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I PIRANDELLO – La famiglia e l’epoca per immagini

maggio 15, 2013

I PirandelloVenerdì 17 maggio 2013, ore 12

Stand P 29 – Padiglione 3

presentazione del volume

 I Pirandello.

La famiglia e l’epoca per immagini

a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla

(la Cantinella)

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Interverranno:

Corrado Bonfanti, Sindaco di Noto

Giovanni Tesio, Ordinario di Letteratura Italiana e collaboratore de «La Stampa»

Sarah Zappulla Muscarà, Ordinario di Letteratura Italiana

Enzo Zappulla, Presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano.

Di seguito: scheda del libro e introduzione

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I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini

a cura di Sarah Muscarà e Enzo Zappulla

Nell’album fotografico I Pirandello. La famiglia e l’epoca sfilano, in fascinosa sequenza, con i componenti della difficile e tormentata famiglia, personaggi tra i più autorevoli del Novecento, le cui vicende s’intrecciano con quelle di un’epoca, grandemente perturbante. Un raro affresco di storia intellettuale e di documenti umani, che ci restituiscono il colore del tempo di derobertiana memoria, una miniera cui attingere, molteplici e multiformi tessere di un variopinto mosaico, interrogabili da svariate prospettive, capaci di svelare aspetti e significati sempre nuovi.
E la foto, che ruba come una gazza ladra ciò che è riverbero del presente, non ci ri-consegna soltanto memorie, eventi, personaggi, percorsi, indizi, ma ci trasporta alla loro presenza rivelandoci, e permettendocene un contatto quasi fisico, volti, sentimenti, relazioni, pose, abiti, mobili, oggetti, luoghi, atmosfere, date. Tutti materiali dal forte valore testimoniale. In un dominio totalitario e insieme in una dimensione sempre inafferrabile ma in cui anche l’elemento secondario, il dettaglio poco eclatante, sottocutaneo, graficamente subliminale, può risultare caratterizzante punctum barthesiano, capitale per la vitalità della foto, in una rimbalzata densità polifonica. In grado di dare voce-pietas anche all’inanimato.

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Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di Letteratura Italiana nell’Università di Catania, si occupa di narrativa, teatro e cinema tra Otto e Novecento, di edizioni di testi e carteggi inediti. A sua cura, per Bompiani sono apparsi: Tutto il teatro in dialetto di Luigi Pirandello, 2 voll.; Un bellissimo novembre, Giovannino, Gli ospiti di quel castello, Roma amara e dolce di Ercole Patti; Silvinia, L’infinito lunare di Giuseppe Bonaviri; Un posto tranquillo di Enzo Marangolo; Il giudizio dello sera di Sebastiano Addamo; Tutto il teatro (con Enzo Zappulla), 3 voll., Timor sacro di Stefano Pirandello.

Enzo Zappulla, presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo  Siciliano, ha curato i volumi: Angelo Musco e il teatro del suo tempo (Maimone); Theatralia. Scritti in memoria di Mario Giusti (Maimone); Nel mondo di Giovanni Verga (Edizioni dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano); Pirandello e “la più bella città dei mortali” (la Cantinella). Dirige la collana di testi del Teatro siciliano «Il Copione» edita da la Cantinella.

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Nota introduttiva del Sindaco

Nella cultura l’identità e la creatività di un popolo

Luigi Pirandello, il più grande e il più famoso narratore e drammaturgo italiano, Premio Nobel per la letteratura nel 1934, tradotto in tutte le lingue, messo in scena sui più prestigiosi palcoscenici del mondo, l’intera sua famiglia, in primo luogo i tre figli, Stefano, anch’egli scrittore di notevole statura, soltanto di recente scoperto, Fausto, uno dei più apprezzati pittori della Scuola Romana, Lietta, le personalità più autorevoli in ambito internazionale, la loro complessa, tormentata epoca, rivivono ora in un volume fotografico, curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, fra i maggiori studiosi pirandelliani.

