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Archive for febbraio 2014

CALCIO E ACCIAIO, di Gordiano Lupi (un capitolo del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il secondo capitolo del romanzo “CALCIO E ACCIAIO. Dimenticare Piombino“, di Gordiano Lupi (Acar edizioni). Domani pubblicheremo un’intervista all’autore

2.

Giovanni si dirige verso lo Stadio Magona, percorre a passi lenti viale Regina Margherita, e pensa a suo padre, operaio delle Acciaierie, morto quando lui giocava le ultime stagioni nella squadra della sua città. Si chiamava Antonio, era un uomo abituato al caldo soffocante dell’altoforno, un lavoro fatto di gesti ripetuti alla catena di montaggio. Una giornata di fatica per un salario appena sufficiente a pagare l’affitto di un appartamento popolare in un condominio annerito dai fumi della ferriera e a imbandire una mensa che poteva permettersi carne solo nei giorni di festa. Alimentava una macchina infernale che divorava carbone per restituire fumo e prodotto grezzo composto di acciaio. Antonio aveva le mani callose indurite dal lavoro e pensava alla terra lontana, agli olivi abbandonati, alla madre che lo attendeva sulla porta di casa di un paese alle pendici di un monte. Rammentava la sua festa preferita mentre lavorava in ferriera, una festa che anche Giovanni aveva amato da bambino, quella sagra delle ciliegie nei giorni di maggio, quando il colore rosso invadeva il borgo e apriva le porte ad antichi sapori. Giovanni ricorda quando le sue agili gambe di bambino correvano insieme ai ragazzi per rubare ciliegie a grappoli, sporcandosi la bocca e il viso, attaccando i piccoli frutti alle orecchie come fossero campanelle. Antonio coltivava i campi insieme al padre, che un tempo aveva fatto la spola a piedi per tutta la vallata, da Sinalunga a Montalcino, passando per Pienza e San Quirico, con un ciuco carico di legna per il camino di casa, una casa sempre viva, con lui e il fratello che giocavano a nascondersi irritando la madre, mentre la nonna sgranava il rosario seduta sulla sedia a dondolo in canna di bambù. Antonio aveva estirpato le sue radici montanare per avventurarsi lungo strade polverose fatte di fatica e privazioni. La giovinezza e le sue gambe che correvano leste per le strade del mondo lo avevano spinto ad abbandonare il borgo per un lavoro lontano che appagasse il desiderio d’una vita tranquilla.

Il nonno aveva avuto una vita avventurosa. Terracina e il golfo di Gaeta erano le fotografie del passato, i pini marittimi sul lungomare di Formia custodivano i ricordi dei primi baci d’amore. Giovanni ripensa spesso ai racconti del nonno, ascoltati da fanciullo prima di andare a dormire e custoditi dai ricordi paterni. Un grande amore lasciato sul lungomare e via verso il futuro. Un sogno chiamato America non poteva attendere, era il miraggio del povero emigrante in cerca d’una vita migliore.
“Francesco, perché devi lasciarmi? Non possiamo costruirlo insieme questo futuro?”, aveva detto Caterina al suo uomo in fuga, ormai deciso a salpare sul battello che lo avrebbe portato lontano.
Francesco aveva scosso la testa e intonato una canzone provando a chiedere perdono a quel cuore in pena. Leggi tutto…

MATILDE SERAO e “il ventre di Napoli”

Matilde Serao e “il ventre di Napoli”

di Simona Lo Iacono

Era la figlia del sole.
Sua madre l’aveva data alla luce in un giorno di Maggio davanti al mare Greco, a Patrasso. Il caldo era già asfissiante. Il padre, un avvocato napoletano riparato in Grecia dopo i moti antiborbonici del 1848, le aveva augurato il benvenuto con il rito dei vivi, sollevandola al cielo e consacrandola alla fortuna.
Nei primi anni aveva vissuto spensierata tra le statue dei discoboli, le colonne mozzate, gli Dèi sopravvissuti che le soffiavano in testa profezie benigne.
Andava scavalcando a balzi i sassi del cortile, gli scalini dei templi di Giove e Saturno, le erbe che affioravano come selci infette.
Si trascinava dietro un giocattolo con le ruote, e faceva un rumore simile a una grondaia che perda gocce: flop flop, recitava, flop flop, annunciavano persino gli insetti quando passava Matilde Serao, la figlia del sole.
Poi era tornata a Napoli. Il padre lavorava come giornalista presso la redazione del “Pungolo”e la figlia del sole ebbe l’opportunità di respirare l’odore dell’inchiostro che girava nella ruota della tipografia.
Napoli le viveva intorno misera e radiosa, mostrando la faccia dell’oro e quella della fame, i palchi reali del san Carlo e i rivoli di fogna del rione Sanità. Andò anche a Roma, tra i salotti altezzosi della buona borghesia, dove donne civettuole ne deplorarono i modi franchi e rustici, e dove conobbe il marito, Edoardo Scarfoglio.
E, sempre, scrisse.
Di ciò che le stava intorno e la interrogava, di cronaca spicciola, sport, nascite, matrimoni e lutti. Matilde Serao aveva una penna pungente e lucidissima, una vocazione al giornalismo come sguardo, come testimonianza polemica o commossa dello stare al mondo.
Anche quando rientrò a Napoli col marito e fondò il “Mattino”, non tradì questo suo voler guardare la vita partecipandovi attraverso la parola. Divenne allora “Donna Matilde” che andava per le strade a coglierne tutti gli anfratti, a svelarne le apparenze, i facili luoghi comuni.
Fu anche romanziera. Leggi tutto…

Su Twitter @Stoleggendo

Segnaliamo l’iniziativa @Stoleggendo ideata su Twitter dal giornalista Francesco Musolino e finalizzata a incentivare la lettura. Di seguito, il comunicato riportato sul sito dello stesso Musolino (che sarà puntualmente aggiornato con l’indicazione dei vari #readerguest che si avvicenderanno)

Nasce @Stoleggendo. Un progetto no-profit per incentivare la lettura

Leggere e twittare sono due gesti solitari. Lo sappiamo. Al punto tale che facendolo si può essere etichettati come persone solitari. Nei casi peggiori persino incapaci di avere una vita sociale.

Ma twittare citazioni è un modo semplice per invitare alla lettura, per seminare l’amore per i buoni libri, per riscoprire grandi classici dimenticati e conoscere nuovi trend narrativi. Con questo semplice e chiaro intento nasce @Stoleggendo.

Francesco MusolinoMa cos’è @Stoleggendo? Un profilo su Twitter, un progetto no-profit nato per incentivare la lettura, creato dal giornalista Francesco Musolino per raccogliere citazioni tratte dai libri preferiti. Ma non solo.

Oggi esistono decine di pagine il cui unico fine ultimo è raccogliere citazioni – talvolta limitandosi a ritwittarle – rimbalzando di account in account.

Quindi sarebbe lecito domandarsi: perché è nato @Stoleggendo?

Ciò che differenzia @Stoleggendo da tutto il resto è che qui saranno scrittori e giornalisti a citare e twittare, in prima persona, dai libri che amano.

Per tre giorni a testa ciascun #readerguest gestirà l’account @Stoleggendo e sarà libero di spaziare con i propri tweet su ogni tipo di autore e genere letterario senza limiti di tempo e di notorietà (qualcuno ha già promesso che twitterà brani in lingua originale). Dal fantasy alle fiabe, dalla narrativa al teatro, dai libri illustrati ai romanzi contemporanei sino all’ultimo caso editoriale…su @Stoleggendo ogni #readerguest prenderà possesso dell’account dettando una propria linea personale. Ciascun #readerguest deciderà anche se twittare citazioni liberamente nel corso della giornata oppure in una fascia oraria precisa, creando così un evento nell’evento.

L’idea di base? E’ semplice. Leggi tutto…

La meraviglia e le citazioni letterarie di MATTEO RENZI

renzi larte di correre1di Massimo Maugeri

È stato un Renzi dal “taglio letterario”, quello che oggi si è presentato alla Camera dei Deputati per chiedere la fiducia per il nuovo Governo.
Intanto (come si evince dalla foto – ansa) è stato immortalato mentre infilava in borsa il volume “L’arte di correre” dello scrittore giapponese Murakami Haruki. Il libro, peraltro, è rimasto a lungo sopra le sue carte. Con tanto di copertina in bella vista. Ed è probabile che tale esposizione abbia avuto una sua valenza comunicativa (della serie: giudicatemi sulle lunghe distanze?).
Poi, nella parte conclusiva del suo discorso, Renzi ha citato lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton. Riporto il passaggio del neo-presidente del Consiglio.
Finisco con una frase di uno scrittore che io adoro: Chesterton. Ha scritto delle cose meravigliose a tanti livelli, però ve n’è una che mi rende triste. Ha scritto: «Il mondo non finirà mai per la mancanza di meraviglie. Il mondo finirà per la mancanza di meraviglia». Andando a lavorare a Palazzo Vecchio cercavo di ripetermelo, vedendo la bellezza artistica del luogo, ma permettetemi di dire che questo sentimento è lo stesso sentimento che dovrebbe animare non per la bellezza artistica, ma per la bellezza di un Paese che continua ad avere cinque milioni di persone che fanno volontariato, che continua ad avere degli imprenditori che, nonostante tutto, sfidano la crisi e continuano a innovare, che continua ad avere la seconda economia manifatturiera europea, che continua ad avere un livello qualitativo delle donne e degli uomini che svolgono il proprio lavoro che è straordinario.
L’Italia non finirà mai per la mancanza di meraviglie, ne ha in abbondanza. Finirà per la mancanza di meraviglia se voi, noi, saremo rassegnati; finirà per mancanza di meraviglia se noi penseremo, per primi, che non si possono più fare le cose, se noi penseremo che l’unica soluzione è rifugiarsi nella stanchezza e nella rassegnazione.
Noi siamo qui, oggi, prendendo il vento controvento, ma prendendo, soprattutto, il gusto di rischiare, in un momento in cui rischiare sembra difficile, per dire una cosa molto semplice: la pagina più bella che questo Paese deve vedere, non l’ha ancora vista; toccherà a ciascuno di voi il compito di realizzarla. In bocca al lupo a tutti“.
Un bel discorso e una bella chiusura che si traduce in un apologo sulla meraviglia contro la rassegnazione. Tuttavia è bene che Renzi faccia in modo che alla meraviglia invocata seguano, poi, fatti concreti; perché, come recita un proverbio toscano, “nessuna meraviglia dura più di tre giorni”.
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Nasce la Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri

Pubblichiamo questo comunicato che ci è stato inviato in relazione alla nascita della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri

24 febbraio 1914 nasce Messaggerie Italiane

24 febbraio 2014 nasce Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri

Il 24 febbraio 1914 a Bologna Giulio Calabi fonda la Società generale delle Messaggerie Italiane di giornali, riviste e libri, società anonima dotata di 100.000 lire di capitale conferito da un gruppo di imprenditori, commercianti e professionisti locali.
Dal 1938 è Umberto Mauri che prosegue e sviluppa la visione imprenditoriale innovativa e aperta delle origini. E’ una concezione d’impresa che continua immutata ancora oggi, pronta a cogliere i segnali dell’universo culturale (Messaggerie ha fondato ad esempio il primo negozio on line italiano) e a stimolare un’offerta editoriale plurale che ne ha fatto il punto di riferimento di molti editori indipendenti.
Il centenario di Messaggerie italiane ha evidenziato come la storia di un’impresa, che nel settore librario è all’avanguardia nei diversi ambiti in cui opera (editoria, distribuzione, retail e ingrosso), proprio per il suo carattere di snodo nell’industria del libro che riverbera un segmento della storia italiana, abbia suscitato interesse e curiosità, anche al di fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori.
Il 24 febbraio 2014, nel giorno del centesimo anniversario, Messaggerie Italiane darà vita alla Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, che sarà presieduta da Achille Mauri, nella consapevolezza del ruolo e della responsabilità sociale di una scelta imprenditoriale e umana che ha connotato profondamente la vita della società nei suoi cento anni di attività.
La Fondazione assume la gestione della Scuola per Librai e, nell’intento di creare una cultura europea del libro, si propone, tra gli altri, l’obiettivo di coinvolgere in misura sempre più crescente gli attori del panorama editoriale e librario mondiale proseguendo e incrementando il progetto di formazione professionale.
I segnavia della storia di Messaggerie Italiane sono ora come allora la passione e l’amore per quel formidabile veicolo di idee e di libertà che è il libro.

Come spiega Achille Mauri Leggi tutto…

NOI ITALIA E LA BEFFA DEI BONUS LIBRI

Si rivela una beffa la normativa sulla diffusione della lettura che avevamo contribuito a divulgare il mese scorso con questo post

di Massimo Maugeri

Leggere è una medicina: sviluppa il senso critico e aiuta a comprendere meglio se stessi e il mondo. Lo sostiene anche l’Istat nel rapporto “Noi Italia” pubblicato pochi giorni fa: «la lettura di libri gioca un ruolo importante nel processo di crescita individuale, fin dalle più giovani fasce di età. Più gli individui leggono, più riescono a mantenere aggiornate, efficienti e flessibili le loro conoscenze, ossia il loro capitale umano, e più riescono a interagire con le altre persone, accrescendo il loro capitale sociale». Peccato, però, che i dati che emergono dalle rilevazioni effettuate siano quanto mai sconfortanti. Nel 2013 solo il 43% della popolazione (tra le persone dai 6 anni in su) ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. Non è tutto. Si legge molto di più al Nord (50,6%), mentre la regione dove si legge meno è la Sicilia (27,6%).
Leggere è una medicina: per questo, quando a dicembre è entrato in vigore il D.L. n. 145/2013, “Destinazione Italia”, era stata salutata con grande euforia la normativa (presentata in pompa magna) volta a favorire la diffusione della lettura. In particolare, all’art. 9, era stata disposta l’istituzione di un credito di imposta sui redditi delle persone fisiche e giuridiche per l’acquisto di libri nella misura del 19% della spesa effettuata nel corso dell’anno solare (come per le spese mediche) per un importo massimo, per ciascun soggetto, di 2000 euro (di cui, 1000 per i libri di testo scolastici e universitari, e 1000 per tutte le altre pubblicazioni: romanzi compresi). Il plauso era stato generalizzato da parte di tutta la filiera del mondo del libro. Persino la Federazione degli Editori Europei si era congratulata con il Governo, indicando nell’Italia un «esempio in Europa». Peccato, però, che un mese dopo ci si è accorti della mancanza della copertura finanziaria per rendere operativa la misura in questione. Così, se nella versione iniziale lo sconto massimo di cui era possibile fruire ammontava a 380 euro, con 29 milioni di potenziali beneficiari, adesso – per via di un emendamento che ha stravolto la normativa – la detrazione massima di cui è possibile beneficiare sarebbe pari a 19 euro a solo vantaggio degli studenti delle scuole superiori. Di fatto, una beffa. Almeno rispetto a quanto prospettato e varato in origine. Se leggere è una medicina, dal punto di vista fiscale rimane vero solo sulla carta.
Vengono in mente i celebri versi di Leopardi: «O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?». Nel nostro caso il riferimento sarebbe alla natura della classe politica dei nostri giorni, sempre più tesa verso un approccio “facilone” basato su dichiarazioni a effetto e slogan dal grande impatto mediatico: approccio, a dirla tutta, assai poco promettente.
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Scuola Librai Italiani: iscrizioni al nuovo corso fino al 28 febbraio

Segnaliamo, riportando il relativo comunicato, che le iscrizioni al nuovo corso per librai organizzato dalla Scuola Librai Italiani scadranno il 28 febbraio

Sono aperte fino al 28 febbraio (leggi il comunicato stampa) le iscrizioni per partecipare all’ottavo corso di alta formazione in Gestione della libreria della SLI-Scuola Librai Italiani. Le lezioni, che si terranno nel prestigioso Teatro dei Dioscuri di via Piacenza 1 a Roma messo a disposizione dal Cepell/Mibact, inizieranno alla fine di marzo e termineranno il 6 dicembre.

Promosso dall’Ali con il supporto scientifico del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, il corso è realizzato in stretta collaborazione con il Cepell/Mibact – con cui l’Ali lo scorso mese di settembre ha siglato un’importante accordo per la promozione della lettura – con le principali istituzioni e associazioni di categoria e con il sostegno di alcune importanti realtà dell’editoria italiana. Il corso 2014, che sarà improntato sull’innovazione e sui più avanzati strumenti di marketing e che nella didattica coinvolgerà direttamente anche i librai già attivi nel territorio, vede fra gli sponsor anche SDA Express Courier, azienda con cui l’Ali da oltre 20 anni ha all’attivo una convenzione per i soci. SDA porterà “in dote” agli allievi aspiranti librai la sua esperienza in materia di logistica ed e-commerce. Partito il road-show di presentazione del Corso che, nel mese di febbraio, farà tappa nelle principali città italiane.
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ASSASSINI DI LIBRI, di Fabio Giovannini (l’introduzione del saggio)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo l’introduzione del volumeAssassini di libri. Breve storia della censura sui libridi Fabio Giovannini (edito da Giubilei Regnani)

INTRODUZIONE

Molti oggi danno il libro per morto, almeno nella sua forma cartacea. L’ebook dovrebbe soppiantare, si dice, il vecchio supporto di carta per idee e narrazioni. Certo è che, nel corso dei secoli, c’è stato chi il libro ha tentato di ucciderlo, usando il rogo, il macero e le altre armi della censura. E spesso, è noto, anche gli autori stessi (in carne e ossa, non di carta) sono stati bruciati, uccisi, perseguitati. Gli scrittori sono andati incontro a persecuzioni, al carcere, a minacce di morte o direttamente all’assassinio, così come i libri sono stati mutilati, espurgati, proibiti o distrutti. Il loro crimine: pensare o immaginare, fantasticare.
A questi delitti contro il libro, perpetrati paradossalmente accusando i libri di delinquere, sono dedicate le pagine che seguono.
Un excursus tra le tante forme di censura che in diverse epoche e con differenti caratteristiche hanno colpito il libro (e i suoi autori). Non si tratta certo di fornire un elenco completo dei libri che sono stati censurati nel corso dei secoli (o dei millenni, se si risale alla parola scritta prima dell’invenzione della stampa). Già nel 1806 Gabriel Peignot aveva stilato un massiccio catalogo dei libri proibiti, il Dictionnaire critique, littéraire, et bibliographique des principaux livres condamnés au feu, suprimés ou censurés e per aggiornare lo stato della censura sui libri ai nostri giorni non basterebbe un’enciclopedia. Ma può essere utile ripercorrere le varie forme assunte dalla censura sui libri, attraverso alcune vicende esemplari che hanno molto da insegnare anche ai cittadini del Terzo millennio, costretti a fare i conti con il permanere di vecchi atteggiamenti censori e di nuovi tentativi per limitare la libertà di espressione. Leggi tutto…

Gli editori italiani per la prima volta in Turchia

L’AIE annuncia questa iniziativa, che si svolgerà in Turchia, con il coinvolgimento di alcune case editrici italiane

Gli editori italiani per la prima volta in Turchia: la missione, organizzata dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE), coinvolgerà il 20 e 21 febbraio una decina di case editrici italiane pronte a cogliere nuove opportunità e a conoscere meglio la realtà turca.
Grandi e piccoli editori insieme – dal settore della narrativa a quello d’arte, dalle guide turistiche fino al segmento ragazzi e ai libri illustrati –, guidati dal direttore di AIE Alfieri Lorenzon e dal responsabile editoria ICE Leopoldo Sposato – incontreranno altrettanti editori turchi per avviare un rapporto e favorire scambi commerciali.

L’economia turca ha confermato infatti il trend di crescita in atto da oltre un decennio: nel Paese sono presenti 1800 case editrici, 6mila librerie e 150 società di distribuzione. Nel 2013 si sono stampati oltre 47mila titoli per 536milioni di copie di libri. Circa un terzo sono traduzioni, per il 95% dall’inglese.
Sicuramente grande è l’attenzione per i libri educativi (90milioni di copie nel 2013), seguiti da libri per bambini (63milioni) e fiction per adulti. Numeri importanti che confermano il Paese, seconda i dati IPA, come tredicesimo mercato dell’editoria libraria, con un fatturato di 1 miliardo e 682 milioni di euro.

Gli editori e il programma: alla missione parteciperanno, tra gli altri, 24 Ore Cultura, Ats Italia Editrice, Clementina Liuzzi Literary Agency, De Agostini Libri, Editrice Il Castoro, Edizioni Del Baldo, Fanucci Editore, Guerra Edizioni, Lo Scarabeo, Lt Editore, Rcs Libri, Salento Books. Il workshop si articolerà in due giornate: nella prima, alla presenza del Console Generale d’Italia a Istanbul Gianluca Alberini e del Direttore ICE Istanbul Ferdinando Pastore, verranno presentati i due mercati editoriali, Italia e Turchia, e si svolgeranno incontri fra case editrici turche e italiane. Nella seconda giornata, si terrà nella mattinata un incontro con Askos, il consorzio delle Università anatoliche, e, a seguire, una visita alla Biblioteca Bilgi e a un’importante libreria della catena D&R.

