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INTERVISTA A MARCO VIDETTA (Le Vendicatrici)

gennaio 11, 2014

Le Vendicatrici. LuzINTERVISTA A MARCO VIDETTA (sul ciclo «Le Vendicatrici»  – Einaudi)

di Massimo Maugeri

Del ciclo «Le Vendicatrici» (frutto del lavoro a quattro mani del duo Carlotto/Videtta) avevo avuto modo di discuterne con Massimo Carlotto nell’ambito di questa puntata del programma radiofonico “Letteratitudine in Fm”. In quel contesto avevamo approfondito la conoscenza delle quattro protagoniste della serie (Ksenia, Eva, Sara e Luz) dando particolare spazio al terzo romanzo (incentrato sulla figura di Sara). Adesso, in occasione della recente uscita del quarto e ultimo romanzo del ciclo (con protagonista la colombiana Luz) ho intervistato Marco Videtta

– Caro Marco, come ho precisato nella breve introduzione, ho già avuto modo di discutere del ciclo de “Le Vendicatrici” con Massimo Carlotto… ma mi piacerebbe conoscere anche la tua “versione dei fatti”. Per cui, come prima cosa, ti chiederei di raccontarci come nasce il progetto delle “Vendicatrici”…
Da un continuo scambio di idee con Massimo. Dopo la bella e gratificante esperienza di “Nordest”, il nostro primo romanzo a quattro mani, non abbiamo mai smesso di frequentarci, scambiarci proposte, suggestioni. Dopo avere scartato almeno quattro progetti, ci è balenata l’idea di scrivere delle storie al femminile. Negli ultimi due decenni, il nostro paese ha subito una involuzione profonda in chiave antropologica, anche dal punto di vista della condizione femminile e del rapporto maschio-femmina. Abbiamo così cominciato a ragionare su quattro protagoniste femminili, diversissime tra loro in tutto e per tutto: provenienza geografica, condizione sociale, comportamentismo caratteriale. Per me è stato molto interessante, perché ero abituato a partire da una trama e solo in seguito a sviluppare i personaggi. Questa volta è stato l’opposto, al punto che abbiamo modificato certi sviluppi di trama perché erano le nostre protagoniste a dettarceli.
Il secondo passo è stato la scelta di Roma, non solo perché è una realtà che conosco bene ma anche perché Roma, con i suoi quartieri circoscritti e quasi autosufficienti, si prestava benissimo a costruire un microcosmo, un mondo comune alle quattro protagoniste. In nessun altro posto meglio che in un quartiere romano come quello che descriviamo si sarebbero potute incontrare una siberiana, una colombiana, la proprietaria di una profumeria e un’ex agente dei corpi speciali di polizia. Roma è una città “femmina”, complicata e accogliente che ha visto nella sua storia continui flussi di immigrazione. Negli ultimi anni, purtroppo, ha accolto anche un poderoso flusso di immigrazione criminale… Volevamo raccontare questo dal punto di vista di quattro vittime che, grazie alla solidarietà che si sviluppa tra di loro, trovano la forza di cercare il riscatto e la liberazione. Da sole Ksenia, Luz, Eva e anche Sara che solo in apparenza è la più “tosta”, non ce la farebbero, finirebbero schiacciate e risucchiate nel ventre molle della capitale. Unendo le forze diventano le Vendicatrici.

– Dal punto di vista della scrittura, come funziona il team Carlotto/Videtta?
Spero alla grande! Scherzi a parte, la nostra collaborazione si basa su due fattori essenziali: onestà intellettuale e abbandono di ogni vezzo egocentrico. Non sempre è facile, naturalmente. A volte bisogna rinunciare a qualcosa. Ma quello che si guadagna è sempre di più. Negli anni abbiamo sviluppato un nostro modus operandi: il lavoro più importante è quello preliminare, durante il quale costruiamo trama e personaggi. Poi in fase di scrittura ci assegniamo dei blocchi narrativi che, dopo la prima stesura, ci scambiamo dando all’altro piena libertà di intervenire, riplasmare, modificare. Questo scambio può avvenire più volte, fino alla versione finale. Devo dire che ormai ci conosciamo così bene che a volte non modifichiamo nemmeno una virgola, eppure una volta raggiunto il risultato finale, nessuno si accorge di particolari differenze, il testo scivola come un unicum scritto da un solo autore. La scrittura finale è diversa dalla mia o da quella di Massimo quando scriviamo i nostri romanzi in solitario. Tra di noi ci diciamo spesso che abbiamo creato un “terzo autore”, a cui prima o poi dovremo dare un nome…

