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Archive for gennaio 2014

TRINACRIA PARK: i pro ed i contro di un parco tematico in Sicilia – Fiumefreddo di Sicilia 01 febbraio 2014

trinacria-park-cover1TRINACRIA PARK: i pro ed i contro di un parco tematico in Sicilia

La Fidapa di Fiumefreddo organizza l’incontro: “Trinacria Park: i pro e i contro di un parco tematico in Sicilia“. Sabato 1 febbraio 2014 – h. 17:30 – Casale Papandrea, Via Della Chiesa, Fiumefreddo di Sicilia (CT)

Saranno presenti :
Massimo Maugeri – autore del libro
Francesco Rapisarda – Architetto docente Università Reggio Calabria
Salvo Patanè – Architetto vice sindaco Comune di Giarre
Marinella Fiume – Responsabile Commissione Arte e Cultura Fidapa Distretto Sicilia

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trinacria park fiumefreddo

TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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SEI PER LA SARDEGNA

Sei per la SardegnaSegnaliamo l’uscita del volume “SEI PER LA SARDEGNA“, pubblicato dalla Einaudi per sostenere la causa degli alluvionati in Sardegna della comunità di Bitti

Sei scrittori sardi hanno pensato di riunirsi, mettere a disposizione quello che sanno fare per offrire il loro contributo riconoscente alla causa degli alluvionati in Sardegna. Chi compra questa antologia aiuterà la comunità di Bitti, un paese letteralmente collassato in piú punti, che ha subito gravi danni strutturali.

Francesco Abate, Un uomo fortunatoAlessandro De Roma, E se fosse una malattia?Marcello Fois, L’infinito non finireSalvatore Mannuzzu, Cantata profanaMichela Murgia, L’eredità – Paola Soriga, Grilli in testa

Secondo l’antica saggezza dei sardi l’acqua ricorda. S’abba tenet memoria. Sarebbe a dire che nonostante le siccità, nonostante le costrizioni, nonostante gli interventi, piú o meno onnipotenti degli umani, lei ritorna sempre, esattamente, ostinatamente, al suo alveo. A farcela ritornare è una specie di istinto primordiale, come un pianto che non si riesca a trattenere. All’uomo spetterebbe di considerare quest’istinto, che è anche suo, della sua carne, e costruire il suo progresso senza che questo diventi una bomba a orologeria.

L’alluvione che ha colpito la Sardegna dimostra quanto possa costare, anche in termini di vittime, lasciare che il proprio territorio divenga il campo di battaglia di una guerra tra lo sviluppo malinteso e le forze della Natura. Un’alluvione straordinaria si è detto. Si è detto: un fenomeno imprevedibile. Senza contare che, probabilmente, il fenomeno piú imprevedibile è stata la siccità che per un decennio ha martoriato l’isola.

Dopo tanto silenzio, il fragore detonante degli scrosci di pioggia si è schiantato su una terra che il secco, e l’uomo, avevano radicalmente modificato. Ma, come abbiamo detto, S’abba tenet memoria, l’acqua ricorda, e ricorda dove stava il suo letto nonostante le villette a schiera che gli uomini vi hanno costruito sopra. E ricorda che da sempre, e per sempre, nei casi di piena eccezionale, andava a sversarsi in quelle zone umide che l’uomo ha prosciugato per costruire parcheggi o centri commerciali.

La saggezza dei popoli si spinge sino a capire che qualunque evento eccezionale diventa mortale quando l’uomo ci mette del suo.

Allora che fare? Intanto mobilitarsi per le prime necessità di tutti coloro che hanno perso ogni cosa sotto la piena. E perciò, i sei scrittori sardi di Einaudi – Abate, De Roma, Fois, Mannuzzu, Murgia, Soriga – hanno pensato di riunirsi, mettere a disposizione quello che sanno fare per organizzare una piccola antologia, un instant book a basso costo, da offrire ai lettori perché il loro contributo alla causa degli alluvionati in Sardegna non sembri carità, ma contributo riconoscente. La casa editrice li ha ospitati e incoraggiati. Autori ed editore hanno rinunciato ai proventi.

Per saperne di più:
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PER UN PUGNO DI LIBRI – da sabato 1 febbraio

Segnaliamo con piacere la nuova edizione della storica trasmissione di Rai3 PER UN PUGNO DI LIBRI

Sabato 1 febbraio alle ore 17.00 prende il via la nuova edizione di “Per un pugno di libri”, il programma di Raitre che vede una gara tra due classi scolastiche su un classico della letteratura.

Anno nuovo, nuova collocazione: non più la domenica ma il sabato pomeriggio. Oltre che sui classici si giocherà anche su testi del Novecento e nuovi giochi si aggiungeranno a quelli diventati classici dopo 15 edizioni. Un altro elemento di novità è il collegamento di un tema al libro con il quale si gioca: ad esempio, “Il pranzo di Babette” sarà associato al tema del cibo, “Un borghese piccolo piccolo” alla violenza. La novità principale è costituita però dalla presenza di una nuova conduttrice, Geppi Cucciari, che, sotto lo sguardo attento di Piero Dorfles, memoria storica del programma, animerà la competizione tra i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole secondarie.“Per un pugno di libri” è diventato negli anni un programma di culto. Davanti alle sue telecamere sono passate classi scolastiche di tutta Italia che hanno letto, studiato, discusso e anche criticato i libri di volta in volta oggetto del gioco.
Prende il via la nuova edizioneA giocare non sono soltanto i ragazzi presenti in studio. Anche da casa, tramite il telefono, gli spettatori possono partecipare al programma e aggiudicarsi dei libri in palio indovinando il titolo di un’opera letteraria celebre che si nasconde dietro una definizione fantasiosa e talvolta bizzarra.
Piero Dorfles, “il professore”, costituisce una presenza indispensabile al programma: il suo ruolo è quello di un giudice inflessibile, che ha il compito di tenere alto il nome della Letteratura con la L maiuscola e di difenderla da quanti la confondono con i libri di consumo.
Geppi Cucciari, la nuova conduttrice, non si limiterà a condurre il gioco. Con la sua vena ironica ci aiuterà a collocare il libro della puntata nel suo contesto storico e geografico. E soprattutto ci farà conoscere i ragazzi in gara, le loro aspirazioni, i loro desideri. In questo modo “Per un pugno di libri” non si esaurisce in un semplice gioco letterario. Diventa l’occasione per guardare al mondo degli adolescenti, per conoscerli al di là delle loro competenze scolastiche.
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FestivART della FOLLIA – Torino, 10/26 febbraio 2014

FestivART della FOLLIA

festivart 

FestivART della FOLLIA

 

Festival multidisciplinare tematico: i linguaggi delle diverse discipline artistiche (arti visive, letteratura, teatro, musica) in dialogo creat(t)ivo

sul tema della follia

 

a cura di Silvia Rosa, Antonella Taravella, Salvatore Sblando

in collaborazione con Associazione Culturale ART 10100, Collettivo WSF (Words Social Forum – Centro Sociale per l’Arte), Caffè Basaglia, Libreria Belgravia.

con il Patrocinio della Circoscrizione 7 – Città di Torino

Nel mese di Febbraio 2014 presso il Circolo Arci Caffé Basaglia di Via Mantova 34 Torino, si svolgerà la prima edizione del FestivART della FOLLIA, festival multidisciplinare tematico.

Il programma strutturato nell’arco di tutto il mese prevede dal 10 al 26 una mostra fotografica collettiva e l’esposizione di alcune installazioni; nei giorni 21 e 25 spettacoli teatrali; nei giorni 15 e 16 readings, performances, videoproiezioni.

 

10-26 Febbraio
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ELOGIO DEL PROFESSOR BELLAMORE, di Marco Piscitello (le prime pagine)

ELOGIO DEL PROFESSOR BELLAMORE  coverELOGIO DEL PROFESSOR BELLAMORE (Tullio Pironti editore) di Marco Piscitello (le prime pagine del libro). Ieri abbiamo pubblicato “l’autoracconto d’autore

Voglio essere chiaro con il lettore. Questo è un Elogio, ma non ha proprio niente di una sviolinata. A me non interessa innalzare altari, solo far emergere la verità attraverso i fatti lasciando a chi legge il compito di decidere da che parte stare. Un cronista non ha altro dovere.

Come ho premesso all’Editore all’atto di presentargli il testo, la mia formazione stilistica va fatta risalire al 1965, anno di uscita di A sangue freddo. La mia idea di letteratura risente cioè dell’influenza di autori come Truman Capote, Tom Wolfe e Norman Mailer, padri fondatori di quel New Journalism che nel 1972, con il caso Watergate, avrebbe portato la scarna notizia, nella sua accezione più alta, al potere. Chiamatelo romanzo- verità, reportage, nonfiction novel o come volete, per me conta solo che sia la secca e precisa ricostruzione degli eventi, non paroloni privi di serio riscontro, a convincere chi se le troverà davanti agli occhi che queste pagine sono dedicate a un uomo di valore. Tirare l’acqua al suo mulino altrimenti, a mio avviso, non avrebbe alcun senso.

Lo spirito di alcuni uomini oltrepassa il tempo delle loro esistenze terrene. Il senso delle loro vite anzi, a dir meglio, oltrepassa il concetto stesso di temporalità. Questo libro è dedicato alla vita di un uomo di cui il tempo pare aver smarrito la memoria, ma cui proprio il passaggio degli anni sembra destinato a rendere oggi giustizia. Questo libro è dedicato ad Arthur von Hofmannsthal, lo studioso che si era posto l’obiettivo di cambiare i destini del mondo attraverso un mutamento interiore di tutti noi. Il ricercatore visionario cui un fato iniquo ha tolto dal capo l’alloro della gloria. Il rivoluzionario dai mille pseudonimi figli della fantasia popolare (e qui cito testualmente i giornali e la vox populi, cioè quei soprannomi che gli aveva spontaneamente dato la gente della strada): Professor Inverso, Professor Unione, Professor Uguaglianza, Professor Cupido, Amorino, San Valentino, Genesi, Arcadia, Paciere, Mediamore, Conciliamore, Pacificamore, Sintesi, Casablanca, Doppiosesso, Unisex, Paceamore, Unisesso, Rivoluzionamore, Evadamo. Io, che ho avuto la ventura di conoscerlo forse meglio di tutti nel suo momento di maggior fulgore intellettuale, scelgo di aprire questo Elogio ricordandolo con il nome che, all’ascolto, più di ogni altro gli disegnava in viso un sorriso di soddisfazione: il Professor Bellamore.

Conobbi Arthur von Hofmannsthal ai primi di maggio del 1969 in un bar di Via Mezzocannone (per la precisione Lo Sciuscià) a Napoli. Anzi fu lui, se così può dirsi, a conoscere me. Curvo sul tavolino, una mano alla fronte l’altra stretta alla penna, anche quella mattina stavo cercando parole capaci di ricostruire in una lettera tutto l’amore che nei puri fatti provavo per Lisa Krauss, un’incantevole fanciulla tedesca che avevo conosciuto l’estate precedente ad Amalfi invaghendomene, devo ammetterlo perché corrisponde al vero, perdutamente. Lisa non mi rispondeva da ormai otto mesi (cioè, in effetti, non mi aveva mai risposto), ma io confidavo che lo studio indefesso della sua lingua che conducevo presso la signora Gargiulo (ex amante di un caporale della Wehrmacht ai tempi dell’occupazione) avrebbe finito per convincerla dello stato delle cose nel mio animo e a tornare nella nostra regione  già nel corso dell’estate che stava per sopraggiungere (magari stavolta senza i genitori!). Arthur von Hofmannsthal, mi accorsi d’un tratto, era curvo dietro di me con quella sua caratteristica aria pensosa. Indossava un abito scuro e pareva stesse spulciando una delle sue lunghe basette (un gesto che avrei imparato a riconoscere). Al mio muto interrogativo, esclamò:
“Ah, tu scrive tedesco! Permette?”
Poi si sedette e mi parlò. Fu così che di lì a pochi giorni un misconosciuto studente di letteratura e aspirante giornalista ventiduenne, qual ero, sarebbe diventato assistente personale e amico dell’uomo che più di ogni altro si avviava ad incarnare quell’epoca di cambiamento e rivoluzione dei costumi: il Professor Bellamore.