L’editoria turca in pillole  – Il programma
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IL RITRATTO SCOMPARSO, di Patrizia Debicke (un capitolo del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un capitolo del romanzo IL RITRATTO SCOMPARSO, di Patrizia Debicke Van der Noot (edito da Melino Nerella). L’autrice ci ha “raccontato” il suo libro qui

Clervaux, luglio 2003

La longilinea signora sessantenne dai capelli corti, argentati, alzò i suoi vivaci occhi chiari e guardò davanti a sé.
Il ritratto, appeso al muro, raffigurava un antenato di Edouard von Kammer. Grande e importante, con una pesante cornice dorata, era appeso al centro della parete di fronte al camino. Lo sguardo accigliato del gentiluomo in parrucca bianca con un’armatura brunita dai riflessi d’oro, coperta sopra la spalla destra da una cappa d’ermellino, pareva seguirla con indignazione. Da quando nel pomeriggio aveva sollevato il cencio che ricopriva la tela per riprendere il lavoro interrotto per colazione, aveva la sensazione che le sopracciglia dell’antenato si fossero aggrottate minacciosamente, sopra gli occhi grigioverdi. Avrebbe quasi potuto giurare che la piega di quelle labbra carnose, atteggiate da secoli in una linea severa, fosse divenuta sdegnosa, se non riprovatrice.
« Hai torto marcio!» contestò Adrienne Lecrouet, dopo aver contemplato con assoluta obbiettività il ritratto del suo committente cominciato da due settimane.
«Non è niente male e il tuo pronipote è più simpatico di te» dichiarò ad alta voce.
Studiò il corrusco sfondo guerriero del ritratto settecentesco con, a destra, una grandiosa battaglia tra cavalieri in sella a destrieri poderosi e, a sinistra, un’altera rocca di pietra grigia, coronata di torri inespugnabili, e lo mise a confronto senza tema di critiche, con il dipinto anche se solo abbozzato a cui stava lavorando.
Raffigurava un giovane biondo dagli occhi verdi, che rammentavano vagamente quelli del suo antenato. La specchiera barocca con la sua massiccia cornice, che pendeva alle spalle d’Edouard von Kammer, rifletteva una villa toscana. Bella, piena di fascino e di armonia, si affacciava verso il giardino all’italiana, severo con le sue siepi di bosso, potate a formare animali fantastici, mentre la porta finestra sul lato destro si apriva su un degradare di vigne che scendeva a lambire la riva di un fiume che scorreva placido.
«Ma ti capisco. Deve essere difficile per un uomo d’armi comprendere un pronipote che alla spada preferisce fare l’albergatore e il produttore di vini» concluse divertita.
La stanza, dove si trovava in quel momento, era esposta a sud ovest e, in quell’ora meridiana abbastanza calda per il nord del Lussemburgo, la luce era perfetta.
Aveva scrosciato per un paio d’ore durante la mattinata, come succede spesso nelle Ardenne anche in piena estate, ma le nuvole, com’erano venute, nere e foriere di pioggia, erano ripartite presto, trasportate via dal vento teso e il cielo era tornato azzurro, cristallino. Leggi tutto…

Patrizia Debicke Van der Noot ci racconta IL RITRATTO SCOMPARSO

Patrizia Debicke Van der Noot ci racconta IL RITRATTO SCOMPARSO (Melino Nerella edizioni). In serata pubblicheremo un capitolo del romanzo.

di Patrizia Debicke Van der Noot

L’idea di Il ritratto scomparso nasce nell’estate del 2003, durante la fuga del famoso Mostro di Marcinelle nel corso di un trasferimento da una prigione all’altra della Vallonia per rispondere davanti a un ennesimo processo a suo carico.
Io, in Lussemburgo, vivo a Clervaux a circa 20 Km in linea d’aria dalla frontiera belga.
Clervaux è nelle Ardenne, un’impenetrabile baluardo di foresta ( impenetrabile si fa per dire perché a dicembre del 44 von Rumpstead se ne fece un baffo e l’aggirò senza problemi con la sua terribile divisione di carri armati per porre sotto assedio Bastogne, assedio finito a gennaio 45 con l’arrivo del Generale Patton).
Comunque una foresta in grado di fornire rifugio e copertura per giorni a un uomo in fuga.
Io a Clervaux ho una casa con giardino che ammiro attraverso grandi vetrate e che confina con il bosco. In Lussemburgo non c’è uso di porte blindate o serrature di sicurezza, ero sola, mio marito era in viaggio… Seguii le notizie delle ricerche del pericoloso detenuto evaso con una certa apprensione (anche se non mi potevo considerare una preda appetibile data l’età) e quando lo ripresero dopo tre giorni tirai un respiro di sollievo.
Però da quel momento decisi di scrivere un thriller ambientato nell’ovattata atmosfera di un mondo benestante di questa zona, ma sulla quale incombeva l’ombra sinistra di un Mostro, che rapiva e uccideva bambine.

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PAPA FRANCESCO. LA CAREZZA DI UN PADRE, di Maria Di Lorenzo

PAPA FRANCESCO, LA CAREZZA DI UN PADRE, di Maria Di Lorenzo

a cura di Simona Lo Iacono

La Provvidenza è fantasiosa e imprevedibile, non conosce la stanchezza o la fiacca, è una laboriosa cospiratrice al servizio di Dio.
Armeggia, la Provvidenza e, a nostra insaputa, tesse momenti e colpi di scena. E’ ospitale e allegra, tenerissima e paziente, e – soprattutto – ha un chiodo fisso: la nostra salvezza.
Perciò niente di strano che in questi anni, mentre noi eravamo occupati ad amare, a sbagliare, a lavorare, a creare e distruggere, a costruire una famiglia o a perderla, Lei operava segreta e sepolta, intuendo i nostri bisogni, soccorrendoci senza darlo a vedere.
Una serie di incastri e meraviglie che neanche il più arguto dei registi avrebbe saputo costruire, un fluire di eventi logico, necessario, di intensità crescente fino ad arrivare a Lui. Questo Papa.
La sequenza è perfetta: le luci abbaglianti di un papa buono, prima, di un papa sorridente, poi. E di un santo papa polacco subito dopo. Infine, un papa umilissimo che legge nel futuro e preannuncia l’arrivo di questo padre, la cui unica missione è sanare, consolare, portare tenerezza.
Maria Di Lorenzo in “Papa Francesco. La carezza di un padre” (Edizioni dell’Immacolata) ripercorre le tappe della vita di Jorge Bergoglio con lo spirito della cronista rigorosa e della conoscitrice della Provvidenza. Nella storia di quest’uomo semplice, senza orpelli e ornamenti, non vede solo un Pontefice apertissimo, vitale, vibrante di passione evangelica.
Vede anche il dono da lungo tempo preparato, il mistero che – nuovamente – ci si rivela con pienezza e ardore.
Papa Bergoglio arriva a Roma straniero ma con sangue italiano nelle vene, ha alle spalle un lungo esercizio tra gli ultimi e i diseredati. Ha imparato presto che amare vuol dire una cosa soltanto: esserci. Piangere con chi piange. Ridere con chi ride. Non lo interessa il giudizio, e forse non sa neanche come formularlo. La notte in cui un terribile rogo devasta l’affollata discoteca Cromañòn, nel 2004, fa il giro degli ospedali per consolare le famiglie e assistere i sopravvissuti. Sette anni dopo, quando un treno deraglia nella stazione di Once, accorre dai feriti. Lava e bacia i piedi degli ammalati di AIDS, offre ai poveri, accoglie, accarezza, abbraccia. Quando, nel 1998, diventa arcivescovo e gli assegnano l’appartamento arcivescovile, preferisce rifiutare e trasferirsi in una cameretta al terzo piano della Curia, simile ai suoi, povero tra i poveri. Già Papa, corre a Lampedusa, mescola le sue lacrime al sangue del mare. Piange i figli che non conosceva, le traversate accorate verso la speranza. Se tuona di indignazione è per scuotere l’indifferenza, per invitare l’uomo a farsi carico dell’altro uomo.
Per il resto, non gli importa nulla della vita di chi gli sta davanti, non giudica. In ogni caso, vede un ferito, una persona in attesa di un gesto. Come quando Matteo scrive: “Gesù vide un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento d’amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”.
Papa Francesco fa la stessa cosa. Guarda con sentimento d’amore, fa spallucce alle categorie, alle barricate che gli esseri umani costruiscono. Piuttosto, risana, sorride, entra nella necessità più lacerata di ognuno di noi, nel mistero più doloroso: essere amati. La misericordia non è affare per i buoni e per i giusti, scova anzi i figli più sgangherati e imperfetti, gli arrovellati e gli indecisi, i traditori e i refrattari. E’ calda, la Misericordia, ci conosce e ci rassicura. Sembra dirci: poichè sei caduto, ti amo di più.

– Cara Maria, raccontaci chi è questo Papa, da dove proviene. Leggi tutto…

MENTRE L’EUROPA DORME, di Carmelo Giummo

carmelo giummoCarmelo Giummo: Mentre l’Europa dorme

di Biagio Coco

«Dicevi strane mezzecose quella sera / in quegli strani luoghi semioscuri / dove davvero non siamo stati mai. / Però ne respirammo attenti il tempo, / il vuoto colorato, e l’anima e il silenzio / grave di polvere molesta sollevata / come vi fosse accaduto un cataclisma». Sabato 1 febbraio 2014, in una serata di pioggia battente e mareggiata, di fronte ad un pubblico di amici, lettori ed estimatori è stato presentato ad Augusta, nell’elegante ed austero Palazzo Zuppello, il nuovo libro di poesie di Carmelo Giummo Mentre l’Europa dorme uscito per i tipi della Carthago.

