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Archive for luglio 2013

Carmen Totaro, finalista 2013 al Premio Calvino, esordirà con Rizzoli

Sarà Rizzoli a pubblicare il romanzo di Carmen Totaro, finalista al XXVI Premio Calvino con il titolo “Le piene di grazia”. L’uscita è prevista per la primavera 2014.

Foggia, 1980. Il processo per omicidio a Palma Castrocappone schiude lo scenario di una faida, una serie di delitti efferati che si rincorrono nel nome della vendetta.
Non ci sono enigmi, i colpevoli sono tutti noti fin dall’inizio, e calcano una scena dove l’”osceno” viene esibito senza pudore e descritto con una sicurezza di tratto impressionante.

Carmen Totaro“Le piene di grazia” racchiude una galleria di personaggi difficili da dimenticare, che dicono fanno pensano vedono cose terrificanti, in un sud fuori dal tempo, ma per certi versi eterno, fatto di masserie abbandonate, boschi di cerri, processioni, paure, superstizione e senso stravolto dell’onore.
È davvero molto interessante come una scrittura assolutamente asciutta, misurata, priva di sbavature, dia luogo a un’osmosi continua e perfettamente riuscita fra il racconto dei fatti e la loro trasfigurazione surreale, grottesca, demoniaca.

Carmen Totaro è cresciuta a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Si è laureata in lingue e letterature straniere a Urbino. Vive e lavora a Milano.
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Terrazza letteraria nell’estate di Augusta

apericena augustadi Carmelo Giummo

Per tre domeniche di luglio la terrazza estiva del ristorante A’ Massaria di Augusta ha ospitato tre “Aperi-cena con l’autore” ideati da Viviana Giubilo della libreria Letteraria insieme ai conduttori del ristorante e al redattore di questa nota: Carmelo Giummo insegnante, lettore, poeta.

Letteraria è una libreria indipendente che sta diventando sempre più luogo di raccolta e promozione di iniziative culturali di rilievo. Oltre  alla presentazione di numerosi scrittori attentamente selezionati, nel corso della primavera del 2013 Giubilo e Giummo hanno organizzato eventi molto partecipati in occasione delle Giornate Mondiali della Poesia (21 marzo) e del Libro (23 aprile) e di “Letti di notte” – Notte Bianca delle Librerie (21 giugno).

Il ristorante A’ Massaria, dopo gli anni oscuri di altre gestioni, è totalmente rinato grazie all’impegno e alla dedizione della famiglia Patania, diventando una realtà gastronomica che propone un’accoglienza confortevole e un menù ricco di tradizione locale, insieme a ricercate prelibatezze preparate e servite con la cura estrema di chi ama ciò che fa. Mi piace ricordare che, nel mese di novembre 2012, il ristorante ha imbandito quattro serate di cucina siciliana, dal Medioevo ai nostri giorni, con la partecipazione del sottoscritto per l’aspetto storico-sociale e di Teresa Bruzzi per quello grastronomico. Il ristorante inoltre, ospita regolarmente musicisti e cantanti di pregio, scelti fra i giovani talenti locali e non.

14 – 21 – 28. Tre domeniche di luglio, caratterizzate da temperature in aumento e crescente tasso di umidità, una libreria, un ristorante, un insegnante (stanco), lettore (accanito) e poeta (altrettanto accanito ma forse postumo) cosa possono avere in comune? Leggi tutto…

Marco Magini, finalista 2013 al Premio Calvino, esordirà con Giunti

Il romanzo di Marco Magini, finalista alla XXVI edizione del Premio Calvino con il titolo “Come fossi solo”,  esordirà con Giunti a febbraio 2014 nella collana “Italiana”.
Con un’opera che unisce impegno civile e forza del racconto, Marco Magini sarà uno degli autori di punta della narrativa italiana di Giunti editore.

“Un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva”.
Dalle motivazioni della Giuria del Calvino, che ha segnalato il testo con una menzione speciale.

Un estratto dal romanzo

Marco Magini“Da giorni si parlava della partita. C’erano già stati disordini l’anno prima a Belgrado e la paura che la recente elezione di Tudjman avesse ulteriormente scaldato gli animi era davvero tanta. Non mi interessavo allora di politica e non sospettavo ancora che saremmo stati tutti costretti ad interessarcene di lì a poco. Cresciuta dopo la morte di Tito, la mia generazione era di gran lunga più interessata alla separazione dei Police che a quella della Repubblica Jugoslava. Federazione, confederazione….parole molto molto lontane dai nostri pensieri. Oggi mi viene in mente quel giorno perché fu quello in cui iniziò la mia presa di coscienza di ciò che stava realmente succedendo nel mio paese. Forse non lo capii in maniera consapevole, ma sentii chiaramente che qualcosa era ormai irrimediabilmente cambiato. Ricordo Boban con indosso la maglia della Dinamo Zagabria, girarsi, alzare la testa, prendere la rincorsa e saltare davanti al poliziotto colpendolo con un calcio sul viso. Di tutti i disordini che ebbero luogo quel giorno, dei celerini vestiti in tenuta anti sommossa, dei feriti stesi a terra, di tutto ciò io ricordo solo Boban e il suo calcio al volo. Mi sono spesso domandato se Boban fosse cosciente delle conseguenze del suo gesto, se si rendesse conto di quello che avrebbe significato. Probabilmente no. Quel calcio, trasmesso e ritrasmesso in televisione, avrebbe finito per prendere una vita propria, per diventare qualcosa di esterno all’autore stesso. Quel calcio imponeva che prendessimo una posizione, a quel calcio non si poteva rimanere indifferenti. Boban in quel momento diventava paladino della nazione croata, la decisione era tra stare dalla parte di Boban o dalla parte del poliziotto; decidere, come diceva Tujman, se la Croazia aveva davvero ragione di esistere o se, come già urlava Milosevic, la vecchia Jugoslavia dovesse andare avanti così com’ era.”

Marco Magini è nato ad Arezzo 28 anni fa. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India. Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile.
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RACCONTO DEL FIUME SANGRO, di Paolo Morelli

Racconto del fiume SangroRACCONTO DEL FIUME SANGRO, di Paolo Morelli
Quodlibet Compagnia Extra, 2013

di Claudio Morandini

È stato un gran bel viaggio, quello in compagnia di Paolo Morelli lungo il Sangro (“Racconto del fiume Sangro”, Quodlibet, 2013). Ha avuto coraggio Paolo a farlo, e a farlo così, da solo, a piedi come ai tempi delle assorte e scanzonate escursioni del “Vademecum per perdersi in montagna” (nottetempo, 2003), con poco o niente, se non il quadernetto, l’occhio attento, l’orecchio fino, seguendo ostinatamente questo piccolo fiume di provincia, senza mai perderlo di vista, sempre in ascolto, dormendo dove capita, raccogliendo in un sacchetto immondizie altrui, infilandosi in canneti, approdando a isolotti, guardando sempre dal basso le opere dell’uomo che via via lo modificano, ne stravolgono il corso. Ha avuto coraggio, intendo, a raccontarlo senza le astuzie che oggi conferiscono a ogni narrazione lo stesso sapore di un thriller, anche se thriller non è. Qui, nel “Racconto del fiume Sangro”, c’è altro, per fortuna: c’è la sorprendente e avvincente costruzione della personalità di un fiume (una personalità ricca, complessa, verrebbe da dire, imprevedibile, fatta di forza e insieme di adattabilità, di irruenza e di accoglienza), c’è “l’intervista” a questo fiume, come a un certo punto la definisce lo stesso autore, cioè l’ascolto scrupoloso della voce del fiume e di ogni torrente che gli si fa incontro o addosso, l’indefessa invenzione poetica (poetica, sì, e vedremo in che senso).
Diamo qualche assaggio di questa indefessa invenzione, che trasforma acqua e fiume (due personalità distinte, quasi due principi complementari) in persone, in caratteri. Apro a caso il libro, sicuro di trovare ovunque un esempio appropriato. Ecco, in una delle primissime pagine: “Il borbottìo si attutisce tra l’argilla e il muschio, per sentirlo bisogna mettersi in ginocchio e accostare l’orecchio, profittando del vento quando cala e zittisce. Gli sbuffi d’acqua fanno un suono come una risata trattenuta per educazione, che diventa lo schiarirsi di voce di un bambino. Certe sillabe appena nate, solo vocali in a o in o col riverbero di voci uguali delle altre sorgenti qui vicino”. E più avanti: “… e lei l’acqua simula uno svenimento appena le incontra (le piante, nrd), nemmeno si direbbe che le evita, gli casca addosso con marpioneria, con sagacia, certe grosse foglie fanno un rumore come quando si fa suonare un filo d’erba in bocca”. L’ascolto attento del fiume porta a distillare, a distinguere le singole note: quando nel Sangro si immette un torrente e dall’incontro dei due corsi “si forma un muro… alto pochi centimetri”, “il suono sul muro è un tipo di fru fru, preceduto da un borborigmo e seguito da un rumore di scivolo”. Leggi tutto…