Un prezioso materiale documentario, in gran parte raro o inedito, di singolare interesse storico-artistico, la cui pubblicazione è stata fortemente voluta dall’Amministrazione che ho l’onore di presiedere, nella convinzione che la cultura, in special modo in un periodo di forte crisi quale quello che stiamo attraversando, rafforza l’identità e la creatività di un popolo e costituisce ineludibile volano non soltanto di crescita sociale ed etica ma pure di promozione turistica e sviluppo economico.

Dott. Corrado Bonfanti

Sindaco di Noto

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Dall’introduzione

I Pirandello negli “occhi degli altri”

di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla

Quale il filo di Arianna in grado di guidarci negli intrigati universi pirandelliani per afferrarne squarci di verità nascoste? Al fine di dare, fosse pure per sprazzi, un ubi consistam a persone e personaggi, imprendibili latitanti, vittime della “pena di vivere così”? Se “conoscere è ri-conoscere”, con Alfred North Whitehead, ogni singola foto costituisce, con il suo carico di significati multipli, un’avventura dello sguardo e dell’intelletto, la forma suprema di un viaggio di conoscenza. Una narrazione per immagini più rivelatrice di lunghi scritti, diretta, gioiosa, dirompente, pericolosa. Se la vita è nell’attimo, nell’essere hic et nunc, consentendoci d’indugiare sullo stupore del rinvenimento, sulla riflessione interiore, di assecondare i ritmi alterni della mente, di sperimentare il nuovo, di non coltivare il moderno ideale dell’immediatezza, dell’istantaneità, della rapidità, del chiacchiericcio, della comunicazione, ma quello ardito della durata, della profondità, del ritorno su di sé, del cinguettio, della formazione, la lettura rallentata e concentrata della foto ci restituisce l’unico bene che, secondo la lezione di Lucio Anneo Seneca, ci appartiene veramente. Il tempo. In un silenzio che rende ancora più misteriosa l’immobilità fotografica sottratta al suo inesorabile fluire.
Al pari del libro, la foto può medicare lo spirito, per quel rapporto personale di curiosità, di scoperta, di fantasia, che s’instaura fra noi e un’immagine del passato. La foto, dunque, come recupero di porzioni di patrimoni perduti, come chiave che apre più porte, come elogio e trionfo della citazione, dell’ambiguità, dello sdoppiamento. E i ritratti, con il loro portato di vissuto, conscio o inconscio, come l’espressione maggiormente penetrante, quella che Roland Barthes definì “un campo chiuso di forze”. Lettura e sguardo liberano la mente donando la sottile ebbrezza dell’immortalità.
La foto, che ruba come una gazza ladra ciò che è riverbero del presente, non ci ri-consegna soltanto memorie, eventi, personaggi, percorsi, indizi, ma ci trasporta alla loro presenza rivelandoci, e permettendocene un contatto quasi fisico, volti, sentimenti, relazioni, pose, abiti, mobili, oggetti, luoghi, atmosfere, date. Tutti materiali dal forte valore testimoniale. In un dominio totalitario e insieme in una dimensione sempre inafferrabile ma in cui anche l’elemento secondario, il dettaglio poco eclatante, sottocutaneo, graficamente subliminale, può risultare caratterizzante punctum barthesiano, capitale per la vitalità della foto, in una rimbalzata densità polifonica. In grado di dare voce-pietas anche all’inanimato.
Mezzo rivelatore e linguaggio privilegiato, dunque, la fotografia. E se riferita alla fotografia entelechia è, nell’accezione aristotelica-tomistica, dantesca, goethiana – da Leonardo Sciascia felicemente ripresa –, un’immagine che racchiude i segni di una vita e del suo destino in quell’attimo concentrati, dove, come osserva ancora Roland Barthes, “si fissa la storia di un’anima”, nulla può palesare il significato di singolari esistenze e creazioni più e meglio della lettura radicale, minuziosa, partecipe della foto con la sua ineliminabile ‘datità’ segnata dal tempo. E se, ancora, pirandellianamente, “la vita per consistere si crea una forma; ma la forma imprigiona e condanna a morte la vita”, la foto, “questo maledetto specchio che sono gli occhi degli altri e i nostri stessi”, che sembra