La vicenda che mi appresto a riportare alla luce, un tempo assurta agli onori caduchi delle cronache e oggi del tutto dimenticata, si svolse, per ciò che più direttamente riguarda me e più globalmente, può dirsi, tutti noi,  tra i primi di maggio e la metà di luglio del 1969. Leggi tutto…

MISURE PER FAVORIRE LA DIFFUSIONE DELLA LETTURA

Il 24 dicembre 2013 è entrato in vigore il DECRETO-LEGGE 23 dicembre 2013, n. 145 (“Destinazione Italia”), nell’ambito del quale sono state emanate misure per favorire la diffusione della lettura. Pubblichiamo, di seguito, i primi comma dell’art. 9 che si occupa della tematica in questione. L’intero testo del Decreto-Legge 145/2013 è disponibile cliccando qui

[Si invitano i lettori a visionare quest’altro post pubblicato in “aggiornamento”]

Art. 9

Misure per favorire la diffusione della lettura

1. Nell’ambito di apposito Programma Operativo Nazionale della
prossima programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari,
previa verifica della coerenza con le linee di intervento in essa
previste ed a seguito dell’approvazione della Commissione europea, e’
disposta l’istituzione di un credito di imposta sui redditi delle
persone fisiche e giuridiche con decorrenza dal periodo d’imposta
determinato con il decreto di cui al comma 5 e fino al periodo
d’imposta in corso al 31 dicembre 2016, per l’acquisto di libri
muniti di codice ISBN.

2. Il credito di imposta di cui al comma 1, fermo il rispetto dei
limiti delle risorse complessive effettivamente individuate per
ciascun anno nell’ambito del Programma operativo nazionale di
riferimento, e’ pari al 19 per cento della spesa effettuata nel corso
dell’anno solare per un importo massimo, per ciascun soggetto, di
euro 2000, di cui euro 1000 per i libri di testo scolastici ed
universitari ed euro 1000 per tutte le altre pubblicazioni.

3. L‘acquisto deve essere documentato fiscalmente dal venditore.
Sono esclusi gli acquisti di libri in formato digitale, o comunque
gia’ deducibili nella determinazione dei singoli redditi che
concorrono a formare il reddito complessivo.
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Marco Piscitello ci racconta ELOGIO DEL PROFESSOR BELLAMORE

marco piscitello

Marco Piscitello ci racconta ELOGIO DEL PROFESSOR BELLAMORE (Tullio Pironti editore)

[Domani pubblicheremo le prime pagine del libro]

di Marco Piscitello

L’idea di “Elogio del Professor Bellamore” nasce dalla recente lettura di un altro testo della medesima collana della Tullio Pironti Editore: “Elogio di Carmelo Bene” di Giancarlo Dotto. Non ne avevo scorse – con grande supponenza da vero intenditore – che poche pagine, quando mi sono reso conto che dell’epopea dell’ultimo genio del teatro moderno io in realtà mi ricordavo poco o niente. E come mai? Eppure, constatazione di personale ignoranza a parte, la scomparsa di Bene non risaliva a un secolo prima, ma solo al 2002. Ed il suo nome aveva riempito per anni giornali e teleschermi legandosi a grandi successi, grandi polemiche e grandi eventi. Può una notizia che ha sollevato clamore venire sostanzialmente dimenticata? Mi sono chiesto. E la risposta è stata: sì. Perché nell’epoca di Internet e delle breaking news le informazioni di ogni genere ci sommergono ormai. E quelle più datate, per quanto siano state rilevanti, finiscono per venire eliminate dalla nostra memoria come files dall’Hardware di un computer troppo pieno. Così mi è venuta voglia di giocare con il tempo e con il concetto di fama, e per farlo ho pensato di utilizzare un argomento che alla fine riguarda tutti: il raggiungimento della perfetta armonia di coppia (se ti siedi a un tavolino con qualcuno e gli rivolgi la domanda sbagliata stai pure certo che te ne parlerà per ore, arrivando sempre a lamentarne, in definitiva, l’impossibilità – ma succede anche se ci pensi da solo). Leggi tutto…

Premio Calvino – LA GIURIA DELLA XXVII EDIZIONE

LA GIURIA DELLA XXVII EDIZIONE del PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino ci ha comunicato i nomi dei Giurati che valuteranno i testi finalisti e decreteranno il vincitore della XXVII edizione. Eccoli di seguito:

Antonia Arslan
Concita De Gregorio
Paolo Di Paolo
Barbara Lanati
Tommaso Pincio

La cerimonia di Premiazione avrà luogo a Torino il 23 Maggio 2014 alle ore 17.30 presso il Circolo dei Lettori in via Bogino 9.

Di seguito, le minibiografie dei giurati.
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UTOPIA e/o DISTOPIA – 3° appuntamento con MARIA ATTANASIO

Il condominio di Via della NotteUTOPIA e/o DISTOPIA – 3° appuntamento con MARIA ATTANASIO

Libreria Prampolini – Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema Utopia e/o Distopia: Ipotesi di scrittori visionari

28 Gennaio 2014 ore 18

MASSIMO MAUGERI contro MARIA ATTANASIO (Il condomino di via della Notte – Sellerio)

Una metropoli contemporanea, «il migliore dei mondi possibili», una società basata su ordine e sicurezza in cui un decalogo ferreo sancisce confini legislativi e morali. Confini che una donna, armata solo di storie e di parole, è in grado di infrangere. Un omaggio alla tradizione distopica di Aldous Huxley e George Orwell, un romanzo visionario e caustico, che racconta una potenziale deriva della nostra stessa realtà.

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© Letteratitudine

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GIORNO DELLA MEMORIA 2014

In occasione del GIORNO DELLA MEMORIA 2014 segnaliamo…

– Il forum su LetteratitudineBlog

– La pagina dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane

– Tutti i libri sull’Olocausto e la Shoah elencati da WUZ

– Il Giorno della Memoria a Siracusa

– Lia Levi racconta “Una bambina e basta” (video)

– Approfondimenti su: la Repubblica, il Corriere della Sera, La StampaPanorama Leggi tutto…

IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel (le prime pagine del libro)

In occasione del “Giorno della memoria 2014“, in esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il primo capitolo del volume IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel, pubblicato dalle edizioni e/o (traduzione dall’inglese di Maria Grazia Cappugi)

Una vita salvata dalla tragedia giorno per giorno, grazie a una speranza inesauribile e alla forza della scrittura: parole strappate alla morte scritte fortunosamente su avanzi di sapone e sugli stracci dei prigionieri destinati alla camera a gas, talvolta pezzetti di carta barattati al mercato nero del campo con un pezzo di pane

Frank Stiffel è nato in Polonia, a Lvov, il 23 novembre 1915. Ha studiato medicina in Francia, in Belgio (dove ha diretto un circolo di poesia) e in Italia. É stato internato nel campo di Treblinka e, dopo la fuga, in quello di Auschwitz. Scampato allo sterminio, incontra in Italia la donna dell’anello, Ione Sani, che sposerà nel 1946. Nel 1950 raggiunge il fratello Max a New York dove intraprenderà la sua carriera letteraria. “Il racconto dell’anello” vincitore dell’Editor’s Book Award, è il suo primo romanzo. Frank Stiffel è morto a Flushing, New York, nell’ottobre del 2011, questa è la sua storia.

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La scheda del libro
Frank è un poeta, un idealista, l’ultimo di quattro figli di un agiato commerciante ebreo di Lvov, in Polonia. Studia medicina e sta ultimando il suo tirocinio quando nel settembre del 1939 le prime bombe tedesche lo sorprendono presso l’ospedale ebraico della sua città. Da un giorno all’altro la situazione precipita: prima l’invasione russa, poi quella tedesca, il trasferimento nel ghetto di Varsavia e, infine, la deportazione a Treblinka dove perderà tutti i suoi cari. Frank riesce a fuggire, ma viene nuovamente catturato e deportato ad Auschwitz. Sopravvivrà e incontrerà una donna cambierà per sempre la sua vita, la stessa donna che accompagna i suoi sogni dai giorni terribili di Treblinka, lo stesso volto incastonato nell’anello da cui non si separerà fino alla fine dei suoi giorni. Questo libro è la sua testimonianza, una vita salvata dalla tragedia giorno per giorno, grazie a una speranza inesauribile e alla forza della scrittura: parole strappate alla morte scritte fortunosamente su avanzi di sapone e sugli stracci dei prigionieri destinati alla camera a gas, talvolta pezzetti di carta barattati al mercato nero del campo con un pezzo di pane.

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Il primo capitolo de IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel – edizioni e/o (traduzione dall’inglese di Maria Grazia Cappugi)

CAPITOLO PRIMO
Patriota polacco

La mia storia ha inizio il 1° settembre del 1939, poco dopo
che le prime bombe naziste erano cadute su Lwów, in
Polonia, e il primo carico di vittime, ferite e uccise su un
tram che passava per ulica Sloneczna, era stato portato all’Ospedale
ebraico, dove io stavo terminando il mio tirocinio estivo
da medico. Con l’odore del sangue caldo ancora nelle narici e
l’immagine dei corpi massacrati nella mente, stavo in mezzo alla
folla che si era ammassata intorno alla statua del poeta e patriota
dell’Ottocento Adam Mickiewicz. Intonammo il vecchio inno:
«Non consegneremo la terra che ci ha generato; non permetteremo
che la nostra lingua sia sepolta; noi siamo la Nazione
polacca, il Popolo polacco, i discendenti del regno dei Piast; noi
ci metteremo in marcia al richiamo del corno d’oro – e che Dio
onnipotente ci aiuti». Quando arrivammo alla strofa «e che Dio
ci aiuti» tutte le mani destre si alzarono in un giuramento so –
lenne. Le lacrime mi soffocavano mentre continuavo a pensare:
“Così, questa è la guerra. Questa è la patria, e io e tutti gli altri,
polacchi ed ebrei, siamo suoi figli. Siamo tutti fratelli. Abbiamo
una causa comune”.
Intanto la folla si era trasformata in un immenso esercito di
persone che marciavano prima verso il Consolato francese, poi
verso quello inglese, per spingere i consoli a chiedere ai rispettivi
governi di dichiarare guerra alla Germania. E, mentre marciava,
la folla cantava: «Su Hitler, su, appeso al palo della luce,
che il miserabile perda la sua anima dannata». Leggi tutto…

GIORNO DELLA MEMORIA a Siracusa

giorno della memoria (foto)Giorno 27 gennaio 2014 – GIORNO DELLA MEMORIA
Palazzo Impellizzeri – Via Maestranza, Siracusa, ore 15,00
“I ragazzi delle scuole riscrivono l’olocausto”

[Clicca sull’immagine per ingrandire]

La compagnia dei Pupari Vaccaro Mauceri darà corpo ai loro testi, ispirati al romanzo Effatà di Simona Lo Iacono, attraverso l’antica opera dei pupi.

Scuole partecipanti:
Liceo scientifico Corbino, Siracusa
Liceo Quintiliano, Siracusa
Istituto geometra Filippo Iuvara , Siracusa
Liceo classico Spedalieri, Catania
Liceo classico Paternò
Liceo classico di Avola
Istituto tecnico di Avola
Liceo Leonardo da Vinci Floridia


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LETTERARIA – Il Premio

letteraria def-09LETTERARIA – Il Premio

Letteraria è un Premio per la narrativa edita, attorno al quale prendono vita le Giornate di Letteraria: incontri, seminari, reading, narrazioni altre i cui protagonisti indiscussi sono i libri e la lettura, gli strumenti più adatti per comprendere e affrontare in modo critico la complessità del presente e necessari a trasformare il progresso in sviluppo della civiltà.

La manifestazione è ideata dall’Associazione Letteraria con sede nella Città di Fano (Provincia di Pesaro e Urbino), realizzata in collaborazione con Confcommercio Provincia di Pesaro e Urbino, Riviera Incoming T.O.,con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Fano e della Camera di Commercio della Provincia di Pesaro e Urbino, e si svolgerà nelle giornate di venerdì 31 ottobre, sabato 1 e domenica 2 novembre 2014.

Il Premio – costituito da due sezioni distinte, una per un’opera di narrativa di un autore italiano (3.000 €) e una per il traduttore della migliore opera straniera tradotta (2.000 €) entrambe edite in Italia nel corso dell’ultimo anno – ambisce a collocarsi entro l’orizzonte dei maggiori Premi letterari nazionali dedicati alla narrativa. Rispetto alle esperienze già esistenti, tuttavia, ha una connotazione nuova: la giuria del premio sarà costituita da gruppi di lettura nati all’interno delle Scuole Secondarie di Secondo grado della nostra provincia, quali lettori privilegiati da coltivare, stimolare e formare. Questo perché riteniamo che la scuola sia uno dei luoghi da cui muove la cultura e gli studenti – i lettori potenziali – coloro che possono rinnovarla.

