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FILIVESPIRI, di Santi Terranova

aprile 28, 2013

FilivespiriSanti Terranova: “Filivespiri” (ed. Melino Nerella)

Il libro verrà presentato a Siracusa il 30 aprile, h. 18, presso UNA Hotel ONE, sito in Via Diodoro Siculo 4.
Relatori: Simona Lo Iacono e Sebastiano Grimaldi
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di Simona Lo Iacono

La canicola balza feroce, svena le forze, s’abbatte – arraggiata – sulle poche teste ancora erette, non intorpidite dal sonno.
Nessuno a quest’ora, in Sicilia, e nel mezzo d’una estate rapace, s’intestardirebbe a mettere naso fuori  casa, dove le donne hanno combattuto contro l’afa appiattendo gli scuri, coprendo le aperture, creando penombra e un poco di ristoro.
E c’è chi si lascia cadere sul divano buono, su cui è stato steso un lenzuolo pulito, bianco e ricamato, per far passare quelle ore trasognate, dispettose. Chi invoca requie col ghiaccio e la strategica posizione delle correnti d’aria. Chi si lascia vincere, e preferisce un’immobilità che le vespe e le mosche scambieranno per quella d’un morto.
E’ la controra, quel passaggio ardente e infervorato che va dal dopo pranzo al tramonto, e che in Sicilia ha la consistenza degli inferi luciferini, delle maccalube fumose di un vulcano.
Nessun siciliano è ben disposto in quest’ora, né si troverebbe alcuno incline alla conversazione o al lavoro. E’ un’ora oziosa per necessità, ma anche sognosa e maliarda. D’altra parte, non potendo fare altro, il siciliano in quest’ora diventa contemplativo, e si lascia rosolare volentieri dai ricordi.
E sarà allora per questo che Santi Terranova con  ironia  dolcissima, raccoglie i suoi racconti sotto il nome di “Filivespiri”. Una parola arcana, che pare alludere a un finissimo respiro, e che invece no. Non è che un’espressione del suo paese (Lentini)  per indicare l’approssimarsi del vespro, del sollievo e della tregua dal male lancinante della calura.
Con leggerezza tutta venata di umanità, di divertitissima arte di stare al mondo, Santi Terranova narra le vicende dell’avvocato Valenti ripercorrendo le estati adolescenziali a Santhià, i casi giudiziari più curiosi, persino uno sfortunato viaggio a Istanbul con finale rivincita processuale. Una verve godibilissima, la sua, che sa però affondare nel cuore, nella pietà umana, nel dolente andare e venire del tempo. E che – soprattutto – ci restituisce una Sicilia nostalgica e saporosa, in cui la bellezza fa da contraltare al dolore, alle faide sempre latenti nelle aule di tribunale, alle imbizzite della sorte.
Chiedo quindi all’autore di parlarci di questo personaggio così riuscito, che alterna buon umore e malinconia, amore per la vita e dolentissima consapevolezza della precarietà delle cose umane.
– Carissimo Santi, chi è, in sostanza, l’avvocato Valenti?
A Lentini i Valenti sono più di duemila. Mio nonno Valenti, mia nonna Valenti, mia madre Valenti. Ora ce n’è uno in più che ho dovuto creare qualche anno fa per raccontare – inventandomi scrittore –  l’incredibile storia di Salvatore Malgioglio, soldato di leva morto “suicidato” a vent’anni mentre faceva il servizio militare, ne Il mistero di Fata Morgana. All’avvocato Valenti piace fare l’avvocato, in un certo modo però. E’ curioso, testardo, tenace, camurriusu a volte, ripetitivo, non sopporta le cose storte e se la impaccia con tutti pur di raddrizzarle. E ogni tanto ci riesce. Spesso si ferma per  ricordare (non si può ricordare in movimento) , si fa assalire dalla nostalgia e diventa malinconico. Ma poi gli passa, e va oltre ad osservare la vita che scorre accumulando esperienze, emozioni, sensazioni che ripone in una capiente valigia che porta sempre con sè. Quanto vorrei somigliare all’avvocato Valenti…

– C’è un racconto, all’interno del libro, che riflette sull’espressione siciliana “Appoi”, spiegando che questa parola non è solo un’esclamazione…ma quasi una filosofia di vita. Cosa vuol dire “Appoi”?
E me lo chiede proprio chi ha saputo interpretarne veramente a fondo il significato? Appoi è una promessa, una speranza, un’amarezza. Chi ricorda quel gioco fatto con una rotellina di legno, scanalata al centro, legata ad uno spago? Yo-Yo si chiamava, mi pare. La rotellina siamo noi, lo spago ciò che ci consente di essere quello che siamo stati e di tornare ad essere quelli che siamo. Un andare e venire nel tempo, troppe volte doloroso. Ma… appoi, passa. Se no, appoi, chi facemu?

– E le dolci estati a Santhià. I ricordi e le possibilità perdute, le vite che non bastano a raccogliere tutti gli sguardi. Perché ha deciso di narrare  questo ricordo tenerissimo  del passato?
Ah, Flavia! Quando mi venne a mancare l’ultimo filo che mi legava a Santhià, cominciarono a rimbalzare  prepotentemente nella mia mente i ricordi dell’ adolescenza e mi sorpresi di quanto fossero incredibilmente attuali. Il caso volle che appoi andassi a Biella passando per Santhià e sul treno di una linea secondaria che attraversava filari di olmi e di felci, realizzai il tempo che era passato. Trovai, però,  delle tracce di me, di quello che ero stato, che mi hanno fatto capire quello che sono: un irriducibile nostalgico. Sarà l’età che avanza? Tutti dovremmo avere uno scambio che ci indirizzi su una linea secondaria…

– E, infine, un mistero numerico, legato alla sua data di nascita… Vuole svelarci il segreto dei numeri?
Che strano, vero? Lo scoprì mio padre che era un appassionato di numeri. Io, a stento, so le tabelline (ma incespico sempre su quella del nove). E’ un fatto veramente singolare: il 16, l’1 ed il 23 (che sono quelli della data di nascita di mio padre) si incontrano col 9, col 3 e col 31 (quelli di mia madre). Si piacciono, programmano una vita piena d’amore e di soddisfazioni. Il 16 si fonde col 9 e diventa 25, l’1 si intrufola nel 3 ed insieme fanno il 4, ed il 23 approfitta del 31 per diventare 54. Il risultato è:  venticinque aprile cinquantaquattro. Manco si fossero dati appuntamento proprio il giorno della mia nascita! I numeri… bizzarri sono! Li ho giocati un sacco di volte al Lotto, mai sono usciti! Forse perchè ci vuole amore… Io, intanto, mi gongolo in questa magica combinazione. Chissà se, appoi, la data della mia morte, sottratta a quella della mia nascita…

Grazie delle sue bellissime risposte, avvocato Terranova! E…grazie, avvocato Valenti!

© Letteratitudine

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