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An Olive Branch for Sante – di Antonio Casella

giugno 5, 2013

Antonio Casella è uno scrittore italo-australiano. Nato in Italia, vive in Australia dall’età di 15 anni. Per diversi anni è stato Presidente di una Società Dante Alighieri australiana.

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo la traduzione di un estratto del nuovo romanzo di Casella (ancora inedito in Italia): An Olive Branch for Sante.

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Sara La Rocca, una donna sui 40 anni, da ragazza era emigrata  in Australia con i suoi genitori. In seguito torno’ in Italia, si sposo’, ebbe un figlio, Sante,  e non torno’ piu’ in Australia. Adesso  ha ricevuto una chiamata  dalla giovane Sara Jane,  che si trova in Sicilia per qualche settima, e vuole salutarla. Sara La Rocca non gradisce questa visita. Vuole  dimenticare quello che le capito’ in Australia  tanti anni prima. In questa scena lei si trova con suo figlio diciottenne, Sante, nella sua tenuta di campagna e riflette sulla sua vita.

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Estratto dal Romanzo:  An Olive Branch for Sante   di Antonio Casella (P. 20-23)

Alcune persone,  al pari di certe piante, non si addicono bene al trapianto. Vogliono restare proprio nel suolo del  proprio seminato; per respirare la stessa aria e crescere nella medesima terra che li ha nutriti con la memoria e i racconti, i fantasmi e le fiabe. Non hanno alcun desiderio  d’intraprendere lunghi viaggi per scoprire se’ stessi,  e neanche di tuffarsi nelle vicende burrascose della vita.
Loro-  sarebbe meglio dire noi– s’inchinano alla forza vitale del destino. Sono degli esseri resistenti, caparbi, attaccati al ceppo. Le loro radici sprofondano nel tempo attraverso le generazioni.
Gente come suo padre, ad esempio, sottratto dal fianco di questa montagna, soffri’ per dodici anni in un borgo di un paese lontano, per poi tornare a morire in questo tratto di terra. Come sua madre che pur essendo anziana e inferma,  si rifiuta di traslocare in paese a San Sisto. Come pure se’ stessa che non voleva andarsene via da qui’ e poi rientro’ anni dopo, portandosi dietro dall’altro capo del mondo un  gran peso: un seme, una lingua, un amore, una grande colpa. Come Sante, suo figlio, che pur mostrando le tracce di due mondi, e’ di questa terra come il fico e l’ulivo.
Sante avanza sulla ripida salita coperta di macchie di mori che minacciano di sopraffare il colle intero. Nel suo passo leggero e giovanile, ma accalcato dal peso di due mondi, s’intravede la cotraddizione nei suoi occhi – di un azzuro raro in queste parti- che ogni tanto ti perturbano con uno sguardo fisso.
Sante si affretta verso la casa svolazzando qualcosa nella mano.
‘Mamma, guarda che ho trovato nella cassetta della posta.’
La sua voce squilla nell’aria, il suo viso e’ raggiante di gioia. Com’e’ possibibile non amare Sante? Ma il suo amore siede in groppa dell’oblio. Per poterlo amare lei ha dovuto dimenticare il modo in cui suo figlio fu concepito. Adesso pero’ sente il passo pesante del passato avanzare con un ritmo insistente, come il battito del cuore in un apparecchio ecografico.
‘Vedi, e’ indirizzata al nonno.’
L’eccitamento di suo figlio la infastidisce.
Sante sventola la lettera in aria come se fosse un trofeo, ‘Guarda e’ dall’Australia…’ il tono della sua voce continua a salire con ogni particolare, ‘La manda una che si chiama Sara, come a te. Apriamola.’
‘No!’
Sua madre gli strappa la lettera dalla mano. La sua furia lo squote, ma si riprende subito.
‘L’apro io, dopo.’
Una lettera indirizzata ad un uomo gia’ morto  non preclude niente di buono. Sara  vorrebbe distruggerla, consegnarla alle fiamme, far svanire le parole nel fumo di oblio. Ma  Sante non molla.
‘Chi e’ questa Sara-Jane, mamma?’
‘Niente e’ la figlia di una che conoscevo in Australia, una collega di scuola.’
‘Quindi ha dato il tuo nome a sua figlia. Che bello, mamma! E perche’ non me l’hai mai detto? Come sei segreta! Dai, aprila.’
‘Sante, questa lettera non e’ per me. E’ indirizzata al nonno.’
Una stupidaggine, visto che suo padre e’ morto da due anni.
Sante e’ troppo gentile per farglielo notare, invece la incalza dal fianco. E’ una tattica tanto piu’ efficace perche’ lei lo sa che il ragazzo e’ privo di  malizia.
‘Mamma, mi lasci andare in Australia fra poco?’
Sara sente i nervi stringerla al capo come un cerchio di ferro.
‘Non dire sciocchezze, Sante.’
‘Ma sì, voglio andarci, Mamma.’
Sante Marzano se la sogna tutti i giorni l’Australia. Se la immagina vasta,  ovviamente:  sparsa, piatta, solare. La vede piena di contrasti: giovane e antica, aperta ma impenetrabile, energica e assonnata, silenziosa e piena di frastuoni. La vede come un gigante trasognato tratto in colori di arancione, giallo e verde sbiadito sotto un immenso tendone azzurro.
Quest’amore per l’Australia deve essere inciso nel suo DNA, dato che Sante fu solamente concepito in quella terra lontana. Poi lei se ne scappo’ prima che il bambino abbia potuto respirarne l’aria, registrarne i suoni, assorbire gli umori e  gli odori di quella terra. Prima che potesse prendere atto della realta’ interna di quel paese: della sua tragedia insidiosa, nascosta sotto il guscio di un’allegria forzata. Il suo e’ un attaccamento strano. Concepito nel grembo di lei, poi tirato attraverso gli oceani in un vano sforzo per farlo staccare. E invece,  anche se separato dal tempo e dallo spazio, blindato dal drappo del  rancore di sua madre, alla fine Sante ama l’Australia appassionatamente. La sua passione viene nutrita dal mistero.
‘Ma perche’ sei cosi’ fissato con l’Australia?’
‘Voglio proprio andarci, mamma. Io amo l’Australia.’
L’amore e il destino sono un mistero, la loro natura e’ del tutto inconcepibile ma l’effetto e’ fin troppo reale. Quindi e’ inutile combatterli. Sarebbe come resistere la furia di queste montagne che nella pre-storia si slanciarono verso il cielo e li restarono come monumenti al potere degli dei. Di fronte a quella forza le faccende degli esseri umani sono cosa da poco, piccoli fili di lino sull’immensa coperta tessuta dalla natura. L’energia che disegna le tracce del destino e’ l’amore.
Destino e amore. E’ tanto semplice quanto misterioso.

© Letteratitudine

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