– Proviamo a conoscere un po’ meglio questo nuovo libro delle “Vendicatrici”: “Luz – Solo per amore”. I primi due romanzi del ciclo (dedicati a Ksenia e a Eva) avevano per titolo il solo nome della vendicatrice protagonista. In quest’ultimo, invece, così come per il terzo (dedicato a Sara), è presente un sottotitolo. Perché questa differenza?
L’esigenza di affiancare a Sara un sottotitolo nacque dalla necessità di evidenziare che in quel terzo romanzo non ci sarebbe stata la coralità dei primi due. “Sara” ha una trama assolutamente individuale: la ricerca di una drammatica verità che affonda nel passato della protagonista. Una verità che la protagonista scopre a sue spese, a caro prezzo, tanto per parafrasare il titolo. In seguito i nostri editor della Einaudi, anche alla luce del fortunato riscontro di vendite (di solito in un ciclo le vendite subiscono un calo fisiologico, al contrario “Sara” è il volume che al momento ha venduto di più) ci hanno chiesto di proseguire su questa strada anche con l’ultimo romanzo che però tornava ad essere corale. Abbiamo allora scelto “Solo per amore” perché ci siamo resi conto che proprio quel sentimento è alla base delle scelte che fanno tutti i personaggi, almeno quelli positivi, non solo Luz.

– Proviamo ad approfondire la conoscenza di Luz? Che tipo di donna è? Cosa le è accaduto? E cosa accadrà in questo libro? Insomma, parlaci un po’ di lei…
Luz, per dirla con Woody Allen, è una “dea dell’amore”. All’inizio del ciclo professa l’amore mercenario per garantire un futuro migliore alla sua adorata, e adorabile, figlioletta di dieci anni, Lourdes. Quando incontra Ksenia, pur avendo avuto rapporti solo con maschi, impara a coniugare la parola amore al femminile, e con lei costruisce una famiglia di fatto. In quest’ultimo romanzo Luz riscopre la possibilità di tornare ad amare un uomo, ad amarlo incondizionatamente. È divisa tra due amori e non sa scegliere. Sprofonda in una crisi devastante che sconvolge il suo controllo emotivo. È solo grazie all’amorevole, ma deciso, intervento di Sara, Eva, Felix e Angelica (gli altri componenti di questa eccentrica famiglia allargata) che Luz ritrova la forza di riemergere da questa sorta di imbuto emotivo in cui è precipitata e di concentrarsi sulla salvezza, e la liberazione, del personaggio che ha involontariamente scatenato la crisi: Mirabel, una ragazzina colombiana in fuga da una realtà di violenza e sottomissione.

– Raccontaci qualcosa in più su Mirabel… e anche su Wilson (altro personaggio che appare in questo libro)…
Mirabel ha solo diciotto anni. È cresciuta nelle piantagioni di caffè della Colombia. Ha fatto l’errore di innamorarsi dell’uomo sbagliato e ora è in fuga da una punizione atroce. È la piccola Lourdes, la figlia di Luz, a introdurla nella famiglia delle Vendicatrici perché vede in lei l’“angelo guerriero” che la salva dal bullismo di certi suoi coetanei, naturalmente maschi. Luz accetta di proteggere la giovane Mirabel, forse perché rivede in lei la ragazza che è stata. Le cose si complicano all’arrivo di Wilson Martinez, l’uomo incaricato di riconsegnare Mirabel ai suoi carnefici, in Colombia. Wilson è un uomo duro, taciturno e solitario che nella sua vita ha conosciuto solo contadine-schiave e prostitute. Non ha mai conosciuto una come Luz…

