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Archive for giugno 2013

MINITOUR ESTIVO PER TRINACRIA PARK

trinacria-park-cover1MINITOUR ESTIVO PER TRINACRIA PARK

(programma in aggiornamento)

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

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Venerdì 5 Luglio 2013, ore 17:30 – PISA
Massimo Maugeri presenta “Trinacria Park” a Pisa, presso la libreria Fogòla, di Corso Italia, 82. Interverrà Giovanni Parlato: giornalista de “Il Tirreno”

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Domenica 7 Luglio 2013, ore 21:30 – PIETRASANTA (LU)
Massimo Maugeri presenta “Trinacria Park” nell’ambito di TRAME D’ESTATE – con intervista di Chiara Tommasi, Sala Annunziata, Pietrasanta (LU).

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Mercoledì 10 Luglio 2013, ore 21:45 – ROMA
Massimo Maugeri presenta “Trinacria Park” nell’ambito di TRASTEVERE NOIR FESTIVAL –  con Mario Falcone – Museo di Roma in Trastevere – piazza S. Egidio, 1 – Roma

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Domenica 14 luglio 2013, ore 19 – AUGUSTA (SR)

Massimo Maugeri presenta “Trinacria Park” nell’ambito di “APERI-CENA CON L’AUTORE” – con Carmelo GiummoTerrazza estiva del ristorante A’ Massaria – Via Mar Tirreno (C.tda M. Tauro) – Augusta (Sr) – evento organizzato in collaborazione con la “Libreria Letteraria” di Augusta

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Venerdì 19 luglio 2013, ore 19:30 – NOTO (SR)

Massimo Maugeri presenta “Trinacria Park” a Noto (Sr) – con Simona Lo Iacono e performance teatrali di Giuseppe Orto – presso il Giardino botanico del Circolo val di Noto – A fine presentazione seguirà un rinfresco

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Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

All’interno di una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park: un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di un antichissimo carteggio contenente brani di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana di inaugurazione – caratterizzata da festeggiamenti a cui partecipano centinaia di celebrità – si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone, tra cui il Presidente della Regione Siciliana e diversi vip. Si scatena il panico. Per via del sospetto di un attentato terroristico di tipo batteriologico, l’isola viene messa in quarantena. In questo tragico scenario collettivo, si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale e le frustrazioni di una carriera che non ha mai preso il volo; un giovane e inquietante aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; un anziano attore di teatro chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico del parco nascondendo ben altri intenti. Perché nulla è come sembra a Trinacria Park…
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E/O ESTATE all’ISOLA TIBERINA: programma di LUGLIO

CALENDARIO

 ISOLA TIBERINA 2013
IL CAFFE’ LETTERARIO DELLE EDIZIONI E/O
18 GIUGNO / 31 AGOSTO

Quest’anno per tutta l’estate torna il Caffè Letterario delle Edizioni E/O all’Isola Tiberina.

Venite a trovarci al nostro caffè letterario, un luogo fresco e suggestivo che nelle sere estive si anima

con incontri letterari, cinema , musica e tanti libri.

Programma incontri di Luglio

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UNA TERRA IMPERFETTA, di Delia Morea (uno stralcio del libro)

Una terra imperfettaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo UNA TERRA IMPERFETTA, di Delia Morea 

Napoli durante gli anni fulgidi della Belle Epoque e dei Caffè Concerto. Momento di cambiamenti epocali che prelude al Novecento. Un prologo inquadra l’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1884, e sottolinea la dolenza e la contraddizione di una città preda di grandi sconvolgimenti e di grandi entusiasmi. La vicenda si snoda, poi, attraverso gli anni che connotarono Napoli, al pari di Parigi, come capitale del divertimento, delle chanteuse ma soprattutto dei grandi poeti e del trionfo della canzone napoletana romantica. Nel libro alcuni personaggi realmente esistiti nella Napoli di fine Ottocento e degli inizi del Novecento convivono con altri puramente inventati. Tra le figure reali che popolano il romanzo: Elvira Donnarumma, Gennaro Pasquariello, Salvatore di Giacomo, Eduardo Scarpetta, Matilde Serao, Gilda Mignonette, descritte seguendo un filo di memoria storica collettiva che dà conto della traccia indelebile che tali nomi hanno impresso all’arte e alla creatività napoletana. Una città che tira a lucido la sua immagine con una legge sul Risanamento dei quartieri degradati, con la costruzione dell’imponente Galleria Umberto I, con l’edificazione di nuovi eleganti quartieri. Napoli con le sue miserie e il luccichio del varietà: terra imperfetta e, forse proprio per questo, affascinante. Nel libo ricorrono elementi dialettali e termini ormai fuori uso che permettono di risentire il suono di un tempo passato, tutto da riscoprire.

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Uno stralcio del romanzo UNA TERRA IMPERFETTA, di Delia Morea (Avagliano editore, pagg. 380, euro 16)

Via Toledo quella mattina brulicava di gente di tutte le razze. Un sole leggero riscaldava l’aria che profumava di fiori e salsedine. Il primo tepore della primavera, dopo un inverno tra i più piovosi, induceva la gente a riversarsi per le strade. Carrozze ondeggiavano sugli antichi basoli di piperno stretti e sconnessi che lastricavano Toledo; dai confinanti vicoli dei Quartieri Spagnoli calavano decine di scugnizzi vocianti. L’unico divertimento di questi ragazzini costituiva nell’aggrapparsi alle ruote delle carrozze, tentando una improbabile scalata per cercare una comoda sistemazione, mentre i cocchieri che tenevano a bada i cavalli li minacciavano con pugni ed improperi.
Le guaglioncelle pagate a cottimo dalle modiste correvano con cappelliere e pacchi di ogni sorta a fare consegne, i caffè all’aperto pullulavano di avventori che godevano dell’inizio della bella stagione. Alcuni uomini avevano indossato giacchette a quadrigliè e pagliette in ossequio alla moda. Seduti ai caffè e in giro per le strade si vedevano anche molti stranieri: Napoli era sempre stata una della destinazioni preferite dei viaggiatori del Grand Tour. Il viaggio era fonte di svariate esperienze, come era accaduto per lo scrittore tedesco Goethe. Così aveva una doppia valenza: ai giovani serviva per perfezionare la propria educazione, accumulare competenze ed esperienze per affrontare, una volta tornati in patria, la vita adulta; per gli artisti era motivo di molteplici ispirazioni che avrebbero trovato posto nella memoria della loro arte. Per tutti il viaggio costituiva un mezzo di conoscenza, assecondando la naturale vocazione dell’uomo che è da sempre l’attitudine all’acquisizione del sapere. Napoli era frequentata per le sue bellezze, per l’esotismo delle sue tradizioni, per una certa fama leggendaria di città gaudente, gioiosa ed insieme tenebrosa. Spesso diventava luogo d’elezione e musa ispiratrice dei visitatori, per l’attrattiva che promanava dai monumenti, dalle seduzioni naturali e archeologiche dei suoi dintorni e dal mare.
Il mare di Napoli affascinava chiunque lo contemplasse, specialmente se ammirato dall’alto della collina di Posillipo, il cui nome, di origine greca, significava “riposo dal dolore”. Leggi tutto…

In memoria di MARGHERITA HACK

Oggi, 29 giugno 2013, si è spenta Margherita Hack: la più nota e amata astrofisica italiana.

La ricordiamo qui a LetteratitudineNews ripubblicando le prime pagine del volume “Il cielo intorno a noi” (Dalai) che avevamo pubblicato l’anno scorso per celebrare i 90 anni della Hack.

Margherita Hack – Il cielo intorno a noi
Viaggio dalla Terra ai confini dell’ignoto per capire il nostro posto nell’Universo
Dalai editore, 2012 – pagg. 180 – euro 16,50


Un atlante dell’universo, corredato da splendide fotografie, per guidarci alla scoperta dei misteri del Cosmo. Una «guida illustrata» per ragazzi e per i loro genitori.

Dalla penna della più nota e amata astrofisica italiana, ecco per i giovani adolescenti che si affacciano alla passione per l’astronomia, alle curiosità per la scienza dell’osservazione del cielo, un agile «atlante» che mescola abilmente il rigore dell’informazione scientifica, con notazioni di storia della cultura e della scienza. Una guida all’esplorazione dello spazio intorno a noi, a partire dal nostro pianeta e dal villaggio planetario del sistema solare, allontanandosi via via verso la nostra galassia e i suoi confini, per giungere al limite più lontano nello spazio e nel tempo, incontrando nel percorso le stelle e i loro cicli di vita, i buchi neri, i quasar e il mistero stesso dell’origine, il Big Bang oltre il quale non riusciamo a vedere. Il racconto di ciò che sappiamo non può non accompagnarsi al racconto di quei traguardi tecnologici dell’ultimo secolo (sonde, telescopi e satelliti) che ci hanno permesso di arrivare al nostro grado di conoscenza odierna dell’universo. Il libro è illustrato da splendide foto della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea, per farci «vedere» la bellezza del cosmo e la sconfinata varietà dei suoi abitanti, dalle calotte polari di Marte, agli anelli di Saturno, dalla vita delle comete alla nascita delle galassie fino alle nebulose più lontane. Una «guida visiva» per capire il nostro posto nell’Universo e amare l’astronomia.

Fiorentina, classe 1922, Margherita Hack ha insegnato per 50 anni astrofisica e astronomia, tra Firenze, Milano e Trieste. Attualmente professore emerito dell’Università di Trieste, è socio dell’Accademia dei Lincei, nonché membro dell’Unione astronomica Internazionale, della Società Italiana di Fisica, e della Società Astronomica Italiana. Ha all’attivo più di 250 pubblicazioni su riviste internazionali ed è molto nota al grande pubblico come divulgatrice scientifica e non solo. Tra i suoi libri più recenti: Vi racconto l’astronomia (2002); Dove nascono le stelle (2004); Qualcosa di inaspettato (2004); Così parlano le stelle (2007); Libera Scienza in Libero Stato (2009); Notte di stelle (2010). Per Dalai editore nel 2011 ha pubblicato Il mio infinito.

DI SEGUITO, LE PRIME PAGINE DEL VOLUME…
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FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, di Maria Lucia Riccioli

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La casa editrice L’Erudita ha ripubblicato il romanzo FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA, di Maria Lucia Riccioli (incentrato sulla vita della poetessa Mariannina Coffa). Vi proponiamo la quarta di copertina di Lia Levi, la bandella di Paolo Di Paolo e la prefazione di Luigi La Rosa

Segui il dibattito su “Ferita all’ala un’allodola” su LetteratitudineBlog

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di Lia Levi

Una ricerca storica tanto approfondita e minuziosa farebbe presupporre
un romanzo che tragga il suo valore dalla forza dei fatti. Niente di più
sbagliato.
I fatti – e quali fatti – restano, ma sopra di loro Mariannina prende il volo per offrirsi come uno dei più trepidi e irradianti personaggi del nostro panorama letterario. E lo stile della Riccioli! Basterà leggersi la magistrale scena delle nozze in cattedrale in un’alba livida e la sposa “presa di freddo”, presagio di un amaro destino.
Una prosa sfumata e robusta, mai dimentica di ritmo e poesia in un
impianto di scrittura senza cedimenti né pause, in una parola, che va dritta al cuore.

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di Paolo Di Paolo
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TRASTEVERE NOIR FESTIVAL: 9 / 13 luglio 2013

TRASTEVERE NOIR FESTIVAL: 9 / 13 luglio 2013

di Massimo Maugeri

Sono molto felice di partecipare all’edizione 2013 di Trastevere Noir Festival: rassegna nata nel 2009 per la cura di Paolo Petroni e Marco Panella. Una rassegna prestigiosa, che in questi anni ha visto alternarsi, nella splendida cornice del chiostro del Museo di Roma in piazza sant’Egidio, autori affermati ed esordienti al primo successo intervistati dai curatori. La mia partecipazione è prevista per mercoledì 10 luglio, alle h. 21:45 (insieme a me ci sarà Mario Falcone).
Di seguito, informazioni sul programma e sugli ospiti.

Il PROGRAMMAGLI AUTORI OSPITI

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ALDO BUSI vince Premio Letterario Giovanni Boccaccio 2013

Il DecameroneE’ Aldo Busi il vincitore del  Premio Letterario Giovanni Boccaccio 2013

A Catherine Dunne e Massimo Franco il riconoscimento per la letteratura straniera e il giornalismo

La cerimonia di premiazione il 14 Settembre a Certaldo Alto

 

E’ lo scrittore  Aldo Busi il vincitore della XXXII edizione del Premio Letterario Giovanni Boccaccio, che quest’anno festeggia il settecentesimo anniversario della nascita del grande trecentista toscano.

La giuria del Premio, presieduta da  Sergio Zavoli,  si è pronunciata all’unanimità sul nome del vincitore della sezione dedicata alla letteratura italiana, ritenendo che la raffinata trascrizione del Decamerone di Giovanni Boccaccio (Rizzoli) realizzata da Aldo Busi, avesse tutti i presupposti per rappresentare al meglio questa ricorrenza.
Le straordinarie storie del Boccaccio trovano, infatti,  nuova linfa in un’opera originalissima che conserva il ritmo serrato dell’originale, ma in una lingua moderna, agile e accessibile a tutti.
Gli intrighi, le avventure, le beffe e i personaggi del nuovo Decamerone di Aldo Busi, acquistano una vigorosa scioltezza espressiva, più incline a uno scenario e a un gusto contemporanei.
Quel che ora sappiamoNella sezione dedicata alla Letteratura internazionale il premio è andato alla scrittrice irlandese Catherine Dunne, per l’opera intitolata Quel che ora sappiamo (Guanda),  romanzo in cui, entrando nelle pieghe di un dolore assoluto – come la perdita di un figlio suicida – l’autrice scava nei meandri dell’inspiegabile e dell’indicibile, nell’inconsapevolezza in cui si vivono i rapporti umani, anche i più forti.        
Il premio dedicato al giornalismo va, infine, a Massimo Franco, l’autorevole notista del “Corriere della sera”  per l’opera La crisi dell’impero Vaticano (Mondadori), che affronta il delicato passaggio di un storica realtà della Chiesa con analisi scarne, esenti da pregiudizi d’ogni specie, frutto del rigore culturale e dello stile professionale di un autore di rango.
L’eccezionalità della ricorrenza coincide, quest’anno, con l’arrivo in Giuria di Margaret Mazzantini, premiata con il “Boccaccia” nel 2004 per il suo  stile espressivo e vibrante, energico e delicato; e di Stefano Folli, una firma tra le più reputate del giornalismo italiano, già direttore del “Corriere” e oggi editorialista del “Sole 24 Ore”.
La crisi dell'impero vaticano. Dalla morte di Giovanni Paolo II alle dimissioni di Benedetto XVI: perché la Chiesa è diventata il nuovo imputato globaleVa da sé che la presenza, al fianco di Sergio Zavoli, di Leone Piccioni, Margaret Mazzantini, Marta Morazzoni, Gabriele Canè, Paolo Ermini e Luigi Testaferrata, conferma l’autorevolezza ed  il prestigio del Premio. Leggi tutto…

IL MAGISTERO DI PONTIGGIA, di Domenico Trischitta

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

IL MAGISTERO DI PONTIGGIA

di Domenico Trischitta

Ci manca Giuseppe Pontiggia. A dieci anni dalla morte, Peppo, “il gran Lombardo”, scacchiere e boxeur mancato, ha lasciato un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Scrittore sopraffino, oltre che critico e bibliofilo di razza, ha praticato con osservanza “religiosa” l’autenticità della scrittura, a dispetto di pennaioli alla moda che scrivono solo per adularsi a vicenda, o per stroncare il nemico di turno. Ci manca la sua lealtà, la sua grandezza fisica e morale, e soprattutto la sua riflessione acuta.
Non ha mai smesso di scommettersi sulla narrativa, non dimenticando mai di essere stato, in passato, un pugile dilettante o un amante delle geometrie di scacchiere. E questo è stato sempre presente nel suo stile, lapidario e conciso come nel suo capolavoro “Vite di uomini non illustri”, matematico e perfetto quando imbastiva trame argute di psicologia umana (“Il giocatore invisibile” e “La Grande sera”, Premio Strega 1989). Ed è stato anche sincero e commovente quando ha aperto e chiuso la sua carriera di scrittore: “Morte in Banca” e “Nati due volte”, il suo ultimo capolavoro.
In quel libro, da cui ha tratto ispirazione Gianni Amelio per “Le Chiavi di casa” , ha operato uno sforzo stilistico riuscito, qualcosa che solo i grandi scrittori come lui sanno fare: ha raccontato sé stesso senza finzioni, il dramma e la debolezza di un uomo dinanzi alle difficoltà della vita. E quando parlava di quel romanzo si appassionava, la sua voce stanca diventava calda e suadente. Ed io lo ascoltavo commosso: “…ogni volta che finivo di scrivere un capitolo lo facevo leggere a mio figlio, e dalla sua reazione capivo se dovevo apportare modifiche o se andava bene…sono stato contattato da molte associazioni di volontariato, che mi ringraziavano per “Nati due volte”, ho spiegato a loro perché si nasce due volte…la prima è una nascita fisica, la seconda spirituale, perché si comincia a vedere il mondo con gli occhi di quel figlio amato…”. Leggi tutto…

Daniela Marcheschi partecipa al dibattito su Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

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Sono molto lieto di poter ospitare le risposte di Daniela Marcheschi alle domande che ho posto nell’ambito del dibattito organizzato su LetteratitudineBlog in memoria di Giuseppe Pontiggia.

Daniela, infatti, è la massima conoscitrice delle opere di Pontiggia (e non solo perché ne ha introdotto e curato le le “Opere” nei «Meridiani» Mondadori). Non è un caso che sia stata invitata a parlarne dalla trasmissione Fahrenheit di RadioRai3.