DINO BUZZATI – Un amore

Dino Buzzati: “Un amore

di Simona Lo Iacono

La tapparella è scesa, lascia appena entrare nella stanza una luce lattiginosa di lampione. Fuori , la pioggia non allenta la morsa, ma qui – tra le lenzuola intorpidite, l’amore consumato, i desideri finalmente arresi – è poco più che un tamburellare stanco di dita sul legno, un tic tic che scandisce una musica irreale in questa Milano delle due di notte. Un’ora a metà tra sonno e risveglio, indecisa e senza aspettative, che non si può che far galleggiare in testa mentre lei gli dorme accanto, le gambe giovani scosse da un fremito, la schiena solcata da vertebre, la bocca schiusa in un sospiro abbandonato. Quante somiglianza tra lei e la città, pensa l’uomo, quante arroganti simmetrie: entrambe si danno per denaro, e tuttavia suscitano emozione, straripamento del cuore, e quel male, quel male inviscerato nell’addome, che smette di morsicare solo se può starle accanto. Maledizione, alla sua età, il naso storto di un pugile, una faccia che a specchiarsi gli sta pure antipatica. Dino Buzzati quasi non ci crede, eppure eccolo. L’amore, la perdizione, e lo spasmo invincibile. E’ capitato anche a lui.
Una vita rispettabile finora. Un padre docente di diritto internazionale alla Bocconi, una madre discendente da una nobile famiglia veneziana. E le estati nella villa di Belluno, tra gli scaffali di una biblioteca carica di tomi fascinosi.
Ma l’amore, no. L’amore non era previsto, non questo implacabile vuoto che lo disarma. Non questo esilio dal mondo, ora che il mondo è lei.
E non serve dirsi che è tutto sbagliato, infliggersi pensieri razionali, rimproveri assennati, logici, morali. Leggi tutto…

COSCIENZE ASSUEFATTE E NARRAZIONI DISTOPICHE (Maria Attanasio / Elvira Seminara)

di Massimo Maugeri

Mitridate VI, re del Ponto dal 111 a.c., è ricordato anche per un aneddoto particolare. Pare, infatti, che temesse di essere avvelenato a causa di una cospirazione. Per difendersi chiese al medico di corte di preparagli degli antidoti. Questi cominciò a somministrargli piccole dosi di un miscuglio di veleni. Il tentativo di immunizzazione fu così efficace che, quando (sconfitto da Pompeo Magno) Mitridate decise di togliersi la vita (dopo aver invano tentato il suicidio col veleno) fu costretto a chiedere di essere pugnalato.
Da qui nasce il termine “mitridatizzazione”, o “mitridatismo”: per indicare – appunto – un processo di assuefazione determinato da un procedimento simile a quello descritto.
Ora… immaginiamo di essere continuamente bombardati da notizie di morti, di violenze, di scandali, di truffe nel settore pubblico e in quello privato. Immaginiamo che certe dichiarazioni “assurde”, o frasi che nascondono biechi ideologismi, o mode discutibili vengano ripetute ogni giorno senza soluzione di continuità. Immaginiamo di essere oggetto di continue menzogne spacciate per verità. Qual è uno dei principali rischi di siffatta situazione? Che la nostra attenzione, la nostra sensibilità, il nostro senso critico vengano risucchiati nel gorgo dell’assuefazione, generando un processo di mitridatizzazione delle coscienze.
Il condominio di via della NotteSiamo talmente accerchiati dal reale, che rischiamo quasi di non riconoscerne mali e contraddizioni. Viviamo, forse, nel pieno di quella parte dell’oracolo calviniano che ci spinge ad “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più”. È in casi del genere che la letteratura reagisce ricorrendo alla distopia. Sta accadendo anche nella narrativa siciliana, con romanzi freschi di stampa. Maria Attanasio, nel suo Il condominio di Via della Notte” (Sellerio), ambienta la sua narrazione a Nordìa, futuristica città che fa della “vigilanza” il suo credo e che persegue il sogno di perfezione collettiva attraverso la disciplina ferrea e un’intolleranza dagli esiti ferali. Elvira Seminara nel suo “La penultima fine del mondo” (Nottetempo) narra una realtà distopica inventando un piccolo paese siciliano dove la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate, senza motivi apparenti.
La penultima fine del mondoNon credo che questo ritorno alla distopia sia casuale: la letteratura, del resto, è come un elastico che si tende e si allenta seguendo la conformazione mutevole della società che racconta. Oggi, in tal senso, non è più sufficiente far ricorso solo a narrazioni “realiste”. In fondo è quel che deve aver pensato Orwell nel periodo in cui si accingeva a scrivere “1984”: usare la narrazione visionaria come pugnale per bucare la coltre di assuefazione che ricopre le nostre coscienze. Forse, paradossalmente, è proprio il ricorso alla distopia che segna l’utopia ultima della letteratura.
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Lidia Ravera a Naxoslegge – 3 agosto 2013

raveraSi scaldano i motori per la III edizione di Naxoslegge (20-28 settembre), con Aspettando Naxoslegge, presentazione del libro “Piangi Pure” (Bompiani ), di Lidia Ravera, attualmente anche assessore alla cultura della Regione Lazio.

Con l’autrice interverranno Marinella Fiume e Fulvia Toscano.

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Piangi purePIANGI PURE, di Lidia Ravera
Bompiani, 2013 – pagg. 366 – euro 18

Iris ha 79 anni, una figlia intelligentissima e antipatica, che parla esclusivamente con Dio, e una nipote bellissima e ignorante, che trae vantaggio dalle passioni degli uomini. Vive sola ed è in ottima salute, ma quando, per risolvere una decorosa miseria ormai intollerabile, vende la nuda proprietà della casa in cui abita, incomincia a pensare alla morte. È perché ha scommesso sulla sua aspettativa di vita? Lo chiede a Carlo, lo psicoanalista che lavora al pianterreno e, da tre anni, prende il caffè con lei al bar di fronte. Carlo è una buona conoscenza, una consuetudine, quasi un amico. È lui che le consiglia di tenere un diario per contenere e disinnescare quei sintomi minacciosi, Iris esegue. Prima è cauta, racconta le sue paure per dominarle. Ma poi finisce per raccontare anche altro. E si scopre innamorata di Carlo. Anche questo è un sintomo, ma siamo portati a pensare che sia sintomo di una malattia giovanile. È così? Esiste una scadenza per l’eros, un inverno del nostro desiderio? Oppure è uno dei tanti stereotipi che ci obbligano a rinunciare alla vita? Contro ogni previsione Iris e Carlo vivranno la loro storia d’amore, impareranno a guardarsi l’un l’altra, e a guardare il tratto di strada che devono ancora percorrere, approfittando della luce più suggestiva. Quella del tramonto. Con “Piangi pure” Lidia Ravera racconta una storia struggente in cui l’età avanzata dei protagonisti diventa l’occasione per un rinnovato inno alla vita.
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“Codice Temporale” di Silvio Porzionato – Castello di Calatabiano – 21 luglio

Al Castello di Calatabiano

“Codice Temporale” di Silvio Porzionato

Vernissage Domenica 21 luglio 2013

Codice Temporale di Silvio Porzionato

 

A cura del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia) di Catania, domenica 21 luglio 2013, alle ore 21, nell’incantevole cornice del Castello di Calatabiano (Ct), si terrà il vernissage della mostra intitolata “Codice Temporale” di Silvio Porzionato. Saranno presenti: il Direttore del MacS (Giuseppina Napoli), il curatore del MacS (Alberto Agazzani) e l’artista, Silvio Porzionato.

