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DINO BUZZATI – Un amore

luglio 23, 2013

Dino Buzzati: “Un amore

di Simona Lo Iacono

La tapparella è scesa, lascia appena entrare nella stanza una luce lattiginosa di lampione. Fuori , la pioggia non allenta la morsa, ma qui – tra le lenzuola intorpidite, l’amore consumato, i desideri finalmente arresi – è poco più che un tamburellare stanco di dita sul legno, un tic tic che scandisce una musica irreale in questa Milano delle due di notte. Un’ora a metà tra sonno e risveglio, indecisa e senza aspettative, che non si può che far galleggiare in testa mentre lei gli dorme accanto, le gambe giovani scosse da un fremito, la schiena solcata da vertebre, la bocca schiusa in un sospiro abbandonato. Quante somiglianza tra lei e la città, pensa l’uomo, quante arroganti simmetrie: entrambe si danno per denaro, e tuttavia suscitano emozione, straripamento del cuore, e quel male, quel male inviscerato nell’addome, che smette di morsicare solo se può starle accanto. Maledizione, alla sua età, il naso storto di un pugile, una faccia che a specchiarsi gli sta pure antipatica. Dino Buzzati quasi non ci crede, eppure eccolo. L’amore, la perdizione, e lo spasmo invincibile. E’ capitato anche a lui.
Una vita rispettabile finora. Un padre docente di diritto internazionale alla Bocconi, una madre discendente da una nobile famiglia veneziana. E le estati nella villa di Belluno, tra gli scaffali di una biblioteca carica di tomi fascinosi.
Ma l’amore, no. L’amore non era previsto, non questo implacabile vuoto che lo disarma. Non questo esilio dal mondo, ora che il mondo è lei.
E non serve dirsi che è tutto sbagliato, infliggersi pensieri razionali, rimproveri assennati, logici, morali.
Questo amore che lo serra e lo sequestra non somiglia a niente di condivisibile e umano, lo rende anzi straniero persino a se stesso, alla Milano che improvvisamente gli si apre innanzi come un’immensa meretrice, e si offre, e si vende, ed è così facile averne il corpo. Chi potrebbe comprendere questa sua vulnerabilità, questa sua fragilità spasmodica e disperata, questo rantolo dietro chi – pur pagato per amare – fugge, e questa sua pietosa richiesta di un abbraccio da una donna perduta, chi, chi, potrebbe mai giustificarla?
Scritto come una iniziazione, in età adulta, agli enigmi della passione, “Un amore” è più che la disamina lucidissima di un sentimento. Perché è la scoperta della vita, del suo annidarsi in pieghe insospettabili, il suo incanto maestoso, meschino, lacero, feroce. La vita che strepita, confonde e, nell’amore, canta una rivincita gloriosa contro la fine. “Come aveva potuto dimenticare una cosa così importante, la più importante di tutte le cose? Adesso era là di nuovo, si ergeva terribile e misteriosa come sempre, anzi sembrava alquanto più grande e più vicina. Sì, l’amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte”.

[Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”]

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