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Archive for ottobre 2013

Minitour d’autunno per TRINACRIA PARK

trinacria-park-cover1Care amiche e cari amici di LetteratitudineNews,
nei prossimi giorni sarò un po’ in giro insieme al mio “Trinacria Park“. Condivido con voi le informazioni sui suddetti appuntamenti. Tornerò ad aggiornare il blog, con nuove notizie, al mio rientro.
(Massimo Maugeri)

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Venerdì 25 ottobre 2013, Massimo Maugeri con il romanzo “Trinacria Park” (edizioni e/o) sarà a Giugliano in Campania (NA), tra i tre finalisti del Premio Minerva (premio letterario per la letteratura di impegno civile). La cerimonia di consegna del premio si svolgerà a partire dalle h. 17 presso la Biblioteca Comunale, di Via Verdi n. 6, Giugliano in Campania (NA)

Domenica 27 ottobre 2013, alle 16.00, Massimo Maugeri presenterà a Torino “Trinacria Park” (edizioni e/o) nell’ambito del LABirinti festival, corso Venezia 11 – Torino. Interverranno Gabriella Serravalle e Giuseppe Giglio

Martedì 29 ottobre 2013, ore 18, Massimo Maugeri incontrerà i lettori del Premio dei Lettori di Lucca per discutere di “Trinacria Park” (edizioni e/o), tra i romanzi selezionati per l’edizione in corso del Premio. L’incontro si svolgerà presso l’Auditorium Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, via S. Micheletto 12.

– Il giorno successivo, mercoledì 30 ottobre, Maugeri incontrerà a Roma i lettori della sezione romana del Premio dei Lettori di Lucca.

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

Repubblica.it
Un affresco e un racconto dal linguaggio ricercato eppure lieve e brioso, che accompagna chi legge lungo un enigmatico percorso che mostra la Sicilia più misteriosa. Non c’è racconto dal passo tradizionale in Trinacria Park che sembra un thriller, ma thriller non è; che è un romanzo, ma che ostenta le bugie di cui la finzione è infarcita con tale platealità da trasformarla quasi in un originale docuracconto sulla Sicilia di oggi. In una guida a sorpresa per cercare la sua vera identità, liberandosi dagli alibi mascherati da sogni e dai luoghi comuni. (Silvana Mazzocchi)

la Repubblica
È stato davvero bravo Maugeri a dar forma, attingendo a piene mani al ricco serbatoio del mito, a un apologo amaro e metamorfico sul tragico destino dell’Isola, con un risultato sorprendente e apparentemente paradossale: quello di un iperrealismo forse senza precedenti.  (Salvatore Ferlita)

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RIEFENSTAHL, di Lilian Auzas (intervista all’autore)

RIEFENSTAHL, di Lilian Auzas (Elliot, 2013) – Traduzione di Monica Capuani

INTERVISTA A LILIAN AUZAS

a cura di Claudio Morandini

(Traduzione dal francese di Jean-François Lattarico)

CM – Le Edizioni Elliot hanno da poco pubblicato, nella traduzione di Monica Capuani, Riefenstahl, il romanzo che il giovane autore di Lione Lilian Auzas ha dedicato alla regista e fotografa Leni Riefenstahl. Parlo di romanzo, non di biografia, perché così è stato presentato nel 2012 in Francia dalle Editions Léo Scheer, e perché così l’ho sentito al momento della lettura – un romanzo in cui l’invenzione narrativa, l’introspezione psicologica, l’evocazione di momenti e ambienti nascono da un apparato di conoscenze storiche che però non opprimono mai. Sentiamo che cosa ne pensa Lilian Auzas.
LA – Innanzitutto bisogna sapere che fra me e Leni Riefenstahl vi è una lunga storia. La sua personalità mi ha sempre incuriosito da quando, una notte d’estate, ho visto sulla rete franco-tedesca ARTE, il programma Leni Riefenstahl – La forza delle immagini di Ray Müller. Ho letto, leggo e continuerò a leggere tutto ciò che riguarda Leni Riefenstahl. Sono all’agguato ogni volta che esce un libro sull’argomento. È un vero chiodo fisso. Così mi ritrovo con dei libri italiani, anche se non parlo la vostra lingua, oppure con un catalogo di una mostra in giapponese… Leni Riefenstahl è stata poi l’argomento scelto per la mia tesi di laurea in Storia dell’arte. Ho racimolato moltissimo materiale su di lei, a furia di lavorare su archivi, fonti e vari libri di studiosi di storia.
La Riefenstahl è un personaggio estremamente complesso. Senza dubbio umano. Molto contraddittorio. Quando ho smesso le mie ricerche dopo aver iniziato una tesi di dottorato, avevo ideato il progetto di una monografia su di lei. Volevo sbarazzare la sua figura dal cliché dell’artista di propaganda di regime. Non che la cosa sia falsa, al contrario. Ma le opere sono ben più ricche. L’idea del romanzo è germogliata a poco a poco durante la stesura della monografia: Leni Riefenstahl è un personaggio romanzesco. Allora mi ci sono buttato.

