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ORO, TRADIZIONE E MANGA POP: INTERVISTA A YOSHIYASU TAMURA (speciale Lucca Comics and Games 2013)

novembre 11, 2013

TamuraSPECIALE LUCCA COMICS & GAMES 2013 (Parte IV)

Intervista a Yoshiyasu Tamura

dal nostro inviato a Lucca, Furio Detti

Yoshiyasu Tamura, giapponese, è ospite di Ochacaffé e di Lucca Comics&Games con la sua antologica al Padiglione “Japan Palace”. Mangaka (autore fumettista), pittore e docente, diventa a 15 anni assistente di un fumettista, a 20 anni esordisce con un’opera propria su Shonen Jump e pubblica in seguito il manga Fudegami per la stessa rivista. Dal 2008 intraprende la carriera di autore indipendente illustratore e pittore, partecipa a convegni in tutto il mondo come esperto e docente di manga. Ha esposto alla Zona Maco International Contemporary Art Fair di Città del Messico e a Hidari Zingaro di Tokyo.
Segnaliamo, come riferimento web, il sito della Associazione culturale Ochacaffé.

– Grazie mille per averci concesso questa intervista. Traduce gentilmente per noi dal giapponese all’italiano il signor Naoyoshi Itani.
Grazie a voi.

– Qual’è il legame delle sue opere con l’arte pittorica tradizionale, a partire per esempio da quella del periodo Heian – una delle epoche d’oro del “medioevo” giapponese?
Unire il simbolismo tra arte medievale giapponese, ma anche europea, è proprio il tentativo delle mie opere. La tradizione europea più vicina a questo mio concetto è quella delle icone, ma esiste tutta una simbologia comune alla mia e vostra cultura artistica, anche quella italiana medievale. L’attenzione al simbolo è la cifra del mio tentativo.

– Quali sono gli autori pop o ritrattisti manga a cui ti sei ispirato? E c’è un autore della stampa tradizionale, come l’Ukiyo-e, penso a Hokusai o Hiroshige, che ti ha ispirato?
In particolare per la pop art contemporanea giapponese devo fare senza dubbio il nome di Takashi Murakami, se non come ispirazione esplicita, o come generazione, almeno come influenza; Akira Yamaguchi è un altro artista, più giovane di Murakami, che mi viene in mente. Parlando di artisti storici, senz’altro Hokusai e anche Utamaro e la cosiddetta scuola Kano [ndr epoca Muromachi]. Però parlo per lo più di pittori di epoca Edo, artisti che trovo interessanti e affascinanti anche per il contesto del periodo, interessante e simile al nostro momento presente. Io sto cercando di prendere qualcosa dalla loro opera.

Tamura 2– E quanto a “prendere qualcosa” dall’arte europea?
Raffaello Sanzio, sicuramente, ma anche tutti gli artisti dell’Italia prerinascimentale, più strettamente medievale. Probabilmente mi interessano di più l’epoca gotica e la pittura delle icone, che potete trovare anche agli Uffizi, realizzate da artisti ignoti. Se devo fare un nome del contemporaneo occidentale, parlerei di Mark Ryden, artista che è uscito dall’altra parte del contesto artistico, citerei anche l’esperienza dell’art brut. Queste correnti e personalità mi affascinano molto.

– Veniamo al suo stile, che ricerca la nitidezza della linea e la magnificenza del colore rispetto al volume e alla prospettiva; sta cercando nuove modalità espressive o desidera mantenere la sua ricerca in questo alveo?
Vorrei svolgere proprio una sperimentazione: per esempio io uso sempre l’acrilico ma in modo che abbia il carattere della tempera; le tecniche che preferisco sono la tempera e l’acrilico applicate a una tecnica tradizionale della pittura a china giapponese chiamata tarashikomi in cui si aggiunge al tratto denso di pigmento una quantità d’acqua prima dell’asciugatura, direttamente sul supporto pittorico o altrimenti dipingendo con gocce di pigmento molto diluite in acqua per ottenere sfumature assai particolari. Per questo uso anche l’acquerello. Un altro elemento imprescindibile dalla mia pittura è l’uso della foglia d’oro – altro legame con la tradizione nipponica e occidentale. Utilizzo anche la pittura spray a aerografo. In ogni mia opera cerco di sperimentare almeno più di una tecnica differente e sempre originale.

– Vorremmo farle le ultime tre domande: una dedicata al metodo di lavoro, l’altra alla sua committenza o pubblico, e la terza legata alla sua poetica. Le chiederemmo: che metodo di lavoro preferisce: pittura dal vero (l’abbiamo vista poco fa realizzare un ritratto dal vivo) o in studio? Quale prevale?
Io direi che mi piace più lavorare tra il pubblico, davanti al pubblico. Questo è probabilmente un atteggiamento raro perché la maggior parte degli artisti preferisce isolarsi nella pace del proprio atelier. Io però sono nato come mangaka, e il fumettista ama non solo essere letto dal pubblico ma anche essere visto e seguito mentre crea. Addirittura io non riesco quasi a creare se non ho nella mente il pubblico e spesso mi piace lavorare “in diretta”.

– Dipinge quindi per tutti o per un tipo particolare di pubblico?
Sicuramente esprimo un grande ringraziamento e provo grande emozione quando qualcuno acquista le mie opere. Uso la foglia d’oro e materiali di particolare qualità proprio per impedire la copia delle mie opere e garantire a chi le acquista un originale genuino; il tema della riproducibilità dell’opera d’arte è argomento che seguo con estremo interesse. Non dico che sia sbagliato riprodurre e diffondere l’opera d’arte in massa, ma sento che solo così il mio acquirente può condividere la mia stessa filosofia e il mio orientamento sulle opere d’arte. Questa è l’emozione speciale che provo quando qualcuno apprezza e acquista il frutto del mio lavoro.

L’arte di Yoshiyasu Tamura

– È possibile quindi parlare della sua arte come di un “Pop aristocratico”? Inoltre, esiste un’idea specifica, spirituale, concettuale di bellezza per lei? A quale idea tiene di più?
Per la prima definizione: è vero, ma solo in un certo senso; poiché in Giappone i modelli e gli ispiratori della mia arte non dipingevano certo per le elites, ma per la massa. I disegnatori dell’Ukiyo-e (e, poi, i mangaka) lavoravano per il pubblico, non per la nobiltà o gli strati più alti della popolazione. Era un’arte per i cittadini. Quando poi la stampa giapponese è arrivata in Europa è stata trasformata in fine art, una cosa aristocratica. Io desidero utilizzare la diffusione popolare del manga per realizzare arte. Questo è proprio quello che desidero fare. Possiamo tentare di arrivare a una fine art tramite la popolarità del manga, questo è esattamente ciò che desidero fare.

– Ci viene subito alla mente un artista come Henry De Tolouse-Lautrec. Sente affinità per il percorso di questo impressionista che fu cartellonista e appassionato collezionista di stampe giapponesi?
Non lo conosco. Penso piuttosto a Mucha e alla sua Art Nouveau. Vorrei guardare al futuro immaginando che un manga originale venga acquisito dai musei di fine art europei, come gli Uffizi, il Louvre o altre fondazioni. Vorrei sottolineare che tutto questo fenomeno del “giapponismo” è stato provocato dall’Occidente; penso e spero invece che adesso tocchi a noi giapponesi in prima persona a promuovere questa trasformazione dell’arte pop e manga in fenomeno di elevata caratura.

[Lucca, sabato 2 novembre 2013]

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