Silvio Porzionato (autore  della mostra “Codice Temporale”) – “Durante il mio primo soggiorno in Sicilia, dove mi sono recato per visitare il  museo MacS, ancora in costruzione, sono stato invitato dall’Ing. di Prima e dal Direttore del MacS, la Sig.ra Giuseppina Napoli, al Castello di Calatabiano. Di fronte allo spettacolo del Castello, ho avvertito il grande fascino di quel luogo depositario di una storia millenaria e testimone delle civiltà del Mediterraneo che lo hanno abitato.  Allora ho cominciato a pensare  al tempo ed a come potevo io, fuori dalle logiche scientifiche, filosofiche, storiche, apportare un mio personale contributo con gli strumenti che frequento e che mi sono propri. Il risultato di questo pensiero è  “Codice Temporale”,  una mostra che è un’istallazione pittorica creata per il Castello di Calatabiano e sul Castello di Calatabiano, per raccontare lo scorrere del tempo attraverso i volti dei miei personaggi. Il mio desiderio è quello di riuscire così a fondere il concetto del tempo che ho elaborato con quello che è espresso dal Castello: questo suggestivo Castello lo racconta attraverso le sue pietre, io attraverso le mie opere”.
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Categorie:Eventi

MAI VISTI SOLE E LUNA, di Ferdinando Camon

mai visti sole e lunaMAI VISTI SOLE E LUNA, di Ferdinando Camon
Postfazione di Giorgio Bàrberi Squarotti
Garzanti Libri – Collana Gli elefanti Narrativa – Pagg. 149 – Prezzo € 7,23

di Renzo Montagnoli

Devo ammettere che la lettura dei libri di Ferdinando Camon riserva sempre grandi sorprese, e non solo per quanto concerne il tema trattato, ma anche per come esso viene esposto. Su quest’ultimo aspetto ritornerò in argomento approfonditamente più avanti, perché credo che ben più importanti siano i contenuti, tali da scuotere una naturale indolenza estiva che mi porta a cercare prose facili e meno impegnative. No, con Mai visti sole e luna, è d’obbligo leggere soffermandomi su svariati punti, lasciandomi trascinare dalle apparenti digressioni di cui è infarcito il racconto e con le quali l’autore conduce per mano a scoprire i reali e autentici significati di questa sua fatica.
Ancora una volta lo scenario è quello agreste, il mondo è quello contadino, lontano mille miglia dalle visioni idilliache delle Bucoliche di Virgilio, una terra aspra su cui spezzare le reni per trarre il necessario per il proprio sostentamento, una civiltà sempre uguale nel tempo che l’industrialismo del dopo guerra ha spazzato via. Uomini e natura, natura e uomini, quasi un’identità che non lascia scampo: si viene al mondo sulla terra, alla terra si ritorna quando si muore, in una vita già scolpita nella pietra del tempo, fatta di poche gioie e di molti dolori. È un’esistenza dura e lo è ancora di più se si aggiungono alle tante difficoltà e privazioni quotidiane una guerra (la seconda) e la feroce occupazione tedesca. È il barbaro germanico che nell’assoluta condizione di essere superiore schiaccia, tortura, uccide i contadini, visti non come uomini, ma come paria, come individui inferiori, eguali ai loro animali. Mi sale un brivido lungo la schiena nel ricordarmi di certe nefandezze raccontate nel libro: sono massacri del tutto inconcepibili che non possono trovare giustificazione e le cui vittime gridano ancora giustizia, senza essere ascoltate. Anzi, il tempo smussa, sfuma, la resistenza nelle campagne diventa un evento lontano, talmente lontano che i figli dei figli dei figli di quei protagonisti ora possono perfino chiedersi se qualche cosa c’è stato, o ancor peggio non chiedono nulla, non gli interessa, meglio ignorare il passato per vivere sradicati senza uno scopo, succubi del presente.
E pur in questa tragedia, che si rincorre di pagina in pagina, e nonostante l’esperienza dell’autore, perché l’aspetto autobiografico non è per nulla secondario, le capacità narrative sono sorprendenti, accompagnate da un velo d’ironia che nel capitolo che dà il titolo all’intera opera (Mai visti sole e luna) si trasforma nella satira dell’alfabetizzazione serale.
Però il sipario si apre ogni volta sul mondo contadino e curiosa al riguardo è la parte della contrapposizione fra campagna e città, quest’ultima fonte di tanti guai, perfino della guerra, abitata da individui incapaci di integrarsi, a differenza dei contadini, che vivono nella natura e secondo i ritmi della stessa.
Convengo però con Giorgio Bàrberi Squarotti, autore della postfazione, che giustamente scrive che leggere Mai visti sole e luna come l’opera  dell’estrema nostalgia contadina, dell’ultima elegia di una cultura scomparsa, oppure come la rinarrazione, a tanta distanza di decenni, della guerra e della resistenza e anche degli anni che seguirono la guerra, significa ridurre alquanto il significato di un’opera che porta invece in sé un messaggio di universale portata. E quale è questo messaggio? Leggi tutto…

STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (uno stralcio del libro)

Stringimi prima che arrivi la notteIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (Anordest edizioni) – romanzo finalista al Premio Flaiano 2013

Vivere la vita che ci capita, portare sulla pelle e nelle ossa il peso della nostra esistenza e provare a sopravvivere sempre e comunque. Alice sa che la vita può prenderti in giro con la sua forza, le sue illusioni e le sue speranze. E’ una ragazza poco più che ventenne e dentro di sé conserva la storia di un breve ma intenso vissuto: l’essere una figlia adottata, platonicamente innamorata di un padre buono ma disorientato come Raimondo e in continua competizione con una madre dominante, Delia, cardiochirurgo ossessionata dalla morte e dal fermarsi dei cuori. Alla ricerca di un baluardo dove arrestarsi per riprendere fiato, Alice si ritrova imprigionata nelle parole di Ana e dei suoi seguaci. Ana è la dea dell’anoressia, è la trasfigurazione del corpo, la sublimazione dell’anima. “Stringimi prima che arrivi la notte” è la storia di un’apparente disgregazione familiare vicina alla vita di ognuno di noi più di quanto siamo disposti ad ammettere. È la storia dell’abbandono progressivo e progettato del proprio corpo ma è anche il racconto di un amore universale che insegna il senso del dolore e del perdono, un amore che non riesce a fermarsi davanti alle insidie del vivere e che ricerca la felicità nel quotidiano e nelle persone. Un romanzo corale sulla difficoltà dell’esistere ma anche sulla meravigliosa bellezza del genere umano.

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Uno stralcio del romanzo STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (Anordest edizioni)

“Mi guardo nei tuoi occhi, mi cerco, e adesso forse so come trovarmi. Ho voglia di pregare ma non come fanno tutti. Pregare in un modo tutto mio. Se potessi pregare senza voce e mani giunte, io sarei in quella preghiera afona. Se esistesse un modo per dire grazie alla vita nonostante tutto, fatto di sangue e sorrisi, lacrime e fiato, io sarei in quel sangue e in quei sorrisi e in quelle lacrime e in quel fiato. Se si potesse fermare la felicità, dirle “stai ferma, non ti muovere”, pronuncerei queste parole urlando fino a rompermi la gola. Se esistesse un modo, anche uno solo, per pregare la felicità e gli uomini senza dover pronunciare parole, accetterei di restare muta per il resto dei miei giorni. Se si potesse dire grazie e far vibrare l’anima degli altri, l’anima del mondo, senza dover spingere e stringere e tirare con le mani, amputerei le mie braccia. Ma la verità, padre mio, Leggi tutto…