L' arte della fugaRingrazio, dunque, di cuore Daniela Marcheschi per aver partecipato e ne approfitto per consigliare a tutti la lettura del romanzo-poemetto L’Arte della Fugache è stato appena ripubblicato negli oscar Mondadori e “celebrato” nell’ambito della recente notte bianca per Pontiggia.

(Massimo Maugeri)

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L’intervento di Daniela Marcheschi (nella foto) nell’ambito del dibatto su Pontiggia organizzato su Letteratitudine

1. Che rapporto avete con le opere di Giuseppe Pontiggia?
Sono una guida. Le ricordo: certe frasi, certi modi dei personaggi, le atmosfere. Le rileggo sempre con sorpresa e nostalgia. Tanta.

2. Qual è quella che avete amato di più?
Il Giocatore invisibile (1978). Mi colpiva soprattutto ciò che vi si affermava: la necessità dell’etica vissuta come nutrimento della cultura e della verità. Ero molto giovane, appena laureata: avevo lasciato l’Italia da pochi mesi, perché mi sembrava troppo chiusa. Avevo assistito spesso al “sacco” dell’università, alle combines  in nome di tutto fuorché della cultura: quei giochi clientelari, che tradivano quanti avevano speso la propria vita per creare un’Italia nuova. Ho detto a me stessa, come critico: <<Ecco lo scrittore che ci vuole!>>. Sono orgogliosa di non essermi sbagliata, e grata di tutto quello che Pontiggia mi ha insegnato in 25 anni di dialogo fitto.

Anche L’Arte della Fuga (1968), letta mentre scrivevo il saggio monografico su di lui (fine 1978-inizi 1979) fu – ed è ancora – affascinante: poesia e prosa, romanzo e versi. Non solo apriva orizzonti nuovi sul dialogo possibile fra generi letterari differenti, ma mostrava che nella Neoavanguardia i giochi erano stati ben più complessi di quanto non si leggesse nelle vulgate critiche. La fiducia nella possibilità del romanzo, la speranza nella letteratura e nella parola, uno spirito e una ricerca di vita autentica: era questo ad emozionarmi.

3. Qual è quella che ritenete più rappresentativa (a prescindere dalle vostre preferenze)? Leggi tutto…

Valeria Parrella ricorda Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

Il contributo di Valeria Parrella

Ho molto amato Pontiggia, è stato uno dei miei maestri, perché chi scrive in italiano si rifà a maestri italiani. E come dalla Ortese ho imparato l’allucinazione, il surreale, da Pontiggia ho imparato il reale. Per me Nati due volte è un enorme punto di riferimento, e non per l’argomento trattato ma per come è trattato. Per l’uso della lingua, con quel registro finto basso ma coltissimo, come se lo tenesse a bada- anzi: sicuro lo teneva a bada-, e le sciabolate al sistema quando si rappresenta in scuola, in ospedale, sulla propria pelle.
Posso piangere se penso alla scena finale, quella di lui che lo guarda oramai adulto dalla finestra, perfetto contrappunto a quella iniziale delle scale mobili. Io penso che sia un capolavoro per il comune lettore e un manuale (a lui non sarebbe dispiaciuto, così convinto dell'”insegnabilità” della scrittura…) per chi scrive.

Valeria Parrella
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GIUSEPPE PONTIGGIA, nella videointervista di Domenico Trischitta

“Nati due volte”, il romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA tra i Novecento di Repubblica

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

Nati due volte, il più noto romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA

[La recensione di Laura Lilli su Repubblica del 18 novembre 2003 in occasione dell’uscita del romanzo di Pontiggia nella collana “I cento romanzi del Novecento di Repubblica“]

di Laura Lilli

Spesso l’intelligenza si accompagna alla sofferenza, ma non sempre la somma delle due dà come risultato testi di grande spessore letterario. E’ questo invece il caso di Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, romanzo tessuto di dolore, di amare consapevolezze e fatiche quotidiane, ma anche di accettazione e, al fondo, di intimissime, invisibili gioie che la penna graffiante e tutt’altro che sentimentale dello scrittore ha saputo rendere palesi con attenzione lenticolare.
Lo fa seguendo un principio di scrittura che potremmo chiamare democratico che (anche se non ha niente a che vedere con l’deologia, e letterariamente è sorvegliatissimo) che aveva già seguito nella bella raccolta di racconti del 1993 ( Mondadori), il cui titolo parla da solo: Vite di uomini non illustri. Anche in Nati due volte, Pontiggia ha dato rilievo a fatti che la rassicurante stupidità dalla norma quotidiana archivia frettolosamente come minori, come un regista che in scena dia spazio e voce a caratteristi e comprimari.
In Nati due volte ogni attimo conta e viene impietosamente messo in luce: gesti, espressioni del volto, toni di voce, passi falsi nei dialoghi e loro recupero (o sconfitta in seguito ad essi).Esemplare è il “recupero”, in chiave quotidiana e democratica appunto, di quell’antica nevrosi degli ambasciatori chiamata, non a caso in francese, ésprit de l’éscalier, spirito dello scalone, [che risale a tempi in questi augusti personaggi portavano la piuma sul cappello, come certe canzoni infantili ancora ricordano]. Discendo le auguste gradinate dopo un colloquio con un re o con un ministro degli esteri, infatti l’alto dignitario ruminava sulle risposte che non aveva saputo dare in modo a lui conveniente, sulle domande che non aveva avuto la prontezza di formulare, sui tranelli verbali che non era stato in grado di tendere o, peggio, su quelli a cui non era riuscito a sfuggire (e di cui magari si rendeva conto solo ora, traendo le conclusioni della sostanza dell’incontro).
[Tutto questo diplomatico rimuginare era, appunto,l’ésprit de l’éscalier.] Ora scrive Pontiggia ricostruendo un suo colloquio con una fisioterapista che non gli era piaciuta:[“Intimidito dall’incertezza della diagnosi e ansioso di essere rassicurato, mi preoccupavo dell’umore dell’oracolo]. Quanti dialoghi dovrebbero svolgersi in tempi diversi!Occorrono talora anni per dare, almeno idealmente, le risposte adeguate: Ma l’interlocutore nel frattempo è morto, o è sparito, o se ne è dimenticato.
Solo pochi fortunati dai riflessi fulminei hanno le reazioni che andrebbero condivise dalla memoria del futuro.Ma non possiamo imitarli, disorientati dal dubbio o pietrificati dalla sorpresa]”.
Insieme alla sofferenza, la consapevolezza non viene mai meno. I dialoghi sono con persone più o meno “qualunque”, certamente “non illustri” con le quali il protagonista/autore (il libro, scritto con magistrale distacco, è tuttavia largamente autobiografico) è costretto ad avere contatti per via della penosa e dunque sempre eccezionale condizione del figlio handicappato. E, per la verità, uscito da Mondadori nel 2002, il romanzo ebbe subito vasti e incondizionati apprezzamenti critici. Morto lo scorso giugno, lo scrittore fece in tempo a percepirne gli echi.
Perché Nati due volte? Ci risponde uno degli infiniti medici che l’io narrante consulta e per i quali, attraverso l’intero libro, ha parole tutt’altro che tenere: li accusa di insipienza, incompetenza, stolida arroganza. E per mascherarsi, nel trattare coi pazienti o coi loro genitori, si fanno forti, dice, dei più logori luoghi comuni ereditati dai loro maestri, tipo “avessi la sfera di cristallo!” se si chiede loro una prognosi. Ma torniamo ai Nati due volte “Questi bambini dice dunque il medico “buono” – devono prima imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda nascita dipende da voi genitori, da quello che saprete dare. Nascono due volte e il percorso sarà più tormentato. ” Ma “alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa almeno è la mia esperienza”, conclude l’unico “camice bianco” al quale l’autore mostri gratitudine, sia pure a distanza di trent’ anni dal loro incontro. Infatti, così sarà nella conclusione. Leggi tutto…

CATTIVERÌA, di Rosario Palazzolo

CATTIVERÌA, di Rosario Palazzolo

di Massimo Maugeri

Avete voglia di leggere qualcosa di “davvero diverso”? Un romanzo che si discosti nettamente dagli “standard abituali” della nostra narrativa? Una storia che, a pieno titolo, merita di essere considerata “originale”? La vostra ricerca è finita. È sufficiente che vi concediate un po’ di “Cattiverìa“. No, non è un refuso. È proprio questo (con l’accento sulla seconda “i”) il titolo del nuovo romanzo di Rosario Palazzolo: artista palermitano, classe 1972. Utilizzo il termine artista (anziché quello di autore), perché – oltre a essere scrittore – Palazzolo è anche drammaturgo, regista e attore (con riscontri anche a livello internazionale). Per il teatro ha scritto e diretto: “Ciò che accadde all’improvviso“, “I tempi stanno per cambiare” (con Luigi Bernardi), i tre spettacoli che compongono la “Trilugia dell’impossibilità: Ouminicch’, ’A Cirimonia, Manichìni” e il “Dittico Del Disincanto (Visita guidata e Tauromachia)“. Vincitore del Fringe al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano, i suoi spettacoli sono stati rappresentati nei maggiori teatri di ricerca nazionali e di recente al suo lavoro sono stati dedicati studi monografici e tesi di laurea. Per la narrativa ha scritto: “L’ammazzatore” (Perdisa Pop, 2007) e “Concetto al buio” (Perdisa Pop, 2010).

Chi avesse voglia di assaggiare un po’ di “Cattiverìa”, può farlo cliccando qui…
Intanto, ne approfitto per discuterne con l’autore (che avevamo già avuto modo di incontrare nell’ambito di questo dibattito su LetteratitudineBlog).

– Caro Rosario, raccontaci qualcosa sulla genesi di questo nuovo romanzo. Come nasce “Cattiverìa”?
Ciao Massimo, e un saluto ai lettori di Letteratitudine.
Cattiverìa ha avuto una genesi atipica. Inizialmente, la storia era una storia per il teatro, e appunto in teatro stava muovendo i suoi primi passi, coi personaggi che pigliavano una certa sostanza, le dinamiche drammaturgiche cha andavano dipanandosi, ma a un certo punto il teatro non l’ha più tollerata: troppo complessa la trama, troppo legati alle parole i protagonisti, e allora l’ho messa via e ho pensato a altro, ho pensato a altro, ho pensato a altro ma non riuscivo a pensare a altro, perciò, tolto il teatro, ho provato a concedergli un diverso tipo di sostanza.
Il tutto è durato un anno e qualcosa, con in mezzo una gastroscopia.

– Domanda obbligatoria sul titolo. Perché “Cattiverìa”, con l’accento sulla seconda “i”? Leggi tutto…

Addio a Richard Matheson: il ricordo dell’editore Sergio Fanucci

L’editore Sergio Fanucci ricorda il suo incontro con Richard Matheson, di cui a febbraio scorso ha pubblicato l’intera opera dei racconti (Richard Matheson – Tutti i racconti – vol. 1 – 4).

Poche ore fa la figlia di Richard Matheson ha annuciato la scomparsa del padre (nella foto a sinistra, n.d.r.), che ci lascia all’età di 87 anni (il 23 giugno).
Nato ad Allendale, New Jersey, il 26 febbraio del 1926, Richard Matheson è autore di ventisei romanzi e di oltre cento racconti (interamente pubblicati da Fanucci Editore) che hanno forgiato il gusto e le caratteristiche del “fantastico” contemporaneo. Definito da Ray Bradbury “uno degli scrittori più importanti del XX secolo”, ha collaborato a lungo con il cinema e la tv, e dai suoi romanzi sono stati tratti film di successo come Io sono leggenda e Duel.
Con Richard Matheson è scomparso un autore di punta della casa editrice, un amico personale dell’editore, Sergio Fanucci, che lo ricorda così.
Cinque anni fa decisi di andare fino a casa sua, posta su una collina a 200 km da Los Angeles. Un luogo ben protetto, dove vivono poche persone che possiedono sia il box per l’auto che la stalla per il cavallo. Se non sei prenotato per una visita non puoi entrare, e una guardia armata ti fa mille domande. Volevo incontrarlo di persona, stringergli la mano, fare alcune foto, girare un video con lui e passare tre ore a parlare dei suoi libri e delle nostre comuni passioni.
Ho scoperto un uomo profondo, spiazzante, ironico, acuto e ancora brillante e creativo, cosciente di essere un uomo straordinario.
Stava scrivendo quello che poi è diventato il romanzo “Altri regni” che ho pubblicato due anni fa, dopo aver riproposto tanti suoi romanzi, e per la prima volta al mondo, aver raccolto in 4 volumi tutti, ma proprio tutti, i suoi racconti.
Oggi sono felice di aver trascorso, in compagnia di mia moglie, quelle ore con un uomo che rimarrà una leggenda, di aver affrontato un viaggio lungo e particolare per stringere la mano a chi è stato per me, prima come lettore e poi come editore, un punto di riferimento fondamentale per la mia passione e la mia professione. Porto con me un ricordo esclusivo, sorrisi e abbracci, che trascrissi al ritorno dal viaggio, poi pubblicato in esclusiva dal Venerdì di Repubblica, uscito il 4 aprile del 2008.
A voi la lettura, a me il ricordo di allora e la tristezza di oggi.
(Sergio Fanucci)

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Tutti i racconti vol.1Tutti i racconti vol.2

Tutti i racconti vol.3 –  Tutti i racconti vol.4

Tutti i racconti vol.1 Tutti i racconti vol.2

Tutti i racconti vol.3 Tutti i racconti vol.4

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ENZO BIAGI INTERVISTA GIUSEPPE PONTIGGIA

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

NATI DUE VOLTE, di Giuseppe Pontiggia

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

di Simona Lo Iacono

Quanto volte lo ha fatto. Sollevarlo, aiutarlo a salire in macchina, a fare un gradino, a sedersi. Lo afferra sotto le ascelle, tiene salda la presa ed ecco, suo figlio ha raggiunto un piccolo obiettivo, si è spostato o lo ha fatto più velocemente, ed ora a lui non resta che prendere fiato, prima del movimento successivo.
L’handicap ha regole tutte sue, pensa Giuseppe Pontiggia, non ammette i ritmi frenetici della nostra epoca, si oppone all’approssimazione, alla fretta, al consumo. E’ il suo padrone benigno, quello che ha preteso pazienza e gli ha insegnato a tergiversare. Niente, per un disabile, è più utile dell’inutile, ed è per questo che Pontiggia si ferma, sta a guardare il cielo che scolora, le nuvole basse come falene, l’odore dei caldarrostai che si acquattano agli angoli delle strade, intorbidando l’aria di un fumo pastoso, simile a quello di un’immensa foresta agonizzante.
Lo sa, sono pensieri vaghi, di quelli che nell’epoca attuale verrebbero liquidati come antieconomici, perché non servono a nessuno se non alla sua anima, e l’anima – è noto – vien facile apostrofarla come una perditempo, un’oziosa viandante. E poi, chi può dire se esista veramente.
Nei tempi in cui lavorava in banca, ad esempio, gli era quasi sembrato di perderla, l’anima, mentre contabilizzava entrate e allineava numeri.
La scelta di impiegarsi, d’altra parte, non era stata dettata da passione, ma da necessità impellenti.
Nato nel 1934 a Erba, aveva perso il padre nel 1943 ed era stato costretto a lavorare per non pesare sulla famiglia. La sera, però, studiava febbrilmente per concludere gli studi universitari, collaborava alla rivista “Il Verri”, scriveva il suo primo romanzo. Solo nel 1961 – grazie all’incoraggiamento di Elio Vittorini – aveva lasciato la banca per dedicarsi all’insegnamento serale. E poco dopo era nato Andrea, colpito da un grave handicap. Leggi tutto…

Alla ricerca della “Grande Bellezza”

Alla ricerca della “Grande Bellezza”

di Domenico Trischitta

Nel grande bordello che viviamo la poesia si riconosce nelle piccole cose. Il nobile pretesto è stato quello di assistere ad una rappresentazione di “Antigone” di Sofocle al teatro Greco di Siracusa. Così un pomeriggio passato in compagnia dei soci del Touring Club di Catania è diventata un’occasione piacevole per parlare di bellezza, anzi della grande bellezza. E’ chiaro il riferimento a un bellissimo film che ho visto recentemente, appunto “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Il tema attualissimo, ci induce ad una riflessione amara: l’uomo contemporaneo non riconosce più le emozioni, non vede più le meraviglie architettoniche che lo sovrastano (in questo caso una Roma imperiale e barocca con una fotografia da brividi), il protagonista si aggira per la città eterna, immergendosi nella società cafona e insensibile del terzo millennio. Film ambizioso come “Tree of life” di Malick ma più riuscito. Servillo è il nuovo Volontè. Gli accostamenti a Fellini sono scorciatoie banali, e semmai più che “Roma” il film di riferimento è “La dolce vita”. Abbiamo perso la grande bellezza e la desideriamo come una cosa rara ma abbiamo trovato uno dei più grandi registi al mondo, Paolo Sorrentino. Per questo motivo ho scelto di dialogare con gli amici occasionali di bellezza, il nostro breve viaggio verso Siracusa si è trasformato in un viaggio dell’anima, alimentando una discussione appassionata sulle sensazioni che possono suscitare un paesaggio sublime, una natura incontaminata, una musica immortale. Leggi tutto…

“LIBRINSCENA” 2013 – Catania: giugno / settembre 2013

L’intero cartellone di “LIBRINSCENA” 2013 – Catania: giugno / settembre 2013

il ciclo di incontri con l’autore promossi dal Teatro Stabile di Catania

Sette serate a Palazzo Platamone con Simonetta Agnello Hornby, Mimmo Calopresti,

Peter Cameron, Serena Dandini, Viola Di Grado, Fabrizio Gatti ed Elvira Seminara

 CATANIA – Sette scrittori di quelli che lasciano il segno. A tu per tu con Simonetta Agnello Hornby, Mimmo Calopresti, Viola Di Grado, Peter Cameron, Elvira Seminara, Fabrizio Gatti e Serena Dandini, che citiamo nell’ordine cronologico in cui incontreranno il pubblico catanese nella suggestiva sede barocca di Palazzo Platamone. Ritorna “LibrinScena”, l’iniziativa culturale promossa dal Teatro Stabile di Catania, che invita i potenziali lettori a “sfogliare” le ultime fatiche letterarie accompagnati dagli stessi autori.

