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DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (un brano del libro)

gennaio 9, 2014

Day hospital - Valerio Evangelisti - copertinaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013). Di questo libro ne avevamo fatto cenno, con lo stesso Evangelisti, nella puntata di “Letteratitudine in Fm” dedicata al romanzo “Cartagena. Gli ultimi della Tortuga” (Mondadori)

Prossimamente avremo modo di occuparci del nuovo libro di Evangelisti: “Il sole dell’avvenire” (Mondadori)

Il diario lucido, essenziale, di una malattia e della sua sconfitta, e del potere straniante e salvifico della scrittura.

La scheda del libro
Un controllo dal dentista segna l’inizio di un tunnel nero come la pece che porta dritto alla scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B a grandi cellule aggressivo, che sconvolge la vita dello scrittore Valerio Evangelisti, uno degli autori più noti e amati dei nostri anni. È il maggio 2009 quando comincia un calvario di esami e, dopo i risultati, di numerose sedute di chemioterapia che con ironia, evitando qualunque caduta nel patetico o nel sentimentale, vengono riprese con minuzia di dettagli dal narratore-protagonista che documenta con precisione fatti e persone del reparto di oncologia in cui si trova in cura. Sono resoconti di vita quotidiana nella città di Bologna, dall’affermarsi della malattia alle difficoltà che insorgono per gli effetti collaterali dei farmaci, alle ricerche di informazioni su internet, alla «birroterapia», agli amici veri, a quelli troppo invadenti e a quelli troppo assenti, al ricordo della morte del padre per una diagnosi sbagliata, alle piccole (ri)conquiste e alla scrittura notturna che per fortuna tutto medica e guarisce, perlomeno nel mondo parallelo che crea. Ci sono le stagioni che trascorrono, dal caldo feroce dell’estate alla neve che vela tutta la città e la campagna e rappresenta pur nella sua bellezza un ostacolo pericoloso per i movimenti del narratore. E in quel periodo tra il 2010 e il 2012 vedono la luce Rex Tremendae Maiestatis, ultimo libro della saga dell’inquisitore Eymerich del quale Evangelisti offre inediti retroscena, One Big Union  e Cartagena. Gli ultimi della Tortuga. Un linguaggio asciutto, venato da un’ironia leggera e da una matura accettazione della vita, fanno di questo diario una testimonianza atipica che resta impressa nella nostra mente per la qualità rara dello sguardo da “entomologo sensibile” che sa penetrare oltre la paura e l’orrore di chi ha sfiorato l’abisso.

* * *

Un brano tratto dal volume DAY HOSPITAL, di Valerio Evangelisti (Giunti, 2013)

Day hospital - Valerio Evangelisti - copertinaVenerdì scorso ho avuto il primo esame del sangue di controllo, e sono stato visitato da uno dei medici più noti del Day Hospital, il dottor Lemoli. Ha riscontrato un calo di numero dei globuli bianchi, inevitabile sotto la chemio. Sono quindi esposto, a causa dell’indebolimento del sistema immunitario, alle malattie contagiose tipiche dei periodi freddi. Reagisco standomene in casa, a leggere, scrivere e dormire davanti alla tv. Per alcuni mesi non potrò fare viaggi lunghi (in aprile dovrò rinunciare a tornare a Puerto Escondido), ma pazienza. Poteva andarmi peggio. Le mie probabilità di guarigione sono valutate attorno al settanta per cento.
Mercanteggiai con un medico, il dottor Stefoni: «Settanta per cento? Non si potrebbe fare di più?».
Si mise a ridere: «No, ma stia tranquillo».
In effetti ero tranquillo. Lui guardò la mia cartella e mi esortò a non fumare. Gli risposi: «Vorrei morire felice», e gli ricordai l’ultima sigaretta per i condannati a morte.
Mi disse: «Il nostro obiettivo è che lei non muoia».
Aveva ragione, tuttavia dal momento che su di me incombeva la minaccia di essere nel trenta per cento, volevo fumare quanto mi pareva.
Non vedevo nulla di più triste che una morte triste, senza trasgressioni o piaceri, anche se piccoli piccoli.
Se fossi ricaduto nella quota dei condannati, sarei stato perfettamente sereno. Di qualcosa bisogna pur morire.
Un ultimo dettaglio. I medici mi suggerirono di bere almeno due litri d’acqua al giorno, per fare tanta pipì. Chiesi, scherzando, se anche la birra andava bene. Erano forse distratti. Mi risposero: «Certamente!». Li presi in parola. Cominciai a bere due litri di birra al giorno. Orinavo a volontà.
Quella della birra è, chiaramente, una terapia poco consigliabile. Ma come si fa a ingurgitare un paio di litri d’acqua al giorno, quando fa ancora freddo? Ho scelto consapevolmente la birra, pur pagandone il prezzo con una diuresi fin troppo abbondante.
Controindicazioni: diarrea frequente, se la birra contiene troppo gas. Letargia in orari inaspettati.
Vantaggi: lieve stato euforico permanente, che fa scordare di avere una malattia mortale. Se me la caverò, scriverò un trattatello sul tema.

(…)

Trovo paradossale la mia situazione. Ho avuto salva la vita, per ora, ma non la qualità della vita. Perché non sono stato messo in guardia? Il mio medico di base – a parte scambiarmi con Bukowski – è molto lucido in merito. Si va per specializzazioni. Una volta dimessomi dal Day Hospital con successo, gli oncologi-ematologi ritengono esaurito il loro compito. La palla passa ad altri colleghi. Dovranno essere loro a provvedere alle cure per riparare le conseguenze delle cure originarie.
Probabilmente ha ragione, ma io, scettico per indole, ho una visione differente. Della genesi del cancro nessuno ha una teoria precisa (neanche coloro che la ritengono genetica), per cui la ricerca avanza per sperimentazioni, ancora in corso mentre si è in cura. Per esempio, i farmaci che terminano con il suffisso –ab, come il mio rituximab, sono ancora in fase di prova. Il primo a dirmelo fu Vittorio Curtoni, e constatai che era vero.
Si è un pochino cavie, le ricadute degli interventi a livello chimico non sono del tutto prevedibili, le conseguenze restano incerte e non programmabili.
Ok, si tira avanti come si può. Gli specialisti fanno del loro meglio, ma nessuno ha una soluzione miracolosa. Né io la pretendo. Sono un po’ zoppo eppure vivo. Cos’altro dovrei esigere?
A essere onesti mi manca principalmente la possibilità di viaggiare, se non con la fantasia. Quella, il linfoma non l’ha sfiorata.

* * *

Valerio Evangelisti (Bologna, 1952).
Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore (Premio Urania). Sono seguiti, per Mon­dadori, tutti i romanzi del ciclo di Eyme­rich, e altri, tra cui ricordiamo: Il mistero dell’inquisitore Eymerich (1996), Il castello di Eymerich (2001), Mater terribilis (2002), Antracite (2003), Tortuga (2008), Rex Tremendae Maiestatis (2010), One Big Union (2011), Cartagena. Gli ultimi della Tortuga (2012). Per Einaudi: Metallo urlante (1998) e Black Flag (2002). Le sue opere sono tradotte in una quindicina di lingue. Ha ispirato fumetti, giochi di ruolo, videogiochi, brani musicali. Ha vinto numerosi premi.
È fondatore e direttore editoriale della notissima e-zine letteraria Carmilla www.carmillaonline.com
Il suo sito personale è www.eymerich.com
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