oscuri della terra, percorsa dagli spiriti alati dell’aria, poesia di spettrali visitazioni, di vibranti sussulti, di luminescenti epifanie, impregnata delle essenze ambigue del vivere e perennemente lambita dalla lingua insidiosa della morte.
E’ una poesia dolente ma non vinta, intimista ma mai sopraffatta, il cui canto si leva sicuro a fissare simbolicamente confini e coordinate cosmologiche, e la cui portata espressiva si cristallizza in suadente cifra di partitura, in perenne melodico fremito dell’essere, in sinfonica rappresentazione dell’universo.
I cieli sotto i quali questa lirica alta e insieme viscerale, eterea ma mai spogliata della matericità del corpo s’incarna sono gli stessi che fanno da cornice al canto, che misurano gli spazi dello sguardo, che delimitano le campiture accese della visione.
Anna Vasta, poeta di squisita grazia, li sfoglia tramutandoli in dense pagine d’album, registrandovi il corsivo fluido e icastico del suo sentire, scomponendo il corpo poetico della silloge nei sentimentali momenti di un accorato diario dell’anima.
Sono cieli violati, cieli-bambini, cieli toccati dalla ferita esistenziale, che riverberano ovunque il sangue caldo dei loro crepuscoli, come la luce onirica e bruciante delle loro aurore.
Raramente la scrittura ha saputo coniugare alla parola le eloquenti potenzialità cromatiche e plastiche dell’immaginazione, e mai come in queste pagine – a mio parere tra le più belle e le più mature nella genuina produzione del poeta – l’alfabeto significante ha ceduto la ricerca del senso al dominio pieno e musicale della forma.
L’apparente fissità dei quadri attraverso i quali l’epopea di questo mondo alla deriva viene scandita si anima, gradatamente, del dinamismo accidentato e provvido delle sue manifestazioni: la natura stessa si trasforma in un organismo vivo, usurato, drammatico, quella materia nuda che si offre agli assalti impietosi del reale, riflesso di una condizione d’innocenza atavica che pervade leopardianamente tutte le cose, penetrandone il segreto, esaltandone l’incanto. Leggi tutto…

Spot nazionale contro la pedofilia girato a Catania

contro-la-pedofilia-bis1CONTRO LA PEDOFILIA: leggi il dibattito su Letteratitudine con Don Fortunato di Noto

“Aiutare i bambini è un atto di fede: non ignorarli”: questo il monito contenuto nello spot contro la pedofilia presentato in anteprima nazionale a palazzo degli elefanti dal sindaco Raffaele Stancanelli e da Don Fortunato di Noto, presidente dell’associazione Meter. Sono intervenuti il regista Daniele Gangemi, la piccola Aurora Guido protagonista dello spot, la scenografa Andrea Salomon con la produzione, il dirigente della Polizia Postale di Catania Marcello La Bella, il vicequestore aggiunto Angelica Riso, il capitano dei Carabinieri Francesco Falcone.

“Mi emoziona lanciare dalla città di Catania prima ancora che dal Vaticano, – ha affermato don Di Noto – la XVII giornata dei bambini vittime della violenza, divenuta un appuntamento internazionale, e il particolare percorso di informazione che attraverso lo spot e la partecipazione di tanti giovani artisti, che hanno colto i sogni di Meter, potrà servire a prevenire, a evitare, gli abusi nei confronti dei bambini”.

Il regista Daniele Gangemi ha voluto sottolineare come in un periodo di crisi tanti “artigiani del cinema catanese” non abbiano esitato a prestare la propria opera gratuitamente a favore dei bambini e di un modello di solidarietà “da esportare anche fuori Catania”.
Lo spot è stato realizzato da artisti catanesi che si sono uniti per appoggiare Padre Fortunato di Noto nella sua campagna contro la pedofilia, in occasione della XVII giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e della indifferenza contro la pedofilia, che sarà celebrata dal 25 aprile al 5 maggio.

Il filmato è girato a Catania con la collaborazione della Film Commission del Comune. L’attrice protagonista è Fioretta Mari. Interpreta la donna amorevole che accoglie sotto il suo manto protettivo la piccola Aurora all’interno della chiesa dove la bimba, inseguita per strada da uno sconosciuto, cerca e trova rifugio.

Location d’eccezione sono piazza Carlo Alberto e la Chiesa della Madonna del Carmine. Due le versioni previste, da 30 e 90 secondi, che saranno utilizzate come spot televisivo e materiale divulgativo per le scuole.

Nel cast di giovani talenti Leggi tutto…

IL MAGGIO DEI LIBRI – 23 aprile – 31 maggio 2013

IL MAGGIO DEI LIBRI
23 aprile – 31 maggio 2013

1. IL PROGETTO
Il Maggio dei Libri è una campagna nazionale nata, nel 2011, con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura, quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.
La campagna, promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, inizia il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO. La chiusura della campagna viene, invece, posticipata. Non più il 23 maggio – che rimane la giornata dedicata alla Festa del Libro – ma il 31.
La denominazione specifica che è stata identificata per la campagna, Il Maggio dei Libri, attraverso il nome di un mese che nella tradizione popolare italiana è legato alle feste per il risveglio della natura, rappresenta un richiamo simbolico ai concetti di crescita, di maturazione ma anche di allegria e di piacere; tutti concetti che vogliamo veicolare attraverso la campagna come collegati alla lettura.
Il tema forte che ci si propone di far emergere riguarda il valore sociale e affettivo del libro: portare il libro tra la gente, distribuirlo, farlo conoscere, esaltarne tutte le potenzialità perché sia percepito nell’immaginario collettivo come un autentico compagno di vita, per favorire e stimolare l’abitudine alla lettura. Sul territorio nazionale, dalle grandi città ai piccoli centri, regioni, province, comuni, scuole, biblioteche, associazioni culturali, case editrici, librerie, circoli di lettori, ecc, promuovono iniziative che si svolgono anche in contesti diversi da quelli tradizionali, per intercettare persone che non leggono abitualmente, ma che possono essere incuriosite, se stimolate nel modo giusto. La campagna del 2012 ha raccolto oltre 2400 adesioni, un numero grandissimo di appuntamenti che denota una forte partecipazione alla campagna su tutto il territorio nazionale.
Il Maggio dei Libri si avvale della collaborazione dell’Associazione Italiana Editori, oltre che del supporto di partner istituzionali (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Unione delle Province d’Italia, Associazione Nazionale Comuni Italiani), e si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.
Raccogliendo l’eredità positiva di tutte le esperienze precedenti, per l’edizione 2013, il Centro per il libro e la lettura e i suoi partner intendono dunque rilanciare e sviluppare le direttrici fondamentali del progetto e innescare nuovi processi che puntano al rafforzamento di un network di soggetti pubblici e privati attivi nel campo della promozione del libro e della lettura, attraverso un uso sempre più dinamico del web e un coinvolgimento più attivo delle scuole e dei lettori di domani. Leggi tutto…

DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (uno stralcio del libro)

Doppio umanoIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (edizioni Il Foglio)

Il libro
Sotto il cielo d’Africa. Al tempo delle Grandi Bestie veniva raccontata la storia di due messaggi inviati dall’essere supremo al genere umano: un primo messaggio riguardava la speranza della vita eterna mentre un secondo messaggio portava la certezza della morte. Il messaggero che reca il messaggio di vita eterna è costretto però a ritardare il suo cammino visti i dubbi della speranza mentre il messaggio di morte viene, inevitabilmente, ricevuto per primo, come unica certezza.