Premio Angelo Musco 2013: nominations

Premio Angelo Musco 2013 – 7 ª Edizione
NOMINATIONS
Sezione Teatrale

Il 17 luglio 2013, presso la Biblioteca Ursino Recupero di Catania, si è svolta la conferenza stampa della 7ª edizione del premio Angelo Musco che si terrà, come ogni anno a Milo, dal 29 luglio al 3 agosto.
Come è ormai noto, il premio si articola in due sezioni, una letteraria e una teatrale. In apertura il sindaco di Milo, Giuseppe Messina, ha annunciato che nella serata finale del 3 agosto il teatro comunale all’aperto verrà intitolato ufficialmente all’indimenticato cantautore Lucio Dalla. Nell’occasione un’opera dello scultore Carmine Susinni sarà dedicata al grande artista scomparso, milese d’adozione.
Il professore Mario Tropea, curatore nonché presidente della giuria letteraria, ha sottolineato che quest’anno numerose sono state le partecipazioni di poeti e scrittori provenienti da tutta Italia.
E’ intervenuto quindi il presidente della giuria teatrale, l’avvocato Enzo Zappulla che ha espresso compiacimento per il record delle compagnie amatoriali registrato in questa edizione che ha sfiorato il numero di ben quaranta adesioni e ha comunicato le compagnie finaliste che si esibiranno nelle cinque serate precedenti la cerimonia di premiazione: il Teatro Stabile di Mascalucia, la Compagnia In…stabile di Bronte, il Piccolo Borgo Antico di Lipari (ME), la Compagnia “Il Canovaccio” di Leonforte (EN), la Compagnia delle Ortiche di Ragusa.
La professoressa Sarah Zappulla Muscarà ha messo a fuoco l’importanza della manifestazione intitolata allo straordinario attore catanese e la necessità di puntare, oggi più che mai, sulla cultura, promotrice di incremento turistico ed economico.
In conclusione sono intervenuti il presidente della F.I.T.A. Sicilia, Santi Consoli e del direttore artistico Mimì Scalia che ha annunciato il premio speciale alla carriera di quest’anno, consegnato durante la serata di gala del 3 agosto, presentata da Salvo La Rosa, andrà all’attore, regista e direttore della Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro” del Teatro Stabile catanese, Ezio Donato.
Erano presenti anche i professori Sergio Cristaldi, Andrea Manganaro, componenti della Sezione letteraria, assieme e gli attori Turi Giordano e Agostino Zumbo, componenti della Sezione teatrale. Leggi tutto…

ADDIO A VINCENZO CERAMI

Letteratitudine ricorda Vincenzo Cerami, scomparso oggi 17 luglio 2013, a 72 anni, a causa di una lunga malattia

Vincenzo Cerami (Roma, 2 novembre 1940 – Roma, 17 luglio 2013) è stato uno sceneggiatore, scrittore e drammaturgo italiano. È stato candidato all’Oscar nel 1999 per aver sceneggiato La vita è bella con Roberto Benigni.
Nato nella capitale da genitori siciliani, allievo, alla scuola media, di Pier Paolo Pasolini, ha sempre considerato questo incontro determinante per le sue scelte successive.
Sposato con Graziella Chiarcossi, cugina di Pier Paolo Pasolini, ha avuto due figli, l’attrice Aisha, nata dall’unione con la prima moglie Mimsy Farmer, e Matteo, giovane regista.

La sua attività di scrittore è molto intensa.

Un borghese piccolo piccoloNel 1976 pubblica il suo primo romanzo Un borghese piccolo piccolo, feroce satira delle frustrazioni piccolo-borghesi che avrà una fortunata trasposizione cinematografica.
Seguono Amorosa presenza (1978), il romanzo in versi Addio Lenin (1981), Ragazzo di vetro (1983), La lepre (1988), romanzo storico-fantastico, forse la prova migliore di Cerami dopo il romanzo d’esordio, L’ipocrita (1991), La gente (1993), Il signor Novecento (1994), racconto musicale realizzato con Nicola Piovani con il quale realizza anche lo spettacolo teatrale Romanzo musicale (1998); Consigli a un giovane scrittore (1996), divertita escursione nel mondo della scrittura; Fattacci (1997), in cui Cerami racconta e analizza quattro delitti saliti alla ribalta della cronaca italiana; la raccolta di racconti La sindrome di Tourette e il romanzo L’incontro (2005); Vite bugiarde (2007).

Parallelamente procede la sua attività di sceneggiatore (Bellocchio, Amelio, Benigni, con il quale ha pubblicato nel 1998 La vita è bella, Bertolucci e altri) e di commediografo (L’amore delle tre melarance; L’enclave des Papes, 1984; Sua maestà, 1986; Ring, 2000).
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IL SIGNORE DEGLI ORFANI, di Adam Johnson

Il Signore degli Orfani IL SIGNORE DEGLI ORFANI, di Adam Johnson
Marsilio, pp. 560 euro 21, traduzione di Fabio Zucchella

Vincitore del Premio Pulitzer 2013 per il miglior romanzo

di Francesco Musolino

La prima volta che Adam Johnson è riuscito a varcare la frontiera della Corea del Nord, l’ha fatto spacciandosi per l’aiutante di un uomo che doveva occuparsi di alcune piantagioni di mele in quel misterioso paese. Comincia così, con un escamotage degno di un romanzo spionistico, il viaggio dello scrittore statunitense Adam Johnson in uno delle nazioni più oscure dei nostri giorni, dominata da una dittatura totalitaria e dall’odio verso gli Stati Uniti, emblema del marcio imperialismo occidentale. Ha impiegato sette anni di severe ricerche per capire una realtà impenetrabile, sempre al centro delle speculazioni e dei complotti politici e mentre il suo libro prendeva forma, accanto al protagonista, il giovane Pak Jun Do, l’autore ha voluto mettere nel libro anche il defunto dittatore Kim Jong-il, il “caro leader” (scomparso nel dicembre del 2011) e le sue notevoli stranezze. Il bel libro di cui stiamo parlando è “Il Signore degli Orfani” (Marsilio, pp. 560 euro 21, traduzione di Fabio Zucchella) con cui Johnson ha recentemente vinto il prestigioso premio Pulitzer, permettendo, a noi lettori di qualsiasi latitudine, di cominciare squarciare il sipario su un paese in cui rapimenti, sevizie e torture sono all’ordine del giorno. Un libro che ha un effetto straniante, capace di trasportare il lettore in una realtà distorta e capovolta, al fine di farci comprendere cosa significhi vivere in un paese da oltre 24 milioni di abitanti, in cui non esiste nemmeno una libreria. Recentemente Adam Johnson era a Capri per il festival letterario Conversazioni e ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Mr. Johnson, cosa significa aver vinto il Premio Pulitzer? Leggi tutto…

PER VALTER BINAGHI

Risultati immagini per valter binaghiIl 14 luglio di quest’anno (cioè ieri), Valter Binaghi avrebbe compiuto 56 anni. Una malattia devastante se l’è portato via un paio di giorni prima, il 12 luglio 2013 a Busto Garolfo: il paese in provincia di Milano dove era nato il 14 luglio 1957. Scrittore, insegnante e musicista Valter lascia la moglie Roberta e i due figli, Alice e Francesco (a tutti loro, da parte mia, un affettuoso e commosso abbraccio).
Valter lascia anche un’attività letteraria nell’ambito della quale aveva ancora tanto da dare… e da dire (mi risulta, peraltro, che sia in uscita un libro per i tipi di Perdisa Pop).

Il suo curriculum letterario è ben riportato da wikipedia.
Valter ha insegnato storia e filosofia al liceo scientifico C.Cavalleri di Parabiago.
Negli anni Settanta si è occupato di controcultura e movimenti giovanili come redattore della rivista Re Nudo.
Ha curato per Arcana alcuni volumi dedicati alla musica pop e rock: Pink Floyd – 1978, Lou Reed – 1979, Punk – 1978, Eroi e canaglie della musica pop – 1979 e Johnny Cash, The Man in Black – 2010 scritto con Francesco Binaghi.
Ha scritto diversi romanzi e lunghi racconti: L’ultimo gioco, con Edoardo Zambon (Mursia 1999), Robinia Blues (Dario Flaccovio Editore, 2004), La porta degli innocenti (Dario Flaccovio Editore, 2005), I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, Cronista padano (Sironi, 2007), Devoti a Babele (Perdisa, 2008), Ucciderò Mefisto (Perdisa, 2010), La Sposa Nera (Senza Patria, 2010), I Custodi del Talismano (SottoVoce, 2010) e Melissa, la donna che cambiò la storia (Newton Compton, 2012). Con Giulio Mozzi ha scritto il volume, Dieci buoni motivi per essere cattolici (Laurana, giugno 2011)
Ha pubblicato racconti in antologie e riviste.
Come musicista si è sempre dedicato al blues, formando diverse band, quali Blues Ortiga, Blue Valentine, Doctor Blue and the Healers e Robinia Caravan. Dal 2004 ha presentato i propri romanzi attraverso reading musicali, in cui accompagnava stralci di letture delle proprie opere a musica live di ispirazione blues e jazz.