CM – Quanto ti ci è voluto per ottenere questa “leggerezza” di tono, visto che il tema si prestava a un trattamento – come dire – “pesante”?
LA – La leggerezza del romanzo, come tu dici, sta nella stessa personalità della Riefenstahl. A ben leggerlo, il testo non è appesantito dallo sfondo storico. E così che ho voluto. Vi è presente solo quando riguarda Riefenstahl. Ho trattato la vita di Riefenstahl per episodi. È un omaggio al suo modo di costruire un documentario. Selezionare solo le cose più importanti e saper creare momenti insieme dolci e forti, pacati e intensi. Ed è quel che ho fatto. Tutto è importante e oscillo tra momenti privati e tratti che riguardano la sua vita pubblica. E ciò provoca una specie di catarsi. Ne scaturisce un ritratto sfumato, almeno così spero. Questo trattamento episodico sottolinea anche il suo lato fulmineo. Perché, se Leni Riefenstahl è vissuta fino a centouno anni, dal 1902 al 2003, nondimeno ha attraversato il XX secolo in fretta e furia. Detestava le pause. Al cinema come nella vita.

 
CM – Molte scene del romanzo sono concepite quasi come pagine di dialogo tra il brillante e il mélo, sembrano pronte per essere trasformate in sceneggiatura. È una scelta calcolata? Io l’ho letto come un omaggio (ironico, ma sentito) all’arte di Leni, al suo passato di attrice, a una fase ancora pionieristica del cinema.
LA – Questo mi fa piacere, perché la cosa è volontaria. Sono contento che tu mi faccia questa domanda. Ho tentato di applicare al mio romanzo il metodo riefenstahliano, cioè quello di vedere con la mente prima di filmare, o di scrivere. In Riefenstahl, ogni dialogo serve il romanzo. Lo anima, e quasi sempre viene piazzato durante i momenti più forti: il litigio con il padre, l’incontro con Arnold Fanck, ecc. I dialoghi non sono mai superflui. Non lo sono mai nei film della Riefenstahl. Quindi, il romanzo assume una forma ibrida, perché è perfettamente adattabile per diventare un film.

CM – Ti sei concesso delle libertà (storiche, biografiche) nel raccontare la vita di Leni Riefenstahl?
LA – Sì, certo. Ho letto in Francia e in Italia che si parlava del mio romanzo come se fosse una biografia. È sbagliato. È un ritratto. Quindi, soggettivo. Certo, posso appiccicarmi alla realtà, ma per creare questo ritratto mi sono preso qualche libertà. Tuttavia, tutti gli avvenimenti sono veri. Mi spiego: ogni fatto che descrivo è stato tratto dalle Memorie della Riefenstahl, da varie testimonianze o da scritti di storici. Quando certi studi si contraddicevano, ho fatto io la scelta, vuoi incrociando le fonti, vuoi fidandomi della mia intuizione. È stato difficile ridare un’apparenza umana al mostro che quella donna era diventata. In nessun modo ho cercato di riabilitarla, contrariamente, ancora una volta, a ciò che è stato detto. Ho voluto essere giusto nei suoi confronti. E non taccio certo sulle zone buie della sua carriera. Sull’episodio polacco o gli zingari del film Bassopiano (Tiefland) per esempio, non volevo giudicarla. Spetta al lettore farsi una propria opinione su questa donna.