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Dal romanzo DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (edizioni Il Foglio)

Oggi è lo stesso giorno di ieri, eppure so che c’è qualcosa che non va. Il mondo è invaso da segnali. Basta saper cercare. Basta voler vedere.
Segnali come la lingua che si graffia sul dente scheggiatosi durante la notte non portano nulla di buono. Il rumore dei bicchieri rotti dal barista distratto indicano che ci sarà poco a cui brindare mentre il piccolo taglio presente sul viso del giornalista, frutto di una rasatura affrettata., invade il mio presente.
Oggi, Qui, in riva alla Vistola sembra essere la giornata dell’errore cosmico.
La città non riesce a mettersi in moto, è’ come una cinghia di trasmissione allentata. Borbotta, borbotta ma non si avvia. Non riesce. Non che in alto vada meglio, il cielo è compresso, dilatato quasi a voler coprire le date dei calendari
In televisione, nelle trasmissioni sul traffico, appare marcio prima di lasciare posto all’azzurro disegnato dell’oroscopo. Non so se è il mio apparecchio a contribuire o se è ininfluente rispetto a questo deturpamento celeste.
Il cielo è piatto. Le nuvole sono piatte, così come gli umori, piatti per una realtà bidimensionale, errata così si presenta l’errore cosmico. Il giornalista è arrivato per intervistarmi. Sono un caso. La mia identità, stavolta, ha voluto deviare verso le sfumature mediatiche del caso umano. Dovrei vedere il lato positivo della cosa, in fondo rimedio un caffè gratis e qualcosa da mangiare, ma stanotte mi si è scheggiato un dente e, senza tutti i documenti in regola, non posso ancora richiedere l’assicurazione sanitaria utile per andare dal dentista. Il tram che passava davanti alla vetrina del bar si rotto, la gente è scesa frettolosamente cercando di salire sulla corsa successiva. Sento dire da altre persone di Qui che sul tram successivo si sta come sardine. Non so, io non ho mai visto delle sardine salire su un autobus ma ricordo gli autobus africani, pieni fino all’inverosimile per una corsa pronta a lambire le piste del deserto. Almeno questo è quello che racconto al giornalista per rompere il ghiaccio, si dice così, mentre il barista rompe davvero un bicchiere e qualche tazzina mentre sullo sfondo la televisione sta gracchiando, gracchia e graffia, non riesco a comprendere ancora la lingua di Qui . Fortuna che questo tizio, il giornalista, parla inglese, dice che ha studiato ad Hull. Mi chiede se so dov’è.
Vagamente rispondo. Sarà un posto anonimo della provincia inglese, uno di quei posti così sperduti e desolati da far disperazione al solo ricordo del pub locale, della scuola locale e della chiesa locale, del fiume locale e dell’unico bordello locale, così vado sul sicuro quando rispondo:
– Certo quel posto è come mi posso dimenticare di un buco di culo come quel postaccio.
Ride e mi risponde che è vero. Non ho indovinato. Ogni posto è come Hull.
Anche Qui è come Hull, ma non glielo vado di certo a dire a questo bellimbusto biondo che deve aver una vita tanto noiosa da pensare che la mia sia meglio. Si sarà anche tagliato nel radersi per essere puntale al nostro appuntamento.
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FRANCESCO MAINO vince il PREMIO CALVINO 2013

La Giuria decide di assegnare il Premio Calvino 2013 a Cartongesso di Francesco Maino per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.

Una menzione speciale della Giuria va al romanzo I costruttori di ponti di Simona Rondolini per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Tutto ciò è fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa.

Una seconda menzione va a Come fossi solo di Marco Magini, un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva.

LA GIURIA

Irene Bignardi
Maria Teresa Carbone

Matteo Di Gesù

Ernesto Ferrero

Evelina Santangelo

NOTIZIE BIOGRAFICHE DEGLI AUTORI
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Autoritratto, di Goffredo Petrassi (e Carla Vasio)

Autoritratto, di Goffredo Petrassi (e Carla Vasio)

di Claudio Morandini

Rileggo sempre con grande piacere e intensa commozione l’Autoritratto di Goffredo Petrassi, scritto in realtà da Carla Vasio, a cui si attribuisce con discutibile scelta editoriale la sola elaborazione dell’intervista (Laterza, 1991). Carla Vasio, una delle voci più musicali e pittoriche della nostra letteratura recente, già legata al Gruppo 63, autrice quindi di splendidi affreschi di parole come L’orizzonte (1964, ristampato di recente da Polimata), Laguna (Einaudi, 1998), Labirinti di mare e La più grande anamorfosi del mondo (entrambi Palomar, rispettivamente 2009 e 2008), Carla Vasio, dicevo, raccoglie con affetto e dedizione totale le confidenze del vecchio maestro ormai cieco, e le riveste di un nitore formale e di una chiarezza di pensiero che oggi sono rari – eppure, prodigiosamente, ne salvaguarda l’andamento improvvisativo, i cambi di rotta del pensiero, le divagazioni della memoria.
Petrassi, al momento dell’elaborazione del testo, è, dicevamo, vecchio e cieco; la sua condizione non ne fa un isolato, però: egli ama rimanere a contatto con allievi, amici, corrispondenti da tutto il mondo. Ha smesso, con piglio stoico, di scrivere musica – una decisione che è realistica accettazione dei limiti che la salute cagionevole gli impone –, e anche di dedicarsi alla lettura. “Posso scrivere una lettera quasi automaticamente” ammette Petrassi, “ma il controllo continuo sulla partitura non mi è più possibile e allora preferisco non scrivere. Così ho deciso.” E di seguito: “C’è voluto del coraggio… direi… che è venuto il momento della accettazione, sì, accettazione di uno stato irreversibile”. La sua mente, però, la sua facoltà immaginativa sono piene ancora e sempre di musica e di letteratura, continuano a produrre (a creare, meglio) musiche e a godere del ricordo delle parole. “Ascoltare la musica, pensare alla musica, essere imbevuto di musica: questo è il senso della vita” chiosa alla fine della prima sezione, “La passione e la vita”.
Nella “difficoltà di vivere, nella fatica del vivere, in questa grande fatica”, che è fatica di ogni età, ma della vecchiaia in particolare, Petrassi individua due correttivi vitali, uno appunto nella cultura, nel desiderio di non rinunciare mai alla curiosità intellettuale, l’altro nell’amicizia più esigente, nel pieno soccorso degli affetti (l’amicizia è “un trapasso d’amore, un’intesa affettiva non detta, per cui si desidera vedere l’altro e parlargli essendo l’unico a cui si può aprire il proprio animo e accogliere il suo”). Questa lunga, libera eppure rigorosa conversazione con l’amica Carla Vasio unisce appunto queste due componenti e dedica diverse pagine al valore salvifico dell’amicizia, al potere della sintonia profonda di mente e di cuore tra due persone.
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Ad Avola, la Terza Giornata Nazionale della Cultura Classica – 10 maggio 2013

III giornata nazionale cultura classica

Quest’anno, il 10 maggio p.v., si terrà ad Avola, presso l’aula consiliare del palazzo di città, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, on. Giorgio Napolitano, la Terza Giornata Nazionale della Cultura Classica, in occasione della quale assegneremo la medaglia d’oro per la loro carriera accademica e per i prestigiosi risultati conseguiti negli studi e nelle discipline filologiche e storiche classiche ai proff. Andrea Giardina, presidente dell’Isitituto Italiano per gli Studi Storici, e Peter Parsons, Regius Professor dell’Università di Oxford. Leggi tutto…

Diverso sarò io

Associazione Culturale Pescepirata

“Diverso sarò io” – “Un concorso etico-letterario”

L’Associazione Culturale Pescepirata, in collaborazione con il festival letterario San
Giorgio di Mantova Books, promuove il concorso letterario senza scopo di lucro “Diverso
sarò io”, rivolto agli aspiranti scrittori e a quelli affermati. La prima edizione (2 Aprile-20
Maggio) vedrà la premiazione all’auditorium del festival il 9 Giugno e sarà replicato tutti gli
anni.
Un concorso etico, apolitico e non ideologico. La diversità non solo come siamo abituati
a pensarla ma anche come qualcosa che riguarda tutti: ognuno è diverso nella propria
individualità e nella propria sensibilità.
L’associazione culturale Pescepirata nasce da un gruppo di ragazzi che gestiscono
piccolo forum letterario diventato in due anni punto di riferimento per gli amanti di
scrittura e lettura. Visti precedenti concorsi molto riusciti e stanchi dei premi letterari
fantoccio che fanno pagare somme esorbitanti ai partecipanti, Pescepirata ha pensato di
fare un concorso innovativo: unire la narrativa all’utilità sociale.
Concorreranno racconti a genere libero che contengano un chiaro riferimento alla
tematica principale. Il partecipante dovrà inoltre scrivere una riflessione anonima sulla
diversità oggi nella nostra società e sulle discriminazioni, le migliori delle quali
comporranno un grande testo collettivo in cui gli scrittori testimonieranno le loro posizioni
su questo importante tema sociale. Chi se non gli intellettuali della parola possono
testimoniare la diversità del nostro tempo? Leggi tutto…

DICONO DI CLELIA, di Remo Bassini

DICONO DI CLELIA di Remo Bassini
Ugo Mursia Editore Anno 2006 – Pag. 180
recensione di Ivo Tiberio Ginevra
Un buon vecchio libro non ha tempo. Un buon giovane libro rispetto ai classici deve anche sapersi imporre sulle nuove impietose regole del business e soprattutto deve essere pubblicato da una casa editrice lungimirante. Detto questo, ho il gran piacere di recensire il buon giovane libroDicono di Clelia” di Remo Bassini  pubblicato nel 2006 da Ugo Mursia Editore e ancora in commercio.