Nei mesi scorsi ci eravamo scritti e Valter mi aveva accennato al ripresentarsi di questo suo grave problema di salute… ma conservava un po’ di ottimismo.
Lo voglio ricordare riproponendovi lo stralcio del suo romanzo “MELISSA, LA DONNA CHE CAMBIÒ LA STORIA” (Newton Compton) e questa chiacchierata online, sempre in merito allo stesso libro.
Valter era molto vicino a Letteratitudine. Partecipava spesso ai dibattiti che proponevo. Ci tengo a ricordare questo, tra gli altri, dedicato al tema PADRI (SCRITTORI) e LIBRI (cliccando sul link potrete leggere i suoi interventi).
Inoltre ho avuto il piacere di ospitare Valter nell’ambito del mio programma radiofonico “Letteratitudine in Fm“, nella puntata del 21 maggio 2010 (dedicata al tema del suddetto dibattito). Cliccando qui, avrete modo di ascoltare la sua voce.

Ti abbraccio forte, caro Valter. La tua essenza vitale rimane qui, in questa terra.
In quell’altra, avremo modo di ritrovarci.
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“L’uomo nero” di Francesco Foti

Letteratitudine augura tanti in bocca al lupo al cantautore etneo Francesco Foti in occasione dell’imminente uscita dell’album di esordio

Edizioni ROS Group di Rossano Eleuteri presenta
“L’uomo nero” di Francesco Foti

Il singolo del cantautore siciliano anticipa l’imminente album d’esordio.
È uscito il “L’uomo nero” vibrante singolo del cantautore siciliano Francesco Foti (edizioni ROS
Group di Rossano Eleuteri) che anticipa l’imminente album d’esordio. Mercoledì 17 luglio 2013, alle ore 18.30, la Pinacoteca-Biblioteca di Piazza Mangelli Catania ospiterà la conferenza stampa di presentazione del singolo (acquistabile su iTunes e nelle migliori piattaforme dedicate).
Con il cantautore Francesco Foti, interverranno Mario Grasso (Direttore di Lunarionuovo), Luigi Carotenuto (poeta e critico letterario) e Grazia Calanna (Direttore de l’EstroVerso).
La drammatica tematica della pedofilia viene affrontata da Francesco Foti con soave quanto incisiva delicatezza. Francesco Foti, cantautore e poeta dalla visione romantica, in un’epoca satura di tecnologia, usa ancora una vecchia macchina da scrivere, la mitica Olivetti Lettera 44, vivendo la
musica come un “un’alchimia incredibile. Il dono più grande, insieme all’amore, che la vita può donarci”.

Stralci di intervista al cantautore Francesco Foti.

In un tempo scandito dai ritmi frenetici di smartphone e tablet, come scrivi le tue canzoni? Leggi tutto…

IL CONDOMINIO DI VIA DELLA NOTTE a Giardini Naxos (Me) – sabato 13 luglio ore 18,30

IL CONDOMINIO DI VIA DELLA NOTTE a Giardini Naxos (Me) – sabato 13 luglio ore 18,30

Il condominio di via della Notte

Sabato 13 luglio ore 18,30
07Terrazza Ristorante
Hotel Palladio
Corso Umberto I, 470
Giardini Naxos

Incontro con

  Maria Attanasio

Presentazione del suo libro

Il condominio di via della Notte
Sellerio

Ne parleranno con l’autrice Maria Concetta Calabrese,
Massimo Maugeri e Caterina Valentino

Una metropoli contemporanea, «il migliore dei mondi possibili», una società basata su ordine e sicurezza in cui un decalogo ferreo sancisce confini legislativi e morali. Confini che una donna, armata solo di storie e di parole, è in grado di infrangere. Un omaggio alla tradizione distopica di Aldous Huxley e George Orwell, un romanzo visionario e caustico, che racconta una potenziale deriva della nostra stessa realtà.

A Nordìa, futuristica città che non esiste sulle mappe, «vigilanza» è la parola d’ordine per realizzare un sogno di perfezione collettiva fondato sulla disciplina, la sicurezza e un consenso sociale estremo e intollerante. Quel sogno entusiasma la maggioranza della popolazione e spaventa e indigna i pochi che scelgono di resistere o dileguarsi.
Tra questi c’è una famiglia che si va frantumando. La moglie, Rita, sembra accorgersi che le utopie che avevano caratterizzato il suo passato sono diventate una pericolosa nostalgia, e assieme vede svanire l’amore per il marito. Questi, al contrario di lei, non accetta il quieto vivere narcotizzato promulgato dal governo e fugge dal paese, lasciando la donna e la piccola Assia dietro di sé. Con il trascorrere degli anni la situazione di Rita si rivela sempre più difficile, mentre la figlia coltiva un rancore intenso e ribelle…
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Premio Ninfa Galatea 2013, sabato 13 luglio, ore 19:30

Premiate Ninfa Galatea 2013PREMIO NINFA GALATEA 2013 a ALBA DONATI e VALERIA CONTADINO

Sabato 13 luglio, ore 19.30 – al Lido dei Ciclopi di Acitrezza (Ct)

Ad Alba Donati per la raccolta di poesie “Idillio con cagnolino” (Fazi Editore) è stata assegnata la VII ed. del Premio “Ninfa Galatea” da una giuria tutta al femminile presieduta da Sarah Zappulla Muscarà (Renata Colorni, Simonetta Agnello Hornby, Mirella Serri, Irene Bignardi, Donatella Finocchiaro fra le premiate delle precedenti edizioni). Per la sezione teatrale il riconoscimento è andato all’attrice Valeria Contadino.

La cerimonia di Premiazione avrà luogo sabato 13 luglio, alle ore 19.30, al Lido dei Ciclopi di Acitrezza (Ct), bene confiscato alla mafia e amministrato per conto dello Stato da Giuseppe Giuffrida. In apertura della manifestazione Giovanni Salvi, Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Catania, parlerà sul tema “Utilizzo a fini culturali e sociali dei beni confiscati alla mafia”.

Leggerà brani del volume premiato, che sarà sorteggiato fra i presenti, Valentina Ferrante.

Presenterà Anna Pavone.
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TRINACRIA PARK al TRASTEVERE NOIR FESTIVAL: Roma, mercoledì 10 luglio, h. 21:45

TRINACRIA PARK al TRASTEVERE NOIR FESTIVAL: Roma, mercoledì 10 luglio, h. 21:45

trastevere noir festival
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PREMIO VITTORINI 2013

PREMIO VITTORINI 2013

(dal comunicato stampa del premio)

Nel corso di una riunione operativa della Commissione del Premio Vittorini (che si è tenuta presso la Provincia regionale di Siracusa, in via Roma 31), presieduta dal Commissario straordinario dott. Alessandro Giacchetti, la commissione tecnica, presieduta dal prof. Natale Tedesco, ha designato i vincitori della diciottesima edizione del “Premio Vittorini”.

La scelta è caduta su Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale (edito Mondadori), Non so niente di te” di Paola Mastrocola (edito da Einaudi) e Trinacria Park” di Massimo Maugeri (edito da Edizioni E/O). Il Premio Opera prima è stato invece assegnato a Titti Marrone per “Il Tessitore di vite” (Mondadori).

In occasione della cerimonia di consegna dei premi, in programma nel prossimo mese di settembre, saranno altresì consegnati dei premi speciali a personalità del mondo della cultura, del giornalismo e della società civile.

Tra i vincitori del Premio ci sono stati Andrea Camilleri, Niccolò Ammaniti e Melania Mazzucco. Nella categoria premi speciali si annoverano personalità quali Giulio Einaudi, Igor Man, Sergio Zavoli, Inge Feltrinelli, Franca Rame, Leo Gullotta, Antonino Zichichi e Pietro Grasso.

Quattro etti d'amore, grazie Non so niente di teTrinacria Park Il tessitore di vite
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Conferenza-stampa Premio “Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi” 2013

Premio Ninfa Galatea 2013Conferenza-stampa Premio “Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi”, Settima edizione, mercoledì 10, ore 11, Biblioteca Ursino Recupero (via Biblioteca, Catania)

(Comunicato stampa)

Mercoledì 10 luglio, alle ore 11, presso il Refettorio Piccolo della Biblioteca Ursino Recupero (via Biblioteca, Catania), avrà luogo la conferenza-stampa di presentazione della VII ed. del “Premio Ninfa Galatea-Lido dei Ciclopi”, nel corso della quale Sarah Zappulla Muscarà, presidente della Giuria, e Giuseppe Giuffrida, amministratore giudiziario de “Gli Ulivi”, che gestisce il Lido dei Ciclopi, bene confiscato alla mafia, renderanno noti i nomi dei Premiati e il programma della manifestazione.