– Una domanda un po’ “giocosa” che forse ti metterà in difficoltà… ma a cui ti prego di rispondere con altrettanta “giocosità”. Per una sera (e solo per una sera) una delle quattro vendicatrici diventerà una persona reale, in carne e ossa, e potrai cenare insieme a lei. Chi sceglieresti tra le quattro? E perché?
Ma perché limitarsi a una cena?… Premesso che ovviamente le amo tutte alla follia e che avrei una gran paura di urtare la suscettibilità delle altre tre vendicatrici, direi che Ksenia è troppo giovane per un vecchietto come me e d’altra parte non mi degnerebbe di uno sguardo. Con Sara avrei paura di dire o fare la cosa sbagliata e di conseguenza di farla arrabbiare… Con Luz in realtà mi piacerebbe fare un viaggio nella sua Colombia. Forse uscirei con Eva che è la più divertente e “de core”, per dirla alla romana. Sicuramente più alla mia portata… Reale. E poi imparerei un sacco di cose sui profumi. Però devo confessare che quella con cui mi intrigherebbe molto passare una serata è Melody, la zingara bionda del secondo romanzo. Credo proprio che con lei non mi annoierei…

– Be’, confermo che Melody è un personaggio particolarmente affascinante! Continuiamo a giocare…
Tra i personaggi maschili del libro spiccano l’infermiere cubano Felix e il commissario Paolo Mattioli. Chi, tra i due, avrebbe maggiori possibilità di diventare un tuo buon amico? E perché?
Felix lo è già, perché è un personaggio che esiste nella realtà. D’altro canto avere un amico poliziotto fa sempre comodo, soprattutto quando pesti i piedi a certe realtà criminali…

– Ultima “domanda giocosa”. Si tratta di un gioco filmografico che ho già proposto a Massimo Carlotto…
Ti chiedono di scegliere un regista per girare un film sulle vendicatrici e quattro attrici per impersonare i personaggi. Chi sceglieresti?
Per non far torto ai registi italiani (e ce ne sono tanti che girerebbero dei film fantastici dalle Vendicatrici, da Sorrentino a Garrone, da Salvatores a Tornatore o Virzì e Marenco) rispondo con un maestro francese che adoro: Jacques Audiard, il regista di “Tutti i battiti del mio cuore”, “Sulle mie labbra”, “Il profeta”. Per quanto riguarda le attrici, non è facile. Forse Valeria Solarino o Francesca Inaudi per Sara, Claudia Gerini per Eva, Gaetana Sanchez per Luz (ma si potrebbe fare un provino a Belen Rodriguez…). Per Ksenia andrebbero fatti dei provini alla ricerca di una ventenne che “buchi” lo schermo. Quanto a Melody, decisamente Tea Falco.

– A proposito: allo stato attuale, che possibilità ci sono che “La Vendicatrici” approdino al grande o al piccolo schermo?
Al momento un paio di produttori hanno mostrato un certo interesse. Dato lo stato di salute del cinema italiano che produce principalmente commedie la destinazione naturale mi sembrerebbe la payTv, Sky o Fox. A Massimo e a me piacerebbe moltissimo portare le nostre Vendicatrici sullo schermo, anche perché i romanzi si prestano sia ad una trasposizione fedele (per capirci un film o Tv movie per ciascun romanzo), sia a una riscrittura seriale in cui si potrebbero mischiare le carte tra i quattro romanzi, impastare ulteriormente le trame.

– Progetti per il futuro?
Sto sviluppando l’idea per un nuovo romanzo, questa volta ambientato nella “mia” Napoli. E poi mi piacerebbe tornare a scrivere per la fiction o il cinema, un mondo che continua ad appartenermi nonostante me ne sia allontanato per un paio d’anni.

– Grazie per la disponibilità, caro Marco. Alla prossima…
Grazie a te e complimenti per il tuo bellissimo “Trinacria Park”.

* * *

Marco Videtta è nato a Napoli nel 1956 e vive a Roma. Ha pubblicato saggi e articoli su cinema e letteratura. Lavora come sceneggiatore, story editor e produttore per la fiction televisiva e il cinema. Con Massimo Carlotto ha scritto il bestseller Nordest, premio Selezione Bancarella, e i quattro romanzi del ciclo «Le Vendicatrici» (Ksenia, Eva, Sara e Luz). Nel 2009 ha pubblicato per e/o Un bell’avvenire. I suoi romanzi sono stati tradotti in francese, inglese e tedesco.

© Letteratitudine

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