Giacomo ha da poco superato la quarantina. Ha un lavoro sicuro come professore nelle scuole superiori, una moglie coetanea ancora bella, due figlie Laura e Ornella, che adora. Giacomo conduce una vita regolata e serena eppure….
Manfredi ha anche lui da poco superato la quarantina. Ha una moglie seducente, due figli maschi, ed è un maresciallo dei carabinieri realizzato nel suo lavoro e in famiglia, eppure anche lui…
Francesco ha la stessa età di Giacomo e Manfredi. È un medico stimato.  È piuttosto ricco ed ha una bella moglie e una figlia, Marina, che lo adora, ma anche lui ha il suo “eppure”, però contrariamente agli altri due l’ha cercato, l’ha voluto e per questo ha rovinato tutta la sua esistenza.
Francesco, Manfredi e Giacomo non si conoscono neanche. Tutti e tre hanno tanto in comune, compreso quello che manca nelle loro vite. E a loro manca una cosa che con lo scorrere del tempo diventa essenziale. Diventa tormento. A loro manca la vita stessa. Perché da un certo punto in poi non l’hanno più saputa vivere. Complice una provincia noiosa e indifferente, hanno scoperto all’improvviso che sono incompleti. Che il grigiore d’ogni giorno ha tolto loro il colore acceso della vita. Ha tolto loro il rosso vivo. Il colore dell’amore. L’amore.
Tutti e tre lo desiderano, lo cercano, lo bramano. Tutti e tre lo vogliono. Incondizionato e travolgente. E questo desiderio si materializza per Giacomo nei panni di una collega d’università mentre si esibisce in un sensuale spogliarello, per Manfredi nelle perfette e conturbanti gambe di Geltrude, moglie del vice prefetto, e per Francesco nei fugaci amplessi carnali con una donna sposata nel suo stesso studio medico.
Il loro bisogno di evadere dalla stretta mortale della mediocrità umana incartata nel contesto indifferente e noioso di una provincia qualunque dell’Italia settentrionale, guida le esistenze di Giacomo, Manfredi e Francesco soffocandole nel desiderio spirituale e carnale dell’amore, quale riscatto edonistico della propria voglia di vivere.
A queste tre figure maschili d’amore negativo, fanno da contro altare tre figure femminili che potremmo definire positive, e su tutte Clelia, con la sua bellezza, la sua intelligenza e in suo modo di amare incondizionato senza limite alcuno, che eleva l’amore stesso a forza trainante della propria vita. Una vita dedita a questo sentimento, voluto, desiderato, preteso e agognato a sprezzo della dignità stessa. Leggi tutto…

Çiuscia, di Gabriella Rossitto

rossittoPubblichiamo uno stralcio della prefazione – firmata da Mario Grasso – della silloge in dialetto siciliano Çiuscia (Prova d’Autore), di Gabriella Rossitto. Di seguito, alcuni versi offerti per Letteratitudine dall’autrice.

GLI OTTO VENTI E UN CANZONIERE D’AMORE IN SICILIANO

di Mario Grasso

Un canzoniere d’amore in tempi di poesia come privazione può far battere le palpebre tra sorpresa e stupore. Infatti è un canzoniere d’amore questa impetuosa e accattivante silloge di liriche in lingua siciliana di Gabriella Rossitto. Un canto impresso su pagine sfogliate da tutti i venti, che intanto soffiano note e parole in codici a chiave di violino su canne d’organo, che sono di metalli fusi a temperature laviche. Le temperature proprie dell’area catastale etnea, nella quale la poetessa vive, opera e canta ora a “na vanedda scurdata” ora a una “luna cianchina”, tra “acqua a tinchité” e “tussi minera”, intrammezzando delicate tenerezze (Fammi addivintari / nicanica / accussì restu ammucciata / nt’ê to’ ochi / e nuddu mi vidi / sulu tu / ca d’amuri mi duni / muddicheddi fujuti / e ventu di risinu”) con complicità di “n occhiu i suli”.
Ci soccorre memoria per affermare l’originalità della ricerca lirica di Gabriella Rossitto, che alla novità di un canzoniere d’amore al femminile, ( Çiuscia – pagg. 96, € 10,00 – ed. Prova d’Autore, 2013) affidato ai venti,  – che non sono quattro, come nella logora locuzione del modo di dire, ma ben otto e tutti autentici,  – aggiunge e coniuga una esemplare padronanza linguistica impreziosita da un campionario lessicale palagonese, modulandone fascino e sonorità con accorgimenti metrici che dimostrano complementarità di importanti carature letterarie.
Çiuscia è dunque un “otre dei venti” aperto, e il soffiare (çiuscia, çiusciari, soffia, soffiare) anima di movimenti e richiami un magico castello di suoni e colori, dove ogni segno brilla al proprio posto e le parole sono, ciascuna, elemento di un mosaico, tessere del disegno che, di pagina in pagina, si fa scultura, voce, sagoma, armonia. Se un elogio va premesso a ciascuna ricerca intrapresa a salvaguardia di una lingua che va estinguendosi, per questo si dovranno moltiplicare lodi e riconoscimenti per quanto Gabriella Rossitto ricompone e ripropone. Forse si dovrebbe, dopo la premessa imprescindibile sulla complessiva caratura eccellente, dal significato che s’impone, appunto, al recupero di un serbatoio linguistico che sarebbe stato fatalmente destinato all’oblio, se la padronanza del vocabolario e l’amore per i codici cari al catasto della espressività propria del territorio, come serbatoio linguistico dei padri, non avessero dato alla genialità letteraria e creativa della poetessa palagonese, il destro e l’estro per questa sua nuova opera, che aggiunge coerenze di continuità a “Russania” del 2010, in siciliano, e a “Il bianco e il nero”, del 2002, nella lingua della comunicazione nazionale. Leggi tutto…

VOCI ALTRE, di Sebastiano Burgaretta

https://i1.wp.com/www.melinonerella.it/wp-content/uploads/2012/11/voci-altre.jpgPubblichiamo la prefazione della silloge di Sebastiano Burgaretta “Voci Altre” (Melino Nerella) firmata da Paolo Di Stefano. Di seguito, alcune poesie dell’opera gentilmente offerte dall’autore per Letteratitudine.

Dalla prefazione di Paolo Di Stefano

Nei luoghi oscuri del martirio

«Stu strazzu i dignità nul-l’agghiu persu!». ‘Sto straccio di dignità non l’ho perso, endecasillabo dalla sonorità tutta in salita, aspra, disperata ma insieme liquida e liberatoria, che può riassumere il senso profondo di questa raccolta poetica. C’è un io che urla, è una voce che cala sulla società “perbene” come da un altro mondo (oscuro, tenebroso), c’è l’orgoglio di chi promette a se stesso un riscatto e la rabbia di chi chiede agli altri fiducia e compassione, partecipazione.
Ma a chi appartengono e da dove provengono queste “voci altre” che raccontano, implorano, sperano, denunciano? Immaginate un luogo di detenzione, un luogo chiuso da alti muri e cancelli, un bunker inaccessibile che raccoglie e isola l’umanità dei margini, l’umanità varia che ha sbagliato (poco o tanto), l’umanità da punire e da redimere. Dal carcere – santuario di dolore, incandescente nucleo originario di esperienze, di linguaggi, di narrazioni, di sofferenza e di risentimento ma anche di illusioni e di sogni a occhi aperti – si leva un coro babelico; su fondo italiano si aprono continui squarci di siciliano, ebraico, arabo, spagnolo, greco…: è il crogiuolo stesso della molteplice microrealtà carceraria auscultata dal poeta (visitatore discreto e insieme interlocutore partecipante), e restituita al lettore con il rispetto sacrale di chi è certo che non c’è diversità (linguistica, etnica) che non meriti cittadinanza, non solo nella poesia. Dunque, ciascuno a suo modo narra se stesso, le proprie paure, la propria alterità, la propria lontananza, il proprio isolamento: al poeta non spetta che l’ascolto silenzioso, che dispone all’empatia e alla necessità della restituzione. Solo nel silenzio può avvertire a poco a poco che la dissonanza diventa armonia, le singole voci finiscono per integrarsi, si riconoscono complementari (“complementare” è l’aggettivo che chiude il libro), la molteplicità non è contrasto ma diventa fusione. Leggi tutto…

I 12 LIBRI DELLO STREGA 2013

premio stregaIl Comitato direttivo del Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega, ha selezionato i dodici libri che si disputeranno la sessantasettesima edizione tra i 26 presentati lo scorso 5 aprile dagli Amici della domenica:

1 Apnea (Fandango) di Lorenzo Amurri: Presentato da Clara Sereni e Sandro Veronesi

2 – El especialista de Barcelona (Dalai editore) di Aldo Busi: Presentato da Alessandro Barbero e Stefano Bartezzaghi