Di tutto prestigio l’albo d’oro dei premiati delle precedenti edizioni: Renata Colorni, Mirella Serri, Irene Bignardi, Simonetta Agnello Hornby, Zosi Zografidou, Pedro Luis Ladrón de Guevara. Marella Ferrera, Donatella Finocchiaro, Mariella Lo Giudice, Ida Carrara, Carmen Failla.

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SEBASTIANO ADDAMO – Il giudizio della sera

Segui il dibattito su Letteratitudine dedicato a “Il giudizio della sera”

Sebastiano Addamo – Il giudizio della sera

di Simona Lo Iacono

Cala sempre così, la sera. Sui giardini di agrumi, che esalano un rabbioso odore di sposa. Sui calanchi innevati dell’Etna, da cui trasluce il nero della lava. Sul mare che, pur nelle tenebre, rifrange un sole ostinatissimo, irredimibile.
In Sicilia è più che un trasmutare nell’oscurità. E’ un rito propiziatorio, un accesso all’invisibile. Il momento in cui si accalcano tutti i fantasmi.
Sebastiano Addamo lo sa, e non la teme, la sera. Ha sempre ticchettato sulla sua Olivetti in piena notte, l’ha pestata allineandovi le parole, ammaestrando i suoni del mattino come un pietoso riesumatore di ombre, che benignamente riporta alla ragione i morti. E ha capito che – i morti – non sono mai soltanto i trapassati, ma anche i giorni non contabilizzati, le verità non ancora rivelate.
A Catania, poi, dove è nato e cresciuto, la sera fa presto a infestare le strade già scure, in cui pare sia colata una pece densa, che va a unirsi al tetro della notte. Anzi, pare la metafora di quel convitto di morti, Catania, perché in essa abitano indistintamente le prepotenze dei vivi e quelle dei defunti, le febbrili voglie della vita e le irrisolte nostalgie della fine.
Cos’è, d’altra parte, la sera, se non un tirare le somme sull’intera giornata, e sull’intera esistenza, e su tutto il secolo che ci ha attraversato. Così, ne “Il giudizio della sera” (riedito da Bompiani con la prefazione di Sarah Zappulla Muscarà, cui va il merito di aver rivalutato l’autore), Addamo si volta indietro, chiama a raccolta i ricordi. Leggi tutto…

C’È MUSICA e MUSICA – Luciano Berio

C'è musica & musica. 2 DVD. Con libroC’è musica & musica  – Luciano Berio | Feltrinelli Real Cinema | 2 Dvd + libro euro 25,00
ISBN 978-88-07-74096-1

[articolo legato al dibattito “Letteratura & Musica” su LetteratitudineBlog]

di Claudio Morandini

Che emozione quando ho scoperto in libreria le dodici puntate di “C’è musica e musica” di Luciano Berio in una bella confezione di due DVD più un libro! Le ha pubblicate da pochissimo Feltrinelli nella collana Real Cinema, a cura di Angela Ida De Benedictis.
Ricordo ancora bene (mi perdonerete se in questa recensione indulgerò a qualche flash autobiografico) quello che significò nel 1972 quel ciclo di trasmissioni sulla musica contemporanea. Era uno stile originale, eclettico, che mescolava sperimentalismo e divulgazione d’alta classe, momenti giocosi e riflessioni ardue, concertisti e marionette, alto e basso, in un flusso che avrei ritrovato in certe dinamiche interne delle composizioni più ampie di Berio stesso, che so, “Coro”, la “Sinfonia”, “Rendering”. Ecco, “C’è musica e musica” era una partitura, gigantesca, ambiziosa, vorace, fatta di musiche (tutte le musiche di tutti i tempi e tutti li luoghi) e voci (tutte le voci, dai vecchi leoni della musica del primo Novecento ancora in vita ai barbutissimi studenti universitari ancora in fermento); dal punto di vista del linguaggio televisivo, era qualcosa di profondamente innovativo, come mettono bene in luce il denso saggetto di Ulrich Mosch e il contributo di Michele dall’Ongaro, che di Berio è oggi in televisione l’affabile continuatore.
L’eclettismo di Berio si manifesta subito, nella scelta di far parlare non solo gli esponenti più o meno rigorosi dell’avanguardia degli ultimi anni (Maderna, Boulez, Cage, Stockhausen…), ma anche quei contemporanei che avevano scelto altre vie senza rinunciare a un linguaggio più tradizionale (Menotti, Bernstein…); compaiono i grandi vecchi del Novecento, commoventi (Milhaud, Messiaen… di Stravinsky vengono proposte le immagini delle esequie, in una breve sequenza che mi fa venire ancor oggi i lucciconi); ci sono il pop, il rock, la musica elettronica, la musica concreta, colonne sonore cinematografiche, soprattutto (inevitabile, visto che Berio dirige il tutto) il folk di tutto il mondo, studiato con l’attenzione che merita un patrimonio musicale alla pari con ogni altra forma espressiva. Alla base di questo ciclo di puntate è presente un’idea di armonizzazione più che di contaminazione; Berio non gioca a sovrapporre o mescolare in un crossover alla lunga superficiale e stucchevole, ma tesse trame, collega, rivela parentele inaspettate, lavora sulle polifonie (“Una polifonia di suoni e immagini” è, non a caso, il titolo del volumetto che raccoglie testimonianze attorno alla trasmissione e riporta la provvidenziale trascrizione di tutte le puntate a cura di Federica Di Gasbarro). Leggi tutto…

CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (uno stralcio del libro)

Capo SciroccoIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio di CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (Rizzoli, 2013 – euro 16 – pagg. 372) vincitrice del Premio Rapallo 2013

[Leggi l’intervista a Emanuela E. Abbadessa]

Palazzo Platanìa si affacciava su una piazzetta poco distante dall’osteria di Gino Li Causi. Coi musi rivolti contro un muro, a destra del caseggiato, due cavalli ruminavano fieno attaccati ai larghi anelli di ferro infissi alle pietre.
La domenica a palazzo c’era sempre un certo fermento. Donna Rita Agnello metteva una gran cura nel prepararsi per la messa e, come ogni settimana, quando il tempo era bello, arrivava a piedi fino alla chiesa matrice scortata dal vecchio Tanino, il servo, che mai l’avrebbe mandata sola per la strada. Era ancora bella e l’uomo aveva un gran da fare a voltarsi a destra e sinistra per freddare col suo sguardo quelli che parevano farsi troppo arditi. Certi ragazzini, poi, se ne stavano acquattati nella piazza e sembrava aspettassero le signore per bene per rivolgere loro complimenti non richiesti. Ma anche i signori, quando donna Rita passava, la trovavano una gran femmina con quel qualcosa di veramente terreno e capace di metterti addosso tanti di quei diavoli che non  sarebbero bastati tutti i preti della santa chiesa per scacciarli.
Era una domenica assolata, l’aria era limpida e pareva che la luce si compiacesse di battere sulla pietra nera degli edifici facendoli quasi brillare. Sugli alberi della piazza si levavano a tratti stormi di uccelli che, nel cielo, disegnavano strane forme, si dividevano in due gruppi, poi si riunivano e infine scomparivano del tutto nascondendosi nel fitto fogliame.
Quando la governante scostò le tende della camera di donna Rita e il sole inondò la stanza, il sogno si dissolse nella luce.
«Credo di aver sognato mia madre» esordì con aria malinconica sedendosi sul letto, «ma adesso non ricordo più nulla. Sarà un presagio?»
«Come vuole Dio, signora» rispose Cettina porgendole la vestaglia.
Donna Rita rimase ferma un attimo cercando di riafferrare le immagini viste durante il sonno. Era certa che qualcosa le stesse sfuggendo ma non riusciva a mettere a fuoco il senso del sogno. Si riscosse e, canticchiando, si sedette alla toletta. La seta blu della vestaglia ricadeva come una corolla sul pavimento. La scollatura sul seno lasciava vedere, sotto, i piccoli fiori realizzati allo sfilato sul lino leggero della camicia.
«Signora, sempre a cantare l’opera siete» la rimproverò la governante levandole la cuffia per pettinarla.
«Oh, ho un gran desiderio di una bella storia d’amore. Le opere del Verdi, Cettina, o del Bellini. L’altra settimana all’arena La campana dell’eremitaggio fu una vera delusione. Di questo Sarria tra un anno o due nessuno si ricorderà più, stanne certa.»
«Verdi, Sarria. La signora lo sa che non m’intendo di queste cose. Ma mi sembrano un poco pericolose. Troppa passione, troppi morti.»
«Figurati! Se non avessi la musica non mi resterebbe che la preghiera.»
Da tempo Rita Agnello aveva cominciato a trovare la vita a Capo Scirocco piuttosto vuota, quasi stantia. Soprattutto si accorgeva del tempo che era trascorso quasi a sua insaputa, senza che lei fosse ancora riuscita a mettere in atto la sola cosa cui tenesse davvero. Era un’antica promessa che le pesava sul petto e la certezza di non poter andare oltre senza aver restituito ciò che la vita le aveva dato. Leggi tutto…

L’Alter/Strega – per chi non ha vinto ma festeggia lo stesso

L’Alter/Strega – per chi non ha vinto ma festeggia lo stesso

 alter-strega
Le Edizioni E/O
invitano autori, amici e colleghi
a una serata di promozione e celebrazione
dei libri non vincitori al
Premio Strega 2013

Venerdì 5 Luglio dalle 22 in poi

al Caffè Letterario
nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina
per una festa ironica e celebrativa!