“L’iniziativa – sottolinea il direttore dello Stabile, Giuseppe Dipasquale – risponde ad un modello di teatro che programma a 360 gradi come un vero e proprio istituto di cultura. Tale vuole essere lo Stabile etneo, tempio della prosa ma aperto sempre più alle altre arti; il cinema, la letteratura. Con “Librinscena si rinnova la formula del dialogo aperto con rinomati autori di novità editoriali. Un percorso alla ricerca dell’origine più profonda della creazione artistica, per un confronto su temi universali attraverso la finestra della contemporaneità”.

La rassegna, alla cui cura ha collaborato Ornella Sgroi, è sostenuta dal contributo dello Sheraton Catania Hotel. Gli incontri sono fissati per le ore 21 ad ingresso libero fino ad esaurimento posti: la prima tranche del calendario si snoderà da metà giugno fino al primo luglio, la seconda in settembre.
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Categorie:Eventi

Vernissage inaugurale del MacS – 28 giugno 2013

Vernissage inaugurale del MacS

Museo Arte Contemporanea Sicilia

Protagonista il giovane pittore catanese Alfio Giurato

 

Venerdì 28 giugno 2013, alle ore 20.00, nella Badia piccola del  Monastero di San Benedetto di via Crociferi, a Catania, si terrà, con la mostra di Alfio Giurato, il vernissage del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia). Interverranno: l’artista Alfio Giurato, il Direttore del MacS, Giuseppina Napoli, e il curatore del museo, Alberto Agazzani.

Il progetto MacS nasce dal duplice desiderio di valorizzare i beni culturali del patrimonio siciliano e promuovere l’arte contemporanea, italiana e internazionale.
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Settimana culturale etnea 2013: 24 – 30 giugno

Settimana culturale etneaDal 24 al 30 giugno 2013: “Settimana culturale etnea 2013”  c/o il Complesso Fieristico Le Ciminiere – Padiglione D sala E 6, con il patrocinio della Provincia Regionale di Catania che ha gentilmente concesso i locali.

La “Settimana culturale etnea 2013” è a cura della Rassegna di Letteratura Lunarionuovo (www.provadautore.it) diretta dal prof. Mario Grasso

PROGRAMMA

Lunedì 24 giugno, ore 18,00 – Saluto del direttore di Lunarionuovo e delle Autorità.
Inaugurazione della esposizione di tutti i libri editi da Prova d’Autore dal gennaio 1978 a giugno 2013 e delle mostre fotografiche di Gessica Scandura (Catania giorno e notte) e di Mirko Chessati (immagini) e Erica Donzella (poesie)
Ore 19,00 – Proiezione del documentario sulla vita e le opere di Giuseppe Antonio Borgese. Introduce il prof. Dario Consoli.
Ore 20,15 – Presentazione del libro “Il peccato della ragione” di Giuseppe Antonio Borgese; prima edizione italiana dell’opera del Borgese pubblicata nel 1927 negli USA, e mai edita in Italia, adesso tradotta e commentata da Dario Consoli, docente nel Liceo classico Amari di Giarre.
Ore 21,00 – Presentazione del libro di poesia “Sfumature”, opera prima di Flora Somma con interventi analitici di Stefania Calabrò, Erica Donzella, e Francesca Taibbi. Letture di poesie tratte dal libro, a cura di Maria Ricciotti. Liberi interventi del pubblico presente.
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Martedì 25, ore 18,30 – Presentazione del libro di Mario Genco “Nuovo trattato generale dei pesci e dei cristiani“ con interventi di: Mario Grasso, Daniela Saitta, Renata Governali. Lettura di brani del libro a cura di Francesco Foti e Roberta Musumeci.
Ore 20,00 – “In siciliano”: incontro con poeti del dialetto siciliano: Giuseppe Carnazza, Adriano Di Stefano, Francesco Foti, Alfio Patti, Gabriella Rossitto, lettura di poesie e confronti di pareri. Gli stessi Autori interverranno nel dibattito coordinato da Mario Grasso, che seguirà al recital.
Ore 21,00 – Presentazione e dibattito per il libro di AA.VV. “Catania Giorno e notte”, interventi degli Autori: Sonia Baglieri, Stefania Calabrò, Grazia Calanna, Luigi Carotenuto, Erica Donzella, Francesco Foti, Renata Governali, Mario Grasso, Rigo Mossara, Roberta Musumeci, Annamaria Platania, Francesca Taibbi, Luigi Taibbi, Ilary Tiralongo, Stefania Zuccarello.
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Mercoledì 26, ore 18,30 – Divertimenti poetici di uno psicologo: “Gli ultimi saranno i pigri” di Giuseppe Raniolo. Presentazione di Mario Grasso e Luigia Ferro, letture di Francesco Foti, Roberta Musumeci e dello stesso Raniolo.
Segue proiezione del cortometraggio SDRVGD’T (SVEGLIATI!), regia di Maristella Bonomo e Massimo Piovesana.
Ore 21,00 – “Il mito dell’ibridazione. Le Sirene di Laura Pugno fra antico e contemporaneo” di Daniela Saitta e presentazione del saggio della stessa Saitta “Rosa e Giallo a Torino” sulla narrativa di Fruttero & Lucentini. Dibattito e lettura di brani. Intervengono Mario Grasso, Francesca Taibbi, Luigi Carotenuto. Pubblica intervista all’autrice dei due saggi.
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SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO, di Luca Raimondi (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un ampio stralcio del romanzo SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO, di Luca Raimondi (Edizioni Il Foglio)

La prefazione di Roberto Alajmo

Carlo Piras, studente all’Università di Catania, vive i suoi diciotto anni incastonati nella metà degli anni ’90, in un Paese dove da pochi mesi è crollato il primo governo Berlusconi e tutto sembra finalmente andare per il verso giusto. Soprattutto in una città che sembra vivere la sua rinascita.
È qui che Carlo spera di trovare nuovi amici e – forse, magari – il grande amore. Attorno a lui il mondo si muove contromano, però. Le lezioni lo lasciano perplesso, le notti sembrano stordirlo e le ragazze sono enigmi che si muovono su gambe bellissime.
Il primo vero scacco coincide col mancato conseguimento della patente, ma è la cugina installata in casa a destabilizzare Carlo, che comincia a fare i conti col proprio passato di ragazzo e col futuro da uomo. L’insonnia morde, la solitudine divora. I tentativi di conquistare le ragazze di cui si innamora rivelano la sua inadeguatezza alla vita.

Luca Raimondi attinge all’autobiografia ma se ne distacca ironicamente, raccontando una generazione che pagava in lire e rimorchiava artigianalmente. Un romanzo di formazione impastato di umorismo ma speziato di malinconia.
Un’epopea quotidiana tardo-adolescenziale in cui l’amore e l’amicizia sono i valori da esaltare e (occasionalmente) tradire. La vita com’era meno di vent’anni fa, non troppo diversa da quella di oggi.
La vita, insomma.

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Di seguito, uno stralcio del romanzo SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO, di Luca Raimondi (Edizioni Il Foglio)

DAL CAPITOLO 25 (“SABATO”, pp. 208-216)

Rosario e Raffaella sono puntuali e alle nove e un quarto circa sono già a spasso per i vicoli di Ortigia con il nostro Carlo.
Rosario è elegantissimo, in completo azzurro e camicia Emporio Armani. Raffaella si è tinta i capelli di biondo, però ha perso la linea perfetta altrove mostrata: è dimagrita parecchio, forse per adeguarsi alla moda corrente che vuole le fotomodelle ridotte all’osso, e chissà che non covi progetti di questo genere. O magari a forza di stare con Rosario è diventata anoressica, lui è un bravissimo ragazzo ma certo è a volte un po’ qualunquista e non riesce a capire sempre i problemi e le esigenze della sua compagna – ma Carlo, che ne può sapere lui? Forse è solo una speranza. La speranza che lei sia insoddisfatta di come vanno le cose con Rosario; la speranza che voglia tornare sui suoi passi, scegliendo di non percorrere fino in fondo quei binari che sono ormai costruiti e che, c’è da scommetterci, la porteranno al matrimonio con Rosario e via dicendo. Rosario è un bravissimo ragazzo, ma porta con sé delle convenzioni sociali da veterodiccì: il suo pregio e il suo difetto maggiore.
Ma qui parliamo di speranza, okay? Un sentimento strano e ingannatore, che ci fa spesso vedere fischi per fiaschi, per cui subiamo fischi e subiamo fiaschi. È già nell’aria: Carlo vuole attaccare il bastione-Raffaella. Ci rimetterà l’amicizia di Rosario.
Bene; è proprio quello che vuole.
(…)
Un brivido di freddo per niente primaverile scuote la schiena di Carlo mentre cerca di captare l’attenzione di Raffaella: le pone domande e le rivolge discorsi atti a mostrare la sua maturità e intelligenza, Rosario si limita a commentare scherzosamente e a dissacrare i suoi discorsi a volte troppo ambiziosi. Le parole volano e quelle di Carlo tentano di tratteggiare con ampie pennellate le sue idee sul rapporto uomo-donna – e c’è da sperare (speranza, no?) che lei sia d’accordo, veramente d’accordo, ché dei suoi cenni del capo e del suo annuire con vigore si può e si deve dubitare. Chi è Raffaella? Da dove viene? Cosa sa Carlo di lei se non quello che è passato dal filtro di Rosario? Potrebbe non essere quella che sembra, però a Carlo piacerebbe comunque. Vien da pensare che Carlo sia di bocca buona, oppure che Carlo sia una scheggia impazzita che cerca di spezzare la rete superficiale di sentimentalismo. Niente di tutto questo: Carlo è a un punto cruciale della vita, in cui bisogna anche essere disposti a perdere qualcosa o qualcuno strada facendo, per tornare subito a riempire i vuoti. Un lavoro duro, ma che va portato avanti con abnegazione. Bisogna uscire dall’involucro della timidezza per cospargersi di coraggio. Bisogna imporre la propria esistenza e le proprie pulsioni, entro certi limiti che ci sono imposti o che ci autoimponiamo. Ecco, l’unico problema, stasera, è che Carlo non si è posto limiti.
Il pub è infognato in un ronco stretto e lungo. Non è molto à la page, d’altronde si permette anche di proporre un servizio di ristorante-pizzeria che ha del patetico. Il menù propone amenità tipo la paella, ma di comune accordo si dirige lo sguardo verso il settore panineria.
Mentre aspettano la cameriera, Rosario racconta di come Raffaella abbia litigato con Miriam, una sua amica di vecchia data che anche Carlo ha avuto modo di conoscere in un sabato sera simile a questo, ricavandone una sensazione sgradevole, vuoi perché lei giocava a fare l’altezzosa che aspetta solo un corteggiatore danaroso, con i suoi discorsi venali, vuoi perché quella sera si era messa a sparlare mezza Università di Catania – e Carlo la vedeva gioire e godere mentre razzolava nel fango di gente a lui sconosciuta.
– Aveva un orgasmo sincero nello spettegolare a destra e a manca. Io a Raffaella l’ho detto, l’ho messa in guardia, quella fa il doppio e il triplo e il quadruplo gioco, e a questo mondo non ti puoi fidare di nessuno, figurati di una come Miriam, che infatti non ha perso un attimo nello sputtanare Raffaella e me ai quattro venti, comportandosi da autentica carogna.
– Non ci si può fidare più neanche degli amici – dice Carlo, facendo il piedino a Raffaella.
– Hai perso una scarpa, Carlo? – dice lei. Leggi tutto…

LIA – Libri Italiani Accessibili: le stesse possibilità di tutti gli altri ai lettori con disabilità visive

Il 18 giugno è partito il servizio LIA – Libri Italiani Accessibili, un catalogo online di ebook accessibili per offrire a chi ha disabilità visive le stesse possibilità di tutti gli altri lettori. Libri di narrativa e saggistica, novità e bestseller di oltre 40 marchi editoriali: sono già online infatti su www.libriitalianiaccessibili.it duemilacinquecento titoli in digitale per accontentare i gusti di tutti i lettori.

Si va da Inferno di Dan Brown alle inchieste di Maigret di Simenon, dall’ultimo libro di cucina di Benedetta Parodi ad alcuni tra i romanzi finalisti al Premio Strega, dai libri di Luis Sepúlveda fino alle immancabili Cinquanta sfumature. Per i bambini si spazia da La fabbrica di cioccolato a I Croods, per i ragazzi si parte con Le Cronache di Narnia, mentre per chi ama la saggistica ecco l’inchiesta di Gianluca Nuzzi o il nuovo libro di Matteo Renzi.

Realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), il servizio (tutti i dettagli sono in allegato), è stato presentato a Roma alla Camera dei deputati: “Ci tengo ad esprimere grande apprezzamento per l’iniziativa -ha comunicato la presidente della Camera Laura Boldrini in un messaggio letto dal presidente AIE Marco Polillo-. Voi avete saputo praticare l’inclusione in un ambito – quello della cultura – dove troppo spesso invece crescono le diseguaglianze e si fa più profondo il divario sociale. E’ una concreta applicazione di quanto chiede di fare l’Articolo 3 della nostra Costituzione”.

Il servizio LIA parte da un progetto finanziato grazie al Fondo in favore dell’editoria per ipovedenti e non vedenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: “Superamento della disabilità: molti sono i progressi in questo settore, ma pochi sono semplici e radicali come quello rappresentato da LIA – Libri Italiani Accessibili – ha sottolineato il Ministro Massimo Bray nel suo messaggio”. ” L’odierna presentazione e la contemporanea messa in linea del servizio LIA-Libri Italiani Accessibili – ha proseguito Rossana Rummo, Direttore generale per le biblioteche, gli istituti culturali e il diritto d’autore – è motivo di grande orgoglio e profonda soddisfazione per il Mibac e rappresenta la concreta dimostrazione delle potenzialità del binomio vincente cultura-innovazione. LIA offre un servizio sociale e culturale e il nostro impegno è quello di proseguire su tali esperienze per garantire l’inclusione e ampliare i confini del circuito librario, a conferma del ruolo sociale fondamentale svolto dalle politiche culturali.” Leggi tutto…

PIÙ AVANTI DI QUALCHE PASSO, di Rosalia Messina

Più avanti di qualche passo“Più avanti di qualche passo” di Rosalia Messina
Città del Sole edizioni, 2013 – pagg. 104 – euro 10

di Simona Lo Iacono

Tutto comincia dietro una porta.
Domenico, seduto sullo scalino, aspetta.
Ha solo sette anni, ma sul fatto che oltre l’uscio chiuso stia accadendo qualcosa di grande, non ha dubbi. Passi affrettati, un va e vieni di sole donne, e le urla di sua madre che rompono il silenzio. Non si muoverà, ha deciso imbronciato, rigirando i piedi nelle scarpe di due misure più grandi. Dopotutto sta per venire al mondo una creatura e non c’è altro da fare che raccogliere le forze, concentrarsi per non svenire e fare la parte dell’uomo di casa.
Da quando è morto suo padre, poi, non permette alle emozioni di assalirlo. Fino a che ecco…la levatrice gli fa segno, il momento è arrivato. In un attimo, Domenico è accanto alla madre e può finalmente sgranare gli occhi innanzi non ad uno, bensì a due fagotti di lana: due gemelle, e chi l’avrebbe mai detto…Ma tant’è. Anita e Michela sono davanti a lui, pronte a urlare al mondo il loro doppio pianto.
Comincia così “Più avanti di qualche passo”, di Rosalia Messina (ed. Città del sole), romanzo che ha vinto, come inedito, il premio “Angelo Musco 2012”. Una storia che si snoda dagli anni 50 fino ai giorni nostri, e che nel ripercorrere il destino di Anita e Michela, il complesso equilibrio di un rapporto viscerale, racconta anche il tempo che cambia, la famiglia che cresce, la società che si trasforma.
Con una lingua poetica, cangiante, che sa modulare il dialetto sul ritmo delle parole e dei personaggi, Lia Messina rievoca il mondo duro del dopoguerra in Sicilia, la contrapposizione dolorosa tra le classi sociali, i traguardi affaticati delle donne, che con una ostinazione primordiale e disperata sono comunque madri, sia che a questa condizione siano votate dalla nascita, sia che vi approdino per strade traverse, scorticate, inusuali.