non voler mai solidificarsi in una museificazione rigida e fatale, rappresenta un’erma bifronte, la vita e il suo contrario. Eterna dicotomia. Strumento fondamentale per indagare il dialogo negromantico fra dicibile e visibile, che ha nella sua stessa natura la sua complessità ma anche la sua fecondità, per rendere ogni frammento un racconto in cui trasportare e immergere il lettore per sentieri prevedibili o imprevisti in cui ogni traccia, ogni dettaglio prende forma, colore, sapore. Mito fondante della civiltà umanistica quello del dialogo con i grandi del passato. Soltanto così, se le guardiamo ascoltando le loro voci, le foto, testimoni oculari, minuziosi cronisti, bracconieri e mallevadori, evocatrici di volti e epoche scomparsi, come su un palcoscenico narrano la loro verità segreta. Se la pittura è “l’arte di raggiungere l’anima con la mediazione degli occhi”, con Denis Diderot, “l’arte di togliere un lembo di velo e di mostrare agli uomini un angolo ignorato, o piuttosto dimenticato, del mondo che abitano”, parimenti lo è la foto. Fonte primaria per letterati, critici, storici. Immagini iconiche, ben note o virtualmente inedite, viste poco o nulla, accuratamente conservate o consunte, ciancicate, graffiate, retinate, tutte si dipanano come ulteriori canali di apprendimento. Ciò che conta è assicurarne la sopravvivenza di memoria visiva anche nella fragilità, come un attestato di nobiltà, come un vincolo magico che può influire sulla mente di chi osserva. Giacché con il neoplatonico pensatore greco Sallustio “queste cose non avvennero mai ma sono sempre”.
Di gran lunga più forte l’impatto visivo ed emotivo se l’album fotografico è quello de I Pirandello, in cui sfilano, in fascinosa sequenza, con i componenti della difficile e tormentata famiglia, personaggi tra i più autorevoli del Novecento, le cui vicende s’intrecciano con quelle di un’epoca, grandemente perturbante. Un raro affresco di storia intellettuale e di documenti umani, che ci restituiscono il colore del tempo di derobertiana memoria, una miniera cui attingere, molteplici e multiformi tessere di un variopinto mosaico, interrogabili da svariate prospettive, capaci di svelare aspetti e significati sempre nuovi. Ma nulla è più ignoto della storia contemporanea. Al loro fianco ‘altri’ più marginali di cui si è perso il ricordo e che però ora vivono per noi perché ha saputo salvarli lo scatto di una macchina fotografica. Attivata da fotografi di cui non conosciamo l’identità o di primo piano (da Mario Nunes Vais ai fratelli Bragaglia, Edward Steichen, Sivul Wilenski, Elio Luxardo, Emanuele Cavalli, Adolfo Porry-Pastorel). Il girato di vite in moviola, passate al montaggio, estraendo dal caos degli avvenimenti i momenti ‘fatali’, veri o falsi che siano, ma anche di poco rilievo, purché abbiano qualcosa di magnetico, di epifanico. I personaggi della realtà, diversamente da quelli partoriti dalla fantasia, determinano infatti in chi si mette sulla loro scia una singolare forma di venerazione. Se “un classico è un’opera che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, secondo la definizione di Italo Calvino, sicché più lo leggiamo più siamo coinvolti in una sorta di caccia al tesoro, se un classico non mente perché è, a suo modo, tanto attuale quanto profetico, parimenti se aguzziamo lo sguardo su immagini che custodiscono, percorsi da una fitta ragnatela di nomi, esaltanti magazzini narratologici, scrigni rivelatori di universi, valori collettivi. E il mito si tramuta in avventura umana, forse perché un grido o un canto la sua sostanza.
Accanto al protagonista principe, Luigi Pirandello, l’agrigentina famiglia d’origine, il padre Stefano, la madre Caterina Ricci Gramitto, i fratelli Rosolina (Lina), Annetta, Innocenzo (Enzo), Giovanni, gli zii Francesco, Innocenzo, Rosalia, Rocco Ricci Gramitto, i cognati Calogero De Castro, marito di Lina, e le figlie Linuccia e Giuseppina, Alfonso Agrò, marito di Annetta, e i figli Concettina, Amelia e Gaetano, Pietrina Lauricella, moglie di Enzo, e le figlie Maria, Caterina, Laura e Stefano, Dina Bertini, moglie di Giovanni, e il figlio Bruno. Per ricordarne soltanto alcuni.