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CATANIA MEDITERRANEA

CATANIA MEDITERRANEA

di Pinella Leocata

Quale ruolo, quale vocazione, quale sviluppo è pensabile per fare di Catania una città euromediterranea, non solo dal punto di vista geografico? In attesa che si definisca la normativa che istituisce le città metropolitane, quali strumenti possono essere utilizzati per rilanciare la nostra città attraverso la gestione del territorio? E quale carattere identitario valorizzarne nell’ottica del rilancio culturale e turistico? E ancora. Cosa fare per mettersi in rete con altre città del Mediterraneo? Come uscire dalla gabbia del tardo Barocco nella quale la città si è rinchiusa sebbene abbia avuto, soprattutto negli anni Venti del secolo scorso, importanti architetti che, con le loro opere, hanno partecipato al dibattito internazionale? E, poi, cosa vuole la città? Cosa chiede la committenza istituzionale e spontanea? Quali strumenti di partecipazione dal basso possono essere utilizzati per fare pesare la propria voce?
Questi gli argomenti al centro dell’incontro che si è tenuto lunedì pomeriggio alla Pinacoteca provinciale, nell’ex chiesa di San Michele minore, promosso da Communitas e da altre associazioni. Ospite d’onore il prof. Ezio Godoli, docente di Storia dell’Architettura e di Lineamenti di Storia dell’Arte all’Università di Firenze. Da lui, innanzitutto, una premessa. In questa fase di crisi economica si è registrato, anche nel campo dell’architettura, un taglio pesante ai finanziamenti per la ricerca e un cambio di orientamento per cui gli unici fondi stanziati per la cultura sono quelli che hanno risvolti pragmatici e una forte ricaduta sui territori. Non a caso uno dei pochi finanziamenti europei di questi ultimi anni è quello indirizzato allo studio delle architetture e delle città dei regimi totalitari perché nell’Europa dell’Est e nelle disgregate Repubbliche sovietiche è necessario provvedere al riuso, e al ripensamento estetico, dell’immenso patrimonio edilizio realizzato con il sistema della prefabbricazione. Per quanto riguarda Catania, per esempio, si potrebbe puntare sull’Art Dèco di cui la nostra città ha esempi notevoli e che è diffusa in molte capitali del bacino mediterraneo quali Tunisi, Algeri, Casablanca, e poi Valencia e alcune città della Costa Azzurra. Città del Mediterraneo con cui Catania potrebbe mettersi in rete per studiare e ricostruire insieme i reciprici rapporti storici. Anche perché, come a Tunisi, gran parte delle architetture e delle espressioni delle arti decorative di quegli anni sono opera di siciliani e, in particolare, di artigiani e maestranze d’arte provenienti da Ispica, Rosolini, Sortino, Canicattini Bagni. Molti di loro, finito il periodo d’oro nei centri di provenienza, espatriarono in Africa e vi lavorarono con successo. Leggi tutto…

IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO, di Giovanni Parlato (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO di Giovanni Parlato (Felici edizioni). Ieri abbiamo pubblicato “l’autoracconto d’autore“…

I – LA TELEFONATA

La veste a fiori su sfondo azzurro era smossa da un tiepido scirocco quando la sua mano forte afferrò il manico della zappa poggiato sbilenco sul tronco di un carrubo. I suoi capelli bianchi erano avvolti in una crocchia, il suo ovale era tondo come i suoi occhi, mentre sulle gambe appena scoperte s’intravedevano i segni dei tanti figli che aveva avuto. Camminava con i sandali fra la terra umida della notte. Poi, si fermò e guardò il cielo e la zappa fece un ampio giro sopra la sua testa per poi affondare nella terra. Una, due, tre volte. Fino a quando la lama andò a cozzare contro qualcosa. Quindi, l’anziana donna si piegò sulle ginocchia e cominciò a scavare con le mani. Là sotto era nascosta una cassetta di legno. Da una tasca della veste prese una chiave e aprì quel piccolo forziere pieno di soldi. Prese due banconote e ripose la cassetta là dov’era ricoprendola di terra. Si avvicinò al carrubo dove mise la zappa al suo posto e uscì. Andò dal pescivendolo e, sulla strada di ritorno, comprò anche due bottiglie di birra. Quando mi sedetti a tavola trovai un vassoio di gamberoni e un vassoio di triglie. E la birra, fresca di frigorifero.
Appena un attimo e mi sveglio quando la luce del sole comincia a filtrare dalle imposte.
Ho sognato mia nonna.
Mi trovo a casa di mio padre, a Livorno, mentre mia madre è in Sicilia. Sento squillare il telefono. Forse per questo mi sono svegliato. «Pronto» dice debolmente la voce di mio padre. Una lunga pausa di silenzio e me ne sto in attesa fino a quando sento mormorare: «Su, Mariuccia» e capisco che mia nonna è morta. Me lo aspettavo. Ho lasciato mia moglie, la casa editrice, Milano per stare due giorni con mio padre. E, ora, quella telefonata giunta alle prime luci del mattino. Non sono sconvolto, non piango, rifletto solamente se sia il caso di scendere in Sicilia per i funerali. In fondo, sono qui per questo. Dapprima penso al lavoro e alla fatica del viaggio e credo di avere buoni motivi per non andare, ma c’è quel sogno come se mia nonna avesse voluto farmi un ultimo dono. Il ricordo dell’immagine di lei che non mi saluta più all’arrivo del treno fa sbandare la mia memoria: la ricordo a San Leone quando mi faceva trovare la colazione pronta, la ricordo quando venne a Livorno per il giorno della mia laurea, penso a tutto quello che non ho fatto, avrei voluto parlare con lei e farmi raccontare i ricordi importanti della sua vita. Mi  vedo davanti  a  lei con un registratore, mentre lei parla e il nastro gira. E, ora, immagino di tirare fuori del cassetto i colloqui di ore e ore, premo un tasto e la sua voce mi racconta di quando conobbe nonno, del giorno indimenticabile in cui avvenne il fidanzamento. Il mio dolore è non avere fatto tutto questo, non avere la sua voce da ascoltare. Ora, non resta che scendere per l’ultimo abbraccio.
Sullo smartphone cerco i voli. Ma non ci sono più posti liberi sugli aerei per la Sicilia. Il  mezzo più veloce è il treno del sole. Io e mio padre dovremmo essere ad Agrigento domani alle 15. Prima di prendere il taxi per la stazione, ho telefonato a mia moglie a Milano e le ho detto di nonna, della partenza, le ho dato appena il tempo di salutarmi.

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II – ODORE DI STALLA
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Giovanni Parlato ci racconta IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO

parlato3Giovanni Parlato ci racconta IL QUADERNO PERDUTO DI PIRANDELLO (Felici editore)

[Domani pubblicheremo uno stralcio del romanzo]

di Giovanni Parlato

Per quale motivo l’editor di una casa editrice milanese vola a Bonn e suona il campanello di uno scalcinato palazzo di periferia? E chi è Kurt Wielm, l’uomo che gli sta aprendo la porta? E’ un uomo disperato, “una botte di birra sul punto di scoppiare”. Quest’uomo dagli occhi spenti, conserva un segreto. Per questo, l’editor ha bussato a casa sua.
Sotto il lavabo della cucina, dentro una cassetta di legno che un tempo conteneva bottiglie Chardonnay, si trovano fogli sparsi e un vecchio quaderno. Sfregando col polpastrello, affiora una copertina nera e all’interno, sulla targhetta, un nome: Luigi Pirandello. E una data: Agosto 1879. E come l’editor sfoglia il quaderno, riconosce la calligrafia del grande drammaturgo a partire da quella lettera effe “un puledro fra le altre lettere, scalpitante, giovane”.
Così l’editor si ritrova fra le mani la prima novella inedita scritta da Pirandello all’età di 12 anni. Comincia a leggere il racconto ed è come se una luce tenue e fioca diventasse sempre più chiara. In quella novella, c’è qualcosa di familiare, qualcosa di conosciuto che scorre nelle vene di chi sta leggendo. Fofò, il nome del personaggio di Pirandello, è anche il nome della nonna dell’editor, ma non solo: identica la storia. Fofò aveva sposato un carrettiere, Gaetano, divenuto un casellante. Una vita da un casello a un altro nella Sicilia più pietrosa e selvaggia spargendo per il mondo la speranza affidata a otto figli.
Strane coincidenze. In cui la finzione e la realtà cominciano a inseguirsi fin da questa parte iniziale del romanzo. Fino a quando, inaspettatamente, sono bianche le pagine del quaderno  e incompiuta si rivela la prima novella di Pirandello. Dopo l’iniziale smarrimento, l’editor individua la strada. Sarà lui a proseguire la novella e il romanzo è la storia di questa prosecuzione, di una partita che si apre tra il piano della realtà che trova nell’editor il suo protagonista e il piano della finzione che trova il suo protagonista in Pirandello che si fa egli stesso personaggio: ora fanciullo, ora capocomico.
Una partita fra l’editor e il drammaturgo al centro della quale ci sono i personaggi della novella. A chi spetta la paternità di questi personaggi? A colui che con la sua penna li ascolterà e proseguirà la loro storia o allo scrittore dalla cui fantasia sono nati? Una sorta di rovescio della medaglia di “Sei personaggi in cerca d’autore” dove – là – non c’era un autore, mentre qui sono due gli autori a contendersi la paternità. Leggi tutto…

L’UTOPIA DI VINCENZO CONSOLO

Ricordiamo lo scrittore Vincenzo Consolo (scomparso il 21 gennaio di due anni fa) pubblicando questo articolo inviatoci dal critico letterario Giuseppe Giglio.

Ne approfittiamo altresì per segnalare il post OMAGGIO A VINCENZO CONSOLO pubblicato su LetteratitudineBlog e ancora “aperto” per eventuali nuovi contributi

L’UTOPIA DI VINCENZO CONSOLO: ITACA SENZA PROCI

di Giuseppe Giglio

«La mia ideologia, o se volete la mia utopia, consiste nell’oppormi al potere, nel combattere con l’arma della scrittura – che è come la fionda di David, o meglio come la lancia di don Chisciotte – le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo». Così Vincenzo Consolo – l’ultimo dei tre grandi scrittori siciliani (insieme a Leonardo Sciascia, il suo maestro; e a Gesualdo Bufalino), scomparso il 21 gennaio 2012 – chiudeva quell’autobiografica intervista che è Fuga dall’Etna (1993), nel segno della responsabilità morale dello scrittore: che gli veniva dall’autore de I promessi sposi e della Storia della colonna infame. A lui che avrebbe cesellato l’epigrafe del suo ultimo romanzo, Lo spasimo di Palermo (1998), su queste parole di Prometeo: «Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore». A lui che (fin dal libro d’esordio del ’63: La ferita dell’aprile, dal titolo emblematico, e nel quale molto aveva creduto il grande Nicolò Gallo, sciamanico inventore di scrittori) aveva voluto essere narratore di memorie perdute, obbedendo ad una ferrea volontà di smascheramento delle imposture della storia e della politica. A lui che – oscillando tra Piccolo e Sciascia, Pasolini e Buttitta, e sulla scia del barocco Daniello Bartoli – quelle memorie ha sciolto nel canto della sua prosa razionalista e barocca, forgiata in una peculiare officina: dove, da finissimo artigiano qual era, in una sorta di felice complicità tra incanto e ragione, era scivolato  (da scrittore, più che da filologo) lungo l’antica e feconda verticalità della nostra lingua, tra le pieghe del dialetto, gli innesti stranieri, gli esempi letterari della tradizione. Per invenire parole ancora dotate di intrinseca purezza, ancora non consumate, non mercificate; e sedurre così verità nascoste, nel tentativo di restituire il senso delle azioni degli uomini.
E ne ha trovate tante, di parole, Consolo, nel corso di quell’indimenticabile viaggio che fino alla fine dei suoi giorni ha compiuto: a mostrare l’uomo continuamente oltraggiato e ferito, a dar corpo e sangue alle tante vite avvilite, mortificate, disfatte, dimenticate. Da infaticabile viandante sempre a disagio, che ogni tappa reinventava nel sortilegio di una narrazione originalissima, di un’irrinunciabile utopia. Da inquieto e letteratissimo Ulisse, che, dopo aver ascoltato, senza fermarsi, l’ennesima sirena, continuava a sognare un’Itaca senza Proci: per affidarla a quel brulichio di alchimie sintattiche, di fermentazioni lessicali, di eccitazioni prosodiche che è la sua scrittura. Nel segno di un abbandono al primato del giudizio conoscitivo e morale della letteratura, di quel «varco verso la genuina esperienza dell’esistenza umana», oltre e contro la lingua del potere, dei poteri, per dirla con Max Frisch (il grande narratore, diarista e drammaturgo svizzero). Una finzione, la letteratura, che smaschera altre finzioni. Una menzogna, avrebbe detto Manganelli, che inventa le verità che mancano alla realtà: laddove la scrittura diventa una «legittima difesa contro l’esperienza dell’impotenza», per citare ancora Frisch, che mai ha smesso di credere nel sogno, nell’utopia della letteratura, ovvero «l’utopia secondo la quale la condizione umana potrebbe essere diversa». E Consolo la sua menzogna, la sua utopia, le ha affidate ad una prosa che ha spesso i toni e la cadenza della tragedia; ad una «metrica della memoria» (come ha detto una volta lo stesso scrittore). Da cui non di rado affiora un ironico sottofondo: ora grottesco, ora parodistico.
Una metrica, una cantilena: piacevolmente udibile in un capolavoro come Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976), o in Nottetempo, casa per casa (1988), che con Lo spasimo di Palermo forma una splendida trilogia romanzesca. Per non dire di Lunaria: una fiaba del 1985, che significò il rifiuto della forma romanzo: l’abbandono della storia per il mito, della prosa per la poesia. O di Retablo (1987) e di Le pietre di Pantalica (1988). Un romanzo ed un volume di racconti, questi ultimi: un viaggio fisico e insieme metafisico, per ridare un necessario ordine al caos. E ne Lo spasimo di Palermo (la vicenda di uno scrittore che rischia di non scrivere più, nell’Italia delle stragi di mafia), Consolo racconta il capitolo forse più vero e attuale del nostro Paese: che sempre di più somiglia a una sorta di «materno confessionale di assolvenza», in cui tanti fanno peccato, ma nessuno è colpevole. Sarebbe poi venuta quella straordinaria partitura di saggi – sui miti e le memorie del Mediterraneo, ma soprattutto sulla Sicilia e i suoi scrittori – che è Di qua dal faro (1999). Dopo – a parte due titoli, entrambi del 2009: Nerò metallicò. Un racconto con dodici finali (Gremese Editore) e Il corteo di Dioniso (La Lepre) – il silenzio: perché anche Consolo, come l’ultimo Sciascia, oramai temperava una matita dalla punta sempre più fine, ma che non scriveva più. È stato però un silenzio attivo, per così dire; che suonava (e suona) quale dolorosa, ineludibile denuncia della barbarie incalzante. Leggi tutto…