3 – Romanzo irresistibile della mia vita vera (Marsilio) di Gaetano CappelliPresentato da Gian Arturo Ferrari e Marina Valensise

4 – Cate, io (Fazi) di Matteo Cellini: Presentato da Filippo La Porta e Paola Mastrocola

5 – Sofia si veste sempre di nero (minimum fax) di Paolo Cognetti: Presentato da Diego De Silva e Lorenzo Pavolini

6 – Mandami tanta vita (Feltrinelli) di Paolo Di Paolo: Presentato da Gad Lerner e Rosetta Loy

7 – Il cielo è dei potenti (e/o) di Alessandra FioriPresentato da Giovanna Botteri e Paolo Sorrentino

8 – Atti mancati (Voland) di Matteo MarchesiniPresentato da Massimo Onofri e Silvia Ronchey

9 – Le colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto: Presentato da Gianluigi Beccaria e Eva Cantarella

10 – Figli dello stesso padre (Longanesi) di Romana PetriPresentato da Alberto Asor Rosa e Salvatore S. Nigro

11 – Resistere non serve a niente (Rizzoli) di Walter SitiPresentato da Alessandro Piperno e Domenico Starnone

12 – Nessuno sa di noi (Giunti) di Simona SparacoPresentato da Valeria Parrella e Aurelio Picca

Il Comitato direttivo del Premio Strega – composto da due esponenti della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro e Valeria Della Valle, due rappresentanti di Strega Alberti S.p.A., Giuseppe D’Avino e Alberto Foschini, dall’assessore alle Politiche culturali di Roma Capitale, Dino Gasperini, da due autori premiati nelle precedenti edizioni, Melania Mazzucco e Ugo Riccarelli, e da due personalità rappresentative dei quattrocento Amici della domenica, Giuseppe De Rita e Fabiano Fabiani ha selezionato i dodici libri in gara. “Siamo stati piacevolmente sorpresi dal gran numero e dalla qualità complessiva dei libri presentati dagli Amici della domenica, che riflettono i caratteri di una stagione letteraria ricca di proposte letterariamente mature,” dichiara Tullio De Mauro, presidente del Comitato direttivo e della Fondazione Bellonci, “le scelte del Direttivo sono state perciò il frutto di una discussione accurata e appassionante. Ora spetta alla giuria del premio, nelle sue varie articolazioni, il compito di selezionare i finalisti prima e il vincitore poi, quest’anno avvalendosi anche dell’opportunità di votare telematicamente”.
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LA PELLE DELL’ORSO, di Matteo Righetto (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine tratte dal romanzo di Matteo Righetto, “La pelle dell’orso” (Guanda)

Su LetteratitudineBlog, l’articolo di Ferdinando Camon

La scheda del libro
Domenico ha dodici anni ed è sempre vissuto nel villaggio dove è nato, ai piedi delle Dolomiti. La montagna è il suo mondo e questo mondo non ha segreti per lui. Gli piace guardare le cime mentre va a scuola, dove la professoressa gli racconta di Tom Sawyer, o attraversare i boschi mentre va al torrente a pescare, sognando avventure straordinarie. Continua a farlo anche se da un po’ di tempo tutti lo mettono in guardia, perché il rischio di imbattersi nell’orso di cui tanto si parla in giro è grande. Un orso ormai diventato una leggenda nella valle: terribile, gigantesco, feroce come da quelle parti non se ne vedevano più. E non riesce a credere che suo padre, sempre così distante, ubriaco, perso, sia lo stesso uomo che adesso vuole dare la caccia all’orso e vuole partire per quella spedizione sulle montagne insieme a lui, solo loro due, via per giorni e giorni a contatto con una natura aspra, selvaggia. Ma è proprio questo che accadrà.
Domenico sarà coinvolto in un’esperienza unica, spaventosa ed eccitante, dalla quale apprenderà che la natura, per quanto pericolosa, non sarà mai crudele come gli uomini. Un romanzo d’avventura che è insieme il racconto folgorante di una formazione, di ciò che succede per la prima volta, e che sarà per sempre.

* * *

Dal romanzo di Matteo Righetto, “La pelle dell’orso” (Guanda)

Domenico si sfiorò delicatamente la guancia destra con il palmo della mano, attento a non calcare sul livido dove erano rimaste le impronte di alcune grosse dita. Si rese conto che col passare delle ore il dolore del giorno prima si stava trasformando in un prurito pungente, segno che anche quella volta il peggio era passato. Le occasioni di prendersi altre svèrgole come quella però erano sempre dietro l’angolo, così come il rischio ben più grave di imbattersi in quell’orso terribile di cui tutti parlavano e che ormai da quelle parti era diventato una leggenda. Ma lui non aveva paura, e anche se tutti gli sconsigliavano di andare al torrente da solo, lui continuava a farlo lo stesso.
Se ne stava seduto su un masso bianco con le gambe che penzolavano sopra il rio. In una mano stringeva un tozzo di pucia nera che ogni tanto portava alla bocca per mordicchiarla, e nell’altra teneva la canna da pesca.
Ma mica una di quelle che si comprano nei negozi giù a valle, si trattava di un ramoscello di betulla alla cui estremità era stato ben annodato uno spago che terminava con un vecchio amo mezzo arrugginito. Semplice ma efficace, visto che con quel sistema riusciva sempre
a catturare un sacco di trote.
Un paio di metri sotto quell’enorme masso di roccia dolomitica, il corso d’acqua aveva scavato un’insenatura dal colore blu scuro, molto profonda e grande almeno quanto una vacca al pascolo. L’ideale per quei pesci.
Non li pescava mai nello stesso posto, ma da qualche tempo aveva scoperto che in quel punto ve n’erano parecchi e ci si poteva anche mettere comodi, sempre che si possa stare comodi col culo sopra un grande sasso spigoloso.
E così aveva deciso di tornarci anche quel giorno. E mentre se ne stava lì a pescare si lasciava cullare dai soliti sogni a occhi aperti: immaginava di realizzare cose straordinarie, vivere una vita fuori dal comune, sognava di fare mille avventure e compiere gesta eroiche che nulla avevano a che fare con l’esistenza di tutti i giorni. Gli sarebbe piaciuto essere quel Tom Sawyer di cui gli aveva parlato più d’una volta la professoressa di italiano. Leggi tutto…

W8: le frequenze corsare della Rai

Dal 16 aprile  sulla W8 di Radio Rai sbarcano i libri con la scrittrice Flavia Piccinni

in onda

martedì alle 19.00

e giovedì alle 19.45

Frequenze corsareCosa c’è di interessante da leggere (e da evitare) adesso in libreria? Come trascorre le sue giornate uno scrittore? Come nasce un libro e come si fa a pubblicarlo? Queste sono solo alcune delle domande cui Frequenze Corsarecercherà di rispondere. Se l’editoria e i lettori sono in crisi, le idee non lo sono affatto e così la W8 di Radio Raipropone due appuntamenti settimanali – il martedì alle 19 per mezz’ora, e il giovedì alle 19.45 per un quarto d’ora – alla scoperta dell’editoria italiana.

La scrittrice e giornalista Flavia Piccinni guiderà così lo spettatore nella jungla di carta, quella fatta da romanzi, raccolte di racconti, saggi, sillogi poetiche, audiolibri ed ebook. Spazio quindi a volumi appena pubblicati, curiosi e provocatori, ma anche a opere dimenticate che meritano di essere riscoperte. A movimentare le cose ci saranno interviste corsare ad autori e a poeti affermati, ma anche a neofiti ed esordienti. E poi domande al vetriolo a direttori di case editrici, editor, agenti letterari, giornalisti, redattori di riviste e disturbatori. La colonna sonora sarà italiana e straniera, ma rigorosamente alternativa. Il mondo dell’editoria non è mai stato così interessante. Ascoltare per credere!

