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SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO, di Luca Raimondi (la recensione)

novembre 21, 2013

SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO, di Luca Raimondi (Edizioni Il Foglio)

[un ampio stralcio del libro è disponibile qui]

recensione di Maria Lucia Riccioli

Novembre di qualche anno fa, meglio non specificare.
La mia prima lezione alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università degli Studi di Catania.
Un pugno di libri nello zaino, speranze e paure, aspettative e timori in un groviglio che si arravuglia allo stomaco.

Novembre 2013. Leggo e rileggo “Se avessi previsto tutto questo” di Luca Raimondi (Edizioni Il Foglio, Piombino 2013) e di colpo ripiombo in Piazza Università, tra Palazzo Sangiuliano e Palazzo Centrale, Piazza Stesicoro e Piazza Dante, mi rivedo sfogliare manuali di letteratura e spulciare golosa tra i nuovi arrivi di edicole e bancarelle, alla ricerca dei mitici tascabili di Newton Compton e Stampa Alternativa, quando un classico costava mille lire.
Non c’era ancora il telefonino, o meglio c’era ma i “… giovani sfaccendati peripatetici animali tipici di fine millennio” lo usavano solo per le comunicazioni di servizio e grezze grigie e figuracce si vivevano de visu e non su attraverso uno schermo.
“Ragazzi inconsapevoli della tristezza del futuro e trentenni fuori corso: moltitudini di vuote larve che attraversano il fine millennio tanto per passare il tempo. “Che cosa abbiamo fatto oggi?” mi chiedo ad alta voce. “Abbiamo attraversato la piazza” risponde qualcheduno. “Che faremo domani?” mi chiedo. La risposta non arriva, forse è già stata detta”.

Il romanzo di Luca Raimondi è a metà tra un amarcord e un diario di bordo degli anni Novanta, una capsula del tempo che ci restituisce intatti il senso di smarrimento, di sperdimento, di inutilità che è così facile provare nel limbo tra diploma e laurea, tra l’utero protetto della città natale, di casa, della famiglia, degli amici – ma chi e cosa sono i veri amici, cos’è l’amore, quel sentimento che s’interseca a turbinii e voglie adolescenziali e non ancora adulte? Queste le domande di Carlo Piras, il nostro protagonista alle prese con la sua personale ricerca di una Weltanschauung, di una propria visione del mondo attraverso lo studio di quelle altrui, dei filosofi che ha scelto di studiare non troppo coscientemente dopo l’Alberghiero.

Raimondi ci regala anche una playlist ante litteram degli anni Novanta, quando ancora l’i-Pod non esisteva ma la musica contrappuntava lezioni e studio, ozio e tentativi di rimorchio tra l’improponibile e il disastroso, discussioni politiche e sortite in libreria alla ricerca di un tomo indigeribile e indecifrabile di filosofia teoretica: Battiato e Jovanotti, Bob Dylan Radiohead Springsteen… note ai tempi del walkman.
Ma il romanzo di formazione di Carlo Piras, questo Bildungsroman dolceamaro e cinico, tenero e impastato di astratti furori, non è una semplice madeleinette proustiana in crema catanese, no.
Perché Flavio e Tamara, i Daisy e Donald de noantri, Silvia e le donzelle che popolano i sogni segreti di Carlo Piras, i ragazzi sconfitti e quelli che ancora ci provano siamo noi.
Noi che abbiamo paura e voglia insieme di scoprire la prossima pagina della nostra vita, che non vorremmo voltarla pur desiderandolo con tutte le nostre forze, noi che ci fiondiamo sul primo foglio di carta sperando di trovarci una mappa. Un manuale d’istruzioni. Anche usato.

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