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L’INCASTRO di Bruno Formosa – intervista di Simona Lo Iacono

ottobre 10, 2013

L’INCASTRO di Bruno Formosa (Ycama Edizioni)

Intervista di Simona Lo Iacono

– Caro Bruno, l’incastro è un giallo impastato di rosa. O forse un noir con venature ironiche e sornione. Impossibile definirlo, insomma. Per te che cosa rappresenta?

 Un divertimento, prima di tutto, e una bella terapia psicologica a costo zero. Cimentarsi nella scrittura di un libro è, come tu sai molto meglio di me, un tentativo di scavarsi dentro, di trovare risposte a domande scomode circa i reconditi recessi del proprio inconscio, e per me anche un modo per conoscere meglio gli altri, ponendo un occhio impietoso sulle loro manie, sui loro tic, sulle loro debolezze. Infine, non so se “L’incastro” sia un noir, un rosa, un giallo, forse è l’insieme cromatico di tutto ciò o forse non è niente di questo. Il mio amico Toi Bianca, giornalista e scrittore, l’ha definito persino pulp, in sede di presentazione. Toi ritiene che sia un libro molto cinematografico, stanando così l’inguaribile appassionato di cinema che sono.

– Vuoi parlarci di Camillo? Chi è? Come vive il suo lavoro in banca?

  Camillo è un giovane raffinato, di temperamento mite, vittima di un’insicurezza patologica. Ma, a volerla dire tutta, è il meno perdente fra i perdenti che popolano il romanzo. E’ un sognatore, un cultore delle arti, una persona delicata e gentile, ma al termine della storia opererà delle scelte che lo sveleranno per ciò che è: un pavido individuo che non ha il coraggio di affrontare una situazione che sente troppo impegnativa. Il rapporto di Camillo con la banca nella quale lavora è disastroso. Ma il giovane “vive la sua coercizione bancaria con una salvifica dose di spicciola filosofia, cercando di scovare gli aspetti grotteschi che il suo monotono lavoro gli offre. Camillo conta le banconote e, con la coda dell’occhio o con un fulmineo alzar di palpebre, si gode lo spettacolo del cliente che, aspettando in fila, si fruga nel naso, convinto di non essere visto. Una sorta di candid camera personale”. E’ solo così e pensando ai suoi libri, ai suoi dischi ed ai suoi Dvd che Camillo riesce a tirare sera.

– E Virginia?

   Virginia racchiude in sé un duplice profilo psicologico, quello stesso profilo che detengono solitamente le donne che vogliono apparire rudi ed aggressive. E’ una creatura dolcissima, innamorata della vita ma delusa da essa. Virginia e Camillo entreranno in contatto e s’innamoreranno profondamente. Virginia cercherà di cambiare la propria vita in funzione del suo grande amore, con quella generosità che solo le donne (e particolarmente le donne innamorate) hanno. Ma il fato sarà ancora una volta avaro con l’amabile Virginia.

– E poi: Lucrezia e la sua erre moscia. E’ la moglie del presidente dell’ordine degli avvocati che organizza maestosi ricevimenti e da’ ordini imperiosi al consorte. Vuoi dirci che ruolo ha nella tua storia?

   Lucrezia esiste davvero. E’ l’unico personaggio il quale (al contrario di molti altri che, benché esistenti, sono stati ritoccati profondamente), non ha avuto necessità di un grande maquillage. Lucrezia è una donna che fa dell’ipocrisia la sua bandiera, è classista in modo irritante (anche se non esiste un altro modo di esserlo), è grottesca nei suoi modi e nel suo linguaggio. Ti confesso che ho sfruttato la ghiotta occasione di fare interpretare a Lucrezia uno dei ruoli più detestabili del romanzo, e ciò a causa del profondo risentimento che nutro per la tipologia umana che lei rappresenta.

– L’incastro è – al di là della godibilissima trama – una storia sul genere umano, osservato nei suoi impietosi atti quotidiani, nelle storture, nei difetti e nella sua comica fragilità. Cos’è per lo scrittore Bruno Formosa la dimensione umana? In che modo la guardi? Con tenerezza, pietà, curiosità?

   Con cautela. Con doppiezza. Faccio mio un aforisma di Ceronetti nel quale lo stesso Camillo si raffigura: “Vorrei non avere più niente in comune con l’uomo, essere un puro pensiero che ne ignora la figura. Vendicarsi di lui col silenzio, col rifiutargli la parola”, anche se nel contempo – proprio come Camillo – cerco incessantemente in ogni essere umano qualcosa che mi induca a cambiare opinione. A volte persino con successo.

– Grazie per le risposte.

  Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato.

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