Frequenze Corsare ha una pagina su facebook https://www.facebook.com/frequenze.corsare

ed è anche su twitter con un account @frequenzecorsare e un hashtag #frequenzecorsare

Email: frequenzecorsare@gmail.com

 

Flavia Piccinni (Taranto, 1986). Ha curato due antologie, e pubblicato Adesso Tienimi (Fazi, 2007) e Lo Sbaglio (Rizzoli, 2011). Ha curato la riscoperta e la riedizione del romanzo perduto di Irene Brin, Olga a Belgrado (Elliot Edizioni, 2012). Collabora con numerosi giornali e con Radio3 Rai. Fa parte della redazione di Nuovi Argomenti. Il suo ultimo libro è La mala vita (Sperling&Kupfer, 2012).
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Concorso racconto fantastico ‘Chiara Palazzolo’

Chiara PalazzoloSono molto lieto di contribuire alla divulgazione di questo concorso dedicato alla memoria della scrittrice Chiara Palazzolo, scomparsa nell’agosto del 2012.
Segnalo, a tal proposito, il post di Loredana Lipperini su Lipperatura, le informazioni per partecipare  e – di seguito – la notizia pubblicata su Adnkronos.
Massimo Maugeri

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(Adnkronos) – Venerdi’ 31 maggio scade il termine per partecipare al Concorso racconto fantastico ‘Chiara Palazzolo’ indetto dall’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma per celebrare il decennale del Premio Biblioteche di Roma.
L’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma – nell’intento di sostenere, coltivare e diffondere il sapere, la lettura e la scrittura in tutte le forme – dedica alla scrittrice Chiara Palazzolo, maestra del genere fantasy, un concorso offrendo cosi’ ai concorrenti l’opportunita’ di sottoporre uno o piu’ racconti di genere fantastico. I quattro migliori testi saranno pubblicati in un’antologia e l’autore del primo classificato ricevera’ in premio un soggiorno per due persone nei luoghi evocati da ricevera’ in premio un soggiorno per due persone nei luoghi evocati dalla Trilogia Mirta-Luna. La scadenza per partecipare al concorso e’ il 31 maggio 2013. Regolamento e bando sono scaricabili sul sito di Roma Capitale. Leggi tutto…

LE INCOMPIUTE SMORFIE, di Vladimir Di Prima

LE INCOMPIUTE SMORFIE, di Vladimir Di Prima

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di dare spazio al nuovo romanzo di Vladimir Di Prima, autore che stimo e a cui sono legato a “doppio filo” (anche perché abbiamo iniziato insieme il nostro cammino letterario partendo dalla casa editrice Prova d’Autore). E sono altrettanto lieto che questo libro esca nell’ambito del progetto editoriale di Priamo edizioni.
Di seguito: una scheda del libro, il book trailer e uno stralcio.

Ma prima, una chiacchierata con l’autore…

– Partiamo dal titolo, Vladimir: perché “Le Incompiute Smorfie”?
Mi capita spesso di sparare a salve, di avere cioè titoli folgoranti e di non riuscire poi a scriverci una storia intorno. Per tutti i romanzi che ho pubblicato finora è successo esattamente il contrario. Scrivevo, scrivevo, e poi, soltanto alla fine, con inenarrabili difficoltà, riuscivo a trovare un titolo che vestisse appieno il senso di ciò che avevo raccontato. Inizialmente questo mio nuovo romanzo ha faticato non poco prima di trovare un nome. Tutte le volte c’era qualcosa che non mi convinceva. E quando la sensazione è ripetuta è meglio attendere che sia il caso a fornire il suggerimento giusto. Così una sera, mentre riordinavo vecchi quaderni di nonna, trovai questa meravigliosa parola, “smorfia”, scritta a stampatello al centro di un foglio. Confessarti che mi si aprì un universo è poco. C’era tutto in quelle sette lettere. Sì, va bene, e poi? Non potevo certo intitolare un romanzo “la smorfia”. Avrei finito col fare la fine di Pizzuto, che quando pubblicò il suo “Ravenna” ebbero l’ardire di scambiarlo per una guida turistica. Occorreva dunque un aggettivo adeguato, un aggettivo che consacrasse la bellezza del sostantivo e lo nutrisse. Nel romanzo la maggior parte delle figure femminili ha il vizio del fumo. Allora mi sono chiesto: com’è la smorfia di una donna quando fuma? Distratta, pensierosa, truce, malinconica, sensuale. No, c’è dell’altro. C’è qualcosa di ineffabile, un’incompiutezza. Ecco, sono incompiute, sono proprio così: le smorfie incompiute. Un attimo, suona male, è piatto, dice poco. Ho invertito le due parole ed è nato il miglior titolo che avessi potuto scegliere per quest’opera.

– Che relazione c’è tra questo libro e i tuoi precedenti? Leggi tutto…

I finalisti della XXVI edizione del PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino è lieta di rendere noti i nomi dei finalisti
della XXVI edizione:Domenico Dara
Carlo De Rossi
Andrea D’Urso
Marco Magini
Francesco Maino
Stefano Perricone
Simona Rondolini
Carmen Totaro

Domenico Dara nasce a Catanzaro il 2 febbraio 1971. Diplomatosi presso il Liceo Scientifico “E. Majorana” di Girifalco (CZ), si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, dove si laurea nel 1996 con una tesi sulla poesia di Cesare Pavese. Ha pubblicato articoli di letteratura calabrese e curato un epistolario di Alessandro Verri. Vive e lavora tra Como e Milano, ed è padre di tre figli: Francesco, Cassandra e Penelope.

Carlo De Rossi è nato a Torino nel 1972. Educatore professionale, consulente in psicologia della scrittura e conduttore teatrale attivo in progetti laboratoriali per disabili e adolescenti. Autore dei testi e regista della compagnia teatrale torinese ‘I Mattoni’ (psichiatria) dal 1999 al 2007. Ha pubblicato un racconto sulla rivista letteraria ‘Inchiostro’ e alcune poesie sull’antologia ‘Nuova Poesia Contemporanea’.

Andrea D’Urso, 42 anni, lavora alla Rai come assistente ai programmi, alcune sue poesie sono uscite regoralmente negli ultimi anni su varie riviste francesi, canadesi e statunitensi. Ha pubblicato una raccolta poetica (Occidente Express) prima in Italia (Ennepilibri, 2007) e successivamente in Francia (Le grand os, 2010). Sempre in Francia viene pubblicato un suo testo poetico (Hier est un autre jour , Collection Manos, 2010). Nel 2012 è stato finalista al premio Moak con il suo racconto “Caffè Connection”

Marco Magini è nato ad Arezzo 28 anni fa. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India. Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile.

Francesco Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza, nella Marca Trevigiana. Oggi risiede a San Donà di Piave e fa l’avvocato penalista a Venezia. Tra carceri e tribunali, ha spesso la possibilità di frequentare una variegata e policroma umanità. Insegna diritto, alcune ore la settimana, ad un corso regionale per estetiste. Prima di esercitare l’avvocatura è stato aiuto necroforo per una ditta di onoranze funebri.

Stefano Perricone è nato nel 1958 a Roma, dove abita. Come formazione è orientalista; vissuto alcuni anni in Giappone, ha collaborato con l’Istituto per il Medio e l’Estremo Oriente. In campo narrativo, suoi testi sono apparsi su antologie di vari editori, tra cui Newton Compton, e riviste (come “Ellin Selae”, “Tratti”, “La Clessidra”, “Nuova Prosa”, “R!” ed altre). Ha anche pubblicato in campo teologico negli Studi della Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino di Roma. È già stato, in passate edizioni, finalista al Premio Calvino.

Simona Rondolini è nata nel 1970 a Perugia, dove vive. Nel 1989 si è diplomata nel Liceo Classico della sua città e nel 1995 ha conseguito presso l’Università di Perugia la Laurea in Filosofia. Fino al dicembre 2010 ha lavorato nell’azienda commerciale di proprietà della sua famiglia. Da allora ha ripreso a scrivere racconti e ha portato a termine “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo.

Carmen Totaro è cresciuta a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Si è laureata in lingue e letterature straniere a Urbino. Da tredici anni vive a Milano e lavora all’aeroporto di Linate come addetta al check-in. Ha sempre avuto desiderio di scrivere, ma ha iniziato a farlo con consapevolezza intorno ai trent’anni. Scrive poco, in genere nei giorni di riposo e, quando non scrive, legge.

Le opere finaliste del 2013: uno sguardo d’insieme.

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NIENTE STOFFE LEGGERE, di Domenico Calcaterra

http://cache.smashwire.com/bookCovers/dddbfc1acf9e4eb7921dbb20510bbf028060914bPubblichiamo, in anteprima per Letteratitudine, uno stralcio tratto dal volume NIENTE STOFFE LEGGERE, di Domenico Calcaterra (Priamo edizioni). Il volume è un saggio che contiene anche alcuni “contributi” pubblicati su Letteratitudine (tra cui due articoli dedicati alla memoria di Consolo e di Perriera).

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da NIENTE STOFFE LEGGERE, di Domenico Calcaterra (Priamo edizioni)

La missione dell’arte non è di copiare la natura ma di esprimerla!

