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1999, di Domenico Trischitta

ottobre 6, 2013

19991999, di Domenico Trischitta
Il Garufi edizioni, 2013 – euro 12

Giovedì 10 ottobre, alle ore 18, nel Bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica, di via Etnea 285 a Catania Domenico Trischitta presenta “1999” Il Garufi. Intervengono: Salvatore Paolo Garufi, Guja Ielo e Nicola Savoca.

Dalla Presentazione del volume
di Giuseppe Manfridi

1999. Non una profezia orwelliana, ma il dato di fatto di un travalico epocale tradotto in pulsione narrativa nell’incalzare di vicende tutte colte nella messa a fuoco di un loro dettaglio esemplare. E’ il finto minimalismo della grande scrittura.
Questa non è una raccolta di racconti, o se lo è, lo è come ‘Dubliners’ di Joyce: è un paesaggio in movimento, un paesaggio di grande densità demografica dove tutto, citando Pessoa, è simbolo e analogia. E chi racconta, al pari di chi è raccontato, è parte stessa di un paesaggio che mai può eludere se stesso. Ogni cambio di prospettiva corrisponde all’estinguere di un lembo panoramico che ne matura un altro in cui, svanendo, prosegue, e lo stacco da una pagina interrotta al titolo che intesta la successiva è un battito di ciglia; non uno iato tra qualcosa che si è concluso e qualcosa che inizia, ma solo l’annuncio che l’occhio si è spostato.
In questo mondo, un’intera specie umana dall’io intermittente dipana spasimi, sofferenze e sogni quasi senza soluzione di continuità in un bruciare di vite che si adunano e si accalcano al ritmo tachicardico di brani molati per comporre un tessuto convulso ma integro, omogeneo.
Il diarismo si alterna al referto, e spesso all’interno della stessa pagina. Come spesso, ammirando i mille percorsi suggeriti dalla visione di un bosco, ci sentiamo parte stessa di quel bosco precipitati nel ricordo di quando lo traversammo, e poi improvvisamente di nuovo estranei ad esso, capaci solo di descriverlo dal di fuori, anche se un tempo, nel folto di quella selva, ci fu dato di vivere atti di crescita o di perdizione.
1999, ovvero il punto di vista da cui il paesaggio muove lo sguardo su se stesso. E’ la fine di un’epoca, è l’avvento di un’altra; è l’argine che cede, è la vigilia dell’ignoto. E’ il conto alla rovescia che ci spinge verso un continente temporale dalle dimensioni immani, che sono quelle di un millennio.
1999 significa un luogo/tempo in cui tutto è destinato cambiare, come le lire in euro: l’effimero e il sostanziale, e se dapprincipio il cambiamento non avverrà intorno, avverrà dentro. Forse, tutto è già cambiato. Forse, molto di ciò che fu nostro è già andato perso, e nuove cose già ci aspettano al varco. Forse, il nulla.
La specie umana creata da Trischitta è di questo che vive, di una danza sull’orlo del baratro nell’ebbrezza di progetti avidi poiché terminali; e di un eros pulsante, persistente, che l’ironia riscatta dall’inverecondia assoluta, da oscenità celiniane (e Cèline, con Carver, è uno dei grandi autori/nume del libro), ma senza nulla togliere alla sua travolgente carica vitale.

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Dicembre 1999. Sembra un Natale come tutti gli altri, ma non è così. Sarà forse l’avvento del nuovo secolo, oppure il malessere di vivere, a spingere un uomo a intraprendere un viaggio (o una fuga?) che lo proietterà a confrontarsi con la propria memoria. Emergerà urgente la voglia di raccontare e raccontarsi, in 1999, raccolta di racconti di Domenico Trischitta popolata da frustrati, derelitti puttane e viados, nonché occasione editoriale per “battezzare” una neonata collana a cui l’editore Il Garufi ha assegnato un evocativo nome: Gli occhi di Barbara. Un’occasione, dunque, quella di partecipare alla presentazione catanese di 1999, per fare la conoscenza delle nuove atmosfere e dei nuovi personaggi creati da Domenico Trischitta. E per assistere al rinnovato, affettuoso sodalizio fra un autore e un editore.

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Domenico Trischitta, scrittore e drammaturgo catanese, nel 1999 ha portato in scena al Teatro Quirino di Roma il proprio testo teatraleSabbie Mobili (regia di Ennio Coltorti, con Guia Jelo ed Eugenio Marinelli, mandato in onda da Rai International Tv). Nel 2003 è andato in scena presso il Teatro Greco di Roma il suo testo Bellini a Puteaux (regia di Coltorti, con Paolo Briguglia, mandato in onda da Cult Tv). Nel 2009 ha vinto il Premio Martoglio per il suo romanzo d’esordio Una raggiante Catania (Excelsior 1881).

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Gli occhi di Barbara, nuova collana della casa editrice Il Garufi, intende proporre autori dell’area mediterranea, ed in particolare della Sicilia, d’indubbia qualità letteraria. Ecco perché include soprattutto narrativa a carattere storico o di analisi sociale. Particolare attenzione viene assegnata dalla collana a stili innovativi e consapevoli delle nuove tecniche di comunicazione. Perciò Il Garufi si è dotato di moderni mezzi di stampa, prestando particolare attenzione al mondo del digitale. Così che vengano abbattuti i costi del magazzinaggio e recuperato il mezzo cartaceo, l’unico – secondo l’editore – in grado di fornire una lettura criticamente consapevole.

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