OMAGGIO A CLAUDIO ABBADO

Ricordiamo il Maestro CLAUDIO ABBADO, scomparso oggi – 20 gennaio 2014 – proponendovi la visione di questo documentario a lui dedicato…

Approfondimenti su: la Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero
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GIORNO DELLA MEMORIA a Catania

giorno della memoria ct 23.1.14
(clicca sull’immagine per ingrandire)
GIORNO DELLA MEMORIA a Catania – giovedì 23 gennaio 2014 – ore 17

Aula Magna dell’Università – Piazza Università, 2 – Catania

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INTERVISTA A TERESA CIABATTI – Tuttissanti

Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (edito da “Il Saggiatore”). Di seguito, un’intervista all’autrice.

di Massimo Maugeri

È un romanzo attualissimo “Tuttissanti” di Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice di Orbetello, residente a Roma, di cui ricordiamo la pubblicazione dei romanzi “Adelmo, torna da me” (2002, Einaudi Stile Libero- da cui è stato tratto un film), “I giorni felici” (2008, Mondadori), “Il mio paradiso è deserto” (2013, Rizzoli). Una narrazione, quella di “Tuttissanti“, che indaga su alcune distorsioni della nostra contemporaneità legate all’apparenza, ai sogni effimeri e alle loro strumentalizzazioni. Ne ho discusso con l’autrice…

– Teresa, come sai sono sempre molto incuriosito dal processo che porta alla nascita di un libro. Raccontaci qualcosa sulla genesi di “Tuttissanti”. Come nasce? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte d’ispirazione?
Esco poco di casa. Guardo molta televisione. Nella mia giornata la televisione è più reale della realtà. E questo è un libro patologicamente autobiografico. Come se parlassi della mia famiglia. Lo schermo si è abbattuto, io sono entrata dentro, o forse loro sono usciti fuori. E loro non sono quelli che raccontano i giornali. Sai quando la madre dell’omicida dice: lui non è così come lo descrivete voi, è una persona gentile, educata, non farebbe male a una mosca, vive per Tommy, il suo adorato bassotto? Ecco, diciamo che io in “Tuttissanti” sono questo. La madre dell’assassino che racconta di Tommy.

– Il titolo del romanzo è molto particolare: perché “Tuttissanti”?
Perché le immaginette del televoto, i quadratini delle facce dei concorrenti, ricordano le immagini votive. Votalo è il pregalo dei santini.

– Come epigrafe del libro hai scelto uno stralcio di una lettera che Rosa Rubicondi ha scritto al figlio Riccardo, fratello del più famoso Rossano (pubblicata su DiPiù, giugno 2013). Cos’è che ti ha colpito principalmente di quelle parole?
L’idea di successo e fallimento, dove il successo coincide con l’esistenza stessa, l’esserci.
Si esiste solo sotto la luce dei riflettori, davanti alla lucina rossa della telecamera. Tutto quel che si realizza al di fuori è nulla. Oblio. La frase di Rosa Rubicondi – “Vedi, figlio mio, tu sei sempre stato bellissimo. Negli anni Novanta, quando facevi il modello, lo stilista Enrico Coveri ti aveva definito Dio sceso in Terra per la perfezione del tuo viso e del tuo corpo. Fu così che Rossano, più piccolo ma con tanta voglia di diventare qualcuno nella vita, iniziò a emularti, eri la sua guida in un ambiente, quello della moda, che lui imparò a conoscere grazie a te. (…) Di lì a poco è arrivato il successo per lui e, come madre, sono fiera dei traguardi che ha raggiunto. E tu, cosa hai fatto? Niente.” – questa frase di una madre al figlio è una tragedia greca, Medea, in cinque righe.

– Proviamo a conoscere i personaggi principali, partendo da Luciano Lualdi. Che tipo di persona è? E come vive il suo “status” di noto impresario del cosiddetto star system?
Lucio Lualdi è Lele Mora. E poiché lui ha apprezzato il ritratto, posso parlare senza lo schermo dello pseudonimo. Mora è l’inventore della televisione degli ultimi vent’anni. È Geppetto e Mangiafuoco allo stesso tempo (definizione di Francesca Serafini). Come Geppetto crea (l’unico agente in Italia, Presta e Caschetto lavorano con le star), e come Mangiafuoco distrugge. Quando Mangiafuoco starnutisce sai che si sta commuovendo. Ecco, io ho provato a raccontare lo starnuto del mio Mangiafuoco.

– Poi c’è il giovane Christian Russo, la cui vita e il cui destino di incrociano con quelli di Lualdi/Mora. Parlaci di Christian. Chi è? E cosa vuole dalla vita? Leggi tutto…

TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (le prime pagine del libro)

teresa ciabatti tuttisanti finzioni magazine Tuttissanti | Teresa CiabattiIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo TUTTISSANTI, di Teresa Ciabatti (Il Saggiatore). Domattina pubblicheremo un’intervista all’autrice…

La scheda del libro
Il male supremo, quello banale e terrestre, disappropriante e dissociativo, esiste. Il male è Luciano Lualdi, l’impresario più importante dello star system nostrano, l’uomo che influisce sulla vita politica e sottoculturata dell’Italia targata talent. Demiurgo spietato di tronisti palestrati e starlette anoressiche, Lucio succhia dall’interno la linfa vitale dei nuovi ragazzi di vita: la folla votata al palcoscenico per imporre il proprio nome, le proprie vocazioni inesistenti, la propria inconsistenza – cifra di un’intera nazione ipnotizzata davanti allo schermo televisivo.
Ingenua vittima sacrificale è Christian Russo, muscoloso, ventenne, occhi chiari trasparenti, con una malattia che gli rode l’anima e una che gli toglie il respiro. Christian, il burattino, e Lucio, l’arbitro dei destini: un incastro tra identità speculari, perfetto fino quando l’ironia tragica della realtà stravolge quell’equilibrio.
A raccontare questa storia è Teresa Ciabatti, cantrice della nostra contemporaneità, con meccanismo narrativo perfetto, che si intrude nel vilipendio morale e fisico che è la cifra del nostro presente. La scrittura affonda il bisturi laddove la malattia scintilla, sprofondando nell’epica trash italiana di oggi, che in Tuttissanti si narra e trionfa, in una ricognizione drammaturgica del disagio e del formidabile di un’epoca. Una forma di racconto che pendola tra realismo apparente e trance, tutt’altro che immaginaria.

* * *

Le prime pagine di TUTTISANTI, di Teresa Ciabatti (Il Saggiatore)

«Mi stia a sentire, è una forma lieve, sennò
omettevo non crede? Faccio sport senza problemi,
tre quattro volte a settimana» afferma
il ragazzo che si chiama Christian e sarà
il quinto.
Non sarà il primo, sarà il quinto.
Chi gli siede di fronte, al di là della scrivania,
sa che è il quinto, non il primo.
L’uomo riceve i candidati in ufficio. Cerca
di incontrare tutti, anche quelli che non gli interessano,
e questo non gli interessa, già lo sa,
lo ha saputo subito dalle foto del book: il book
di un ragazzo qualunque.
«Faccio boxe a livello dilettantesco» continua
il ragazzo. «Incontri, dimostrazioni, cose
così, e se mi viene un attacco» tirando fuori la
pompetta «basta uno spruzzo» dice avvicinandola
alla bocca.
Con una parola o un semplice cenno del capo,
l’uomo dietro la scrivania decide i destini
dei ragazzi, dispone delle loro giovinezze.
Scuote la testa, eccolo il cenno. E precisa: «In
questo mestiere ci vuole grande resistenza, non
è come sembra da fuori, certa gente per denigrare…
non lavori in miniera, per carità, però ti
assicuro che in quanto a sforzo fisico…». Leggi tutto…

MIA MOGLIE E IO, di Alessandro Garigliano (un capitolo del libro)

Alessandro GariglianoAlessandro Garigliano ci racconta il suo romanzo MIA MOGLIE E IO (edito da Liber Aria). In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un capitolo del libro…

 

di Alessandro Garigliano

Con il passo di una ballata, il protagonista di “Mia moglie e io” si impegna perché la precarietà non lo annienti del tutto. Al ritmo di un montaggio alternato, da un lato si inventa un mestiere: insieme alla moglie mette in scena atti efferati, interpreta diversi cadaveri girando cortometraggi che gli possano dare un giorno una parossistica notorietà. Dall’altro, racconta i lavori che ha svolto a tempo determinato: esperienze da manovale, da commesso libraio e da orientatore. Lavori esercitati con sovrumano impegno e ossessiva epicità.
Visualizzazione di COPERTINA_GARIGLIANO_DEF_16 settembre_DEF-01 copia.jpgLa ballata incede con un registro umoristico – con un humour nero che informa e deforma – e la danza soprattutto si svolge tra il protagonista e la propria sconfitta, la depressione, che assume cangiante di volta in volta sembianze diverse, ma che in sostanza è una donna con la quale e contro la quale si instaura un rapporto sensuale e perverso, di repulsione e attrazione.
Ma il controcanto di una tale esistenziale lotta per la sopravvivenza è la dolcissima storia d’amore. La moglie del protagonista è la sua anima complementare. Speculativo lui, pragmatica lei; astrattamente furioso l’eroe, altrettanto dialogante l’amata. La quale, pur essendo precaria, insegnante di scuola media, mostra al marito, narrando le proprie esperienze scolastiche, la possibilità di salvezza, che non è la scoperta del punto morto del mondo, ma l’azione quotidiana e ostinata, il dubbio che indaga e non risolve, ignorando la resa.

* * *

Alessandro Garigliano è nato nel 1975 a Catania, dove vive. Ha lavorato in ambito editoriale. Collabora con minima&moralia. Ha creato e cura il diario culturale liotroblog.com. Mia moglie e io è il suo primo libro, segnalato alla XXV edizione del Premio Calvino.