(Capolavoro sconosciuto, Balzac)

Fuga dalla critica

Il catalano Pere Borrell del Caso è certamente pittore poco conosciuto. Diverso destino ha invece incontrato un suo dipinto, Huyendo de la crítica (1874), tra gli esempi più famosi e suggestivi di pittura d’illusione; al punto d’esser stato scelto, qualche anno fa, come biglietto da visita per una bella esposizione che celebrava le meraviglie del trompe-l’œil, a Palazzo Strozzi in Firenze. Il tema è quello, assai sperimentato, dell’intrigante rapporto fra raffigurazione e spazio reale. Borrell ritrae infatti un ragazzo scamiciato e ribelle nell’atto di scavalcare la cornice del quadro entro il quale appare confinato: con uno sguardo tra lo sgomento e l’atterrito (horror vacui?), si slancia verso la vera realtà, lo spazio dell’osservatore. A rendere quest’icona, di per sé eloquente, ancor più singolare, contribuendone ad intensificarne il riverbero di senso, appunto l’ironico titolo – «fuga dalla critica» – che fa esplicito riferimento a un destino di plausibile evasione. Titolo, si badi, per nulla accessorio. E mi sovvengono quei versi dell’Ungaretti di Soldati: «si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie» – i quali, orfani del supplementare indizio del titolo che tutti conosciamo, ad ancorarli allo specifico d’una condizione storico-esistenziale, non avrebbero eguale forza. Lo stesso accade più o meno con quest’opera, dove il connubio tra immagine e didascalia cattura, si offre come stimolante punto di partenza a innescare una riflessione sul ruolo legittimo e ancora attuale della critica oggi, e della critica letteraria in particolare.
Nell’intenzione dell’autore pensata come icastica metafora dell’arte, stanca di sottostare al giogo degli squartamenti, l’opera si potrebbe modernamente intendere come esibita rivendicazione, per essa e il suo commento, di piena cittadinanza, anche nella vita.
In fuga, da chi e da cosa, dunque? Dagli asettici notomizzatori, i verificatori in camice, gli ordinati compilatori di referti; dal lazzaretto parassitario degli specialismi, dai gelidi pirotecnici furori filologici, dagli ottusi scienziati di professione. Epperò: verso dove? Di quale tensione è pregno quel perentorio accenno di potenziale e dinamico scatto, prima ancora che esso si compia?
Il desiderio fortissimo di un ricongiungimento, l’appassionato bisogno di ritornare alla vita; volontà di strappare l’arte, la letteratura, dal proprio orto concluso, in apparenza autoreferenziale, restituirla all’endogeno magma che l’ha generata. Non ho mai smesso di pensare l’attività del critico nei termini di un simile e decisivo tentativo di risalire la corrente: «rifare la strada» – ha scritto da qualche parte Debenedetti. Vissuta come atto di fede “protestante”, la critica rivendica le ragioni della letteratura che sono, in uno, quelle della vita. Di più: si fa levatrice, come scrisse Michele Perriera, in quel libro di ariosa e intima verità condivisa che è La spola infinita (1995), d’una speciale «reincarnazione delle forme», redivive nelle «nostre attese non di letterati ma di esseri umani».
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Un Saramago inedito in Italia (nel nuovo numero della webzine di Sul Romanzo)

Webzine n. 2/2013Segnaliamo l’uscita del nuovo numero della Webzine (n. 2/2013) degli amici di Sul Romanzo

La difficoltà dell’inizio e il coraggio del primo passo sono i temi al centro di questo nuovo numero monografico che indaga non solo gli esordi letterari di alcuni dei più grandi scrittori italiani e non, da Buzzati a Pasolini, da Balzac a Virginia Woolf, ma si pone anche l’ambizioso compito di comprendere gli impervi cammini che hanno portato all’affermazione della nostra lingua, di nuovi movimenti artistici, di generi letterari e di nuove arti, come nel caso della fotografia, fino a proporre un’analisi della differenza tra l’esordio di un tempo e quello sostenuto e sorretto dagli attuali meccanismi del mondo editoriale.

Voci diverse, ma tutte accomunate dall’amore per le culture, riflettono sul tema dell’esordio e dell’inizio, proponendo modelli del passato che possono aiutare a comprendere meglio l’oggi.

In più, i lettori della Webzine troveranno un piccolo regalo a pag. 45: la traduzione dell’incipit di Terra do Pecado, romanzo d’esordio di José Saramago, ancora inedito in Italia.

Ecco il link da cui è possibile leggere il numero della Webzine in questione…
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TRINACRIA PARK A… ARTE E LETTERATURA – Siracusa, 14 aprile 2013

trinacria park - letteratura e museoTRINACRIA PARK A… ARTE E LETTERATURA – Siracusa, 14 aprile 2013
h. 18 – Galleria Roma – piazza San Giuseppe, Siracusa (Ortigia)

di Simona Lo Iacono

Cari amici,
avete mai pensato che i luoghi possano presentare i libri?
Luoghi speciali, che prendono vita magicamente e che parlano, si muovono, tessono miraggi.
E’ quello che accadrà nel prossimo appuntamento di ARTE E LETTERATURA, rassegna letteraria a metà tra libri e arti che tengo da qualche mese presso la Galleria Roma.
Seguendo un percorso che partirà dalla Galleria Roma e approderà al vicino MUSEO DEI PUPI, presenterò “Trinacra Park” (ed. e/o) l’ultimo, splendido, romanzo del caro amico MASSIMO MAUGERI.
Il 14 aprile alle ore 18 vi do’ quindi appuntamento alla Galleria Roma (piazza San Giuseppe Siracusa) per una PRESENTAZIONE ITINERANTE!
Come una frotta di turisti, dopo una prima sosta in galleria, entreremo nell’incantato mondo dei pupari, dove le stanze del museo si animeranno per illustrarvi il libro di Massimo.
Stanze che diventano narratori, dunque, che raccontano e che si raccontano, mescolando l’esperienza antica dei pupari alle pagine di questo testo sorprendente.
Mi accompagneranno, nel dare prodigiosa esistenza ai luoghi, sia la compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri, sia pintori, artisti, musicisti (il bravissimo attore Giuseppe Orto, la compagnia di musica popolare del maestro Tonino Bonasera, il pittore Daniele Carrubba).
Vi aspetto per il prossimo appuntamento: LETTERATURA E MUSEO!
Seguirà un festoso rinfresco in galleria!

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NESSUNA PIU’ – l’introduzione di Marilù Oliva

Pubblichiamo la prefazione di NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio (Elliot edizioni – a cura di Marilù Oliva)

Col patrocinio di Telefono Rosa

Quaranta autori hanno scritto un racconto pensando alle tante donne uccise da mariti, compagni, conviventi, ex, padri, fratelli e altri consanguinei, ma anche da estranei – come nel caso di prostitute – o da semplici conoscenti quali vicini, amici, colleghi. Si sono documentati, studiando casi avvenuti nel nostro paese – riguardanti donne italiane, ma anche straniere – differenti sia cronologicamente che geograficamente, estesi dai casi trascurati a quelli più seguiti a livello mediatico.
Il fatto di cronaca realmente accaduto è stato solo lo spunto di partenza per riportare tragedie che si volevano ricostruire affinché la storia del singolo non si chiudesse in sé, ma assurgesse a simbolo di un martirio universale, che purtroppo continua a ripetersi. Così gli scrittori hanno restituito i femminicidi, con la libertà reinterpretativa propria dell’arte. Sono stati coinvolti fin nel profondo da questa esperienza perché, oltre allo sgomento dell’evento nudo e crudo, si sono misurati con il momento dell’immedesimazione e del vissuto: in entrambi i casi, l’impatto si è rivelato di una violenza indicibile. Niente in confronto alla violenza subìta dalle vittime e perpetrata quotidianamente ai loro genitori, figli, fratelli, parenti e amici. Anche a loro, in qualche modo, è dedicata questa antologia: oltre al dramma, si cerca una speranza verso un futuro più umano.

