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LA EINAUDI COMPIE 80 ANNI

novembre 22, 2013

LA EINAUDI COMPIE 80 ANNI: il video/regalo di Letteratitudine

Il 15 novembre 2013 la casa editrice Einaudi ha compiuto ottant’anni (la data di riferimento è quella dell’atto notarile che costituì la società). Sono giorni di festeggiamenti e celebrazioni per il mitico marchio editoriale dello “struzzo”.
Aggiungo, ai tanti messaggi pervenuti, le mie personali felicitazioni, ringraziando di cuore per le bellissime letture che Einaudi mi ha offerto in questi anni nell’ambito di un catalogo di enorme prestigio e che, ancora oggi, rimane di assoluto valore. Grazie. Grazie di cuore.

Questo è il mio regalo.

Massimo Maugeri

P.s. di seguito, segnalo alcuni degli auguri, pensieri, ricordi, riflessioni, aforismi e poesie che sono pervenuti all’editore da parte dei più noti autori stranieri.
L’elenco completo è disponibile cliccando qui.

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Don DeLillo

Libri pubblicati a migliaia di chilometri di distanza, libri in una lingua straniera, editor lontani, traduttori che in solitudine cesellano una parola alla volta, una lenta frase alla volta. E l’autore deve potersi affidare. Einaudi. Il solo nome incarna una storia lunga e coraggiosa: sono fortunato a essere uno degli scrittori la cui opera porta su di sé il fiero simbolo di Einaudi.

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(Paul Auster) Una Casa editrice forte abbastanza da sopravvivere al fascismo, alla depressione economica e alla Seconda guerra mondiale arrivando al 2013 in attività dà prova di essere indistruttibile. Ottant’anni di vita, fino a questo momento: lunga vita a Einaudi!Paul Auster

Una Casa editrice forte abbastanza da sopravvivere al fascismo, alla depressione economica e alla Seconda guerra mondiale arrivando al 2013 in attività dà prova di essere indistruttibile.

Ottant’anni di vita, fino a questo momento: lunga vita a Einaudi!

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Jonathan Franzen

Cerco di non fare dei libri oggetti di culto feticistico, ma ai libri pubblicati da Einaudi è impossibile resistere. Chiedono di essere aperti, di essere letti, di essere conservati.

E ogni altro aspetto della casa editrice – dagli editor ai traduttori ai commerciali – conferma lo stesso grado di eccellenza.

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Jonathan Littell

L’Italia ha la fortuna di avere una Casa editrice come l’Einaudi, dove la letteratura vive ancora.

Un fatto raro, ai giorni nostri.

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Javier Marías

Che un uomo o una donna compiano ottant’anni oggi non pare cosa altamente meritoria o eccezionale, a differenza di quanto avveniva per lo più nei secoli passati. Che li compia, invece, un’azienda o un negozio comincia a essere non solo miracoloso, ma perfino vagamente anacronistico.
Per centinaia di anni si è dato per scontato che le opere durassero più degli uomini, e in un certo senso venivano erette e portate a compimento con questo fine: quello di perdurare e garantire la memoria degli esseri passeggeri che le intraprendevano. Uno scrittore, per esempio, aveva la speranza che i suoi scritti gli sopravvivessero, che altri continuassero a leggerli dopo la sua morte e che così si perpetuasse quello che Quevedo chiamò il colloquio silenzioso con i defunti. Oggi pare che la sola idea della memoria postuma appartenga al passato e non sia più concepibile: i nostri libri hanno fortuna se durano un anno, non diciamo dieci o dodici. L’accelerazione insensata dei nostri tempi fa sì che tutto nasca già vecchio, o quasi; che qualunque cosa, per il solo fatto di esistere ed essere già presente, diventi automaticamente passata. Contrariamente a quanto avveniva nel corso della nostra storia, la sensazione di fragilità e fugacità delle opere supera quella che abbiamo di noi stessi. Uno scrittore di oggi, se non è eccessivamente ingenuo o ottimista, ha la certezza di assistere in vita al declino dell’interesse dei lettori, ha la certezza di vedere il suo romanzo di maggior successo trasformato in anticaglia che pochi ricorderanno e meno ancora continueranno a leggere.
E così, che una casa editrice, dedita precisamente a pubblicare e ad aver cura di queste opere effimere, raggiunga gli ottant’anni, ci dà un lieve conforto di continuità e di permanenza, e ci fa concepire che forse, nel nostro mondo, non tutto è così transitorio come sempre lo siamo stati noi, uomini e donne.

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Ian McEwan & Annalena McAfee

The Song of Einaudi

Down in old Torino we
Get a little rowdy
And our memories get cloudy
(Someone stole my Audi!)
When we hang out with Einaudi.

Ain’t no city for a Saudi,
Ain’t as vulgar as a Gaudi
We’re really proud when we
(Let’s all say it loudly)
Hang out with Einaudi.

There’s gold in the Turin Shroudy
In the city of Primo Levi,
Olivetti and Carla Bruni,
And you eat the best porcini,
When you hang out with Einaudi.

At eighty she’s not dowdy,
In fact, she truly wows me.
Her books are published proudly,
So let’s say a loving ‘Howdy!’
When we hang out with Einaudi.

***

Giù nella vecchia Torino
Noi ci diamo alla pazza gioia
E i nostri ricordi si fanno confusi
(Chi ha rubato la nostra Audi?)
Quando ce la spassiamo con Einaudi.

Non è posto per un Saudita
Nè è triviale come un Gaudi
Siamo cosi fieri quando
(Diciamolo tutti insieme)
Ce la spassiamo con Einaudi.