Il titolo di questo libro di poesie, con la sua intensità, appare come una lente di ingrandimento poggiata sul piano dei temi che lo attraversano. Mentre è una congiunzione temporale ma anche avversativa. Nel suo aspetto temporale ci comunica che l’ambientazione di queste poesie è il presente. La storia irrompe parallela alle vicende private e personali, sposta la terra dai suoi assi, accartoccia i planisferi. Come vento da una finestra spalancata, toglie prepotente la troppa polvere che si accumula su librerie e cd impilati. Tempi e spazi ne vengono modificati: la linea del tempo si concentra sul passato recente e sulla contemporaneità; gli spazi non sono più soltanto le rive assolate della Sicilia nativa ma si dilatano in nuove geografie, in luoghi scoperti magari involontariamente, seguendo i passi di un amore che scompare tra la folla di città appena conosciute. La consapevolezza autentica che la nostra esistenza partecipa ed è partecipata dagli eventi tutti del mondo vanno ad aggiungersi ai temi prediletti di sempre: il viaggio, l’innamoramento, l’Isola e la sua gente. Temi attraverso i quali l’autore esplora da più di un ventennio la possibilità della scrittura di far emergere ancora l’immagine, ossia il nucleo originario dell’emozione poetica tradotta in versi, incorporando la realtà e graffiando memorie letterarie e convenzioni. Mentre può assumere anche un significato avversativo: può leggersi nel senso di “eppure”, di “tuttavia”, di “nonostante ciò”. Suona quasi come la parte finale di una frase non pronunciata per intero. L’Europa che dorme allude ad un altrove che già esiste, ad un mondo vivo, pulsante e nuovo, non ancora rappresentato.
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TRINACRIA PARK a Motta Sant’Anastasia – 19 febbraio

trinacria_ridStasera libro – Trinacria Park di Massimo Maugeri
mercoledì 19 febbraio 2014, ore 17, Motta Sant’Anastasia (CT) – Biblioteca comunale “A. Emanuele”, vecchio mulino restaurato al n. 52 di via Roma

di Vito Caruso

Nell’ambito della rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore”, dell’assessorato comunale alla Cultura, con la collaborazione della sezione provinciale dell’AISM (associazione italiana sclerosi multipla) e della locale Fidapa, sarà presentato mercoledì 19 febbraio 2014, ore 17, a Motta Sant’Anastasia, nella Biblioteca comunale “A. Emanuele, vecchio mulino restaurato al n. 52 di via Roma, il libro “Trinacria Park” (edizioni e/o) di Massimo Maugeri, catanese, giornalista, scrittore, noto blogger di letteratitudine.it, apprezzato animatore culturale, autore di un’opera originale dedicata alla sua amata-odiata Sicilia.
Nell’ambito dell’incontro, i saluti del sindaco Angelo Giuffrida, dell’assessore alla Cultura Antonella Santagati, le letture di brani dell’opera a cura dell’attore mottese Pasquale Platania e di Noemi Finocchiaro, e gli interventi della giornalista Mariella Palmeri e del prof. Alessandro Puglisi.
Considerato dal settimanale Panorama tra i migliori 10 libri del 2013, vincitore del premio Vittorini, recensito a “pieni voti” dagli addetti “Cultura” dei maggiori mezzi di informazione italiani, “Trinacria Park” è un romanzo (noir, giallo, thriller, pulp, e altro ancora) singolare sul tema del doppio, tra denuncia e fantapolitica, ambientato in una sorta di “Jurassic Park” al largo delle coste siciliane, confezionato con ritmo incalzante e stile fantastico, visionario e iperreale, mescolando storia e mitologia (Medusa pietrificante incombe anche dalla copertina), dialetto e lingua, realtà e finzione, personaggi memorabili (le tre prime donne, o il presidente della Regione Sicilia) e solo in apparenza grotteschi, per proporre un nuovo modello letterario della Sicilia e utili chiavi di lettura critica del presente della comunità isolana.

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO

PREMIO STREGA – CLASSICO CONTEMPORANEO

Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 30 – Roma
Ingresso 5 euro

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16 febbraio
Teatro Studio ore 11
Melania Mazzucco 
L’isola di Arturo di Elsa Morante

23 marzo
Teatro Studio ore 11
Domenico Starnone 
Cinque storie ferraresi di Giorgio Bassani

13 aprile
Sala Petrassi ore 11
Walter Siti 
Sillabario n. 2 di Goffredo Parise

4 maggio 
Teatro Studio ore 11
Alessandro Barbero 
Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli

Quattro partiture letterarie per i vincitori dello Strega Leggi tutto…

FESTIVAL MARACANÃ, di Vito Ferro

copFMFESTIVAL MARACANÃ, di Vito Ferro – edizioni Las Vegas.
in collegamento con il forum “Letteratura e Musica” di Letteratitudine

a cura di Claudio Morandini

Vito Ferro (Torino, 1977), animatore culturale e già autore di “L’ho lasciata perché l’amavo troppo” (Coniglio), “Condominio reale” (Edizioni di Latta), “Mentre la luce sale” (Lietocolle), nel 2012 ha pubblicato con le Edizioni Las Vegas di Torino un romanzo movimentato, comico, intriso di passione per la musica, a modo suo un atto d’amore per il rock e l’umanità delle periferie, “Festival Maracanã” (sic).
Conversare con lui è stato un vero piacere. Riporto la trascrizione della nostra chiacchierata subito dopo la breve silloge redazionale del romanzo.
 
Ale, Casimiro e Tommy, tre ragazzi spiantati dell’estrema periferia di Torino, terra di niente e di nessuno, decidono di organizzare un festival musicale, una mini Woodstock di tre giorni, con il sogno di riscattare per una volta le loro vite e il loro quartiere. L’impresa non si rivela così semplice e il fiasco sembra essere dietro l’angolo. I tre amici devono vedersela con una burocrazia impietosa, politici improbabili e cantanti incredibili, e l’organizzazione del festival sfugge al loro controllo. Tra situazioni esilaranti e umanità ricca di sfumature, questo romanzo è la storia di una passione sincera, di un’amicizia senza fine. E forse il capostipite di un nuovo genere: l’umorismo magico.

CM – “Dove le parole finiscono, inizia la musica” (H. Heine) si legge in esergo. Il tuo romanzo sembra la risposta ironica a questa massima, sembra dire: dove la musica non riesce ad arrivare, iniziano le parole.
VF – È così. Ho sempre pensato che la musica abbia un potere incredibile, universale, meraviglioso. Ma al contempo mi rendo conto che di una canzone io cerco di capire profondamente il testo, e lo trovo inscindibile dalla melodia. Non riesco ad ascoltare un pezzo strumentale, non ho le capacità tecniche per coglierne la bellezza, ho bisogno della “didascalia” che è il testo.
Il testo valorizza la musica e viceversa, si autoalimentano. La mia esperienza personale, poi, è quella di chitarrista ritmico dilettante e paroliere per alcuni amici musicisti. Provo invidia per le loro capacità musicali e frustrazione per non essere abbastanza bravo con lo strumento, ma anche orgoglio e soddisfazione nell’essere riuscito a dare “senso” alle note che loro hanno creato.
Ecco: scrivere per me è dare un senso a una bellezza, a una melodia, potrei dire a una storia, già presente.

CM – Il romanzo, in molte pagine, soprattutto nei dialoghi, ha la vividezza di una registrazione dal vivo. Ci ho sentito spesso (ma è un’impressione che andrebbe messa alla prova) l’eco di certi romanzi di Roddy Doyle, “I Commitments”, “Due sulla strada”, riferimenti che però dribbli virando presto sull’invenzione fantastica, sul comico onirico… Al di là di questi rimandi letterari, il senso molto forte di presa diretta mi spinge a chiederti quanto ci sia di veramente vissuto nel racconto dell’organizzazione di una piccola Woodstock di periferia. Alla domanda hai già risposto, sia pure con qualche reticenza, nell’ultima pagina, ma vorrei tornare insieme con te su questo punto.
VF – Non ho mai visto i film che citi, anche se molti lettori mi hanno segnalato le somiglianze.
In realtà il riferimento maggiore è proprio alle edizioni realmente svoltesi del festival alle Vallette (storica periferia nord di Torino nonché mio luogo di nascita) e ai trent’anni di vita nel quartiere stesso.
Il festival è esistito, per due anni di fila, e si è svolto in maniera rocambolesca, avventurosa, sconclusionata per certi versi, molto naïf per altri. È stato una caricatura di festival. Noi organizzatori ci siamo divertiti molto. E, credo, anche il pubblico che partecipò. Fu un’esperienza molto bella perché fondamentalmente libera, a briglia sciolta. Ricevemmo il permesso dal comune di poter superare di molto il consueto orario di chiusura di manifestazioni del genere: potevamo andare avanti fino alle 4 e 30 del mattino! Tu immagina: ragazzi giovani, un prato isolato di una periferia di per sé isolata, birra, panini, musica fino al mattino. Tanti eventi presenti nel libro sono realmente capitati nelle edizioni reali, poi ovviamente sono intervenuto con l’invenzione narrativa: che non considero una storpiatura della realtà, ma una sorta di interpretazione di essa, un correlativo oggettivo poetico. La spensieratezza, la stranezza, il surreale sono in fondo già presenti nel reale: i personaggi del libro l’accettano come una cosa “diversa” ma esistente, da rispettare. Sul quartiere ho migliaia di aneddoti estremi e molto divertenti che paiono inventati se non si è conoscenza dei soggetti che lo vivono, delle situazioni.

 CM – Woodstock, Dylan, addirittura Elvis Presley (o i Police, ma non stiamo a precisare perché, per non rovinare la sorpresa ai lettori)… I miti musicali che alimentano i sogni dei protagonisti sono ormai tutti storicizzati. Che cosa può rappresentare la musica di quegli anni per dei ragazzi di provincia di oggi? Leggi tutto…

WORLD RADIO DAY 2014: 13 febbraio

Oggi, 13 febbraio, è il World Radio Day 2014: giornata indetta dall’Unesco

Oggi si celebra il World Radio Day, la giornata indetta dall’Unesco nata per sottolineare il ruolo dell’emittente radiofonica come strumento per migliorare la cooperazione internazionale e per incoraggiare le emittenti perché promuovano la libertà di accesso all’informazione, la libertà di espressione e il rispetto per le diverse culture.

Anche “Letteratitudine in Fm” partecipa alla festa…
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NOI ITALIA: LETTORI DI LIBRI

NOI ITALIA: LETTORI DI LIBRI

L’approfondimento del rapporto annuale dell’Istat “Noi Italia” dedicato ai libri

Molti libri per pochi lettori: UNO SGUARDO D’INSIEME

La lettura di libri gioca un ruolo importante nel processo di crescita individuale, fin dalle più giovani fasce di età. Più gli individui leggono, più riescono a mantenere aggiornate, efficienti e flessibili le loro conoscenze, ossia il loro capitale umano, e più riescono a interagire con le altre persone, accrescendo il loro capitale sociale. In termini di offerta nel 2011, in Italia, sono stati pubblicati poco più di 59 mila libri (in diminuzione rispetto al 2010 di circa 5 mila libri), di cui poco meno dei due terzi riguardano le opere originali pubblicate in “prima edizione” (meno 12 per cento circa rispetto all’anno precedente), per una tiratura totale di quasi 221 milioni di copie (meno 5,9 per cento). Complessivamente sono state stampate all’incirca 4 copie di opere librarie per abitante e, in particolare, poco più di 6 copie di libri per ragazzi (tra i 6 e i 14 anni). Se la produzione editoriale nel 2011 ha subito una battuta di arresto, si evidenzia pur sempre una offerta libraria in Italia rilevante, soprattutto se si tiene conto della scarsa propensione degli italiani alla lettura: solo il 43,0 per cento della popolazione dichiara di aver letto almeno un libro nel tempo libero nell’arco di dodici mesi. Tra i lettori di libri, inoltre, una quota consistente dichiara di aver letto al massimo tre libri nell’ultimo anno (46,6 per cento), contro un’incidenza decisamente più contenuta di quanti affermano di averne letti minimo 12 (il 13,9 per cento). Dal punto di vista temporale la quota di lettori (chi ha letto almeno un libro nell’ultimo anno) è rimasta intorno al 40 per cento negli anni compresi tra il 1995 e il 2003, mentre ha subito incrementi più consistenti negli anni successivi fino a raggiungere il suo massimo nel 2010 (46,8 per cento). Il 2013, invece, si distingue per una significativa flessione dei lettori che tornano ad avere una incidenza pari al 43,0 per cento tra le persone di 6 anni e più. La contrazione più importante, inoltre, si registra proprio tra quanti si sono sempre distinti per una lettura diffusa: i bambini e i ragazzi dai 6 ai 17 anni. Tra questi, infatti, si assiste ad una diminuzione dei lettori di quasi 6 punti percentuali, passando da 57,9 del 2012 a 52,1 per cento del 2013. Per quanto riguarda la frequenza di lettura nel 2013 la quota di lettori, sia sporadici sia abituali, è sostanzialmente stabile.