* * *

Visualizzazione di COPERTINA_GARIGLIANO_DEF_16 settembre_DEF-01 copia.jpgUn capitolo MIA MOGLIE E IO (edito da Liber Aria) di Alessandro Garigliano

Il naso

di Alessandro Garigliano

Trovandomi in simili condizioni, il naso di mia moglie d’istinto fiutava un afrore di carogna sospetto; poi, appurata l’apparente falsità dell’allarme, si placava e riprendeva ad annusare gli odori domestici. Io salutavo, il naso e mia moglie, con la mano che non reggeva il libro, e riprendevo subito dopo a grattarmi la schiena, la pancia, i capelli, gli stinchi, i fianchi, i polpacci, ciclicamente.
‒ Mi ascolti?
Sempre questa domanda. Bastava che mi deconcentrassi pian piano dal libro che stavo leggendo, e indirizzando l’attenzione verso di lei – era solo questione di tempo – avrei inteso tutto quello che aveva da dirmi.
Nel frattempo, camminando lungo il corridoio, si sfilava i vestiti di fuori, la giacca del tailleur nero funereo, saltellava e parlava, si toglieva i pantaloni, alzando ora l’uno ora l’altro piede in sequenza, e la canotta, restando in reggiseno e mutande.
‒ Ci tiene ai ragazzi, li segue, li fa lavorare a piccoli gruppi.
Allora chiudevo il libro cercando di focalizzare il soggetto, evitando di chiedere di chi stesse parlando. Simulavo una comprensione totale dei fatti e la guardavo prepararsi a indossare la divisa domestica. Stendeva i due pezzi della tuta sul letto matrimoniale.
‒ Li fa lavorare molto con le mani, affinando la loro capacità di conoscere attraverso il tatto – diceva esibendo la sua straordinaria capacità olfattiva, passando al setaccio l’indumento disteso sul letto e, se la diagnosi era negativa, iniziando a metterlo addosso. La felpa per prima.
‒ Al buio, mi ha raccontato di averli fatti lavorare senza luce, con un pezzo di creta.
Era talmente eccitata che era rimasta nell’oscurità con la testa dentro il collo della felpa continuando a parlare.
‒ Li invitava a manipolare la materia cercando di creare forme semplici: posacenere, cornici, portapenne. Hai idea dei vantaggi che si possono avere plasmando la materia? Della sensibilità che si acquista?
Le mie mani in effetti fremevano mentre lei si adagiava seduta sul letto e calzava i pantaloni della tuta alzando prima una gamba nuda e poi l’altra. Allora mi avvicinavo planandole sopra leggero e poi abbassandomi le depositavo, come nessun altro collega avrebbe potuto mai fare, un piccolo bacio sulla guancia dolcissima. Leggi tutto…

SALVATORE SATTA: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

SALVATORE SATTA: IL GIORNO DEL GIUDIZIO

di Simona Lo Iacono

A Nuoro la notte non è mai veramente notte, somiglia piuttosto a un’impostura, una di quelle visioni che gli hanno insegnato a tenere a bada con quattro trecce d’aglio e molti scongiuri.
Salvatore Satta non ha mai creduto alle storie di donne scarmigliate che portano sfortuna, alle favole di spiriti e demoni che si aggirano dannati. Tuttavia, adesso che è anziano e siede nel vecchio studio da notaio del padre, ha cominciato a pensare che qualche consistenza, le ombre, debbano averla.
Non si spiegherebbe altrimenti quel continuo andirivieni che da un paio di giorni lo tormenta. Quel bussare alla porta con nocche accorate e arruginite. Brutta mania quella dei fantasmi, pensa aprendo l’uscio per farli entrare, vendendoseli sfilare innanzi compunti e sbalestrati. Brutta mania.
E dire che appartiene a una illustre generazione di razionalisti. Ultimo figlio del notaio Salvatore Satta e di Antonietta Galfrè, si era laureato a Sassari in Giurisprudenza nel 1924, per diventare uno dei più eminenti cattedratici e commentatori del codice di procedura civile.
A nulla, tuttavia, è valso quel lungo esercizio su codici e leggi se adesso, e proprio sul finire della vita, ha deciso di lasciar parlare gli spettri.
Certo, la vecchiaia è il luogo dei commiati e dei bilanci, ed è forse per questo che le anime dei trapassati fremono e sbraitano con un chaicchiericcio che – infine – lo ha convinto: ma sì, darà loro una voce e ad ognuno offrirà ciò che in fondo va cercando: un giudizio.
Questo solo vogliono infatti da lui le ombre, “di essere liberate dalla loro vita”. Ma, perché ciò avvenga, bisogna che il grande fiume del vivere si arresti in quell’ “atto antiumano, inumano” che è il giudizio, “un atto – se lo si considera nella sua essenza – che non ha scopo”. Ma “di quest’atto senza scopo gli uomini hanno intuito la natura divina, e gli hanno dato in balìa tutta la loro esistenza”.
Per questo tutti ambiscono a essere giudicati, perchè con quell’atto finale possano trovare compimento e senso, addormentarsi finalmente affrancati dal peccato capitale, “il peccato di essere vivi”.
Ne “Il giorno del giudizio” (Adelphi, 1990) gli abitanti di Nuoro sfilano innanzi a Salvatore Satta, tutti gli consegnano il loro essere stati: donne che “sognavano e intristivano nella clausura”, pastori, banditi, oziosi e preti, vagabondi e prostitute. Leggi tutto…

MIMOSE A DICEMBRE, di Maria Rosaria Valentini

Mimose a dicembreMIMOSE A DICEMBRE, di Maria Rosaria Valentini
Keller 2013, pp. 175, 14,50 euro

recensione di Marco Ostoni

La scrittura di Maria Rosaria Valentini si attacca alla dita, come il cozonac, il dolce tipico dell’Est europeo che Adriana – la protagonista del suo romanzo – porta con sé nel viaggio verso l’Italia per addolcire a piccoli morsi il sapore amaro di un addio e tollerare la paura di affrontare, a 20 anni, un Paese sconosciuto ove cercare quel futuro che la Romania non è in grado di offrirle. Nel leggere queste pagine viene voglia di indugiare, soffermarsi, tornare indietro su singole frasi o espressioni per riassaporarne il gusto, come si fa appunto con lo zucchero che si incolla alle mani mangiando avidamente una pasta o una fetta di torta. Ogni parola è scelta con cura, dosata e manipolata dalle abili mani della 50enne scrittrice e poetessa italo-elvetica fino a formare l’impasto di un periodare rigoglioso quanto elegante. Una prosa che miscela suoni, emozioni, financo odori e colori, per ricreare sinesteticamente sulla carta la realtà dura di una giovane donna in fuga da povertà e disperazione e per la quale un oscuro e umile lavoro da badante è la sola speranza di lasciarsi alle spalle la fredda stamberga in cui la madre malata rantola i suoi ultimi anni buttata su un letto di stracci con il becchettare di quattro smagrite galline a farle da sola, alienante compagnia.
Scrive maledettamente bene Maria Rosaria Valentini (tanto da indurre un editore “esterofilo” come Keller a investire su di lei come autrice di punta del periodo natalizio), ma non è solo la scrittura a fare di Mimose a dicembre un romanzo fra i migliori usciti – a nostro avviso – nel corso del 2013. C’è la storia, ci sono i personaggi, c’è il ritmo, ci sono le emozioni, ci sono i sentimenti. C’è lo spessore della letteratura e c’è anche l’attualità di un fenomeno – quello delle badanti straniere che popolano le nostre case – sinora non adeguatamente affrontato se non da studi sociologici o per qualche fattaccio di cronaca ma che Valentini sa indagare dall’interno, attraverso le relazioni che si instaurano fra la giovanissima e sprovveduta romena e gli anziani che è chiamata ad accudire: Ippolita prima e Cornelio poi, entrambi ex insegnanti “scaricati” come pesi dalle rispettive famiglie una volta persa l’autonomia. Leggi tutto…

PATNA, di Andrea Caterini (un estratto del libro)

Le prime pagine del volume PATNA, di Andrea Caterini (Gaffi editore)

Per Caterini chi scrive è simile a chi naviga, “sospeso” sulla verità sconosciuta di sé come quel celebre personaggio di Conrad che sulla nave Patna conobbe verità e sventura in un solo istante. Questo libro è il martellante racconto critico di annientamenti o devastazioni o smarrimenti che assumono le forme stabili e anche mitiche della grande letteratura. A partire dalle istituzioni, Lord Jim precipitato nell’abisso d’un sé inabitabile, Dostoevskij fulminato sul ciglio del suo arrêt de mort, Simone Weil per cui sventura (“servitù”) e vocazione coincidono, l’autore si interroga sulla permanenza del tema tra i contemporanei italiani. I saggi di Caterini sono tra le prove d’interpretazione e d’ammirazione più acute apparse in questi ultimi anni.

(Giorgio Ficara)

* * *

Il luogo del dubbio
È notte. I piedi paralizzati sulla punta della prua. Sotto il mare
è nero – un precipizio –, solo ogni tanto sottili striature di
bianco lo tagliano orizzontalmente: la spuma di un’onda leggera,
o una vacua illusione di luce. Alle spalle la nave pare una
fetta d’anguria tagliata in fretta, di quelle che soltanto la
morsa di una mano può tenere in equilibrio – pure le vele,
oramai, sono appena un seme sputato. Eppure lì, invisibile e
silenzioso, chiuso nella certezza di un oblò, dorme l’equipaggio.
Non percepisce ancora il pericolo che lo chiama dal fondo
mare dell’oblio.
I piedi ancora immobili sullo spigolo del Patna, la nave,
che è sempre più sbieca e perduta. La nave che è tutto quanto
il mondo e che Jim, il marinaio appeso al dubbio, non sa
se abbandonare alla sua sorte, o restare lì, perendo con lei.
Conosciamo la storia di Lord Jim, il capolavoro di Joseph
Conrad: un marinaio che salta su una scialuppa fuggendo da
una nave in avaria, il Patna (emblema del libro, luogo nel quale
il dubbio esercita il suo potere sovvertitore), per salvare la propria
vita, lasciando che il resto dell’equipaggio si sbrighi da
solo la sua possibilità di salvezza. Ma una volta compiuto quel
gesto disonorevole, il marinaio vive il resto dei suoi giorni col
senso di colpa di non essere rimasto lì, su quella nave, capendo
che saltare significava tradire se stesso e il mondo intero.
Non riesco a pensare al momento in cui Jim è sospeso sul
ciglio della nave se non come momento di verità. Una verità
che lui non vuole ammettere neppure a se stesso.
Giorgio Agamben, in Nudità, scrive
La nudità del corpo umano è la sua immagine, cioè il tremito che lo
rende conoscibile, ma che resta, in sé, inafferrabile. […] E proprio
perché l’immagine non è la cosa, ma la sua conoscibilità (la sua nudità),
essa non esprime e non significa la cosa; e, tuttavia, in quanto non
è che il donarsi della cosa alla conoscenza, il suo spogliarsi delle vesti
che la ricoprono, la nudità non è altro dalla cosa, è la cosa stessa.
È proprio quell’inafferrabilità dell’immagine di ciò che veramente
siamo che ha messo Jim in una condizione esistente di
dubbio. Agamben spiega molto bene nel saggio come la teologia
e la patristica in genere intendano la nudità. Essere nudi
significa in realtà essere vestiti di grazia. Questa è la condizione
che vissero al principio Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre.
Solo dopo aver compiuto il peccato proveranno vergogna della
propria nudità e si sentiranno quindi costretti a indossare
qualcosa (a coprire con foglie di fico la loro intimità). Voglio
dire che quello che Jim nel suo dubbio primordiale ha visto è
l’immagine di se stesso nudo – cioè vestito di grazia – ma se ne
è poi subito vergognato. Il suo tremito, la sua paura, è la prova
che quella verità non può essere da lui – ma è in realtà una
condizione che appartiene a ogni uomo – trattenuta.
Da qui l’intuizione di Conrad. Leggi tutto…

INCHIOSTRO E ANIMA 2013/14

concorso-poesiaSegnaliamo la seconda edizione del Concorso Internazionale INCHIOSTRO E ANIMA 2013/14, dedicato a Franca Viola

La Carovana degli Artisti, costituita da Pamela Li Manni, Giusy Cancemi Di Maria, Cetta Lentinello e Gianluca Pipitò, presenta la seconda edizione del Concorso Internazionale INCHIOSTRO E ANIMA 2013/14, dedicato alla straordinaria Franca Viola, prima donna in Italia, ad aver denunciato uno stupro, nel 1966. Donna coraggiosa che sfidò la malavita rifiutando di sposare l’uomo che l’aveva violentata.
In questa seconda presentazione, il concorso Inchiostro e Anima, ideato e fondato della poetessa Giusy Cancemi Di Maria, che ha indetto la prima edizione del 2011/2012, ha come scopo principale far sentire la voce umana delle donne che in coro dicono NO alla violenza!
I soci fondatori de “La Carovana degli Artisti” e la prestigiosa giuria, presieduta da Raffaella Mauceri, Presidente regionale del Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza, composta da:
la giornalista-editrice Raffaella Mauceri; coordinatrice redazione sicilia orientale Realpost.it, Santina Giannone; corrispondente de Il Giornale di Sicilia, Sebastiano Diamante; la freelance, Francesca De Michele; l’Avv. Gabriella Tiralongo; la poetessa e scrittrice per la rivista culturale “Il Risveglio di Ebe”, Rosalba Di Vona; il Prof. Manlio Corselli; il Preside Giovanni Blanco; l’Avv. Teresa Nicastro; la Prof.ssa Privitera Santa e il direttore tecnico de La Sicilia, Aldo Di Carlo, hanno deciso di fare cerchio intorno a tutte coloro alle quali è stata serrata la bocca, togliendo ad esse stesse il diritto all’incolumità della propria persona.
Il ricavato di questo concorso verrà devoluto ai centri antiviolenza che sosterranno l’associazione. Leggi tutto…

ABLATIVI ASSOLUTI, di Vincenzo Galvagno (la prefazione di Maria Attanasio)

Ablativi assoluti.IL VIAGGIO TESTUALE DI VINCENZO GALVAGNO: TRA STRANIAMENTO E VERITA’

[“Ablativi assoluti” di Vincenzo Galvagno sarà presentato a La Feltrinelli Libri e Musica di Catania – via Etnea 285, Catania – martedì 21 gennaio ore 18 – interverranno Orazio Caruso e Nicola Savoca – sarà presente l’autore]

di Maria Attanasio

In una storica antologia della fine degli anni settanta Poeti italiani del Novecento, Pier Vincenzo Mengaldo, analizzando la giovane poesia di quegli anni, sottolineava  la specificità di clima poetico e di contesto sociale alla base della poesia metropolitana, fortemente differenziandola da quella che si produceva altrove; una diversità espressiva  tra centro e periferia che oggi –in quella sterminata metropoli diffusa che è l’Occidente – viene quasi del tutto a cadere.