Lia, le chiedo quindi, “Più avanti di qualche passo” è il racconto del rapporto tra due gemelle, ma – con esso – anche di due condizioni sociali, di due modi di vivere. Vuoi parlarcene? Leggi tutto…

IL FALO’ DELLE NOVITÀ, di Stefano Bartezzaghi (un capitolo del libro)

faloIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un capitolo del libro “IL FALO’ DELLE NOVITÀ. La creatività al tempo dei cellulari intelligenti” di Stefano Bartezzaghi (Utet, 2013)

[La scheda del libro]

Scintilla sul fondo grigio della vita ordinaria, sveglia che interrompe il torpore del pensiero, guizzo di fantasia nel realismo e incursione della realtà nella fantasia: la creatività è un concetto ammaliante e contraddittorio, divenuto ormai mitico, incrostato com’è dei nostri pregiudizi, sogni e velleità. Indefinibile, la creatività per alcuni si può soltanto mostrare. Stefano Bartezzaghi invece vuole dirne qualcosa e perciò ha ordito questo mosaico di riflessioni colte e divertenti, in cui ha radunato aforismi e inedite digressioni, tweet e interviste, letture e citazioni con cui ha dato la parola a “creativi” d’eccezione – da Zadie Smith a Fanny & Alexander, da Omero e Ovidio a David Foster Wallace – alternando teoria e letteratura, intrecciando la leggerezza di Calvino e l’inventiva di Munari, giocando. Ed è proprio un gioco collettivo a infiammare la miccia del Falò: più di cento tweet sulla creatività, raccolti, vagliati, dipanati da Bartezzaghi come fili di una matassa multicolore.

Affascinante quanto un enigma per solutori oltremodo esperti, la creatività si rivela così una macchina magica ma anche infida. Pare sfuggire a ogni logica per consolarci di un destino da carrieristi e consumisti, additandoci suggestivi e gratificanti orizzonti: ma essa stessa è, almeno in parte, un’illusione consumistica. Eppure la sua retorica e la sua mitologia parlano anche della necessità di saper sempre rinnovare il nostro sguardo sul mondo, sulle nostre abitudini e relazioni con gli altri, con un lampo di ironia e di straniamento, di riso e di eros, di divertimento, di gioco. Anche da un’illusione, se non la scambiamo per una magia vera e propria, si può infatti imparare qualcosa.

* * *

Un capitolo del libro “IL FALO’ DELLE NOVITà. La creatività al tempo dei cellulari intelligenti” di Stefano Bartezzaghi (Utet, 2013)

Dall’autore. Autobiografia di un testimone involontario

di Stefano Bartezzaghi

bartezzaghiÈ da molti anni che cerco di stare alla larga dalla creatività, e non ci riesco.
Sono nato e ho poi quasi sempre abitato a Milano, città che è tradizionalmente considerata la capitale italiana della creatività per la sua dedizione alla triade di pubblicità, moda, design, ma anche a diversi settori e discipline che con la creatività sono connessi: editoria, televisione, discografia, fotografia, architettura, marketing, servizi vari. Una Capitale Morale vera e propria. Quando non ho abitato a Milano è perché stavo studiando a Bologna, e mi è occorso negli anni immediatamente successivi (1981-1986) a quelli in cui, soprattutto a Bologna, era stato attivo un movimento sociale, politico e culturale che era dotato anche di una cospicua “ala creativa”. Studiavo fra le macerie morali e materiali lasciate da quel movimento (aveva anche un’efficiente ala “militare”) e dalla reazione che aveva provocato: devo aver capito allora che tra creatività e distruzione esistono rapporti non occasionali.
A volte ho l’impressione di non aver sentito parlare d’altro che di creatività, per tanto tempo. Ascoltavo free jazz, ed era l’epoca della creative music dell’Art Ensemble of Chicago, di Anthony Braxton e dell’AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians); aprivo la Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari o Fantasia di Bruno Munari, e leggevo di creatività; studiavo semiotica e Umberto Eco a lezione parlava di metafore e di abduzioni creative; mi incuriosivo al gioco degli “ambigrammi” e scoprivo che Douglas Hofstadter lo considera come un campo privilegiato per lo studio della creatività; studiavo Noam Chomsky, e scoprivo che per lui la lingua rende possibile non una ma due forme di creatività. Nei paraggi nascevano scuole di scrittura creativa, ristoranti di cucina creativa, e (siamo ormai negli anni ottanta) l’Italia si gloriava della creatività delle sue produzioni, legando una certa forma (che si rivelò un po’ effimera) di sviluppo nazionale all’etichetta del “made in Italy”, oltre che alla crescita del settore dei “servizi”, e all’italianissimo (e spesso a sua volta loscamente creativo) fenomeno del “sommerso”. La nave, creativamente, andava. La creatività pareva essere estro artistico ma anche ingegnosa arte di arrangiarsi, industria ma anche negotium in una sua variante raffinata e up-to-date, strategia e stratagemma.
Era anche l’epoca in cui temi come il linguaggio, i giochi con il linguaggio, la letteratura si trasferivano dal settore ricreativo dei miei interessi a quello professionale. Io stesso mi sono sentito spesso apostrofare «Tu, che sei un creativo…», e ho anche ringraziato ogni volta perché sentivo che voleva essere un complimento. Dentro di me, però, ero perplesso. Possono esistere creativi pigri e abitudinari? Come è possibile che la creatività sia una dote apprezzatissima sia dall’industria sia da movimenti di opposizione radicale? Che rapporti intrattiene, precisamente, con l’arte, il talento, l’estro, la fantasia, l’immaginazione?
Il bello e il brutto della creatività si presentano già nella prima delle tante definizioni che incontreremo in questo libro:

La creatività? Non è facile definirla, ma è facile riconoscerla quando la incontri.

Tutti sanno che cosa sia la creatività, nessuno sa dirlo con precisione. Per trovarne una definizione esatta ed esauriente in senso tecnico non basta aprire un vocabolario: quelle che si trovano lì raccolte sono tautologiche («Capacità crea­tiva»), sfocate («Facoltà inventiva»), generiche («Capacità di produrre nuove idee, invenzioni, opere d’arte e simili»). A chi ne restasse insoddisfatto, non resta che prendere in considerazione le diverse accezioni del termine, le idee e le suggestioni che ha ispirato, i tentativi sistematici che su di esso sono stati fatti. Questo è proprio quanto io ho cercato, e a lungo, di evitare, con successo decrescente. Ho dichiarato la sconfitta definitiva accettando il gentile invito dell’Università Iulm di Milano a insegnare una materia chiamata Teorie della creatività. Teorie: al plurale, per fortuna.
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UN PARADISO SICILIANO RITROVATO, di Roberto De Pietro

un paradiso siciliano ritrovatoUN PARADISO SICILIANO RITROVATO, di Roberto De Pietro
Cavallotto edizioni, 2013 – euro 15

dalla prefazione del libro firmata da Dacia Maraini

“Perseguire la difesa di questi luoghi dovrebbe essere un obbligo morale, giacché essi rappresentano ciò che di più importante resta del vasto sistema di zone umide di acqua dolce e salmastra che, sino allo scorso secolo, si estendeva nella Piana di Catania.
Pervenire a rigorose forme di tutela dei pantani di Lentini e di Gelsari consentirà di accrescere il loro potenziale ambientale, ma anche di recuperare, diversamente dall’oblio a cui sembrava essere stato destinato, un eccezionale paesaggio palustre, significativo testimone di una Sicilia in gran parte perduta.”
(Dacia Maraini)

* * *

da “Il Corriere della Sera” del 28 maggio 2013
Quei pantani siciliani salvati dagli ecologisti: A Lentini e Gelsari case abusive dove volavano gli uccelli migratori

di Dacia Maraini

È curioso che ancora, dopo tutti gli errori fatti e le conseguenze nefaste di questi errori, i nostri amministratori non abbiano capito che la ricchezza del Paese (quello che qualcuno chiama il petrolio italiano) sta nelle sue bellezze. E non solo bellezza estetica, ma integrità, armonia di un ecosistema funzionante, ambiente non inquinato, nonché conservazione e rivalutazione delle città antiche: chiese, palazzi, affreschi, statue, giardini, i parchi. Tutto quello per cui gli stranieri percorrono migliaia di chilometri, spendono soldi, si assoggettano a lunghe file in ore mattutine, nella speranza di vedere e gustare… Una di queste bellezze-ricchezze sono le paludi di Lentini e di Gelsari, in prossimità della foce del fiume San Leonardo, fra Carlentini e Augusta, in Sicilia; una delle rare zone ancora conservate in un territorio vandalizzato dalla speculazione a largo raggio. «I pantani di Lentini e di Gelsari», spiega Roberto De Pietro che ha scritto un bel libro sul tema, «costituiscono la zona umida con basso tirante d’acqua più vasta della Sicilia, rivestendo un’enorme importanza, a livello sovra-nazionale, ai fini della conservazione dell’avifauna migratoria». Stupende fotografie mostrano come su questi acquitrini approdino uccelli migratori rarissimi che vi trovano rifugio dopo centinaia di chilometri di volo, stanchi e affamati, per riposare e riprodursi. Con la scusa di difendersi dalle zanzare, la zona era stata a suo tempo prosciugata. Ma naturalmente, appena le idrovore hanno cominciato a funzionare, sono arrivati i costruttori di case e hanno disseminato la zona di villette e palazzine. Poi sono arrivati i coltivatori. Insomma addio palude, addio uccelli, addio piante rare, addio umidità che manteneva un clima mite nella zona. Un giorno però succede qualcosa di strano. Le idrovore si fermano. Nessuno capisce perché. Nel frattempo, miracolosamente, le acque riprendono a dilagare dolcemente, le piante rare tornano a fiorire, gli uccelli migratori riappaiono. Cosa era successo? Leggi tutto…

LETTI DI NOTTE – 21 giugno 2013

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La notte bianca del libro nasce in Italia e si estende alle capitali europee
Più che un festival “simultaneo” che coinvolge il mondo del libro lungo tutto lo stivale, Letti di notte è quasi un fenomeno di costume che quest’anno si diffonde oltre confine…  Amsterdam, Bruxelles, Canton Ticino, Londra e Parigi.
All’insegna di creatività e condivisione, almeno 10mila persone accenderanno la notte di inizio estate nelle librerie e nelle biblioteche.
Nata nel 2012 da un’idea di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, editori Marcos y Marcos, e di Patrizio Zurru, libraio di Piazza Repubblica Libri, quest’anno con la regia dell’associazione Letteratura rinnovabile,
Letti di notte è una vera festa del libro collettiva, condivisa e organizzata insieme a 40 editori, più di 190 librerie, 20 biblioteche, tantissimi autori e artisti, per far scoprire la forza delle vere case del libro: librerie e biblioteche.
Il 21 giugno l’estate comincia in libreria con eventi, concorsi, letture e giochi creativi per tutti i gusti.
Immagine_cop_letture bendateVolete un assaggio?
Nelle librerie sorprenderete tra gli scaffali in veste di Librai per una notte autori, sindaci (Cagliari, Ascoli Piceno, Pisa e Gela) o volti noti come Gino & Michele; troverete spazi dedicati a Mercatini di notte dove si potranno scambiare libri e oggetti, corsi lampo di magia, tornei di parole magnetiche, momenti dedicati a letture bendate con tanto di mascherine per godersi la letteratura a occhi chiusi, postazioni Fix your bike (a Milano e Firenze) per dare un nuovo volto alla propria bici, potrete seguire i percorsi suggeriti da pedalate notturne (segnalate con #bicidinotte) e per i più piccoli laboratori per bambini, cacce al tesoro, favole per la notte e tanto altro dal tramonto all’alba!
Protagonista assoluta della grande notte del libro sarà la “voce” della letteratura con tanti bei momenti di letture ad alta voce, per citare alcuni protagonisti: Paolo Nori, Alba Rohrwacher, Sergio Rubini che legge Tabucchi e Laura Curino i discorsi di Adriano Olivetti; e protagonisti anche i traduttori che daranno voce agli autori stranieri.
Il calendario con tutti gli eventi, i luoghi e i protagonisti di Letti di notte continua sul sito: www.letteraturarinnovabile.com.

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LA PENULTIMA FINE DEL MONDO di Elvira Seminara (tra Catania e Siracusa)

LA PENULTIMA FINE DEL MONDO (Nottetempo) di Elvira Seminara sarà presentato a Catania e a Siracusa nelle seguenti date (in entrambe le occasioni, sarà presente l’autrice):

– martedì 18 giugno, a Catania, h. 18, presso la Feltrinelli Libri e Musica – via Etnea, 285 (Catania) – interventi di Leandra D’Antone e Pippo Raniolo

– venerdì 21 giugno, a Siracusa, h. 18,30, presso il Biblios Cafè – via del Consiglio Reginale, 11 (Siracusa) – intervento di Simona Lo Iacono

Leggi le prime pagine di LA PENULTIMA FINE DEL MONDO

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Il servizio di Ornella Sgroi sul quotidiano “La Sicilia

Elvira Seminara: «Rappresenta il Pianeta esploso per perdita di identità e di senso del domani»

Di questi tempi l’umanità soffre. Disorientata. Persa in una società liquida e stagnante, senza più coordinate. Ed è il presente a raccontarlo, con le sue inquietudini che sfociano in fatti di cronaca dolorosi e strazianti. Come i tanti, troppi suicidi che non danno tregua, a chi li compie e a chi li subisce come spettatore impotente.
La suggestione è immediata nell’impatto con le prime pagine del nuovo romanzo di Elvira Seminara, “La penultima fine del mondo (Nottetempo, collana Il rosa e il nero). Ambientato in un piccolo paese della Sicilia che ricorda Nicolosi con il suo bar e la sua pineta, «un paese da favola in cui – spiega l’autrice catanese – irrompe il contemporaneo con la sua drammaticità e le sue tensioni e tutto comincia a sfaldarsi». Innescando una pioggia inspiegabile di «morti nolenti» dal sorriso assente, come affetti da un morbo alieno o un virus informatico che potrebbe contagiare chiunque passando dal cervello elettronico alla mente umana.
«In tutti i miei romanzi ho sempre raccontato il presente, con le sue effrazioni e le sue fratture. In quest’ultimo c’è la narrazione distopica di un’esplosione personale e collettiva, sullo sfondo di una Sicilia magica che perde il senso delle sue radici e le cerca disperatamente senza trovarle».
Una Sicilia che, però, diventa simbolo oltre la circoscrizione geografica. Specchio dei tempi e dell’umore cupo, grigio e insensato del nostro oggi.
«Questo piccolo paese è dentro un’isola, che è dentro il Paese, che a sua volta è dentro il mondo, come una scatola cinese. Questo piccolo buco si apre e diventa una voragine che rappresenta il pianeta, esploso per una perdita di identità e del senso del domani che sconfina dallo spazio al tempo, inghiottendo il giorno in una notte senza luna».
Si perde così anche il confine tra vita e morte. Tutto sfuma in un caos primigenio dominato dallo smarrimento e persino il buon senso degli abitanti svanisce, assuefatto dalla strumentalizzazione cannibalesca della stampa che trasforma il «caso dei morti inconsapevoli» in turismo del macabro e circo mediatico come nella nostra attualità. «Anche io sono stata una cronista interessata alla notizia e conosco il cinismo spaventoso che alimenta la “notiziabilità”. Un fatto diventa importante non in virtù del suo valore intrinseco, ma in base all’impatto che può avere sui media per “freschezza” e novità. Persino la morte volontaria quando diventa consuetudine non interessa più».
Tutto il romanzo è pervaso dalla contaminazione tra giornalismo e scrittura. Ibridati in una dimensione meta-letteraria in cui chi inventa storie diventa anch’esso protagonista in incognito e salvifico, facendo della solitudine che il processo creativo provoca nello scrittore lo specchio della solitudine dell’umanità. Leggi tutto…

NOTTE BIANCA PER GIUSEPPE PONTIGGIA, 21 giugno 2013

NOTTE BIANCA dedicata a Giuseppe Pontiggia

Libreria Popolare di via Tadino, a Milano

21 giugno 2013 –  dalle ore 21 in poi…

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L' arte della fugaLa NOTTE BIANCA dedicata a Giuseppe Pontiggia, in particolare, sarà destinata al ricordo dello scrittore, in occasione del decennale della morte e dell’uscita nella collezione oscar Mondadori del romanzo-poemetto L’Arte della Fuga.

La manifestazione è promossa dalla Libreria Popolare ed inserita nel calendario degli eventi ufficiali della notte bianca d’Italia. La cura è di Daniela Marcheschi.

Saranno presenti Andrea e Lucia Pontiggia e parteciperanno fra gli altri Antonio Riccardi, Antonio Franchini, Renata Colorni, Elisabetta Risari, Francesco Napoli, Gillo Dorfles, Piero Dorfles, Laura Lepri, Roberto Barbolini, Piero Lotito, Renato Minore, Stefano Salis, Silvia Sereni, Guido Oldani, Amedeo Anelli, Guido Conti, Luigi Caricato, Laura Bosio, Sergio Serapioni, Giampaolo Di Cocco, Piero Bertolucci, Giancarlo Maggiulli, Nicola Pedone, Michele Francipane, Giuliano Vigini, Lalla Pecorini, Gino Ruozzi, Cristiana De Santis, Roberta Meroni e tanti altri amici e personalità della cultura.

Le testimonianze degli intervenuti saranno riprese per confluire in un dvd, che sarà successivamente posto in vendita e il cui introito sarà devoluto ad associazioni che si occupino o dell’assistenza a persone affette da tetraparesi spastica o alla ricerca delle cure per questa forma di disabilità.
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TRILOGIA, di Giacoma Limentani (la prefazione di Lidia Ravera)

Trilogia: In contumacia-Dentro la D-La spirale della tigreIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo la prefazione di Lidia Ravera al volume “TRILOGIA: In contumacia – Dentro la D – La spirale della tigre“, di Giacoma Limentani (Iacobelli, 2013 – pagg. 320- euro 19)

di Lidia Ravera

Che cosa è successo nell’appartamento grande, immerso nella penombra del pomeriggio, in un giorno feriale del 1938, nella città di Roma? Che cosa esattamente è successo, mentre la madre sta riportando a casa la figlia maggiore reduce da un’operazione d’appendicite, mentre il padre è lontano e non bisogna dire dov’è? Che cosa è successo alla figlia minore ancora bambina e alla nonna con gli occhi velati dalla cataratta? Che cosa ha violato l’infanzia e precipitato la vecchiaia nella malattia? Per tutte le pagine del romanzo In contumacia, Giacoma Limentani non risponde. E le domande si fanno, perciò, di pagina in pagina, più urgenti, ansiogene, angosciate. La bambina delira silenziosa di un nastro rosso, di sangue che scorre e sporca e dopo niente è più come prima. Ha dodici anni. Il menarca si confonde con una punta di ferro che penetra, con un grumo di sangue indotto. Violenza carnale, stupro fascista? La bambina pulisce se stessa il pavimento la nonna e tutta quello che le capita a tiro.
Pulisce cercando di ristabilire l’ordine dell’infanzia. Non ci riuscirà.
Allora impara a tacere. Il silenzio della bambina è diverso dal silenzio della nonna. È il silenzio di chi si ostina a non dire, per non entrare in un mondo adulto che si presenta come si presenta: violenza, persecuzione, ingiustizia, morte, pericolo e paura.
Il silenzio della nonna, invece, è l’ultima precauzione prima del congedo.