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NOI ITALIA: Cultura e Tempo Libero

È stato pubblicato il rapporto annuale dell’Istat “Noi Italia“. Segnaliamo, in particolare, le notizie riguardanti il settore Cultura e tempo libero

Giunto alla sesta edizione, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
Il prodotto arricchisce l’ampia e articolata produzione dell’Istat attraverso la proposta di indicatori che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione.
Gli indicatori, raccolti in 19 settori per un totale di 120 schede, si possono consultare in modo interattivo attraverso innovativi strumenti di visualizzazione grafica; è possibile scaricare i dati su un foglio elettronico e approfondirne i diversi aspetti grazie ai link presenti in ogni pagina. Accanto alla versione on line, sono disponibili ulteriori formati, con la possibilità per gli utenti di consultare gli indicatori nelle versioni e-book, App per smartphone, nonché la tradizionale versione cartacea.

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La dimensione culturale è positivamente associata alla crescita del reddito pro capite. Le scelte adottate dai cittadini per mantenere aggiornate ed efficienti le loro conoscenze, la fruizione delle diverse attività culturali nonché la pratica di attività fisica, sono alcune delle dimensioni che contribuiscono alla determinazione del capitale sociale di un paese. Al di là di fattori esclusivamente economici, l’analisi dei comportamenti dei cittadini nella sfera culturale rappresenta un contributo essenziale per tentare una misura del benessere personale e della coesione sociale.

>> Le famiglie italiane nel 2011 hanno destinato ai consumi culturali (spese per ricreazione e cultura) in media il Leggi tutto…

OMAGGIO A SHIRLEY TEMPLE

OMAGGIO A SHIRLEY TEMPLE (1928-2014), scomparsa il 10 febbraio 2014

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Approfondimenti su: la Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Panorama

© Letteratitudine

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UNA PER MILLE, di Cristina Bove

copertina cristina boveCRISTINA BOVE: UNA PER MILLE

a cura di Simona Lo Iacono

Scriviamo sempre contro la morte, lanciamo dardi infuocati contro la fine. Gli scrittori sono forse le creature che più di altre hanno consapevolezza di morire, fiutano l’intima fragilità delle cose, intuiscono che abbiamo un tempo, una scadenza.
Perciò afferrano disperatamente ogni frammento e lo trattengono con le parole. Per eternarlo, e per trovarsi, per rivelarsi.
Scrivendo, si può forse arginare l’impetuoso galoppo verso quella conclusione, ci si può arrendere al fatto di essere tanto compiuti già all’atto di nascere. Stelle che avranno poche ore per fare luce, a cui non resta altro che lasciare traccia, un ricordo.
Così fa Cristina Bove in “Una per mille” (ed. Smasher).
Ricapitola momento per momento, non fugge né il tempo né quel mistero che è vivere, un mistero irrisolvibile, che si può solo raccontare.
Ma raccontare con la prosa che non si rassegna mai a essere memoriale, con le parole che ardono di bellezza, con i ricordi che giocano a mostrasi crudeli e veri, spietati e umilissimi, giocosi e arrendevoli, una baldoria di città attraversate, corpi sani e malati, precipizi e resurrezioni.
Cristina Bove non si sottrae alla ricerca della verità, non tesse assoluzioni o condanne, non scrive per dare un senso, ma per darsi un senso.
Scrivendo, si vede incedere tra orde di fantasmi benevoli, sfiora l’indicibile, quel pozzo in cui è caduta e dal quale riemerge a forza di braccia, e a forza di versi, e a forza di sillabe che intrecciano una corda di salvezza, una mano pietosa che la solleva dal buio, che la salva.
E avviene.
Il dolore si trasforma. E così le perdite, i salti oltre balconi e parapetti, i voli straziati di quando non si sa ancora che cosa sia – davvero – stare dentro la vita.
Una scoperta.
Mentre giace riversa tra la vita e la morte, è la semplicità delle cose a rivelarsi. Viviamo perché siamo parte di un’esperienza d’amore. Viviamo perché di quell’amore siamo una costola e una goccia, una parte segreta all’interno della quale germoglia sia il dolore che l’universo. Una particula, insomma, una su mille, o forse una per mille. Tanti noi dentro noi stessi, ma pure fuori, in una fratellanza caritatevole e necessaria degli uni con gli altri e persino del nostro io con noi stessi.
Cantrice dell’armonia, Cristina Bove arriva ad essa varcando portali dolorosi, tagliando epoche, eventi, scelte. Scoprendo che accogliere il mistero è l’unico modo per goderne anche gli impensabili vantaggi: una gioia pura e disarmata, una consapevolezza che dal passato corre verso il futuro e poi di nuovo avanti e indietro.
Raccontandosi si è scomposta e frammentata, ma non per perdersi, per ritrovarsi in ogni sfaccettatura, per cogliersi in completezza e verità, per scrutare l’essere umano con coraggio, e anche con la certezza di compiere un atto sacro e inviolabile.
Con “Una per mille” Cristina Bove ci consegna un’opera di altissima ricerca spirituale, in cui è impossibile scandagliare il confine tra essere che scrive e parola scritta, tra umanità e arte.

– Cristina, le chiedo, questo è un libro nato come un atto di pura necessità. Raccontaci perchè hai deciso di scriverlo. Leggi tutto…

LA PAURA E ALTRI RACCONTI DELLA GRANDE GUERRA, di Federico De Roberto (l’introduzione di Antonio Di Grado)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo l’introduzione – firmata da Antonio Di Grado – del volume LA PAURA E ALTRI RACCONTI DELLA GRANDE GUERRA, di Federico De Roberto (edizioni e/o)

di Antonio Di Grado

Un eroe per caso, protagonista d’una involontaria, esilarante impresa; un eroe vero che, al cospetto dell’orrore, preferisce disertare dalla vita; un disertore che dal suo domestico “rifugio” era creduto eroe; infine un martire che da quel remoto e bramato nido d’affetti è miseramente rinnegato.
Eroi pentiti o traditi, antieroi esecrabili o spassosi: eccola, la Grande guerra narrata da Federico De Roberto, l’autore di quei Viceré che vent’anni prima avevano rivoltato come un guanto la recente storia dell’Italia unita, smascherando menzogne e imposture di un’oligarchia immarcescibile e trasformista.
Quattro, i racconti di guerra qui di seguito proposti, scelti tra quanti, fra il 1919 e il 1923, lo scrittore affidò a giornali e riviste e solo nell’ultimo trentennio sono stati raccolti in volume da
Sarah Zappulla Muscarà prima e poi da Rossella Abbaticchio, con un saggio introduttivo di Nunzio Zago. Forse i più significativi, certo i più adatti a ricordare il centenario di quel tragico conflitto con una commozione che non ceda alla retorica e non rinunzi allo sdegno.
Di guerra, di quella guerra, Federico De Roberto aveva cominciato a scrivere al culmine del suo soggiorno romano, che fu per lui l’ultima evasione e l’ultima occasione prima di essere risucchiato per sempre dal vorace amore materno nel grembo soffocante della provincia; e che lo vide – lui che nella stagione milanese degli anni Novanta dell’Ottocento aveva pubblicato alacremente, dai Viceré alla saggistica e agli articoli per il Corriere della sera – aggirarsi fra aule parlamentari, redazioni e alcove cercando invano spunti e ispirazione per L’Imperio, il “libro terribile” sulla capitale del malgoverno che rimarrà incompiuto.
Intanto collaborava con il Giornale d’Italia, il quotidiano diretto da Alberto Bergamini, oggi celebrato come l’inventore della “terza pagina” e allora militante sul fronte della destra antigiolittiana.
Alle giovani generazioni, già alla vigilia della guerra, e cioè nella fase più intensa della collaborazione derobertiana, quel giornale appariva un rispettabile club di sopravvissuti: “Ci collabora tutta la più brava gente d’Italia, dalle cattedre e dalle provincie; […] è gente che ha ottenuto un gran successo di stima, che tutti rispettano ma che nessuno andrebbe a cercare. Se c’è dei solitari, degli incompresi, dei mezzo dimenticati, il Giornale è fatto apposta per loro”. Parole ben tristi, queste di Renato Serra, ribadite più crudamente, qualche anno dopo, a proposito di De Roberto, collocato “più in disparte e più in alto” dei suoi contemporanei, ma anche “un po’ indietro, in una seconda luce austera e discreta”.
De Roberto esordisce, sul Giornale, pubblicando nel febbraio 1909 il racconto Nora, o le spie, ispirato a un caso di cronaca (un intrigo giallo-rosa tra un capo di stato maggiore e un’attraente spia tedesca) e giocato nelle tonalità un po’ frivole del racconto spionistico che vira al grottesco per inadeguatezza dell’oggetto.
Pubblica poi, fino al ’22, una cinquantina di pezzi: divagazioni sull’amore (tema ricorrente nell’opera sua, finora ritenuto a torto marginale, in realtà turbato dagli stessi fantasmi che abitano l’universo del Potere), ma anche contributi letterari (novelle e recensioni) e infine interventi, analisi, divagazioni storiche e letterarie sul tema obbligato della guerra, che intanto imperversa e coinvolge l’Italia.
Questi ultimi scritti saranno raccolti nel 1919, da Treves, nel volume intitolato Al rombo del cannone, cui seguirà l’anno seguente, sollecitato da un mercato ancora sensibilizzato alla letteratura bellica, All’ombra dell’olivo. Due libri, questi, tutt’altro che centrali e risolutivi, nel contesto della produzione e della riflessione derobertiane: ma ancora una volta sbaglierebbe chi li relegasse al rango di disimpegnate di vagazioni. Si leggano le pagine di Moralità e immoralità della guerra, nell’ultimo dei due volumi. Già il titolo dice a chiare lettere quale sia l’approccio alla materia. E infatti De Roberto inizia il suo scritto rivolgendo un perentorio atto d’accusa all’intellighenzia tedesca: dietro
la logica cinica e brutale dell’imperialismo guglielmino starebbero, infatti, “la predicazione di Zarathustra” e la cultura che cir cola in quelle università. Tale asserzione, benché schematica,
coglie le corresponsabilità politiche degli intellettuali, non più disinteressati creatori, ma mediatori del consenso e diffusori di miti riconoscibili e praticabili. E comunque si spiega non solo con l’incomprensione del pensiero di Nietzsche, ma pure con un retroterra di predilezioni e di interessi scarsamente orientati verso l’area mitteleuropea e centrati, piuttosto, su quella francese: uno schieramento d’idee e d’autori, dunque, che è il corrispettivo letterario delle potenze dell’Intesa. Ovvero: civilisation contro Kultur.
Ma subito l’argomentazione scivola nel moralismo più scoperto e manicheo, tranne laddove lo scrittore si dimostra consapevole delle valenze politiche del dibattito coevo sulla guerra e coglie i limiti di certa mitologia interventista; e contro ogni tentativo di estetizzazione del conflitto, non esita a definire “orrenda” la guerra.
È superfluo ricordare le speranze di palingenesi di cui tanti intellettuali italiani avevano caricato lo storico appuntamento del 1915, Leggi tutto…