A testimoniarlo la raccolta di Vincenzo Galvagno,  un giovane poeta che, pur vivendo e operando in un piccolo centro dell’entroterra catanese, in essa restituisce il senso di un disagio giovanile senza frontiere né passaporti: lo spaesamento e la solitudine di una condizione umana bloccata da convenzioni sociali e dalla sostanziale afasia di un parlare omologato che non rivela ma occulta; questo il senso del titolo Ablativi assoluti, di cui esemplare metafora testuale è l’immagine di una rondella di catena leggermente deformata, che non potendo rientrare “nè nel suo loco nè in un altro/ cade” in mezzo a tante altre “ con altre originali menomazioni” . Scarto, marginalità, che  non tornerà mai più a essere catena.

Spoglia di orpelli e travestimenti retorici, solo la poesia – che rifiuta il poetico come luogo separato dall’esperienza vissuta, preferendo aggirarsi tra i rituali sociali e i non luoghi di una contemporaneità senza memoria e appartenenza – può forzare la contraffazione di ogni stereotipato dire, creando quella “catena radicale di parole” – per usare una felice espressione di Lacan –  “fra l’al di qua del Soggetto e l’al di là dell’Altro”.

Da qui ha inizio il viaggio testuale di Vincenzo Galvagno: un percorso che dalla rappresentazione di una coralità di solitudini procede verso le zone più intime e oscurate del sé; e dalla contemporaneità si volge verso il passato per ritrovare quella comune appartenenza archetipale, che agisce e motiva l’esserci e il suo costituirsi come temporalità.

Il poeta non è un artista. È un ponte tra gli uomini e gli archetipi comuni dell’inconscio”, è infatti l’epigrafe posta a premessa di Poesia e verità – la prima delle tre sezioni in cui si articola la raccolta – in cui l’intenzionalità di pensiero e la poetica dell’autore sono più esplicitamente rappresentate.
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CRISI ECONOMICA, BANCHE, PIANTI E FELICITA’

Resistere non serve a nienteCRISI ECONOMICA, BANCHE, PIANTI E FELICITA’

di Massimo Maugeri

Ci siamo da poco lasciati alle spalle il 2013: l’anno in cui la crisi economica e finanziaria ha fatto sentire tutto il suo peso, soprattutto in Paesi come il nostro. Anche i titoli di alcuni libri hanno espresso gli umori del periodo. “Resistere non serve a niente”, recita per esempio il titolo del più recente romanzo di Walter Siti (edito da Rizzoli e vincitore dell’edizione 2013 del Premio Strega) puntando l’indice sulla zona grigia che collega criminalità e finanza, fatta di cinici broker, politici corrotti, malavitosi di nuova generazione e banchieri accondiscendenti.
Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globaleE a proposito di banche, c’è andato giù duro Federico Rampini con il suo recente saggio “Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globale” (Mondadori): il sottotitolo la dice lunga sui contenuti di un testo che tenta di spiegare le responsabilità della crisi economica (scoppiata nel 2008 con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers) arrivando a un’affermazione molto forte: «i banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo. Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri».

Il colpo di Stato di banche e governi. L'attacco alla democrazia in EuropaAncora più netto e pesante è il giudizio di Luciano Gallino che traspare dal titolo del suo nuovo volume: “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa” (Einaudi).

Cosa aspettarsi, dunque, dal 2014?

Quali potrebbero essere gli auspici per tentare invece di «resistere» nonostante tutto e, magari, andare avanti con più coraggio?

Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentavaBasta piangere!”, dice Aldo Cazzullo dalle pagine del suo nuovo saggio edito da Mondadori dove racconta “Storie di un’Italia che non si lamentava”

(sebbene fosse «più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C’erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri»).

Impara a essere feliceDel resto lo sostiene anche Paolo Crepet: «Immaginate un bambino che, tornando a casa, sente il papà che si lamenta del lavoro, la mamma che si lagna di un’altra cosa, il nonno che impreca contro il maltempo… Come volete che cresca quel bambino? Crescerà pensando che l’unica forma espressiva possibile è quella della lamentela». Basta lamentarsi, dunque. E poi? Quale potrebbe essere il passaggio successivo? Una possibile risposta coincide con il titolo del nuovo saggio dello stesso Crepet: “Impara a essere felice” (Einaudi). Attenzione, però – avverte Crepet: «La felicità è una ricerca. Non è avere qualcosa, e nemmeno essere felici in senso stretto… semmai è tentare di esserlo tenendo presente il fatto che, nel momento stesso in cui siamo riusciti a essere felici, abbiamo già cessato di esserlo. La felicità è una ricerca continua». Ecco l’auspicio, allora: che nel 2014 ciascuno di noi possa avere la forza di condurre questa ricerca; crisi o non crisi.
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LA STRANA SORTE DEI PADRI VISSUTI NEL ’68

LA STRANA SORTE DEI PADRI VISSUTI NEL ’68

di Giuseppe Di Fazio

Strana sorte quella dei padri che hanno vissuto il Sessantotto. Hanno partecipato a una rivoluzione contro l’autorità, contro la tradizione, in altre parole contro i loro maestri e contro i loro padri, per diventare oggi schiavi dei figli. Figli, peraltro, che ai loro occhi appaiono come veri e propri alieni. Facili, perciò, le definizioni sulle giovani generazioni che tendono a marcare le differenze. “Gli sdraiati“, li chiama Michele Serra. Giovani immersi in un loro mondo virtuale, incapaci di aderire alla realtà, di meravigliarsi per un’alba o un tramonto, incapaci di concludere alcunché.
Diversi libri, in questi mesi, hanno messo a fuoco uno scontro generazionale di natura nuova, come se stessimo assistendo a una evoluzione della specie che non permette più il dialogo tra adulti e giovani: dal già citato saggio di Michele Serra nella forma di una lunga lettera al figlio che non comunica, al volume di Antonio Polito (“Contro i papà”) che evidenzia il fallimento del modello educativo della generazione del ’68, al romanzo di Paola Mastrocola (“Non so niente di te”) sulla pretesa dei genitori di imporre i loro modelli a figli che non conoscono, fino al recentissimo “L’educazione (im) possibile” di Vittorino Andreoli che offre spunti per orientarsi in una società senza padri.
La lettura di testi così diversi, per genere e per orientamento culturale, ci conferma però nell’idea che gli alieni siano proprio gli adulti, e in particolare i padri. In realtà, quei padri che si lamentano tanto dei figli sono, spesso, più bamboccioni e consumisti di loro.
Borghesi di sinistra o di destra, poco importa, hanno (quasi) tutti un punto in comune: il relativismo etico. La rinuncia esplicita alla ricerca della verità, che si sbandiera come una liberazione dalla schiavitù rispetto a qualsiasi forma di assoluto.
Michele Serra documenta e difende apertamente la conseguenza pratica di questa posizione. Liberati i figli dalla fatica della ricerca dell’assoluto, i padri impongono loro parodie di nuovi comandamenti, proposti su post-it appiccicati al frigo o dietro la porta d’ingresso. I sacri doveri del nostro tempo diventano: “Tenere pulito il water”, “spegnere le luci”, “chiudere le ante degli armadi”.
Persino lo stesso “borghese di sinistra e relativista” Serra si rende conto della impossibilità di impostare una vita su questi “valori”, e capisce bene che “non basta come Senso della Vita un water pulito”. Ma si augura che questa pochezza possa essere controbilanciata da un’opera eroica di cui i figli dovrebbero essere grati ai loro genitori: “aver finalmente abbattuto (…) quel totem inumano, feroce, castrante che è l’Assoluto”.
Sta di fatto, però, che messo fuori causa l’Assoluto, tanti padri non sanno offrire come meta ai figli se non il dovere del “water pulito”, o progetti preconfezionati sul futuro. Troppo poco per suscitare l’impegno dei giovani.
“Ma se noi non abbiamo niente da dire sulla verità – scrive acutamente Antonio Polito – di che cosa pretendiamo di parlare con i nostri figli? Come potranno cercare la loro verità, magari diversa, forse opposta, se noi ne abbiamo paura? ”
E John Waters, scrittore-giornalista irlandese, incalza: “Non sono gli adolescenti ad aver perso il senso del mistero, bensì i genitori che hanno perso il metodo con cui guidarli verso il mistero, indicando loro dove si trova e garantendogli che è reale”.
Si profila, dunque, per i padri una possibilità di riprendere il dialogo coi figli. Essa risiede nella scommessa personale di un cammino nella ricerca della verità. Un adulto può pretendere di sapere già tutto, delimitando così l’avvenimento continuo che la realtà gli pone di fronte, oppure può considerarsi “mendicante”, alla ricerca della verità ultima delle cose e perciò pronto a stupirsi ogni giorno per ciò che accade. Questa posizione lo rende curioso e attento verso la vita dei figli.
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BOOK LIFE – per promuovere la lettura

Arriva ''Book Life'', la campagna social per promuovere la lettura, in cui i libri diventano ''modelli'' della quotidianità  Book Life, campagna social condivisa, Facebook, Twitter, Instagram, #BookLife, @Libreriamo, Saro Trovato libreriamo.it - recensioni libriArriva “Book Life”, la campagna social per promuovere la lettura, in cui i libri diventano “modelli” della quotidianita’

Al via la nuova campagna social in condivisione, ideata da Libreriamo, con gli utenti di Facebook, Twitter ed Instagram chiamati a fotografare i libri quali protagonisti della quotidianita’. Scopo della campagna promuovere la lettura e far emergere come il libro sia sempre piu’ presente nella vita di tutti i giorni

Una campagna sociale per far emergere come i libri siano sempre piu’ presenti e protagonisti nella vita di tutti i giorni. Parte su Facebook, Twitter ed Instagram “Book Life”, l’iniziativa inedita rivolta agli utenti dei celebri social network, chiamati a vestire i panni di “Book hunter”, ovvero cacciatori di immagini che vedano i libri protagonisti nei diversi contesti di vita quotidiana per poi pubblicarle sulle pagine Facebook, Twitter ed Instagram di Libreriamo. Il tutto per un fine sociale molto importante, far emergere la sempre maggior presenza del libro nella vita di tutti i giorni.