È lei che chiede alla bambina di imparare a tacere: «Hai capito perché non devi dirlo a nessuno? Non è il momento di fare pazzie. Ce la farai?».
Ce la fa, la bambina.
Ma il prezzo da pagare è alto.
Un’estraneità alla parola che diventa marginalità.
«Se non ci dici dov’è lo condanniamo in contumacia».
«Che cosa vuol dire in contumacia?».
Non lo dicono, né la vecchia né la bambina, dov’è il padre (a Milano? A incontrare altri che come lui devono agire in segreto?), così viene condannato in contumacia.
E “in contumacia” si può morire.
Anche senza aver capito.
Anche prima di capire.
Ho letto In contumacia, quando è uscito, nel 1967, edizioni Adelphi. Ero, per età, molto vicina alla bambina protagonista, in piena adolescenza. Giacoma Limentani aveva 40 anni ed era, com’è tuttora, una raffinata traduttrice dall’inglese e dal francese, oltreché una studiosa attenta e mai banale, della tradizione e del pensiero ebraico. Quella prima lettura mi ha segnata profondamente, tanto che, rileggendo, ho misurato una consistenza della memoria su cui, in genere, non posso contare.
Leggo in fretta, dimentico spesso.
A colpire duro, a restarmi impresso per tutti questi anni, non è stato, come potrebbe apparire ovvio, l’orrore della Storia, la violenza, il nazismo, la persecuzione, la fuga. A colpirmi è stato tutto il non detto che percorre le pagine del romanzo, l’epopea di quel silenzio precoce, l’evocazione di quel doloroso patto con lo stoicismo, fra la bambina e la vecchia, fra chi è all’inizio della vita e chi è alla fine, per non peggiorare la situazione, per non far precipitare i sentimenti verso la vendetta, per non aggiungere violenza a violenza.
«Hai capito perché non devi dirlo a nessuno? Ce la farai?».
Mi ha colpito, e ritrovo intatta, tutta la mia giovanile reverenza e ammirazione per la letteratura, la capacità di evocare senza dire, di concretizzare l’indicibile in «un incubo circolare e inarrestabile: una casa piena di presenze, l’ossessione del sangue e del corpo, frammenti sacri della tradizione ebraica che irrompono nel presente lo disintegrano e si disintegrano, un limbo di estraneità in una città invasa da una torbida allucinazione» (si legge nel risvolto di copertina della prima edizione).
Mi ha colpito la funzione nobile della letteratura: rendere il particolare universale.
Il silenzio della bambina e della vecchia diventa il silenzio di tutti.
Lo stoicismo di chi è chiamato a sopportare. Leggi tutto…

FESTIVAL LETTERARIO “GITA AL FARO” – Ventonene, 17/23 giugno 2013

Gita Al Faro

17/23 giugno 2013

2^ EDIZIONE DEL FESTIVAL LETTERARIO
Ideato e organizzato da Associazione Culturale Tùrbìne e studio mun
In collaborazione con Comune di Ventotene,
AVIAP (Associazione per la valorizzazione delle isole dell’arcipelago ponziano)
e Area Marina Protetta Riserva Naturale Statale Isole di Ventotene e Santo Stefano
 
PREMIO DI RAPPRESENTANZA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
Con il patrocinio della Fondazione Pertini
 
SCRITTORI AL CONFINO
Quattro scrittrici e quattro scrittori confinati per sei giorni sull’isola di Ventotene, a scontare il loro privilegio: essere scrittrici, essere scrittori. Condannati a esercitare il dono supremo dello sguardo, quell’attenzione mirata che genera storie, quindi a scrivere un racconto ispirato all’isola o dall’isola e infine a sottoporlo al Tribunale Benigno dei Lettori, in due serate reading, in un teatro affacciato sul mare e illuminato dalla luce intermittente del Faro.
Nella suggestiva cornice dell’isola di Ventotene, si svolge la seconda edizione del Festival Letterario Gita al Faroideato dall’ Associazione Culturale Tùrbìne e studio mun in collaborazione con il Comune di VentoteneAVIAP (Associazione per la Valorizzazione delle Isole dell’Arcipelago Ponziano) e l’Area Marina Protetta Riserva Naturale Statale Isole di Ventotene e Santo Stefano.
La direzione artistica del Festival, il cui titolo trae ispirazione dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf, che nella prima e fortunata edizione era affidato a Lidia Ravera, passa da quest’anno alla scrittrice Sandra Petrignani.
 
sandra_biografia“L’anno scorso sono stata fra gli otto scrittori invitati alla prima edizione del Festival Gita al faro di cui ho subito apprezzato la formula, unica nel suo genere, di mettere a confronto gli scrittori fra loro prima che con il pubblico e forzandoli in un lavoro creativo sul campo. Così, quando Lidia mi ha chiesto di sostituirla alla direzione artistica, ho accettato volentieri, almeno finché lei avrà la responsabilità dell’assessorato alla cultura della regione Lazio. Mi auguro di trovare in me lo stesso polso e l’analoga creatività con cui lei ci ha guidati l’anno scorso e di contribuire alla crescita del Festival e al suo radicamento nel territorio. In questa direzione abbiamo studiato alcune piccole novità (presentazioni quotidiane in libreria, incontro con i bambini della scuola finalizzato alla sensibilizzazione sul tema dell’ambiente attraverso la scrittura) che non ne correggono il profilo, ma semmai contribuiscono a precisarlo.”  Sandra Petrignani
Un coraggioso drappello di militanti delle letteratura sarà invitato a trascorre una settimana sull’isola per scrivere un inedito ispirato a e da Ventotene.
Durante il fine settimana il festival si aprirà al pubblico per la lettura dei racconti, sullo sfondo di un magnifico teatro naturale a picco sul mare. Le letture saranno accompagnate dalle musiche composte per l’occasione dal pianista e compositore Valerio Vigliar.
Concita De Gregorio farà un intervento in apertura della prima serata.
Ventotene diventa così un luogo privilegiato da cui guardare il mondo, reinterpretato attraverso le parole e il pensiero degli scrittori.
Ospiti della seconda edizione:
Emanuele Trevi • Rosella Postorino • Walter Siti • Gianfranco Calligarich • Fabio Viola • Elena Stancanelli • Loredana Lipperini

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IL SOGNO DELLA LETTERATURA a Roma – 19 giugno 2013

daniela-marcheschi-sogno-letteraturaMercoledì 19 giugno alle ore 18.30, si svolgerà la presentazione del nuovo libro di Daniela Marcheschi Il sogno della letteratura, presso la Libreria Fahrenheit 451, a Roma, in piazza Campo de’ Fiori 44. 
A presentare il libro insieme all’autrice lo scrittore Andrea Carraro, il poeta e critico letterario Paolo Febbraro e la scrittrice Angela Scarparo.
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==> Leggi il capitolo intitolato “IL SOGNO DEL LETTORE” (tratto dalla omonima sezione del libro “Il sogno della letteratura”)

==> Ascolta la puntata radiofonica di “LETTERATITUDINE IN FM” dedicata a “Il sogno della letteratura” di Daniela Marcheschi

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Cosa succede quando la critica fraintende o contraddice la propria vocazione?E’ possibile recuperare nel metodo la comprensione di un vero e proprio sistema della conoscenza? Quali sono le patologie che affliggono la critica? Che cosa c’è nel “sogno” della letteratura, in quel territorio affollato di visioni che ci ha dato insieme Don Chisciotte e Emma Bovary? E quand’è che il sogno si trasforma in responsabilità? 

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PAROLE SOTTO LE STELLE 2013 – “Effatà” di Simona Lo Iacono – Siracusa, 16 giugno

TRAME D’ESTATE in Versilia: Incontri culturali tra Pietrasanta e Seravezza – dal 23 giugno al 17 agosto 2013

trame d'estate

Trame d’estate
Incontri culturali tra Pietrasanta e Seravezza

 Prende il via il 23 giugno il nuovo festival culturale della Versilia: 10 serate sul tema dell’incontro

Toccherà a Massimo Carlotto e Marco Videtta il compito di aprire Trame d’estate, il nuovo festival culturale organizzato dal Centro Studi Sirio Giannini e dall’Associazione Culturale 2M, con la collaborazione della Libreria Santini di Pietrasanta.

Trame è evoluzione: è, nel 2013, quello che gli Incontri a Palazzo Mediceo furono nel 2012.
Trame è l’unione di due associazioni volto a creare un progetto culturale di ampio respiro che veda coinvolti due comuni, nelle rispettive aree più pregiate: la Sala dell’Annunziata, all’interno del Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta e il Teatro Scuderie Granducali, nell’Area Medicea di Seravezza.
Trame è intreccio di parole ed emozioni. Un viaggio attraverso la parola, passando da tutti gli stili letterari, dal noir al thriller, dal ritorno del grande romanzo d’appendice al romanzo più intimista. Un viaggio che vuole anche essere un passaggio di testimone generazionale: autori già affermati che si confrontano con le nuove leve della letteratura italiana.

Ma la parola è anche idea innovativa come Zona Franca – Casa editrice di cartone, che coniuga divulgazione, alta cultura e raffinatezza editoriale in volumi che, per il loro pregio artistico, sono ognuno un pezzo unico da collezione.

La parola nella sua forma più importante: il teatro. Con partecipazione di Marco Solari, protagonista del teatro d’avanguardia e fondatore della Gaia Scienza, che offrirà una performance “raw”, aperta, non pre-confenzionata, con frammenti in forma poetica o dialogica, tra aforismi incubi e riflessioni.

Dopo Carlotto e Videtta, impegnati a presentare il 23 giugno il primo romanzo del ciclo Le vendicatrici, Einaudi, 2013, toccherà a Daniele Cobianchi, CEO della Gruppo Ogilvy, che ha pubblicato a fine 2012 per Mondadori, il delicato romanzo Dormivo con i guanti di pelle; ad intervistare Cobianchi ci sarà lo scrittore Guido Conti.

Luglio sarà il mese più ricco, con incontri alternati tra Pietrasanta e Seravezza. Al Teatro Scuderie Granducali di Seravezza il 4 luglio Christian Raimo, giornalista e collaboratore delle case editrici Minimum Fax e Laterza, presenterà il suo romanzo edito da Einaudi Il peso della grazia. Il 7 luglio toccherà a Massimo Maugeri, fondatore del sito Letteratitudine – un portale dedicato al mondo della letteratura divenuto un punto di riferimento. Con il suo Trinacria Park edito da E/O,  dopo un mini tour toscano approderà alla Sala dell’Annunziata, a Pietrasanta. Si prosegue, sempre a Pietrasanta, con un’altra giovane promessa della narrativa Marta Pastorino, che il 14 luglio presenterà il suo romanzo edito da Mondadori Il primo gesto, con presentazione di Daniela Marcheschi. Il 20 luglio si tornerà in teatro, a Seravezza, per un incontro-dibattito sul tema delle sfide editoriali di qualità, con Franca Severini, titolare di Zona Franca Casa Editrice di Cartone, con Daniela Marcheschi. Sarà uno spunto per riflettere su come possano coabitare in armonia impresa, materiali poveri (carta e cartone riciclati), alta cultura, grandi autori e ricerca del nuovo. Gli appuntamenti a Seravezza proseguono con Eliana Bouchard, il 27 luglio, autrice inclusa nella rosa del Premio Strega 2013 con il romanzo La mia unica amica, edito da Bollati Boringhieri. A chiudere gli appuntamenti medicei Marco Solari il 31 luglio, con la sua performance teatrale, accompagnata da Piergiorgio Faraglia (voce e chitarra).

In agosto gli ultimi due appuntamenti di Trame d’estate torneranno a svolgersi a Pietrasanta, nel Chiostro di Sant’Agostino. L’11 agosto sarà la volta di Antonella Boralevi, con il suo romanzo I baci di una notte edito da Rizzoli, in pochi mesi già più volte ristampato.

A chiudere il festival, il 17 agosto, Diego Cugia, con il suo nuovissimo romanzo edito da Mondadori Tango alla fine del mondo. Il padre di Jack Folla, trasmissione radio  e televisiva, abbandona i romanzi a cui ci aveva abituati per raccontare la saga di una famiglia siciliana emigrata in Argentina, a fine Ottocento, in un feuilleton dal sapore antico.

Tutti gli eventi saranno ad ingresso gratuito ed avranno inizio alle ore 21:30.

Il festival vanta il Patrocinio di Provincia di Lucca, Comune di Pietrasanta e Comune di Seravezza oltre al sostegno della Banca di Credito Cooperativo Versilia, Lunigiana e Garfagnana.

Informazioni

Centro Studi Sirio Giannini

e-mail cisesg@gmail.com

sito www.centrostudisiriogiannini.org

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IL PROGRAMMA

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E/O ESTATE all’ISOLA TIBERINA: 18 GIUGNO / 31 AGOSTO

CALENDARIO E/O ESTATE

 ISOLA TIBERINA 2013
IL CAFFE’ LETTERARIO DELLE EDIZIONI E/O
18 GIUGNO / 31 AGOSTO

Quest’anno per tutta l’estate torna il Caffè Letterario delle Edizioni E/O all’Isola Tiberina.

Venite a trovarci al nostro caffè letterario, un luogo fresco e suggestivo che nelle sere estive si anima

con incontri letterari, cinema , musica e tanti libri.

Programma incontri di Giugno

 

Martedì 18 ore 19 Viola Di Grado – reading di “Cuore Cavo” (Edizioni e/o, 2013)
La giovane e talentuosa scrittrice siciliana di “Settanta acrilico trenta lana” torna con un’intensa lettura di brani dal suo nuovo romanzo.


Mercoledì 19
ore 19 Serie di incontri “La cultura a Roma” moderati da Paolo Fallai, Corriere della Sera. La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Dibattito e proiezioni di un documentario con scene tagliate dal film. Interviene Aldo Cazzullo, scrittore e giornalista.

Giovedì 20 ore 19 Incontro con Elisabetta Bucciarelli, presentazione del romanzo “Dritto al cuore” (Edizioni e/o, 2013) dialoga con Alessandra Buccheri.
Un romanzo duro e spietato, destinato a colpire i lettori dritti al cuore. Un libro sulla difficoltà di condividere un linguaggio e di comunicare con le parole a vantaggio di una antica ma allo stesso tempo rinnovata fisicità che passa dalla terra, dalle cose semplici e dal contatto con le parti più ancestrali della Natura animale e vegetale.

Sabato 22 ore 19.30 Presentazione del romanzo di Paolo di Paolo finalista al Premio Strega “Mandami tanta vita” (Feltrinelli, 2013) e della rivista letteraria “Orlando”. Dialogo con Olga Campofreda.

Domenica 23ore 19 Incontro con Roberto Delogu, presentazione del romanzo “L’anno di vento e sabbia” (Hacca, 2013)
“Roberto Delogu ci fa immergere e nuotare tra le pagine di una storia da cui riemergere solo dopo una lunga apnea di lettura.”

 

Lunedì 24ore 20.30 Olga Campofreda presenta il Poeta Laureato Alejandro Murguia. Seguirà un reading- performance delle sue poesie.
Alejandro Murguia è il sesto poeta laureato della città di San Francisco. Professore di studi latino-americani alla San Francisco State University, fondatore del Mission District Cultural Center è autore di numerosi libri di poesia e non-fiction, due volte vincitore dell’American Book Award.

ore 21.30 la British School inaugura le serate “River Chat” del lunedì. Uno spazio di incontro internazionale per imparare giocando con la lingua inglese.

Martedì 25ore 19 Presentazione del romanzo di Alessandra Fiori candidato al Premio Strega “Il cielo è dei potenti” (Edizioni e/o, 2012), interviene Stefano Ciavatta.

“Una confessione frenetica, “sboccata e spudorata” come ha scritto Filippo Ceccarelli su Repubblica, della storia di potere e ambizione di un giovane avvocato dentro la balena bianca democristiana.”

Mercoledì 26ore 19 Melania Mazzucco presenta il romanzo postumo di Roberto Mazzucco “I sicari di Trastevere” (Sellerio editore Palermo, 2013)

Roberto Mazzucco ci riporta negli anni della trasformazione di Roma capitale dove le scelte sul piano regolatore e sull’espansione della città sono decisive. Un giallo storico ma dagli intrighi e i risvolti tristemente attuali.

 

Giovedì 27ore 19 Incontro con Masal Pas Bagdadi, presentazione del libro “Mamma Miriam” (Bompiani 2013)

Dopo il successo di A piedi scalzi nel kibbutz, Masal Pas Bagdadi, ci racconta di nuovo aneddoti, ricordi, pensieri sulla sua vita passata e presente. Un viaggio narrativo intimo dell’autrice con i suoi lettori centrato sulla figura di Mamma Miriam, simbolo ed essenza di ogni madre reale, desiderata o immaginata.