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La introduzione di NESSUNA PIU’. Quaranta scrittori contro il femminicidio

Del perché

di Marilù Oliva

L’idea nasce dall’esigenza di trattare un tema drammatico e attuale come la violenza contro le donne e di tentare un progetto non solo culturale, ma anche ad effetto concreto (i proventi del libro andranno a Telefono Rosa).
Anche i più refrattari devono abbassare la testa di fronte ai numeri: 137 donne uccise nel 2011, 126 nel 2012 – stime probabilmente destinate a salire, perché la cifra non è stata registrata da un centro di monitoraggio della Polizia di Stato, ma da organizzazioni volontarie. Nella maggior parte dei casi gli artefici di questi misfatti sono coniugi, compagni, ex mariti, ex fidanzati, persone che condividevano con le vittime abitazione, prole, sogni, progetti, oppure spazi fondamentali quali quelli del lavoro o del tempo libero. Tant’è vero che le armi sono diversificate, ma quasi tutte – eccezion fatta per pistole e fucili – riconducibili a una quotidianità domestica che rispecchia la gestualità tipica dell’altra metà del cielo. O a una condivisione antica, quando a uccidere è un cuscino premuto contro il viso. Si elencano svariati oggetti d’uso consueto, alcuni compagni abituali di lavoro, soprattutto femminile: coltelli da cucina, padelle, ferri da stiro, mattarelli, bottiglie, fili elettrici, fili di ferro per le balle di fieno, calze di nylon, spilloni, cinture, picconi, il manico del filtro della macchina da caffé, una mazza, cinghie, martelli, bastoni, forbici, fuoco.
Ecchimosi e lacerazioni rivelano percosse selvagge generate da una ferocia inaudita, forse repressa a lungo, certo non ascrivibile nella deviante locuzione raptus di gelosia. Così come non è il delitto passionale il movente, la passione non può portare ad assassini truci – spesso architettati, o comunque altre volte trattenuti se, come dimostrano le statistiche, il 10% di tali delitti ha come prologo ripetuti episodi di stalking – né ad uxoricidi davanti a bambini, figli di vittima e carnefice: la passione qui è bandita e lascia il posto al desiderio di distruzione, all’annientamento sorto dal bisogno autoreferenziale di imposizione – o possesso – nei confronti di chi non corrisponde al modello prefabbricato di femmina docile, remissiva, convergente anche quando vilipesa.
I primi dati 2012 dell’Osservatorio del Telefono Rosa dimostrano che, nell’ultimo anno, “la percentuale di donne vittime di violenza psicologica ha toccato il 72%, seguita dal 44% di quante affermano di aver subito violenza fisica. A queste percentuali si devono aggiungere, inoltre, i numerosi casi di minacce, maltrattamenti economici e altri tipi di molestie, tra cui non manca lo stalking. A completare il quadro gli altri numeri sul tempo di esposizione ai maltrattamenti: nell’82% dei casi la violenza è continua, ripetuta.
Nel 2012, inoltre, i casi di donne che subiscono violenza da oltre 20 anni raggiungono il 15% (erano il 12% nel 2011). Infine un dato che rende immensi il dolore e la tristezza: aumenta il numero dei figli che assistono alla violenza e che da questa saranno terribilmente segnati: nel 2012 raggiunge l’81% (salendo dal 75% del 2011)”.
Questa è la realtà, queste le cifre: nella realizzazione dell’antologia il passaggio dalla crudezza del concreto all’astrattezza propria del narrato l’abbiamo lasciata al percorso del singolo autore. Alcune storie, in questo libro, sono liberamente inventate nella misura in cui il dato di cronaca può essere inquadrato semmai come dedica e occasione di ricordo: il resto va ceduto all’autonomia propria dell’arte. Leggi tutto…

DORMIVO CON I GUANTI DI PELLE, di Daniele Cobianchi

Dormivo con i guanti di pelleDORMIVO CON I GUANTI DI PELLE, di Daniele Cobianchi
Mondadori, 2013 – pagg. 197 – euro 11

recensione di Chiara Tommasi

Non esiste forza più grande della musica, William Orsini lo sa.
E’ una forza che attrae e travolge e, anche quando tenta di respingerla, lei torna sempre, lei scorre sotto pelle. Anche quando tra loro, metterà uno strato in più di pelle. Quei guanti che ha indossato anni fa per isolarsi rispetto al mondo, rispetto ai sentimenti, rispetto al dolore.

“La musica tira fuori stati d’animo ancora sconosciuti: parole incastrate tra carne e anima, schegge troppo vicine a organi vitali e da non toccare, come la pallottola nel cuore di Gino Paoli.”

Come mattoncini di Tetris, l’autore di Dormivo con i guanti di pelle, incastra i personaggi di William e di Naike, facendoli diventare l’uno per l’altra un arrivo, una certezza da inseguire. Ma prima è necessario affrontare i propri fardelli, i dolori sornioni che viziano il presente. Per attraversarsi con occhi nuovi, attraversare il proprio passato e superarlo. Orsini incontra questa ragazza che “ride molto, come se da tempo avesse perso il gusto di farlo” e per lei capisce che quei guanti di pelle sono indossati anche nel suo cervello. Per lei – che diventa carta velina – affronterà il limbo emotivo nel quale ha archiviato le sue situazioni irrisolte, dirigendosi con mani libere verso Naike, verso un pianoforte che non sarà più “cassettiera del disagio”, verso un sogno interrotto da riprendere a inseguire.

Daniele Cobianchi, manager nel campo della comunicazione, dopo il romanzo “Il segreto del mio insuccesso” (Mursia 2006) e, in rivista, il racconto “Gli occhi di mio padre” («La Luna di Traverso», Mup 2007), racconta con garbo ed eleganza un dolore che blocca, che erge muri, che allontana gli affetti. Meglio ancora racconta, con grazia e leggerezza, come si esce da queste voragini, da questi buchi neri, in questa storia che scivola via, delicata e veloce, come dita affusolate tra i tasti di un piano.
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I 26 LIBRI PRESENTATI ALLO STREGA 2013

premio stregaEcco l’elenco dei 26 libri presentati dagli “Amici della domenica” per partecipare all’edizione 2013 del Premio Strega. Sarà compito del Comitato Direttivo (che si riunirà il 16 aprile), selezionare i 12 libri che si contenderanno la sessantasettesima edizione.
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TRINACRIA PARK a Palermo – 7-4-2013

Trinacria Park - Palermo

All’interno di una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park: un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di un antichissimo carteggio contenente brani di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana di inaugurazione
– caratterizzata da festeggiamenti a cui partecipano centinaia di celebrità – si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone, tra cui il Presidente della Regione Siciliana e diversi vip. Si scatena il panico. Per via del sospetto di un attentato terroristico di tipo batteriologico, l’isola viene messa in quarantena. In questo tragico scenario collettivo, si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale e le frustrazioni di una carriera che non ha mai preso il volo; un giovane e inquietante aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; un anziano attore di teatro chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico del parco nascondendo ben altri intenti. Perché nulla è come sembra a Trinacria Park

LA SCHEDA DEL LIBROIL BOOKTRAILERLE RECENSIONI

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CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga – di Valerio Evangelisti (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo “CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga” di Valerio Evangelisti (Mondadori)

La scheda del libro
Nel 1697 Luigi XIV è impegnato nell’ennesima guerra, detta dei Nove Anni. Per rimpinguare le casse ormai vuote del regno, decide di inviare una flotta imponente contro Cartagena, nell’attuale Colombia. L’ammiraglio De Pointis, per navigare i Caraibi, ha però bisogno dell’ausilio della Filibusta. Solo che la Tortuga è stata abbandonata, e i Fratelli della Costa superstiti si sono sparsi sulle montagne dell’isola di Hispaniola. Chi riesce a radunarli è il governatore Ducasse, ex negriero, gran farabutto ma d’animo per certi versi nobile, avventuriero impavido. Martin d’Orlhac è stato ladro, poi soldato, e infine è divenuto il braccio destro di De Pointis. Fatto imbarcare con i pirati, assiste con progressiva simpatia alla vita libera e feroce di costoro. La presa di Cartagena vedrà crescere la tensione tra il nobile De Pointis e il plebeo Ducasse, tra Fratelli della Costa ed esercito regolare; fino all’aperta ribellione dei filibustieri contro l’arroganza di un’aristocrazia che persino in Francia comincia a essere messa in discussione. Sarà l’ultimo atto della confraternita di fuorilegge che sull’isola della Tortuga aveva preso forma e terrorizzato i Caraibi per quasi cinquant’anni. Pochi mesi dopo la conquista di Cartagena le grandi potenze firmeranno un trattato di pace e si impegneranno, di comune accordo, a combattere la pirateria.

