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GESUALDO BUFALINO: Le menzogne della notte

novembre 3, 2013

GESUALDO BUFALINO: Le menzogne della notte

di Simona Lo Iacono

La notte scende lentamente. Può quasi sentirla sulla pelle, coi suoi odori umorali e acidi, gli effluvi di gelsomino, pesco, mandorle.
Quando era un bambino la aspettava per leggere sotto le lenzuola, aspirarne il gusto secco e fibroso, sovrapporla alle immagini che il racconto evocava.
Suo padre, anche se faceva il fabbro, aveva una biblioteca sterminata, diceva che i libri erano testimoni audaci, ribelli senza peli sulla lingua. Veri sovversivi.
E’ cresciuto così, Gesualdo Bufalino. Leggendo tra i sassi polverosi di Comiso, sotto tramonti luttuosi e sontuosi, tra le mille e arcane balordaggini della sua Sicilia. Un mondo antico rispetto al resto, inadatto a tutto meno che a se stesso, ai rituali, alle donne ancora in casa che sciacquano tazzine di caffè, ai biscuit fuori moda, alle giocate a carte su tavolini sbilenchi e rappezzati.
Sospira,Gesualdo Bufalino, rassegnato a quell’immobilità ancestrale. Ammicca al buio che scende, che anche questa volta lo ingoierà nei suoi incantesimi, nei suoi misteri. Che celerà mai questa oscurità così seducente? Perchè è da sempre la via per tagliare la soglia fragilissima tra sogno e realtà?
Così immagina: un’isola penitenziaria. Quattro uomini in procinto di morire. E soprattutto, la notte.
Sono l’anziano e colto barone Ingafù, il poeta avventuriero Saglimbene, il soldato Agesilao e lo studente Narciso. Frate Cirillo li istiga a raccontare, a confidare gli eccessi, i rimorsi, le impennate del dolore o dell’amore. E’ suadente, frate Cirillo, ed ecco. I quattro sono a un passo dalla morte, hanno poco da perdere e poi chissà…uno sfogo visionario e abbandonato, un passo indietro a rivedere quella vita che fugge, che domani non sarà più, che dopo l’esecuzione parrà nient’altro che un momento. Ma sì.
E iniziano a raccontare.
Le voci si rincorrono, tagliano sospese il tempo e lo spazio, vorticano con tutto il peso della vita umana, dei suoi lasciti e delle sue scoperte, della sua magnificenza e dei suoi tradimenti, della sua fragilità e della sua forza. Scorrono le ore, i ricordi, la strada percorsa…fino a che frate Cirillo si rivela e tutto si ribalta.
Chi è frate Cirillo? E perchè li ha istigati a raccontare? Cosa vuole sapere?
In “Le menzogne della notte”, il buio diviene allora il campo della finzione, delle verità scomposte, delle apparenze strumentalizzate per estorcere una rivelazione.
La notte sfata i suoi prodigi, e Bufalino la propone come una grande menzognera, ambigua e doppia, che si nasconde e si fa inutilmente decifrare. D’altra parte amava dire: “Un libro non è soltanto, o non è sempre, un tempio delle idee o un’officina di musica e luce, è anche un luogo oscuro di sfoghi e di rimozioni, dove si combatte un duello senza pietà, con la sola scelta di guarire o morire”.

[articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia”]

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