 

ore 21.30  Reading di Claudio Morici, “L’uomo d’argento” (edizioni e/o, 2012)

I famosi reading di Claudio Morici, autore E/O, arrivano sull’Isola Tiberina. A seguire, proiezioni dei “Racconti da Camera” presentati sul blog minima&moralia.

Venerdì 28ore 19 Serie di incontri “La cultura a Roma” moderati da Paolo Fallai, Corriere della Sera. Due donne, due scrittrici: Lidia Ravera, assessore alla cultura della Regione Lazio dialoga con Sandra Petrignani.

Sabato 29 – ore 19 Presentazione del romanzo di Matteo Marchesini candidato al Premio Strega “Atti mancati” (Voland). Leggi tutto…

Torna a Catania LibrinScena – l’edizione 2013 partirà il 17 giugno con Simonetta Agnello Hornby

Lunedì 17 giugno 2013, ore 21 – Palazzo Platamone “Corte Mariella Lo Giudice”

La scrittrice Simonetta Agnello Hornby inaugura LibrinScena, la rassegna curata da Ornella Sgroi che il Teatro Stabile di Catania dedica alla letteratura

«Il male che si deve raccontare raccoglie le mie memorie di violenza domestica prima in Sicilia e poi in Africa e in Inghilterra, ma non è soltanto un libro di denuncia. Parlo anche di come combattere la violenza domestica e proteggere le vittime, secondo un sistema semplice ed efficace messo a punto da Lady Scotland, coraggiosa avvocatessa inglese diventata ministro sotto il governo Blair».
Vibrante è la missione sociale e civile che anima Simonetta Agnello Hornby, palermitana d’origine e inglese d’adozione, al pari della Scotland in prima linea per lunghi anni nell’attività forense britannica. L’esperienza nei tribunali, in difesa di donne e minori, ha sviluppato nella Agnello una lucida consapevolezza, tangibile anche nella sua produzione di scrittrice. Eccola rinnovare il suo impegno sul campo contro una delle piaghe più dolorose della società moderna con una nuova opera, appunto Il male che si deve raccontare, che presenterà a Catania “in doppio” con il suo ultimo romanzo d’ambientazione siciliana, Il veleno dell’oleandro. L’autrice mette qui a fuoco, con la sapienza della sua immaginazione, un micromondo che vuole rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell’universo famigliare: un altro successo annunciato per una delle firme più amate in Italia e tradotte all’estero. Entrambi i volumi sono editi da Feltrinelli. Leggi tutto…

Ripartono le VETRINE LETTERARIE di NAXOSLEGGE

Ripartono le VETRINE LETTERARIE di NAXOSLEGGE

vetrine letterarie 2013

La presentazione di VETRINE LETTERARIE 2013 avverrà il 15 giugno 2013 ore 19.00
Terrazza del Lido di Naxos – Lungomare Schisò 1, 98035 Giardini Naxos (ME)

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LA CINQUINA DELLO STREGA 2013: Perissinotto – Siti – Petri – Di Paolo – Sparaco

premio strega

La prima votazione del Premio Strega 2013, svoltasi nella serata di oggi 12 giugno 2013 in Casa Bellonci, ha designato la Cinquina dei finalisti. I libri presentati dagli Amici della Domenica sono stati i 26 segnalati qui. I 12 libri selezionati dal Comitato Direttivo del Premio Strega sono stati segnalati qui.

Ecco i cinque libri, scelti dagli Amici della Domenica, che si contenderanno l’edizione 2013 del Premio Strega (la finale si svolgerà, come di consueto, al Ninfeo di Villa Giulia, giovedì 4 luglio 2013):
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Premio Strega 2013: le scuole premiano APNEA di Lorenzo Amurri

premio strega2011 un anno stregato APNEA di LORENZO AMURRI  è il romanzo più votato dalle scuole di Un anno Stregato al Premio Strega 2013

La faccia immersa nella neve, come ovatta soffice che gli toglie il fiato. È la vertigine dell’apnea. Pochi attimi prima Lorenzo stava sciando insieme a Johanna, la sua fidanzata. Un momento spensierato come tanti, ormai irrimediabilmente ricacciato indietro, in un passato lontano. Poi la corsa in ospedale in elicottero, il coma farmacologico e un’operazione di nove ore alla colonna vertebrale. Dai capezzoli in giù la perdita completa di sensibilità e movimenti.
ApneaD’ora in avanti Lorenzo e il suo corpo vivranno da separati in casa. Ma l’unica cosa che conta, adesso, sono le mani. Poter riprendere a muoverle, poter ricominciare a suonare la chitarra, perché la musica è tutta la sua vita. Dalla terapia intensiva ai lunghi mesi di riabilitazione in una clinica di Zurigo, fino al momento di lasciare il nuovo grembo materno che lo ha tenuto recluso ma lo ha accudito e protetto durante la convalescenza. E il difficile reinserimento in un mondo dove all’improvviso tutto è irraggiungibile e tutti sono diventati più alti, giganti minacciosi dalle ombre imponenti. Con coraggio e determinazione Lorenzo Amurri racconta il suo ritorno alla vita. La voglia di vedere, di toccare, di sentire. Di riprendere a far tardi la notte insieme agli amici, di abbandonarsi all’amore della sua donna e riconquistare la libertà che gli è stata rubata. Ogni tappa è una lenta risalita verso la superficie, un’apnea profonda che precede un perfetto e interminabile respiro
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“Viaggio lungo una linea d’ombra costante dove non batte mai il sole, dove i giorni si susseguono identici e noiosi, dove non esistono colori ma solo immagini sfocate in bianco e nero, dove ho la sensazione di non far parte del mondo che mi circonda, e dove il frastornante rumore dei miei pensieri copre le voci di chi mi vorrebbe aiutare.”
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CON LA CULTURA SI MANGIA

di Massimo Maugeri

In occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013 il “forum del libro” (www.forumdellibro.org) aveva proposto l’iniziativa “E/leggiamo” basata, tra l’altro, sull’invio di una lettera aperta ai candidati al Parlamento. Nella premessa del testo si evidenziava che «dove la lettura è abitudine più diffusa, in molti casi è anche più alto il reddito, è migliore la qualità della vita, la società è più coesa, sono maggiori la capacità di innovazione e la propensione alla crescita». Oggi il principale referente di quella iniziativa è l’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali (persona degna, preparata e rispettabile), il quale – peraltro – dovrà tener conto degli esiti del più recente report dell’Istat. In Italia, anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale. Dati poco confortanti, come sempre. E come sempre può sembrare vano ribadire la necessità di incrementare gli incentivi alla lettura e gli investimenti in cultura. Eppure bisogna continuare a farlo, come fanno benissimo Bruno Arpaia e Pietro Greco nel loro pamphlet “La cultura si mangia” (Guanda, € 12, p. 174). Il titolo del volume fa il verso all’infelice frase dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti pronunciata il 14 ottobre 2010: «con la cultura non si mangia. Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Arpaia e Greco, dati alla mano, dimostrano invece che la cultura non è un bene di lusso. Anzi, ovunque è considerata come il motore dello sviluppo, tranne nel Paese che vanta il “patrimonio artistico” più ricco del mondo e che pensa ancora di poter vivere di passato. Attenzione! Il numero totale dei siti artistico/culturali riconosciuti dall’Unesco assommava nel 2010 a 942, distribuiti in 152 stati. È vero che l’Italia è in testa alla classifica, ma solo con 45 siti: 3 in più della Spagna e 5 in più della Cina, con una percentuale del 4,78% del totale. Chi dice che il 90% del patrimonio artistico del mondo risiede in Italia, racconta balle. Non culliamoci sugli “allori” e guardiamo avanti. E che serva da stimolo il seguente dato: dal 2007, in piena crisi, l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8% l’anno. Con la cultura si lavora, dunque. E si mangia.
Ecco, questo è uno dei possibili spunti che il già citato Ministero per i Beni e le Attività Culturali può utilizzare per esercitare pressioni sul Ministero dell’Economia. Bisogna investire in cultura con convinzione. E bisogna farlo in fretta, prima che il divario con gli altri Paesi più lungimiranti del nostro diventi irrecuperabile.
Insomma: c’è lavoro per lei, ministro Bray.
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EFFATA’ di Simona Lo Iacono alla Feltrinelli di Catania – 13 giugno 2013

giovedì 13 giugno alle ore 18.00

presso il bistrot de laFeltrinelli Libri e Musica

(Via Etnea, 285 – Catania)

incontro con
Simona Lo Iacono
in occasione della presentazione del suo nuovo romanzo
Effatà

Effatà

Interviene Massimo Maugeri
Con interventi canori del Coro Polifonico “Giuseppe De Cicco” diretti dal Maestro Maria Carmela De Cicco
Parteciperà Daniela Franco, interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana)

Un medico nazista fuggito in Sicilia dopo la guerra e un orfano sordomuto da salvare.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè “Apriti”.
VANGELO SECONDO MARCO, 7, 32-34

La schedaL’intervistaIl booktrailerUn brano del libroIl video

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La seconda VENDICATRICE è EVA

Se la prima VENDICATRICE è KSENIA, la seconda VENDICATRICE è… EVA

È appena uscito il secondo volume delle “vendicatrici” dedicato a EVA

Guarda il booktrailer su Repubblica TV

Un ciclo di quattro libri, dedicato a quattro donne diversissime che incarnano – a loro volta –  quattro storie di sofferenza e di violenza subita. Ma sofferenza e violenza, in alcuni casi, richiedono vendetta. Ed per questo che le quattro donne in questione si chiameranno “Le Vendicatrici”: quattro identità letterarie nate dalla penna di Massimo Carlotto e Marco Videtta (che tornano a scrivere insieme a otto anni dal successo di Nordest).
Chi sono queste quattro donne? Ecco, di seguito, una breve presentazione

Ksenia Semënova ha vent’anni ed è cresciuta in Siberia. È romantica, forse ingenua: ha accettato di lasciare la sua casa e trasferirsi a Roma all’inseguimento di un sogno, e si è ritrovata prigioniera di un incubo apparentemente senza via d’uscita.

Eva D’Angelo invece a Roma c’è nata. Mora, non molto alta, un bel viso intelligente. Fa la “bottegaia”, dice lei, in realtà è la raffinata proprietaria della profumeria Vanità. Ad affiancarla sul lavoro dovrebbe starci suo marito, che però passa le giornate al bar, e le rifila commesse platinate verso cui pare avere qualche attenzione di troppo.

Luz Hurtado è una bellissima prostituta colombiana. Una vera professionista, capace di simulare dolcezza, coinvolgimento, passione. Ma soprattutto Luz è una madre, e se qualcuno osasse minacciare anche solo da lontano l’innocenza della sua bambina, sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa.

Di Sara non si sa molto. Da dove arrivi, chi sia davvero, da dove nasca la ferocia che sembra animare ogni sua azione. È un camaleonte capace di cambiare identità, volto, personalità. È pronta a mettere in gioco tutto, vita compresa, per inseguire il suo desiderio di vendetta.

Insieme, Ksenia, Eva, Luz e Sara decidono di ribellarsi alle violenze, ai soprusi, alle ingiustizie con cui gli uomini hanno rovinato le loro vite: un gioco di squadra per ribaltare quello che sembra un destino segnato e vincere finalmente la partita.

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Le Vendicatrici. EvaLe Vendicatrici. Eva
Einaudi, Stile libero Big, 2013 – pp. 192 – € 15,00

Non c’è una romana piú romana di Eva D’Angelo. Schietta, solare, gestisce da sempre la profumeria Vanità. Il marito Renzo l’ha lasciata in un mare di debiti. Eppure, quando torna da lei, Eva non sa sottrarsi alla dolcezza di quell’amore ritrovato. Ma Renzo, come al solito, si è ficcato nei guai. Eva è disposta a salvarlo per l’ennesima volta, anche se questo significa sfidare le regole di un mondo crudele e sconosciuto, che la spaventa. Ksenia, Luz e Sara sono però al suo fianco, pronte a proteggerla. Perché quando le cose prendono una piega davvero minacciosa, la vendetta è l’unico modo per liberarsi dal passato.

di Massimo Carlotto

Se avete amato Ksenia il primo romanzo del ciclo de Le vendicatrici, il vostro raffinato palato di lettori non potrà che deliziarsi del secondo: Eva.
Ma se non avete letto Ksenia potete tranquillamente iniziare da Eva. I romanzi si possono leggere anche senza un ordine preciso. Conta il nome sulla copertina. Ksenia, la siberiana. Eva, la profumiera. Sara, la misteriosa. Luz, la professionista.
Ora tocca a Eva, Eva D’Angelo, romana, quarant’anni. Una donna solare, appassionata del suo lavoro, ama il marito Renzo. Ma lui la tradisce. Con le slot machine e con un’altra donna. Melody, giovane e bella.
Eva ignora la verità. La scopre quando una mattina si ritrova davanti Melody. Uno scontro da cui esce perdente, provata e ferita.
Ma aiutata dalle nostre vendicatrici, riesce a ritrovare il coraggio di mettere insieme i pezzi della propria esistenza, trovando anche il coraggio di affrontare la sua rivale.
Melody fa parte del clan criminale dei Mascherano che controlla una zona di Roma.
Giovane, violenta ma con la testa piena di sogni, cova la ribellione nei confronti dello zio Serse che vorrebbe darla in sposa a uno dei suoi sottocapi. Il suo amore per Renzo è la prova più alta e coraggiosa del suo rifiuto delle leggi del clan.
Eva e Melody. Antagoniste ma unite dal comune destino di condividere un uomo sbagliato. Uno dei tanti che si incontrano nelle pagine di questo romanzo. Uomini che confondono possesso per amore o più semplicemente sono incapaci di rapportarsi alle donne se non con la prepotenza o la violenza. O il tradimento.
Ma anche uomini che invece le donne le amano sul serio. Come il commissario Paolo Mattioli che si prende a cuore la vicenda di Eva con straordinaria umanità. Leggi tutto…

ARCHIVI DEL SUD, di Antonio Mistretta

Archivi del Sud. Una saga sicilianaARCHIVI DEL SUD, di Antonio Mistretta
Bonanno editore, 2013 – pagg. 160 – euro 14

di Domenico Trischitta

Un saggio molto bello di Pier Vittorio Tondelli descrive l’inattività dello scrittore, il periodo più fecondo e creativo secondo il narratore di Correggio, prematuramente scomparso. Sedici anni di silenzio possono rappresentare un periodo lungo per il lettore, ma non per l’autore che ha passato gran parte di questo tempo in biblioteche e archivi per ricostruire la storia della famiglia paterna che affonda le radici nella blasonata famiglia toscana dei Malaspina. E’ il caso di Antonio Mistretta, catanese, docente universitario di Igiene presso l’Università di Catania, che negli anni novanta aveva pubblicato un bel romanzo “Pelle di corallo”, edito da Marsilio, e che adesso ci riprova con un saggio sui generis che ripercorre le vicende di alcuni avi paterni, memorie scaturite dai racconti del padre,dello zio e della nonna. “Archivi del sud” (Bonanno editore) è il titolo del libro che riporta alla luce personaggi sorprendenti che vissero nel centro della Sicilia, la Mussomeli di fine ‘800.

– Cosa ti ha spinto a raccontare queste storie?
Come ho scritto nella quarta di copertina, non volevo che i “fantasmi del dopocena” che venivano evocati in casa quando ero bambino svanissero per sempre nel nulla… Volevo “fissare su carta” il ricordo di persone che ormai da tempo avevano abbandonato questa terra, ma anche raccontare le atmosfere, i sapori, gli odori di un tempo che – secondo me – non dev’essere considerato “perduto”, ma soltanto “passato”
Il senso intimo degli “Archivi del Sud” è proprio quello di salvare dall’oblio vite e racconti, nel convincimento profondo che nessuno, finchè c’è qualcuno che parla di lui, muore davvero.
Ho voluto, in pratica, seguire ambiziosamente il cammino che avevano percorso prima di me due immense scrittrici che amo, Marguerite Yourcenar – che aveva scritto “Archivi del Nord” (e qui c’è un chiaro riferimento al titolo che ho scelto…) e “Care memorie”, in cui aveva messo in paragone la storia con la Esse Maiuscola con quella familiare del suo nobile Clan – e Oriana Fallaci – che nel suo libro postumo “Un cappello pieno di ciliegie” aveva raccontato magistralmente le storie dei suoi “arcavoli”. Sono perfettamente consapevole che non è lecito paragonare le cose grandi a quelle piccole, ma il mio intendimento era di riuscire, almeno in minima parte, a fare qualcosa di simile.