A Messina AmoLeggere – 15 febbraio 2014

Segnaliamo che, in occasione della Notte della Cultura, il 15 febbraio 2014, l’associazione culturale La Gilda dei Narratori e il giornalista Francesco Musolino, hanno organizzato l’evento AmoLeggere, un reading aperto a tutti i lettori: h. 21,30 presso la Libreria Mondadori di Messina (Via G. Garibaldi, 56).

Gli scrittori messinesi Alessia Gazzola, Kai Zen G, Luigi La Rosa, Graziano Delorda leggeranno un brano dedicato all’amore per i libri e la lettura (e sono già annunciate delle preziose anticipazioni di futuri libri in uscita…).
Celebrando la figura di Antonello da Messina, cui la Notte della Cultura è dedicata, il reading sarà aperto da una doppia lettura di Francesco Musolino e Filippo Nicosia – l’ideatore di Pianissimo – che leggeranno brani (su supporto digitale e cartaceo) de “Il sorriso dell’ignoto marinaio” di Vincenzo Consolo.
A seguire, microfoni aperti per i lettori. Senza alcuna scaletta e con grande entusiasmo, spazio aperto per condividere una lettura, un autore amato, il libro del cuore…e dire ancora una volta e sempre più forte: AmoLeggere.
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Gabriella Serravalle racconta UN CALCIO ALLA SLA

Gabriella Serravalle ci racconta come è nato il volume UN CALCIO ALLA SLA (Ananke edizioni)

[“UN CALCIO ALLA SLA” per dire sì alla speranza e alla ricerca martedì 18 ospite al Circolo dei Lettori di Torino – dettagli a fine post]

di Gabriella Serravalle

Ho scritto questo libro con l’entusiasmo e la certezza che un giornalista debba sempre lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo ha trovato.
Pubblicato nel marzo del 2013 da Ananke, casa editrice torinese “Un calcio alla sla” racconta la vita di Marco Scelza, un “guerriero” ammalato di sclerosi laterale amiotrofica da più di dieci anni.
Un libro nato da una promessa.
Io arrivavo da una serie di presentazioni del mio primo libro sull’argomento “Il Ramarro Verde” scritto a quattro mani con un altro ammalato Michele.
Marco mi chiese con gli occhi di esaudire quello che era il suo sogno: raccontare la sua vita. Non me la sentii di dirgli di no.
L’entusiasmo nacque dal vedere, sin dall’inizio, tanti Amici intorno.
Amici di Marco, Amici della Ricerca, Amici della Vita.
Ecco spiegata la prefazione è di Gianluca Vialli, gli interventi di Mario Melazzini Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Nino Boeti consigliere regionale del Piemonte e vice Presidente della Commissione Sanità Piemonte , Andrea Calvo neurologo ricercatore del Centro Cresla della Molinette. E poi le recensioni di Roberto Beccantini editorialista della Stampa, Sara Strippoli di Repubblica, Bruna Bertolo giornalista e scrittrice.
Ho scelto la forma epistolare per lanciare tanti piccoli messaggi al mondo dei sani che corre alla ricerca di una frenesia senza più ragione. Tanti “toc toc!” la vita è avere rispetto di sé, delle persone care, degli amici, dell’ambiente, della propria città. Una delle lettere è dedicata a Torino.
Marco dal suo letto e con la sua malattia mi ha insegnato a non mollare mai, a guardare le cose da un altro orizzonte. La vita per un ammalato terminale è una conquista quotidiana da farsi con le ossa e con i denti.
Marco ha deciso di vivere, per lui e per la sua splendida famiglia.
Quando entro a casa sua, noto le pareti colorate, il buon odore di cibo sempre pronto per accogliere un nuovo amico a tavola, la vita quotidiana di una famiglia, non come tante, ma – come dice lui – da Mulino Bianco.
Ne esco, ogni volta, convinta, che nella nostra quotidianità perdiamo di vista il vero valore delle cose, il giusto orizzonte.
Ho voluto lanciare nn messaggio di positività ma anche di grande rispetto per Marco innanzitutto ma per tutti gli ammalati di sla. Riuscire a vivere una vita dignitosa con una spada di Damocle chiamata sla è difficile ma c’è qualcuno che ci riesce ed anche in maniera eccellente. Marco è diventato il mio eroe ma anche il mio amico.

Martedì 18 febbraio alle 20,30, dopo il Salone del Libro, la presentazione in Regione Piemonte, saremo ospiti al Circolo dei Lettori di via Bogino a Torino, il Salotto Letterario Buono della nostra amata città.
Con noi ci sarà Beppe Carletti dei Nomadi, Orlando Perera della Rai, Salvatore Sblando e Sandrina Goia coordinatrice del Nomadi Fans Club di Torino.
Carletti annuncerà il suo impegno nella lotta alla sla.
I Nomadi con i loro Fans club sparsi per tutta Italia saranno dei nostri: una speranza nuova, tanti Amici in più. Leggi tutto…

IL MALE RELATIVO, di Stefano Caso (brani del libro)

il male relativo 400In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un paio di brani estratti dal romanzo IL MALE RELATIVO,  di Stefano Caso (edizioni goWare)

Il libro
Tito Ghisolfi si chiama in realtà Gianmaria, un nome “troppo da checca” per uno come lui, cinico rapinatore, spacciatore e strozzino. Ex maestro elementare, è stato certificato come disturbato mentale per i maltrattamenti inflitti vent’anni fa ai suoi scolari.
Sua compagna è “la Tati”, prostituta sieropositiva per tossici, squattrinati e ricconi viziosi, mentre suo socio è René Felzi, brutto da paura, piccolo e magro, con i denti marci e il naso che è un monumento.
I due si considerano “artigiani” del crimine, fermamente decisi a restare fuori dai grossi giri della criminalità organizzata. Le loro rapine in villa, tuttavia, scatenano l’ira di una banda di rumeni, ogni volta accusati dalla polizia di esserne i veri autori.
In fuga dalla malavita dell’Est e braccati dalla polizia per una serie di omicidi che non hanno commesso, Tito e René dovranno anche scoprire il misterioso personaggio che li vuole morti.
Tra prostitute fuori corso, disperati tossicomani ed extracomunitari brutalmente derubati, e tra insospettabili studenti pusher, malviventi decaduti e sensuali mogli cocainomani, le vicende narrate da Tito Ghisolfi sono una vertiginosa caduta nei tormenti più cupi dell’animo umano, dove il tragico e l’assurdo si combinano in un inesorabile grottesco.
Un romanzo senza eroi, dove le voci del male più volgare si confondono con quelle più raffinate, non meno squallide e distruttive.

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Incipit

L’ultima pedata me la tirano nelle natiche, quando sono ormai piegato in due sull’asfalto, con una mano sul volto insanguinato e l’altra a pararmi le palle. Chiudere il pestaggio con un calcio in culo è una sorta di dileggio, un modo per irridere la mia pericolosità, una cortesia per farmi sentire una merda.
«Tito, tu vali come merda di mio cane» mi dice infatti uno di loro, quello più piccolo e cattivo.
Gli altri due sghignazzano catarro.
Tito sono io, cinquantasei anni ben portati, un passato da maestro elementare e un presente da rapinatore, spacciatore, strozzino e affini.
In realtà non mi chiamo Tito ma Gianmaria, un nome da checca che pagherei oro per levarmelo da carta d’identità e coglioni. Tito me lo sono affibbiato da solo, dopo essermi fatto un giro nella ex Iugoslavia, quando ancora non era ex. Se mi volete fare imbestialire chiamatemi pure Gianmaria.
I tre rumeni pensano che Tito sia il mio vero nome.
Provo a rialzarmi. Leggi tutto…

Il Premio Pepe Carvalho a ANDREA CAMILLERI

Oggi, giovedì 6 febbraio 2014, Andrea Camilleri riceve il Premio Pepe Carvalho, nato per celebrare la memoria di Manuel Vazquez Montalban (l’evento su YouTube)

Oggi, giovedì 6 febbraio 2014, Andrea Camilleri, nell’ambito del Festival del Noir BCNegra di Barcellona, riceve il Premio Pepe Carvalho 2014, giunto alla nona edizione, in ricordo del personaggio creato dallo scomparso scrittore catalano Manuel Vazquez Montalban.
La giuria, composta da Jordi Canal, Andreu Marti’n, Rosa Mora, Daniel Vazquez Salles, Sergi Vila-Sanjuan e Paco Camarasa, ha deciso all’unanimità di concedere il Premio ad Andrea Camilleri indicandolo come «uno dei più autentici rappresentanti del noir mediterraneo».