Grandiosa la sindone di Torino
La città di Primo Levi
Olivetti e Carla Bruni
E ci mangi i migliori porcini
Quando te la spassi con Einaudi.

A ottant’anni non è spenta
Anzi ancora mi abbaglia.
Pubblica i suoi libri con orgoglio
Perciò salutiamola con affetto
Noi che ce la spassiamo con Einaudi.

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Abraham B. YehoshuaAbraham B. Yehoshua

La famiglia Einaudi

In occasione dell’ottantesimo anniversario della fondazione della Giulio Einaudi Editore mi è stato chiesto di scrivere, in quanto autore, qualche parola sul mio rapporto con la casa editrice. Senza indugio e senza riflettere ho intitolato il pezzo La famiglia Einaudi. E infatti, di tutte le case editrici che hanno pubblicato i miei libri nel mondo, in passato e nel presente, quella italiana (ancor più di quella israeliana) è diventata per me e per mia moglie una componente della nostra vita, una presenza vicina e quasi familiare.

Essere ammessi in questa casa editrice non è stato facile. Alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, quando molti libri israeliani venivano stampati in paesi come Gran Bretagna, Francia, Germania, Stati Uniti e Scandinavia, i principali editori italiani si rifiutavano di pubblicare opere di scrittori israeliani. Ricordo una lettera in cui la mia agente letteraria mi informava del rifiuto delle case editrici italiane di acquistare i diritti di L’amante, nonostante il romanzo avesse già avuto successo in molti Paesi.

A causa dello scarso numero di ebrei italiani, della mancanza di una tradizione di dialogo culturale e religioso fra cattolicesimo ed ebraismo e della disapprovazione degli intellettuali comunisti (fra cui molti ebrei) della politica di Israele in quel periodo, molte case editrici italiane si mostravano riluttanti a pubblicare libri israeliani.

Il cambiamento avvenne a metà degli anni Ottanta in seguito alle forti critiche di alcuni scrittori israeliani verso la politica del loro governo dopo la prima guerra del Libano. L’immagine di un Israele omogeneo si frantumò e le porte delle case editrici si aprirono per alcuni autori israeliani, fra cui anche me.

E non solo le porte si aprirono, si spalancarono con generosità.

Tra i numerosi pregi che a mio parere rendono Einaudi una casa editrice di grande valore, sia in sé che per i suoi autori, ne citerò cinque.

1. Ai vertici dell’amministrazione e della redazione ci sono scrittori, poeti e traduttori che mantengono con la letteratura un legame professionale ed emotivo, non solo commerciale.

2. A differenza di altre case editrici, soprattutto statunitensi, in cui redattori e addetti stampa si avvicendano con grande frequenza lo staff dirigente di Einaudi mantiene grande stabilità. E questo indica che la qualità del lavoro nella casa editrice, da un punto di vista professionale e umano, è più importante per i suoi dipendenti della tentazione di più lauti compensi altrove. Tale stabilità permette inoltre agli autori una conoscenza migliore e più approfondita dei rappresentanti della casa editrice con i quali è possibile pianificare in maniera specifica, ragionevole e anche più economica il lavoro di promozione di un nuovo titolo.

3. Questo mi porta a segnalare un altro pregio di Einaudi che ho avuto modo di apprezzare nei miei anni di lavoro, come credo anche altri autori. Negli ultimi vent’anni sono stato invitato a festival, conferenze e premi letterari in molti luoghi d’Italia. E ovunque, dal profondo Sud al Nord, ho sempre avuto al mio fianco un rappresentante della casa editrice pronto a mediare tra me e i miei ospiti, i giornalisti, i fotografi e a rendere piacevole a me e a mia moglie il tempo libero tra un evento e l’altro. So che non è sempre facile (soprattutto per gli addetti stampa) lasciare casa e famiglia e girare per giorni e giorni con uno scrittore in posti lontani. Ma la casa editrice si è sempre preoccupata di garantirmi un accompagnatore.

4. E un’altra cosa. Fin dall’inizio della mia collaborazione con Einaudi ho avuto la sensazione che i suoi rappresentanti non si limitassero a guardare al mio lavoro considerando solo questo o quel libro di successo ma come a quello di un autore con una propria concezione del mondo il quale, al di là dei romanzi di fantasia, esprime anche opinioni su argomenti ideologici e letterari. Ho avuto quindi il piacere di vedere pubblicati i miei saggi senza che la casa editrice ponderasse se sarebbero stati redditizi o meno. E considerare uno scrittore come un autore nel senso lato del termine è uno dei più grandi pregi di Einaudi a mio avviso.

5. E ultimo ma non meno importante. Non per niente scrivo queste righe per celebrare gli 80 anni di Einaudi. Si tratta di una casa editrice che, seppur rivolta alla modernità e all’ala liberale e progressista del pensiero politico, letterario e ideologico, ha mantenuto un profondo legame con i classici italiani ed europei. Ogni volta che mi capita di entrare in una grande libreria italiana sono entusiasta di vedere gli eleganti volumi di poesia, di teatro, di filosofia e di prosa dei secoli scorsi stampati da Einaudi. Einaudi è una casa editrice estremamente sensibile al passato culturale dell’Italia e del mondo e dunque anche il suo futuro è garantito. Per questo sono stato felice di sapere che alcuni dei figli dei dirigenti della casa editrice hanno scelto un indirizzo classico per i loro studi superiori.

In occasione di questa vostra festa, che è anche la mia, io e mia moglie inviamo a voi, cari amici, i nostri migliori auguri e il nostro affetto.

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