– Quali, di questi personaggi, ti hanno colpito in maniera particolare? Leggi tutto…

I GIORNI IN FILA, di Andrea Garbarino

I giorni in filaI GIORNI IN FILA, di Andrea Garbarino
La Linea, maggio 2013 – Pag. 272 – euro 14

di Claudio Morandini

Si può leggere il noirI giorni in fila” di Andrea Garbarino, appena uscito nella collana Tam tam delle Edizioni La Linea, non come noir, cioè come un prodotto ossequioso a un genere, ma come un romanzo tout court? Sì, naturalmente, e per diversi motivi. Intanto la scrittura di Garbarino, diretta ma lavorata con cura, spesso ricca fino a essere immaginosa, impedisce una lettura distratta; si tiene ben lontana, insomma, dallo stile da una botta e via (se mi posso permettere) di molta letteratura di consumo di oggi, tutta cliché e dinamismo cinematografico. Poi, tra le pagine del romanzo, facciamo la conoscenza di caratteri tutt’altro che stereotipati, anime dotate di doppi fondi, personaggi di imprevedibile complessità che non amano rivelarsi e anzi si portano dietro (fin quasi alla fine, almeno) un carico di mistero, di feconda ambiguità. C’è infine un gusto labirintico per il girovagare tra presente (l’oggi di una presumibile Savona “tetra persino sotto il sole”) e gli anni della seconda guerra mondiale, della lotta di liberazione, dell’immediato dopoguerra. I personaggi di Garbarino si aggirano tra vicoli e locali e intanto scavano in quel passato rimosso, ne disseppelliscono segreti, si invischiano in reti di menzogne, alibi, finzioni e manomissioni, ne sono minacciati e feriti – è un passato rognoso, che sopravvive nei vecchi malati e rancorosi che lo hanno vissuto e tormenta i sogni dei giovani che ne hanno sentito parlare da bambini e continuano a sentirne parlare, e vorrebbero capire di più. L’orizzonte narrativo di Garbarino, che è stato giornalista, poi scrittore, ora anche editore, va al di là insomma delle angustie del genere, si apre sulla storia e si dilata di forza immaginativa. Leggi tutto…

Premio Strega 2013: la Società Dante Alighieri premia Alessandro Perissinotto

premio stregaNell’ambito dell’edizione 2013 del premio Strega, il voto collettivo della Società Dante Alighieri va ad Alessandro Perissinotto autore di “Le colpe dei padri” (Piemme), preferito dai circoli di lettura dei Comitati della “Dante”, tra i 12 titoli rimasti in lizza.
La premiazione dell’autore si svolgerà l’11 giugno alle h. 17 con la consegna del riconoscimento da parte del presidente della Società Dante Alighieri, l’Ambasciatore Bruno Bottai, a Roma, presso la sede di Palazzo Firenze, alla presenza di Tullio De Mauro, Presidente del Comitato direttivo del Premio Strega e della Fondazione Bellonci.

Le colpe dei padriLe colpe dei padri (Piemme) di Alessandro Perissinotto è stato presentato dai giurati Gianluigi Beccaria e Eva Cantarella

Guido Marchisio, torinese, 46 anni, è un uomo arrivato. Dirigente di una multinazionale, appoggiato dai vertici, compagno di una donna molto più giovane e bellissima: la sua è una vita in continua ascesa. Fino al 26 ottobre 2011, una data che crea una frattura tra ciò che Guido è stato e quello che non potrà mai più essere. Quella mattina, infatti, un incontro non previsto insinua in lui il dubbio: possibile che esista da qualche parte un suo sosia, un gemello dimenticato, un suo doppio misterioso e sfuggente? Giorno dopo giorno, il dubbio diventa ossessione e l’esistenza dell’ingegner Marchisio inizia, prima piano poi sempre più velocemente, a percorrere la stessa rovinosa china della sua azienda e della sua città. Di tutte le sicurezze costruite col tempo, non rimane più nulla: il suo ruolo di freddo tagliatore di teste, di manager di successo, la sua figura di uomo affascinante, tutto, per colpa di quel sospetto, sembra scivolare via da lui, come se accompagnasse l’emorragia che lentamente svuota l’industria italiana. Andare a fondo significherà per Guido affacciarsi all’orlo di un baratro e accettare l’inaccettabile.
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MA L’AMORE NO – Facciamo un libro

I MIGLIORI RACCONTI DELLA V EDIZIONE DEL PROGETTO “FACCIAMO UN LIBRO” DELLA FONDAZIONE BELLONCI
“MA L’AMORE NO”
GLI STUDENTI DI QUARANTA LICEI PROTAGONISTI: DALLA SCRITTURA ALLA PROMOZIONE

Circolo degli Artisti di Roma – 13 giugno 2013

Il progetto, giunto alla quinta edizione, vuole rendere i ragazzi delle scuole protagonisti consapevoli e attivi del percorso nascita di un libro, dal momento della scrittura a quello del lancio. L’obbiettivo è quello di avvicinare gli studenti all’oggetto libro e ai mestieri dell’editoria, suscitando in loro una curiosità che in futuro potrebbe trasformarsi in passione e professione.
La prima fase del progetto è stata dedicata alla scrittura creativa, con un concorso che ha visto i ragazzi coinvolti nella stesura di un racconto. Gli autori selezionati dalla Fondazione Bellonci, sono stati affiancati nella revisione dei racconti da un editor della casa editrice che ha lavorato con loro, fornendogli preziosi consigli per migliorare la loro scrittura. Leggi tutto…

A TUTTO VOLUME – Ragusa, 14-16 giugno 2013

BannerA TUTTO VOLUME – Ragusa, 14-16 giugno 2013

Si inaugura con Giancarlo De Cataldo, la nuova edizione di “A tutto volume”… e poi, un ricco susseguirsi di incontri. Per la narrativa arrivano Donato Carrisi, Paola Mastrocola, Paolo Di Stefano, Andrea Molesini, Giulia Ottaviano e Romana Petri in corsa per il Premio Strega. Spazio anche all’economia, alla politica e alla giustizia con Lorenzo Bini Smaghi, Gianni Dragoni, Oliviero Beha, Pasquale Chessa, Mario Capanna David Sassoli e Francesco Saverio Garofani, Lirio Abbate, e Ferdinando Imposimato che chiude la rassegna. Si parla di televisione con Carlo Freccero, di cinema con Paolo Mereghetti, di arte con Margherita Loy, di enogastronomia con Davide Oldani e Leonardo Romanelli. Ragusa, con il fascino della sua storia e la sua capacità di attrazione, si trasforma nella capitale del libro, chiunque può soddisfare i propri gusti letterari e alimentare l’interesse grazie alla pluralità di voci, di temi, di spunti di riflessione e di editori che il festival propone.

Venerdì 14 giugno Sabato 15 giugnoDomenica 16 giugno

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LIBRIAMO – Vicenza, 14-16 giugno 2013

Festival letterario di Vicenza

Chiostri di Santa Corona – 14-16 giugno 2013

LIBRIAMO2013: LA LETTERATURA DELLE EMOZIONI

IL PROGRAMMA———-GLI AUTORI

Anche quest’anno Libriamo2013 promette di sorprendere e soddisfare tutti gli appassionati lettori, con un programma ricco e attento, come sempre, alle suggestioni della contemporaneità. La rassegna letteraria, giunta all’ottava edizione, si articolerà su tre serate, due mattine e due pomeriggi, da venerdì 14 a domenica 16 giugno e avrà luogo principalmente presso i Chiostri di Santa Corona. Libriamo2013 indagherà, attraverso il ricco calendario di eventi e i suoi illustri ospiti, una delle grandi tendenze della cultura e della società occidentale di questi ultimi decenni ossia la Letteratura delle emozioni.
Il festival proporrà 8 incontri con l’autore, un itinerario letterario previsto per domenica 16 giugno alle ore 16.30, guidato da Giancarlo Marinelli, la tavola rotonda “Tradurre i sentimenti” che si terrà sabato 15 giugno dalle ore 10.00 alle ore 12.00 presso l’Odeo del Teatro Olimpico, i laboratori di lettura dedicati ai più piccoli e due gustose degustazioni culinarie.
Nel mercato editoriale attuale, il concentrarsi sull’universo dei sentimenti che investe la cultura contemporanea riguarda tutti i generi – dalla saggistica alla narrativa fino alla manualistica.
La narrativa, in particolare, privilegia esclusivamente il sentimento e la passione, rispetto alla logica e alla ragione. Il romanzo filosofico, il romanzo politico impegnato, o anche il poliziesco enigmistico, che mettono a dura prova l’intelligenza e il ragionamento del lettore sembrano aver fatto il loro tempo, almeno sui banchi all’entrata delle librerie (nei corridoi e sugli scaffali più defilati le cose, sia pur di poco, cambiano).

«Quando leggete il risvolto di copertina di un romanzo, anche di case editrici di grande prestigio e levatura, il complimento più grande che troverete all’autore sarà di aver scritto un libro sconvolgente, che vi emozionerà, vi commuoverà e vi farà vivere le passioni più intense degli ultimi anni» sottolinea il direttore artistico di Libriamo2013 Andrea di Gregorio.

Quest’anno il festival proporrà al pubblico interlocutori di grande spessore e rilievo, che presenteranno alcuni aspetti della letteratura delle emozioni legati a sentimenti diversi, per verificare come stanno le cose – se è proprio vero che i lettori vogliono solo ed esclusivamente commuoversi, ridere o indignarsi e mai, ma proprio mai, pensare. Ogni autore incarnerà con il suo ultimo libro un’emozione, un sentimento, una passione e con lui ci si chiederà se davvero le emozioni hanno preso il controllo sulla ragione.
Il festival Libriamo2013 è promosso dall’Assessorato alla cultura del Comune di Vicenza e da Aim Energy, è  organizzato dall’associazione culturale Zoing!, con il patrocinio della Provincia di Vicenza e della Regione del Veneto.

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Per maggiori informazioni: www.libriamo-vicenza.com, info@libriamo-vicenza.com

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LA PENULTIMA FINE DEL MONDO a “Una Marina di Libri”

penultima<br />LA PENULTIMA FINE DEL MONDO a “Una marina di libri

Palermo: Elvira Seminara presenta “La penultima fine del mondo
in occasione di Una marina di libri
sabato 8 giugno – ore 20.00 – Sagrestia di S.Domenico
interviene Maria Pia Farinella

La scheda del libro
In un piccolo paese dell’isola la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate: nessuno ha un motivo apparente, ma tutti un vago sorriso. I casi ormai non si contano e la stampa internazionale si riversa nella cittadina per documentare gli eventi. Quando, nel timore di un’epidemia planetaria, si spegnerà il faro dell’attenzione, gli abitanti resteranno soli e smemorati a sprofondare nel regno delle ombre. Non soli del tutto, però. È rimasto in paese uno scrittore di gialli per affrontare il mistero di quei suicidi felici. Un noir metafisico e visionario, la distopia di una società deperibile in questo nuovo romanzo di Elvira Seminara.

Le prime pagine di LA PENULTIMA FINE DEL MONDO
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CATTIVERÌA a “Una marina di libri”

CATTIVERÌA a “Una marina di libri

Palermo: Rosario Palazzolo presenta “Cattiverìa” (Perdisa Pop)
in occasione di Una marina di libri
Ore 19:00 – Sagrestia di S.Domenico

Intervengono Marco Manera e Maria Peritore

La scheda del libro
Una donna racconta il proprio passato con voce sgrammaticata e molesta. Un uomo rinchiuso in un ospedale psichiatrico impasta episodi colmi di dislivelli di senso, di fantasmi televisivi, di esilaranti peripezie lessicali che dettano i tempi di una follia inquietante. Chi sono costoro? Qual è la loro storia? E perché Cattiverìa ha l’accento sulla i? Se leggerete questo libro viaggerete in un labirinto di specchi, riderete, avrete paura, vi confonderete e quando infine incontrerete la verità sarà del tutto inattesa. Perché è la «nuova tragedia greca», quella che Palazzolo ci presenta, in un romanzo intriso di umorismo ma nel contempo violento e spietato, che esprime «l’impossibilità di essere» mettendo in discussione anche le vostre certezze di lettori.

Un estratto di CATTIVERÌA di Rosario Palazzolo

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ANTHOS – n. 2

AnthosÈ in libreria il secondo numero della rivista letteraria ANTHOS. Pubblichiamo l’introduzione firmata dal direttore responsabile ed editoriale Alfio Grasso

di Alfio Grasso

È bello immaginare il mondo della cultura come un prato fiorito, dove specie diverse di piante si combinano in un’armonia di profumi e colori. È bello immaginare che ogni fiore, anche il più piccolo, possa contribuire alla bellezza dell’insieme. E per quanto il vento possa soffiare forte, è bello pensare che non soffierebbe mai così forte da riuscire a spazzarli via. E che se anche l’uomo, con tutta la sua ferocia, dovesse tagliarli alla base, essi ricrescerebbero più forti e vigorosi. E che se ancora l’uomo, non pago della sua nefasta azione, tentasse di avvelenarli, ci sarebbero sempre il quadro di un pittore o i versi di un poeta a renderli immortali. È bello immaginare il pensiero dell’uomo come un fiore ed è per questo che non poteva esserci un nome diverso da “Anthos” per la nostra rivista, un nuovo fiore che nasce nel nostro fitto panorama culturale.
Se i saggi iniziali ci offrono le chiavi di lettura per meglio comprendere un autore, un periodo, un genere letterario, i racconti, le poesie e i testi teatrali ci fanno entrare nel vivo della narrazione, mostrandoci le tecniche, le idee e, soprattutto, i sentimenti che spingono un autore a mettere nero su bianco le sue storie, i suoi personaggi. Infine, le recensioni hanno il precipuo compito di fornirci gli strumenti per una lettura critica delle opere, dandoci la possibilità di meglio comprendere il pensiero racchiuso nelle pagine di un libro. Poi sta al lettore archiviare nella propria mente tutto ciò che di utile riuscirà a trarne. Come il poeta anarchico Riccardo Mannerini insegnava a Fabrizio De André, infatti, essere intelligenti non significa accumulare nozioni, quanto piuttosto selezionarle una volta accumulate, separando quelle utili da quelle disutili. Leggi tutto…

CAFFÈ D’ORZO, LATTE DI MANDORLA E SELTZ di Alessandro Savona

Caffè d'orzo, latte di mandorla e seltzCAFFÈ D’ORZO, LATTE DI MANDORLA E SELTZ di Alessandro Savona

recensione e intervista di Simona Lo Iacono

La città dorme. Nessuno la scruta, i lampioni barbagliano sfocando il caldo, il monte Pellegrino, sullo sfondo, sembra evaporare come un’ombra.
Palermo pare stesa su un lato come un’immensa donna prona, una donna anziana e ancora bella, su cui è rimasta l’impronta degli orecchini penduli, delle collane fastose di coralli, dei bracciali a cerchio tintinnanti e chiassosi.
Solo un uomo si aggira per le strade, misura coi passi la lunghezza del suo corpo, ne percorre le curve morbide, le gambe incolonnate, i seni rotondi. Sembra l’unico ad accorgersi che è viva, che respira, che le crepe nascondono una maestà ancestrale e segreta, una dignità ancora severa, regale, da predestinata.
L’uomo la tocca. Le pietre, i palazzi, i vecchi vicoli addormentati e perplessi cui l’incuria non riesce a sottrarre quell’aria da immensa signora solitaria e pensierosa.
E la ama.
La ama come sa fare lui, senza gesti, senza carezze.
Raccontandola.
Così, scrive. L’uomo sceglie momenti, vecchie foto, resti di un passato che sotto il peso del tempo non smette di vibrare e di dire.
Narra dei suoi abitanti, dei vivi e dei morti, dei sogni e degli abbagli. Di bevande che non si usano più e di prostitute che non sanno di resuscitare i fantasmi. Di bambini troppo adulti, e di destini che – forse – non si compiranno mai. Di notti, di giorni, di tutto ciò che la vita lascia affiorare con dolore e fragilità, vestendosi di lutti, di nascite, di miracolosi ritorni.
Alessandro Savona è quell’uomo che ama scrivendo, che in “ Caffè d’orzo, latte di mandorla e seltz” (Novantacento editore) ci restituisce Palermo con la grazia di un cantore e la dolcezza di un poeta.

-Alessandro, gli chiedo, cos’è, anzi chi è Palermo? Leggi tutto…

CIELI VIOLATI alla Galleria Roma

SALVO SEQUENZIA PRESENTA: CIELI VIOLATI, di ANNA VASTA, Edizioni Ensemble

Silloge di poesie – Domenica 9 giugno 2013, ore 18.30, Galleria Roma,

Piazza San Giuseppe, 1/2/3  Siracusa

Domenica 9 giugno 2013, alle ore 18.30, alla Galleria Roma di Ortigia, il semiologo prof. Salvo Sequenzia presenterà la silloge di poesie di Anna Vasta:

CIELI VIOLATI

Edizioni Ensemble

L’attore Eugenio Patanè leggerà brani tratti dall’opera.


LA POESIA, SE RESTA.

PER UNA LETTURA DI ‘CIELI VIOLATI’ DI ANNA VASTA

di Salvo Sequenzia

Frequento ormai da anni la poesia di Anna Vasta, ed appartengo a una categoria situata a metà strada tra i suoi  antichi e nuovi lettori ed interlocutori.

Questi appunti sul suo itinerario poetico, felicemente approdato alla recente pubblicazione della silloge Cieli violati, risentono, perciò, sia della memoria del suo passato poetico, che si attesta agli anni de I Malnati (2004), di Quaresimale (2006) e di Sposa del vento (2008), sia  delle riflessioni scaturite dalla frequentazione con la poetessa e situate sull’orizzonte del poemetto Di un fantasma  e di mari (2011), da me presentato nella Galleria Roma di Ortigia nel giugno del 2011 e col quale, a mio avviso, tale itinerario poetico si è aperto ad accogliere nuove inaudite soluzioni formali, liriche ed espressive, inseminando un terreno già fertile di ‘voci’ e di «ricorrenze nascoste».
Sono rimasto, a una prima lettura, impressionato dal respiro ampio e regolare di Cieli violati, caratterizzato da una ‘partitura’ linguistica sapientemente colta, preziosa ed evocativa, percorsa da flussi nervosi, continuamente variati, pluridirezionali, ritmati in modi irregolari eppur animati da una intima sostanziale armonia di fondo, da un melos antico, da un rythmos inscritto entro le leggi segrete che governano il fluire della natura e del cosmo e la epifania della parola poetica.
Non è possibile, perciò, considerare le poesie di questa raccolta come distinte l’una dall’altra: il titolo del volumetto – ‘Cieli violati’,  verso tratto dalla poesia ‘Tenebre alte…’ –  le comprende a giusta ragione tutte, perché in tutte – anche nella variazione del disegno o negli ambagi del finissimo ordito – si modula la stessa costante lirica e si accende lo stesso nucleo centrale d’ispirazione, che scaturisce non da implorazione o da gemito, ma, al contrario, da una intelligenza di scrittura che medita continuamente l’inquietudine della parola, relegando quest’ultima nel suo luogo compositivo, situandola nella “dominante” voluta, subordinandola, quindi, al registro unitario lungo il quale discorrono le liriche.
Ciò che appare notevole, in Cieli violati, è la ricchezza di modellato interiore e di disegno, la segreta elaborazione del profondo per la quale anche l’amarezza e lo sbigottimento, il malessere cupo di «animi offesi» si sciolgono nella morsura di uno Sprechgesang, di un recitato-cantato in cui le parole affiorano dolorosamente dal silenzio, e come i “tagli” nelle tele di Lucio Fontana diventano gesto, segno, ferita, piaga e ‘piega’ nel tempo  che pone, indubbiamente, la poesia di Anna Vasta tra le voci più corrosive, inattuali e feconde del nostro tempo. Leggi tutto…

An Olive Branch for Sante – di Antonio Casella

Antonio Casella è uno scrittore italo-australiano. Nato in Italia, vive in Australia dall’età di 15 anni. Per diversi anni è stato Presidente di una Società Dante Alighieri australiana.