CM – Poi ci sono i dialoghi… Leggi tutto…

“TRINACRIA PARK” al PREMIO DEI LETTORI DI LUCCA

TRINACRIA PARK” di Massimo Maugeri partecipa all’edizione 2013/2014 del PREMIO DEI LETTORI DI LUCCA

L’incontro con i lettori di Lucca avverrà martedì 29 ottobre 2013, ore 18, Auditorium Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, via S. Micheletto 12

Il giorno successivo, mercoledì 30 ottobre, Maugeri incontrerà a Roma i lettori della sezione romana del Premio

[Clicca qui, per leggere la nota di Massimo Maugeri dedicata alla 24^ edizione del Premio dei Lettori]

trinacria-park-cover1All’interno di una piccola isola siciliana è appena stato costruito il Trinacria Park, un enorme parco tematico destinato a diventare il più importante d’Europa. La sua notorietà deriva anche dal ritrovamento di un antichissimo carteggio contenente brani di un poema epico in greco antico che narra le vicende delle tre Gorgoni. Nel corso della settimana di inaugurazione – caratterizzata da festeggiamenti a cui partecipano centinaia di celebrità – si sviluppa una terribile forma epidemica che causa la morte di decine di persone, tra cui il Presidente della Regione Siciliana e diversi vip. Si scatena il panico. Per via del sospetto di un attentato terroristico di tipo batteriologico, l’isola viene messa in quarantena. In questo tragico scenario collettivo, si intrecciano le appassionanti vicende di tre donne, le cui vite sembrano assecondare la natura delle Gorgoni; un attore balbuziente che deve fare i conti con una tragedia personale e le frustrazioni di una carriera che non ha mai preso il volo; un giovane e inquietante aiuto-regista dalle agghiaccianti manie; un anziano attore di teatro chiamato a svolgere il ruolo di direttore artistico del parco nascondendo ben altri intenti. Perché nulla è come sembra a Trinacria Park.

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

Repubblica.it
Un affresco e un racconto dal linguaggio ricercato eppure lieve e brioso, che accompagna chi legge lungo un enigmatico percorso che mostra la Sicilia più misteriosa. Non c’è racconto dal passo tradizionale in Trinacria Park che sembra un thriller, ma thriller non è; che è un romanzo, ma che ostenta le bugie di cui la finzione è infarcita con tale platealità da trasformarla quasi in un originale docuracconto sulla Sicilia di oggi. In una guida a sorpresa per cercare la sua vera identità, liberandosi dagli alibi mascherati da sogni e dai luoghi comuni. (Silvana Mazzocchi)

la Repubblica
È stato davvero bravo Maugeri a dar forma, attingendo a piene mani al ricco serbatoio del mito, a un apologo amaro e metamorfico sul tragico destino dell’Isola, con un risultato sorprendente e apparentemente paradossale: quello di un iperrealismo forse senza precedenti.  (Salvatore Ferlita)

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Ore con Poesia // Convegno sul romanzo di Enzo Marangolo – Le Ciminiere di Catania – 24, 25, 26 ottobre

Ore con Poesia // Convegno sul romanzo “Un posto tranquillo” di Enzo Marangolo – Le Ciminiere di Catania – 24, 25, 26 ottobre
LunarionuovoProva d’Autore-CIAS, con un ringraziamento per la Provincia Regionale di Catania che ha concesso l’uso gratuito della sala.

Presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” di Catania, sito in Viale Africa – Piazzale Asia, si svolgeranno dal 25 al 27 ottobre 2013, tre giorni di incontri culturali incentrati sui seguenti eventi:

Ore con Poesia (25 ottobre)
Baroni, Bombe e Balilla nella città dalle cento campane. Convegno di studi e testimonianze sul romanzo di Enzo Marangolo “Un posto tranquillo” (dal 25 al 27 ottobre)

Seguono dettagli sul programma
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ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (2013, edizioni e/o, collezione Sabot/age)

Il libro
1939: Marsiglia è una città italiana. Napoletani, siciliani, piemontesi fuggono dal fascismo e dalla fame. Sono scattate le leggi razziali. Da Napoli parte una nave, a bordo una compagnia teatrale. Capocomico Silvana Landi, trasformista internazionale. Con lei l’amico del cuore Gino Santoni, in arte Corderà: omosessuale che si esibisce vestito da donna. Marsiglia è anche la città del milieu. Gli italiani sono i caids di una balorderia mediterranea che gestisce ogni sorta di traffico: dal parmigiano alla cocaina, dalle armi alla prostituzione. Alfred Morello è uno di loro e il suo cuore verrà conquistato proprio da Silvana. Pioggia di stelle è lo spettacolo che la compagnia dovrà rappresentare all’Alcazar, il mitico teatro dove si sono esibite le più importanti celebrità. Tra regolamenti di conti e l’occupazione nazista, gli italiani di Marsiglia organizzano la Resistenza. Dopo settant’anni la Marsiglia raccontata da Jean-Claude Izzo lascia balenare nell’Alcazar un colpo di scena che per un attimo fa rivivere quel 1939, con i suoi conflitti e soprattutto con i suoi misteri.

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Le prime pagine di ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (2013, edizioni e/o, collezione Sabot/age)

La preda

Era così, non riusciva a nasconderlo.
Piccolo, magro, le movenze avevano un che di femminile. I capelli neri spettinati dal vento di prua, il piede destro poggiato su un rotolo di cime d’ormeggio. Guardava la luna su quel mare pericolosamente gonfio. I passeggeri in coperta si facevano coraggio ingurgitando vino dall’unico fiasco che passava di bocca in bocca.
Uomini, donne, bambini, ammassati come bestie nella promiscuità di un bivacco abbandonato a se stesso in mezzo al Mediterraneo.
Sputi di salsedine in faccia, una solitudine nuova. In cabina i ferri tre e mezzo e un gomitolo di lana color amaranto. Li aveva portati con sé come conforto. Anche se quando si scappa non c’è nulla che consoli.
E lui su quel mare si sentiva randagio. Un fuggiasco che lasciava dietro di sé un taglio.
Anno 1939, diciottesimo dell’era fascista. La Maria Maddalena, partita da Napoli, era diretta a Marsiglia. A bordo la compagnia teatrale Landi al completo. Un po’ per i bagagli voluminosi, un po’ per la confusione de gli artisti, non passava inosservata tra la folla che si accalcava per guadagnarsi un posto in coperta. Erano sempre di più quelli che si imbarcavano per scappare dalla fame e dal fascismo. E sembravano tutti uguali con le loro valigie piene di pane e stenti.
Non era il caso di Gino Santoni, fino a qualche giorno prima baciato dai fasti della celebrità. Lui, con i suoi modi aggraziati, viveva nella leggiadria dell’artista, aveva una buona posizione, e dalla politica si era sempre tenuto lontano. Farsi i fatti suoi: questa la regola di vita che si era dato.
Qualcuno gli aveva parlato di un certo questore Molina che a Catania aveva spedito al confino decine e decine di omosessuali, ma aveva pensato si trattasse della solita leggenda inventata per stupire.
Cordera, questo il suo nome d’arte, era un animale da palcoscenico.
Si esibiva in versione femminile da grande interprete della canzone e con la giusta dose di seduzione. Si era guadagnato il successo anche grazie alla voce da usignolo. Ma al di là del palcoscenico aveva sempre vissuto appartato, soddisfacendo il suo bisogno d’amore con molta discrezione.
La realtà di quel triennio di fuoco era entrata nella sua vita come un uragano la sera che, al cinema Augustus di Roma, un brigadiere in borghese gli aveva urlato: «Pederasta!». Leggi tutto…