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Se tutte le foto, con la forza testimoniale di conquistati reperti, ci comunicano e ci donano qualcosa, è nei ritratti di Luigi, d’incomparabile bellezza, semenzai di sillogismi, che più si raccolgono, per quel perpetuo travaso nella loro tragica geografia di vissuto e immaginario, i verbali d’uno stregamento. Esplorarne gli irrisolti misteri, aggirarsi per continenti espressivi sempre uguali, con il trascorrere degli anni, e sempre differenti, ci consegna un Pirandello nel cui sguardo è la forza magica di quello di Medusa, sia in mano a Perseo che sul petto di Atena, anche dopo che le è stata recisa la testa.
Annota Dario Niccodemi nel suo diario: “Pirandello è uno spirito superiore. Ha degli occhi strani, a momenti impressionanti, si direbbe che c’è la pazzia di un altro”. Quella “guardatura da cui sbilucia una mente geniale”, esibita, non senza un sottile compiacimento, dal padre di Simone-Stefano, Ludovico-Luigi, nel romanzo Timor sacro. Una “vitalità degli occhi nella pelle grigiastra” tale da parere al figlio si divertisse a infondere loro, maliziosamente, “un’espressione intensa e cupa, o al contrario a renderli vivaci e provocanti”. Dal “terribile sorriso mefistofelico” appare il nonno alla piccola Maria Luisa, la figlia di Lietta.
Sulla foto, smarrita, che lo ritrae a Bonn con un compagno di studi, aveva scritto: “Sich mal in’s Gesicht: bin ich oder bin ich micht?” (“Guardami in viso, sono io o non sono io?”). E Mattia Pascal si chiede: “Chi sono io ora? Bisogna che ci pensi”.
Nella prospettiva eccentrica dell’album fotografico de I Pirandello, sequenza dopo sequenza, fotogramma dopo fotogramma, scorre la cronistoria di immagini legate da nessi logici cogenti, seppure in apparenza sfilacciati, dove la vita dei sentimenti e dell’arte si dispiega su un diapason estremamente ampio di sonorità. Un concerto culturale.
Quanto ai nostri episodici taccuini, ci sia perdonata la disorganica frammentarietà di note istantanee, scaturite come sono da suggestioni fotografiche.
Il repertorio delle immagini recuperate e cronologicamente disposte, più che semplice sequenza, amoroso racconto, ricco com’è di risorse le più svariate, veicola, come accennato, una gamma di sparsi tesoretti, di memoria singola e collettiva. Memoria rivivificata e pietrificata insieme giacché “la fotografia è tutte queste cose a un tempo: certificato di decesso e promessa di resurrezione; documento impassibile e fontana di lacrime esistenziali; ubbidisce al tempo e lo fulmina; sanziona una perdita e vi sostituisce un simulacro immortale…” (Gesualdo Bufalino).

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Titolo: I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini
Autori: Sarah Zappulla Muscarà, Enzo Zappulla
Editore: Ass. Culturale La Cantinella
Collana: Fata Morgana
Data di pubblicazione: maggio 2013
ISBN: 8887499101
ISBN-13: 978-88-87499-10-0
Pagine: 230
Formato: illustrato, brossura

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