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo la traduzione di un estratto del nuovo romanzo di Casella (ancora inedito in Italia): An Olive Branch for Sante.

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Sara La Rocca, una donna sui 40 anni, da ragazza era emigrata  in Australia con i suoi genitori. In seguito torno’ in Italia, si sposo’, ebbe un figlio, Sante,  e non torno’ piu’ in Australia. Adesso  ha ricevuto una chiamata  dalla giovane Sara Jane,  che si trova in Sicilia per qualche settima, e vuole salutarla. Sara La Rocca non gradisce questa visita. Vuole  dimenticare quello che le capito’ in Australia  tanti anni prima. In questa scena lei si trova con suo figlio diciottenne, Sante, nella sua tenuta di campagna e riflette sulla sua vita.

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Estratto dal Romanzo:  An Olive Branch for Sante   di Antonio Casella (P. 20-23)

Alcune persone,  al pari di certe piante, non si addicono bene al trapianto. Vogliono restare proprio nel suolo del  proprio seminato; per respirare la stessa aria e crescere nella medesima terra che li ha nutriti con la memoria e i racconti, i fantasmi e le fiabe. Non hanno alcun desiderio  d’intraprendere lunghi viaggi per scoprire se’ stessi,  e neanche di tuffarsi nelle vicende burrascose della vita.
Loro-  sarebbe meglio dire noi– s’inchinano alla forza vitale del destino. Sono degli esseri resistenti, caparbi, attaccati al ceppo. Le loro radici sprofondano nel tempo attraverso le generazioni.
Gente come suo padre, ad esempio, sottratto dal fianco di questa montagna, soffri’ per dodici anni in un borgo di un paese lontano, per poi tornare a morire in questo tratto di terra. Come sua madre che pur essendo anziana e inferma,  si rifiuta di traslocare in paese a San Sisto. Come pure se’ stessa che non voleva andarsene via da qui’ e poi rientro’ anni dopo, portandosi dietro dall’altro capo del mondo un  gran peso: un seme, una lingua, un amore, una grande colpa. Come Sante, suo figlio, che pur mostrando le tracce di due mondi, e’ di questa terra come il fico e l’ulivo.
Sante avanza sulla ripida salita coperta di macchie di mori che minacciano di sopraffare il colle intero. Nel suo passo leggero e giovanile, ma accalcato dal peso di due mondi, s’intravede la cotraddizione nei suoi occhi – di un azzuro raro in queste parti- che ogni tanto ti perturbano con uno sguardo fisso.
Sante si affretta verso la casa svolazzando qualcosa nella mano.
‘Mamma, guarda che ho trovato nella cassetta della posta.’
La sua voce squilla nell’aria, il suo viso e’ raggiante di gioia. Com’e’ possibibile non amare Sante? Ma il suo amore siede in groppa dell’oblio. Per poterlo amare lei ha dovuto dimenticare il modo in cui suo figlio fu concepito. Adesso pero’ sente il passo pesante del passato avanzare con un ritmo insistente, come il battito del cuore in un apparecchio ecografico.
‘Vedi, e’ indirizzata al nonno.’
L’eccitamento di suo figlio la infastidisce.
Sante sventola la lettera in aria come se fosse un trofeo, ‘Guarda e’ dall’Australia…’ il tono della sua voce continua a salire con ogni particolare, ‘La manda una che si chiama Sara, come a te. Apriamola.’ Leggi tutto…

Tre opere siciliane in ebook (“Daniela Rocca” di Domenico Trischitta)

Tre opere siciliane in ebook

“Nero barocco nero” di Maria Attanasio

“Daniela Rocca” di Domenico Trischitta

“Cornelia Battistini o del fighettismo” di Massimiliano Perrotta
Parte dalla pubblicazione di tre autori siciliani la casa editrice Sikeliana, che si era prefissa fin dalla sua nascita il compito di diffondere la cultura sicula in tutto il mondo, e lo fa avvalendosi di quella che oggi rappresenta la più alta tecnologia in campo di libri, ossia gli e-book (Sikeliana è stata tra l’altro la prima casa editrice siciliana a produrre libri digitali).
Le opere, di tre significativi scrittori siciliani appartenenti a diverse generazioni,inaugurano dunque la nuova collana di e-book “Ritorni” che rende nuovamente disponibili in versione digitale opere fuori commercio o di difficile reperibilità.
“Nero barocco nero”, pubblicato nel 1985 da Sciascia, è uno dei più intensi libri poetici di Maria Attanasio. Una raccolta nella quale si addensano il «barocco nero» siciliano, la luminosità mediterranea e un rovello dialettico di ascendenza mitteleuropea.
“Daniela Rocca. Il miraggio in celluloide” di Domenico Trischitta racconta la storia della bellissima attrice catanese caduta lungo la strada verso il successo cinematografico. Edito da Boemi nel 1999, il lavoro ha una postfazione di Manlio Sgalambro.
“Cornelia Battistini o del fighettismo” di Massimiliano Perrotta raccoglie il monologo drammatico di una giovane donna che ha perduto l’amore e un pamphlet sul fighettismo, per l’autore lo spirito della nostra epoca. Pubblicato nel 2006 da La Cantinella, nel 2012 è stato tradotto in Francia da LC Éditions.
Poesia, narrativa e teatro, tre generi differenti per tre autori diversi nello stile ma accomunati da un’unica musa ispiratrice: la Sicilia, vissuta come terra natia, di approdo e di partenza, come terra ricca di humus culturale che non può essere sepolto, ma a cui va data linfa nuova e slancio in tutte le sue forme.
Gli e-book sono disponibili sui principali portali di distribuzione di libri digitali.

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La “Daniela Rocca” di Domenico Trischitta

di Massimo Maugeri

Nell’occasione del lancio di questa nuova iniziativa editoriale, ne approfittiamo per incontrare Domenico Trischitta (nella foto): autore di “Daniela Rocca. Il miraggio in celluloide”. Su Daniela Rocca abbiamo pubblicato questa pagina…

– Domenico, cosa ti ha spinto a occuparti di Daniela Rocca.?
Ho cominciato ad incuriosirmi quando conobbi suo fratello. Aveva una venerazione per questa sorella diventata famosa e poi, sfortunatamente, caduta nel baratro della follia. Un episodio, in particolare, mi fece scattare la molla per raccontarla. Un giorno Daniela si presentò a Catania alla guida di un ‘elegante auto sportiva. Indossava un abito bianco, appena il tempo di sostare nella via dove c’era la casa dei suoi genitori, salutare con un gesto della mano i parenti che erano affacciati al balcone, e subito dopo ripartire. La sua è una metafora esistenziale che non è soltanto tipica nel mondo spettacolo, ma soprattutto una storia tragica di ascesa e caduta, come sostiene Manlio Sgalambro nella sua postfazione.
Io, personalmente, ho sentito l’esigenza di raccontarla anche in teatro, e così nasce “Sabbie Mobili”, testo rappresentato nel 1999 al teatro Quirino di Roma e mandato in onda da Rai International, con la regia di Ennio Coltorti e una commovente Guia Jelo nel ruolo di Daniela.

– Il sottotitolo del libro è “Il miraggio in celluloide”. A cosa allude?
Il cinema era fatto in celluloide, una sorta di caleidoscopio immaginifico dove era possibile provare l’ebbrezza di interpretare vari ruoli: dalla Regina delle amazzoni alla cerebrale ragazza de “La noia” di Damiano Damiani tratto dal racconto di Moravia. E poi la consacrazione di “Divorzio all’italiana” di Germi, commedia capolavoro che la consacra, ma che segna, a partire della relazione con il regista ligure, una svolta negativa che la condurrà alla perdizione. E’ da quel momento che la sua voglia di fare cinema diventa miraggio.

– Il tuo saggio esce in versione e-book. Qual è il tuo rapporto con il libro elettronico? Leggi tutto…

Il romanzo vincitore del XXVI Premio Calvino uscirà per Einaudi nel 2014

Sarà Einaudi a pubblicare, ad inizio 2014, il romanzo vincitore del XXVI Premio Calvino: “Cartongesso”, di Francesco Maino.
Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza e fa l’avvocato penalista a Venezia.

Come recita il comunicato della Giuria, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero e Evelina Santangelo, Cartongesso, “per la sua natura felicemente ibrida, non è un romanzo e non è un saggio, è “un azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento e alla straordinaria potenza inventiva della lingua”. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto e dell’intera nazione e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.
Un’ invettiva, ma anche un congedo che l’autore mette in atto mascherandosi dietro la figura di Michele Tessari, un avvocato quarantenne affetto da disturbo bipolare, metafora dell’odio-amore provato per la propria terra. Questo avvocato, che avvocato non vorrebbe essere, percorre incessantemente i cinquanta chilometri fitti di capannoni che separano Venezia, la Serenissima, sede dell’“infetto” tribunale in cui il protagonista lavora, da Insaponata di Piave, dove ha lo studio-monolocale-carcere, in cui vive.
Il suo odio profondo si scaglia contro tutto ciò che il Veneto è diventato, passando rapidamente da una condizione di miseria e lotta per la sopravvivenza ad una ricchezza senza cultura, i cui unici valori sono la pecunia, la villetta, il suv e il “bianchetto alle nove del mattino”.
In tale contesto la lingua si è corrotta, il grezzo è diventato la lingua ufficiale, un idioma di consumo.
Il cartongesso del titolo è così il compendio del “venetismo” attuale: un materiale fasullo, senza storia, sfaldabile, vile.
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Intervista a Dario Fo sulla nuova webzine di “Sul Romanzo”

Webzine Sul Romanzo 3/2013, Le tentazioni della culturaProponiamo la lettura del nuovo numero della Webzine degli amici di “Sul Romanzo“, attraverso la pubblicazione del seguente comunicato inoltrato dalla redazione

Abbiamo dato spazio e voce ad ambiti culturali diversi, lungo un percorso di costante consolidamento della qualità dei contributi ricevuti, nella convinzione che la cultura sia prima di tutto una tentazione a cui cedere con metodo e rigore, senza abbandonarsi a facili entusiasmi o scegliere strade alternative al duro lavoro.

Sì, abbiamo usato volutamente il termine “tentazione” perché crediamo che occuparsi di cultura, oggi, significhi sempre di più cedere a un richiamo impellente che dovrebbe eludere dalle facili logiche dei semplici operatori culturali.

In questo numero, troverete alcune importanti novità, oltre a un inserto speciale dedicato ai 700 anni di Giovanni Boccaccio, con un’intervista esclusiva a Dario Fo, che parla del Decameron e del suo ruolo nella letteratura satirica italiana.

Se anche per voi la cultura non è mero nozionismo, ma impegno nel perseguire i proprio scopi, anche cedendo alla tentazione di portarli avanti nonostante tutto, saremo felici di proseguire insieme il cammino della nostra Webzine.

Facciamoci contagiare da questa tentazione positiva, ma soprattutto proviamo a trasmettere questo spirito il più possibile:  [http://issuu.com/sulromanzo/docs/sul_romanzo_anno_3_n_3_giu_2013].
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UNA MARINA DI LIBRI: Palermo, 7/9 giugno 2013

UNA MARINA DI LIBRI: Palermo, 7/9 giugno 2013

IL PROGRAMMA

Sta per iniziare una nuova edizione di Una marina di libri, festival dell’editoria indipendente a Palermo. A causa del restauro di Palazzo Chiaramonte Steri, il festival si trasferisce: vi aspettiamoda venerdì 7 a domenica 9 giugno nella splendida cornice di Piazza San Domenico, nei locali della Società Siciliana per la Storia Patria e del Complesso dei Domenicani.

Un ricco calendario di eventi caratterizzerà anche quest’anno il festival. La mattina sarà principalmente dedicata alle attività con i bambini e agli incontri professionali sullo stato dell’editoria, mentre il programma pomeridiano vedrà la successione di decine di incontri epresentazioni, con numerose anteprime nazionali. Dalle 21 alle 24, infine, gli spazi del festival si animeranno con reading, recital, proiezioni e spettacoli musicali.

Tre workshop, tre dibattiti serali, tre incontri speciali legati al mondo dell’infanzia e dedicati rispettivamente a Gianni Rodari, al Premio Andersen e a Nati per Leggere, una tavola rotonda sul Premio Italo Calvino, diversi momenti di riflessione rivolti alle dinamiche culturali siciliane. E poi laboratori e animazione per bambini, la finale del Librogame, lo spazio dedicato agli esordienti dello speaker’s corner.
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A PROPOSITO DI DANIELA ROCCA…

Chi è DANIELA ROCCA?

di Domenico Trischitta

Bellezza prorompente e mediterranea fu notata dall’attore Saro Urzì durante un concorso di bellezza a Catania. Eravamo a metà degli anni cinquanta e la città avvertiva ancora i segni della guerra, un pullulare di provinciali si riversava nei quartieri popolari in prossimità della stazione centrale, primo su tutti il levantino e proibito quartiere di San Berillo, specchio fedele del catanese intraprendente e fantasioso.
Nello stesso periodo la via Etnea esplodeva di richiami forti e culturali, di cui scrittori come Brancati, Patti e Addamo si nutriranno. Daniela Rocca era il prototipo di ragazza che passeggia su e giù per la strada lastricata di lava, alimentando la fantasia dei “galli” nostrani, che andavano poi ad affollare la sala del Sangiorgi, con gli occhi lucidi e pieni di desiderio.
Daniela attraversava invece ‘U Passiaturi, la via VI Aprile, strada che costeggia il mare e ne impedisce la vista, giunge soltanto il profumo di alga marina, ‘U mauru. Era in compagnia di una coetanea, e assieme a lei sognava un futuro cinematografico che si sarebbe realizzato presto, dopo aver vinto un concorso di bellezza al lido Spampinato, Miss Catania. Tutto come in un sogno. L’arrivo a Roma, che di lì a poco sarebbe diventata città della Dolce vita, e un contratto allettante con la Galatea film, che la porteranno a varcare i cancelli di Cinecittà per girare film storici e mitologici in costume, e dove lei può definitivamente dimostrare quanto sia bella e siciliana. Ma la strada per il successo era impervia e pericolosa. C’erano registi italiani che cercavano con tutte le forze di reinventarsi, avevano capito che era il momento di provare qualcosa di nuovo, dopo l’eredità pesante del Neorealismo che aveva reso il nostro cinema famoso in tutto il mondo. Ce n’era uno che veniva da Genova (lo chiamavano il Colonnello degli Alpini) ed era piuttosto insoddisfatto, non avendo ancora dimostrato tutto il suo valore, a parte qualche film come “Il cammino della speranza” o “Il ferroviere”. Lui era Pietro Germi, sarebbe diventato famoso in America per un film in particolare, “Divorzio all’italiana”, con la bella siciliana Daniela Rocca protagonista, ma che in realtà avrebbe consacrato Marcello Mastroianni e lanciato l’esordiente Stefania Sandrelli.
Ma come si erano conosciuti i due, il nordico e la meridionale?
Daniela l’ha rievocato: …”ho conosciuto Germi in una trattoria, da Gino in via Rasella…quando ho visto che stava seduto al tavolo di fronte ho deciso che avrei dovuto conoscerlo…”.
Chissà cosa si erano veramente detti i due quella sera, di certo cominciarono a frequentarsi, forse ad amarsi. Da lì l’idea di sceglierla come protagonista per farle interpretare Rosalia, moglie del barone Cefalù, il quale farà di tutto per liberarsene, fino ad inventarsi un delitto d’onore. In definitiva e metaforicamente Daniela farà la stessa fine.
Via Veneto cominciò improvvisamente ad animarsi. Molte produzioni americane decisero di girare a Roma, e apparvero star del calibro di Gregory Peck, Burt Lancaster, Ava Gardner, Audrey Hepburn. I Paparazzi scesero come avvoltoi ad immortalare questo o quello, perfino un Walter Chiari sbronzo a braccetto della Gardner che tentava di aggredirne uno. Era una magnifica pantomima, un “sottoset” dove tutto era possibile e fotografabile. Fu così che Tazio Secchiaroli immortalò Blake Edwards e Daniela Rocca, ripresi con sguardi profondi e sognanti.
Daniela era felice. Era stata scelta per interpretare un ruolo da protagonista in un film diretto da un regista importante, il suo uomo. Di quell’esperienza ricordiamo alcuni episodi che funestarono l’ambiente del set: il tentato suicidio della Rocca e l’ictus che colpì Germi e lo costrinse ad interrompere le riprese per sei mesi. Amore e morte si mescolano. Leggi tutto…