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CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa

CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (vincitrice del Premio Rapallo 2013)
Rizzoli, 2013 – euro 16 – pagg. 372

[Domani, sempre qui a LetteratitudineNews, sarà pubblicato uno stralcio di “Capo Scirocco]

di Ivo Tiberio Ginevra

Capo SciroccoCapo Scirocco è un’immaginaria cittadina di una Sicilia del tardo ottocento dove soffia un vento “che fa impazzire le femmine”. Il vento caldo dello scirocco che dà appunto il nome al luogo dove si svolge questo potente romanzo d’esordio di Emanuela E. Abbadessa.
Alcuni aspetti di questo libro mi hanno colpito favorevolmente fin dalle prime pagine. Mi riferisco in particolare alla scrittura molto scorrevole, semplice e leggera. Senza mai alcuna ripetizione, ma altrettanto misurata da nascondere l’impalcatura stilistica e complessa del grande romanzo classico, ricco di atmosfere indissolubilmente legate ai luoghi, colori, sapori e profumi di una terra unica e meravigliosa com’è la Sicilia. Atmosfere che trasudano calore, solitudini, speranze e memorie sempre scandagliate con l’armonia e la leggerezza di una prosa mai ridondante e a tratti poetica.
Altro aspetto che colpisce subito è la cura del particolare, descritto e ricostruito con precisione storica assolutamente strumentale alla memoria per compenetrare l’ambientazione d’epoca, salottiera e aristocratica. Gattopardesca in un’unica parola.
E poi ci sono le donne. Uniche protagoniste di questo romanzo, con le loro passioni e contraddizioni. I loro sogni, le loro speranze e le loro paure in relazione all’età e al tessuto sociale. Il loro modo di amare assoluto, travolgente. Unico. Il loro carattere. Il loro coraggio. I loro segreti. La loro bellezza. Bellezza che sfiorisce senza rassegnarsi all’incedere del tempo.
Non ultima, ma sempre e comunque presente come protagonista assoluta del romanzo, è la musica con le sue opere, la sua lirica. Il suo canto. E tutti i protagonisti non possono far a meno di lei perché questa è la loro stessa vita così come per l’autrice, che della musica ne ha fatta la sua grande passione.
Ho amato molto questa lettura.
Ne ho parlato con l’autrice…

Catanese di origine, Emanuela Abbadessa, vive a Savona; ha insegnato Storia della Musica e Comunicazione Musicale alla Facoltà di Lingue dell’Università di Catania ed ha all’attivo numerose pubblicazioni specifiche. E’ stata ricercatrice della Fondazione Bellini ed è collaboratrice del quotidiano “La Repubblica” (ed. Palermo).
Intervistandola, la prima domanda in relazione al romanzo è d’obbligo.

D: Cos’è la musica per te? E non uscirtene con la semplice risposta “Tutto”…
R: Non lo farò perché mentirei. La musica ha fatto parte e fa parte della mia vita e, come mi insegnò mio marito che è stato anche il mio maestro, nel mondo della musica si deve far tutto. Così è stato per me che l’ho studiata, suonata, cantata, insegnata ma che ho anche lavorato nel mondo della musica a tutti i livelli: dalla biglietteria alla collaborazione con teatri prestigiosi. Ma per definire il mio rapporto con la musica vorrei usare una frase di donna Rita, la protagonista del mio romanzo: con la musica mi sento un’amante tradita. Che poi è anche il solo tratto autobiografico che ho concesso a questo personaggio. Quando alcuni anni fa la mia vita andò in pezzi, finii con l’incolpare la musica e per molto tempo mi limitai a trattarla a distanza, solo nell’ambito lavorativo. Il recupero “emozionale” della musica è legato a Capo Scirocco. E direi che è stato un buon modo per riconciliarci.

D: Anche l’amore è protagonista assoluto di Capo Scirocco pertanto ti chiedo cos’è l’amore per te e soprattutto raccontaci cosa ha fatto Ersilia per amore. Leggi tutto…

130 anni dalla nascita di Kafka… in doodle

Google celebra con un apposito doodle il 130° anniversario della nascita di Franz Kafka

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I PIRANDELLO A LIPARI – 6 luglio 2013

I PIRANDELLO, LA FAMIGLIA E L’EPOCA a Lipari: 6 luglio 2013

Di seguito il video dedicato al volume (con interventi dei curatori) e la locandina dell’evento.




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FESTIVAL LETTERARIO DELLA SARDEGNA – GAVOI (NU), 4 / 7 luglio 2013

FESTIVAL LETTERARIO DELLA SARDEGNA – GAVOI (NU), 4 / 7 luglio 2013

Il Festival Letterario della Sardegna che si tiene a Gavoi (NU) dal 4 al 7 luglio 2013 – organizzato dall’Associazione Culturale l’Isola delle Storie, con il Patrocinio della Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna, con il sostegno di Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Gavoi, Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Nuoro, Fondazione Banco di Sardegna, Banca di Sassari, Provincia di Nuoro, Enel, GAL BMGS, Bim Bacino Imbrifero Montano del Taloro, Comune di Lodine, con la collaborazione e il contributo di EUNIC, Goethe-Institut, Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, Forum Austriaco di Cultura di Roma, British Council, Istituto di Cultura Polacco di Roma e il MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro – è reso possibile anche e soprattutto dal lavoro volontario di tutti cittadini che con grande disponibilità e gentilezza accolgono un pubblico sempre più numeroso.

La X edizione si apre giovedì 4 luglio 2013 alle ore 22.00 con lo spettacolo musicale “L’Isola delle Storie, concerto per l’Europa a Gavoi” – sostenuto dalla Banca di Sassari, co-finanziato dagli Istituti di Cultura Europei: Goethe-Institut, Forum Austriaco di Cultura di Roma, Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, Istituto di Cultura Polacco di Roma e dall’Associazione l’Isola delle Storie e realizzato nell’ambito delle linee di intervento dell’EUNIC – European Union National Institutes for Culture – che rappresenta una novità assoluta per il Festival.
I sei musicisti – Christopher Dell, vibrafono e coordinatore del gruppo (Germania), Gavino Murgia, sassofono (Italia), Lelio Giannetto, basso (Italia), Wolfgang Reisinger, batteria (Austria), Nicolas Simion, clarinetto (Romania), Maciej Fortuna, tromba (Polonia) – attesi a Gavoi qualche giorno prima dell’inizio del Festival, sono chiamati ad eseguire una composizione musicale originale realizzata durante il loro periodo di permanenza sull’isola e ispirata all’esperienza e alle suggestioni che il luogo ha suscitato loro.

A partire dal giorno successivo – venerdì 5 luglio – hanno inizio gli incontri che si articolano in differenti momenti distribuiti tra mattino, pomeriggio e sera. Si comincia alle ore 10.30 con l’appuntamento d’apertura Dal Balcone presentato quest’anno dalla giornalista Zita Dazzi che incontra gli scrittori Andrea Canobbio venerdì 5, Maurizio De Giovanni sabato 6 e Marco Malvadi domenica 7.

