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BIANCANEVE, di Marina Visentin

maggio 25, 2013

BIANCANEVE, di Marina Visentin
Todaro Editore, 2010 – 160 pag. – € 15.00

di Marcella Argento

Una donna cresciuta male non sa vivere e si trascina lentamente fra un evento e l’altro della propria esistenza, guardandoli da spettatrice, quando avrebbe dovuto impugnarli da attrice. Le altre donne sono le attici, donne che vivono felici o pagano queste occasioni persino più di lei che resta nell’ombra. E le altre donne sono spesso meteore piene di gioia a cui la gioia viene strappata via con la vita, la stessa vita che “Biancaneve”, la protagonista della storia, invece non sa vivere.
È tagliente lo stile di Marina Visentin, autrice del libro, tagliente come la storia che racconta, come i pensieri di “Biancaneve”, come il coltello utilizzato, come le parole virgolettate pagina dopo pagina, parole che lasciano il segno, secando l’aria, se recitate; secando la mente, se lette in silenzio.
Per una volta ancora le parole riescono a essere tutto, a render chiaro ogni concetto, fin nel profondo più intimo. Spiegano, srotolano, svelano, battito per battito, i più profondi sentimenti che stravolgono la vita giorno dopo giorno… rapporto dopo rapporto.
È pieno di contraddizioni l’esprimersi inesorabile della voce narrante; ma quale animo non è turbato dai sì e dai no dell’indecisione e della paura, dall’alternarsi di sensazioni nette contrastanti, ognuna delle quali si impone con tutta la propria caratteristica?
E “Biancaneve” è debole, si sa: senza un cacciatore animato da buon senso, finirebbe scaraventata sull’humus di un bosco con l’addome squarciato, affinché una mano possa infilarsi, da lì, sotto lo sterno per strapparle il cuore. È proprio questo che, in una storia che non è più favola, le succede: qualcuno, conoscendola inerme, accontenta una virtuale regina che non ha mai dato un ordine preciso, ma può ricevere comunque fra le mani quel cuore caldo di vita.
«Il sole entrava a fiotti dalle finestre e riscaldava l’aria immobile e pesante, mentre io ammiravo lo sfacelo della mia vita riflesso nello specchio del bagno. Lacrime e gocce di sudore si mescolavano sulla mia faccia. Un paesaggio desolato, già abitato dalla morte e corroso dalla rabbia». C’è anche questo fra le pagine di “Biancaneve”, un tocco di poesia che si alterna al racconto elementare di fatti paradossali, come la malvagità umana che arriva ad essere talmente assurda da sembrare immotivata.
Todaro Editore, scegliendo di pubblicare questo breve e intenso romanzo, ha colpito nel segno, ha fatto riflettere il lettore che può approcciarsi al noir con curiosità, con passione e coinvolgimento in qualsiasi momento della propria giornata, perché “Biancaneve” prende, togliendo la sonnolenza alle ore notturne sotto il lume del comodino o tentando a colazione un eventuale lavoratore che potrebbe anche rimanere catturato dal flusso di parole smorzate che ricordano, rigo dopo rigo, la disperazione di una gru giapponese intrappolata nel fango.

© Letteratitudine

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