La diretta su YouTube

Il Premio Pepe Carvalho è nato per celebrare la memoria di Manuel Vazquez Montalban ed è un ambito riconoscimento internazionale dedicato al romanzo poliziesco. Camilleri si unisce ad una lista di vincitori in cui figurano Maj Sjowall, Petros Markaris, Andreu Martin, Ian Rankin, Michael Connelly, P.D. James, Henning Mankell e Francisco Gonzalez Ledesma.
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IL PIANTO DI IVAN IL’IČ

Sacco buio – Il pianto di Ivan Il’ič

di Giuseppe Giglio

«C’era sempre Gerasim seduto in fondo al letto che sonnecchiava tranquillo e paziente, mentre lui giaceva con le gambe smagrite e coperte dalle calze, appoggiate alle sue spalle; la solita lampada col paralume, il solito dolore incessante. – Vai pure, Gerasim – bisbigliò. – No, rimango ancora. – No, vai. Gli tolse i piedi dalle spalle, si girò su un fianco e sentì pietà di se stesso. Aspettò solo che Gerasim uscisse dalla stanza e si lasciò andare al pianto, come un bambino. Piangeva per la sua impotenza, per la sua terribile solitudine, per la crudeltà degli uomini e di Dio, per l’assenza di Dio». È un pianto senza speranza, quello di Ivan Il’ič Golovin: il quarantacinquenne consigliere di Corte d’appello prostrato da un feroce cancro, al centro di quel sublime racconto lungo che è La morte di Ivan Il’ič (1886), uno dei capolavori della letteratura universale. Un racconto di tremenda sobrietà, in cui il genio tormentato di Lev Nicolaevič Tolstoj raggiunge uno degli esiti più alti: a mostrare ad ogni generazione di lettori – con sconvolgente autenticità, e in appena poco più di ottanta pagine – come l’enigma della morte, del morire (una vera e propria ossessione, per Tolstoj), sempre inveri il vivere di ogni uomo, la vita di ciascuno di noi: nel bene e nel male, e come sotto il rigoroso vaglio di una nitidissima lente di ingrandimento.
È un magistrato temuto e riverito, Ivan Il’ič: un uomo mediocre ed egoista, che conduce un’esistenza al di sopra dei propri mezzi, in una società edonista e ipocrita, non meno mediocre e non meno egoista. È il secondogenito di un funzionario che aveva fatto carriera a Pietroburgo, e che era stato «membro inutile di numerose inutili istituzioni», accumulando stipendi d’oro. Nel proprio lavoro Ivan Il’ič trova una via di fuga, e un comodo rifugio: da un’ostilità repressa della vita coniugale, che non di rado si traduceva in reciproca alienazione. È ben consapevole del suo potere, ed è determinato nell’eseguire sempre il suo dovere: ovvero «tutto ciò che le persone altolocate ritenevano tale».  È un uomo in piena salute, spesso impegnato a curare nuove amicizie (di quelle che contano), abile nel separare le questioni d’ufficio dalle altre, sempre attento ad eseguire «con la massima precisione la sua parte di primo violino nell’orchestra». E mai può immaginare di ritrovarsi improvvisamente e assurdamente inchiodato ad un letto (dove un vecchio, sordo e cupo dolore inesorabilmente gli succhia la vita), a gridare la propria rabbia impotente, il proprio vano «non voglio!», finendo per smarrire la decenza e il decoro che il ruolo sociale gli impone. E le sue laceranti urla rimbombano angosciose tra le spesse mura di casa (un appartamento delizioso, dal tono elegante, «comme il faut», che lo stesso Ivan Il’ič aveva arredato), dove inutilmente la moglie ordina che le porte restino chiuse. È proprio terrorizzata, Prascov’ja Fëdorovna. Così come i figli, gli amici, la servitù del giudice morente. Diversamente da Gerasim, il fedele e discreto servitore, che fa tutto con gioia, con una bontà che commuove Ivan Il’ič. E con leggerezza e semplicità  Gerasim assolve il suo compito di pietosissimo (di una pietà naturale, come quella verso i bambini) testimone dell’estrema e umiliante decadenza fisica di Ivan Il’ič, della sua disperazione senza confini, della sua irredimibile solitudine.
Piange, Ivan Il’ič. Leggi tutto…

LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO, di Daniele Zito (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO, di Daniele Zito (Hacca edizioni). Ieri abbiamo pubblicato l’autoracconto d’autore.

Un giorno, al suo risveglio si ritrovò davanti un cliente particolarmente imbecille che era tornato dalla ricerca a mani vuote.
Il libraio gli chiese, sardonico, quale fosse il libro che stava cercando. Il cliente rispose e aggiunse, piccato, che probabilmente bisognava ordinarlo, perché aveva controllato la libreria palmo a palmo.
Il libraio abbandonò il bancone e tornò poco dopo con il libro in mano. Naturalmente aveva strappato le ultime due pagine.
Il cliente particolarmente imbecille non si capacitava di come potesse essere accaduto. Si fece mostrare la collocazione del libro e dopo qualche minuto l’arcano fu svelato: non sapeva che i libri erano sistemati in ordine alfabetico, e cercava il suo titolo in base alla casa editrice. Il libraio lo guardò negli occhi ed ebbe un’idea.
Il giorno seguente i libri erano disposti in ordine alfabetico inverso. Nessuno riuscì più a trovare nulla. Quel piccolo cambiamento, apparentemente innocuo, rappresentò per la maggioranza dei suoi clienti uno sconvolgimento epocale. Senza l’ordine alfabetico “normale” erano incapaci di trovare i loro libri di merda. Era l’inizio di una nuova era.
Vedere la clientela girovagare frustrata per la libreria diventò il suo spasso quotidiano. Osservare quell’analisi disperata di un ordine che nessuno riusciva a decifrare, polverizzare le aspettative di quella gente che alla fine, prostrata, si rassegnava a tornare al bancone per chiedere a lui, a lui che non capiva un cazzo, a lui che aveva le scuole medie, a lui che a quel tempo aveva difficoltà a leggere le parole con più di undici lettere, dove fosse il loro libro, era per lui un piacere sublime, che raggiungeva il culmine nell’istante in cui tornava da loro con il libro in mano, raggiante. A volte era così euforico che si dimenticava persino di rubare sul prezzo. Era un cosa talmente banale la felicità, si diceva, bastava cambiare un ordine e la vita diventava imprevedibile, come al tempo dell’infanzia, quando nessuno ti può far del male, e quando ancora si ha un fratello a cui si vuole bene, e non ci sono chiese, non ci sono ospedali, non ci sono fabbriche, non c’è dolore. Niente chiese, niente ospedali, niente fabbriche, niente dolore, ma questo era un altro discorso.
Con il passare degli anni, il libraio sperimentò sempre nuove disposizioni.
Per prima cosa sistemò i libri per ordine alfabetico ma usando il nome dell’autore anziché il cognome. Era troppo facile, qualcuno se ne accorse. Così, dopo qualche mese, provò l’ordine alfabetico in base alla seconda parola del titolo. Questo ordinamento gli piacque molto, anche se ben presto si stufò.
Successivamente classificò i libri in base al numero di parole del titolo. Così c’era uno scaffale con tutti i libri che avevano una sola parola nel titolo (Finzioni di Borges, Tifone di Conrad, Dracula di Bram Stoker, Oblio di David Foster Wallace, etc), uno con tutti i titoli che avevano due parole (Don Chisciotte di Cervantes, Senza Tregua di Pesce, Il Soccombente di Bernhard, etc), uno con tutti quelli che ne avevano tre (La Divina Commedia, La Sacra Bibbia, Guerra e Pace, Memorie dal sottosuolo, etc) e così via. Il disorientamento dei clienti crebbe a dismisura, sotto lo sguardo amorevole del libraio. Leggi tutto…

IL PASTICCIACCIO DEI «BONUS LIBRI»

bookUn emendamento ha modificato lo sgravio fiscale del 19% sull’acquisto di libri previsto dal decreto-legge “Destinazione Italia”.

In questo post  avevamo evidenziato i principali articoli del DECRETO-LEGGE 23 dicembre 2013, n. 145 (“Destinazione Italia”), nell’ambito del quale sono state emanate misure per favorire la diffusione della lettura.

Segnaliamo, con dispiacere e senza nascondere la nostra “perplessità”, che (cfr. “Il Sole24Ore“) le commissioni Attività produttive e Finanze che stanno esaminando il dl hanno approvato un emendamento a firma Marco Causi (Pd) e altri che sostituisce il riferimento alle «persone fisiche e giuridiche» con quello agli «esercizi commerciali che effettuano la vendita di libri al dettaglio». Di fatto trasformandolo da un “bonus libri” a un “bonus librai”.

Inoltre l’emendamento elimina la fissazione di un tetto di 2.000 euro a testa e istituisce un (semplice) buono lettura per gli studenti delle scuole superiori, sia pubbliche che parificate.

Approfondimenti su: Il Sole24Ore” e “Affari Italiani
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XXXI seminario di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri

Scuola per Librai Umberto e Elisabetta MauriSi è concluso venerdì 31 gennaio a Venezia, nella suggestiva cornice della Fondazione Cini, il trentunesimo seminario di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, organizzato da Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, in collaborazione con l’Associazione Librai Italiani e l’Associazione Italiana Editori.

Il seminario, appuntamento internazionale di grande rilievo per l’editoria, ha affrontato diversi temi relativi al mondo del libro, delle librerie e del mercato, dagli strumenti per un’analisi del mercato all’importanza dell’assortimento, dall’emozione nel servizio al cliente all’editoria digitale e all’utilizzo dei social network in libreria, con uno sguardo sempre attento e aggiornato sulle nuove proposte e sugli sviluppi in questo campo.
Nella tavola rotonda Un algoritmo non li seppellirà, coordinata da Stefano Mauri e Giovanna Zucconi, hanno portato i loro contributi Silvia Caselli (la Feltrinelli – I), James Daunt (Waterstones – UK), Denis Mollat (Librairie Mollat – F), Alberto Ottieri (Emmelibri – I), Antonio Ramirez (La Central – ES).
I relatori intervenuti si sono trovati d’accordo sulla necessità che il libraio si apra sempre di più a nuove relazioni con il cliente, diversificando e sperimentando nuove e diverse attività. Come ha sottolineato James Daunt, le librerie devono sempre più far parte della vita del quartiere, arrivando a ricoprire un ruolo di primo piano nella vita delle comunità.
Stefano Mauri, che ha coordinato la tavola rotonda insieme a Giovanna Zucconi, così sintetizza le riflessioni emerse nel corso della settimana del seminario: “Obiettivo della libreria è quello di diventare un luogo accogliente in cui sentirsi a proprio agio più che a casa propria.”
Nel pomeriggio Stefano Rodotà è intervenuto sull’interessante tema “Il diritto alla conoscenza”, osservando che “la libreria che ci è stata raccontata oggi è esattamente il contrario dei non luoghi”.
Il seminario si è concluso con l’intervento di Achille Mauri, Presidente della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri.
“Il modo per uscire dalle sacche della crisi che coinvolge non solo il mondo dell’editoria – ha detto Achille Mauri, – è sicuramente quello di sollecitare il Paese al sostegno alla cultura, investendo idee e energie nell’istruzione, valorizzando gli insegnanti e promuovendo i libri e la lettura tra i giovani e nelle scuole di ogni ordine e grado.” Leggi tutto…

Daniele Zito ci racconta LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO

Daniele Zito ci racconta LA SOLITUDINE DI UN RIPORTO (Hacca edizioni). Domani pubblicheremo uno stralcio del romanzo.

di Daniele Zito

La solitudine di un riporto” racconta la solitudine estremamente rumorosa di un piccolo libraio di provincia e il suo goffo tentativo di conquistare una libertà  che gli è sempre stata negata.
E’ un romanzo al quale ho lavorato per circa due anni raccogliendo materiale, riferimenti e citazioni praticamente ovunque: dalla Letteratura con la ‘l’ maiuscola a quella con la ‘l’ minuscola, dalle canzoni pop a quelle impegnate, sino ad arrivare a cinema, fiction e televisione. Finito questo lavoro sfiancante, ho montato tutto come se fosse un grande mosaico.