“Nonostante i dati dicono che in Italia si legge sempre meno, basta guardarsi intorno per notare come la sensibilita’ di alcune aziende e della stessa gente comune nei confronti dei libri sia in sensibile aumento – afferma Saro Trovato, mood maker e direttore di Libreriamo – Non solo librerie, ma anche vetrine di negozi e manifesti pubblicitari vedono il libro e la lettura protagonisti di iniziative e campagne. Anche camminando per strada o sui mezzi pubblici e’ possibile notare persone intente a leggere un libro, prima di andare a lavoro o durante un viaggio. Abbiamo quindi pensato di sfruttare la viralita’ dei social piu’ popolari per cercare di far emergere cio’ che e’ sotto gli occhi di tutti, coinvolgendo la gente in modo semplice e divertente. Ognuno puo’ dare un suo contributo, dimostrando l’importanza dei libri e la loro sempre maggiore presenza nella vita di tutti i giorni.”
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INTERVISTA A MARCO VIDETTA (Le Vendicatrici)

Le Vendicatrici. LuzINTERVISTA A MARCO VIDETTA (sul ciclo «Le Vendicatrici»  – Einaudi)

di Massimo Maugeri

Del ciclo «Le Vendicatrici» (frutto del lavoro a quattro mani del duo Carlotto/Videtta) avevo avuto modo di discuterne con Massimo Carlotto nell’ambito di questa puntata del programma radiofonico “Letteratitudine in Fm”. In quel contesto avevamo approfondito la conoscenza delle quattro protagoniste della serie (Ksenia, Eva, Sara e Luz) dando particolare spazio al terzo romanzo (incentrato sulla figura di Sara). Adesso, in occasione della recente uscita del quarto e ultimo romanzo del ciclo (con protagonista la colombiana Luz) ho intervistato Marco Videtta

– Caro Marco, come ho precisato nella breve introduzione, ho già avuto modo di discutere del ciclo de “Le Vendicatrici” con Massimo Carlotto… ma mi piacerebbe conoscere anche la tua “versione dei fatti”. Per cui, come prima cosa, ti chiederei di raccontarci come nasce il progetto delle “Vendicatrici”…
Da un continuo scambio di idee con Massimo. Dopo la bella e gratificante esperienza di “Nordest”, il nostro primo romanzo a quattro mani, non abbiamo mai smesso di frequentarci, scambiarci proposte, suggestioni. Dopo avere scartato almeno quattro progetti, ci è balenata l’idea di scrivere delle storie al femminile. Negli ultimi due decenni, il nostro paese ha subito una involuzione profonda in chiave antropologica, anche dal punto di vista della condizione femminile e del rapporto maschio-femmina. Abbiamo così cominciato a ragionare su quattro protagoniste femminili, diversissime tra loro in tutto e per tutto: provenienza geografica, condizione sociale, comportamentismo caratteriale. Per me è stato molto interessante, perché ero abituato a partire da una trama e solo in seguito a sviluppare i personaggi. Questa volta è stato l’opposto, al punto che abbiamo modificato certi sviluppi di trama perché erano le nostre protagoniste a dettarceli.
Il secondo passo è stato la scelta di Roma, non solo perché è una realtà che conosco bene ma anche perché Roma, con i suoi quartieri circoscritti e quasi autosufficienti, si prestava benissimo a costruire un microcosmo, un mondo comune alle quattro protagoniste. In nessun altro posto meglio che in un quartiere romano come quello che descriviamo si sarebbero potute incontrare una siberiana, una colombiana, la proprietaria di una profumeria e un’ex agente dei corpi speciali di polizia. Roma è una città “femmina”, complicata e accogliente che ha visto nella sua storia continui flussi di immigrazione. Negli ultimi anni, purtroppo, ha accolto anche un poderoso flusso di immigrazione criminale… Volevamo raccontare questo dal punto di vista di quattro vittime che, grazie alla solidarietà che si sviluppa tra di loro, trovano la forza di cercare il riscatto e la liberazione. Da sole Ksenia, Luz, Eva e anche Sara che solo in apparenza è la più “tosta”, non ce la farebbero, finirebbero schiacciate e risucchiate nel ventre molle della capitale. Unendo le forze diventano le Vendicatrici.

– Dal punto di vista della scrittura, come funziona il team Carlotto/Videtta?
Spero alla grande! Scherzi a parte, la nostra collaborazione si basa su due fattori essenziali: onestà intellettuale e abbandono di ogni vezzo egocentrico. Non sempre è facile, naturalmente. A volte bisogna rinunciare a qualcosa. Ma quello che si guadagna è sempre di più. Negli anni abbiamo sviluppato un nostro modus operandi: il lavoro più importante è quello preliminare, durante il quale costruiamo trama e personaggi. Poi in fase di scrittura ci assegniamo dei blocchi narrativi che, dopo la prima stesura, ci scambiamo dando all’altro piena libertà di intervenire, riplasmare, modificare. Questo scambio può avvenire più volte, fino alla versione finale. Devo dire che ormai ci conosciamo così bene che a volte non modifichiamo nemmeno una virgola, eppure una volta raggiunto il risultato finale, nessuno si accorge di particolari differenze, il testo scivola come un unicum scritto da un solo autore. La scrittura finale è diversa dalla mia o da quella di Massimo quando scriviamo i nostri romanzi in solitario. Tra di noi ci diciamo spesso che abbiamo creato un “terzo autore”, a cui prima o poi dovremo dare un nome…

– Proviamo a conoscere un po’ meglio questo nuovo libro delle “Vendicatrici”: “Luz – Solo per amore”. I primi due romanzi del ciclo (dedicati a Ksenia e a Eva) avevano per titolo il solo nome della vendicatrice protagonista. In quest’ultimo, invece, così come per il terzo (dedicato a Sara), è presente un sottotitolo. Perché questa differenza?
L’esigenza di affiancare a Sara un sottotitolo nacque dalla necessità di evidenziare che in quel terzo romanzo non ci sarebbe stata la coralità dei primi due. “Sara” ha una trama assolutamente individuale: la ricerca di una drammatica verità che affonda nel passato della protagonista. Una verità che la protagonista scopre a sue spese, a caro prezzo, tanto per parafrasare il titolo. In seguito i nostri editor della Einaudi, anche alla luce del fortunato riscontro di vendite (di solito in un ciclo le vendite subiscono un calo fisiologico, al contrario “Sara” è il volume che al momento ha venduto di più) ci hanno chiesto di proseguire su questa strada anche con l’ultimo romanzo che però tornava ad essere corale. Abbiamo allora scelto “Solo per amore” perché ci siamo resi conto che proprio quel sentimento è alla base delle scelte che fanno tutti i personaggi, almeno quelli positivi, non solo Luz.

– Proviamo ad approfondire la conoscenza di Luz? Che tipo di donna è? Cosa le è accaduto? E cosa accadrà in questo libro? Insomma, parlaci un po’ di lei… Leggi tutto…

Le mille e una storia da Schwazer – inBook

Il progetto in formato inBook di… Le mille e una storia da Schwazer

HEADER-1000e1storia-Letterat«L’idea è venuta a Barbara e a me durante una conversazione su Facebook, in seguito alla considerazione – condivisa – che sia i resoconti giornalistici che i dibattiti sui social network a proposito della vicenda Schwazer soffrissero di un evidente limite. […] Così abbiamo pensato che la ricchezza di storie contenuta in questa storia possa e debba essere valorizzata al di là delle prese di posizione da dibattito estivo e alle curiosità di tipo poliziesco tese a scoprire presunte verità ancora nascoste. E solo una narrazione polifonica può dare voce a quella molteplicità di storie possibili.» Massimo Giuliani, settembre 2012.

Da un’idea di Massimo Giuliani e Barbara Gozzi, il prodotto editoriale riunisce gli interventi creativi – tra narrazioni brevi, immagini, video, spunti, voci e illustrazioni – di Alessandro Busi, Luca Casadio, Valentina Caselli, Francesco Cattani, Andrea Ferrari, Francesco Giubilei, Caterina Morgantini, Martina Uras. E con un’intervista esclusiva al professor Roberto Gambari.

Un gruppo eterogeneo di creativi (addetti stampa, psicologi, editori, social media consultant, illustratori, esperti di comunicazione ed eventi, autori…) ha accettato la sfida proponendo narrazioni ed elaborazioni originali che dal fatto del 6 agosto 2012 – la dichiarazione di positività all’Epo dell’atleta Schwazer – suggeriscono angolazioni, e racconti a proporre altre intrecci, altre visioni. Altre storie.

Su http://lemilleeunastoriada.tumblr.com/ il work in progress di tutto il progetto con contenuti extra e approfondimenti. Hashtag per le diffusioni online: #1000e1storia.

Creata e sviluppata da Dm Digital srl, la piattaforma Inbooki ha vinto il bando Spinner nel 2012 e il bando Clear2Engage ricevendo il sostengo di EmiliaRomagnaStartUp. Grazie alla App Inbooki per IOS e Android ovunque – dal proprio device (smartphone, iPhone, tablet e iPad) – si può accedere al catalogo, scaricare e visionare inBook.

Gli inBook costituiscono un’evoluzione tecnologica degli eBook permettendo di aggiungere alla visualizzazione testuale la possibilità di fruire direttamente dentro il prodotto di altre tipologie di contenuti (immagini e fotografie, audio, link e rimandi esterni, video).

Maggiori informazioni: http://inbooki.com

 

Come ci si immerge in un inBook: Leggi tutto…

DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (un brano del libro)

Day HospitalIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013). Di questo libro ne avevamo fatto cenno, con lo stesso Evangelisti, nella puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata al romanzo “Cartagena. Gli ultimi della Tortuga” (Mondadori)

Prossimamente avremo modo di occuparci del nuovo libro di Evangelisti: “Il sole dell’avvenire” (Mondadori)

Il diario lucido, essenziale, di una malattia e della sua sconfitta, e del potere straniante e salvifico della scrittura.

La scheda del libro
Un controllo dal dentista segna l’inizio di un tunnel nero come la pece che porta dritto alla scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo, che sconvolge la vita dello scrittore Valerio Evangelisti, uno degli autori più noti e amati dei nostri anni. È il maggio 2009 quando comincia un calvario di esami e, dopo i risultati, di numerose sedute di chemioterapia che con ironia, evitando qualunque caduta nel patetico o nel sentimentale, vengono riprese con minuzia di dettagli dal narratore-protagonista che documenta con precisione fatti e persone del reparto di oncologia in cui si trova in cura. Sono resoconti di vita quotidiana nella città di Bologna, dall’affermarsi della malattia alle difficoltà che insorgono per gli effetti collaterali dei farmaci, alle ricerche di informazioni su internet, alla «birroterapia», agli amici veri, a quelli troppo invadenti e a quelli troppo assenti, al ricordo della morte del padre per una diagnosi sbagliata, alle piccole (ri)conquiste e alla scrittura notturna che per fortuna tutto medica e guarisce, perlomeno nel mondo parallelo che crea. Ci sono le stagioni che trascorrono, dal caldo feroce dell’estate alla neve che vela tutta la città e la campagna e rappresenta pur nella sua bellezza un ostacolo pericoloso per i movimenti del narratore. E in quel periodo tra il 2010 e il 2012 vedono la luce Rex Tremendae Maiestatis, ultimo libro della saga dell’inquisitore Eymerich del quale Evangelisti offre inediti retroscena, One Big Union  e Cartagena. Gli ultimi della Tortuga. Un linguaggio asciutto, venato da un’ironia leggera e da una matura accettazione della vita, fanno di questo diario una testimonianza atipica che resta impressa nella nostra mente per la qualità rara dello sguardo da “entomologo sensibile” che sa penetrare oltre la paura e l’orrore di chi ha sfiorato l’abisso.