PREMIO MINERVA 2013

Premio Minerva 2013PREMIO LETTERARIO MINERVA 2013

I finalisti dell’edizione del premio letterario Minerva scelti dalla giuria tecnica sono gli scrittori :

Nadia Fusini con “Hannah e le altre

Titti Marrone con “Il tessitore di vite

Massimo Maugeri con ”Trinacria Park

La giura tecnica del Premio che ha scelto i tre finalisti dopo una ricca selezione è composta dagli scrittori Antonella Cilento, Maurizio Braucci, Francesco Durante, Giuseppe Montesano e dalla responsabile dell’associazione Bianca Granata Guadalupi. La premiazione e la proclamazione del vincitore si terranno i giorni 24 e 25 ottobre presso la biblioteca comunale di Giugliano in Campania e vedrà la partecipazione, come giurati, degli alunni dei licei “Renato Cartesio” e “A.M. De Carlo”.

Hannah e le altre Il tessitore di vite  Trinacria Park
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I RAGAZZI BURGESS, di Elizabeth Strout (intervista all’autrice)

I RAGAZZI BURGESS, di Elizabeth Strout (intervista all’autrice vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009)

di Francesco Musolino

Con la raccolta di racconti “Olive Kitteridge” vinse meritatamente il Premio Pulitzer – segno che negli USA diversamente che in Italia, le short stories sono davvero importanti – e dopo ben cinque anni di ricerca, la scrittrice Elizabeth Strout, ritorna in libreria con “I ragazzi Burgess”, edito da Fazi (pp. 448, Euro 18,50 trad. Silvia Castoldi). Qui la Strout sfoggia una prosa pungente e cristallina per raccontare le vicende dei tre ragazzi Burgess, ovvero il celebre avvocato, Jim, il malinconico  Bob e Susan, la sorella divorziata e madre di Zach che ha lanciato una testa di maiale in una moschea durante il Ramadan. Proprio le inspiegabili azioni di Zach spingeranno i tre fratelli a riunirsi e lentamente, ritrovandosi nel mondo rurale tanto caro alla Strout lontano dalla rarefazione degli affetti cittadina, emergeranno devastanti verità circa l’incidente che costò la vita del padre, segnando per sempre le loro esistenze. Ma la Strout non si limita a tratteggiare un grande affresco sulla solitudine che possiamo incontrare in ambito familiare; pagina dopo pagina, dona voce alla comunità somala che sta cercando di ricostruirsi una vita a Shirley Falls, nel Maine, fra l’indifferenza e il razzismo generale. Il risultato è un romanzo in cui il lavoro artigianale dell’autrice è visibile in ogni pagina, in ogni riga, in ogni singola parola. Non a caso Elizabeth Strout è considerata una delle voci della letteratura americana più sincere. La Gazzetta del Sud l’ha intervistata in occasione del suo nuovo tour italiano.

Questo libro è il frutto di diversi anni di ricerca e scrittura. Com’è nato l’intero progetto?

«La storia mi è arrivata lentamente, ma ho subito capito che avrebbe riguardato principalmente l’amore tra questi fratelli, una forma d’amore turbata e sconvolta dal passato comune. Ma mi è servito molto tempo perché ho dovuto intraprendere una vasta ricerca prima di cominciare a scrivere. Inoltre, dovevo capire come raccontare la storia. C’erano numerosi fattori che mi interessavano: come funziona la memoria, come affrontare il passato, come interagiamo con il trauma (e questo include come i somali, a loro volta, considerano i traumi) e il fatto che in  America c’è sempre la speranza che si possa reinventare la nostra vita, fuggendo dal passato».

Con “I Ragazzi Burgess” ritorna a Shirley Falls…

«Sì, ho fatto tappa alla città immaginaria di Shirley Falls, già apparsa sia nel primo che nel secondo romanzo. Mi piace l’idea di tornare allo stesso paesaggio, utilizzare lo stesso tessuto che ho intessuto per molti dei miei personaggi. In fondo è come una storia nella storia, al di là dei personaggi racconto anche questo luogo ha molto da raccontare sulla strada che stiamo percorrendo».

Ad esempio?
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