L’obbiettivo era quello di costruire una sorta di libro-libreria all’interno del quale far muovere il mio libraio. Perché tutto ciò funzionasse ho dovuto creare dal nulla uno stile che interpolasse tutti gli stili dei frammenti che avevo raccolto (in modo da non dar luogo a troppe dissonanze). Volevo approdare a un libro leggibile, di facile fruizione, che celasse in ogni modo la complessità con la quale era stato intessuto. Anche questo è stato un lavoro estenuante, spesso contraddittorio e disperato. Ho provato diversi registri, diversi ritmi, diverse posture. Alle fine ho optato per una scrittura prevalentemente grottesca: più che descrivere la realtà, o raccontarla, ero interessato a prenderla in giro, a complicarla, a esasperarla fino al parossismo.
Ne è uscito fuori un libro molto strano che contiene in parte i miei incubi e in parte gli incubi degli autori che ho via via citato in esso. Sin dalla sua uscita si è costruito uno zoccolo duro di lettori, molti dei quali proprio librai che nella parabola di questo piccolo libraio bombarolo (che di giorno odia i clienti e di notte fa saltare in aria grandi librerie di catena) hanno visto il riflesso deformato della propria vicenda esistenziale e lavorativa. Gran parte del successo del libro lo devo a loro e alla loro complicità, oltre che alla loro solidarietà.
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IN MEMORIA DI GUIDO LEOTTA

Nella notte tra il 1 e il 2 febbraio 2014 è morto Guido Leotta, scrittore, poeta, musicista, promotore di iniziative culturali, fondatore e titolare della casa editrice Mobydick. Lo ricordiamo pubblicando questo contributo firmato da Barbara Garlaschelli e Barbara Gozzi

di Barbara Garlaschelli e Barbara Gozzi        

Guido Leotta nasce a Faenza nel 1957, esordisce nel 1981 con la raccolta di racconti ‘Sacsaphone’, l’inizio di un lungo percorso tra romanzi per ragazzi, monologhi teatrali, poesie (ultima pubblicazione Andando a capo, ogni tanto’, 2011) e romanzi scritti a ‘quattro mani’ (‘Taquita’ con Carlo Luccarelli, ‘Piano Delta’ con Giampiero Rigosi anche spettacolo teatrale e audio-libro, e la trilogia scritta con Franco Foschi sul commissario Colajacono). Presente su riviste e antologie, nel 2009 si è aggiudicato il Premio “Lanciano” per la narrativa, mentre le liriche contenute in ‘Inverni dispari’ sono state tradotte da Jolka Milič per la rivista slovena “Revija”, e da John Phillimore per San Marco Press, UK.

Nel 1985 fonda la cooperativa culturale ed editoriale Tratti/Mobydick da cui prenderanno vita la rivista ‘Tratti’ – prossima a festeggiare i trent’anni di storie e visioni – e la casa editrice Mobydick.

“Da una provincia all’Impero” è il sottotitolo della rivista, uno spazio aperto allo storytelling ad ampio spettro, che negli anni ha visto riuniti approfondimenti a tema, poesie, racconti, traduzioni.

Mobydick, casa editrice tutt’oggi attiva, ha – nel corso degli anni – sostenuto e promosso storie e voci di ogni tipo, restando fedele a un approccio ‘artigianale’ alla cultura. Dunque, spazio alla poesia e i racconti come dimensioni da sostenere, ma anche la fusione tra narrazioni e musica con la collana ‘Carta di musica’ a proporre libri e CD uniti dal sottile filo rosso delle emozioni.

A fine anni Ottanta, assieme a Giovanni Nadiani, Guido Leotta trasferisce le esperienze della cooperativa in un festival, inizialmente chiamato “Faenza Folk Festival” poi“Tratti’n festival” che ha festeggiato i venticinque anni di eventi nel maggio 2013 con un’edizione intitolata “InChiostri Simpatici”, dove le creatività mescolano musica, interpretazioni, spettacoli e letture.

Il 16 Luglio 1990 debutta il Faxtet, Leggi tutto…

Festival della narrativa francese 2014

FFF 2014 : irrompe in Italia la nouvelle vague di autori di lingua francese

Dal 4 febbraio al 1 marzo, l’Institut français Italia invita 23 autori francofoni in 14 città d’Italia.

Scarica il programma per autori.pdf e il programma per città.pdf

Novità, creatività, sperimentazioni : la nouvelle vague di autori di lingua francese irrompe in Italia. Arriva la quinta edizione del Festival de la Fiction Française – Festival della narrativa francese, organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut français Italia, tra il 4 febbraio e il 1 marzo 2014 (dopo l’anterpima palermitana il 23/01). Farà tappa in 14 città, da nord a sud della penisola: Bari, Bergamo, Bologna, Firenze, Genova, Mantova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pisa, Roma, Torino, Venezia. Ancora più ricco per numero di autori, il festival accoglierà 23 romanzieri. Si parte il 4 febbraio a Roma con Vassilis Alexakis e a Milano con Marc Dugain.

La nuova edizione del Festival della Narrativa Francese pone al centro dell’attenzione una nuova generazione di autori nella quale la scrittura femminile assume una parte sempre più rilevante – 8 scrittrici hanno risposto all’appello quest’anno. Tra gli autori presenti: Vassilis Alexakis, Didier Decoin, Marc Dugain, Jean-Noël Schifano, Jean-Philippe Toussaint, e i recenti premi letterari  Emmanuelle Pireyre (premio Médicis 2012),  Pierre Lemaître (premio Goncourt 2013) e Scholastique Mukasonga (premio Renaudot  2012)

La nuova edizione del Festival della Narrativa francese accende i riflettori sulla scrittura al femminile, dal momento che 8 scrittrici hanno risposto all’appello di quest’anno, contro le 4 del 2013. Tra queste, Yasmine Ghata, ma anche Maylis de Kerangal e Emmanuelle Pireyre. Questa femminilizzazione sottolinea anche l’apparizione di una generazione d’autori che stanno rinnovando il paesaggio della narrativa in lingua francese. Le esperienze originali di Julia Deck (39 anni), di Joy Sorman (40 anni), di Pierric Bailly (31 anni) o ancora di Michael Uras (36 anni) testimonieranno nel corso del festival la nuova creatività letteraria francese.

Vassilis Alexakis, Didier Decoin (membro dell’Académie Goncourt), Marc Dugain e Jean-Noël Schifano, autori il cui talento è già stato ampiamente riconosciuto, andranno ad arricchire questo programma decisamente eclettico. Il premio Goncourt 2013, Pierre Lemaitre, insieme a Hubert Mingarelli e Christian Garcin non mancheranno all’appello e presenteranno le loro ultime opere, già successo di critica in Francia. L’eccezionale vitalità dell’editoria francese per ragazzi sarà anch’essa rappresentata da due romanzieri, Marie Desplechin e Yves Grevet, e dal celebre illustratore Blex Bolex.

Infine, la letteratura straniera in lingua francese sarà in programma con Vassilis Alexakis (Grecia), Bernard Quiriny (Belgio), Nahal Tajadod (Iran) , Jean-Philippe Toussaint (Belgio) e Scholastique Mukasonga (Ruanda).

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IL PROGRAMMA

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Il Salone del Libro di Torino a caccia di Startup

Salone ON homeL’edizione 2014 del Salone del Libro di Torino si svolgerà dall’8 al 12 maggio. Segnaliamo questa iniziativa che riguarda il coinvolgimento di startup digitali internazionali

Il Salone Internazionale del Libro va a caccia di startup digitali internazionali

Da martedì 28 gennaio online il bando per selezionare 10 progetti innovativi che verranno ospitati a maggio a Torino in un’area altamente interattiva

Software che permettono di arricchire i libri digitali con contenuti multimediali quali video, animazioni 3D, audio e musiche. Esperimenti di lettura condivisa e partecipata, che consentono al lettore di accedere agli ebook in streaming online insieme ad altri utenti di ogni parte del mondo, commentandoli e condividendo i propri contenuti sui social network. O ancora progetti online per aspiranti scrittori, che permettono di creare racconti e contenuti originali in maniera collaborativa direttamente sul web.

Sono solo alcune delle frontiere del libro digitale che saranno di scena al ventisettesimo Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dall’8 al 12 maggio prossimi. Il Salone infatti, apre le porte ai nuovi progetti digitali con l’Area Startup: un’area del Padiglione 2 di Lingotto Fiere interamente dedicata a 10 startup internazionali che offrono servizi innovativi per la fruizione dei contenuti editoriali. Le giovani imprese e le loro idee migliori verranno selezionate attraverso un bando internazionale reso pubblico il 28 gennaio.

Spazio, dunque, a quelle realtà che contribuiscono a trasformare e a sviluppare il prodotto editoriale in formato digitale, al di là dell’ormai «tradizionale» eBook. Oltre agli esempi precedenti, c’è anche chi si dedica a iniziative per target specifici, dai bambini ai disabili: aziende che propongono favole digitali o giochi didattici che si trasformano a seconda del livello di interazione del piccolo lettore, sbloccando nuovi contenuti, aggiornandosi e «crescendo» insieme a lui. Oppure applicazioni dedicate ai bambini dislessici, che permettono l’esecuzione di esercizi, integrandoli e completandoli con le attività svolte quotidianamente nei centri specializzati.

L’idea

L’Area Startup è un’iniziativa di Salone Internazionale del Libro, Gl events-Lingotto Fiere e Associazione Luoghi di Relazione – organizzatrice del Digital Festival – con il sostegno di Regione Piemonte e in collaborazione con Tag – Talent Garden.
Il progetto intende rispondere ai bisogni di un settore che sta vivendo profondi mutamenti tecnologici e una continua evoluzione. La rassegna torinese si propone come luogo privilegiato per scoprire quali saranno gli strumenti del futuro di editori, creativi e autori e le relative opportunità di business. L’Area Startup rappresenta inoltre un’opportunità per i visitatori per sperimentare i nuovi modi, sempre più interattivi, di fruire un prodotto editoriale/culturale.

La call
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