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UN PARADISO SICILIANO RITROVATO, di Roberto De Pietro

giugno 19, 2013

un paradiso siciliano ritrovatoUN PARADISO SICILIANO RITROVATO, di Roberto De Pietro
Cavallotto edizioni, 2013 – euro 15

dalla prefazione del libro firmata da Dacia Maraini

“Perseguire la difesa di questi luoghi dovrebbe essere un obbligo morale, giacché essi rappresentano ciò che di più importante resta del vasto sistema di zone umide di acqua dolce e salmastra che, sino allo scorso secolo, si estendeva nella Piana di Catania.
Pervenire a rigorose forme di tutela dei pantani di Lentini e di Gelsari consentirà di accrescere il loro potenziale ambientale, ma anche di recuperare, diversamente dall’oblio a cui sembrava essere stato destinato, un eccezionale paesaggio palustre, significativo testimone di una Sicilia in gran parte perduta.”
(Dacia Maraini)

* * *

da “Il Corriere della Sera” del 28 maggio 2013
Quei pantani siciliani salvati dagli ecologisti: A Lentini e Gelsari case abusive dove volavano gli uccelli migratori

di Dacia Maraini

È curioso che ancora, dopo tutti gli errori fatti e le conseguenze nefaste di questi errori, i nostri amministratori non abbiano capito che la ricchezza del Paese (quello che qualcuno chiama il petrolio italiano) sta nelle sue bellezze. E non solo bellezza estetica, ma integrità, armonia di un ecosistema funzionante, ambiente non inquinato, nonché conservazione e rivalutazione delle città antiche: chiese, palazzi, affreschi, statue, giardini, i parchi. Tutto quello per cui gli stranieri percorrono migliaia di chilometri, spendono soldi, si assoggettano a lunghe file in ore mattutine, nella speranza di vedere e gustare… Una di queste bellezze-ricchezze sono le paludi di Lentini e di Gelsari, in prossimità della foce del fiume San Leonardo, fra Carlentini e Augusta, in Sicilia; una delle rare zone ancora conservate in un territorio vandalizzato dalla speculazione a largo raggio. «I pantani di Lentini e di Gelsari», spiega Roberto De Pietro che ha scritto un bel libro sul tema, «costituiscono la zona umida con basso tirante d’acqua più vasta della Sicilia, rivestendo un’enorme importanza, a livello sovra-nazionale, ai fini della conservazione dell’avifauna migratoria». Stupende fotografie mostrano come su questi acquitrini approdino uccelli migratori rarissimi che vi trovano rifugio dopo centinaia di chilometri di volo, stanchi e affamati, per riposare e riprodursi. Con la scusa di difendersi dalle zanzare, la zona era stata a suo tempo prosciugata. Ma naturalmente, appena le idrovore hanno cominciato a funzionare, sono arrivati i costruttori di case e hanno disseminato la zona di villette e palazzine. Poi sono arrivati i coltivatori. Insomma addio palude, addio uccelli, addio piante rare, addio umidità che manteneva un clima mite nella zona. Un giorno però succede qualcosa di strano. Le idrovore si fermano. Nessuno capisce perché. Nel frattempo, miracolosamente, le acque riprendono a dilagare dolcemente, le piante rare tornano a fiorire, gli uccelli migratori riappaiono. Cosa era successo? Ladri di rame avevano divelto i fili delle idrovore. Un banale incidente che ha permesso alla natura di tornare a respirare. Segno che si può tornare indietro. Appena scoperta la causa, però gli amministratori si rimettono in moto per fare funzionare le idrovore. Ma qui arrivano gli ambientalisti che, contrariamente a ciò che pensano i proprietari di case abusive, non sono dei rompiscatole con la testa nelle nuvole, ma i veri difensori di una Italia che si sta autodistruggendo. I cittadini consapevoli ottengono un vincolo denominato «zona di protezione speciale». In Europa ci si rende conto che l’area ha un «altissimo valore scientifico, naturalistico e paesaggistico». E di fronte alle proteste dei coltivatori finalmente qualcuno dimostra, conti alla mano, che mantenere prosciugati i pantani costa molto più di quello che rendono come terreni coltivabili. Anche indennizzando i proprietari e ricomprando i terreni, non si spenderà come tenendo attive le idrovore. Capiranno gli amministratori che non si tratta solo di «sogni vani» e «nostalgie estetiche», ma di reali costi e reali introiti per il futuro?

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