Nell’appuntamento di metà mattina – alle ore 12.00 a Sant’Antiocru – dall’evocativo titolo Mezzogiorno di fuoco e moderato dal conduttore, giornalista e scrittore Federico Taddia, si confrontano sul palco rispettivamente, venerdì 5, gli scrittori Stefano Brusadelli e Andrea Ballarini in un Elogio alla cialtroneria, sabato 6 la Direttrice del Goethe-Institut in Italia Susanne Höhn e la responsabile per la sezione Arts del British Council in Italia Alison Driver  che offrono, nell’incontro L’Italia vista dalla luna – chiaro rimando al film di Pasolini – il loro punto di vista “esterno” sul Belpaese, domenica 7, i giornalisti Gianluigi Nuzzi e Loredana Lipperini che nell’incontro Segreti e bugie affrontano il tema delle verità nascoste, non solo intese come giornalismo d’inchiesta ma anche riferite alle storie di donne spesso raccontate dalla Lipperini stessa.
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SCOMPENSO, di Andrea Sartori (uno stralcio del libro)

catalogo Scompenso di Andrea SartoriPubblichiamo le prime pagine del romanzo SCOMPENSO, di Andrea Sartori (Exòrma Edizioni) che ha ricevuto la menzione speciale del Premio Perelà.

[Leggi la “conversazione” con l’autore]

I. Venezia

Uscire di casa

Quando squilla il telefono, Alberto si è già alzato da alcuni minuti, spossato. Il suo orologio segna le 7 e 45. In un quarto d’ora deve vestirsi, fare colazione al bar sotto casa e recarsi alla vicina Direzione dei Servizi Sociali, dove svolge il servizio civile. Informa la madre su come sta, mentendo per non metterla in agitazione, e le assicura che finirà di scrivere la sua tesi di filosofia in tempi molto brevi – pietosa bugia sulla quale non ha alcun controllo – con la prospettiva di discuterla in autunno.
Mentre parla all’apparecchio, Alberto prova all’altezza dello sterno una sensazione di smarrimento e di incertezza analoga a quella che lo coglie ogni qualvolta deve confrontarsi con qualcosa o qualcuno che gli ricordano le origini, la famiglia, o che lo proiettano nel futuro.
Quest’ultimo gli è divenuto, infatti, piuttosto incerto. E le origini e la famiglia sono arretrate fino ad assumere una lontananza che molto assomiglia allo stemperarsi dei ricordi in una persona anziana.
Nel rapportarsi a queste due dimensioni del tempo, Alberto fronteggia un’indeterminatezza, un’evanescenza che porta con sé il dolore dello svanire, del non essere più una certa persona, e del non essere ancora qualcuno di diverso. Anzi, il non più e il non ancora non gli si presentano neppure come un che di definito, da cui separarsi o a cui avvicinarsi, ma evaporano nel nulla e lo lasciano in contemplazione di un vuoto senza nome. Soffre per qualcosa che ha cessato di conoscere, o che non conoscerà mai. Una sofferenza strana, certo, ma molto intensa. Non si sente parte di un processo o di un percorso, semplicemente scorre.
Di tutto ciò la madre Lucia non ha sentore. Non è tanto il parlare per monosillabi del figlio a determinare la sua ansia, poiché vi è abituata. Desta in lei apprensione, piuttosto, il saperlo coinvolto in quella cosa utile a evitare il servizio militare, che gli farà però perdere altro tempo.
Due anni prima, Mario, il padre di Alberto, si era adoperato affinché il giovane ottenesse un contratto di lavoro all’estero – venendo pertanto esonerato da qualunque dovere verso lo Stato – ma i suoi tentativi fallirono. In compenso il figlio fece domanda d’obiezione di coscienza proprio a Venezia, ed essa venne accolta.
Terminata la telefonata, Alberto esce di casa e a contatto con l’aria afosa del mattino inizia a sudare copioso. In queste condizioni, nella Calle Lunga di Santa Maria Formosa, vede davanti a sé un uomo e una donna incinta che gli si avvicinano sorridendo tra loro. La coppia si ferma a guardare gli abiti da sposa esposti in una vetrina e il giovane, colto da un istintivo quanto immotivato terrore, scarta di lato. Teme di scontrarsi con la donna e di procurare un danno a lei e al nascituro.
Per la strada, gli spazi dell’abituale transito hanno cessato di avere le loro proporzioni, ma di questo mutamento Alberto non si è accorto. La prossimità gli pare eccessiva, pericolosa. Non vuole provocare dolore alla coppia di estranei: l’emergenza di un parto prematuro, un probabile aborto, un terribile lutto. È passato loro troppo vicino, e la città, con il caratteristico risuonare dei passi sulla pietra, diventa sempre più simile a un grande appartamento in cui ci si può scontrare in modo rovinoso.
Inizia a fare esperienza di una dimensione familiare allargata nella quale chiunque può entrare, e dove lui stesso può imbattersi in qualcuno che non lo riconosce, o a cui può fare paura. Il familiare e l’estraneo si danno convegno nelle calli di un luogo tutto sommato piccolo e in fase di spopolamento, ma anche attraversato da continui e consistenti flussi di sconosciuti turisti.
Allontanatosi dal punto dell’incontro, conservato un debole sollievo per lo scampato pericolo, Alberto fa colazione al bar del Campo e poco dopo entra nel palazzo della Direzione.

* * *

Tra il telefono e il fax
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INDYPENDENTEMENTE

Contribuiamo con piacere a divulgare questa iniziativa promossa su Nazione Indiana con un post di Francesco Forlani (che riproponiamo qui di seguito)

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ASSOCIAZIONE CULTURALE INDYPENDENTEMENTE
progetto INDYMAPS

L’Associazione Culturale Indypendentemente è nata dall’intento di mettere in collegamento le realtà indipendenti dell’arte e della cultura, dalle scene teatrali alle librerie, dalle riviste letterarie e di opinione ai blog culturali, dagli editori alle associazioni. Per poter meglio conoscere e connettere tali realtà, Indypendentemente, ha deciso intraprenderne una mappatura, che troverà spazio nel sito internet http://www.indypendentemente.com alla pagina Indymaps
La mappatura non ha fini puramente conoscitivi, ma vuole costituire per Indypendentemente e per gli attori della sua rete un vero e proprio strumento di lavoro, attraverso cui cercare nuove forme di cooperazione e mettere in campo meccanismi virtuosi per una vera economia della cultura. Per fare tutto questo ci servono la vostra cooperazione e le vostre idee!

REFERENTE: Chiara Lasagni
iaia_l@hotmail.com

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INDYRIZZARIO
Una lista ragionata, divisa per categorie, dei produttori di arte e cultura indypendenti in Italia. L’Indyrizzario conterrà tutti i nominativi e i contatti dei soggetti (in questo caso librerie indipendenti) che saranno inseriti nella rete di Indypendentemente.
Per questo, vi chiediamo innanzitutto di farci avere i VOSTRI DATI DI CONTATTO: Leggi tutto…

SCOMPENSO, di Andrea Sartori (conversazione con l’autore)

catalogo Scompenso di Andrea SartoriAndrea Sartori (classe 1972), laureato in filosofia a Venezia, vive tra Milano e San Pietroburgo svolgendo consulenze editoriali e artistiche, dopo una lunga esperienza come quadro nell’industria immobiliare. Ha pubblicato saggi e traduzioni di carattere filosofico per alcune delle principali riviste italiane di settore. È autore di racconti e interventi critici apparsi sul blog letterario “La poesia e lo spirito“, sulla versione on line de “Il primo amore” e sulle riviste “Il Ponte“, “L’Ulisse“, “Ore Piccole“. Scompenso (Exòrma Edizioni) è il suo primo romanzo. Il titolo ci fornisce già qualche indizio sulla tipologia di storia narrata, che affonda le sue radici nei drammi dell’esistenza. Il protagonista è Alberto, studente di filosofia a Venezia che – nonostante le difficoltà e lo scompenso esistenziale – riuscirà a laurearsi, a specializzarsi e a trovare lavoro. Per saperne di più sul romanzo, consigliamo la lettura dei seguenti approfondimenti su “La poesia e lo spirito” e la trasmissione radiofonica “Fahrenheit“.

– Andrea, come nasce questo tuo romanzo d’esordio
Nasce diversi anni fa, quando avevo iniziato a lavorare per una società privata e mi trovavo in un ambiente diverso da quelli a cui ero abituato, ancora legati al mondo dell’università e della mia formazione. A un certo punto ho sentito il bisogno di tirare le fila, di raccontare una storia che riflettesse e deformasse alcune mie esperienze, legate anche al volontariato e al servizio civile. Mi sono ritagliato del tempo dal lavoro, scrivendo di sera, nei fine settimana, durante le feste comandate e nei periodi di vacanza.

– Il libro è piuttosto voluminoso (oltre 400 pagine). Quanto tempo hai impiegato a scriverlo? Leggi tutto…