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Vincent Spasaro racconta IL DEMONE STERMINATORE

novembre 12, 2013

Vincent Spasaro racconta a Letteratitudine il suo romanzo “IL DEMONE STERMINATORE. Cronache del fiume senza rive” (Anordest edizioni) – domani pubblicheremo uno stralcio del libro –

di Vincent Spasaro

Si tratta di un’opera composta anni fa e che ho pubblicato sfrondata di alcuni capitoli rispetto alla prima stesura ma per il resto sostanzialmente identica.
All’epoca avevo appena terminato quello che poi sarebbe stato il mio primo romanzo edito (Assedio, Mondadori Segretissimo 2011 e Edizioni Anordest 2014), una storia molto cupa, un hard boiled paranormale che sfociava in un romanzo dell’orrore ambientato nella Sarajevo dell’assedio. In Assedio, che è parte integrante della mia ricerca di un crossover fra generi, a sua volta una costante della mia produzione narrativa, avevo esplorato il romanzo d’azione e guerra mescolato con orrori cosmici e utilizzando uno stile che definirei cinematografico, veloce e pieno d’immagini.
Subito dopo ho quindi avvertito l’esigenza di spostarmi su uno stile di scrittura più epico e magniloquente, qualcosa di completamente diverso. Avevo anche desiderio di sceneggiare il tutto in maniera più approfondita: laddove Assedio era un romanzo in cui agivo quasi con la telecamera in spalla, qui volevo invece descrivere con dovizia di particolari quel che avrei narrato.
Inoltre sentivo di dover cambiare completamente genere e ambientazioni. Questa è una cosa che mi viene naturale -con quali esiti ovviamente non spetta a me dire- e in qualche modo anche necessaria. Non amo ripetermi bensì spiazzare il lettore come da lettore sono contento quando vengo preso in contropiede. Capiterà di sicuro coi prossimi romanzi che saranno ben diversi per stile e storie sia da Assedio che dal Demone sterminatore.

Ho deciso così di affrontare il romanzo fantasy, genere di cui sono in certo qual modo cultore. Eppure rimango principalmente uno scrittore dell’orrore e del sovrannaturale, per cui il mio fantasy sarebbe stato sanguinolento e cupo in accordo con la tradizione che va dai poemi epici a Robert Howard e attraversa poi tutto il novecento. All’epoca della stesura, le ‘Cronache del ghiacchio e del fuoco’ di George Martin erano pubblicate solo in minima parte, non riscuotendo il successo attuale. Non conoscendo Martin, non avevo nemmeno modo di prendere spunto dal suo modo di scrivere e non posso quindi annoverarlo fra le mie influenze.
E le differenze saltano subito agli occhi del lettore.
Il demone sterminatore, che in origine aveva un titolo diverso, più tranchant, si presenta come un libro segreto, scoperto da un popolo del futuro, e misterioso. In questo segue una strada che va da Lovecraft a Borges. Parte come testo fantascientifico, narrando di mondi immensi uniti da portali che lasciano passare solo alcuni popoli bloccandone invece altri e creando quindi una prima, enorme differenza sociale e culturale. Poi la narrazione assume una spettro propriamente fantasy, descrivendo più luoghi con morfologie, usi e costumi totalmente inventati. E, su questo sfondo, s’innesta una storia che ha il suo inizio in una tragedia avvenuta anni prima: l’uccisione dell’Unico Dio dei vasti Mondi, creatore e dispensatore di giustizia suprema come il Dio dei cristiani, dei musulmani eccetera. Il suo assassino è un essere misterioso di cui si conosce pochissimo. Sulle sue tracce anni prima sono stati lanciati vari cacciatori, non tutti esperti nelle arti guerresche poiché non è immaginabile risolvere solo con la guerra un simile problema. La narrazione vera e propria parte quando alcuni di questi cacciatori riescono finalmente a trovare una traccia nitida che li porta nel mezzo di un gran fiume che i suoi abitanti sostengono non avere rive né fondo.
Il romanzo è diviso in canti, riecheggiando poemi epici, e vede l’intreccio di tre storie, corrispondenti grosso modo ai cacciatori che andremo a seguire. Uno dei protagonisti è Lluach, prete bambino del culto del Dio Velato, mandato dalla chiesa a vendicare la morte di Dio. Un altro è Iwah, pescatore del fiume che si trova ad accompagnare un misterioso incappucciato detto l’esule. Infine Onnau, il Centauro di Fuoco, poeta e cantore inviato a combattere il nemico con la conoscenza, la cultura e la poesia. Insieme a essi molti altri personaggi, ciascuno recante la propria storia o quella del mondo d’origine. Il romanzo prende una piega gialla quando queste storie iniziano a incrociarsi, poiché il fiume senza rive fiacca i cacciatori e il deicida, il demone sterminatore del titolo, pare beffarli continuamente. Le storie si uniscono e viaggiano verso le molte rivelazioni finali. Orrore, avventura, romanzo gotico, giallo, fantascienza e naturalmente fantasy s’intrecciano e fra battaglia, drammi e colpi di scena c’è anche il tempo per ragionare sul concetto di divinità e su quello di umanità.
Ma probabilmente la vera forza del romanzo è l’aggressione al problema del divino: non è forse mai stata tentata prima la descrizione di un mondo in cui un Dio unico (non un pantheon di Dei, per forza di cose umanizzati) viene ucciso e il suo universo lasciato nella disperazione più assoluta.
Questa situazione permette la creazione di drammi profondi che vanno a incidere le certezze umane fino a sfilacciarle. Eppure la filosofia è sempre sullo sfondo, non assume mai un’importanza tale da rendere il romanzo didascalico. Chi lo desidera può leggerlo semplicemente come opera d’avventura e rimanere dentro quel ‘sense of wonder’ che caratterizza la narrazione di genere.
Il demone sterminatore ha avuto una vita travagliata. Rifiutato da tutte le case editrici per più di un decennio, testimonia probabilmente la difficoltà dell’editoria italiana nei confronti del rischio. Prima che George Martin riportasse in auge con la sua famosa saga il cosiddetto dark fantasy, dando così una chance anche al Demone, per anni e anni questo lavoro ha ricevuto rifiuti quando non (in massima parte) silenzi. Eppure il romanzo è circolato sotterraneamente fra pochissimi appassionati, molto apprezzato anche da persone di una certa notorietà come Gordiano Lupi, Daniele Barbieri, Sergio Altieri, Luca Briasco, Vittorio Curtoni eccetera, che sono stati prodighi di complimenti e desolati dalla mancanza di uno sbocco editoriale.
Solo molti anni dopo un coraggioso editore come Anordest ha deciso di pubblicare un romanzo per molti versi scomodo per genere e argomenti, cambiandogli titolo per renderlo più digeribile al pubblico e ben distribuendolo nelle librerie nel periodo di maggior crisi dell’editoria italiana.

Nella prossima primavera Anordest pubblicherà nuovamente Assedio in veste in parte rinnovata grazie al lavoro della bravissima editor Sabina Guidotti.

© Letteratitudine

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