* * *

Un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013)

Day HospitalVenerdì scorso ho avuto il primo esame del sangue di controllo, e sono stato visitato da uno dei medici più noti del Day Hospital, il dottor Lemoli. Ha riscontrato un calo di numero dei globuli bianchi, inevitabile sotto la chemio. Sono quindi esposto, a causa dell’indebolimento del sistema immunitario, alle malattie contagiose tipiche dei periodi freddi. Reagisco standomene in casa, a leggere, scrivere e dormire davanti alla tv. Per alcuni mesi non potrò fare viaggi lunghi (in aprile dovrò rinunciare a tornare a Puerto Escondido), ma pazienza. Poteva andarmi peggio. Le mie probabilità di guarigione sono valutate attorno al settanta per cento.
Mercanteggiai con un medico, il dottor Stefoni: «Settanta per cento? Non si potrebbe fare di più?».
Si mise a ridere: «No, ma stia tranquillo».
In effetti ero tranquillo. Lui guardò la mia cartella e mi esortò a non fumare. Gli risposi: «Vorrei morire felice», e gli ricordai l’ultima sigaretta per i condannati a morte.
Mi disse: «Il nostro obiettivo è che lei non muoia».
Aveva ragione, tuttavia dal momento che su di me incombeva la minaccia di essere nel trenta per cento, volevo fumare quanto mi pareva.
Non vedevo nulla di più triste che una morte triste, senza trasgressioni o piaceri, anche se piccoli piccoli.
Se fossi ricaduto nella quota dei condannati, sarei stato perfettamente sereno. Di qualcosa bisogna pur morire.
Un ultimo dettaglio. I medici mi suggerirono di bere almeno due litri d’acqua al giorno, per fare tanta pipì. Chiesi, scherzando, se anche la birra andava bene. Erano forse distratti. Mi risposero: «Certamente!». Li presi in parola. Cominciai a bere due litri di birra al giorno. Orinavo a volontà.
Quella della birra è, chiaramente, una terapia poco consigliabile. Ma come si fa a ingurgitare un paio di litri d’acqua al giorno, quando fa ancora freddo? Ho scelto consapevolmente la birra, pur pagandone il prezzo con una diuresi fin troppo abbondante.
Controindicazioni: diarrea frequente, se la birra contiene troppo gas. Letargia in orari inaspettati.
Vantaggi: lieve stato euforico permanente, che fa scordare di avere una malattia mortale. Se me la caverò, scriverò un trattatello sul tema.
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DENTRO LE MIE CREPE – Lettura omaggio e conversazioni su e intorno a Luigi Bernardi

img615DENTRO LE MIE CREPE – Lettura omaggio e conversazioni su e intorno a Luigi Bernardi

Sabato 11 gennaio, ore 10.00, Biblioteca comunale Ozzano Emilia, piazza Allende
Nel giorno che sarebbe stato il 61simo compleanno di Luigi Bernardi, si svolgerà presso la biblioteca di Ozzano dell’Emilia (luogo di nascita di Luigi) un incontro/omaggio con i suoi amici. Ci saranno tanti scrittori, fumettisti, artisti, persone che l’hanno amato e rispettato.
Modera l’incontro Alberto Sebastiani.
* * *

dal sito della casa editrice “Il Maestrale”: “CREPE

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RICORDANDO LEONARDO SCIASCIA

Pubblichiamo questo contributo del critico letterario Giuseppe Giglio, per commemorare Leonardo Sciascia (nato l’otto gennaio del 1921). Ne approfittiamo per segnalare questo post di Letteratitudine (del 2009) con cui abbiamo ricordato Sciascia in occasione del ventennale della morte

di Giuseppe Giglio

Commemorare è una parola enfatica, e forse a Leonardo Sciascia (nato l’otto gennaio del 1921) non sarebbe piaciuta. C’è però un uso nobile della memoria, in questo caso caparbiamente sollecitato dall’indistruttibile e nobilissima eredità – lunga un quarantennio – di quel grande scrittore e intellettuale europeo: dai micro-racconti de Le favole della dittatura fino al postumo A futura memoria, passando per i versi di La Sicilia, il suo cuore, le divagazioni de La corda pazza e Cruciverba, le narrazioni de Il Consiglio d’Egitto, Todo modo, Il cavaliere e la morte. Di Marie-Henri Beyle, ovvero dell’amatissimo autore de La certosa di parma, tra i più profondi conoscitori dell’animo umano, Sciascia scriveva: «In ogni altro scrittore l’autobiografia, i momenti autobiografici, i ricordi servono ad illuminare l’opera; ma in Stendhal sono l’opera». Ed era come se dicesse di sé, Sciascia: tanto minimo, per non dire inesistente, è lo scarto tra la sua vita e le migliaia di pagine che ci ha lasciato. E della vita Leonardo Sciascia ha investigato il complicatissimo cruciverba, incessantemente scandendone le intricate ascisse e ordinate: non tanto a trovarne un’improbabile soluzione, quanto ad illuminarne le latenti ambiguità, le verità non visibili. Ben consapevole, manzonianamente, della complessa, spesso oscura natura del vero, e insofferente delle banalizzazioni, dei dogmi, delle pietrificazioni ideologiche; impegnato, piuttosto, a dissolvere il caos del reale nel cosmo della letteratura, in quella nitida e ordinata «sintassi della vita, del mondo, dell’uomo, di tutti gli uomini». Chiedendo aiuto (senza restarne prigioniero) alla ragione e al cuore, al sofisma e alla passione, sempre sorretto dal dubbio, dal rovello. Contraddicendo e contraddicendosi, tra le oscure e irreprimibili apprensioni e inquietudini del vivere. Sciogliendo il rigore dell’intelligenza nella gioia della scrittura, secondo un felice convincimento: «per quanto amare, dolorose, angoscianti siano le cose di cui si scrive, lo scrivere è sempre gioia, sempre “stato di grazia”. O si è cattivi scrittori. E non solo Dio sa se ce ne sono, e quanti: lo sanno anche i lettori». Temperando il sentimento tragico della vita con l’inesausta ricerca della giustizia giusta, della verità. Di una verità plurale, problematica, dialogica, contro ogni omologazione, contro le fabbriche di consenso del potere: di ogni tipo di potere, e specialmente del potere grigio, occulto, strisciante. Una verità che Sciascia ha disseminato in quel vividissimo teatro della memoria che è tutta la sua opera: dove sempre, stagione dopo stagione, nuovi spettatori, come in un gioco di intelligenza attiva, raccolgono ogni confidenza, ogni confessione. E ne fanno testimonianza.
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REVOLVER – di Andrea Malabaila

REVOLVERConversazione con Andrea Malabaila, a cura di Claudio Morandini – in collegamento con il forum “Letteratura e Musica” di Letteratitudine

Andrea Malabaila“Revolver” Booksalad edizioni, 2013

TRAMA  Andrea Malabaila è un giovane scrittore che in passato ha avuto un certo successo e ora è alle prese con un romanzo che da dieci anni non riesce a concludere: la storia di Damon Kidd e della sua rock band, i Revolver. Damon è in crisi di ispirazione, è tormentato da incubi e allucinazioni, medita il ritiro e addirittura il suicidio. Analogamente Andrea è così ossessionato dalla sua storia che rischia di perdere tutto ciò che di buono lo circonda, a partire dall‘amata Carlotta. E proprio a lei chiederà aiuto per fare l’ultimo tentativo: entrare insieme nella storia e fare in modo che Damon Kidd salvi se stesso, e di conseguenza il loro rapporto.

CM – Qual è il modo migliore di raccontare la musica, secondo te? “Revolver” sembra ubbidire al sempre efficace modello del meta-e-qualcosa, in questo caso il meta-romanzo in cui si scrive “la storia della storia” di qualcuno che ha a che fare con la musica – in cui, cioè, si racconta il proprio approccio alla musica, più che la musica in sé, e insomma se ne fa la propria cover personale. 
AM – Inizio subito con un’ammissione: ho scritto questo romanzo da appassionato di musica, appassionato ma allo stesso tempo frustrato per non saper suonare nessuno strumento (qualche anno fa ho provato a prendere lezioni di chitarra e lì ho capito che non faceva per me). Un po’ come nel mio romanzo precedente, “L’amore ci farà a pezzi”, in cui il mio alter-ego era un’ex promessa del tennis – cosa che in effetti portava molti a chiedermi se giocassi a tennis e a rispondere come citato anche in “Revolver” che no, ci avevo provato qualche volta ma niente di più. La cosa bella – una delle cose belle – dello scrivere è potersi calare in vite parallele che ci sarebbe piaciuto vivere. E un’altra cosa bella è poter rimescolare ogni volta le carte, proprio come un illusionista. In questo romanzo ci ho giocato ancora di più, chiamando il narratore come me e inserendo qua e là spunti autobiografici, primo fra tutti la difficoltà a scrivere “Revolver”: ci ho messo davvero più di dieci anni per trovarne la quadra!

CM – D’altro canto, tu stesso ammetti subito che ogni romanzo è un mascheramento autobiografico.
AM – Ho letto che Michael Cunningham ha affermato che tutti i suoi personaggi sono autobiografici, compresa la lucertola. Ecco, penso che alla fine sia la risposta definitiva. È un po’ come nei sogni, in cui tutti i personaggi – dicono – sono delle proiezioni di noi stessi.

CM – “Revolver”, dicevamo, è la storia un romanzo che non sta venendo come l’autore vorrebbe: le difficoltà sono rappresentate dall’affastellarsi di cliché (letterari) sin dalla prima pagina, dal premere di altri cliché (musicali). “Revolver”, insomma, è come una bella canzone sulla difficoltà di scrivere belle canzoni – ma, essendo convintamente pop, non può mancare l’happy end.
AM – All’inizio il mio approccio a “Revolver” era stato molto più diretto: non un meta-romanzo, ma un romanzo sul rock e sulla crisi di ispirazione (e non solo) di Damon Kidd. Negli anni mi sono reso conto che questa crisi in qualche maniera era parallela a quella in cui mi ero infilato cercando di raccontare una storia per la quale mi mancavano alcuni strumenti di base: la mia conoscenza del rock era abbastanza approfondita ma tutta di seconda mano e quindi non poteva che finire nel cliché. Da qui l’idea di giocare anche su questo fatto e di non limitarmi agli stereotipi del sesso droga e rock’n’roll ma di inserire anche dei cliché letterari che noto in tantissimi manoscritti che leggo per Las Vegas edizioni. L’incipit con il risveglio del protagonista, l’immancabile caffè piazzato nella prima pagina, il finale della serie “era tutto un sogno”. L’happy end, invece, è un po’ una novità per me, ma serviva anche a riequilibrare una situazione di partenza piuttosto negativa.

CM – Tutti i personaggi (compresi quelli che hanno nomi che rimandano alla realtà) si muovono nel mondo dell’invenzione con la leggerezza della commedia paradossale e sentimentale (della meta-commedia, in un gioco che forse ammicca a certo Woody Allen, ma che di Allen non ha la torbidezza senile) o della canzone pop (pop, direi, più che rock). La Parigi in cui si svolgono le scene finali è un paracosmo colorato (nonostante la pioggia) e già un po’ vintage (per via della pioggia), in cui si accatastano allegri ammiccamenti e luoghi comuni ironicamente virgolettati (non ne manca nessuno, tra quelli relativi al maledettismo glamour della vita da rockstar, c’è pure un inseguimento in auto). “Carlotta pensa di essere in un sogno, Sally in un incubo, io all’interno delle mie fantasie; Tommy e Mandy non lo so e francamente mi interessa poco”. L’Andrea Malabaila è insomma un autore in cerca dei suoi personaggi. Per evitare una piega tragica degli eventi, li insegue, li scova, ordisce un piano per manipolarne gli effetti, se li porta dietro, risolve il tutto. Leggi tutto…

BAR-CULTURE ERGO: gli incontri del caffè letterario delle Edizioni E/O

Ergo Bar CultureDOPO IL SUCCESSO ESTIVO DELL’ISOLA TIBERINA TORNANO GLI INCONTRI DEL CAFFÈ LETTERARIO DELLE EDIZIONI E/O ORA PRESSO IL BAR-CULTURE ERGO

–         Giovedì 9 gennaio – ore 19:
Linda Ferri, autrice del romanzo Cecilia e sceneggiatrice del film di Nanni Moretti La stanza del figlio (Palma d’oro a Cannes 2001) parlerà su: SCRIVERE ROMANZI E SCRIVERE FILM: COSA CAMBIA

–        Giovedì 16 gennaio – ore 19:
Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica e autore del libro I giorni della paura, parlerà su: COSA SARÀ DEL GIORNALISMO: IL FUTURO DELL’INFORMAZIONE DIGITALE

–         Mercoledì 22 gennaio – ore 19:
Roberto Riccardi, autore del romanzo Venga pure la fine, parlerà con il Prof. Roberto Giuffrida (Diritto Internazionale – Università di Perugia) su: ESISTE LA GUERRA UMANITARIA?

–        Mercoledì 29 gennaio – ore 19:
Niccolò Ammaniti, autore di Io non ho paura e Io e te, in occasione della pubblicazione in lingua araba di questi suoi romanzi parlerà con l’esperta di mondo arabo e animatrice del blog EDITORIARABA,  Chiara Comito, su: LE PRIMAVERE ARABE E IL RUOLO DELLA CULTURA ITALIANA

–         Giovedì 30 gennaio – ore 19:
Anna Pavignano, autrice del romanzo Da domani mi alzo tardi, dove rievoca la sua vita con Massimo Troisi, parlerà su: MASSIMO TROISI A VENT’ANNI DALLA SCOMPARSA: L’UOMO E L’ATTORE (seguirà proiezione)
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TRINACRIA PARK nella rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA – 7 gennaio 2014

trinacria-park-cover1Martedì, 7 Gennaio 2014, ore 18, presso la Libreria Prampolini di Catania, Elvira Seminara presenterà TRINACRIA PARK di Massimo Maugeri nell’ambito della rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA 

Libreria Prampolini

Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema

Utopia e/o Distopia

Ipotesi di scrittori visionari

7 Gennaio 2014 ore 18

ELVIRA SEMINARA contro MASSIMO MAUGERI (Trinacria Park –E/O)

 

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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