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IL PAESE CHE AMO – intervista a Simone Sarasso

ottobre 17, 2013

IL PAESE CHE AMO – intervista a Simone Sarasso

di Massimo Maugeri

Simone Sarasso, classe ’78, vive a Novara. Scrive storie nere per la narrativa, i fumetti, il cinema e la TV, e insegna scrittura creativa alla NABA di Milano. Ha pubblicato per Marsilio Confine di Stato (2007, finalista al Premio Scerbanenco), Settanta (2009), e per Rizzoli Invictus (2012) e Colosseum (2012). È autore, insieme a Daniele Rudoni, della graphic-novel United We Stand, futuro ideale della sua trilogia noir. In questi giorni è uscito “Il Paese che amo“, il suo nuovo romanzo: il terzo e conclusivo volume della Trilogia sporca dell’Italia (vi invito a leggere il contenuto “extra” Dracula e i bergamaschi).

Ho chiesto all’autore di raccontarci qualcosa di lui e di questo nuovo libro.

– Simone, parlaci un po’ di te. Da dove nasce il tuo amore per la scrittura? E chi sono i tuoi “punti di riferimento” letterari?
Ogni scrittore è prima di tutto un lettore e io non faccio eccezione. Ho cominciato a leggere – intendo leggere sul serio – tardi, intorno ai vent’anni. E non mi sono più fermato. I primi percorsi di lettura sono stati un po’ raffazzonati, poi sono inciampato nel libro che mi ha cambiato la vita, Il pendolo di Foucault di Eco. Da lì ho imparato a scegliere, ho sviluppato una sincera passione per la letteratura noir, e ho avuto la fortuna di formarmi, letterariamente, in un periodo di grandissimo fermento. Mi sono innamorato dei libri di Genna, Ellroy, Luther Blisset prima e poi Wu Ming, Lucarelli, Carlotto, De Cataldo, Don Winslow, Evangelisti. E alla fine ho provato a fare quello che facevano loro. La mia storia, credo, non è molto diversa da quella di tanti altri scrittori.

– Come ho accennato prima, è appena uscito “Il Paese che amo”, il nuovo romanzo della tua trilogia. In che modo questo libro è collegato ai due precedenti?
La trilogia è un unicum, che indaga la storia degenere del Bel Paese dal 1954 al 1994. Ma i tre romanzi possono essere letti in maniera indipendente. Il filo nero che li collega è Andrea Sterling, agente dei Servizi Segreti, mastino dello Stato. La Trilogia è la narrazione dell’Italia deteriore, della deriva, della Strategia della Tensione e del suo fallimento. La Trilogia è la storia delle vittime.

– Dal prologo leggiamo: “Andrea Sterling stava per compiere sessantun’anni, e la sua vita non era esattamente quella di un pensionato”. Come ci dicevi, Andrea Sterling è – appunto – il personaggio che compare nei tre romanzi. Che tipo di uomo è?
Andrea Sterling è un cane rabbioso, uno psicopatico cresciuto in manicomio e devoto alla violenza. È un assassino di Stato, un massacratore di rossi. Quando il Muro di Berlino crolla, quando nel 1989 il comunismo va in pezzi, quando il suo nemico di sempre si smaterializza, la sua rabbia non scompare: si acuisce e deflagra.

– “Il Paese che amo” è popolato da tanti altri personaggi, tra cui – per esempio – Salvo Riccadonna, detto Dracula, e Domenico Incatenato. Ci parleresti un po’ di loro?
Salvo è figlio d’arte. E l’arte di suo padre era quella di comandare e fottere. Salvo è un ragazzo agitato che vuole far carriera in Cosa Nostra. E a quanto pare ha i numeri per scalare la Cupola.
Mimmo Incatenato è un buon diavolo, un giudice che ama sua moglie e il suo lavoro. Anche quando lo porta a sbattere contro il muro di gomma che protegge lo Stato dietro lo Stato. Ma gli Anni Novanta sono alle porte, ormai, e Mimmo è pronto a prendere a cazzotti il Palazzo fino a demolirlo dalle fondamenta.

– E dopo la trilogia? Hai già in mente nuovi progetti letterari?
Ho appena firmato per una nuova trilogia con Marsilio. S’intitolerà Cent’anni e sarà la storia, cruda e violenta, di un secolo di mafia americana, dal 1912 al 2012.
Per Rizzoli, invece, sto lavorando a un dittico storico ambientato in un passato molto remoto.
Il 2014 sarà un anno interessante.

© Letteratitudine

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