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Dal romanzo “CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga” di Valerio Evangelisti (Mondadori)

LA MONTAGNA DEI PIRATI

Martin d’Orlhac aveva il fiatone. La montagna era ripida, il calore quasi insopportabile. La vegetazione, per quanto foltissima, offriva un riparo insufficiente. Invidiava il padre Jean-Baptiste Le Pers che, avvezzo a quei climi, percorreva il sentiero con disinvoltura, tenendo alta la tonaca nera e riuscendo a schivare i sassi troppo grossi o troppo arrotondati.
«Manca molto?» gli chiese.
«Credo di no» rispose il religioso. «Vedrete che prima o poi si faranno vivi loro. Li sentiremo arrivare dall’abbaiare dei cani.»
«Cani?»
«Sì. Ogni bucaniere ne ha un bel branco, da cui si separa solo se va per mare.»
«E i filibustieri?»
«Quelli li vedremo dopo, immagino. Nei boschi è più probabile che ci imbattiamo nei bucanieri.» Le Pers rise. «Vedrete che gente cordiale!»
Continuarono a salire. D’Orlhac – il cui cognome vero era Dorlhac, nobilitato per adeguarlo al rango di ufficiale – si chiedeva come il gesuita, grasso al punto da essere quasi obeso, potesse essere così agile. Sapeva che viveva da anni nell’isola di Hispaniola, e che lì il barone de Pointis lo aveva cercato e scovato, per la nota familiarità dell’abate con i filibustieri fedeli alla Francia. Ma gran parte di Hispaniola era ben più percorribile di quel selvaggio lembo di Saint-Domingue, la porzione francese, e non c’erano alte vette da scalare. Eppure Le Pers sembrava conoscere perfettamente il terreno, come se gli fosse familiare. Trovava sentieri nascosti, intuiva dove era meglio guadare i ruscelli.
Alla fine disse al frate: «Sembrate di casa, qui.»
Le Pers rise, finalmente con una traccia di affanno. «Ci sono venuto diverse volte, sulla Montagne Terrible. Non avete idea di dove mi è toccato andare, a portare la parola di Dio.»
«Questa salita sembra non finire mai.»
«State tranquillo. Siamo vicini. Non vedete?»
Il domenicano indicava alcune carcasse vuote di tartaruga marina sparse nel sottobosco. Era impossibile che quegli animali salissero a una tale altezza. Qualcuno doveva averli catturati sulla spiaggia e portati fin lì per cibarsene. La carne delle tartarughe di mare era una prelibatezza. Anche le uova, avvolte in un involucro morbido ma consistenti nel tuorlo, attiravano i buongustai.
Erano numerose le piante di manioca, usate nella cucina isolana in mille maniere. Troppo folte, per essere frutto di disseminazione spontanea. La cima della montagna era abitata, non c’era dubbio. Lo avevano già fatto capire le profumatissime coltivazioni di alloro incontrate in prossimità della spiaggia. Venivano dalla Spagna, non erano vegetazione locale. Invece lo erano gli alberi contorti, di specie ignota, tra cui si stavano aggirando. Molto più aggrovigliati delle palme che crescevano sulla riva e sui primi pendii.
I latrati scoppiarono a un tratto e li fecero trasalire. Fra tronchi ricoperti di gelsomini – segno che non sempre, lassù, la temperatura era tanto elevata – apparvero cani enormi e schiumanti, tenuti per il collare dai loro padroni. Questi non erano, a un primo sguardo, molto distinguibili dai loro animali. Si trattava di uomini vestiti di pellicce ancora incrostate di sangue rappreso, con ampi berretti a cono, barbe incolte e capelli lunghissimi.
«Eccoli, i bucanieri» disse Le Pers. Alzò le braccia e avanzò verso quei mezzi selvaggi. «Salve, amici! Sono il padre Jean-Baptiste Le Pers, gesuita! Qualcuno di voi parla bene la mia lingua?» Leggi tutto…

TRINACRIA PARK su Repubblica

trinacria-park-cover1La Repubblica – Palermo

Domenica, 31 marzo 2013

TRINACRIA PARK

Il romanzo del blogger catanese Massimo Maugeri, edito da e/o, sul business di un parco a tema.
Un progetto faraonico in Sicilia, un governatore invasato e un’epidemia di colera

di Salvatore Ferlita

Si chiama Trinacria Park uno dei più grandi progetti mai realizzati in Europa, probabilmente il parco tematico più esteso e singolare (la sua ampiezza è di ventiduemila ettari), ospitato dall’isola di Montelava, un triangolo di terra che sorge di fronte all’Etna (a venti chilometri dal litorale: una sorta di inquietante doppio della Sicilia, per intenderci). Destinata a diventare uno dei maggiori poli turistici del pianeta: così almeno nelle parole entusiastiche, al limite dell’iperbole, di Remigio De Curtis, presidente della Regione invasato sino all’inverosimile e parte in causa, assieme ad alcuni magnati statunitensi, per il fatto di avere dirottato sul faraonico progetto una fetta importante dei fondi europei che transitano dal programma operativo regionale. Questo, in sintesi, l’antefatto del nuovo romanzo di Massimo Maugeri, “Trinacria park” appunto (edizioni e/o, 230 pagine, 16 euro, prefazione di Valerio Evangelisti). Animatore culturale indefesso (a lui si deve il blog “letteratitudine”, tra i più seguiti e influenti del panorama odierno), già autore di una apprezzata raccolta di racconti, Maugeri, nel rappresentare De Curtis, oppure Fausto Grossi, senatore ed ex ministro dello sviluppo, ha fatto tesoro delle parole di George Orwell: “Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l’omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all’aria”. Non solo il linguaggio politico, viene da aggiungere: anche quello di chi fa del marketing l’unico credo ammissibile. A fare da cassa di risonanza alla nascita di questa Disneyland insulare (concepita per rappresentare dal vivo i grandi eventi della storia della Sicilia, dalla strage di Portella della Ginestra allo sbarco dei Mille, tanto per dirne due), il ritrovamento di uno scrigno con dentro alcuni papiri in greco antico, databili intorno al II secolo a.c., che narrano le vicende delle tre Gorgoni, alle quali è dedicata una piccola area del parco. E tre Gorgoni contemporanee sono Marina Marconi (giornalista giovane ed eroica), Angela Metis (attrice fascinosa e brava) e Monica Green (direttore generale del parco), alle prese con una serie di eventi e, soprattutto, complicazioni vorticose: tra le tante, un’epidemia di colera che semina morte (a lasciarci la pelle, c’è pure il presidente della Regione, in forza di un anti-politico contrappasso) e terrore, liquidata immediatamente quale attacco batteriologico di una cellula di integralisti islamici. A completare l’affollatissima scena, un attore balbuziente schiacciato dalla zavorra dei rimorsi, un direttore artistico del parco, di anagrafe isolana, che però odia visceralmente i siciliani, un regista dagli occhi di diverso colore e dalle agghiaccianti manie. Manco a dirlo, la situazione, rutilante e trionfalistica all’inizio, lentamente si fa farraginosa e indomabile. Dominata, sin dall’inizio, da una sorta di universale correità: un irrefrenabile concorso nel reato di alterare la realtà, di mascherare i sembianti, per recitare la parte peggiore: quella dei truffaldini impenitenti, dei beati impostori, che agiscono in un luogo travestito da altro luogo. Che nascondono la malafede e il malaffare, il malcostume e il malgoverno sotto strati millenari di incrostazioni menzognere. È stato davvero bravo Maugeri a dar forma, attingendo a piene mani al ricco serbatoio del mito, a un apologo amaro e metamorfico sul tragico destino dell’Isola, con un risultato sorprendente e apparentemente paradossale: quello di un iperrealismo forse senza precedenti.

* * *

(Il disegno di Gianni Allegra, sulla pagina di Repubblica)


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ANNA MARIA ORTESE, dal deserto al mare che non bagna Napoli

ANNA MARIA ORTESE, dal deserto al mare che non bagna Napoli

di Simona Lo Iacono

Aveva iniziato a Tripoli.
Passeggiate a filo di sabbia, nei deserti circostanti, in cui affondava i piedi, sprofondando nell’anima della terra. Il sole colava a picco, ed era una condizione perenne, quella del corpo che agonizzava per il caldo, senza rimedio.
Ma già lì, una misteriosa armonia le si era rivelata. Il tutto. Fatto di segrete assonanze col niente. E con lei. E con gli altri. Con l’eterno trasmutare delle cose. Come se il gigante di sabbia che attraversava, fosse un dio addormentato che le rivelava la sostanza dell’universo.
Era il 1925. Anna Maria Ortese si era trasferita in Africa con la famiglia. Il padre, Oreste, impiegato governativo, aveva portato con sé la moglie e i figli, come altri illuso dall’avventura coloniale.
Ma era durato poco. Già nel 1928 erano tutti a Napoli, e Anna aveva dovuto abbandonare gli studi, si era data a un peregrinare che, dal deserto, si era trasferito ai quartieri popolosi e gloglottanti, in cui la parlata dei napoletani, le goliardie e le scugnizzate, si alternavano a ingegnosi strappi alla sfortuna, a trovate mascalzone per ribaltare la sorte.
E Napoli le è entrata nel sangue.
Come l’aria d’Africa le era circolata in corpo, con le sue strade, con il suo porto sormontato dal pennacchio fumoso del Vesuvio, con la malia maledetta e benedetta della sua gente.
Ci tornerà nel 1948, dopo avere percorso tutta la penisola ferita dai bombardamenti, sepolta sotto le macerie. Martoriata.
Qui, trasferitasi nella vecchia casa di famiglia ormai dissestata e abitata dagli sfollati, Anna aveva continuato il suo girovagare. Leggi tutto…